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martedì 18 gennaio 2022

Primi passi del Fronte di liberazione nazionale (di Gilet arancioni e altri)

Mentre la maggior parte delle energie e dell'attenzione dei #drogatidipolitica in questi giorni si concentra sugli ormai prossimi scrutini per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica (e dopo che si è consumato l'altro evento elettorale di gennaio, vale a dire l'elezione suppletiva nel collegio camerale di Roma-Trionfale), occorre non perdere di vista ciò che accade dentro i Palazzi, ma soprattutto al di fuori. In mancanza, ad esempio, di nuove mirabolanti novità in tema di componenti del gruppo misto (alla Camera l'ultima modifica rilevante si è avuta il 1° agosto, con l'aggiunta di FacciamoEco al nome della componente Maie-Psi; al Senato dopo il 23 dicembre ci si è concentrati per un attimo sul nuovo nome della componente IDeA-Cambiamo!-Europeisti-noi Di Centro (Noi Campani), ma ormai è passato quasi un mese), è il caso di vedere cosa si muove altrove, a partire dall'area Gilet Arancioni.
Giorni fa si era già detto che il movimento legato ad Antonio Pappalardo sul proprio nuovo sito aveva sfoggiato un simbolo modificato, con il gilet catarifrangente che aveva fatto la sua comparsa al centro del cerchio e le scritte principali (oltre alla chiave di violino) erano state volte all'arancione, utilizzando il contorno bianco per renderle visibili. Ora vale la pena dire che l'8 e il 9 gennaio si è svolta a Marina di Carrara (presso l'Area Paradiso) una manifestazione organizzata dai Gilet Arancioni e da altri gruppi per riunire un'Assemblea costituente per la Libertà e la Democrazia. Si è trattato di un passaggio volto alla costruzione di un nuovo movimento politico ("e non sociale, culturale o filosofico, perché solo con la politica si salva il paese, non con le chiacchiere", ha detto Pappalardo), un soggetto che - secondo i promotori - dovrebbe opporsi "all'attuale regime postcomunista, che invece di scomparire dopo la caduta del muro di Berlino [...] si è rafforzato in Italia, raggiungendo accordi internazionali per abbattere la sovranità nazionale; imporre in modo esclusivo una moneta, l'euro, così eliminando la sovranità monetaria nazionale; imporre l’adesione ad una Unione Europea, in mano al Nuovo Ordine Mondiale, in dispregio della volontà popolare". Quel soggetto politico - si legge sempre nell'atto costitutivo diffuso prima dell'evento - dovrebbe "raccogliere le istanze della maggioranza del Popolo Italiano, che non si riconosce negli atti liberticidi dei Parlamenti e Governi, che si sono succeduti nel tempo, che hanno cercato di violare e cambiare a proprio uso e consumo i principi fondamentali della Carta Costituzionale con DPCM, illegittimi e anticostituzionali"; tra i suoi primi atti, dovrebbe "invitare la maggioranza degli Italiani a unirsi, per creare le basi per formare una nuova maggioranza parlamentare la quale dovrà istituire un Tribunale Storico delle Verità, contro gli attuali governanti e vertici delle aziende sanitarie, che si sono macchiati di gravissimi delitti contro l'umanità", preparando in seguito "radicali trasformazioni dello Stato Italiano e delle sue relazioni internazionali, con l'obiettivo di cambiare l'attuale sistema politico, economico, sociale e finanziario, creato per ulteriormente arricchire lobby di potere, riunite sotto la sigla 'Nuovo Ordine Mondiale'".
Il nuovo soggetto - che ha come presidente lo stesso Pappalardo e come segretario Nicola Franzoni - si chiamerà Fronte di liberazione nazionale, evitando di proposito parole come "Partito" o anche solo "Movimento". Si è elaborato anche un simbolo, con una R nera pennellata al centro, su fondo bianco, con intorno una corona rossa che contiene il nome scelto. "La R al centro - ha spiegato Franzoni - per me sta per 'Rivoluzione', ma ognuno può vederci la rinascita, la risurrezione o qualunque altra cosa voglia. Il simbolo è semplice e non pasticciato perché deve avere impatto, deve restare impresso in chi va a votare". Tra i soggetti collettivi costituenti, oltre ai Gilet arancioni, c'è Onda popolare (soggetto fondato e guidato proprio da Nicola Franzoni, che nel simbolo mostra un'onda tricolore).
