Non è passata inosservata la decisione di Simonetta Matone di lasciare la Lega per Salvini premier il giorno dopo il congresso straordinario di Milano (cui non era presente). A Simone Canettieri del Corriere della Sera ha spiegato che alla base del suo abbandono - a favore di Forza Italia, al cui gruppo in Senato risulta ora iscritta - c'erano tre motivi: "Non sono stata valorizzata dal partito, il progetto del segretario sembra non contemplare più il Centro e il Sud e soprattutto non sono d'accordo con la deriva giustizialista, di estrema destra e antieuropeista di Salvini".
Più di qualcuno è rimasto colpito che l'abbandono della romana Matone (forse uno dei volti più noti del partito tra coloro che non provengono dalle regioni del Nord) sia avvenuto proprio dopo che Matteo Salvini aveva proposto, all'interno del congresso, l'adozione di un nuovo simbolo che recuperasse la vecchia denominazione Lega Italia Federale, con il proposito dichiarato di "tenere insieme", di essere "federalisti senza escludere".
Sul Foglio.it, peraltro, Carmelo Caruso ha notato che "il nuovo simbolo doveva essere emendato nello statuto. Una svista ma di fatto non è stato messo al voto". Un "pasticcio", secondo Caruso, anche se con tutta probabilità quella di Salvini era solo una proposta fatta da uno dei due candidati (che in effetti era il segretario uscente, ma questo influisce solo sulla probabilità che la proposta sia accolta, non sulle procedure), proposta che dovrà essere valutata dal consiglio federale. Finora, peraltro, la Lega per Salvini premier non ha mai utilizzato alle elezioni il suo simbolo descritto nello statuto e a questo allegato, cioè "un rettangolo di colore blu in cui campeggia la scritta 'Lega per Salvini Premier' in bianco, circondata da una sottile cornice sempre di colore bianco". Posto che storicamente i contrassegni elettorali hanno forma rotonda, il simbolo - immutato dal 2017, quando apparve per la prima volta nello statuto approvato dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici - è sempre stato usato solo in parte (l'area in cui è scritto "Salvini premier"), all'interno del contrassegno composito in cui campeggia Alberto da Giussano, e non risulta che l'uso in concreto di un emblema diverso da quello ufficiale sia mai stato in qualche modo ritenuto irregolare. Del resto, l'art. 3, comma 5 dello statuto prevede: "Il Consiglio Federale, per tutti i tipi di elezione, può apportare al simbolo e al contrassegno, le modifiche ritenute più opportune nel rispetto delle disposizioni di legge in materia. In particolare potrà deliberare di presentare contrassegni elettorali, sia con la denominazione 'Lega per Salvini Premier', sia con l’aggiunta di tutte le sue varianti regionali nel caso di elezioni regionali o amministrative".
Lo statuto, dunque, potrebbe dover essere modificato a breve, per recepire la nuova proposta simbolica di Salvini. Proposta che, tuttavia, deve fare i conti con la nuova iniziativa agita dal Comitato per il Congresso Federale, presieduto dall'ex deputato della Lega Nord Gianluca Pini e che ha aperto alla firma dal 1° settembre la richiesta alle due cariche principali della stessa Lega Nord - il commissario federale Igor Iezzi e l'amministratore federale Giulio Centemero - affinché sia convocato un nuovo congresso federale del partito, "essendo decorso ampiamente il termine ordinario di durata degli organi e permanendo dal 31 gennaio 2020 una gestione commissariale" e siano esibiti il libro dei soci e il registro dei verbali degli organi collegiali "al fine di verificare la consistenza della base sociale e la regolarità della gestione".
In particolare, Pini - come primo firmatario della richiesta - ha scritto a Iezzi e Centemero perché trasmettano ai membri del consiglio federale della Lega Nord per l'Indipendenza della Padania (il nome ufficiale è ancora questo) una comunicazione in cui si sottolinea che il simbolo proposto da Salvini nel suo intervento congressuale a Milano "non appartiene alla Lega per Salvini Premier. È della Lega Nord", ricordando la scelta del 1993 di adottare quell'emblema per concorrere alle elezioni al Centro-Sud tra il 1993 e il 1995 e di ridenominare - al Congresso Federale straordinario (Milano, 10-12 febbraio 1995) - "Lega Nord Italia Federale" il partito, denominazione mantenuta fino al 1997. L'obiezione si fonda su una disposizione statutaria: l'art. 3 - lo stesso sulla base del quale "Il Consiglio Federale può concedere, anche ai fini elettorali, l’utilizzo del simbolo, in tutto o in parte, alle nazioni regolarmente costituite ai sensi del presente Statuto, nonché ad altri Movimenti politici le cui affinità con gli obiettivi di Lega Nord sono rimesse alla valutazione del Consiglio Federale" - precisa che "Tutti i simboli usati nel tempo dal Movimento o dai movimenti in esso confluiti, o che in esso confluiranno, anche se non più utilizzati, o modificati, o sostituiti, nonché qualunque altro simbolo contenente la dicitura Lega Nord, sono di proprietà esclusiva della Lega Nord".
