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lunedì 1 luglio 2024

Indipendenza!, il cammino prosegue senza Exit (Di Stefano)

Esauriti del tutto i riti delle elezioni amministrative di giugno (ballottaggi compresi), vale la pena segnalare che dopo il voto - europeo, regionale e locale - alcuni progetti politici hanno già subito mutamenti, scomposizioni e defezioni. 
Tra questi, non è passata inosservata la scelta di Exit, associazione fondata e guidata da Simone Di Stefano, di abbandonare il Movimento Indipendenza! - guidato da Gianni Alemanno e Massimo Arlechino. Proprio Arlechino e Di Stefano, lo scorso aprile, avevano presentato insieme al Viminale il simbolo di Indipendenza! (realizzato da entrambi), provvedendo al deposito cautelativo prima delle elezioni europee; il 21 giugno, però, Di Stefano sulla sua pagina Facebook e sul nuovo sito del partito ha condiviso una nota in cui ha dato conto della scelta di non concorrere più al progetto politico che aveva contribuito ad avviare. 
Vale la pena riportare per intero il comunicato, per cercare di comprendere meglio questa decisione.

L'associazione Exit-Sovranità per l’Italia, cessa di aderire al movimento politico Indipendenza, di cui è stata inizialmente fra i promotori e fondatori. 
Exit aderì ai comitati "Fermare la guerra" e successivamente al "Forum dell'indipendenza italiana" che diede vita nel novembre del 2023 al movimento politico Indipendenza, con la speranza di creare un partito più ampio che mirasse a diventare punto di riferimento per milioni di italiani che ormai da anni hanno rotto completamente i ponti con i vecchi partiti, i vecchi schemi logori del centrodestra, con menzogne ripetute a pappagallo ad ogni campagna elettorale e puntualmente tradite negli anni di Governo. 
Il movimento Indipendenza a cui abbiamo aderito fino ad oggi, non vuole o non riesce a dotarsi di un programma politico chiaro, non vuole o non riesce a dotarsi di regole e metodi interni che lo facciano percepire come un vero e proprio partito, non vuole o non riesce ad uscire dalla dinamica del partito personale: ovvero il partito non ha un programma, quindi il programma del partito coincide con le dichiarazioni del segretario. 
Questa mancanza di chiarezza programmatica ha tenuto insieme un gruppo troppo eterogeneo, che ha portato il partito a candidarsi nella stessa tornata elettorale delle amministrative 2024 sia da solo, sia in alleanza con Democrazia Sovrana e Popolare di Rizzo e Toscano, sia in coalizione con il centrodestra a Vibo Valentia. Contemporaneamente si dava indicazione per le Europee su diversi territori di votare Lega con preferenza a Vannacci. 
Noi riteniamo che gli uomini, le donne e soprattutto l'elettorato in grado di interpretare il sentimento di ribellione che sta scuotendo le nazioni e i popoli europei non sia da ricercare nella parte sempre più minoritaria che si reca alle urne votando acriticamente "il partito del cuore", ma principalmente nei milioni di italiani che non si recano alle urne. I partiti che hanno già governato hanno tradito TUTTE le aspettative e le speranze riposte. 
Ricercare quindi un dialogo, una sponda, o anche solo l’idea che ad esempio Fratelli d'Italia o Lega possano o debbano avere una sorta di "redenzione", rientra nella mancanza di volontà di dare al partito una sua linea chiara, univoca e di rottura INSANABILE del rapporto con questi partiti di sistema, premessa fondamentale per la nostra adesione, e motivo principale della nostra uscita. 
Così come la mai chiarita posizione sull'Unione europea e sull’Euro o il fatto di ventilare l'ipotesi di "un'altra Europa possibile" o di "cambiare l’Europa" o di volere "meno Europa" che è la posizione propria di Lega e di Fratelli d'Italia. Per noi indipendenza significa ZERO EUROPA e ammainare per sempre l'odiata bandiera blu con le stelline. Ovvero prefigurare un percorso di USCITA dell'Italia dalla Unione europea, unica vera INDIPENDENZA di cui l’Italia ha bisogno. 
Non ci dilunghiamo oltre, rimarchiamo le nostre posizioni non per additare segretario e dirigenti, ma per farvi capire che siamo incompatibili. Ci auguriamo che la nostra uscita, togliendo una componente radicale, aiuti Indipendenza a trovare una via, quale che sia.

Simone Di Stefano, Davide Di Stefano, Marcello Pianu, Enrico Rinaldi, Andrea Gallini, Franco Napolitano, Paolo Di Matteo, Massimiliano Pugliese
 
