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giovedì 27 giugno 2019

"CasaPound, niente più elezioni", stop alla tartaruga frecciata sulle schede

Sui giornali di oggi la notizia ha molto spazio, è stata ufficializzata nelle scorse ore e merita di essere ripresa anche qui, se non altro per i suoi inevitabili - e ben comprensibili - risvolti in ambito simbolico: alle prossime elezioni, di qualunque livello siano, CasaPound Italia non parteciperà più e il suo simbolo, così elaborato, non apparirà più sulle schede elettorali
La comunicazione ufficiale del presidente, Gianluca Iannone, è apparsa oggi sul sito dell'associazione-movimento e si tratta di ciò che varie testate avevano già divulgato questa mattina:
In seguito all'esperienza delle ultime elezioni europee e al termine di una lunga riflessione sul percorso del movimento dalla sua fondazione a oggi, CasaPound Italia ha deciso di mettere fine alla propria esperienza elettorale e partitica. La decisione di oggi non segna affatto un passo indietro, da parte del movimento, ma anzi è un momento di rilancio dell’attività culturale, sociale, artistica, sportiva di Cpi, nel solco di quella che è stata da sempre la nostra identità specifica e originale. Sarà anche un'occasione per tornare a investire tempo ed energie nella formazione militante, particolarmente essenziale, dati i nuovi pruriti liberticidi della sinistra. 
Tale decisione non significa che CasaPound intenda disertare la battaglia sovranista e identitaria. Al contrario, Cpi intende sfruttare il suo bagaglio di vivacità culturale, radicamento sul territorio ed energia militante per contribuire a quella che resta la sfida cruciale da qui ai prossimi anni, dialogando con tutte le forze che si oppongono alle follie globaliste e hanno a cuore i destini della nazione. I molti eletti a livello locale e le 140 sedi sparse su tutto il territorio nazionale resteranno inoltre preziosi avamposti politici per portare avanti le nostre battaglie. 
In tutti questi anni, CasaPound ha svolto un’importante funzione di avanguardia politica, mettendo in circolo proposte e parole d’ordine che poi sono finite in cima all’agenda del dibattito politico: pensiamo solo a mutuo sociale, reddito nazionale di natalità, nazionalizzazione delle autostrade, preferenza nazionale. Noi riteniamo che questa funzione sia valida oggi più che mai.
La decisione, in qualche modo, è arrivata a sorpresa, almeno per chi non fa parte di quell'area. Solo il 29 maggio, all'indomani delle elezioni europee e amministrative, sul sito di Cpi era apparsa questa nota:
Sessantatré consiglieri comunali eletti al primo turno da CasaPound Italia nella tornata di amministrative che si è appena conclusa. In particolare, fa sapere il movimento della Tartaruga frecciata, 26 sono stati eletti in Lombardia; 18 in Piemonte; 5 in Abruzzo; 4 in Emilia Romagna; 2 rispettivamente in Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche e Veneto; 1 in Calabria e 1 in Puglia.
"Nonostante il risultato deludente delle Europee – sottolinea Cpi in una nota -, CasaPound ha tenuto bene nel voto locale, con 63 consiglieri già eletti al primo turno e molti altri che potrebbero entrare dopo i ballottaggi del 9 giugno. Tra i risultati raggiunti nei Comuni sopra i 20.000 abitanti, da segnalare il 2,6% di Ascoli e Orvieto, il 2,5 di Osimo, il 2,2 di Casale Monferrato, il 2,1% di Monsummano, il 3,5% di Massarosa".

Evidentemente il bilancio chiuso nei giorni successivi è risultato deludente, non solo con riguardo all'ultimo turno di voto, ma all'intera esperienza dell'associazione nelle competizioni elettorali. Se l'associazione di promozione sociale CasaPound Italia era nata nel 2008 (dopo una militanza di un paio d'anni del gruppo romano, nato nel 2003, all'interno del Movimento sociale - Fiamma tricolore e la fine tumultuosa di quell'adesione, seguita alle proteste per la mancata convocazione di un congresso), per parlare di partecipazione diretta alle elezioni occorre attendere le politiche del 2013: prima alcuni consiglieri comunali avevano nel frattempo aderito a Cp o erano stati eletti nelle liste di altri partiti "in quota Cp", ma l'11 gennaio 2013 per la prima volta apparve nelle bacheche del Viminale - con il numero 17 - l'emblema della "tartaruga frecciata", come spesso è stato chiamato e che fino ad allora si era visto solo sulle bandiere, su fondo rosso. 
Rispetto al simbolo originario, nella corona bianca si era introdotto il nome del progetto politico e un tricolore (anche per marcare la dimensione nazionale che si voleva raggiungere); si era anche stemperato il nero del cerchio centrale in un grigio sfumato (che poi con il tempo sarebbe ritornato più scuro e "tinta unita", nel tono di grigio attualmente in uso", ma era rimasta identica e ben riconoscibile la tartaruga protagonista dell'emblema. Ed è lo stesso sito di CasaPound a svelare i vari significati di quella rappresentazione, in una descrizione che si riporta per intero (perché alcune letture, diversamente, non si capirebbero):