Occorre considerare anche Italia Unita, movimento politico da poco trasformatosi in partito - e guidato dal ristoratore (e fondatore) Francesco Nappi, che ne è il presidente - nonché animato innanzitutto dall'idea di tornare alla moneta nazionale e di abbandonare l'Unione europea e i suoi vincoli (come dimostra il motto #stopEuropa scritto al di sotto della "punta europea" della stella che si distacca. Tra i fondatori del Fronte c'è poi il Movimento Liberazione Italia, di cui si è parlato su questo stesso sito pochi giorni fa anche per il suo simbolo più recente rinnovato: all'evento di Marina di Carrara dell'8-9 gennaio ha infatti partecipato anche la sua figura di riferimento, Giuseppe Pino.
Tra i soggetti promotori della nuova esperienza politica c'è anche Motore Italia, partito fondato il 16 ottobre 2020 ad Ancona da Carlo Negri, con l'idea di tutelare soprattutto la libertà individuale e collettiva e operare per un "rinascimento economico italiano" (che prevede, anche in questo caso, l'abbandono dell'Euro); l'idea di una rinascita, sia pure in ambito economico-produttivo, deve aver suggerito di adottare come simbolo un sole che sorge all'interno di una ruota dentata azzurra (ma con un tocco di tricolore sui denti). La versione dell'atto costitutivo divulgata prima dell'evento nomina anche Grande Nord (guidato da Roberto Bernardelli), Italia sovrana (il nome è quello di un gruppo Facebook, non è dato sapere se legato a una forza politica in particolare) e Noi Piccoli Italiani (progetto politico recentissimo, legato a Wally Bonvicini).
Il nuovo soggetto politico intende avere vari principi ispiratori (centralità della vita e dell'essere umano; istituzione dell’Italia Paese della Pace, al di fuori di una Europa in mano ai poteri forti; adozione della Carta Universale dell’Umanità; abolizione di privilegi e caste; annullamento progressivo delle tasse; creazione del Quarto potere, cioè il potere del popolo che elegge la Corte costituzionale; attuazione del Multipolarismo nella politica internazionale) e nel suo programma (che comprende anche l'uscita dall'Unione europea, dall'Onu e dalla Nato), c'è anche il progetto di battere moneta, cioè la "Lira Italica", prima parallela all'Euro (con il cambio "1 a 1") e comunque da distribuire subito a tutti gli italiani (1500 lire italiche al mese), poi sostitutiva.
Il primo appuntamento pubblico del Fronte di liberazione nazionale è stato sabato pomeriggio a Napoli in piazza Dante. Al di là delle notizie sulla scarsa partecipazione riportate dai media, qui rileva il fatto che un nuovo soggetto politico cerca di muovere i primi passi per tenere insieme posizioni fin qui magari vicine, ma pur sempre distinte. Si vedrà nelle prossime settimane se il simbolo circolerà, se conoscerà qualche variazione e se avrà gambe sufficienti per presentarsi alle elezioni.

mercoledì 22 dicembre 2021

Liberazione Italia, nuovo simbolo e nuova vita fuori dai Gilet Arancioni

Il nuovo simbolo
Chi periodicamente passa in rassegna le pagine legate a partiti e movimenti per scoprire eventuali novità rilevanti, trascurabili o microscopiche può restare colpito di fronte a un simbolo modificato abbastanza da farsi notare e da richiedere di essere guardato con più attenzione, per percepire le differenze e per capire cosa ci sia dietro al ritocco: una semplice evoluzione del segno o, magari, una "ripartenza", un cambio di direzione che meritava di essere segnalato anche dal punto di vista grafico. Ciò vale per i partiti di rilievo, ovviamente, ma la curiosità scatta anche - e forse soprattutto - per le formazioni minori, quelle che fanno la felicità dei #drogatidipolitica (e, probabilmente, la disperazione di chi vive accanto a loro o li osserva, senza riuscire a capirli). 
