domenica 19 maggio 2019

Potenza, simboli e curiosità sulla scheda

Il viaggio tra i capoluoghi di provincia chiamati al voto fa tappa al Sud: questa volta è il turno di Potenza, che esce da cinque anni di amministrazione di Dario De Luca, candidato spinto da Fratelli d'Italia e Popolari per l'Italia che aveva vinto di misura al ballottaggio, ma per cinque anni in consiglio si è trovato in minoranza perché il centrosinistra dominava l'aula consiliare. De Luca non si è ricandidato e ora i potentini trovano cinque aspiranti sindaci (uno in meno rispetto al 2014) e 14 liste (qui il taglio è più vistoso: cinque anni fa erano 20).

Marco Falconeri

1) MoVimento 5 Stelle

Il sorteggio ha collocato in prima posizione tra i candidati Marco Falconeri, proposto come sindaco dal MoVimento 5 Stelle. Si tratta della seconda candidatura per il M5S alle comunali di Potenza e cinque anni fa era andata così così, con la lista che aveva preso il 4,37% (ma se non altro era stato eletto in consiglio il candidato sindaco, Savino Giannizzari). Rispetto ad allora, il simbolo è quasi uguale, visto che è cambiato soltanto l'indirizzo del sito web collocato nella parte inferiore del contrassegno; rispetto ad allora, peraltro, è cambiato tutto il contesto, di politica nazionale e regionale e questo potrebbe influire non poco sul risultato della lista.

 

Bianca Andretta

2) +Europa - Progetto popolare

Seconda candidata, in base al sorteggio, risulta essere Bianca Andretta, schierata dal centrosinistra. Sempre la sorte ha indicato come prima lista +Europa - Progetto popolare. Il simbolo, come il nome suggerisce, è quello di +Europa, nella prima versione conosciuta, cioè con la parte inferiore rispetto al nome tinta di giallo (e dalla base curvilinea); al posto del riferimento a Emma Bonino, visto alle elezioni politiche, qui ha trovato posto la miniatura di Progetto popolare, un soggetto politico di livello regionale, che si è presentato anche alle scorse elezioni lucane (all'interno della Lista del Presidente a sostegno di Trerotola), benché i risultati non siano stati affatto eclatanti. 

3) La Potenza dei cittadini

La seconda lista estratta ha natura completamente civica, anche se la doppia corona rossa di La Potenza dei cittadini farebbe pensare a una collocazione o a un'estrazione socialista (ma evidentemente questo è un dettaglio da #drogatidipolitica). All'interno del simbolo c'è un mezzo leone rampante (per richiamare l'elemento principale dello stemma cittadino, anche se in questo caso è colorato di rosso e non di giallo); al di sotto, in colore blu, si riconosce una raffigurazione stilizzata del viadotto dell'industria - noto anche come ponte Musmeci - che attraversa il Basento e collega la città con la tangenziale Salerno-Taranto (Wikipedia ricorda che si tratta dell'unico ponte riconosciuto e protetto come opera d'arte dal Mibact).

4) Partito democratico

Dopo una lista civica, il sorteggio ha collocato un'altra lista del tutto politica, vale a dire quella del Partito democratico. Nel 2014, con il suo 21,12%, aveva stracciato tutti e aveva trascinato la coalizione alla conquista della maggioranza consiliare (anche se questo non era bastato a far vincere il candidato sindaco di allora, Luigi Petrone). Oggi, come cinque anni fa, il Pd potentino ha scelto di correre alle elezioni con il simbolo nazionale "schietto", senza alcuna indicazione territoriale o della candidata sindaca; certo è più difficile questa volta fare un risultato come allora, vista l'aria che tira a livello nazionale e regionale (come il recente voto lucano ha dimostrato: qui però almeno nessuno ha pensato di "nascondere" il logo del Pd come in regione).

5) Insieme Bianca

Ultima delle liste a sostegno di Andretta è proprio la "lista personale" della candidata sindaca: Insieme Bianca, che accosta i concetti di squadra, di comunità e di lavoro unitario al nome dell'aspirante prima cittadina. Proprio il nome della lista è il nucleo di questa formazione civica, nella quale peraltro non manca una spruzzatina di politica: a guardare bene nella parte inferiore del simbolo, infatti, si legge il riferimento - molto piccolo, stranamente poco leggibile nella terra d'origine di Roberto Speranza - ad Articolo Uno (peraltro indicato in forma abbreviata), segno che in questo caso si è preferita la dimensione civica, senza rinunciare a marcare la propria presenza.

Valerio Tramutoli

6) La Basilicata possibile

Ma... siamo alle comunali o alle regionali? Verrebbe spontaneo chiederselo, visto che tra i candidati alla poltrona di sindaco di Potenza c'è anche Valerio Tramutoli, che alle regionali aveva corso come candidato presidente per la sinistra, e che uno dei due simboli che lo sostengono in quest'occasione è quasi identico nella struttura e nel contenuto a quello visto proprio sulla scheda lucana (c'è in più il nome del candidato, oltre al cognome, e il segmento marrone che contiene la parola "sindaco"). La Basilicata possibile, dunque, come marchio politico torna all'attenzione degli elettori, dopo aver ottenuto poco più del 4% a livello regionale.

7) Potenza città giardino

Oltre al marchio politico già visto alle regionali, la candidatura di Tramutoli è sostenuta pure dalla lista Potenza città giardino, che già dal nome esprime il progetto che più sta a cuore all'aspirante sindaco (fisico e docente di telerilevamento ambientale). La sua idea, infatti, è di arrivare a una città "verde e carbon free", che smetta di consumare suolo (ristrutturando quel che c'è e recuperando gli edifici vuoti), che chiuda il centro storico al traffico e contempli gli spostamenti con scale mobili e navette elettriche. Queste e altre idee sono simboleggiate da un emblema decisamente green, con un grande albero stilizzato che sovrasta le costruzioni della città.