La tartaruga è l’animale per eccellenza che rappresenta la longevità quindi è un augurio. La tartaruga è uno dei pochissimi esseri viventi che ha la fortuna di aver con sé la casa quindi per noi rappresenta al meglio la nostra lotta principale ovvero il diritto alla proprietà della casa e il mutuo sociale. La tartaruga è, secondo la cultura orientale, l’animale che porta sulla sua schiena la conoscenza del mondo quindi è di buon auspicio per una comunità che vuole identificare nella cultura le proprie radici. 
La tartaruga è anche chiamata tortuga o testudoIn entrambi i casi ci ricorda situazioni insite nella nostra cultura. Nella Tortuga, gli ultimi uomini liberi del mare nascondevano i propri tesori, nella formazione romana chiamata appunto Testudo l’esercito di Roma dimostrò la sua grandezza conquistando il mondo allora conosciuto, dimostrando che la forza quando scaturita da un ordine verticale e da un principio gerarchico è destinata a dominare le barbarie, anche se in numero inferiore. 
La nostra tartaruga è però una tartaruga stilizzata. Perché ha una base ottagonale? “L’otto, primo cubo di un numero pari e doppio del primo quadrato, bene esprime la potenza di Dio” (Plutarco). Castel del Monte, voluto da Federico II, è universalmente noto per la forma ottagonale, unica nel suo genere, che si ripete praticamente ovunque, dalla pianta dell’edificio alle singole componenti, in particolare le torri, il cortile, il numero delle stanze per piano.Il simbolismo dell’ottagono è suscettibile di molteplici interpretazioni: in linea di massima il numero 8 richiama l’infinito, e se ci si fa caso ancora oggi in fisica e matematica si fa uso della cifra 8 distesa in orizzontale per indicare l’infinito, quindi ciò che non è soggetto a misurazione in quanto sfugge alla comprensione razionale. 
E’ possibile quindi che il castello sia la “messa a terra” del Cosmo, così come altri grandi monumenti dell’antichità (dalle Piramidi a taluni templi) richiamavano la posizione di determinate stelle. Quindi se il castello riproduce il Cosmo (inteso come Ordine divino, esattamente scandito da un ritmo – Otto sono i passaggi che scandiscono l’Anno solare in stagioni, inquadrati dagli assi dei Solstizi e degli Equinozi e delle Feste dei Fuochi, e il Ritmo dell’Anno si rinnova eternamente nel transito per le otto stazioni), è evidente tra l’altro come sia improbabile che la sua funzione principale fosse di carattere profano. Se si accetta questa tesi (che ben si sposa con quella che vede nell’8 la cifra della mediazione tra cielo-cerchio e terra-quadrato - quindi 4 - ergo della resurrezione, come indicato anche dalla forma classica ottagonale del battistero cristiano), Castel del Monte è da considerarsi un glifo del Cosmo, anzi è esso stesso un microcosmo così come l’organismo umano (vedi l’homo ad circulum di Leonardo, o l’uomo vitruviano): di conseguenza esso è un templum, un laboratorio in cui, per mezzo di un’Opera paziente e costante, ciò che è in basso si slancia verso l’Alto. 
Perché questo precedente illustre? Perché scomodare uno degli ultimi Cesari? Perché abbiamo la “presunzione” di considerarci unità imperiali. Perché la nostra è una visione del mondo spirituale, e il singolo si realizza (anche spiritualmente) solo nella comunità, che è il suo tempio, il laboratorio in cui si sviluppano le sue capacità naturali. Perché lo stesso numero - l’8 - compare anche sopra il guscio della nostra tartaruga. 4 frecce bianche e 4 nere infatti partendo dall'esterno convergono in un centro che è simbolo dell’Asse, quel medesimo asse che è al centro del fascio di verghe.  
Questo simbolismo è molto forte, proprio perché rappresenta l’unità e l’ordine. Il simbolo del kaos infatti è rappresentato da varie frecce che da un centro partono in tutte le direzioni, disperdendosi. L’esatto opposto, insomma. Questo è il nostro simbolo e questo nostro simbolo rappresenta la comunità tutta, composta da unità imperiali che non si possono fermare perché dotate di una corazza dura come quella della tartaruga, animale lento ma inesorabile, una corazza resistente come gli scudi disposti a testudo (che altro non è se non il nostro simbolo in chiave dinamica e marziale), una corazza che è Idea, visione del mondo, la nostra visione del mondo. 