Come si può evincere dalla nota pubblicata da Di Stefano, la questione delle alleanze non è stata certo il problema scatenante alla base dell'addio di Exit a Indipendenza!, ma ne è stata certo una manifestazione tangibile. E se non era passata inosservata la scelta di sostenere con Democrazia sovrana popolare a Modena la candidatura a sindaco di Daniele Giovanardi, già direttore del pronto soccorso del policlinico di Modena e proposto da Dsp già alle suppletive di Monza, dev'essere pesata come incoerente la decisione di fare altre scelte in territori diversi e di appoggiare in qualche modo Vannacci all'interno delle liste della Lega alle europee (dopo che non era andato a buon fine il progetto di liste unitarie con Sud chiama Nord in quella stessa competizione), rinvenendo un deficit di chiarezza nel programma e nell'identità che avrebbe dovuto compattare le persone e le loro scelte.
In concomitanza con la separazione di Exit da Indipendenza!, in ogni caso, l'associazione guidata da Di Stefano ha rispolverato il proprio simbolo giallo, con una freccia che punta in alto a destra ricavata all'interno della "x" del nome. Quel logo, tuttavia, è stato arricchito con un segmento circolare blu collocato nella parte bassa del cerchio: all'interno trova posto la dicitura "Sovranità per l'Italia", sopra a una piccola fascia tricolore, quasi a voler rimarcare che il blu scelto non ha niente a che vedere con "l'odiata bandiera blu con le stelline". La scelta di mantenere la forma circolare suggerisce l'intenzione di mantenere una certa contiguità con la forma partito o almeno con la partecipazione alle competizioni elettorali, da soli o federati ad altre forze. 

martedì 28 novembre 2023

Indipendenza!: il grido politico di Alemanno, Arlechino e Di Stefano

Pochi giorni fa - esattamente tra sabato 25 e domenica 26 novembre, ha mosso i primi passi all'hotel Midas (noto soprattutto per la riunione del comitato centrale del Psi che il 16 luglio 1976 sostituì alla segreteria Francesco De Martino con Bettino Craxi) un nuovo soggetto politico, denominato Movimento Indipendenza. Nello statuto si legge che il soggetto politico nasce "per affermare l'indipendenza del Popolo Italiano e la Sovranità popolare e nazionale della Repubblica Italiana", avendo "come obiettivo la promozione dell'identità, delle tradizioni, della dignità spirituale, lo sviluppo economico e la giustizia sociale del Popolo Italiano".
La nascita di Indipendenza coincide con il ritorno sulla scena politica dell'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che in effetti non se n'era mai davvero allontanato del tutto, dopo il suo (nuovo) addio a Fratelli d'Italia e la scelta di sostenere Italexit alle elezioni politiche: a settembre del 2022 era diventato infatti portavoce del comitato Fermare la guerra (presieduto da Massimo Arlechino), volto a proporre per l'Italia un ruolo di "neutralità attiva" con riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina e a rivedere profondamente il ruolo e la configurazione dell'Unione europea, la partecipazione alla Nato, l'approccio all'economia e al contrasto alla pandemia (che non avrebbe più dovuto essere "l'alibi per colpire le libertà dei cittadini"). 
Sempre Alemanno, a luglio di quest'anno, aveva guidato il Forum dell'indipendenza italiana a Orvieto - località storicamente legata ai convegni della destra sociale - cui hanno partecipato varie sigle (legate in buona parte al mondo della destra o alla cosiddetta "area del dissenso"): a più di un osservatore quell'evento - e l'elaborazione dei documenti che ne era seguita - era sembrato la prova generale della fondazione di un partito o, almeno, di qualcosa di simile.
Proprio quel Forum figura come organizzatore dell'evento del 25-26 novembre al Midas, dal quale è uscito eletto come segretario proprio Alemanno (avendo come vicesegretario vicario Marcello Taglialatela e come altri vicesegretari Simone Di Stefano, Felice Costini, Luigia Passaro e Nicola Colosimo), mentre come presidente è stato indicato Massimo Arlechino, che - al di là della sua esperienza come creativo - in ambito politico è noto soprattutto per avere realizzato nel 1993 il simbolo di Alleanza nazionale
Pure in questo caso si deve ad Arlechino la concezione del fregio con cui il movimento Indipendenza vuole distinguersi da qui in avanti; lui stesso, però, all'inizio dell'incontro del Midas ha voluto accanto a sé Simone Di Stefano (entrato con il gruppo di Exit) spiegando che aveva concorso in modo determinante alla realizzazione della grafica che è stata svelata in quell'occasione. Nella cartellina distribuita a ogni persona presente era contenuta anche la descrizione/illustrazione del simbolo, che vale la pena riportare per intero.  
La parola "Indipendenza" scritta in maiuscolo corsivo, scandita per sillabe, quasi gridata: IN-DI-PEN-DEN-ZA!, contenuta a fatica dal cerchio che la racchiude, rafforzata dal punto esclamativo ("Ammirativo", citando una splendida definizione dal sapore futurista). È la parola che meglio di altre sintetizza il nostro auspicio di vedere uscire l’Italia dalla condizione di sudditanza economica, finanziaria e politica che è alla radice di tutti i suoi problemi. 
Il nastro tricolore per qualificare, ovviamente, come italiana l'Indipendenza, che con un movimento dinamico dal basso verso l'alto simula una freccia.  
Il colore Blu nella tonalità che fu scelta nell'800, in piena rivoluzione industriale, per tingere il tessuto delle tute da lavoro. Un pigmento artificiale poco costoso che divenne presto il simbolo della classe operaia. Tale scelta, lungi dall'essere anacronistica, esprime l'attenzione e la preoccupazione del nostro Movimento per il lavoro e i diritti sociali degli italiani. 

