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mercoledì 12 agosto 2026

Partito liberale federalista italiano: se nascerà, il simbolo non sarà così...

Una settimanella. Tanto è trascorso da quando Il Foglio, per opera di Carmelo Caruso, ha fatto sapere - il 4 agosto - che tra le mani di Atti­lio Fon­tana, presidente della giunta regionale della Lombardia, era passata la bozza di uno statuto di associazione politica, denominata Partito liberale federalista italiano, "e­la­bo­rata da un giu­ri­sta, che lo stesso Fon­tana ha visio­nato e che ha girato in una vec­chia chat della Lega", informando contestualmente che secondo lo stesso Fontana "Un nuovo par­tito non è all'ordine del giorno ma è neces­sa­rio avere più con­fronto den­tro e fuori la Lega; è il segno del males­sere". Il giorno dopo - il 5 agosto quindi - lo stesso Caruso è tornato sulla "storia più bella di un partito mai nato (forse)", anche per la gaffe quasi imperdonabile di avere inoltrato la bozza di statuto in "una vec­chia chat con pre­senti Sal­vini e il suo brac­cio destro, Andrea Paga­nella".
In fondo non c'è nulla di cui ci si dovrebbe stupire: la compattezza non è una caratteristica scontata dei partiti, men che meno nel tempo che si vive. Pensare che all'interno di un partito certo non piccolo tutti siano perfettamente d'accordo con il leader - per carismatico che sia stato, sia e possa essere - senza che ci sia qualcuno che pensi di dare vita a qualcosa di diverso, di alternativo, all'interno del partito o anche al di fuori, è puramente utopico. Certo, meno facile è che qualcuno si metta anche a scrivere uno statuto - come si legge nell'articolo del 5 agosto - di 22 arti­coli (aperto da un preambolo di matrice salveminiana: "Il fede­ra­li­smo è un modello isti­tu­zio­nale in grado di favo­rire l’avvi­ci­na­mento dei cit­ta­dini allo Stato, e per­tanto, di garan­tire per­sino ai ceti popo­lari una mag­giore par­te­ci­pa­zione alla vita sociale"), indicando i valori del potenziale partito (libe­ra­li­smo demo­cra­tico, fede­ra­li­smo com­pe­ti­tivo, libera con­cor­renza), esplicitando il favore per il sorgere di "di tre grandi aree fede­rali dotate di auto­no­mia fiscale e legi­sla­tiva" senza per questo disconoscere la dimensione europea (in particolare la Carta dei diritti e la Convenzione europea dei diritti umani) e immaginando già l'organizzazione del partito (prevedendo assem­blea nazio­nale, pre­si­dente e segre­ta­rio nazio­nale).
Difficile dire se alla fine per mano di Fontana (e di altre figure come potrebbe essere l'assessore regionale lombardo Massimo Sertori, presentato da Caruso come "il leghista di preferenze, della Valtellina") nascerà davvero il "par­tito dei gover­na­tori" - si spera di no, se non altro perché in Italia non esistono governatori, se non a capo della Banca d'Italia e in altre istituzioni, non certo nelle Regioni - o "un'altra Lega con Zaia, Fedriga e Fugatti", come risposta al "malessere della Lega" il cui nucleo sarebbe in Lombardia (nel suo capoluogo e non solo), ma probabilmente anche in Veneto, ponendo sempre mente a Luca Zaia, presidente della giunta regionale per quindici anni e ora presidente del consiglio regionale dopo avere fatto lo strapieno di preferenze l'anno scorso (203101, un record assoluto). Di certo da alcune delle figure più vicine a Matteo Salvini non arriva sostegno all'iniziativa: il nome del potenziale partito "è impronunciabile" per il coordinatore federale del Movimento Giovanile, la Lega Giovani, Luca Toc­ca­lini ("un'onomatopea", per altri leghisti, quasi a ricordare il topolinesco o paperinesco "Pfui": Partito federalista dell'Unione italiana?). Ieri, senza commentare direttamente l'idea attribuita a Fontana e altri, Andrea Paganella, senatore e membro del consiglio federale (oltre che, come si diceva, persona vicinissima a Matteo Salvini) sui suoi canali social ha voluto evidenziare un paio di concetti chiave: "Primo. Per dettare la linea della Lega bisogna avere i numeri e vincere un regolare congresso. Secondo. In politica la riconoscenza non è mai stata di moda, si sa, ma a Matteo Salvini come a Umberto Bossi va detto prima di tutto GRAZIE. Perché senza Umberto la Lega non sarebbe mai nata, senza Matteo sarebbe scomparsa 13 anni fa"; oltre che alla gratitudine, Paganella ha lanciato un appello alla coesione ("Per tutti noi leghisti: non ho mai visto un partito che litiga sui giornali prendere voti, solo uniti si vince").