La tartaruga stilizzata di Casapound è un simbolo nuovo quindi, sviluppato e progettato su basi ben più antiche per un nuovo secolo di lotte, vittorie, opere e conquiste.
Proprio questo simbolo carico di letture ed elaborazioni (che oggettivamente ci sono, che le si condivida oppure no) è finito sulle schede elettorali nazionali e locali per sette anni, ma nelle intenzioni dei dirigenti dell'associazione-movimento non ci finirà più. Una decisione che arriva - tra l'altro - a pochi giorni dalla denuncia presentata alla procura di Roma dall'Anpi - Associazione nazionale partigiani d'Italia contro Cpi e Forza Nuova "per i numerosi atti di intimidazione, violenza e apologia di fascismo da queste commessi ripetutamente negli ultimi tempi" e poco dopo la decisione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, di far ripristinare lo stato della facciata dell'immobile di via Napoleone III che CasaPound occupa dal 2003 (il che significa, tra l'altro, far rimuovere la scritta "CasaPound" in marmo).
"Purtroppo lo so, è difficile capire la differenza tra Politica ed elezioni - ammette su Twitter il segretario di Cpi, Simone Di Stefano, già aspirante sindaco di Roma -. Eppure esiste ed è netta. CasaPound vuole tornare ad essere il laboratorio di avanguardia politica, culturale e solidaristica che era un tempo". Come a dire che si può fare Politica (maiuscola non a caso) anche senza partecipare alle elezioni (minuscole): una cosa certo non nuova, era il pensiero del Partito radicale (nonviolento transnazionale transpartito) a partire dal congresso del 1989 che decise che, in quanto tale, non avrebbe più presentato candidature con il proprio simbolo. Di certo più di un partito - soprattutto del centrodestra - guarda, più che all'area fino a questo momento rappresentata da CasaPound Italia (che alle elezioni non è mai andata oltre l'1%, tranne che ovviamente in qualche comune), alle persone che ne hanno fatto parte o hanno scelto fin qui di votarla almeno una volta. Di certo non ci sarà alcun automatismo, alcuna migrazione conseguente di militanti ed elettori verso un partito determinato, fossero anche la Lega o Fratelli d'Italia, che a livello nazionale spingono molto sul sovranismo: sul Giornale Chiara Gianni riporta una dichiarazione legata sempre a quell'ambiente, in base alla quale "uno dei tanti termini da loro coniati elettoralmente parlando diventa, attraverso meccanismi mass mediatici costruiti per rappresentare il loro recinto, 'l'attributo di una area della quale Casapound non può far parte'". 
Le parole più dure, in ogni caso, sono riservate a chi avrebbe incentrato il dibattito politico "in epoca di povertà, austerity, crisi economica decennale e scippo di sovranità nazionale, su un movimento che, dati elettorali alla mano, tutto rappresenta fuorché un reale rischio di occupazione maggioritaria delle istituzioni. Assistiamo oggi, semi impotenti, al paradosso per il quale il terremoto politico/istituzionale che dovrebbe investire il terzo potere dello Stato, la magistratura, passa in secondo piano davanti al palazzo occupato di via Napoleone III". La scelta di rinunciare all'agone elettorale, tuttavia, non fa cambiare idea all'Anpi, che per bocca del suo vicepresidente nazionale, Emilio Ricci, precisa (come si legge in un articolo di Carlantonio Solimene sul Tempo): "Dal punto di vista tecnico giuridico non cambia molto. Noi abbiamo fatto un esposto per denunciare il comportamento di CasaPound sostenendo che in Italia c'è una azione volta alla ricostituzione del partito fascista, un'attività organizzata sul territorio nazionale su cui riteniamo che la Procura di Roma debba indagare. Noi andiamo avanti a sostenere che si stanno commettendo dei reati e che la procura deve indagare, non cambia se sia partito o movimento". Di certo, le condotte reputate criminose non si riferiscono all'attività elettorale di CasaPound; in ogni caso, si vedrà in quale modo questa continuerà a fare politica e quale visibilità riuscirà ad avere.