L'inclinazione delle lettere riprende quasi per intero quella delle lettere e della fascia tricolore contenuta nel logo elaborato per il Forum dell'indipendenza italiana (in cui però la parola "Forum" era decisamente più in evidenza rispetto al concetto al centro del nuovo simbolo). Nel suo intervento iniziale Arlechino ha ricordato il critico letterario e musicale Paolo Isotta (era sua l'espressione "punto ammirativo"), ha segnalato come la forma del nastro tricolore suggerisca "un lavoro che va verso il positivo e non verso il negativo"; ha rilevato che la tinta usata per il fondo" non è il colore nazionale, ma è un blu più intenso" e che il riferimento alle tute da lavoro non deve sorprendere ("Siamo tra i pochi rimasti a parlare di classe operaia"). Di Stefano ha invece sottolineato che, se il programma del movimento contiene in 46 pagine molte "soluzioni per salvare, per riconquistare la nostra nazione, [...] nel simbolo volevamo riassumere tutto in un'unica parola [...] perché questa è la parola che ci accompagnerà da qui ai prossimi anni [...] e diventerà la protagonista della politica italiana".  
Ogni "battesimo simbolico", soprattutto in tempi recenti, porta con sé consensi, sfide, ma anche grandi rischi, visto che ci si espone alle critiche di interni ed esterni, come pure all'ironia di chi pratica la comicità o la satira. Così Rosario Fiorello, nella prima parte della puntata del 27 novembre di Viva Rai2 (e anche un po' Radio2), ha commentato così la nascita del movimento di cui i giornali davano notizia:
Veramente, voglio fare i complimenti ai grafici, perché le cose devono essere chiare, se uno deve partire con un nuovo progetto politico dev'essere chiaro. Il partito si chiama Indipendenza ed ecco il logo: IN-PEN-DEN-DI... IN-PEN-DI-DEN... IN-DIN-PEN-DEN... DI-DEN-ZA!... PEN-ZA-DI-DEN! Votate per Penzadiden!... Ma come si fa... Ma chiamateci, piuttosto chiamateci: io ve mando il più scarso de noi, vi mando Casciari, lui è bravo con la grafica, è bravissimo... ma IN-DIN-PEN-DEN-ZA... Alema', ma come te votano???
Bisogna notare che queste parole di Fiorello hanno avuto meno risonanza mediatica rispetto a quelle che, nei giorni precedenti e seguenti, hanno riguardato la potenziale "strana coppia" formata da Alemanno e da Marco Rizzo, tra gli invitati a parlare all'evento fondativo di Indipendenza ("sono i Me contro Te della politica: sono come Tom e Jerry, Bugo e Morgan, Amadeus e i Jalisse. Pare che la sigla del partito sarà OGM", 15 novembre; "Lui [Alemanno, ndb] era uno di estrema destra una volta, no? Poi è passato alla destra, perché si fa così: parti dall'estrema, poi arrivi a destra, poi ti sposti un po' più in qua, poi vai di là, poi torni al centro... la politica, insomma, è fatta così. E si è messo insieme a Rizzo che era invece di sinistra, poi si è messo un po' più a sinistra... a un certo punto si sono dati una spallata, 'Tu chi sei?' "Alemanno.' 'Ciao, piacere, e tu chi sei?" e si sono incontrati. Quindi si sono uniti: è un po' come Che Guevara che fa il saluto fascista e noi ce l'abbiamo, perché Alemanno si sta facendo un tatuaggio che è questo...", 28 novembre). Nonostante ciò, la rilettura del simbolo è imperdibile e, considerando il tono quasi futurista dei nomi inventati, non è da escludere che gli autori dell'emblema gridato abbiano apprezzato la trovata.

martedì 12 luglio 2022

Alternativa per l'Italia: "No Green Pass" al posto di "No Draghi"

AGGIORNAMENTO DEL 27 LUGLIO 2022:
L'ufficio stampa di Alternativa per l'Italia oggi ha diffuso una nuova evoluzione del contrassegno di Alternativa per l'Italia, divulgando dunque la versione dell'emblema legata alle liste e alle candidature per le quali si stanno raccogliendo le firme. Le modifiche, in particolare, riguardano la dicitura "No Green Pass", disposta sempre su due righe nel segmento verde, ma stavolta con il "No" in alto da solo e sotto il riferimento alla certificazione verde sulla stessa riga (le parole, poi, sono state volte al corsivo); la parola "Per" è stata poi leggermente ingrandita; quanto ai cognomi dei due fondatori della lista, sono stati leggermente ridotti nelle dimensioni e nello spessore, con un cambio di carattere che ha uniformato quell'elemento a quasi tutte le altre parti testuali (anche per questo, pure in questo caso si è passati al corsivo). Col nuovo simbolo, leggermente meno "pieno" (ma non troppo), i promotori della lista cercano di sfruttare i venti giorni scarsi a disposizione per completare la ricerca delle sottoscrizioni necessarie, così da non mancare l'appuntamento elettorale.

