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lunedì 6 gennaio 2020

Emilia-Romagna, simboli e curiosità sulla scheda

Mancano venti giorni alle elezioni regionali in Emilia-Romagna, che si svolgeranno contemporaneamente a quelle in Calabria, dalle ore 7 alle ore 23 del 26 gennaio. Rispetto all'appuntamento calabrese, quello emiliano-romagnolo si presenta più denso di candidature e liste: sette persone aspirano alla poltrona di presidente della regione e sono sostenute da 17 liste (nel 2014 c'era un candidato e ben sei liste in meno). 
La presenza dei simboli sulla scheda, tuttavia, non sarà uniforme: la legge, infatti, richiede che una lista sia presente almeno nella metà delle province più una. Dopo l'esame dei documenti da parte degli uffici elettorali, nessuna lista risulta essere stata esclusa a livello regionale: ecco dunque l'ordine così come uscito dal sorteggio, fornendo ovviamente lo schieramento completo di candidature e liste (in particolare, quello che finirà sulle schede della provincia di Parma).

Marta Collot

1) Potere al popolo!

Il sorteggio ha posto in apertura di manifesti e schede la candidatura di Marta Collot, 26 anni, trevigiana, ma arrivata anni fa a Bologna per studiare all'università e al conservatorio, precaria. Si tratta della candidata sostenuta (unicamente) da Potere al popolo!, che dunque dà continuità al cartello elettorale nato in vista delle elezioni politiche del 2018 e di cui è portavoce nazionale Giorgio Cremaschi: il simbolo utilizzato è esattamente lo stesso inaugurato due anni fa. Non si tratta, come si vedrà, dell'unica candidatura a sinistra: se nel 2014 tutta la parte di quell'area non schierata con Bonaccini aveva scelto di riunirsi in una sola lista, quest'anno ce ne sono ben tre. Il che, inevitabilmente, rende più difficile la rappresentanza in consiglio per chi si riconosce nella sinistra.

Lucia Borgonzoni

2) Giovani per l'ambiente

La seconda delle tre donne che aspirano alla carica di presidente dell'Emilia-Romagna è Lucia Borgonzoni, candidata unitaria del centrodestra. Come prima delle sue sei liste - tante quante quelle di Bonaccini - la sorte ha però scelto un emblema nuovo, coniato per l'occasione: si tratta di Giovani per l'ambiente, chiamata spesso "lista under 35" proprio perché presenta candidati giovani, manifestando sensibilità per i temi ambientali. A questo servono i colori "naturali" del cielo azzurro e del verde, che tinge la parte inferiore del simbolo (sotto un arco tricolore un po' stile Fli) e la foglia che richiama pure il profilo della regione nella sagoma intera dell'Italia. C'è anche un sole giallo, che comunque non rischia di essere confuso con quello storico dei Verdi.

3) Forza Italia

La prima lista che rappresenta ufficialmente un partito in questa competizione elettorale è quella di Forza Italia, delle cui liste si è parlato non poco nei giorni scorsi anche per la presenza di Vittorio Sgarbi (a Bologna, Ferrara e Parma) e di Valentina Castaldini (già Ncd). Se nel 2014 il simbolo che appoggiava Alan Fabbri conteneva solo il nome di Berlusconi, stavolta - benché la candidatura sostenuta sia di nuovo di matrice leghista - il partito ha scelto di abbinare al riferimento al fondatore di Fi quello della candidata alla presidenza, disposto ad arco nella parte inferiore del contrassegno (anche perché è piuttosto lungo). Questo - è la sola lista a fare questa scelta, insieme a quella della candidata - insieme a operazioni come quella di Sgarbi, cerca forse di ridare spazio a un partito che nel 2014 aveva preso l'8,36% e solo due seggi, ma ora rischierebbe di arretrare ulteriormente.

4) Fratelli d'Italia

Sembra destinata a ottenere più voti rispetto a Forza Italia, migliorando decisamente il 2% sfiorato nel 2014, la lista di Fratelli d'Italia. In questo caso si è utilizzato lo stesso contrassegno inaugurato alle elezioni politiche del 2018, cioè il simbolo ufficiale contenuto, "a matrioska", nel tondo colorato sempre di blu e di bianco, ma con in alto evidente il nome di Giorgia Meloni, mentre non c'è alcun riferimento alla candidata alla presidenza della regione. Si è ritenuto, evidentemente, che il nome della leader del partito potesse portare più voti e più consenso al partito, che negli ultimi mesi è dato decisamente in crescita, tanto a livello nazionale quanto in territori storicamente di tutt'altro colore come l'Emilia-Romagna.