Giuseppe Ferraro

8) Potenza nel cuore

Si presenta sostenuto da una sola lista Giuseppe Ferraro, candidato civico ma con un passato socialista (era stato eletto nel 2014 con la lista Socialisti uniti, legata al progetto che fu di Saverio Zavettieri e che in terra lucana non si era esaurito). Il nome della formazione che lo sostiene è Potenza nel cuore: a differenza di quanto accade altrove, tuttavia, qui non c'è nessun cuore disegnato nell'emblema, che al contrario consiste in una corona circolare amaranto - nella quale trovano posto i concetti "Ambiente", "lavoro" e "identità" - e nel nome posto al centro del cerchio bianco. Il tutto rigorosamente in Times New Roman, per uno dei simbolo più anonimi che si potessero realizzare.

Mario Guarente

9) Idea - Popolo e libertà

Di liste in giro per l'Italia ne ha presentate poche, ma Idea - Popolo e libertà a Potenza c'è ed è la prima formazione delle sei che sostengono la candidatura a sindaco di Mario Guarente, aspirante primo cittadino indicato dal centrodestra. Si diceva di Idea: il progetto politico di Gaetano Quagliariello (in cui sono confluiti anche i Popolari liberali di Carlo Giovanardi) sceglie di correre alle amministrative potentine e lo fa con il simbolo noto a livello nazionale, anche se - per dire - nessuno aveva pensato di depositarlo in vista delle ultime politiche o delle europee. Evidentemente a Potenza e altrove ci tengono di più e cercano di far sentire la propria presenza, ovviamente nel centrodestra. 

10) Lega

Esordio assoluto per la Lega alle elezioni amministrative di Potenza, dopo che alle ultime politiche ben il 7% degli elettori potentini aveva messo per la prima volta la croce sul simbolo di Alberto da Giussano. L'emblema che finisce sulle schede elettorali amministrative è quasi uguale a quello (nonché al simbolo che si ritroverà nella scheda delle europee): l'unica differenza è il riferimento alla regione Basilicata, che sostituisce quello al "premier" Salvini. Proprio lo stesso simbolo che, a marzo, il 17,54% dei potentini aveva votato alle regionali, il risultato migliore dopo quello leggermente maggiore del M5S. La Lega, insomma, parte da qui e non è improbabile che la strada sia già tracciata.

11) Forza Italia

Cinque anni fa, la lista di Forza Italia si era dovuta accontentare del 5,14%, una percentuale davvero bassa per una forza che fino a poco tempo prima aveva governato a livello nazionale. Alle ultime regionali le cose erano andate meglio, con un partito sopra l'8%: probabilmente la lista parte da qui, sperando di ottenere un risultato migliore, che possibilmente le dia qualcosa di più dell'unico consigliere comunale conquistato nel 2014. Il simbolo è quasi uguale a quello di cinque anni fa, fatta eccezione per la bandierina (spinta un po' fuori dal cerchio per allargare il cognome di Berlusconi) e per il nome del comune, scritto dritto e non più ad arco.

12) Potenza civica

Proseguendo con l'analisi delle liste, si incontra la prima formazione civica tra quelle che sostengono Guarente. Anzi, a dire il vero Potenza civica è anche l'unica lista della coalizione a contenere, all'interno del suo simbolo, il riferimento allo stesso candidato alla guida del comune. Per il resto, in questo emblema in cui dominano l'azzurro e il blu del fondo, si riconosce di nuovo - sotto un nastrino tricolore - il profilo del ponte Musmeci, evidentemente percepito da più parti come segno del territorio, nel quale in molti possono riconoscersi, almeno più che in monumenti "tradizionali". Riuscirà questa formazione civica a contribuire in modo significativo al risultato finale di Guarente?

13) Fratelli d'Italia - Forza civica - Il Popolo della famiglia

"Triciclo" sostanzialmente inedito, questo, anche sul piano grafico. L'elemento centrale del contrassegno è rappresentato dal simbolo nazionale di Fratelli d'Italia, il partito più votato nella coalizione del sindaco eletto nel 2014 (anche se, alla fine dei conti, aveva solo superato di poco il 6%); questa volta, però, è inserito in un cerchio - con la stessa struttura, tagliato a tre quinti da una fascia tricolore - che non comprende il nome di Giorgia Meloni, ma le miniature del Popolo della Famiglia e di Forza civica, associazione politico-culturale di centrodestra di livello nazionale, ma che non compare spesso sulle schede. A Potenza, invece, ci sarà.

14) Lista civica per la Città

Dopo Fratelli d'Italia, ecco un altro ritorno. Il compito di chiudere manifesti e schede (oltre che la coalizione di centrodestra) è stato affidato dal sorteggio alla Lista civica per la Città, che aveva fatto parte - assieme a Fdi e ai Popolari per l'Italia - della coalizione a sostegno di Dario De Luca cinque anni fa. Rispetto ad allora, il simbolo è quasi uguale, tranne che per l'assenza di ogni riferimento al nome del nuovo candidato sindaco: i colori, in compenso, sono gli stessi e altrettanto vale per il profilo del leone, che appare molto più tranquillo rispetto alla figura del leone rampante, soggetto di una statua simbolo della città (e collocata in piazza 18 agosto).

Piemonte, simboli e curiosità sulla scheda

Oltre alle elezioni europee e al turno più nutrito di elezioni amministrative, non si può dimenticare che domenica prossima si voterà anche per le regionali in Piemonte, dopo che cinque anni fa l'annullamento del voto del 2010 fece riaprire le urne anzitempo. Il presidente uscente, Sergio Chiamparino, se la vedrà con tre avversari (cinque anni fa c'erano sei contendenti ai nastri di partenza) e i piemontesi troveranno sulla scheda in tutto 14 liste (due in meno rispetto al 2014). Candidati e liste verranno presentati secondo l'ordine sorteggiato con riguardo alla circoscrizione di Torino.

Giorgio Bertola

1) MoVimento 5 Stelle

Il sorteggio ha collocato al primo posto il candidato alla presidenza Giorgio Bertola, indicato dal MoVimento 5 Stelle. La formazione politica che guida la città di Torino nel 2014 era stata la seconda più votata (con il 20,35%, solo il Pd aveva fatto meglio) e il candidato presidente, Davide Bono, aveva sfiorato il secondo posto. Anche questa volta la corsa del candidato alla guida della regione è solitaria, non essendoci altre liste alleate; il simbolo è quasi lo stesso di allora, fatta eccezione per il sito indicato nella parte inferiore, che ora è Ilblogdellestelle.it. Certamente per il M5S quello regionale è un test importante, perché almeno in parte dipenderà dal gradimento dell'amministrazione torinese.

