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sabato 6 gennaio 2018

Scudo, stella e corona: Dc (senza più) Pizza e monarchici per l'Italia

"A volte ritornano". Si tratta probabilmente di una delle frasi più ricorrenti della storia politica italiana (soprattutto recente), fino al punto di apparire abusata e addirittura banale. Eppure è talmente vera da non poter dire altro quando sulla scena ricompaiono formazioni, simboli e nomi che sembravano spariti dalla circolazione da tempo. E' come se si avvertisse una voce diffusa, di un piccolo ma solido coro sparso qua e là che avverte chi vuol sentire: "Uno ad uno, siamo tornando. Tutti quanti". 
A meno di due settimane dall'apertura del portone del Ministero dell'interno, è poco rilevante dire che sta tornando lo scudo crociato: dal 1946 in avanti, a pensarci bene, non c'è stata una sola elezione - politica o europea - in cui nelle bacheche non sia finito almeno un simbolo con l'emblema prima democristiano, poi post-democristiano (e spesso duplicato in varie salse diccì-nostalgiche). Più interessante è dire che sta tornando la Democrazia cristiana, ma per il drogato di politica medio che passa da queste parti la risposta è abbastanza insoddisfacente, essendo necessario precisare di quale dei tanti tentativi di riportare sulle schede elettorali il partito che fu di De Gasperi si stia parlando. 
Si può allora completare la frase dicendo che è pronta a tornare la Democrazia cristiana "di Pizza". E la notizia per i #politicsaddicted, a questo punto, è davvero succulenta. Perché del percorso che dalla fine del 2001 aveva tentato di rimettere in moto il partito riconvocando l'ultimo organo che a gennaio del 1994 aveva - indebitamente - deciso il cambio di nome da Democrazia cristiana a Partito popolare italiano (vale a dire il consiglio nazionale) e che a partire dal 2003 era stato associato al nome dell'allora segretario Giuseppe Pizza, si erano perse le tracce nel 2013, anno in cui non presentò nemmeno il simbolo - ci pensarono altre tre Dc al posto suo - ma un comunicato annunciò tre candidature diccì nel Pdl, compreso lo stesso Pizza (lui, che sotto l'ultimo governo Berlusconi era stato sottosegretario all'istruzione, non fu eletto, gli altri due sì). Di Pizza in effetti, la cronaca ha raccontato altre vicende non troppo felici, a metà del 2016, ma del "suo" partito non si sapeva più nulla.
A voler far tornare in campo lo scudo crociato rosso bordato di bianco su fondo blu - senza, peraltro, il suo personaggio più noto - sarebbe il suo segretario nazionale, Denis Martucci. E anche questa, per gli appassionati di politica, è una vera chicca. Perché anche quello di Martucci, per i veri appassionati (piemontesi e non solo), è un nome ben noto. Classe 1977, già imprenditore, avvocato del foro di Vercelli, si è avvicinato prestissimo alla politica, iscrivendosi a 17 anni a Forza Italia, con cui fu eletto due volte consigliere circoscrizionale, ma nel 2001 non fu candidato al consiglio comunale dal partito di Berlusconi perché - versione ufficiale - aveva affisso dei manifesti con il suo volto, mentre il partito consentiva di usare solo le foto di Berlusconi e dei candidati sindaci. In seguito è stato candidato altre volte - anche a sindaco a Torino nel 2006, a capo di una coalizione di sei liste - ed eletto in più organi a livello locale; l'attività politica più copiosa, tuttavia, l'ha avuta come segretario regionale per il Piemonte dal 2004 al 2010 proprio della Dc-Pizza: in quel ruolo e in quello di commissario per la Liguria dice di aver presentato "oltre 120 liste comunali e provinciali nel nordovest".
Sarebbe stato proprio lui a tenere in vita la creatura politica di Pizza, anche senza Pizza, preferendo quella strada ad altre che gruppi diversi hanno cercato di battere in questi anni: "Dopo il 2010 - ci spiega - in molti tra coloro che si sentivano ancora democristiani sono stati attratti dall'idea di far tornare la Dc riconvocandone i vecchi organi, magari attraverso i tribunali. Non saremo certo noi a impedirlo; io personalmente, oltre a vedere le difficoltà delle soluzioni effettivamente percorse da chi voleva riattivare così il partito, ho sempre creduto che recuperare il passato fosse una mera testimonianza e servisse a poco se questo non avesse permesso di presentare le liste, come invece eravamo riusciti a fare noi per vari anni". 