Il simbolo precedente
Così, in questi giorni, tra una scorribanda e l'altra su Facebook ci si è trovati di fronte alla pagina di Liberazione Italia, un nome che certo non suonava nuovo. Si tratta infatti di una delle forze politiche che nel mese di febbraio del 2019 hanno costituito il Movimento Gilet Arancioni, soggetto politico che ha come portavoce Antonio Pappalardo, a sua volta tra i fondatori del Movimento Liberazione Italia nel 2016. E se il nome, rispetto agli inizi è stato accorciato, anche il simbolo appare diverso rispetto a quello depositato al Viminale nel 2018: al centro c'è sempre un quadrifoglio stilizzato (anche se le quattro foglioline non sono più fatte da cuori pienamente leggibili), ma se prima il tricolore era dato dalla sovrapposizione di tre foglie diverse, ora al centro del cerchio c'è un solo quadrifoglio, tinto dei colori della bandiera ma con le fasce dai contorni interni irregolari. In particolare, la fascia bianca al centro a contorno curvilineo dà l'impressione di una fenice fiammeggiante ad ali spiegate. Dall'emblema è anche sparita la stella con la sigla CLI (dei Comitati Liberazione Italia), sostituita da un segmento curvilineo tricolore, sormontato dalle parole d'ordine del movimento, "lavoro, famiglia, libertà"; niente tricolore invece sul bordo, che questa volta è diventato nero (come il nome scritto nel bordo interno).
Il nuovo simbolo
del Movimento Gilet Arancioni
Qui, più ancora che interrogarsi sulle modifiche del simbolo (che probabilmente risalgono a febbraio), sembra opportuno chiedersi come mai l'emblema sia riapparso, visto che il Mli aveva aderito ai Gilet Arancioni. Da un po' di tempo, tra l'altro, anche il simbolo degli stessi Gilet Arancioni è cambiato (almeno sul nuovo sito web, non sulle pagine dei social): il cerchio è stato diviso nettamente in due in orizzontale e, nella parte superiore, su fondo arancione sfumato, è apparso per la prima volta il gilet citato all'interno della denominazione (nel segmento inferiore è rimasto il tricolore, con la chiave di violino e l'espressione "Si cambia musica", come il nome virata al colore arancione e contornata di bianco). 
Tornando a Liberazione Italia, guardando qua e là si scopre che non c'è nemmeno più il vecchio sito, ma anche qui ne è stato costruito uno nuovo (https://liberazioneitalia.weebly.com/), dal quale si evince che il presidente di Liberazione Italia è tuttora uno dei fondatori, Giuseppe Pino (mentre segretaria è Eleonora Pino). Giuseppe Pino, già commissario della Polizia di Stato, fino circa a un anno fa era il vicepresidente del Movimento Gilet Arancioni e spesso ha operato accanto a Pappalardo, venendo indicato come suo "numero 2"; il nuovo sito dei Gilet Arancioni, tuttavia, non lo riporta più, così come Pappalardo non figura più nel nuovo sito di Liberazione Italia. Il doppio cambio di simbolo e di sito, insieme alla sparizione reciproca dei nomi, in effetti fa pensare che qualcosa sia accaduto, al punto da giustificare una frattura.
In rete non si trova granché sul punto, ma da un paio di video (di un anno fa: il 17 dicembre il filmato di Pappalardo, il 18 dicembre quello di Pino) emergono contrasti, dissapori, finiti anche in parole pesanti: non se ne sa di più, se non che evidentemente quelle divergenze hanno portato a dividere i due progetti, facendo proseguire i Gilet Arancioni e inducendo a riprendere Liberazione Italia, ritoccando entrambi gli emblemi per mostrare che qualcosa era cambiato rispetto al passato. Sarà il tempo a dare conto degli effetti di questi cambiamenti. Nel frattempo Liberazione Italia si presenta come "organizzazione politica che parla al cuore della gente" e che "nasce dal bisogno dei cittadini italiani di restituire dignità e valore sociale alle famiglie e ai lavoratori, di ripristinare i valori nazionali, di recuperare l'orgoglio di italianità, di contribuire a rafforzare il senso della Patria, dell'identità nazionale e della conoscenza delle nostre radici storiche".