Alberto Cirio

Subito dopo il MoVimento 5 Stelle, la sorte ha indicato come aspirante presidente Alberto Cirio, candidato unitario del centrodestra. Dal momento che è sostenuto da una coalizione e in Piemonte si applica ancora - al di là delle disposizioni sull'esenzione dalla raccolta firme - la disciplina nazionale cedevole, ai candidati presidenti è concesso adottare un contrassegno unico per distinguere la loro candidatura. Cirio ha scelto un simbolo semplice e pulito, con il suo cognome scritto a caratteri cubitali (stessa font Helvetica di Forza Italia) e racchiuso tra due segmenti circolari, uno rosso e uno verde. Di facile lettura, non può passare inosservato e non lascia dubbi.

2) Sì Tav sì lavoro per il Piemonte nel cuore

La prima lista in appoggio a Cirio sorteggiata nella circoscrizione di Torino è quella forse dal nome più lungo: Sì Tav sì lavoro per il Piemonte nel cuore. Al di là del riferimento alla candidatura di Cirio (anche qui impossibile da non notare), appare il primo riferimento pro Tav - ma ce ne saranno molti altri e si nota il nome "Piemonte nel cuore" (con le ultime due parole scritte in modo decisamente lezioso e, stavolta, ben poco appariscente), nome del progetto politico promosso dal consigliere regionale uscente Gianluca Vignale (Movimento nazionale per la sovranità, ma eletto con Fi), poi unitosi a Sì Tav sì lavoro di Bartolomeo (Mino) Giachino, che ha promosso varie manifestazioni a favore dell'alta velocità. Dopo aver iniziato la raccolta firme, partecipa alle elezioni con l'esenzione concessa dalla Lega: grazie a questo, è l'unica lista civica della coalizione di centrodestra.

3) Unione di centro - Ppe

Decisamente più politica appare la lista sorteggiata successivamente, quella dell'Unione di centro, che in ogni caso indica chiaramente la sua posizione in queste elezioni (nel 2014, con Ncd, aveva sostenuto la candidatura di Enrico Costa) inserendo "Cirio presidente" nel segmento rosso di solito dedicato all'Italia (e, un tempo, a Casini). Da notare che, questa volta, sotto allo scudo crociato non c'è solo il riferimento all'Udc (riportato in sigla e non per esteso), ma anche quello al Ppe, probabilmente per allargare la base della lista (non a caso, tra i candidati della circoscrizione di Torino, c'è anche Mauro Carmagnola, tra i dirigenti della Democrazia cristiana guidata da Renato Grassi e Gianni Fontana).

4) Lega

All'interno della coalizione unitaria di centrodestra non poteva mancare il simbolo che in questo momento ha più potenziale trainante, quello della Lega. In questo caso non c'è nessun riferimento all'imprenditore Cirio, candidato come presidente, ma siamo pur sempre alle regionali, per cui la Lega ne tiene conto: accanto ad Alberto da Giussano, infatti, c'è la raffigurazione della bandiera piemontese e sotto al nome di Salvini, al posto del riferimento al "premier", c'è quello alla nazione Piemonte. E se nel 2014 alla Lega Nord era andato il 7,66% (dopo lo scandalo dei rimborsi che aveva colpito vari esponenti del partito), questa volta le cose andranno probabilmente in modo abbastanza diverso.

5) Forza Italia

Nel 2014 il miglior risultato della coalizione di centrodestra lo aveva fatto Forza Italia, con il suo 15,54%, anche se certamente in passato il partito aveva raccolto molto di più in quella regione. Ora il partito di Silvio Berlusconi torna sulle schede, con un emblema simile a quello di cinque anni fa: uniche differenze sono la bandiera, leggermente fuori dal cerchio per fare più spazio al cognome del leader (sul modello del contrassegno delle politiche 2018) e il nome del candidato, scritto in orizzontale e non più ad arco come nel 2014. L'inserimento del nome di Cirio dimostra certamente un impegno diretto di Fi nella campagna elettorale: saranno gli elettori a dimostrare se quello sforzo sarà riconosciuto.

6) Fratelli d'Italia

Ultima lista della coalizione di centrodestra in appoggio ad Alberto Cirio è quella di Fratelli d'Italia, che nel 2014 aveva invece scelto una strada solitaria, sostenendo la corsa alla presidenza di Guido Crosetto, uno dei fondatori del partito nel 2012. Allora il simbolo della lista - calco di quello presentato alle europee che si svolgevano in contemporanea - conteneva il nome del candidato presidente; questa volta, invece, si è scelto di usare un emblema uguale in tutto a quello che i piemontesi troveranno sulla scheda delle elezioni europee, con i riferimenti alla leader Giorgia Meloni, ai sovranisti e ai conservatori. La volta scorsa con il 3,74% era arrivato un consigliere, cosa accadrà stavolta?

Sergio Chiamparino

Subito dopo Cirio, il sorteggio torinese ha collocato l'altro aspirante presidente sostenuto da una coalizione di liste, vale a dire Sergio Chiamparino. Le liste in tutto sono sette, una in più dello scorso anno (mentre Cirio ne ha due in meno rispetto a quelle che avevano sostenuto Gilberto Pichetto nel 2014). A questi simboli si deve aggiungere quello del "listino" Sì Chiamparino presidente, anch'esso occhieggiante alle posizioni favorevoli alla Tav. Qui il logo è decisamente meno pieno e più "bianco" rispetto a quello di Cirio; resta il motivo tricolore, ma colpisce l'assoluta "piattezza" dell'emblema, che è sì pulito, ma potrebbe essere fatto con un elementare programma, anche per l'uso della font Calibri, impostata di default in Microsoft Word.