5) Borgonzoni presidente - Progetto Emilia-Romagna

Ecco la prima "lista della presidente", non legata ai partiti e composta soprattutto da persone di fiducia di chi aspira alla guida della regione (anche perché - è il caso di ricordarlo - la legge elettorale dell'Emilia Romagna non prevede più il cd. "listino" legato alla candidatura a presidente, quindi non ci sono altri modi per far dare spazio a candidature legate alla figura del/della leader). In molti hanno notato il colore rosa/porpora, inteso come femminile, di Borgonzoni presidente, che tinge la parte superiore e prevalente del contrassegno (mentre in quella inferiore, separata da un arco tricolore, sta la silhouette della regione di colore verde - quello del logo regionale, più che quello ex leghista - e con il riferimento all'anno elettorale); nella parte superiore si legge anche il nome della rete civica Progetto Emilia-Romagna, che raccoglie sindaci e amministratori di tutta la regione. 

6) Il popolo della famiglia - Cambiamo!

In sesta posizione arriva anche il primo contrassegno composito della competizione in esame: si tratta della lista che unisce Il popolo della famiglia e Cambiamo!, la formazione guidata da Giovanni Toti che dunque si presenta per la prima volta in un'elezione regionale. L'emblema - non presente in tutta la regione - è diviso esattamente a metà tra le due formazioni, con la parte superiore dedicata al partito di Mario Adinolfi (che ha semplicemente ridotto nome e disegnino della famigliola, oltre che rimpicciolire e adattare al cerchio la scritta "No gender nelle scuole") e quella inferiore a Cambiamo!: curiosità, tanto la banda tricolore quanto lo stile del nome vengono dalla primissima versione del simbolo totiano, come del resto il fondo arancione (in cui stavolta trova spazio la dicitura "Insieme per l'Emilia Romagna", con il nome della regione in maggiore evidenza).

7) Lega

Già nel 2014 la lista più votata del centrodestra era stata quella della Lega Nord, con il suo 19,42%; ora la Lega - senza Nord, senza il Sole delle Alpi e il verde, ma con il cognome di Matteo Salvini più evidente sotto ad Alberto da Giussano - punta a consolidare il ruolo di leadership nella coalizione, sperando di portarla alla vittoria accrescendo ancora la sua quota di voti. Il simbolo, come si intuisce, è una semplice variazione di quello inaugurato alla vigilia delle elezioni politiche del 2018, con l'apposizione "premier" sostituita dal riferimento alla regione (perché "Emilia-Romagna", col trattino, stavolta non fa pensare alle nazioni Emilia e Romagna presenti in verde nel contrassegno del 2014).

Simone Benini

8) MoVimento 5 Stelle

Si era parlato molto, nei mesi scorsi, della possibilità che il MoVimento 5 Stelle non si presentasse alle elezioni regionali in Emilia, ma il voto degli attiVisti sulla piattaforma Rousseau lo scorso 21 novembre ha preso con nettezza la decisione opposta. Così una lista del M5S sarà presente nella prima regione in cui sono stati ottenuti consiglieri nel 2010 (insieme al Piemonte), una di quelle che - pensando anche al suo risultato superiore al 13% nel 2014 - più aveva guardato con sfavore all'idea di non correre di nuovo alle elezioni. A sostenere la candidatura di Simone Benini, 49 anni, imprenditore informatico e apicoltore, sarà soltanto il simbolo che ormai dall'inizio del 2018 accompagna tutte le partecipazioni elettorali del MoVimento, con il sito Ilblogdellestelle.it nella parte inferiore, sotto alla grafica in uso fin dal 2009.  