* * *

Dopo il test dei primi giorni, si registrano alcune modifiche al simbolo di Alternativa per l'Italia, progetto politico-elettorale cui stanno lavorando Mario Adinolfi e Simone Di Stefano, rispettivamente leader del Popolo della Famiglia e di Exit. La notizia di questa nascente formazione politica non era certo passata inosservata, così come la scelta di inserire all'interno del simbolo la dicitura "No Draghi 2028": nell'articolo che questo sito aveva dedicato all'argomento si era spiegato nel dettaglio perché il riferimento all'attuale Presidente del Consiglio non sarebbe stato ritenuto legittimo dal Ministero dell'interno, sulla base della prassi che nel corso degli anni si è consolidata in materia di esame e ammissione dei contrassegni elettorali. Assai probabilmente Adinolfi e Di Stefano hanno avuto conferma diretta dal personale del servizio elettorale del Viminale di quanto già sostenuto qui (come ha scritto Francesco Bei sulla Repubblica), così hanno ritenuto opportuno intervenire in anticipo per evitare problemi a ridosso della presentazione delle liste.
Il simbolo ritoccato è stato anticipato oggi sulla Verità e si possono notare alcune modifiche, anche se la struttura dell'emblema non è cambiata di molto. Nel segmento verde in alto si nota subito la sparizione di "No Draghi 2028", sostituito da "No Green Pass", dicitura certamente priva di problemi (in un paio di comuni in Piemonte un simbolo con la stessa espressione e non erano state sollevate criticità); la parte inferiore bordeaux-marrone è più regolare, presentandosi come un segmento a base curvilinea e le miniature dei due simboli collocate all'interno sono state ridotte e distanziate, in modo da non sovrapporsi più. Quanto alla parte bianca centrale, continua a contenere il nome della lista, ora più elegante (con "Alternativa" scritto in un tono più chiaro di blu e "per" non più indicato con una X, ma con una font manoscritta), ma si è trovato lo spazio anche per inserire i cognomi dei due fondatori del progetto politico-elettorale, prima assenti. 
Risolto il problema del riferimento a Draghi, resterebbe la questione del nome che - come si è già scritto nell'articolo precedente - somiglia a quello di Alternativa (ora presente in Parlamento) ed è identico a quello di una formazione che è stata rappresentata alle Camere nella scorsa legislatura (su Facebook le pagine di quel partito, fonato da Antonio Maria Rinaldi, sono ancora tante): questa naturalmente potrebbe non eccepire nulla e non sorgerebbero problemi (anzi, potrebbe decidere di partecipare al nascente progetto politico-elettorale), ma in Italia non si può mai essere certi che non si arriverà a un contenzioso. Interpellato espressamente da questo sito, Mario Adinolfi ha parlato così della questione del nome e delle modifiche apportate al simbolo: "Alternativa per l'Italia è l'unico marchio con questa dizione in via di registrazione presso l'ufficio marchi e quindi legalmente protetto dal momento in cui è stato depositato. Sono personalmente il proprietario anche di tutti i domini internet. Non abbiamo utilizzato il claim 'No Draghi 2028' che avrebbe potuto subire contestazioni presso l'ufficio elettorale, preferendo lo slogan 'No Green Pass' e aggiungendo nel simbolo i cognomi Adinolfi e Di Stefano, perché secondo tutti i focus group l'identificazione della leadership favorisce la raccolta del consenso. Lo sfondo complessivamente tricolore richiama la radice nazionalista della federazione tra PdF ed Exit". Ora il simbolo - che grazie al bordo bianco introdotto è più curato - appare più regolare e meno "eccessivo" all'occhio (anche se continua a risultare fin troppo pieno, come tanti altri emblemi politico-elettorali in circolazione); si vedrà nelle prossime settimane come sarà accolto dalle persone potenzialmente interessate.

martedì 22 febbraio 2022

Di Stefano: "Exit, liberi dall'emergenza con un simbolo non identitario"