7) +Europa

Sulle schede per le regionali, i torinesi troveranno come prima lista del centrosinistra +Europa, il cui simbolo ha come base quello depositato in occasione delle elezioni europee: c'è la bandiera sventolante dell'Europa, ma anche quella italiana, che per la corsa verso Bruxelles serviva a richiamare la presenza di Italia in Comune (che qui, come si vedrà, ha una propria lista). Nel punto in cui stava il nome del partito di Pizzarotti, in questo caso viene inserito l'inevitabile riferimento "Sì Tav", riempito di varie tonalità di rosso e arancione con una texture simile a quella del nome di +E (si tratta di uno dei simboli realizzati con più cura grafica). In lista, ovviamente, ci sono anche esponenti storici di Radicali italiani come Silvio Viale (la segretaria Silvja Manzi è nel "listino").

8) Chiamparino per il Piemonte del Sì

Rieccola, la "lista del Monviso", com'era stata chiamata nel 2014 la formazione civica e legata a doppio filo alla figura del candidato presidente del centrosinistra. Se allora il nome era semplicemente Chiamparino per il Piemonte, questa volta la sagoma arancione del Monviso ospita un'etichetta più lunga, Chiamparino per il Piemonte del Sì. E giusto per non far pensare che l'aver rimarcato la posizione pro Tav del presidente uscente della regione sia stato fatto en passant, il "Sì" è stato addirittura evidenziato collocandolo all'interno di un cerchio bianco, rendendolo più visibile. Nel 2014 la lista ottenne il 4,86% e l'elezione di due consiglieri: non male, ma non sarà facile difendere il risultato.

9) Liberi Uguali Verdi

In Piemonte le compagini di Liberi e Uguali e della Federazione dei Verdi hanno scelto di unire le forze e di presentare una lista il cui nome è la sostanziale crasi dei nomi, Liberi Uguali Verdi. Il simbolo è molto pulito ed equilibrato, ma graficamente poco parente di quelli originari: unico elemento conservato sono le font utilizzate per comporre le parole ("Liberi", tra l'altro, qui è in maiuscolo), ma non c'è il sole che ride e, quanto alle "foglioline", sono diventate due, una verde e una rossa nella parte superiore (le diverse dimensioni si riferiranno alla lunghezza del nome o al "peso" delle due componenti?). Un emblema in ogni caso elegante, che dice abbastanza del programma senza citare (ovviamente) Tav, e nemmeno il candidato presidente.

10) Moderati per Chiamparino

Siamo in Piemonte, quindi è abbastanza naturale che all'interno della coalizione di centrosinistra compaia anche il simbolo dei Moderati, la formazione guidata da Giacomo Portas. Come in passato, la struttura del simbolo (con un segmento tricolore e un altro blu con le stelle d'Europa) è stata modificata per inserire il nome del candidato alla presidenza della regione: rispetto a cinque anni fa, però, si è tolto molto spazio ai colori nazionali nel segmento superiore, forse per non disturbare la lettura dei nomi contenuti all'interno del contrassegno. Con il suo 2,46%, nel 2014 la lista aveva ottenuto l'elezione di un consigliere di maggioranza: ora ci riprova, naturalmente.

11) Chiamparino Sì - DemoS - Democrazia solidale

Lista piuttosto inedita, quella che segue, ma è piuttosto chiara la sua collocazione, al pari della sua origine. Chiamparino Sì, come messaggio, è piuttosto chiaro, visto che tre simboli su sette contengono il riferimento pro Tav, che è anche un generico invito a una politica propositiva e non di costante opposizione. Il riferimento all'Agenda 2030 dà conto dell'attenzione allo sviluppo sostenibile, il riferimento all'autonomia è un diverso modo di guardare al ruolo della regione, ma conta soprattutto il riferimento contenuto nella parte inferiore del contrassegno: quello a DemoS - Democrazia solidale, rete (evoluzione del soggetto politico nato come componente parlamentare e ora guidato da Paolo Ciani e Mario Giro) che in Piemonte ha messo radici tra l'associazionismo cattolico (ma non solo).

12) Italia in Comune

Se alle elezioni europee Italia in Comune ha scelto di correre con +Europa anche (e soprattutto) per sperare di superare in modo più agevole lo sbarramento del 4%, in Piemonte il partito di Alessio Pascucci e Federico Pizzarotti ha scelto di presentare una propria lista, pur rimanendo nella stessa coalizione di centrosinistra in cui si colloca +E. Il simbolo presentato è quello nazionale, senza alcuna indicazione di carattere territoriale o riferimenti al candidato presidente: non è detto che arrivi l'elezione di un consigliere, ma il gruppo cerca comunque di concorrere, trattandosi finora della partecipazione autonoma di livello più alto per questo soggetto politico.

13) Partito democratico

Chiude lo schieramento della coalizione di centrosinistra, almeno secondo il sorteggio effettuato per Torino, la lista del Partito democratico, che cinque anni fa con il suo 36,17% aveva sbaragliato tutte le altre liste. Certo i tempi sono decisamente cambiati ed è tutto meno che scontato che il Pd ottenga un risultato anche solo vicino a quello del 2014; i dem, in compenso, in quest'occasione hanno adottato esattamente lo stesso contrassegno schierato cinque anni fa, con il logo rimpicciolito per fare spazio al nome del candidato alla guida della regione e al segmento verde in cui è inserita la parola "presidente". Simbolo che vince, insomma, non si cambia: basterà?