sabato 20 aprile 2019

Liste per le europee: esclusioni confermate, restano i dubbi sulle esenzioni

Nessuna modifica al quadro delle liste ammesse a partecipare alle elezioni europee 2019 dalle decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale: oggi, infatti, sono state pubblicate le cinque decisioni che ieri hanno respinto altrettanti ricorsi presentati da tre dei soggetti esclusi dalle candidature (dunque confermando quanto era già stato deciso dagli Uffici elettorali circoscrizionali interessati). In tutti i casi si trattava di partiti che avevano cercato di partecipare al voto europeo senza raccogliere le firme richieste dalla legge.
Due dei ricorsi erano stati presentati dal Movimento Gilet arancioni, con riguardo alle circoscrizioni Nord-Ovest e Centro. Costoro ritenevano di avere titolo di correre alle elezioni senza firme perché il 10 febbraio 2019 sarebbe entrato a far parte di quel movimento un altro soggetto politico, Alleanza democratica, di cui si dichiara l'adesione all'Alde: il presidente del movimento, Giuseppe Pino, invocava dunque "un'interpretazione evolutiva" dell'art. 12, comma 4 della legge elettorale n. 18/1979, in modo da comprendere tra i partiti esenti anche quelli europei come l'Alde. In ogni caso, Alleanza democratica - secondo il ricorrente - si porrebbe, proprio per la sua appartenenza all'Alde, come "soggetto politico dell'Unione Europea, per cui non sono applicabili nei suoi confronti le norme sulla raccolta firme della legge italiana" (sarebbe meritevole d'indagine la presunta identificazione che il ricorso fa tra l'Alleanza democratica che ha operato dal 1994 sotto la guida di Willer Bordon e l'Alleanza democratica da sempre guidata da Giancarlo Travagin; dovrà comunque essere un altro il momento per occuparsene).
L'Ufficio elettorale nazionale, tuttavia, ha negato che il Movimento Gilet arancioni - legato soprattutto al generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo - possa trovarsi in una delle condizioni previste dalla legge per godere dell'esenzione dalla raccolta firme. E questo anche volendo già praticare una lettura in senso estensivo del testo, esonerando dall'obbligo di sottoscrizione anche "i partiti per i quali risulti dimostrato il collegamento con un partito o gruppo politico europeo rappresentato nel Parlamento europeo in carica nel momento delle votazioni", collegamento desunto nel 2014 da "una serie di elementi convergenti", ossia la dichiarazione di affiliazione fatta dal legale rappresentante del soggetto europeo, dal pagamento delle quote associative e dall'inserimento dell'emblema del partito europeo all'interno del contrassegno di lista italiano (si tratta in sostanza del riassunto delle decisioni prese con riguardo al caso dei Verdi Europei). Nel caso di specie, mancherebbe tanto un "atto di affiliazione da parte di un partito europeo", quanto - soprattutto - un contrassegno composito che espliciti all'elettore quel collegamento: ci sarebbe solo la dichiarazione di appartenenza di Alleanza democratica ai Gilet arancioni (da parte del suo presidente Giancarlo Travagin), ma nient'altro.
Altri due ricorsi erano stati presentati da Lamberto Roberti, che aveva depositato il contrassegno Parlamentare indipendente: nelle circoscrizioni Nord-Ovest e Nord-Est (alle quali i ricorsi erano riferiti) Roberti aveva presentato la propria candidatura individuale, configurandola come lista "composta da un solo nominativo" (il suo): gli uffici elettorali lo avevano escluso, ritenendo di trovarsi di fronte a una lista composta da un numero insufficiente di candidati (dovrebbero essere almeno tre) e nemmeno in grado di assicurare il rispetto dell'equilibrio di genere. Il ricorrente, peraltro, ha insistito nella sua posizione di difesa del diritto del singolo a candidarsi individualmente anche alle elezioni del Parlamento europeo.