Ha fatto non poco rumore, all'inizio di febbraio, la scelta di Simone Di Stefano di lasciare CasaPound Italia "p
er libera e sofferta scelta" e per ragioni "esclusivamente di natura politica" (come dichiarato da lui stesso in un tweet). Il 16 febbraio, sempre attraverso il suo account Twitter, Di Stefano ha lanciato un nuovo progetto politico, denominato Exit e creato con il principale scopo di opporsi - come si legge sul sito aperto da pochi giorni - al "clima di emergenza permanente", che secondo il suo fondatore "da troppo tempo e con modalità sempre più oppressive" sarebbe creato dalla "narrazione corale" della "maggioranza dei media, sapientemente manovrati". Ciò non riguarderebbe solo l'era pandemica, ma sarebbe iniziato prima ("emergenza clima, emergenza immigrazione, emergenza razzismo, emergenza virus, emergenza energetica, emergenza spread, emergenza debito pubblico, emergenza democratica, emergenza bullismo e così via all’infinito"), avendo lo scopo di far abbassare alle persone la soglia di attenzione e far loro accettare "supinamente scelte dipinte come 'inevitabili' da chi è in cima alla scala gerarchica, da chi viene indicato come 'competente tecnico' in un determinato settore, da chi si propone o viene proposto come 'risolutore deciso' dell'emergenza in atto"; "Tutti coloro che non si adeguano ed uniformano al sentimento e alla direzione del gregge spaventato - si legge sempre nella pagina iniziale - vengono inizialmente additati come pericolosi, poi stigmatizzati come folli, infine emarginati e messi in condizione di 'non nuocere' alla 'salvezza' della massa terrorizzata".
Il soggetto politico appena nato si dichiara nettamente contrario al green pass (quale mezzo di "controllo digitale del cittadino" e di "riduzione dell’essere umano a dispositivo digitale da accendere o spegnere su decisione dello Stato") e all'obbligo vaccinale ("Va eliminato a prescindere perché lo Stato dovrebbe convincere, dovrebbe infondere fiducia tramite la sua autorevolezza e non con la coercizione, con il ricatto, con la tortura, con il terrorismo psicologico e mediatico. Ed oggi lo Stato non ha più nessuna autorevolezza. Proprio perché sottratto al controllo popolare e tramutato da interessi privati e sovranazionali in un feroce aguzzino al loro servizio").
Queste e altre posizioni sono riassunte in un simbolo che presenta "un cerchio con all'interno la parola 'exit' rappresentata dal font Montserrat a caratteri minuscoli. Dall'estremità in alto a destra della lettera x si estende una freccia in direzione obliqua verso l'alto, che termina in corrispondenza della lettera i": questa è la descrizione dell'emblema per il quale è stata depositata giusto ieri domanda di marchio anche da Simone Di Stefano, per le classi 35 (Pubblicità; gestione di affari commerciali; amministrazione commerciale; lavori di ufficio) e 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali), curiosamente non per la 45 (Servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione fisica di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali) spesso impiegata per gli emblemi di area politica. 
Si tratta, senza dubbio, di un simbolo molto diverso - per colori, contenuto, linguaggi - da quello cui finora Simone Di Stefano è stato legato. "Il simbolo è stato immaginato proprio così, nella sua semplicità - spiega a Isimbolidelladiscordia.it -. Abbiamo preferito togliere piuttosto che aggiungere, non c'era necessità di specificare altro". L'indirizzo del sito, in effetti, contiene anche la parola "libertà", che invece nel nome non c'è: "Il dominio Exit.it era già occupato, usare altre estensioni ci sembrava inutile, così abbiamo aggiunto l'altra parola che ci sembrava pertinente. Avevamo valutato la possibilità di inserire la parola 'Libertà' anche nel simbolo, ma alla fine abbiamo ritenuto di ridurre all'osso il messaggio: la comunicazione moderna secondo noi dev'essere ristretta all'ultimo concetto, perché un nome di partito possa funzionare crediamo debba essere immediato e restare in memoria. Il concetto ultimo dunque per noi è 'uscire', ovviamente adattato alla volontà di avere nel simbolo questo nome di uso sempre più comune e di farlo ricollegare in fretta al nostro progetto".
In effetti, però, in politica da oltre un anno e mezzo è presente ItalExit di Gianluigi Paragone, che dalla metà di settembre ha anche una componente nel gruppo misto del Senato: non c'è il rischio che parlare di Exit faccia pensare più a Paragone? "Mi pare che lui in effetti ora usi soprattutto il suo nome - continua Di Stefano - anche se naturalmente sappiamo bene che il suo soggetto politico si chiama ItalExit. Quell'espressione, però, innanzitutto restringe il concetto politico essenzialmente all'uscita dell'Italia dall'Unione europea o dall'euro, istanze che comunque restano tra i nostri obiettivi; tuttavia la nostra intenzione era spostare l'attenzione soprattutto sulla libertà personale che ci è stata conculcata e sulla nostra convinzione che con il nostro movimento politico si possa trovare una via d'uscita all'oppressione. Ovviamente quell'oppressione è legata anche al vincolo esterno dell'Unione europea e alla perdita di sovranità monetaria, ma per noi non ci si può limitare a questo, sono concetti importanti ma che sono solo una parte del 'tutto' che vogliamo evocare con Exit".
Non passa inosservato il colore giallo che tinge il fondo del cerchio e sul quale risalta la scritta nera: "Abbiamo fatto una scelta d'impatto grafico - prosegue Di Stefano - ritenendo che il giallo sia un colore piuttosto trascurato nella politica italiana: in tempi recenti poteva forse essere riconducibile al MoVimento 5 Stelle, ma ora di fatto l'hanno abbandonato anche loro". In effetti in passato il giallo è stato il colore soprattutto della Lista Pannella, mentre all'estero caratterizza soprattutto i Iibdem: "Sì, è vero, ma non ci riconosciamo certo nell'ideologia liberale o liberista, anche se ovviamente la libertà è uno dei nostri valori fondanti: i nostri concetti via via emergeranno meglio. Volevamo dunque un colore che, come tinta dominante, fosse assente dal panorama politico italiano e volevamo evitare connotazioni ideologiche: niente blu da centrodestra, ovviamente niente rosso, ma anche niente tricolore ovunque, per evitare di far pensare che il movimento si basasse sull'identitarismo spinto o che queste idee fossero collocate in cima alle priorità di Exit". In effetti, a prima vista, la scelta cromatica e grafica di un simbolo solo letterale comunica l'impressione di un simbolo piuttosto anonimo e, appunto, per niente identitario (anche in questo, molto distante dall'emblema cui prima Di Stefano era legato). "Credo che in politica pochi amino l'Italia e tengano alla storia di questa nazione quanto me, ma abbiamo necessità di comunicare in modo diverso per far concentrare gli italiani sui problemi, senza partire da un concetto - come l'identitarismo spinto - che purtroppo può essere anche divisivo: tanta gente non lo ritiene il principale movente dell'agire politico e forse ora è così anche per noi, vogliamo concentrarci su altre cose, dunque sull'uscita da questo stato di emergenza permanente, spesso veicolato anche in termini identitari, penso al concetto della 'emergenza immigrazione'. Credo che questo modo di vivere la politica non ci porti da nessuna parte, anzi, ci allontani dalla risoluzione dei problemi". 
Unico elemento grafico riconoscibile, volendo, è la freccia che parte dalla "x". Quel segno, a dire il vero, in passato non ha portato benissimo a chi l'ha utilizzato (3L di Tremonti, Fare per Fermare il declino, Popolari per l'Italia, per indicare i più noti; lo stesso Paragone usa una freccia che punta a destra, in quel caso solo orizzontale, mentre ancora diversa è quella di Azione): evidentemente chi ha dato avvio al nuovo soggetto politico non è scaramantico... "Ovviamente no - puntualizza Di Stefano -. Per noi la freccia è il segno della direzione, della via d'uscita verso il futuro, il futuro possibile che per chi si occupa di grafica sta proprio in alto a destra; in più ci siamo resi conto che scrivere solo "Exit" non sarebbe bastato, la freccia dà una caratterizzazione di movimento". La freccia abbinata ai colori, da ultimo, rimanda a qualcosa di già visto, che con la politica non ha nulla a che vedere: "Di fatto - conclude il fondatore di Exit - il nostro nome e il nostro simbolo richiama qualcosa che sta in tutti gli aeroporti e in varie stazioni, dove l'uscita spesso è segnalata anche con la parola 'Exit' scritta in giallo su fondo nero o a tinte invertite, tra l'altro accanto a una freccia: in pratica chi vede il nostro simbolo potenzialmente ci ha già visto ovunque".