martedì 25 giugno 2019

Simboli nazionali... a macchia di leopardo: ... a destra (di Massimo Bosso)

Prosegue il viaggio di Massimo Bosso tra i partiti nazionali minori dei vari schieramenti politici, alla prova delle ultime elezioni amministrative, soprattutto nei comuni superiori. Dopo l'analisi del centrosinistra, stavolta tocca al centrodestra, con i suoi miniattori presenti - chi più chi meno - a macchia di leopardo. Buona lettura!

IDeA - Popolo e Libertà (ove la prima parola sta per Identità e Azione), fondato nel novembre  2015 da vari fuoriusciti dal Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, è tuttora rappresentato in Parlamento dal senatore Gaetano Quagliarello, eletto in uno dei collegi uninominali per il centrodestra in quota Noi con l'Italia (cartello nel quale aveva convogliato la sua IDeA). E sempre nel centrodestra si colloca il partito che presenta liste a Modena (da sola, 0,50%) Bari (0,81% con Io Sud), Foggia (0,61%) e, tra i non capoluoghi, San Severo (Fg, 1,42%). I risultati sono invece decisamente migliori a Potenza (7,31% e tre seggi, ottimo esito), Giulianova nel teramano (8,44%, un seggio), Corato (Ba, prende solo il 2,28%, ma facendo parte della coalizione che vince al ballottaggio anche se al primo turno si era fermata al 17,55%, ottiene due consiglieri) e nella foggiana Torremaggiore (9,37%, da dividere con Moderati e popolari).

A proposito di popolari, è il caso di parlare del partito dei Popolari per l'Italia, fondato ufficialmente il 28 gennaio 2014, sotto la guida dell'ex Scelta civica (e in quel momento ministro) Mario Mauro, che alla fine della scorsa legislatura è rimasto l'unico esponente del partito in Parlamento. Il partito della freccia alle politiche ha sostanzialmente aderito a Noi con l'Italia, ma ha continuato a esistere, almeno sul piano giuridico: lo ha dimostrato quest'ultimo turno elettorale, che ha visto i Popolari per l'Italia partecipare alle europee grazie all'esenzione dovuta all'appartenenza al Ppe (ma è arrivato solo lo 0,3%) e raccogliere le firme per le competizioni locali cui ha partecipato. Si tratta di presenze essenzialmente in Molise, terra in cui il gruppo mostra di avere un certo seguito: a Campobasso, con il 15,12%, è la lista più votata del centrodestra ed elegge quattro consiglieri; a Termoli, nella stessa provincia, arriva l'11,67% e si trasforma in tre seggi di maggioranza.

Un altro partito di cui a livello nazionale si erano sostanzialmente perse le tracce era Direzione Italia, sorto nel 2017 come evoluzione dei Conservatori e Riformisti nati nel 2015, sempre e comunque avendo Raffaele Fitto come leader. Nel 2018 Direzione Italia è stata tra i fondatori del cartello elettorale Noi con l'Italia (rimasto sotto la soglia del 3%), mentre quest'anno ha scelto di federarsi con Fratelli d'Italia, centrando l'ennesima rielezione di Fitto a Strasburgo. La federazione non ha però distolto l'attenzione dalla partecipazione alle amministrative, pur se quasi solo in Puglia: Direzione Italia corre a Ostuni (8,95%, quattro eletti), Corato (9,70% e otto consiglieri, si è già detto perché parlando di IDeA) e San Severo (5,95%, un seggio); la lista si vede anche in Campania, in provincia di Salerno a Pagani (con il nome Direzione Pagani, risulta la lista più votata della maggioranza, con l'11,83% che si trasforma in quattro seggi) e a Bacoli nel napoletano (2,42%, qui niente seggi). in tutto il leone conservatore e riformista raccoglie ben 13 eletti: un bottino niente male, per essere presente "a macchia di leopardo". 

Altro partito, altro nome che non suona affatto nuovo, né potrebbe essere diversamente con il Partito liberale italiano. Che però non è quello di Giolitti, né quello rifondato nel 1943 da Benedetto Croce e Luigi Einaudi, sciolto nel 1994 (secondo alcuni in modo irregolare). Quello attualmente in attività, fondato come Partito liberale nel 1997 (guidato da Stefano De Luca) e ribattezzato Pli dal 2004, ha dimensioni ben diverse e si colloca naturalmente nel centrodestra, anche se nel 2018 ha stretto un accordo con la Lega (in virtù del quale due esponenti in quota Pli sono entrati in Parlamento). La presenza alle amministrative è rara, ma non inesistente: a Bari ottiene lo 0,24%, a Rozzano (Mi) lo 0,20% in combinata con Italia giovane solidale; a Firenze con l'Udc e una civica non si va oltre lo 0,79%. Quanto ai comuni inferiori, si segnala a Caponago (Mb) una lista con Fratelli d'Italia (34,30% e quattro seggi).