I magistrati di Cassazione hanno correttamente ribadito che il numero minimo di componenti di una lista è tre, mentre Roberti si era limitato nella sua azione a rivendicare "un'indeterminata libertà nella formazione delle candidature per la elezione dei membri italiani presso il Parlamento europeo"; hanno anche aggiunto che alla candidatura non era allegata alcuna firma a sostegno (né esistevano motivi di esonero dalla raccolta firme), ma soprattutto hanno rilevato che mancava la dichiarazione di trasparenza, dunque già solo per questo il contrassegno non avrebbe consentito la presentazione di liste (e stupisce che l'Ufficio elettorale circoscrizionale non abbia minimamente fatto emergere il problema, almeno stando al riassunto contenuto nella decisione).
Da ultimo, il collegio si è espresso anche sul ricorso presentato da Ora rispetto per tutti gli animali, escluso dalle elezioni nella circoscrizione Nord-Est (l'unica in cui aveva presentato liste). Qui l'ufficio di seconde cure non ha fatto altro che confermare ciò che era già stato rilevato in precedenza, cioè che non era stato prodotto né un numero sufficiente di firme per la presentazione della lista, né qualche documento che attestasse il diritto della forza politica a godere di qualche tipo di esenzione dalla raccolta delle firme. Su questa base, era inevitabile il rigetto del ricorso, con conseguente conferma dell'esclusione già decisa in prima battuta.
Fin qui le decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale, a meno che in un secondo momento non se ne aggiunga qualcuna. Qualche informazione, pur se ovvia, la danno, ma non danno risposta - e non per colpa dell'ufficio in questione - a due questioni fondamentali. Innanzitutto non si trova alcuna considerazione sui passaggi logici seguiti dagli Uffici elettorali circoscrizionali per ammettere senza firme le liste di partiti che hanno legittimamente ospitato nei loro contrassegni le "pulci" di partiti di paesi europei che elessero europarlamentari nel 2014: ciò si spiega soprattutto perché, come si è detto giorni fa, se è possibile ricorrere contro l'esclusione di una lista (o di singole candidature), nessuno può impugnare un provvedimento di accettazione perché non nuoce a nessuno. Il fatto è che, da una parte, sarebbe stato utile capire i passaggi logici di un ragionamento (non svolto, in effetti, dai magistrati di cassazione) che avrebbe meritato qualche riga di spiegazione da parte degli uffici circoscrizionali, visto l'ampliamento notevole rispetto ai precedenti del 2014 che lo stesso collegio nazionale cita. Dall'altra parte, appare strano e non del tutto coerente veder citate dai magistrati di Cassazione, come fonte in cui trovare "specifica informazione" circa la "necessità" dei vari elementi per dimostrare l'adesione a un partito europeo rappresentato all'Europarlamento, le Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature, compilate dalla Direzione centrale dei servizi elettorali del Ministero dell'interno: fonte che proprio gli Uffici elettorali circoscrizionali hanno dimostrato di non aver seguito, ampliando a dismisura i casi di esonero dalle firme (in particolare, accontentandosi del contrassegno composito e della dichiarazione di collegamento con il partito di un paese europeo rappresentato al Parlamento europeo, senza chiedere il pagamento delle quote associative, difficilmente configurabile in questo caso).
Secondariamente, non si trova alcuna spiegazione di un caso oggettivo di incoerenza nel comportamento degli Uffici elettorali circoscrizionali, che a Milano, Roma e Napoli hanno escluso le liste del Ppa - Popolo partite Iva, mentre a Venezia i candidati sono stati ammessi. Bisogna ammettere, pur con molto tatto, che l'anomalia originale è rappresentata proprio da quest'ultimo caso, perché non si capisce davvero con quali argomenti la lista sia stata ammessa a partecipare senza firme a sostegno. Chi conosce Antonio Piarulli, deus ex machina del Ppa, sa che già alle politiche del 2018 aveva proposto una lettura singolare delle disposizioni, per cui nel dire "Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici..." la congiunzione "o" sarebbe utilizzata in senso disgiuntivo, per cui la presenza parlamentare con un gruppo o con un eletto diretto (in questo caso, alle Camere o al Parlamento europeo) sarebbe richiesta solo ai soggetti politici diversi dai "partiti" inseriti nel Registro previsto dalla legge: indubbiamente la tesi è seducente, ma poco praticabile sul piano sistematico (a partire dal fatto che l'art. 12, comma 4 della legge n. 18/1979 ripete per tre volte l'espressione "Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici...", per cui se la lettura fosse quella data da Piarulli non ci sarebbe alcun bisogno di ripetere per tre volte il riferimento ai partiti, essendo questi già esonerati in ogni condizione). 