Se il giudizio sul ruolo determinante di Salvini per la sussistenza del partito - anche se in una forma diversa, essendo la Lega per Salvini premier un soggetto politicamente e giuridicamente distinto dalla Lega Nord - può essere condiviso anche da chi leghista non è (e magari avrebbe preferito vedere quello stesso partito assai ridimensionato o addirittura sparito), è altrettanto vero che in politica gli inviti alla coesione, come quelli alla gratitudine (o alla generosità), sono quasi sempre indice di problemi e malesseri reali, non facili da ridimensionare. Tuttavia, il compito di chi dovesse mettere in piedi un progetto alternativo non è semplice: chi abbandona un marchio storico all'interno del quale ha avuto seguito non sempre riesce a mantenerlo (ovviamente ci sono eccezioni rilevanti); l'impresa sembra anche più ardua se non si riesce a trovare un nome e un simbolo che facciano presa.
Ovviamente non esiste una ricetta per azzeccare il segno distintivo "giusto", anzi: è molto più facile tratteggiare ciò che è sbagliato o non produttivo. Così può essere utile, almeno, capire se qualcuno ha già registrato o depositato quei segni o ne ha registrati di affini. Si dia uno sguardo, tanto per dire, nel catalogo dell'Ufficio italiano brevetti e marchi per vedere quanti potenziali emblemi politici sono stati presentati negli ultimi anni contenenti la parola "federale" o "federalista": esce di tutto, ma davvero di tutto, con il tricolore che appare essere l'elemento più ricorrente. Si incontra dal "Polo federale" al "polo federalista" (e i simboli, tricolore a parte, non si somigliano), alla "Lega federalista" (ora del Lazio, con le spighe, ora della Calabria, progetti che a guardarli non appaiono minimamente parenti), da un leone stante di San Marco di "Civica federalista" al Mezzogiorno di "Popolari Europei Sud Federale", fino a "Unione federalista per l'Italia" (con cinque stelle), così come non mancano la "Lega italia federale" e la "Lega Italia federalista" (a forma di gagliardetto).
A proposito, qualcuno ha detto "Lega Italia federale" o "Lega italia federalista"? No, perché come si fa a dimenticare che all'inizio degli anni '90 si era già fatto un primo tentativo di estendere a tutto il territorio italiano l'esperienza della Lega Nord, creando appunto la Lega Italia federale (sempre con Alberto da Giussano al centro), che ebbe il suo primo momento di gloria partecipando al voto amministrativo di Roma del 1993 (il primo nella capitale a tenersi con l'elezione diretta del sindaco), per poi ricomparire essenzialmente alle regionali del 1995; curioso, a pensarci ora, che fondatore della Lega Centro e coordinatore della Lega Italia federale sia stato Cesare Crosta, fondatore del Partito monarchico nazionale e rifondatore del Fronte dell'Uomo qualunque... Un nome molto simile, Lega italiana federalista, ricorda invece la prima stagione di grande crisi della Lega Nord, quella successiva alla scelta di Umberto Bossi di togliere l'appoggio al primo governo di Silvio Berlusconi: il primo partito degli "scontenti",  fondato il 13 febbraio 1995 da Luigi Negri, Enrico Hüllweck, Giorgio Vido, Sergio Cappelli e altri ex leghisti, fu proprio la Lif, che scelse di distinguersi con un diamante all'interno del simbolo. Già prima, a dire il vero, si erano mossi Gianfranco Miglio e Umberto Giovine, che alla fine di ottobre del 1994 (evidentemente dopo l'insoddisfazione per il trattamento che Bossi aveva riservato al costituzionalista e studioso di scienze dell'amministrazione) avevano costituito l'Unione federalista; un annetto più tardi quell'esperienza con un'evoluzione nel partito federalista, che - come la Lif - fece una fugacissima comparsa dalle elezioni politiche del 1996.
Quelle stesse elezioni partecipò anche, finendo su non troppe schede elettorali, un simbolo che faceva chiaramente il verso al mondo dei conservatori americani, declinati però in versione italiana: i Federalisti liberali, evoluzione partitica del gruppo parlamentare Federalisti e liberaldemocratici (che nel frattempo aveva perso parecchi pezzi), riuscirono ad avere qualche eletto nei collegi uninominali'interno del centrodestra (come le altre sigle già viste, tutte alternative alla Lega Nord che si presentava da sola), poi nel giro di qualche tempo scomparvero come la Lif e il Pf. Il loro elefantino tricolore stellato, in compenso, era forse uno degli emblemi più efficaci di quel periodo: si dubita, però, che possa andare bene per il Plfi, a dispetto del nome piuttosto somigliante (anche nella potenziale collocazione politica).