Laura Bergamini

9) Partito comunista

Altra candidatura singola - l'ultima, ma solo in ordine di sorteggio, delle tre femminili di questo turno elettorale - è quella di Laura Bergamini, parmigiana, 59 anni, educatrice, già candidata sindaca a Parma nel 2017 per il Partito comunista: anche in questo caso corre con le sole insegne del partito guidato a livello nazionale da Marco Rizzo. Il simbolo, ormai il solito da anni - quadrato rosso con falce, martello e stella bianchi, inscritto in un cerchio grigio - non sarà presente in tutta la regione, ma il gruppo è comunque riuscito a raccogliere un numero sufficiente di firme in oltre metà delle circoscrizioni. Si tratta, tra l'altro, della prima partecipazione del Pc alle regionali in Emilia-Romagna.

Stefano Bonaccini

10) Europa Verde

La prima a essere sorteggiata delle sei liste a sostegno della ricandidatura di Stefano Bonaccini, presidente uscente della regione, è quella di Europa Verde. Nome e simbolo sono pressoché gli stessi utilizzati alle ultime elezioni europee dalle liste promosse dalla Federazione dei Verdi (anche se in questo caso non partecipa ufficialmente Possibile): risulta interessante quindi la prosecuzione di un progetto nato per le europee, anche se la soglia di sbarramento era rimasta lontana. Al fondo verde, al girasole dei Verdi europei e al sole che ride adottato in Italia è stata aggiunta solo la dicitura "Verdi Emilia Romagna"; tra i candidati si segnala Gian Luca Sassi, eletto nel 2014 in regione con il M5S nel reggiano.

11) Emilia-Romagna coraggiosa

Si era già parlato nelle scorse settimane della lista Emilia-Romagna coraggiosa - una delle prime, tra le "nuove", a rendere noto il proprio simbolo - che dovrebbe riunire in un'unica formazione la proposta elettorale ecologista e progressista di Articolo Uno, Sinistra italiana, nonché di èViva (rappresentata nel consiglio uscente da Silvia Prodi, eletta nel 2014 con il Pd). Nessuno dei partiti citati esisteva nel 2014, quindi si è scelto un emblema nuovo, tinto del verde d'Emilia ed ecologista, nonché del rosso della sinistra e del cuore, che vuole simboleggiare il coraggio. Tra le candidature, spicca quella dell'ex europarlamentare Elly Schlein, che di quest'operazione ha tenuto le fila.

12) Partito democratico

Sulla carta, il compito più difficile sembra averlo proprio la lista del Partito democratico: nel 2014 riuscì a mantenere un primato solido tra le forze politiche con il suo 44,53%, mentre quest'anno sarà oggettivamente difficile ripetere lo stesso risultato. Che le condizioni siano diverse rispetto al passato emerge anche da un dato piccolo, ma significativo: per la prima volta da quando è stato fondato, il Pd ha scelto di inserire nelle regionali emiliano-romagnole il riferimento al candidato presidente, peraltro con una certa evidenza (scritta bianca su segmento rosso). Gli occhi degli osservatori, oltre che sulle percentuali delle candidature alla presidenza, saranno puntati anche sul numero di voti e sulla percentuale dei dem in Emilia-Romagna, per verificare se può conservare il titolo di "roccaforte" (anche se oggi è difficile definirla "rossa").

13) Volt

Ecco un esordio assoluto, anche se diverso da quello previsto alcuni mesi fa. Le elezioni emiliano-romagnole sono infatti la prima occasione in cui riesce a presentare liste Volt, partito politico europeo, progressista ed ecologista, nato nel 2016 come reazione al referendum su Brexit e intenzionato a strutturarsi in tutta Europa con lo stesso simbolo (nome bianco su fondo viola). Mancato l'obiettivo di correre in Italia alle ultime europee, Volt ha scelto di correre alle regionali - raccogliendo le firme - puntando soprattutto sull'elettorato giovane e interessato a una dimensione europea della politica e della democrazia, con ben saldi i valori della solidarietà e della giustizia sociale. Un primo esperimento, di cui converrà riparlare.