Valter Boero

14) Il Popolo della famiglia

Ultimo aspirante presidente della regione è il cuneese Valter Boero, che si presenta sostenuto soltanto dal Popolo della famiglia. Il partito fondato da Mario Adinolfi è alla prima partecipazione alle regionali piemontesi (e, a dire il vero, si tratta anche delle prime regionali cui la forza politica quest'anno corre), ma - più che diffondersi sull'emblema con la famigliola pastellata, sempre uguale a se stesso - merita di essere segnalato che questa è l'unica lista ad avere raccolto le firme per partecipare alle elezioni regionali: tutte le altre, infatti, si sono presentate in forza delle esenzioni che la legge regionale riconosce (direttamente o attraverso la dichiarazione di un capogruppo consiliare). Lo sforzo messo in campo per partecipare alle elezioni, di per sé, merita rispetto.

sabato 18 maggio 2019

Cremona, simboli e curiosità sulla scheda

Anche Cremona è tra i capoluoghi di provincia chiamati a rinnovare l'amministrazione comunale, alla scadenza naturale del mandato di Gianluca Galimberti, eletto nel 2014 al ballottaggio e sostenuto da una compagine di centrosinistra. Se allora se la dovette vedere con altri 10 concorrenti, quest'anno le persone aspiranti alla poltrona di sindaco saranno soltanto 7, appoggiate da un totale di 15 liste (e anche qui il taglio è stato vistoso, visto che cinque anni fa i simboli sulla scheda erano 21).

Gianluca Galimberti

1) Partito democratico

La sorte ha voluto che ad aprire manifesti e schede elettorali sia proprio il sindaco uscente, Gianluca Galimberti, che avendo svolto un solo mandato può ricandidarsi, e che la prima lista in ordine di sorteggio risulti quella più votata di tutte nel 2014: si tratta del Partito democratico, principale artefice della vittoria di Galimberti con il suo 29,44%. Per questa tornata elettorale, i dem si presentano con lo stesso simbolo di cinque anni fa, che è una minima variante dell'emblema ufficiale nazionale: riducendo un po' la grafica di Nicola Storto, c'è spazio per l'indicazione del nome del candidato (in verde) e l'appellativo "sindaco" (bianco maiuscolo su segmento verde). Una soluzione "veltroniana", graficamente parlando: certo, nel 2014, quando il centrosinistra si riprese il comune dopo una consiliatura targata centrodestra, le condizioni politiche generali erano un po' diverse...

2) Sinistra per Cremona - Energia civile

Anche la lista sorteggiata per seconda rappresenta una costante rispetto alla formazione di cinque anni fa: Sinistra per Cremona - Energia civile, infatti, era già presente nella coalizione di centrosinistra nel 2014 e si era ben difesa, con il suo 3,6% era riuscita a eleggere un consigliere e aveva espresso un'assessora nella giunta uscente. Oggi come allora, si qualifica come formazione "sintesi delle istanze politiche della Sinistra con quelle del mondo dell'associazionismo, del volontariato, del lavoro e dell'ambientalismo e caratterizzata dal protagonismo delle donne", per una città più solidale. Il tutto è espresso da un simbolo semplice e ben leggibile, tutto letterale, in cui domina il rosso e difficilmente può passare inosservato (come pure l'interessante concetto di Energia civile).

3) Cittadini per passione

Il sorteggio subito dopo Energia civile colloca un'altra formazione dichiaratamente civica, che invece rappresenta una new entry di quest'anno. Cittadini per passione, infatti, è un simbolo nuovo nuovo, piuttosto bianco e anch'esso molto letterale, giocato tra rosso e blu (con il tocco lezioso di "per" in tile handwriting). La lista, pur essendo civica, particolarmente interessata alla mobilità sostenibile, all'economia circolare e alle politiche giovanili, ha comunque un'origine almeno in parte politica: a promuoverla è l'assessora all'ambiente uscente, Alessia Manfredini, di area Pd. Di tutti gli emblemi della coalizione, in ogni caso, questo è quello che mette maggiormente al centro l'idea di "cittadino".

4) Fare nuova la città

Il quarto simbolo sorteggiato non può certo dirsi nuovo: nel 2014 Fare nuova la città fu la formazione più votata della coalizione dopo il Pd (ottenne il 12,03%) ed era abbastanza naturale che ritornasse sulle schede elettorali anche questa volta. Tanto più che, proprio cinque anni fa, la formazione era apparsa come "lista del sindaco", come testimoniava anche il rilievo grafico (forse fin troppo pesante) dato al nome del candidato alla guida del comune. Questa volta, invece, la visibilità maggiore spetta al nome della lista, mentre il riferimento al candidato sindaco (stavolta riportato solo con il cognome) è scivolato nella parte inferiore, sotto al profilo del centro storico cittadino, tinto di viola.

5) Cremona attiva

Appare decisamente più colorato (forse è quello più colorato di tutti, oltre che piuttosto pieno) il contrassegno di un'altra formazione chiaramente civica, Cremona attiva, legata a un altro assessore uscente, Maurizio Manzi, titolare della delega al bilancio (il carattere più civico e meno politico di questa compagine è mostrato anche dal fatto che non ci sono altre liste di partito oltre a quella del Pd, mentre cinque anni fa c'era anche Centro democratico). Il concetto di attività e di è reso proprio dalle fasce colorate e dall'inclinazione delle parole, che puntano in alto (ma, in qualche modo, non nascondono nemmeno che essere attivi è un compito "in salita").

6) Patto civico per Cremona

Il nome dell'ultima lista che fa parte della compagine a sostegno di Galimberti, Patto civico per Cremona, rimanda in qualche modo alle elezioni precedenti, quando nella stessa coalizione era schierato un Patto civico, che su fondo blu aveva il nome scritto in "stile gesso", con la V rossa che sembrava richiamare il M5S. Ora il progetto è proseguito ma si è evoluto, ha cambiato del tutto la grafica (ora decisamente dominata dall'arancione, come andava di moda anni fa, e senza più la V) e vuole implementare la propria azione per far spiccare il volo alla città, puntando su "cultura, partecipazione, beni comuni, inquinamento e nuove povertà". E questa volta il nome del candidato sindaco non c'è.