venerdì 10 febbraio 2023

Lombardia, simboli e curiosità sulla scheda

Oltre che in Lazio, le elezioni regionali domenica e lunedì si terranno anche in Lombardia. Tra le persone che si contendono la guida della giunta regionale c'è anche il presidente uscente, Attilio Fontana, avendo questi svolto solo un mandato (a differenza di Nicola Zingaretti, che ne aveva già fatti due e dunque non poteva ripresentarsi in Lazio). 
Saranno in tre a contendere a Fontana la carica regionale più rilevante: le liste a sostegno delle quattro candidature saranno 12 (anche se era previsto che fossero 13, prima dell'esclusione di una di queste). Si tratta di un taglio rilevante rispetto alle elezioni del 2018, quanto ad aspirare alla guida della regione erano in 7 e i simboli sulla scheda erano ben 19. Passiamo dunque in rassegna i pochi simboli in corsa quest'anno, seguendo l'ordine seguito nella circoscrizione di Milano; vale solo la pena ricordare che la legge elettorale lombarda non prevede che le candidature a presidente siano accompagnate a loro volta da un contrassegno.

Attilio Fontana

1) Lega per Salvini premier - Lega Lombarda 

Il sorteggio ha collocato al primo posto la coalizione che sostiene il presidente uscente, Attilio Fontana: la sua è la compagine più numerosa, con cinque liste a sostegno (erano sette nel 2018). Prima formazione estratta è la Lega per Salvini premier, che come da tradizione inserisce nel simbolo, accanto all'Alberto da Giussano "maior", anche la "pulce" della Lega Lombarda (la stessa presente nel simbolo del 1992). Da segnalare, sotto il riferimento a Matteo Salvini, la dicitura "per Fontana", in uno dei rarissimi riferimenti alle candidature contenute nel simbolo leghista.
 

2) Noi moder
ati - Rinascimento 

Il secondo simbolo che si incontra sulla scheda è quello che unisce Noi moderati e Rinascimento, dunque - come in Lazio - corrono insieme i progetti politici legati a Maurizio Lupi (Noi moderati è soprattutto l'evoluzione di Noi con l'Italia) e a Vittorio Sgarbi (che è capolista pure in Lombardia, come in Lazio). Sul piano grafico, però, è legittimo sentirsi disorientati: nessuno dei due partiti ha conservato i suoi colori e i suoi caratteri. L'abbinamento cromatico (testo giallo e bianco su fondo blu sfumato) e il "Noi" in grande rilievo ricordano casomai Noi con Salvini o Noi - Nuovi orizzonti per l'Italia di Elisabetta Trenta; il segmento curvilineo in basso, con un accenno tricolore, richiama invece i tempi della Casa delle libertà. In lista a Milano c'è anche l'ex consigliera regionale (ed ex candidata sindaca di Milano per Fuxia People) Maria Teresa Baldini. 

3) Fr
atelli d'Italia 

Terza lista della coalizione di centrodestra è quella di Fratelli d'Italia, paradossalmente la sola a non aver cambiato il proprio simbolo nemmeno in un dettaglio rispetto al 2018. In quell'occasione, infatti, il partito fondato e guidato da Giorgia Meloni schierava lo stesso contrassegno presentato per le elezioni politiche, con il simbolo ufficiale del partito contenuto in un cerchio con gli stessi colori, sotto al nome della leader; anche questa volta il simbolo è esattamente lo stesso (ed è l'unico in cui non figuri il nome del candidato presidente). Come capolista nella circoscrizione di Milano è stato scelto Vittorio Feltri, tuttora direttore editoriale di Libero e già consigliere comunale di Milano sempre per Fdi.
 

4) Forz
a Italia 

La quarta lista a sostegno di Fontana, in base al sorteggio, è quella di Forza Italia. Il simbolo presentato, proprio come nel 2018, è parente di quello usato alle ultime elezioni politiche: allora si era sostituita la parola "presidente" sotto al cognome di Silvio Berlusconi con l'espressione "per Fontana"; questa volta si è fatto lo stesso (ma il cognome del fondatore di Fi è più piccolo e il riferimento al candidato presidente è cresciuto) e sopra la bandierina - questa volta intera - c'è il riferimento al Partito popolare europeo, per rimarcare anche in questo caso la collocazione del soggetto politico berlusconiano. In lista, a Milano, c'è anche l'ex assessore Giulio Gallera.
 

5) Lomb
ardia ideale - Fontana presidente

Chiude la coalizione di centrodestra la lista Lombardia ideale - Fontana presidente, vale a dire la "lista del candidato presidente". La grafica è simile a quella di cinque anni fa (a sua volta ripreso dall'emblema Maroni presidente del 2013, con la croce rossa di san Giorgio tracciata - a pastello o col gesso -  su fondo bianco con testo blu), ma questa volta è stata inserita anche la prima parte del nome e non mancano tracce sottili di una seconda circonferenza interna. Una curiosità: il capolista nella provincia di Brescia è Giulio Arrighini, che nel 2018 - dopo aver co-fondato la Lega Padana, l'Unione Padana e Indipendenza padana - era candidato alla presidenza con Grande Nord, dunque la sua presenza non passa inosservata. Già che ci si è, non sono invece candidati da nessuna parte i tre consiglieri uscenti che avevano costituito il gruppo "bossiano" Comitato Nord, essendo stata esclusa la possibilità di una lista omonima. 
 

Pierfrancesco Majorino

6) MoVimento 5 Stelle

Subito dopo il presidente uscente, il sorteggio milanese ha collocato la candidatura di Pierfrancesco Majorino, sostenuto da quattro liste. L'estrazione ha indicato come prima quella del MoVimento 5 Stelle, che in Lombardia ha scelto di sostenere il candidato proposto dal Pd. Sulle schede arriva l'ultima versione del simbolo ufficiale, la stessa vista alle ultime elezioni politiche: il cuore grafico del M5S al centro, sul solito fondo bianco, mentre nella parte inferiore emerge il segmento rosso con il riferimento all'anno 2050 (quello della "neutralità climatica").  
 