14) +Europa - Psi - Pri

Si era già parlato nelle scorse settimane della lista presentata da +Europa a sostegno della candidatura di Stefano Bonaccini, per la quale è stato necessario raccogliere le firme vista l'assenza di un gruppo ad hoc in consiglio regionale. Il contrassegno contiene il nome di +E scritto con i colori già noti dalla fine del 2017, abbinato alla bandiera europea stilizzata e mossa dal vento; sotto al riferimento al candidato presidente, trovano posto le miniature dei simboli del Partito socialista italiano (già alleato di +Europa alle ultime europee: si tratta della prima uscita del nuovo garofano, anche se in miniatura) e del Partito repubblicano italiano (ancora presente soprattutto in Romagna) con i quali è stato condiviso l'impegno di presentare la lista. Tra i candidati, il più noto è l'economista Giuliano Cazzola (già Psi, molto dopo Pdl, aspirante sindaco di Bologna per il centrodestra e poi in Scelta civica ed Ncd).

15) Bonaccini presidente

Chiude, in base al sorteggio, la compagine elettorale a sostegno della rielezione del presidente regionale uscente proprio la sua lista personale, Bonaccini presidente. Nel simbolo domina il colore verde, quello del logo della regione (che non a caso è richiamata come sagoma dalla forma della bandiera stilizzata e piuttosto mossa dal vento, quasi a riconoscere che questa volta il cammino non sarà una passeggiata), ma anche quello che domina l'intera comunicazione del candidato. Nella lista saranno presenti vari esponenti della società civile, ma anche persone legate alla calendiana Azione (come l'ex deputata Mara Mucci) e a Italia Viva, che fin dall'inizio aveva dato il sostegno a questa formazione.

Domenico Battaglia

16) Movimento 3V - Vaccini Vogliamo Verità

Era stato annunciato il desiderio del Movimento 3V - Vaccini Vogliamo Verità di partecipare a queste elezioni, in una delle regioni in cui i contrari all'obbligo vaccinale son più strutturati (l'associazione Comilva ha sede a Rimini). Gli attivisti hanno affrontato lo sforzo della raccolta firme e correranno in tutte le province, tranne Reggio Emilia, a sostegno del loro candidato Domenico Battaglia. Il contrassegno è quello anticipato giorni fa, con il nome integrale del movimento scritto in nero, all'interno di un cerchio bianco bordato di rosso. Si tratta, per ora, della partecipazione più sistematica di un soggetto che contrastai pone contro l'obbligo vaccinale (nel 2018 la lista SìAmo era stata presente a macchia di leopardo alle elezioni politiche, sempre per la difficoltà di raccogliere le firme); tra i candidati, l'ex deputato Ivan Catalano e Pietro Perrino, già Direttore del CNR di Bari.

Stefano Lugli

17) L'Altra Emilia Romagna

L'elenco dei candidati si chiude con Stefano Lugli, 45 anni, segretario regionale di Rifondazione comunista (e consigliere comune d'opposizione a Finale Emilia); la lista che lo sostiene, però, è L'Altra Emilia Romagna, stesso simbolo utilizzato nel 2014 dalla sinistra che aveva candidato alla presidenza Cristina Quintavalla. La presenza in consiglio regionale - anche se personalmente il suo rappresentante, Piergiovanni Alleva, sostiene Emilia-Romagna coraggiosa - ha consentito di evitare la raccolta firme: capita così che la declinazione regionale dell'esperimento elettorale della lista Tsipras alle europee del 2014 continui a vivere, se non altro perché risulta più conveniente, anche se il risultato di allora sembra lontanissimo (e, con tre liste di sinistra, il 3,72% del 2014 sembra difficile da replicare).

domenica 10 novembre 2019

Emilia Romagna Coraggiosa: nuovo simbolo (l’ennesimo) a sinistra (di Roberto Capizzi e Calogero Laneri)

Si avvicinano le regionali della Calabria e dell'Emilia Romagna (convocate entrambe per il 26 gennaio) e, con esse, anche il tempo della presentazione delle candidature (subito dopo Santo Stefano, mai accaduto prima). Particolare interesse, per ovvie ragioni politiche, riscuote la partita elettorale emiliano-romagnola e da una manciata di ore è stato reso noto uno dei primi simboli: quello della lista di sinistra in appoggio a Stefano Bonaccini. L'ennesimo simbolo nuovo, sul quale lascio volentieri la parola a Roberto Capizzi e Calogero Laneri, già autori di alcune interessanti riflessioni ospitate qui. Buona lettura.