A proposito di Unione di centro, ormai anche questa può considerarsi tra i partiti minori, pur essendo ancora nazionale. Sono passati i tempi degli esordi, da quel 2002 in cui il partito era nato dalla confluenza del Centro cristiano democratico di Pierferdinando Casini e dei Cristiani democratici uniti di Rocco Buttiglione (e di Democrazia europea di Sergio D'Antoni), come pure i tempi della corsa solitaria ma decorosa del 2008: dal 2013, anno del sostegno a Mario Monti, il consenso è crollato e le cose non sono andate meglio nel 2018 con l'adesione al cartello Noi con l'Italia (e con lo scudo crociato in vista). Se alle europee i suoi candidati erano ospitati in Forza Italia, alle amministrative si vedono varie liste. 
Nei comuni capoluogo la si trova a Firenze (con Pli e Attiva Firenze) ma si ferma allo 0,79%; a Pescara il 3,37% porta un seggio, ma l'eletto scatta anche a Foggia con il 2,37% e a Lecce con il 2,97% (apportato al centrosinistra), nonché a Cagliari con il 3,07%. L'Udc corre anche a Scandicci e Piombino (in tandem con Forza Italia), Civitavecchia (1,77% per la lista con il Polo civico, forza già presente alle precedenti amministrative), Ciampino (2,77% in una coalizione civica che se non altro elegge in consiglio la candidata sindaca), Casoria (3,08%). Le cose vanno meglio a Corato (7,48% e un seggio, conquistati in una coalizione civica), San Severo di Foggia (7,66% e quattro seggi in maggioranza con il centrosinistra) e ad Alghero (6,39% e due seggi).
Altri consiglieri vengono eletti a Bellaria - Igea Marina (un seggio con il 7,57%), Ariano Irpino (due con l'11,09%), Gioia Tauro (un eletto con il 12,74%), San Giovanni Rotondo (un seggio con il 7,73%); a Torremaggiore (Fg) se non altro la lista contribuisce a eleggere il candidato sindaco di coalizione. I risultati non sono invece soddisfacenti a Nocera Superiore, Sarno, Nettuno, Civita Castellana, Cassino, Recanati, Orta Nuova, Giaveno (To), Copertino e Monserrato (Ca); il partito è presente anche in ticket con Forza Italia a Fucecchio, Scandicci e Piombino e con Fratelli d'Italia a Certaldo (c'è anche il Popolo della Famiglia), nonché a Figline e Incisa Valdarno (assieme a una formazione locale).

Ma quello dell'Udc non è l'unico scudo crociato presente all'ultima tornata di amministrative (potrebbe mai essere diverso?). A Rivoli (To), infatti, in coalizione con il centrodestra c'è anche la Democrazia cristiana, che ottiene l'1,37%. Dc, va bene, ma - domanda d'obbligo - quale? Questa lista, a giudicare dalla grafica, è quasi sicuramente collegata al gruppo che ha come segretario nazionale Renato Grassi (e fino a pochi giorni fa aveva tra i suoi leader anche l'ex ministro Gianni Fontana). Non risultano, almeno a un primo sguardo, altre presenze in comuni rilevanti, anche se in due piccoli centri piemontesi si presentano liste con il medesimo simbolo. Ma di questi si è già parlato, nel viaggio di qualche giorno fa nei comuni "sotto i mille".

Sembra fare capo, invece, al gruppo legato alla segreteria (riconfermata nel 2017) di Angelo Sandri la lista della Democrazia cristiana che si presenta a Lecce all'interno di un centrodestra davvero pletorico (13 liste): in quella compagine ottiene solo il 0,15% in coalizione con il centrodestra. Unico modo per distinguere tra le varie Dc - anche se non è sempre infallibile - era e resta guardare il loro simbolo: quello di coloro che seguono Sandri è a fondo bianco con lo scudo arcuato nel bordo superiore, proprio come quello che finisce su manifesti e schede leccesi. Anche per quel gruppo, in ogni caso, poca attività quest'anno, in attesa forse di tempi migliori.

Tocca poi a Energie per l'Italia, fondato il 18 novembre 2016 da Stefano Parisi, candidato per il centrodestra alle comunali di Milano 2016 ed alle regionali del Lazio 2018, sconfitto in entrambe le occasioni; nella scorsa legislatura, il partito è stato brevemente rappresentato alla Camera da una componente con Civici e innovatori. Assolutamente in tono minore la presenza alle comunali 2019: il simbolo si presenta solo a Modena (0,90%) e Sassuolo (1,54%), sempre inserito all'interno di contrassegni compositi con civiche locali (e addirittura con il nome abbreviato in Epi). Sempre in formato "pulce", ma almeno integrale (con tanto di riferimento a Parisi), il simbolo compare a Zola Predosa (Bo) in un emblema di centrodestra che ospita pure Forza Italia, Fratelli d'Italia e Udc: si uniscono in quattro, ma non vanno oltre il 4,73%.