7) M
ajorino presidente - Patto civico

Pure il candidato del centrosinistra ha una propria lista non diretta espressione dei partiti, denominata Majorino presidente - Patto civico, spendendo dunque proprio quest'ultimo concetto che è alla base delle esperienze delle "liste del presidente". Il nome del candidato e l'etichetta della lista sono riportati in giallo scuro, mentre la sagoma della Lombardia tratteggiata (simile alla soluzione vista in Lazio) in bianco risalta sul fondo blu scuro. Nella lista di Milano spiccano il capolista (il medico virologo Fabrizio Pregliasco), l'ex europarlamentare verde (e copresidente dei Verdi europei) Monica Frassoni, la tesoriera di Radicali italiani Giulia Crivellini e il consigliere uscente Michele Usuelli, anch'egli di Ri eletto nel 2018 con +Europa. Questo partito, tuttavia, ha scelto di non partecipare ufficialmente alle elezioni regionali, sfumata la possibilità di essere parte della coalizione di Majorino dopo che questo si era alleato programmaticamente anche con il M5S.   
 

8) P
artito democratico - Lombardia democratica e progressista

Della coalizione a sostegno di Pierfrancesco Majorino fa ovviamente parte la sua forza politica, cioè il Partito democratico. Il simbolo rimanda di fatto a varie esperienze elettorali passate: il logo occupa la parte superiore, per lasciare spazio al segmento verde con il nome del candidato (più lungo rispetto a quello di Giorgio Gori, dunque inevitabilmente più piccolo), ma sopra è stata inserita la dicitura - assai poco leggibile - Lombardia democratica e progressista, in continuità con il disegno di "campo più largo" avviato alle ultime elezioni politiche. Direttamente dalle elezioni europee del 2019 è stato inserito il fumetto-loghino del Pse: oggi, come allora, testimonia la presenza di candidature di Articolo Uno all'interno delle liste. 
 

9) 
Alleanza Verdi e Sinistra

La coalizione di centrosinistra si completa con la lista di Alleanza Verdi e Sinistra, che dunque in Lombardia ripropone esattamente lo stesso schema visto alle ultime elezioni politiche (a differenza di quanto è accaduto in Lazio, con Si che ha scelto una candidatura diversa rispetto a Ev). Il contrassegno destinato alle schede, dunque, è esattamente lo stesso impiegato in vista del 25 settembre 2022, con la colomba arcobaleno a fianco del nome e il segmento curvilineo inferiore equamente diviso tra i loghi di Europa Verde e Sinistra italiana. Capolista milanese è la saggista Daniela Padoan; in lista c'è anche Onorio Rosati, candidato presidente per LeU nel 2018.
 

Mara Ghidorzi

10) Unione popol
are

Pure in Lombardia la sinistra più radicale ha scelto di partecipare alle elezioni con una propria candidatura e, come in Lazio, è stata scelta una donna: si tratta di Mara Ghidorzi, impiegata Afol e ricercatrice esperta in temi legati al lavoro e politiche di genere. La sostiene un'unica lista, quella di Unione popolare, che dunque continua pure in Lombardia il suo percorso politico, senza farsi scoraggiare dall'esito delle elezioni politiche. Il simbolo è quello pensato per quell'occasione, senza però il riferimento a Luigi De Magistris nella parte inferiore.
 

Letizia Maria Brichetto Arnaboldi detta Letizia Moratti

11) Letizi
a Moratti presidente

Ultima candidatura alla presidenza della Lombardia, secondo l'ordine del sorteggio milanese, è quella dell'ex vicepresidente (ed ex sindaca di Milano) Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, nota come Letizia Moratti. Potrà contare sull'appoggio di due liste, a partire da quella pensata come più vicina alla sua candidatura, cioè Letizia Moratti presidente. Era stata lei stessa a spiegare la grafica: "Ci sono i colori della nostra terra - ha detto Letizia Moratti al momento della presentazione del simbolo - il verde delle nostre valli e delle nostre colline, l'azzurro dei nostri laghi, il bianco delle nostre montagne innevate. C'è tutta la Lombardia!". Il capolista milanese è il consigliere uscente Manfredi Palmeri, ma non sfuggono i nomi dell'ex sottosegretaria forzista (quando ministra dell'istruzione era Moratti) Valentina Aprea, dell'ex consigliere leghista (poi in Grande Nord) Davide Boni e l'ex senatore verde Fiorello Cortiana.
 

12) 
Azione - Italia viva

L'altra formazione elettorale che sostiene Letizia Moratti è quella che unisce Azione e Italia viva, secondo lo schema già seguito alle elezioni politiche nel 2022: il simbolo presentato, infatti, è esattamente lo stesso visto allora, con le miniature dei simboli dei due partiti su fondo blu, mentre sotto il cognome di Carlo Calenda spicca sopra al riferimento al gruppo parlamentare europeo Renew Europe. Capolista a Milano è l'ex deputata di Italia viva Lisa Noja. E con la lista di Azione e Italia viva (che si era subito dichiarata interessata al sostegno all'ex sindaca meneghina) si chiudono le candidature ammesse alle elezioni regionali.