Mentre le luci del dibattito politico sulle elezioni in Umbria non si sono ancora spente nei salotti televisivi, sulla carta stampata e – ça va sans dire – sui social, il 9 novembre, a Bologna, è stata presentata la lista di sinistra che appoggerà il candidato del Partito democratico Stefano Bonaccini nella complessa tornata regionale del gennaio 2020.
È Emilia-Romagna Coraggiosa il nome scelto dai promotori della lista tra i quali figurano le organizzazioni politiche della sinistra come Articolo Uno (presente all'assemblea l'ex presidente della Regione e attuale senatore Vasco Errani), Sinistra Italiana (rappresentata dal capogruppo in Regione Igor Taruffi), Silvia Prodi (eletta in consiglio regionale nel 2014 con il Pd e ora rappresentante di èViva, formazione nata dalle ceneri di Liberi e Uguali e che fa capo ai parlamentari Francesco Laforgia e Luca Pastorino), Piergiovanni Alleva, consigliere regionale eletto nel 2014 con la lista di sinistra L'Altra Emilia-Romagna in opposizione a Bonaccini ed in seguito avvicinatosi a LeU (formazione per la quale è stato anche candidato alle ultime elezioni politiche) nonché figure di spicco della sinistra bolognese come l’ex europarlamentare Elly Schlein che di questa operazione è, forse, il volto simbolo. 
Agli interventi politici, davanti alla platea composta da circa mille persone, si sono alternati i saluti della cosiddetta "società civile", a partire dal presidente regionale di Legambiente Lorenzo Frattini e del presidente di Arci Emilia-Romagna Federico Amico. Hanno partecipato, tra gli altri, anche lo scienziato Vincenzo Balzani, l’ex parlamentare e icona del Movimento LGBT Franco Grillini, la presidente delle Famiglie Accoglienti Antonella Agnoli, esponenti della CGIL, attivisti ambientalisti nonché persone del mondo della sanità, delle associazioni a tutela dei migranti ed esperti di sanità e welfare. Presente all'iniziativa anche l’ex M5S Gianluca Sassi, consigliere regionale uscente.
"Sarà una lista ecologista e progressista", ha dichiarato dal palco del Dumbo Space Igor Taruffi: vocazione, questa, inscritta nella parte inferiore del contrassegno (ma il motto rischia di risultare poco leggibile sulle schede elettorali, a causa del carattere molto piccolo e sottile) e ribadita dal ricorso ai colori simbolo di ambedue le tradizioni politiche, il rosso e il verde. Quest'ultimo colore tinge la parte superiore e lì il contrassegno acquista una connotazione territoriale, mediante l’immagine stilizzata della regione al cui centro spicca un cuore. In quell'elemento si possono leggere varie cose: c'è il generico amore per la propria terra (ma è talmente neutro che, com'è noto, persino il Partito popolare europeo ha un cuore stilizzato nel proprio emblema), certamente si è di fronte a un rimando grafico al nome "coraggioso" della lista, ma forse c'è anche un riferimento criptico all'iconografia che nel 2012 aveva unito la regione battuta dal terremoto (non c'era forse il cuore, assieme al profilo della regione, nei loghi degli eventi Teniamo botta e Italia Loves Emilia, finiti su migliaia di magliette?). Tratto qualificante del progetto politico, come più volte ribadito durante i lavori dell’assemblea, il richiamo al femminismo; in tal senso non appare casuale la scelta di un nome che, come afferma David Tozzo di Articolo Uno: "è un po’ diverso, più femmineo e dunque un po’ più bello".
"Coraggiosa, ecologista, progressista, femminista: così vogliamo l’Emilia-Romagna": con queste parole, dal suo profilo Facebook, Elly Schlein saluta il lancio del progetto. L’antica ambizione della lista è cogliere la sfida emiliano-romagnola per stimolare una fase (ri)costituente; certamente hanno un peso le peculiarità dei processi politici territoriali e le contraddizioni irrisolte della sinistra in tutto il resto del Paese. Eppure, davanti alla presentazione dell’ennesimo cartello elettorale, con tanto di simbolo nuovo, appare lecito porsi nuovamente quell'interrogativo lanciato qualche mese fa proprio in questo spazio: se i primi a non credere nella durevolezza delle proprie proposte politiche sono gli stessi soggetti promotori, perché dovrebbero farlo gli elettori? A questi ultimi l’ardua sentenza. 
Certo è che alle prossime elezioni regionali non sarebbe stato possibile, per la sinistra, presentare i medesimi contrassegni utilizzati cinque anni fa. Alcune formazioni politiche come Articolo Uno, difatti, non esistevano ancora; la stessa Sinistra italiana assume questa denominazione solo in seguito allo scioglimento di Sinistra ecologia libertà decretato dall'Assemblea Nazionale del partito nel dicembre del 2016; appare inoltre legittimo, e financo utile, inserire dei riferimenti territoriali nelle liste locali. Ciononostante, tirando le somme, non si comprende per quale ragione le formazioni politiche che non hanno la forza di presentarsi singolarmente e che condividono il medesimo campo politico (pur in presenza di importanti sfumature che collocano Si prossima al Gue/Ngl e Articolo Uno all'interno del PSE) non avviino un congresso unificante che li doti di un simbolo unico o, in alternativa, affianchino i simboli esistenti all'interno di un contrassegno unitario: si è preferito invece, per l'ennesima volta, scegliere un simbolo neutro, non identificabile dagli elettori orientati a sinistra e, forse, poco attrattivo anche per coloro - presumibilmente pochi per la verità - che si identificano nella cosiddetta "società civile". Qualcuno si prenderà la briga di rispondere?

