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giovedì 14 novembre 2019

Dc, nasce la Federazione popolare (con Schittulli e Scilipoti)

"Ora o mai più!": non è raro ascoltare questa frase nel percorso di riattivazione della Democrazia cristiana, anzi negli ultimi anni la si è sentita a ogni tentativo iniziato o a ognuna delle tante difficoltà incontrate. Non stupisce dunque che sia già stata detta in corrispondenza della nuova puntata, che si è celebrata ieri, a Roma: alla presenza della notaia Paola Macrì, è stato firmato l'atto costitutivo della Federazione popolare dei democratici cristiani, che riunisce quarantuno esponenti di "partiti, associazioni e movimenti che si ispirano al valore primario dell’umanesimo cristiano", nel tentativo di dare luogo concretamente a un progetto politico unitario che si trasformi in "un partito centrista che recuperi la cultura politica e l’identità che sono il presupposto della democrazia".


Scopi da realizzare


Prima ancora di passare in rassegna i nomi di coloro che prendono parte al nuovo tentativo, vale la pena concentrarsi sugli scopi che costoro si prefiggono. Alla base c'è - come si legge nello statuto - la consapevolezza che "è forte l'esigenza di un partito centrista per recuperare la cultura politica e l'identità che sono il presupposto della democrazia" e, per reagire a "una destra estrema, eversiva e xenofoba" sviluppatasi anche in Italia per la crisi del centro e della sinistra, ci sono "le condizioni per dare vita ad un nuovo soggetto politico popolare, aperto ai cattolici e ai laici attorno ad un progetto politico di rinascita dell'Italia e dell'Europa". Il disegno, come si vede, non è limitato alle sole forze di matrice cristiana: lo statuto, infatti, si rivolge anche ad associazioni e movimenti di matrice "liberale, laica e riformista legati ai valori culturali occidentali".  
Prioritario sarà, attraverso il patto federativo, armonizzare l'attività e l'azione in tutta l'Italia delle persone e dei soggetti federati "per affermare, nel rispetto dell'unità dello Stato Italiano e delle sue articolazioni costituzionalmente garantite, i principi di libertà, sviluppo civile, sicurezza e coesione sociale, nel rispetto dell'uguaglianza dei cittadini, del vincolo di solidarietà tra le persone e nella valorizzazione della persona come punto cardine della società". Ampliando lo sguardo, si punta a dare - pienamente nell'alveo del Partito popolare europeo - "un punto di riferimento politico e culturale per tutti quelli che si ispirano ai valori comuni di un'Europa federale, basata sul principio democratico di sussidiarietà", un'Europa "unita e coordinata politicamente", in cui l'Italia trovi il suo posto. 
Si tratta di un disegno ideale, ma anche molto concreto, visto che i fondatori avvertono "l'urgenza di partecipare alla competizione politica", per cui occorre dare vita a "un nuovo soggetto politico entro brevissimo tempo". Per farlo occorrerà "superare le attuali formazioni politiche che si richiamano alle posizioni di centro politico per una nuova aggregazione e quindi per un nuovo soggetto politico", pronto a partecipare "alle prossime elezioni comunali, provinciali e regionali" (presentando propri candidati o, volendo, sostenendo liste e candidature esistenti). 

Chi partecipa alla Federazione 


Si è già visto che la guida del processo federativo, al momento, è stata assunta da Giuseppe Gargani, mentre tra i sottoscrittori - ciascuno formalmente a livello personale, anche se è chiaro che ognuno apporta la partecipazione dei soggetti collettivi di cui fa parte - spiccano i nomi di Lorenzo Cesa (Udc), Mario Tassone (Nuovo Cdu), Gianfranco Rotondi (già leader di Rivoluzione cristiana), Renato Grassi (nella veste di segretario della riattivata Dc, gruppo che - benché il procedimento di "risveglio" sia sub iudice, conta anche sulla presenza - tra gli altri - di Alberto Alessi, Antonino Giannone, Luigi Baruffi, Mauro Carmagnola, Antonio Fago e Renzo Gubert), Paola Binetti (Etica e Democrazia) ed Ettore Bonalberti (Associazione liberi e forti e Dc-Grassi); hanno firmato l'atto anche Maurizio Eufemi (dell'Associazione Democratici cristiani), Publio Fiori (Rinascita popolare), Filiberto Palumbo (Nuova Democrazia cristiana europea), Pasquale Ruga (Partito valore umano) e l'ex europarlamentare Udc Vitaliano Gemelli. 
Poi, in mezzo ad altri nomi meno noti, legati a realtà citate qualche giorno fa, non possono sfuggire due presenze singolari, a quanto si apprende: la prima è quella di Francesco Schittulli, già presidente della provincia di Bari e nel 2015 sfidante (sconfitto) di Michele Emiliano alla presidenza della regione Puglia, dopo una corsa sostenuta da un movimento con il suo nome e da Raffaele Fitto, ma non da Silvio Berlusconi; la seconda è quella di Domenico Scilipoti Isgrò, proprio il "responsabile" ex Idv della XVI legislatura, poi tornato in Parlamento con il Pdl-Fi e ora legato a Unione cristiana.
Questi e gli altri firmatari dell'atto costitutivo risultano soci fondatori della federazione, al pari delle associazioni e dei movimenti che aderiranno entro il 31 dicembre 2019; spetterà invece naturalmente a coloro che hanno appena varato la formazione - e che, da statuto, sono chiamati a sottoscrivere una quota di 100 euro, come ciascun associato - "il compito di determinare una piattaforma comune per confrontarsi con altri movimenti e altre associazioni che hanno uguali valori politici, necessari per determinare un'aggregazione omogenea e per realizzare i comuni obiettivi".