Luca Nolli

7) MoVimento 5 Stelle

Dopo la coalizione a sei di Galimberti (la più ampia di questo turno elettorale), il sorteggio ha collocato la prima candidatura individuale, quella legata al MoVimento 5 Stelle. Il soggetto politico guidato da Luigi Di Maio si presenta per la seconda volta alle elezioni amministrative del capoluogo cremonese (nel 2009 non era presente alcuna Lista CiVica a 5 Stelle) e parte dal 6,21% ottenuto cinque anni fa, in un clima un po' meno favorevole rispetto a oggi. A sostegno del candidato sindaco Luca Nolli (nato a Soresina come Danilo Toninelli) c'è - soltanto - il simbolo che il M5S usa dal 2018, identico ai precedenti, fatta eccezione per la dicitura Ilblogdellestelle.it

Francesca Berardi

8) Cremona cambia musica

Tra i simboli che i cremonesi troveranno sulla scheda, quello che sostiene la candidata sindaca Francesca Berardi è quello più originale e, insieme, più difficile da interpretare in chiave politica. Molto più visibile è la chiave di violino - inevitabilmente legata alla città, vista la sua tradizione della liuteria - trasformata in un curioso gambo rosa scuro, con tanto di foglia e fiore che sboccia dal ricciolo (mentre lo spazio sotto la chiave è tinto di verde, quasi a richiamare l'idea del terreno). Ecco l'immagine con cui si distingue la civica Cremona cambia musica, promossa dal comitato "Il pane e le rose", che raccoglie cittadini impegnati sul piano ambientale, del consumo critico, della difesa dei diritti e dell'ambiente. C'è il civismo, ma c'è anche la politica: Berardi, oltre ad aver animato i comitati per l'acqua pubblica anni fa, è segretaria provinciale di Rifondazione comunista.

Alberto Madoglio

9) Partito di alternativa comunista

Altra corsa solitaria è quella di Alberto Madoglio, che a queste elezioni è sostenuto soltanto dal Partito di alternativa comunista. Ovviamente non passa inosservata la coppia di falce e martello interpretata in chiave trotskista, con il riferimento alla Quarta Internazionale; colpisce di più, tuttavia, notare che questa lista è stata una costante almeno degli ultimi due appuntamenti elettorali (nel 2009 il simbolo non aveva la corona rossa e c'era ancora il riferimento a Progetto comunista, perché il partito era a uno stadio antecedente all'attuale). Finora la lista non è mai arrivata allo 0,8%, ma ogni volta ha raccolto regolarmente le firme e si è ripresentata. Quest'anno l'alternativa comunista riuscirà a raccogliere più consensi?

Diego Ratti

10) CasaPound Italia

Il sorteggio ha collocato una dopo l'altra ben quattro candidature sostenute da una sola lista: dopo quelle appena viste, tocca a Diego Ratti, che si presenta all'appuntamento elettorale con l'appoggio solitario di CasaPound Italia (che invece, come si sa, alle europee corre assieme a Destre unite). Non è la prima volta che la tartaruga ottagonale dalla decorazione frecciata si presenta sulle schede elettorali cremonesi: già nel 2014, infatti, il simbolo aveva sostenuto la candidatura di Gianluca Galli (capolista oggi della formazione guidata da Simone Di Stefano) e in quell'occasione aveva ottenuto lo 0,84%. Che responso riserveranno stavolta le urne?

Salvatore Carlo Malvezzi

11) Lega

Se il centrosinistra conta in questo caso sei liste, il centrodestra si accontenta di schierarne quattro in appoggio a (Salvatore) Carlo Malvezzi, già consigliere regionale lombardo per il Pdl e vicesindaco proprio a Cremona nella giunta di centrodestra guidata da Oreste Perri. Il sorteggio colloca come primo emblema della coalizione quello della Lega, che come da prassi non contiene alcun riferimento al nome del candidato, ma è connotata nazionalmente: si legge "Lombardia" al posto di "premier" e a sinistra di Alberto da Giussano c'è la "pulce" della Lega lombarda (identica anche nei colori a quella ospitata dal contrassegno della Lega Nord usato alle elezioni politiche del 1992). Cinque anni fa il Carroccio ottenne il 6,13%, questa volta il risultato promette di essere migliore.

12) Viva Cremona

Subito dopo la Lega, la sorte ha collocato l'unica lista civica della compagine che sostiene Malvezzi: si tratta di Viva Cremona, altro simbolo dal fondo abbastanza bianco, con la parola "viva" in grandissima evidenza. Un logo letterale pulito, che vuole "rappresentare - come sostiene la portavoce Maria Vittoria Ceraso - una dichiarazione d’amore, di entusiasmo e dedizione per Cremona, interpretare l’orgoglio di appartenenza a questo territorio e la consapevolezza di vivere in un contesto privilegiato da riscoprire e valorizzare". Giovani, professionisti e altre categorie di cremonesi si uniscono per dare un'alternativa alla città, che sia "viva", appunto.

13) Forza Italia

Non poteva mancare, all'interno di questa coalizione di centrodestra unitaria, il simbolo di Forza Italia, il partito cui lo stesso Malvezzi fa riferimento. Cinque anni fa, la bandierina forzista raccolse il 13,3%, risultando la forza politica più votata della coalizione (pur se molto lontana dal risultato del Pd); ora il simbolo ritorna e, se allora sotto il tricolore (tutto contenuto nel cerchio) e il cognome di Berlusconi c'era il riferimento a Cremona, qui - prendendo a modello l'emblema presentato alle politiche del 2018 - è citato il nome del candidato, essendo questo il partito in cui egli si riconosce. Sarà ancora tempo per i forzisti di leadership nel centrodestra?

14) Fratelli d'Italia

La quarta e ultima lista che i cremonesi troveranno a sostegno di Carlo Malvezzi sarà quella di Fratelli d'Italia, che cinque anni fa si era presentata ma si era fermata al 2,15%, rimanendo dunque fuori dal consiglio comunale. Allora si era usato il primo "simbolo-matrioska", che conteneva la miniatura di Alleanza nazionale; nel frattempo varie cose sono cambiate, così il contrassegno di quest'occasione è lo stesso che i cremonesi troveranno sulla scheda delle elezioni europee, con il nome di Meloni in grande evidenza e i riferimenti a sovranisti e conservatori che poco hanno a che fare con battaglie elettorali a livello comunale. Servirà il nome della leader ad aumentare i voti?
  