* * *

Si er
a anticipato all'inizio dell'articolo che i simboli sulla scheda in origine dovevano essere 13. Si è fermato prima, però, il simbolo della lista Unione di centro - Verde è Popolare, affine alla lista che invece è stata ammessa in Lazio e che anche in Lombardia avrebbe dovuto far parte della coalizione di centrodestra. Le candidature erano state presentate in cinque circoscrizioni (il numero minimo per poter correre), ma tutte le liste erano state bocciate per un insufficiente numero di certificati elettorali o, in singoli casi, per altri difetti nella presentazione (mancata autenticazione di alcune firme, deposito tardivo della lista, non rispondenza di alcuni dati sottoscrittori rispetto ai certificati di iscrizione alle liste elettorali). Il Tar e il Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi (del resto le parti non avevano contestato la mancata autenticazione delle firme a Como e bastava la caduta di quelle liste a impedire l'intera partecipazione). Il simbolo che era stato presentato era simile a quello visto in Lazio (scudo crociato dell'Udc in grande evidenza al centro, vele di Ccd e De in leggera filigrana sul fondo azzurro), ma senza riferimenti al candidato presidente e con i nomi dei due soggetti politici proposti con un carattere diverso dal solito.

martedì 6 marzo 2018

La telenovela del simbolo (sbagliato) del Pd in Lombardia

A volte basta aspettare una manciata di ore perché una notizia, potenzialmente rilevante e foriera di conseguenze, venga fortemente ridimensionata nei suoi effetti, diventando un mero elemento di colore. Tutti i media, a urne aperte, hanno dato notizia delle schede per l'elezione del presidente e del consiglio della Regione Lombardia, relative alla circoscrizione di Mantova, sulle quali è stato stampato il simbolo del Pd nazionale - puro e semplice, all'interno del cerchio - privo dunque del segmento verde inferiore con la dicitura "Gori presidente", che invece era stata prevista nel contrassegno per le elezioni regionali del 2018.
Proprio domenica, quindi, ci si era affannati a capire cosa sarebbe accaduto: probabilmente l'errore sarebbe avvenuto a monte, con la trasmissione del materiale grafico dalla Regione alla Prefettura mantovana (già nel fac simile di scheda presente nel sito della Lombardia, come scrive Marco Persico su Corriere.it, con riguardo alla sola provincia di Mantova risulta proprio impresso il simbolo nazionale Pd e non quello scelto per le regionali). La questione era emersa già sabato sera, probabilmente dopo che nei seggi gli scrutatori avevano autenticato le schede.
In un primo momento il Pd aveva solo segnalato la questione al Viminale, chiedendo anche che fossero ristampate correttamente le schede prima che si aprissero i seggi; cosa che non è stata fatta. Se però per la Regione la questione fondamentale era garantire il corretto svolgimento delle elezioni, anche con le schede sbagliate, si era detto subito che il Pd avrebbe potuto presentare un esposto per chiedere di annullare il voto, proprio per il "vizio simbolico" delle schede. Qualche precedente a loro favore, in fondo, c'era, soprattutto con riferimento alle elezioni comunali o circoscrizionali: definiti i risultati, si sarebbero potuti impugnare gli atti di proclamazione degli eletti, facendo valere proprio l'errore sul simbolo, come in quei casi.
Il problema è che, proprio in quelle occasioni, i giudici avevano annullato le elezioni, ordinandone la ripetizione, perché il simbolo in questione era stato riconosciuto come determinante per l'esito elettorale: è più difficile dirlo in questo caso, considerando che il logo del Pd occupava comunque la più parte del contrassegno (mentre la "lunetta" verde era di estensione minore) e che il collegamento con Gori risultava chiaro dagli altri emblemi della coalizione. 
A seppellire eventuali velleità litigiose dei dem lombardi, tuttavia, deve aver provveduto il risultato delle elezioni regionali: la vittoria schiacciante del leghista Attilio Fontana, arrivata con il 51,26%, deve aver suggerito al Pd (fermo al 19,24%, mentre Gori è arrivato a superare di poco il 29%) di non presentare alcun ricorso, visto che ben difficilmente il giudice avrebbe potuto concludere che la mancanza della scritta "Gori presidente" avrebbe potuto spostare decine di migliaia di voti. Così la questione del simbolo sbagliato sulle schede lombarde a Mantova si è trasformata presto in una nota di colore, in una curiosità da dire e da archiviare in fretta. Era andata in tutt'altro modo negli anni '90, in una città come Pisa e in un piccolo centro come Piscinas; le vicende, però, sono particolarmente interessanti e varrà la pena considerarle altrove.

mercoledì 28 febbraio 2018

Lombardia, simboli e curiosità sulla scheda

Mancano ormai pochi giorni al voto, oltre che per le elezioni politiche, anche per le elezioni regionali di Lombardia e Lazio. Come è stato fatto in passato (e si farà ancora) per le elezioni comunali, ci si limita ad analizzare i simboli così come gli elettori li troveranno sul manifesto delle candidature e sulle loro schede, senza dare attenzione alla fase di deposito: non si dà dunque conto di eventuali contrassegni che non potranno essere scelti in cabina elettorale perché le loro liste non sono state ammesse a partecipare al voto. Partiamo dalla Lombardia, dando i simboli e le coalizioni nell'ordine sorteggiato per la circoscrizione di Milano.


