Visualizzazione post con etichetta vincenzo d'anna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vincenzo d'anna. Mostra tutti i post

mercoledì 22 aprile 2015

Forza Italia, partita la guerra sul simbolo?

Alla fine, in qualche modo, l'attacco sembra partito. Anche se magari non si tratta ancora dei colpi di artiglieria più pesanti. Mentre infatti in Puglia Forza Italia non accetta l'invito di Giorgia Meloni e Francesco Schittulli a tenere le primarie tra lui e Adriana Poli Bortone (netto il coordinatore forzista pugliese Luigi Vitali: "Una farsa cui Forza Italia non partecipa, sarebbero primarie ridicole: non ci sono regole scritte e si dovrebbero tenere fra quattro giorni in una regione con oltre 4 milioni di abitanti. È materialmente impossibile. [...] Le primarie sono una cosa seria e vanno fatte con criterio, con regole discusse e condivise, con tempi che permettono ai candidati di incontrare gli elettori ai quali illustrare perché votare per l'uno o per l'altro") e Silvio Berlusconi, stando ai rumors, starebbe pensando di candidare almeno in Campania e Liguria essenzialmente vittime della "malagiustizia", il primo atto di guerra contro l'amministrazione del movimento azzurro si è compiuto.
Ieri infatti l'AdnKronos ha dato notizia di un ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile, depositato al tribunale di Roma dall'avvocato Arturo Umberto Meo a nome di Vincenzo D'Anna, senatore di Gal eletto con Forza Italia, lo stesso che era artefice dell'operazione "Campania civica" al fianco di De Luca. Le doglianze riguarderebbero in particolare i "poteri e la legittimità della carica attualmente ricoperta dalla senatrice Rossi". La strategia è chiara: mettere in crisi la qualifica di amministratore straordinario di Mariarosaria Rossi avrebbe l'immediata conseguenza di privare di valore le procure speciali al deposito di simbolo e liste di Fi alle elezioni, a partire dall'appuntamento con le regionali. 
E' lo stesso D'Anna a spiegare che lo scopo principale del ricorso è "definire una volta per tutte che in Forza Italia non si può fare a meno, né degli organismi previsti dallo statuto, né della democrazia decisionale. Non è concepibile, in presenza del finanziamento pubblico, ovvero dei soldi dei contribuenti, che il partito sia considerato come una proprietà privata. Berlusconi ha tantissimi meriti, che nessuno disconosce, ma non credo che sia consentito ricondurre a lui una gestione da monarca assoluto, un concetto del tutto estraneo a un partito che si richiama al liberalismo e alle libertà".
Può far sorridere la citazione finale di D'Anna, tratta dall'Anabasi di Senofonte, per cui "la democrazia consente ai pidocchi di divorare i leoni", ma non deve distogliere l'attenzione dai punti principali della vicenda. Il senatore sottolinea "una testa, un voto. Questa è l'essenza della democrazia'': riesce difficile immaginare - salvo errore, naturalmente - che il principio sia sempre e comunque stato rispettato, in Forza Italia come in molti altri partiti. E non è affatto escluso che chi pensava di ricorrere o lo ha appena fatto lo sapesse a fondo. E se il deputato Francesco Paolo Sisto sottolinea che "Una Forza Italia divisa è una Forza Italia sbagliata" e si dichiara del tutto non disposto "a condurre battaglie per togliere il simbolo di Forza Italia a Berlusconi", perché "sarebbe come togliere la maglia dell’Inter all’Inter o l’Inno di Mameli all’Italia", ci vorrà altro perché chi intende combattere deponga le armi. Si potrebbe profilare una guerra totale in punto di statuto, un po' come quella deflagrata nel Partito popolare italiano giusto vent'anni fa, anche allora alla vigilia delle regionali (come ha ricordato oggi sul Tempo Antonio Angeli, che mi ha intervistato sul tema). Ma chissà, forse il tempo del ripensamento non è ancora scaduto...