giovedì 10 dicembre 2015

Il Chiamparino tarocco che (in Piemonte) ti devi aspettare: parte seconda


Lo si diceva prima: i tentativi di emulare il cognome di Sergio Chiamparino con grafiche elettorali, per tentare di raccattare qualche voto tra i piemontesi, dovevano ricordare qualcosa ai più attenti, specialmente agli osservatori della politica a Torino. E in effetti era proprio così, anche se il tutto è durato lo spazio di una manciata di giorni, forse di varie ore: ore in cui il sito www.sergiochiamparino.it, a metà di novembre del 2005, rimandava a una pagina web legata alla candidatura di un fantomatico Rino Ciampa, per i fanatici del cognome preposto Ciampa Rino
A quanto pare del curioso sgambetto telematico, nella forma di una "lista civica (e fantasma) on line", si erano resi conto alcuni membri dello staff del sindaco uscente, alla ricerca nei mesi successivi di una riconferma. E le pagine incriminate, così come erano apparse, sono poi sparite in seguito (non senza cambiare prima indirizzo). Cosa era successo e chi era stato autore di quella trovata tra il geniale e il grottesco? A indagare a dovere fu La Stampa di Torino: la vicenda, dunque, è bene farsela raccontare dalla collega Emanuela Minucci, con le parole del suo articolo del 22 novembre 2005 (anche se, nel frattempo, le qualifiche di certe persone sono cambiate...).

E se non si trattasse soltanto di una trovata commerciale? Il bello è che sotto quel sito fantasma si nasconde ben altro. Se non un giallo politico, almeno una goliardata politica orchestrata da qualcuno non nuovo alle trovate mediatiche che alle prossime elezioni difficilmente riconfermerà con il suo voto l’attuale sindaco.
Ma partiamo dalla finestra incriminata,che è durata sul web lo spazio di un pomeriggio, da quando i tecnici scomodati dalla Stampa non hanno scoperto il vero "mandante" del sito. Alle 15 la videata in gialloblù (i colori del Comune di Torino, fra l’altro, mica due colori a caso), che incastona nel cerchietto elettorale lo slogan "lista civica di ciampa rino sindaco" affiancato dal toro rampante, è ancora lì, a portata di mouse. Nel giro di un’ora la scoperta che fa sobbalzare sulla sedia chiunque, negli ultimi anni, abbia masticato un po’ di politica cittadina: il sito www.sergiochiamparino.it risulta parte del sito ufficiale del signor Denis Martucci. Ma c’è di più: mentre il sito www.martucci.it è registrato a nome di papà Martucci, il sito dedicato al sindaco è registrato a nome della mamma di Denis, Silvia Rovera, nonché moglie dello stimato notaio Pierangelo Martucci, con studio in corso Vittorio Emanuele II 105. Ma c’è ancora di più: Sul sito www.sergiochiamparino.it si fa riferimento anche ad altri siti: www.listachiamparino.it, www.cambiatorino.it, www.chiamparinosindaco.it.
Ma chi è Denis Martucci? Un ventisettenne laureando in diritto privato che fin dall’adolescenza si diletta con la politica. E’ entrato nella Dc nel ‘93 sino al suo scioglimento, ha fatto il presidente di circoscrizione. Trombato da Forza Italia nel 2001 (per l’azzardo di manifesti elettorali con foto, vietate dal Berlusca) nel 2005 è diventato responsabile dei giovani Dc, guarda caso guadagnandosi l’attenzione pubblica con un sito intitolato al «Comitato Andreotti Presidente». Interpellati sul sito chiamparinesco, Martucci padre cade dalle nuvole, il figlio, invece, si giustifica dicendo che "è stato aperto dalla stessa ditta, la Certicasa. com curatrice del suo sito www.martucci.it". Poi dice che è in riunione, promette una telefonata dei responsabili, quindi cade la linea del cellulare.
Risultato? Di lì a 10 minuti il portale-bufala viene per magia oscurato. E l’ufficio tecnico di Certicasa manda la seguente nota: "I siti www.sergiochiamparino.it e www.listachiamparino.it sono stati registrati per un nostro cliente e per errore allocate sul sito di un altro cliente. E comunque il “Nic” non si è opposto alla registrazione". Peccato che il sito verso sera riappaia sotto le telematiche e mentite spoglie: http://www.martucci.it/ciampa/index3.htm. Rino per gli amici.