Dario Violi

1) MoVimento 5 Stelle

Ad aprire il manifesto e le schede elettorali delle prossime regionali lombarde è il simbolo del MoVimento 5 Stelle, che schiera alla guida della regione Dario Voli. Nessuna novità, tecnicamente, nel simbolo, sia perché la grafica generale non cambia, sia perché nel contrassegno il sito riportato, "ilblogdellestelle.it", è quello scelto alla vigilia delle elezioni politiche e svelato in occasione del deposito al Ministero dell'interno. Il simbolo, ovviamente, corre in perfetta solitudine, come è sempre stato in ogni tipo di elezione, politica, regionale o comunale che fosse; in ogni caso, era e resta perfettamente riconoscibile da chiunque, senza bisogno di correre con altri soggetti.


Onorio Rosati

2) Liberi e Uguali

Al MoVimento 5 Stelle segue l'emblema di un'altra corsa solitaria, quella di Onorio Rosati che è sostenuto soltanto da Liberi e Uguali. Nella struttura il simbolo del cartello elettorale che a livello nazionale è guidato da Pietro Grasso è identico all'emblema depositato alle politiche; cambia soltanto la parte inferiore, che al riferimento al presidente del Senato uscente sostituisce la dicitura "In Lombardia". Anche a uno sguardo non troppo attento, tuttavia, appare come la parola "in" sia quasi illeggibile; in più, se probabilmente è stata centrata avendo come riferimento la sottolineatura di "Uguali", nella composizione generale sembra del tutto fuori asse. Non si poteva proprio evitare?

Giorgio Gori

3) Insieme x Gori

Il terzo candidato in ordine di sorteggio è Giorgio Gori, dunque dalla posizione numero 3 dei contrassegni si dipana la sua coalizione, composta da ben sette liste, ben di più delle quattro del centrosinistra nazionale. Il sorteggio ha stabilito che per prima comparisse su schede e manifesti Insieme, che anche in Lombardia raccoglie i simboli del Psi, dei Verdi e di Area civica (e le foglie dell'Ulivo); la struttura è identica a quella del simbolo presentato a livello nazionale, ma per l'occasione è stata aggiunta la dicitura "x Gori", con il pallino della "i" colorato di rosso in uniformità allo stile dell'emblema. Tutto sommato non ci sta malissimo, ma quella "x" che significa "per" francamente stona un po'.

4) Gori presidente

La legge elettorale lombarda, come si sa, non prevede il "listino" del candidato presidente, ma di certo non impedisce di presentare una lista che sia sua diretta espressione. Così, seconda della sua coalizione, compare la formazione Gori presidente, che come emblema sceglie un profilo stilizzato e stondato della Lombardia, azzurro scuro, su fondo color carta da zucchero: su tutto campeggia il cognome del candidato presidente in bianco e la dicitura "presidente" in arancione. Non si può certo dire che il simbolo comunichi qualcosa di particolare, ma in effetti non ne ha bisogno: l'abbinamento di nome e grafica in fondo racchiude tutte le informazioni di cui chi guarda il simbolo ha bisogno. 

5) Lombardia progressista - Sinistra per Gori

Terza lista all'interno della coalizione che sostiene Gori è Lombardia progressista - Sinistra per Gori, che non fa riferimento ad alcuna lista nazionale esistente, ma è ugualmente facile da identificare, soprattutto grazie al colore. Al di là del bianco, infatti, spicca l'altro colore, ossia l'arancione, legato dal 2011 all'esperienza da sindaco di Giuliano Pisapia (e anche alla lista Sinistra per Milano che finì per sostenere Sala); in più c'è l'aggettivo "progressista", lo stesso del Campo che Pisapia avrebbe voluto creare a livello nazionale. Curioso che ci siano tre (vere) foglioline nel simbolo, quasi a fare concorrenza a quelle di LeU, e che questo sia l'unico altro emblema a schierare la parola "sinistra", oltre a quello della Sinistra per la Lombardia di cui si dirà poi.

6) +Europa

Al quarto posto nella coalizione di centrosinistra è stato sorteggiato il simbolo di +Europa, che non desta nessuna sorpresa sul piano grafico. Si tratta infatti esattamente del simbolo che si era pensato in origine di presentare alle elezioni politiche. Unica differenza, infatti, è l'assenza della "pulce" di Centro democratico, che però in Lombardia (e, come si vedrà, anche in Lazio) non sarebbe servita a nulla: a livello nazionale ha consentito di presentare liste senza firme, mentre in Lombardia questo non era possibile, visto che +Europa non poteva contare su un gruppo in consiglio regionale. Il simbolo in questione è anche l'unico a non contenere alcun riferimento a Gori.