Evidentemente, però, l'Ufficio elettorale della circoscrizione Nord-Est ha accettato un ragionamento simile, cosa che non hanno fatto gli altri citati: si è dunque creata un'incoerenza tra i due uffici, che non si sarebbe potuta sanare con la ricusazione dell'unica lista ammessa (proprio perché nessuno poteva impugnare quella decisione), mentre si sarebbe potuto tentare di ottenere la riammissione delle liste bocciate nelle altre circoscrizioni proprio sulla base della decisione veneziana. Si era immaginato un ricorso di Piarulli all'Ufficio elettorale nazionale, anche nella speranza che il collegio facesse chiarezza su questo punto, ma al momento non si ha notizia di alcuna decisione (e non si sa nemmeno se i ricorsi siano stati presentati). In caso di nuove notizie, se ne darà debitamente conto.

domenica 31 marzo 2019

I gilet arancioni (senza gilet) che puntano alle europee

E se, in fondo, anche i colori fossero una faccenda relativa? Chi lo dice, per esempio, che il gilet dev'essere per forza giallo? E, ancora prima, chi lo dice che se si parla di gilet debba esserci la sua immagine per forza? Le domande sorgono spontanee, almeno a guardare un altro emblema spuntato nel mese di febbraio, che a guardarlo dice qualcosa ma - probabilmente - non abbastanza sulla sua provenienza.
Ci si riferisce al simbolo del Movimento Gilet Arancioni, soggetto politico fondato il 10 febbraio 2019 "perché - come si legge nell'articolo 1 dello Statuto - le Donne e gli Uomini si trovano oggi sprovvisti di una efficace tutela dei loro doveri e dei loro diritti e sono alla ricerca della giustizia sociale, dell'equità e del rispetto della loro dignità": faro del movimento, dunque, è "il rispetto della dignità dell’uomo, posto al centro di ogni contesto di riferimento, soggetto di diritti naturali inalienabili, di cui alla Carta dei Diritti Universali dell'uomo" e il suo obiettivo principale è "il perseguimento di fini improntati al concetto più ampio di pace, di giustizia e solidarietà sociale, di tutela dei diritti civili e dei doveri istituzionali e morali, contro qualsivoglia sopruso, da chiunque perpetrato".
Il soggetto politico fin dall'inizio si è dato un simbolo, "rappresentato dalla scritta 'Gilet Arancioni', in scritta colore bianco, con sotto la chiave di violino e la scritta 'si cambia musica', avvolti nella bandiera tricolore, il tutto racchiuso in un cerchio color arancione"; nella descrizione manca però il riferimento alla parola "Movimento", posta tra "Arancioni" e la chiave di Sol, con un punto collocato alla fine, senza che si capisca la ragione di quell'inserimento antiestetico.
Va bene l'idea di cambiare musica - anche se l'inserimento della chiave di violino potrebbe non piacere al movimento Tutti insieme per l'Italia, che ne aveva fatto il suo elemento grafico caratterizzante e il cui nome a marzo del 2017 era approdato anche alla Camera, per consentire alla pattuglia di Alternativa libera di costituire una componente del gruppo misto - ma il simbolo, così com'è, non consente di capire chi abbia costituito questa forza politica; e poi, perché il colore arancione, citato a proposito dei gilet senza nemmeno inserire il giacchetto nell'emblema?