venerdì 17 aprile 2015

Se Campania civica rischia di perdere Scelta civica

I colpi di scena possono sempre arrivare e, per definizione, sono inattesi. Giusto pochi giorni fa si era parlato della discussa lista Campania civica, nata per iniziativa del senatore di Gal Vincenzo D'Anna e con l'idea di sostenere Vincenzo De Luca, candidato di centrosinistra alla presidenza della regione Campania. Ora questo orizzonte sembra improvvisamente lontanissimo, dopo le dichiarazioni di due giorni fa di alcuni esponenti di Scelta civica, in particolare di un gruppo di parlamentari che di fatto sconfessa la partecipazione del partito all'operazione targata D'Anna.
I dubbi sono più che legittimi, in seguito all'intervento del coordinamento regionale campano di Sc, condiviso coi deputati Antimo Cesaro, Angelo Antonio D'Agostino e Luciano Cimmino. Il comunicato emesso si preoccupa di smentire "nel modo più categorico le fantasiose ricostruzioni giornalistiche in merito alle modalità di partecipazione e alla composizione della lista di Scelta Civica in vista delle ormai imminenti elezioni regionali"; la selezione delle candidature avverrebbe attraverso un "severissimo codice etico" e, a monte, vi sarebbe una partecipazione alle regionali "con propri candidati" con la definizione di "un accordo politico-programmatico con altre forze politiche - socialisti, repubblicani, liberali - che vorranno condividere un processo di rinnovamento e di discontinuità nella politica campana". 
Il testo si è chiuso con la condanna dell'uso "strumentale dell'aggettivo 'civico', usato spesso in modo inappropriato come qualifica di esperienze politiche assai distanti dalle proposte nazionali e locali del movimento politico Scelta Civica per l'Italia. Nessuno ha fatto il nome di D'Anna, ma equivocare era francamente difficile: del resto, sempre due giorni fa una nota ufficiale del partito ha affermato categoricamente che "qualsiasi accostamento giornalistico tra Scelta Civica in Campania e ambienti ‘cosentiniani’ rasenta la pura e semplice fantascienza, come peraltro i fatti dimostreranno nel volgere di pochi giorni”.
Gli effetti elettorali di questa posizione sono ancora da determinare. Da una parte, Scelta civica vedrà se correre da sola (ma probabilmente non ha le forze per farlo, pur potendosi presentare senza firme) o se inserire alcuni candidati nella lista di Centro democratico, sempre a sostegno di De Luca. Dall'altra, c'è il gruppo di D'Anna, tutto meno che contento di questa novità. Giusto ieri lui è intervenuto con una lettera al direttore del Mattino, lamentando come la sua amicizia con Cosentino sia utilizzata, ora da destra, ora da sinistra, "contro di me come una clava quasi che essa amicizia possa essere, di per se stessa, una chiamata in correità, ammesso che Cosentino sia riconosciuto, un giorno, colpevole di qualcosa". Nello stesso testo nega, proprio come fa il segretario campano di Scelta civica, Giovanni Palladino, l'esistenza di una "corrente cosentiniana" e non risparmia una stoccata allo stesso partito fondato da Monti, ritenuto un "contenitore vuoto", nonché "partito praticamente estinto sul piano nazionale, diretto da improbabili dirigenti a caccia di 'strapuntini' governativi, praticamente inesistente in Campania".
Il fatto è che la presenza della "pulce" di Scelta civica sul logo di Campania civica avrebbe garantito alla lista voluta da D'Anna di non dover raccogliere le sottoscrizioni necessarie per presentarsi nelle varie circoscrizioni. Lo stesso D'Anna, peraltro, non ha la possibilità di esentare direttamente la lista: lui, eletto al Senato in Forza Italia, è espressione del gruppo Grandi autonomie e libertà, che però non è un partito e non ha un suo simbolo (e, in ogni caso, non troverebbe facilmente sponda per appoggiare una coalizione avversa al centrodestra). A questo punto, alla raccolta delle firme c'è solo un'alternativa: stringere accordi con un partito rappresentato al Parlamento italiano o con un gruppo presente in consiglio regionale, ma gli spazi sono evidentemente limitati. Salterà fuori una "pulce" in zona Cesarini?