Il discorso è almeno in parte diverso per Il Popolo della Famiglia, fondato nel 2016 da Mario Adinolfi e altri, che si colloca decisamente nel centrodestra, con posizioni molto nette contro le teorie gender (come si legge anche nel simbolo, forse l'unico a livello nazionale a proporre un disegno infantile, quello appunto di una famiglia tradizionale). Il partito ha partecipato raccogliendo le firme alle elezioni politiche del 2018, è l'unica lista che le ha raccolte prima delle ultime regionali piemontesi (tutte le altre hanno sfruttato esenzioni varie), mentre alle ultime europee ha inserito nel suo contrassegno la "pulce" di Alternativa Popolare per godere della sua esenzione legata alla sua appartenenza al Ppe. 
Ciò dimostra una capacità organizzativa non indifferente, anche se questa non si traduce in voti e liste presenti alle amministrative. Nei capoluoghi la lista si vede solo a Forlì (0,99%), Perugia (0,30%), Lecce (0,06%... come ha fatto??!!); in altri comuni superiori compare a Cesena (1,23%), Collegno (To, 0,48%), Cadoneghe (Pd, 2,23% da dividere con Cadoneghe domani) e Medicina (Bo, 2,07%, con il partito di Adinolfi ospitato dalla lista Prima Medicina). A Potenza, Mirandola (Mo), Correggio (Re), Seriate (Bg), Porto Mantovano e Certaldo (Fi) il simbolo è inserito in contrassegni di liste di centrodestra, assieme alle "pulci" di Forza Italia e/o Fratelli d'Italia e a volte anche Udc. Tra le partecipazioni nei comuni inferiori spicca Sant'Egidio alla Vibrata, nel teramano, dove votano esattamente in 6000 (ma solo l'1,28% vota il partito di Adinolfi).

Approdando all'estrema destra, occorre dire di CasaPound Italia, nata 2003 come associazione impegnata nelle battaglie su problemi abitativi a Roma, entrata nel 2006 come gruppo organizzato nel Movimento sociale Fiamma Tricolore: lì è rimasta fino al 2008 quando, per contrasti legati alla richiesta non soddisfatta di un congresso nazionale, si è "messa in proprio", arrivando a presentare liste autonome - con tanto di raccolta firme - alle politiche del 2013 (0,14%, ma presente non ovunque) e 2018 (0,95%, un risultato sotto le attese, come lo 0,33% delle ultime europee, a dispetto della presenza in tutta l'ltalia - senza firme - con Destre Unite - Aemn). 
Il movimento, che ha come leader nazionale Simone Di Stefano e come fondatore Gianluca Iannone, presenta anche quest'anno diverse liste alle amministrative, sempre in solitaria o tutt'al più al fianco di civiche locali: fa eccezione Lecce, dove la tartaruga frecciata è in coalizione con il centrodestra ottenendo lo 0,55%. Negli altri capoluoghi, la lista corre a Cremona (0,82%), Rovigo (0,95%), Firenze (0,51%), Ascoli (1,96%, cui si aggiunge lo 0,36% di OSA), Perugia (0,48%), Pescara (0,54%), mentre salta per mancanza firme la lista a Vercelli. Negli altri centri si trova il simbolo a Cesena (0,88%), Scandicci (0,99%), Capannori (1,28%), Foligno (0,68%, cui si aggiunge lo 0,58% di una lista collegata), Civitavecchia (0,45%), Ciampino (0,84%). L'elenco prosegue con Casale Monferrato (1,46%, da unire allo 0,74% di Voce Civica), Tortona (Al, 1,61%), Novate (1,35%), Follonica (1,28%), Massarosa di Lucca (3,51%, il risultato migliore), Monsummano Terme nel pistoiese (2,15%), Orvieto (2,47%) e Nettuno (1,55%). Questo sforzo di militanza notevole, come si vede, non produce risultati in termine di seggi, mentre qualcosa arriva in diversi comuni "inferiori": a Sant'Egidio alla Vibrata arriva il 2,98%, a Santa Vittoria d'Alba (Cn) il 7,93% e un seggio, a Verolengo (To) il 4,65%, mentre altri eletti escono in alcuni comuni con meno di mille abitanti (ma anche qui ne abbiamo già parlato).

Forza Nuova, fondata il 29 settembre 1997 da Massimo Morsello (scomparso nel 2001) e da Roberto Fiore che ne è ancora il leader indiscusso (nonché eurodeputato dal 2008 al 2009, subentrato ad Alessandra Mussolini per la lista Alternativa sociale), aveva partecipato nel 2018 alle politiche con Italia agli Italiani insieme alla Fiamma Tricolore, mentre nel 2019 si presenta alle europee grazie all'esenzione ottenuta attraverso il partito europeo Alleanza per la Pace e la Libertà, ma prende solo lo 0,15%. Minima anche la presenza alle amministrative: nei comuni superiori la lista spunta a Cantù (Co) prendendo lo 0,55%; va meglio a Lumezzane (Bs) con il 2,83%; Forza Nuova è presente anche in alcuni comuni inferiori, come Seren del Grappa (Bl: lì, con l'8,12%, arriva anche un seggio), Soresina (Cr, 2,51%) e vari comuni con meno di mille abitanti (in cui esce qualche eletto). 
Spicca, in tutto questo, il caso di Sermide e Felonica, il comune in cui nel 2017 aveva conquistato un seggio la lista dei Fasci italiani del lavoro, ma il Consiglio di Stato nel 2018 ha annullato la consultazione. Quest'anno alle elezioni i Fasci non corrono, ma i loro candidati si presentano in buona parte con la lista Italia agli Italiani, che recupera il simbolo usato nelle politiche del 2018: lì ottiene il 7,87%, ma non basta per entrare in consiglio, in compenso la stessa lista riesce a ottenere un seggio nella municipalità di Sermide, cioè proprio il luogo in cui sono nati i Fasci italiani del lavoro quasi vent'anni fa.