giovedì 27 giugno 2019

"CasaPound, niente più elezioni", stop alla tartaruga frecciata sulle schede

Sui giornali di oggi la notizia ha molto spazio, è stata ufficializzata nelle scorse ore e merita di essere ripresa anche qui, se non altro per i suoi inevitabili - e ben comprensibili - risvolti in ambito simbolico: alle prossime elezioni, di qualunque livello siano, CasaPound Italia non parteciperà più e il suo simbolo, così elaborato, non apparirà più sulle schede elettorali
La comunicazione ufficiale del presidente, Gianluca Iannone, è apparsa oggi sul sito dell'associazione-movimento e si tratta di ciò che varie testate avevano già divulgato questa mattina:
In seguito all'esperienza delle ultime elezioni europee e al termine di una lunga riflessione sul percorso del movimento dalla sua fondazione a oggi, CasaPound Italia ha deciso di mettere fine alla propria esperienza elettorale e partitica. La decisione di oggi non segna affatto un passo indietro, da parte del movimento, ma anzi è un momento di rilancio dell’attività culturale, sociale, artistica, sportiva di Cpi, nel solco di quella che è stata da sempre la nostra identità specifica e originale. Sarà anche un'occasione per tornare a investire tempo ed energie nella formazione militante, particolarmente essenziale, dati i nuovi pruriti liberticidi della sinistra. 
Tale decisione non significa che CasaPound intenda disertare la battaglia sovranista e identitaria. Al contrario, Cpi intende sfruttare il suo bagaglio di vivacità culturale, radicamento sul territorio ed energia militante per contribuire a quella che resta la sfida cruciale da qui ai prossimi anni, dialogando con tutte le forze che si oppongono alle follie globaliste e hanno a cuore i destini della nazione. I molti eletti a livello locale e le 140 sedi sparse su tutto il territorio nazionale resteranno inoltre preziosi avamposti politici per portare avanti le nostre battaglie. 
In tutti questi anni, CasaPound ha svolto un’importante funzione di avanguardia politica, mettendo in circolo proposte e parole d’ordine che poi sono finite in cima all’agenda del dibattito politico: pensiamo solo a mutuo sociale, reddito nazionale di natalità, nazionalizzazione delle autostrade, preferenza nazionale. Noi riteniamo che questa funzione sia valida oggi più che mai.
La decisione, in qualche modo, è arrivata a sorpresa, almeno per chi non fa parte di quell'area. Solo il 29 maggio, all'indomani delle elezioni europee e amministrative, sul sito di Cpi era apparsa questa nota:
Sessantatré consiglieri comunali eletti al primo turno da CasaPound Italia nella tornata di amministrative che si è appena conclusa. In particolare, fa sapere il movimento della Tartaruga frecciata, 26 sono stati eletti in Lombardia; 18 in Piemonte; 5 in Abruzzo; 4 in Emilia Romagna; 2 rispettivamente in Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche e Veneto; 1 in Calabria e 1 in Puglia.
"Nonostante il risultato deludente delle Europee – sottolinea Cpi in una nota -, CasaPound ha tenuto bene nel voto locale, con 63 consiglieri già eletti al primo turno e molti altri che potrebbero entrare dopo i ballottaggi del 9 giugno. Tra i risultati raggiunti nei Comuni sopra i 20.000 abitanti, da segnalare il 2,6% di Ascoli e Orvieto, il 2,5 di Osimo, il 2,2 di Casale Monferrato, il 2,1% di Monsummano, il 3,5% di Massarosa".