Ferruccio Andrea Michele Giovetti

15) #Giovetti - La cura per Cremona

Ultimo degli aspiranti alla poltrona di primo cittadino di Cremona è Ferruccio Giovetti, medico, già presidente Avis ed ex forzista, fino all'abbandono del partito e alla scelta di concorrere da solo, al di fuori del centrodestra. Il simbolo della sua lista, #Giovetti - La cura per Cremona, ha come elemento grafico principale il profilo del Torrazzo, ma - oltre al cognome del candidato sindaco trasformato in hashtag -  non sfugge il cuore giallo e un po' sfumato. Un po' rimanda all'amore e alla stessa cura per la città, ma vi si può leggere anche un richiamo a quello spazio "popolare" per le idee politiche, richiamando il simbolo del Ppe (senza rifarsi all'avventura poco fortunata di Alternativa popolare).

venerdì 17 maggio 2019

Il Fronte Verde? "Non è di estrema destra, ma guarda avanti come il simbolo"

Ha oltre dodici anni di vita, eppure Fronte Verde, fino a pochi giorni fa, era essenzialmente un piccolo movimento di ispirazione ambientalista, noto agli addetti ai lavori (e, ça va sans dire, ai #drogatidipolitica che frequentano questo sito), caratterizzato dalla presenza di un arciere verde nel suo simbolo - dopo la freccia verde dei primi tempi - e apparso saltuariamente in alcune elezioni locali. Poi qualche giorno fa è arrivato l'intervento di Giuseppe Civati, esponente di punta di Possibile e tra i candidati alle elezioni europee nelle liste di Europa Verde (la compagine ambientalista nata dall'impegno congiunto, tra le altre forze, proprio di Possibile e della Federazione dei Verdi), che ha portato improvvisamente - e forse involontariamente - alla ribalta nazionale quel soggetto politico. Una querelle ha tenuto banco per giorni su varie testate, a partire dal passaggio di un articolo scritto sul Foglio da Luciano Capone, in cui si diceva che Civati, pur essendo impegnato come editore nella battaglia al Salone del Libro di Torino contro l'editore vicino a CasaPound, "in Europa verde [...] è alleato del movimento ambientalista di estrema destra Fronte verde" e non si notava nell'ex leader di Possibile "alcun imbarazzo a stare fianco a fianco in lista con gli estremisti di destra". 
Quelle poche righe hanno scatenato un putiferio: Civati avrebbe chiesto spiegazioni ai Verdi, ottenendo solo "risposte parziali e non chiare, sul motivo di questa presenza e sulla responsabilità di chi ha scelto di candidare queste figure", per cui - non potendo ritirare la sua candidatura - ha scelto di sospendere "ogni attività della campagna elettorale", ritirandosi "in buon ordine". Puntualmente sono arrivate le risposte delle candidate accusate di essere di "estrema destra", Giuliana Farinaro (circoscrizione Sud) ed Elvira Vernengo (circoscrizione Isole), per le quali "nulla vi è di più lontano dalla nostra storia politica e personale rispetto alla cultura fascista, che non ci appartiene né ci è mai appartenuta, che non condividiamo e che abbiamo più volte combattuto con forza" (anzi, si sono dichiarate vicine alle idee e alle battaglie degli ecologisti e della sinistra); non è mancata nemmeno la replica pubblica del verde Angelo Bonelli, che ha bollato le accuse alle candidate (accostando a loro l'ambientalista romano Mario Canino) come "pesanti, gratuite e ingiuste", ha lamentato come i Verdi siano stati posti "sul pubblico patibolo senza che alcun contraddittorio o processo si sia svolto con chi ci ha rivolto queste gravissime accuse, come nei regimi più autoritari", rivendicando che "l'antifascismo non può essere e non deve essere una pratica che ci ricorda i vecchi e i nuovi regimi autoritari" e precisando che peraltro "Europa Verde non ha alcuna alleanza con Fronte Verde ed io ad esempio non li conosco e non ho avuto e non ho rapporti con loro".
Tra tutte le voci che si sono espresse in questi giorni, mancava quello dei presunti "rei originari", vale a dire i responsabili di Fronte Verde e in particolare il presidente, il romano Vincenzo Galizia. Le domande/accuse circolate in questi giorni le abbiamo girate a lui: di seguito le sue risposte, con tanto di risvolto "simbolici".


* * *

Galizia, il suo movimento è stato in questi giorni, forse suo malgrado, alla ribalta delle cronache, finito al centro di uno scambio di accuse di "infiltrazioni fasciste" e "antifascismo autoritario" fra Giuseppe Civati e Angelo Bonelli. Come sono andate le cose, dal suo punto di vista? 
Semplicemente è accaduto che due nostre iscritte, due persone di grande impegno civico e ambientalista, una professoressa in prima linea contro la camorra nella terra dei fuochi (Giuliana Farinaro) e la vicepresidente di un'associazione che si occupa di assistenza ai profughi siriani e yemeniti (Elvira Vernengo), oltretutto entrambe dichiaratamente di sinistra, siano state contattate da Europa Verde per una candidatura indipendente nelle loro liste. Già la biografia di queste due candidate fa capire quanto l’accusa di "candidati di estrema destra nelle liste di Europa Verde", presa per buona da Civati, sia del tutto infondata.

Sulle candidate la risposta è chiara, ma le accuse di essere "di estrema destra" riguardano anche Fronte Verde e lei in persona...
Secondo lei due persone come quelle che le ho descritto, per non parlare delle biografie personali e politiche della maggior parte dei nostri attivisti e dirigenti, che per almeno il 50% hanno militato in partiti e movimenti di sinistra, avrebbero aderito a Fronte Verde se fosse un movimento di estrema destra?

Quindi le accuse sono del tutto campate in aria o si fondano su qualcosa di reale?
Forse c’è chi continua a guardare il presente e il futuro con la testa rivolta all'indietro, verso il passato.