Quale forma, quale simbolo 


Il progetto a medio termine punta, come si diceva, a costruire una formazione che - in aderenza al monito degasperiano "solo se saremo uniti saremo forti, solo se saremo forti saremo liberi" - aggreghi realmente i vari soggetti federati, costituendo anche comitati regionali "per favorire le aggregazioni locali e la solidarietà fra gruppi finora divisi". A questo proposito, è interessante trovare tra i doveri dei soci espressamente indicati dallo statuto il "garantire l'unità operativa del partito ed astenersi da ogni azione e da ogni atteggiamento che possa essere di nocumento alla federazione", nonché il "tenere nei confronti degli altri movimenti aderenti un comportamento improntato al massimo rispetto della dignità di ciascuno": atteggiamenti quasi sempre mancati, salvo brevi e naufragati periodi, tra i vari soggetti che rivendica(va)no continuità con la Dc. 
Nell'immediato, invece, si è costituito il comitato federale (composto da chi ha sottoscritto l'atto), con rappresentanza legale della Federazione e compiti di amministrazione ordinaria e straordinaria: è sempre lo statuto a sottolineare che, alla prima riunione del consiglio della federazione (ma probabilmente deve intendersi il comitato), da tenersi nel giro di pochi giorni o settimane, si dovrà deliberare "la proposta per la formazione di un simbolo unitario da adottare a maggioranza qualificata e da presentare alle prossime elezioni comunali regionali e nazionali nel quale tutti si possano riconoscere", procedendo poi all'individuazione del programma e degli organi dirigenti della Federazione. Si è già detto come la compresenza, in questo patto, di Cesa (che con l'Udc usa da anni lo scudo crociato alle elezioni), di Rotondi (che si è visto riconoscere l'uso, fino a revoca, del nome "Democrazia cristiana") e di Grassi (che con la "sua" Dc rivendica la continuità rispetto al partito che ha operato fino all'inizio del 1994 e, con essa, la titolarità di nome e simbolo storici) lascia pensare che la probabilità che si scelga come nome "Democrazia cristiana" e come simbolo una qualche forma di scudo crociato è alta.

Tensioni in casa democristiana 


Ora, è sufficiente uno sguardo rapido per notare che nell'operazione sono coinvolti - almeno in questa fase iniziale - molti soggetti di area democratica cristiana, ma non tutti: ad esempio, non ci sono i Popolari per l'Italia, non c'è Costruire insieme di Ivo Tarolli (anche se Rotondi ai media aveva detto che anche chi si riconosceva nel manifesto di Stefano Zamagni era interessato alla Federazione: non si può però escludere che qualcuno dei fondatori sia riconducibile a quel gruppo, che dovrebbe tenere una sua assemblea il 30 novembre). In più, se si guarda alle più volte illustrate diatribe in casa democristiana, mancano soggetti come il Movimento politico Libertas o la Dc di Angelo Sandri.
Nel frattempo, non si sono affatto spente le tensioni intorno allo scudo crociato, ancora legate alla legittimità degli atti che hanno portato Renato Grassi alla segreteria della Dc dopo il XIX congresso del 2018. Tra coloro che contestano alla radice la validità dell'assise (per la mancanza del verbale della commissione verifica poteri) c'è chi continua a seguire la via tracciata dall'assemblea costituente dello scorso 12 ottobre, che ha eletto segretario Franco De Simoni e segretario amministrativo Raffaele Cerenza; c'è anche chi non si oppone alla federazione, ma ritiene che dovrebbe prima essere ripetuto il congresso per dare alla Dc una guida legittimata e, a questo scopo, sempre il 12 ottobre scorso si era tenuta un'altra assemblea che aveva "revocato" gli atti congressuali ritenuti viziati e nominato Nino Luciani presidente ad interim. Grassi e i dirigenti della Dc che riconoscono il congresso come valido, invece, contestano la validità della convocazione di quell'assemblea (chiedendo a Gianni Fontana a quale titolo l'avesse convocata), con conseguenti provvedimenti disciplinari nei confronti di Luciani (e valutazione delle condotte di chi ha preso parte a quell'assemblea) e la conferma senza esitazioni del progetto di federazione coi dirigenti attuali. "O quest'ultimo tentativo va in porto, o liberi tutti", si legge su più di un profilo: come si diceva all'inizio, dunque, "ora o mai più!". Anche se, poi, chissà.   

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