7) Obiettivo Lombardia per le autonomie

Sorteggiata per quinta nella coalizione, la lista in questione intende presentarsi come progetto civico, anzi, come "un modo diverso di fare politica" per "riportare al centro la comunità e il senso di appartenenza", "la ricerca per migliorare la nostra grande Regione" (come si legge nel loro sito). Obiettivo Lombardia per le autonomie (che nell'ultima parte ricorda tanto la vecchia Dca di Rotondi, ma non c'entra nulla) è nata soprattutto dal consigliere uscente Corrado Tomasi e dal parlamentare (ex Scelta civica) Gianfranco Librandi, appoggia con chiarezza il candidato Gori (il nome è molto evidente) e adotta una sorta di tricolore con il profilo verde della regione e un elemento rosso con i rilievi lombardi. A conti fatti, però, il simbolo sembra ammassare fin troppo materiale.

8) Civica popolare per Gori

Il penultimo posto nella coalizione a sostegno di Giorgio Gori spetta a Civica popolare, dunque alla lista che a livello nazionale è guidata da Beatrice Lorenzin. La struttura dell'emblema è identica a quella del contrassegno depositato per le elezioni politiche, a partire dal fiore "petaloso" (e de-Conadizzato) e dai cinque microsimboli disposto in fila, giusto per far capire chi partecipa a quest'avventura politica. In questo caso, peraltro, il nome di Lorenzin è stato sacrificato, sostituito dall'espressione "per Gori", con il cognome del candidato alla presidenza scritto con la stessa font usata dalla sua lista personale. Ed è singolare che, tra le poche liste a farlo, ci sia anche quella più moderata del gruppo.

9) Partito democratico

Se, tutto sommato, la sorpresa apportata dal simbolo precedente è stata molto contenuta, non si può certo dire che il contrassegno che chiude la coalizione a sostegno dell'attuale sindaco di Bergamo presenti elementi originali. Il simbolo del Partito democratico, infatti, è il solito, soltanto leggermente ridotto di dimensioni per fare spazio - nella parte inferiore - a un segmento verde che contiene, in bianco, la dicitura "Gori presidente", sempre con la font notata prima. Una soluzione grafica, quella del segmento, forse meno elegante rispetto a una fascia verde su cui scrivere il nome, ma certamente più funzionale per dare peso visivo al cognome del candidato (in più era la stessa utilizzata nel 2013 per Umberto Ambrosoli).

Angela De Rosa

10) CasaPound Italia

Esaurita la coalizione che appoggia la candidatura di Gori, il sorteggio ha collocato in decima posizione la lista di CasaPound Italia, che candida alla presidenza Angela De Rosa. Il simbolo, presente per la prima volta alle elezioni regionali lombarde, è esattamente lo stesso depositato ormai dal 2013 in occasione delle elezioni di livello nazionale e utilizzato in ogni altra consultazione elettorale, anche locale. La tartaruga con il carapace a otto lati emerge da manifesti e schede e si prepara a intercettare parte dei voti dei delusi da altre forze politiche e dell'area che un tempo si sarebbe definita di destra. Si vedrà il risultato di questo debutto a livello regionale.

Giulio Arrighini

11) Grande Nord

La sorte, dopo CasaPound, ha collocato un'altra lista singola, che davvero non poteva mancare in Lombardia: si tratta di Grande Nord, il progetto politico voluto e plasmato dall'ex leghista Roberto Bernardelli e che candida al Pirellone Giulio Arrighini, già al fianco di Bernardelli quando questi fondò la Lega Padana (i colori sono esattamente gli stessi), in seguito alla guida dell'Unione padana (simbolo, come il precedente, caratterizzato dalla croce - rossa su bianco - di san Giorgio su fondo blu) e poi ancora tra i fondatori di Indipendenza Lombarda. E non può non colpire come questo sia l'unico simbolo di queste elezioni a contenere la parola "Nord", per giunta in grande evidenza: basterà ad assicurarsi i voti di chi vuole attenzione per il settentrione d'Italia (Lombardia compresa, ovviamente)?

Massimo Roberto Gatti

12) Sinistra per la Lombardia

In Lombardia il simbolo di Potere al popolo! non si vede e non si vedrà sulle schede (su quelle delle regionali, ovviamente ci sarà su quelle delle elezioni politiche). Al suo posto, la sinistra radicale ha scelto di denominarsi Sinistra per la Lombardia, candidando alla presidenza l'ex consigliere provinciale di Rifondazione comunista Massimo Roberto Gatti e scegliendo come simbolo il nome stesso della lista sormontato da una grande stella a cinque punte rossa, come rosso è la circonferenza "pennellata" che racchiude tutto (scelta grafica che ricorda molto il simbolo Prima il Nord! presentato da Diego Volpe Pasini, che però era incentrato sul verde). Questo, ovviamente, è l'unico altro emblema che contiene la parola "sinistra" in questo turno elettorale: in Lombardia, evidentemente, non è tabù. 