La prima risposta arriva dalla lettura dell'atto costitutivo, contenuto nel sito del movimento: si legge che hanno aderito al soggetto politico (e, forse per un lapsus, il testo precisa "Gilet Gialli", con un fraintendimento cromatico non da poco) il Movimento Liberazione Italia, Alleanza Democratica, L'Altra Italia, Popolazione Vivente Sovrana Autodeterminata, Liberazione dei Minori dalle case famiglie e Movimento Liberazione Nazionale del Popolo Veneto. 
L'Alleanza democratica citata è quella di Giancarlo Travagin, mentre L'Altra Italia è un movimento di area destra, il cui simbolo è un'aquila ricavata dai "corni" della fiamma del Movimento sociale italiano; qui però interessa soprattutto il riferimento al Movimento Liberazione Italia, il cui simbolo era tra quelli depositati il 19 gennaio 2018 al Ministero dell'interno in occasione delle elezioni politiche. Non a caso, la parte dello statuto che indica il fine principale del nuovo movimento è identica a quella già letta nello statuto del Mli; soprattutto, però, il portavoce del Movimento Gilet Arancioni è Antonio Pappalardo, già fondatore del Movimento Liberazione Italia. Sempre nello statuto arancione si precisa che "tutte le cariche del Movimento Liberazione Italia, nazionali, regionali, provinciali e locali, vengono confermate nel nuovo Movimento": ciò fa pensare che sia stato il soggetto politico fondato da Pappalardo il massimo contributore di questa nuova associazione politica.
Già, ma il colore? Tocca proprio a Pappalardo spiegarne la scelta in un video: nel dire che il nuovo movimento "darà filo da torcere a questo regime di parassiti, incapaci, incompetenti e abusivi", parla di alleanza con i generali francesi che si sono schierati con i gilet jaunes "che hanno preso spontaneamente il gilet giallo dalla macchina, se lo sono messi addosso e sono andati a Parigi a manifestare contro Macron, soprattutto per liberare la Francia dal giogo tedesco della Merkel" e spiega che il partito è nato in Sicilia e che il colore scelto per la formazione italiana viene proprio dalle arance siciliane, assurte a simbolo addirittura più rilevante degli stessi gilet (eppure i riferimenti ai Gilet Gialli che sfuggono qua e là fa pensare che ci sia stato un cambio in corsa del colore, per evitare grane con altri gruppi).
Nel sito si vede anche un "filmato di giuramento" sul Monte Sacro a Roma (quello individuato come possibile sede del "ritiro sull'Aventino" della plebe e dell'apologo di Menenio Agrippa, ma anche quello di Simon Bolivar, di cui è appunto riportato il giuramento di liberazione del popolo sudamericano), in cui Pappalardo e Giuseppe Pino - altro fondatore dei Gilet Arancioni - parlando dei loro progetti per il paese ("occorre volare alto e non stare in mezzo ai polli!") e insieme proclamano: "Giuro davanti alle bandiere francese e italiana, davanti ai popoli liberi e sovrani, giuro sul mio onore e sulla mia patria che non darà sosta al mio coraggio né riposo alla mia anima, sino a quando non si saranno rotte le catene che ci opprimono per volontà dell'Europa dei burocrati e delle multinazionali".  
Priorità assoluta per Pappalardo è partecipare alle elezioni europee del 26 maggio, con l'idea di ottenere il massimo dei consensi e chiedere che tutto il parlamento e il governo vadano a casa: uno dei primi punti da raggiungere è il recupero della sovranità monetaria, stampando la nuova Lira (del valore di un Euro) della Repubblica federale d'Italia (come si legge sul modello di banconota sventolata da Pappalardo davanti alla telecamera). Non è dunque improbabile che nelle bacheche del Viminale arrivi anche questa volta il simbolo legato al generale Pappalardo; la via di accesso alle schede appare certamente più complicata, visto che passa per la raccolta firme (o per un'esenzione attraverso forze già rappresentate al Parlamento italiano o europeo, la cui concessione peraltro è piuttosto improbabile). Ma c'è da giurare che non per questo i Gilet Arancioni si fermeranno.