Evidentemente il bilancio chiuso nei giorni successivi è risultato deludente, non solo con riguardo all'ultimo turno di voto, ma all'intera esperienza dell'associazione nelle competizioni elettorali. Se l'associazione di promozione sociale CasaPound Italia era nata nel 2008 (dopo una militanza di un paio d'anni del gruppo romano, nato nel 2003, all'interno del Movimento sociale - Fiamma tricolore e la fine tumultuosa di quell'adesione, seguita alle proteste per la mancata convocazione di un congresso), per parlare di partecipazione diretta alle elezioni occorre attendere le politiche del 2013: prima alcuni consiglieri comunali avevano nel frattempo aderito a Cp o erano stati eletti nelle liste di altri partiti "in quota Cp", ma l'11 gennaio 2013 per la prima volta apparve nelle bacheche del Viminale - con il numero 17 - l'emblema della "tartaruga frecciata", come spesso è stato chiamato e che fino ad allora si era visto solo sulle bandiere, su fondo rosso. 
Rispetto al simbolo originario, nella corona bianca si era introdotto il nome del progetto politico e un tricolore (anche per marcare la dimensione nazionale che si voleva raggiungere); si era anche stemperato il nero del cerchio centrale in un grigio sfumato (che poi con il tempo sarebbe ritornato più scuro e "tinta unita", nel tono di grigio attualmente in uso", ma era rimasta identica e ben riconoscibile la tartaruga protagonista dell'emblema. Ed è lo stesso sito di CasaPound a svelare i vari significati di quella rappresentazione, in una descrizione che si riporta per intero (perché alcune letture, diversamente, non si capirebbero):