giovedì 30 ottobre 2014

Emilia, ripescato Centro democratico (che corre con Dellai)

I centristi più inguaribili, sia pure con tendenza a sinistra, stiano tranquilli: il Centro democratico, alle regionali dell'Emilia, ci sarà. La sua presenza sulle schede aveva vacillato dopo che in tribunale a Reggio Emilia i documenti necessari per la presentazione della lista erano stati consegnati in ritardo, in particolare i certificati dei sottoscrittori: essendo Reggio la quinta provincia in cui la lista è presente (le altre erano Bologna, Forlì, Ferrara e Ravenna), sarebbero venute meno le condizioni richieste dalla nuova legge regionale per concorrere alle elezioni.
Il coordinatore nazionale del partito, Pino Bicchielli, ha però fatto sapere che l'ufficio elettorale centrale regionale (presso la Corte d'appello) ha accettato il ricorso presentato da Centro democratico: in effetti il commissario provinciale e presidente regionale Matteo Riva (già Idv e Pane pace lavoro) ha prodotto la ricevuta del comune con cui i certificati risultavano richiesti 11 minuti prima della scadenza del termine e, per l'ufficio regionale, era un tempo sufficiente per fornirli. 
L'esclusione sarebbe stata un vero peccato per il partito di Bruno Tabacci, che alle elezioni comunali di Reggio Calabria aveva raccolto addirittura il 7,5%, potendo uscire pubblicamente come "il partito alleato più forte del Pd nella città dello Stretto" (parole dello stesso Tabacci) e che a questo punto può sperare di mantenere la propria presenza in Assemblea legislativa in Emilia (attualmente è rappresentato proprio da Riva), non limitandosi solo a fare il "portatore di acqua" per Bonaccini. 
In Emilia, il partito rinuncia alla dicitura "Libertà e diritti" che era stata coniata da Massimo Donadi (come pure all'arancione che era legato a quel partito) e mette in massima evidenza l'espressione "Centro con Bonaccini". Il contrassegno rappresentato, infatti, è quello di un cartello condiviso con "Demo.S - Democrazia solidale", l'associazione politica che vede come principale esponente Lorenzo Dellai, dopo la sua uscita da Scelta civica e il passaggio breve tra i Popolari per l'Italia di Mario Mauro (ci sono anche Andrea Olivero, altro ex Sc-Pi, e persone legate a Sant'Egidio come Mario Marazziti). Un simbolo vero e proprio l'associazione non ce l'ha, tant'è che nel contrassegno il nome viene indicato con una font diversa rispetto a quella vista sul sito. Ma tant'è, ecco pronto a correre e a misurarsi con gli elettori un altro esperimento centrista, che potrebbe dare qualche frutto. O, forse, preludere a nuove polverizzazioni.