Lo si è evocato nel simbolo appena visto, ed ecco il Movimento sociale Fiamma tricolore (o anche solo Fiamma tricolore), fondato da Pino Rauti ed altri esponenti del Msi-Dn il 3 marzo 1995 all'indomani della svolta di Fiuggi promossa da Fini. Nel corso degli anni il partito ha partecipato a moltissime competizioni elettorali, eleggendo anche direttamente un senatore (1996) e un deputato europeo (1999 e 2004, prima dell'introduzione dello sbarramento al 4%). Nel 2014 Luca Romagnoli - diventato segretario nel 2002 dopo Rauti - è stato di fatto espulso dal partito (assieme a vari dirigenti e militanti) per aver cercato di ridare vita a Alleanza nazionale con Storace, Poli Bortone, Menia e altri esponenti della destra ex-missina; la segreteria nazionale passa al milanese Attilio Carelli, ne segue un periodo di assenza dalle competizioni elettorali, al di là della lista comune con Forza Nuova - Italia agli italiani - nel 2018. In questa tornata il partito rispunta con due liste: a Lecce, nella coalizione che sostiene la Poli Bortone (ricorsi storici...) ottiene lo 0,78%; a Tivoli, alleato con il centrodestra, arriva il 1,38%. 

Tra i partiti nazionali post-missini sembra di dover annoverare anche L'Altra Italia, partito recentissimo e presieduto da Cosimo Damiano Cartelli (non sono facilmente reperibili altre informazioni), che aveva presentato liste in alcuni piccoli comuni lo scorso anno. Nel 2019 deposita il simbolo al Viminale per le europee (senza parteciparvi), emblema che - a ben guardare - raffigura un aquila tricolore, graficamente prodotta dalla scomposizione della fiamma del Msi (cosa che lascia pochi dubbi sulla sua collocazione politica). Non a caso, il simbolo corre nel centrodestra a Lecce (0,31%) e con un gruppo che comprende anche l'Udc a Torremaggiore (Fg, 1,19%), ciò oltre alle presenze nei piccoli centri sparsi in giro per l'Italia, di cui si è già detto parlando dei comuni "sotto i mille".

A proposito di fiamme, non può sfuggirne una decisamente particolare a Lecce (dove le liste di destra sono ben quattro): nella coalizione di centrodestra, infatti, spunta proprio l'ultima versione del simbolo del Movimento sociale italiano - Destra nazionale, usata alle politiche del 1992 (con la base rossa e la sigla color oro). Spulciando qua e là su Facebook, si ha la netta impressione che si tratti del Msi legato a Gaetano Saya e a Maria Antonietta Cannizzaro, anche se solitamente utilizzava un emblema un po' diverso (con la base nera e il segno di marchio registrato); colpisce che stavolta l'emblema sia stato ammesso così, senza modifiche, ma forse il fatto di essere alleati con Fratelli d'Italia ha evitato ricorsi ed esclusioni. Delle quattro formazioni di estrema destra, tuttavia, risulta la meno votata, con il suo 0,24%. 

La carrellata si chiude con il Movimento nazionale per la sovranità, fondato il 12 gennaio 2017 da Gianni Alemanno e Francesco Storace, quando vi confluirono, appunto, Azione Nazionale e La Destra; nel 2018, peraltro, Storace aveva lasciato il movimento per divergenze sulle elezioni regionali del Lazio. Questo partito raramente ha presentato liste, preferendo inserire suoi candidati in altre formazioni di centrodestra (come quando, nel 2018, ha fatto eleggere in Senato con la Lega uno suo esponente, Claudio Barbaro).
Il 4 giugno 2019 viene stipulato un patto federativo con Fratelli d'Italia, alle amministrative del 26 maggio il simbolo è presente solo a Corato, dove corre da solo e prende il 2,08%; a Baronissi (Sa) troviamo un contrassegno quasi identico - con la scritta Centrodestra Baronissi al posto del nome del partito - che corre in una coalizione civica e ottiene il 2,01%.

lunedì 24 giugno 2019

Simboli nazionali... a macchia di leopardo: da sinistra... (di Massimo Bosso)

Lascio di nuovo con estremo piacere la parola e lo spazio a Massimo Bosso, che ha scelto di analizzare stavolta non le liste curiose dei microcomuni, ma il comportamento elettorale dei partiti nazionali minori, soprattutto nei comuni superiori. E anche qui, a quanto pare, c'è parecchio da dire... buona lettura!