Pini sottolinea come "Lega Italia Federale" sia tanto "il nome di un movimento confluito nella Lega Nord per deliberazione del suo Congresso" (evidentemente nel 1993 si era scelto di costituire un'associazione ad hoc, come si era fatto nel 1989 con l'Alleanza Nord), quanto "un simbolo usato nel tempo dal Movimento e non più utilizzato", per cui l'art. 3 dello statuto - tuttora vigente - "lo copre due volte". Da un lato l'ex deputato rileva che "ai soci non risulta che una deliberazione" del consiglio federale per concedere l'uso totale o parziale del simbolo della Lega Nord alla Lega per Salvini premier "sia mai stata assunta"; dall'altro, anche in presenza di una decisione simile, questa varrebbe solo per il simbolo cui si riferisce, senza potersi estendere automaticamente "a un contrassegno nuovo, e meno che mai a un simbolo storico del Movimento che il Movimento non usa da trent'anni". L'azione del Comitato per il Congresso, dunque, intende prevenire qualunque "deliberazione che conceda, ratifichi o sani quell'uso", ritenendo che una decisione in tal senso sarebbe comunque illegittima: poiché il consiglio federale è stato eletto per l'ultima volta il 21 maggio 2017 al sesto congresso federale (e nel 2022 la Lega Nord, rispondendo a un'azione avviata dallo stesso Pini con altri militanti, aveva confermato essere ancora in carica), in base allo statuto quel consiglio federale sarebbe ormai scaduto da quattro anni e non potrebbe, secondo Pini, "disporre, a favore di un altro partito, del bene più identitario del patrimonio del Movimento"; vista la richiesta di convocare il congresso da parte del comitato, "concedere ora il simbolo ad altri significherebbe privare il Congresso, prima ancora che si riunisca, dello strumento senza il quale la Lega Nord non può tornare a presentarsi agli elettori"; da ultimo, la nota ravvisa un "evidente conflitto di interessi" in capo a qualunque membro del consiglio federale che ricoprisse "cariche o mandati nel soggetto beneficiario della concessione", con conseguente obbligo di astensione.
La nota, dunque, si conclude con una diffida a ciascun membro del consiglio federale (affinché non partecipi ad alcuna decisione che disponga di un simbolo di cui è titolare la Lega Nord, fino alla richiesta celebrazione del congresso, perché "è lì, e non in una deliberazione del Consiglio scaduto, che il destino del simbolo della Lega Nord deve essere deciso"), nonché al commissario federale (affinché non rilasci autorizzazioni all'uso del simbolo o revochi quelle emesse): ogni atto contrario alla diffida sarà impugnato e si chiederà la tutela del simbolo stesso "anche in sede di deposito dei contrassegni elettorali".
Vale la pena ricordare che lo scorso 19 ottobre Pini, sempre in qualità di presidente del Comitato per il Congresso federale, aveva già scritto ai singoli membri del consiglio federale, invitandoli garbatamente a seguire la via indicata dallo statuto (art. 9) per la convocazione straordinaria del congresso federale "su richiesta della maggioranza dei membri del consiglio federale", organo chiamato a riunirsi almeno ogni tre mesi (art. 13), La stessa lettera inviata ai consiglieri ricordava un profilo non irrilevante, dal punto di vista organizzativo, contabile e giuridico: la Lega Nord risulta ancora iscritta al Registro nazionale dei partiti e -notava Pini - continua a percepire una quota del 2 per mille Irpef in base ai rendiconti che continua a pubblicare e a trasmettere alla Commissione di garanzia come previsto dalla legge. L'accesso a quei contributi, tuttavia, sarebbe subordinato al rispetto del metodo democratico (art. 2, comma 2) e all'esistenza di uno statuto le cui disposizioni fissino, fra l'altro, la durata degli incarichi e "la cadenza delle assemblee congressuali". Per il Comitato "l'inerzia non è una condizione neutra" e "il tempo non lavora a favore di chi la subisce", per cui sarebbe stato opportuno - per il bene del partito e, si intuisce, per evitare di incorrere in responsabilità - sottoscrivere la richiesta di convocazione del congresso, in modo che il consiglio federale potesse "riprendere la funzione che lo Statuto gli assegna, prima che vi provveda un'autorità esterna".
Vero è che la Commissione di garanzia ha solo il compito - formale, più che sostanziale - di verificare la "democraticità" delle regole statutarie, non anche di valutare la conformità del comportamento del partito alle regole che esso stesso si è dato. L'invito aveva però colto uno dei punti più critici del "diritto dei partiti" così come lo si è visto operante finora. Anche la questione di un eventuale, ulteriore "prestito" di simbolo non sarebbe irrilevante; sarebbe molto interessante, per dire, prendere conoscenza dell'atto con cui il consiglio federale - dopo il congresso del 2019 - aveva concesso alla Lega per Salvini premier l'uso del simbolo della Lega Nord, in particolare di parte del nome e della figura del guerriero di Legnano, nonché di eventuali termini o condizioni di tale concessione. Al di là di ogni polemica, sarebbe un contributo di trasparenza rilevante.


Nessun commento:
Posta un commento