La tartaruga è l’animale per eccellenza che rappresenta la longevità quindi è un augurio. La tartaruga è uno dei pochissimi esseri viventi che ha la fortuna di aver con sé la casa quindi per noi rappresenta al meglio la nostra lotta principale ovvero il diritto alla proprietà della casa e il mutuo sociale. La tartaruga è, secondo la cultura orientale, l’animale che porta sulla sua schiena la conoscenza del mondo quindi è di buon auspicio per una comunità che vuole identificare nella cultura le proprie radici. 
La tartaruga è anche chiamata tortuga o testudoIn entrambi i casi ci ricorda situazioni insite nella nostra cultura. Nella Tortuga, gli ultimi uomini liberi del mare nascondevano i propri tesori, nella formazione romana chiamata appunto Testudo l’esercito di Roma dimostrò la sua grandezza conquistando il mondo allora conosciuto, dimostrando che la forza quando scaturita da un ordine verticale e da un principio gerarchico è destinata a dominare le barbarie, anche se in numero inferiore. 
La nostra tartaruga è però una tartaruga stilizzata. Perché ha una base ottagonale? “L’otto, primo cubo di un numero pari e doppio del primo quadrato, bene esprime la potenza di Dio” (Plutarco). Castel del Monte, voluto da Federico II, è universalmente noto per la forma ottagonale, unica nel suo genere, che si ripete praticamente ovunque, dalla pianta dell’edificio alle singole componenti, in particolare le torri, il cortile, il numero delle stanze per piano.Il simbolismo dell’ottagono è suscettibile di molteplici interpretazioni: in linea di massima il numero 8 richiama l’infinito, e se ci si fa caso ancora oggi in fisica e matematica si fa uso della cifra 8 distesa in orizzontale per indicare l’infinito, quindi ciò che non è soggetto a misurazione in quanto sfugge alla comprensione razionale. 
E’ possibile quindi che il castello sia la “messa a terra” del Cosmo, così come altri grandi monumenti dell’antichità (dalle Piramidi a taluni templi) richiamavano la posizione di determinate stelle. Quindi se il castello riproduce il Cosmo (inteso come Ordine divino, esattamente scandito da un ritmo – Otto sono i passaggi che scandiscono l’Anno solare in stagioni, inquadrati dagli assi dei Solstizi e degli Equinozi e delle Feste dei Fuochi, e il Ritmo dell’Anno si rinnova eternamente nel transito per le otto stazioni), è evidente tra l’altro come sia improbabile che la sua funzione principale fosse di carattere profano. Se si accetta questa tesi (che ben si sposa con quella che vede nell’8 la cifra della mediazione tra cielo-cerchio e terra-quadrato - quindi 4 - ergo della resurrezione, come indicato anche dalla forma classica ottagonale del battistero cristiano), Castel del Monte è da considerarsi un glifo del Cosmo, anzi è esso stesso un microcosmo così come l’organismo umano (vedi l’homo ad circulum di Leonardo, o l’uomo vitruviano): di conseguenza esso è un templum, un laboratorio in cui, per mezzo di un’Opera paziente e costante, ciò che è in basso si slancia verso l’Alto. 
Perché questo precedente illustre? Perché scomodare uno degli ultimi Cesari? Perché abbiamo la “presunzione” di considerarci unità imperiali. Perché la nostra è una visione del mondo spirituale, e il singolo si realizza (anche spiritualmente) solo nella comunità, che è il suo tempio, il laboratorio in cui si sviluppano le sue capacità naturali. Perché lo stesso numero - l’8 - compare anche sopra il guscio della nostra tartaruga. 4 frecce bianche e 4 nere infatti partendo dall'esterno convergono in un centro che è simbolo dell’Asse, quel medesimo asse che è al centro del fascio di verghe.  
Questo simbolismo è molto forte, proprio perché rappresenta l’unità e l’ordine. Il simbolo del kaos infatti è rappresentato da varie frecce che da un centro partono in tutte le direzioni, disperdendosi. L’esatto opposto, insomma. Questo è il nostro simbolo e questo nostro simbolo rappresenta la comunità tutta, composta da unità imperiali che non si possono fermare perché dotate di una corazza dura come quella della tartaruga, animale lento ma inesorabile, una corazza resistente come gli scudi disposti a testudo (che altro non è se non il nostro simbolo in chiave dinamica e marziale), una corazza che è Idea, visione del mondo, la nostra visione del mondo. 
La tartaruga stilizzata di Casapound è un simbolo nuovo quindi, sviluppato e progettato su basi ben più antiche per un nuovo secolo di lotte, vittorie, opere e conquiste.
Proprio questo simbolo carico di letture ed elaborazioni (che oggettivamente ci sono, che le si condivida oppure no) è finito sulle schede elettorali nazionali e locali per sette anni, ma nelle intenzioni dei dirigenti dell'associazione-movimento non ci finirà più. Una decisione che arriva - tra l'altro - a pochi giorni dalla denuncia presentata alla procura di Roma dall'Anpi - Associazione nazionale partigiani d'Italia contro Cpi e Forza Nuova "per i numerosi atti di intimidazione, violenza e apologia di fascismo da queste commessi ripetutamente negli ultimi tempi" e poco dopo la decisione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, di far ripristinare lo stato della facciata dell'immobile di via Napoleone III che CasaPound occupa dal 2003 (il che significa, tra l'altro, far rimuovere la scritta "CasaPound" in marmo).
"Purtroppo lo so, è difficile capire la differenza tra Politica ed elezioni - ammette su Twitter il segretario di Cpi, Simone Di Stefano, già aspirante sindaco di Roma -. Eppure esiste ed è netta. CasaPound vuole tornare ad essere il laboratorio di avanguardia politica, culturale e solidaristica che era un tempo". Come a dire che si può fare Politica (maiuscola non a caso) anche senza partecipare alle elezioni (minuscole): una cosa certo non nuova, era il pensiero del Partito radicale (nonviolento transnazionale transpartito) a partire dal congresso del 1989 che decise che, in quanto tale, non avrebbe più presentato candidature con il proprio simbolo. Di certo più di un partito - soprattutto del centrodestra - guarda, più che all'area fino a questo momento rappresentata da CasaPound Italia (che alle elezioni non è mai andata oltre l'1%, tranne che ovviamente in qualche comune), alle persone che ne hanno fatto parte o hanno scelto fin qui di votarla almeno una volta. Di certo non ci sarà alcun automatismo, alcuna migrazione conseguente di militanti ed elettori verso un partito determinato, fossero anche la Lega o Fratelli d'Italia, che a livello nazionale spingono molto sul sovranismo: sul Giornale Chiara Gianni riporta una dichiarazione legata sempre a quell'ambiente, in base alla quale "uno dei tanti termini da loro coniati elettoralmente parlando diventa, attraverso meccanismi mass mediatici costruiti per rappresentare il loro recinto, 'l'attributo di una area della quale Casapound non può far parte'". 
Le parole più dure, in ogni caso, sono riservate a chi avrebbe incentrato il dibattito politico "in epoca di povertà, austerity, crisi economica decennale e scippo di sovranità nazionale, su un movimento che, dati elettorali alla mano, tutto rappresenta fuorché un reale rischio di occupazione maggioritaria delle istituzioni. Assistiamo oggi, semi impotenti, al paradosso per il quale il terremoto politico/istituzionale che dovrebbe investire il terzo potere dello Stato, la magistratura, passa in secondo piano davanti al palazzo occupato di via Napoleone III". La scelta di rinunciare all'agone elettorale, tuttavia, non fa cambiare idea all'Anpi, che per bocca del suo vicepresidente nazionale, Emilio Ricci, precisa (come si legge in un articolo di Carlantonio Solimene sul Tempo): "Dal punto di vista tecnico giuridico non cambia molto. Noi abbiamo fatto un esposto per denunciare il comportamento di CasaPound sostenendo che in Italia c'è una azione volta alla ricostituzione del partito fascista, un'attività organizzata sul territorio nazionale su cui riteniamo che la Procura di Roma debba indagare. Noi andiamo avanti a sostenere che si stanno commettendo dei reati e che la procura deve indagare, non cambia se sia partito o movimento". Di certo, le condotte reputate criminose non si riferiscono all'attività elettorale di CasaPound; in ogni caso, si vedrà in quale modo questa continuerà a fare politica e quale visibilità riuscirà ad avere.