Attilio Fontana

13) Forza Italia

Ultimo tra i candidati alla presidenza della Regione Lombardia è Attilio Fontana (solo omonimo del cantante che militò nei Ragazzi Italiani). Primo simbolo sorteggiato della coalizione - anch'essa, come quella di Gori, composta da sette liste - è quello di Forza Italia. L'emblema, in realtà, riserva ben poche sorprese: dopo il nuovo ingrandimento - rispetto allo stile del 2014 - del cognome di Berlusconi, che ricalca a colori invertiti la grafica del 2006, la bandierina tricolore resta nella parte alta del cerchio, leggermente debordante, mentre l'indicazione del candidato presidente si sposta nuovamente in basso. In fondo si tratta di un emblema pulito e relativamente equilibrato.

14) Partito pensionati

In questo caso non c'è proprio alcuna sorpresa. Il simbolo è proprio quello del Partito pensionati che siamo abituati a vedere sulle schede ormai da trent'anni, con la parola "Pensionati" in blu su fondo bianchissimo; la collocazione, nel centrodestra, è la stessa da tantissimo tempo. Anche la candidata come capolista (a Milano), Elisabetta Fatuzzo - figlia di Carlo, fondatore e leader nazionale del partito - è una sorta di certezza, essendo consigliera regionale uscente alla sua quarta consiliatura (ma in lista a Milano ci sono anche l'ex deputato Lino Miserotti e l'ex consigliera regionale piemontese Sara Franchino). Le elezioni porteranno di nuovo il partito sui banchi dell'assemblea regionale?

15) Fratelli d'Italia

Nessuna sorpresa anche per il simbolo presentato dalla lista di Fratelli d'Italia, che a Milano in testa presenta l'ex parlamentare e vicesindaco Riccardo De Corato (ma subito dopo di lui c'è Maria Teresa Baldini, che nel 2016 alle amministrative milanesi aveva promosso la lista Fuxia People). Il contrassegno prescelto è esattamente lo stesso depositato in vista delle elezioni politiche, con l'emblema di Fdi inserito in un altro cerchio con struttura simile e con il nome molto evidente di Giorgia Meloni. Rispetto all'emblema del 2013, sono sparite le corde e soprattutto è tornata la fiamma tricolore che ricorda il passato: servirà a fare maggior presa sugli elettori?

16) Noi con l'Italia - Udc

Nessuna personalizzazione nemmeno per il contrassegno utilizzato dalla lista Noi con l'Italia - Udc, che in Lombardia ha come esponente di punta l'ex ministro Maurizio Lupi. Il simbolo, infatti, anche in questo caso è identico a quello definito pochi giorni prima del voto politico: esso unisce al nome del progetto politico promosso da Lupi, Raffaele Fitto, Flavio Tosi e altri (con pacchetto grafico di blu di fondo e arcobalenino tricolore pennellato) lo scudo crociato in primo piano, sopra le vele presenti ormai da anni sul simbolo del'Udc (e al massimo un po' scolorite, per non rubare troppo la scena allo scudo). Tra i più interessati al risultato finale della coalizione e al suo interno c'è sicuramente anche il gruppo che si riconosce in questo emblema.

17) Parisi per Fontana - Energie per la Lombardia

Per l'occasione, a qualcuno dev'essere venuta voglia di ribaltare uno dei simboli ultimi nati, così sulla scheda arriva l'emblema di Energie per l'Italia, fondato dall'ex candidato sindaco di Milano Stefano Parisi. Ci arriva però come Energie PER la Lombardia, riducendo di molto la dimensione delle lampadine e portando in alto il segmento circolare che contiene la dicitura "Parisi con Fontana": il cognome del candidato alla presidenza è ben visibile, ma anche quello di Parisi non scherza ed emerge bene, color carta da zucchero su fondo bianco. La vigilia del deposito della candidature era stata decisamente tumultuosa, ma alla fine il rapporto con il centrodestra non è stato in discussione.

18) Lega 

Non poteva ovviamente mancare il simbolo leghista per eccellenza, Alberto da Giussano, che campeggia tuttora all'interno del contrassegno della Lega, ormai non più Nord: il nome residuo, in ogni caso, se possibile è ancora più evidente nella parte superiore del cerchio, così come ha grande visibilità il cognome di Matteo Salvini riportato in un giallo che spicca. Non può sfuggire la peculiarità "nazionale" del contrassegno, che contiene un riferimento verbale alla Lombardia e - soprattutto - la "pulce" della Lega lombarda, presente come sempre in queste terre con l'immagine del guerriero al centro del profilo della Lombardia. Toccherà agli elettori interpellati dimostrare quanto fosse importante o poco rilevante parlare di Nord in Lombardia.

19) Fontana presidente

Chiude la coalizione di centrodestra ed è anche l'ultimo simbolo a essere sorteggiato sulla scheda quello della lista Fontana presidente, che dunque esprime un gruppo di candidati che più si riconosce nella persona che punta a ottenere la carica detenuta finora da Roberto Maroni. Il simbolo con la croce di san Giorgio tracciata a pastello a cera, a dire il vero, è tutt'altro che nuovo: era stato Roberto Calderoli a svelarlo per la prima volta, depositandolo in vista delle elezioni politiche del 2013 (salvo poi ritirarlo) con il cognome di Maroni, stessa versione che si ritrovò sulle schede regionali lombarde dello stesso anno. Ora che Maroni non si è ricandidato, al posto del suo nome c'è quello di Fontana, ma il concetto non cambia.