Immagino stia parlando del suo passato personale. In fondo lei ha effettivamente militato da giovane, come attivista e dirigente, nel Movimento sociale italiano e in seguito è stato il primo segretario della Gioventù nazionale, legata alla Fiamma tricolore, per poi aderire nel 2005 al Movimento idea sociale di Rauti...
Certo e non rinnego quel periodo, che è stato per me un momento di formazione fondamentale. Vede, nella destra sociale, a differenza di quanto avveniva nella destra conservatrice, c'è sempre stata una particolare attenzione alle tematiche ambientali e questo ha contribuito molto allo sviluppo del mio pensiero. Non a caso, in quell'area sono nati movimenti come i Gruppi di Ricerca Ecologica, Fare Verde, fra i pochi in Italia - a parte ovviamente i Verdi - che già venti o trent'anni fa abbiano tentato di portare le tematiche ecologiste nel dibattito politico nazionale. Purtroppo quei movimenti non sono riusciti a evolversi adeguatamente nel corso del tempo: hanno continuato a dare la priorità ai temi identitari della loro area politica di riferimento, anziché sviluppare un ambientalismo fino in fondo indipendente e autonomo. Anche per questo, credo, a destra l’ecologismo ha finito per non attecchire molto e anche per questo ho fondato Fronte Verde: un movimento davvero trasversale, che vuole andare oltre gli schemi della politica del '900.

"Davvero trasversale": è un modo elegante per dire che lei non si identifica più nella destra?
Di sicuro non posso identificarmi nelle scelte e nelle idee dei partiti della destra attuale. Quando sento la Lega parlare di un inceneritore in ogni comune o di "ambientalismo da salotto", come se fosse colpa degli ambientalisti se accadono eventi climatici catastrofici che distruggono intere foreste, come posso identificarmi con loro? Per non parlare di chi nega i cambiamenti climatici o di chi da destra ha riempito di critiche pesantissime Greta Thunberg. Qui non voglio discutere delle accuse che le vengono mosse: il fatto è che la figura di Greta ha fatto nascere un movimento di giovani bello, imponente e assolutamente sincero e spontaneo. Indipendentemente da Greta, io voglio dare pieno ascolto a quei giovani, che meritano un rispetto totale e che ci chiedono un futuro.

Insomma Fronte Verde non ha nulla a che fare con l'estrema destra e nemmeno con il "fronte sovranista"?
Mai stati sovranisti. Anzi noi crediamo che le sfide di questo secolo, a partire da quella ambientale e climatica, non possano essere affrontate solo a livello locale. Perciò occorrono organismi internazionali democratici capaci di raccogliere queste sfide, a cominciare dall'Europa: questa ha una storia antichissima di valori comuni e la nascita dell’Unione Europea ha permesso un dialogo e una collaborazione fra le nazioni, fino a quel momento spesso in guerra fra loro. Certo, quando vediamo che l’Europa rischia di ridursi a burocrazia finanziaria, senza ideali, senza un progetto, senza identità, la critichiamo anche aspramente, ma in fondo si critica qualcuno a cui si vuole bene quando fa degli errori, per trovare nuovo slancio. Quanto all'estrema destra, ricordo che nel 2013 e nel 2018 il Fronte Verde ha partecipato alle elezioni comunali di Fiumicino sempre all'interno della coalizione a sostegno di Esterino Montino: davvero vogliamo parlare di estrema destra?


Un inciso: rispetto a quelle ultime elezioni cui avete partecipato, l'arciere del vostro simbolo appare "a specchio". Lo avete ribaltato per qualche motivo in particolare?
Si è trattato di una modifica fatta all'inizio dell'anno, un ritocco lieve ma importante. Per noi occidentali il senso di lettura va sempre da sinistra verso destra e per questo il nostro arciere ha modificato la sua posizione: nel nuovo simbolo, anziché guardare all'indietro, al passato, ora punta in avanti, verso il futuro. Anche l’onda sotto di lui, anziché tricolore, è ora un'onda verde: un verde declinato nelle sue diverse sfumature, a rappresentare quell'onda ecologista che sta attraversando l'Europa e una nostra visione più internazionale della politica, le cui questioni ambientali vanno affrontate anche attraverso scelte globali, oltre che dai singoli paesi e territori.

Torniamo "a bomba" al tema: chi le dà del fascista sbaglia, è così?
Il fascismo è già stato giudicato dalla storia. Per questo è ormai un tema più che altro destinato agli storici. Resuscitarlo a tutti i costi, portarlo sempre al centro del dibattito politico attuale, per esaltarlo o per denigrarlo, significa non riuscire più a comprendere i temi e le sfide della realtà attuale, a partire dalla sfida ambientale. Lei, per dirne una, chiederebbe a qualcuno se è guelfo o ghibellino, se è giacobino o montagnardo? Tanta gente ha combattuto in nome di quelle idee, credendoci profondamente. Però il mondo è andato avanti e oggi non ha più senso chiedersi se si è dalla parte del Papa o dell’Imperatore. Io non rinnego il mio passato, non sarei onesto se lo facessi, però non è più il mio presente. Anche perché non è restando fermi sul passato che si può affrontare il futuro, per salvaguardare il quale dobbiamo innanzi tutto pensare fin da subito a come proteggere il nostro pianeta.

Posto che per consegnare al passato guelfi, ghibellini, giacobini e montagnardi ci è voluto parecchio tempo, cosa vede nel suo futuro?
Per prima cosa quello di continuare le battaglie iniziate con Fronte Verde, che vedo come un movimento aperto, in evoluzione, capace di coniugare le esperienze più diverse, in nome di un comune obiettivo ecologista, senza steccati legati a una visione politica del secolo scorso. Alex Langer, il principale fondatore dei Verdi italiani, viene ricordato spesso come "il costruttore di ponti": lui, secondo me, era avanti decenni rispetto alle idee del suo tempo e costruire ponti, nella sua visione, così come nella nostra, cominciava proprio dai ponti che vanno costruiti per coniugare idee ed esperienze un tempo lontane, in modo da potersi conoscere, da poter collaborare insieme con più forza e da raggiungere così degli obiettivi comuni. E se in questo le nostre battaglie potranno un giorno unirsi con quelle di altri movimenti ambientalisti, per riuscire finalmente a parlare a tutti, non solo a una parte o all'altra, visto il valore universale di certe lotte e l'estrema urgenza di certe fondamentali scelte politiche - visto che, per certi studi, ci restano ormai solo undici anni prima che il pianeta rischi di esplodere - ne sarò felicissimo.