La politica nazionale è basata sui grandi partiti: se oggi è in auge la Lega di Salvini, ieri lo era il Pd di Renzi, l'altro ieri Forza Italia di Berlusconi; prima ancora lo era Alleanza Nazionale di Fini, poi confluito con Fi nel Pdl, per poi dividere di nuovo le storie tra Forza Italia, Fratelli d'Italia e vari gruppuscoli di cui si sono perse le tracce. Già, appunto: nella nostra bellissima Nazione, baciata dal sole e rinomata in tutto il globo per la prelibatezza di molti cibi, esistono anche miriadi di formazioni politiche, non poche delle quali si qualificano come "nazionali" a dispetto delle percentuali basse o bassissime. Elencarle tutte è quasi impossibile, ma è interessante vedere come questi soggetti siano stati presenti alle ultime elezioni amministrative: una presenza tutt'altro che omogenea ma, come suggerisce il titolo, a macchia di leopardo... 

Questa volta il viaggio inizia dall'ala sinistra: nel reparto estremo, che difficilmente rinuncia alla falce e martello, il livello di frammentazione è oltre ogni immaginazione. Partiamo da chi non usa gli arnesi ma si accontenta della stella, come Potere al popolo!, il cartello nato alla fine del 2017 per contrassegnare le candidature alle elezioni politiche dell'anno successivo, alla fine delle quali ottenne 372179 voti (pari all'1,13%), un risultato forse sotto le aspettative. Nel 2019 non ha corso alle europee, ma con quel simbolo sono state presentate liste, per esempio, a Firenze, Livorno, Ciampino, Tivoli e Aversa: in questi ultimi due comuni le liste, che correvano in solitaria, non hanno ottenuto seggi; niente seggi nemmeno a Ciampino (in quest'ultimo caso Pap divide il contrassegno con Città in comune), ma contribuisce a far eleggere in consiglio il candidato sindaco della coalizione. Il miglior risultato arriva a Livorno (c'era da dubitarne?), sfiorando il 5% e con un consigliere eletto, come per l'altra lista della coalizione; va meno bene a Firenze, all'interno di una coalizione di sinistra che elegge due consiglieri - compresa la candidata sindaca Antonella Moro Bundu - ma Pap non arriva al 2% e resta a bocca asciutta (al pari di Sinistra italiana, che supera di poco quel valore).
Il seggio che spetta alle liste della coalizione viene assegnato alla lista Firenze Città aperta, la cui grafica richiama almeno in parte quello della lista La Sinistra presente alle elezioni europee. Anche se quest'ultimo emblema è stato usato solo per concorrere al rinnovo del Parlamento europeo, in diversi comuni appaiono liste che al loro interno contengono la stella della Sinistra europea. Tornando a Potere al popolo!, se a Cesena la lista salta per mancanza di firme, altre presenze si registrano a Bagno a Ripoli (Fi, con il 3,27%; qui la lista corre da sola e doppia quella della Sinistra, senza stella frecciata ma con la stessa struttura del simbolo) e a Monterotondo (RM) con solo lo 0,94%, sempre in corsa solitaria. Vanno segnalate alcune presenze anche nei comuni sotto i 15mila abitanti: a Santa Sofia, nel forlivese (poco più di 3200 elettori), ci sono solo due liste e Potere al Popolo ottiene tutti e 4 i seggi di minoranza con il 8,17%. Nel pisano, a Castelnuovo Berardenga, le liste sono tre, ma Pap conquista ugualmente un seggio grazie al 7,05%; un eletto arriva anche in provincia di Mantova, a San Giorgio Bigarello, grazie al 7,43% anche se le liste sono quattro (qui peraltro i seggi da distribuire sono 16 e non 12 e il simbolo di Pap è inserito in una corona con la dicitura locale "Benessere per San Giorgio Bigarello").

Dopo quest'inizio, si parte con la rassegna delle falci e dei martelli e si comincia con il partito più antico tra quelli esistenti: il Partito della rifondazione comunista, proprio quello nato nel 1991 come reazione alla trasformazione del Pci in Pds (inglobando poco dopo la nascita, quando ancora era solo un movimento, anche Democrazia proletaria e il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista)). Il partito ha un passato di risultati nazionali di tutto rispetto (nel 1996 ottenne alla Camera oltre 3,2 milioni di voti, pari al 8,57%), anche se negli ultimi anni ha decisamente ridotto i propri numeri a causa di ripetute scissioni (a partire dalla prima, ben nota, quella del Pdci di Cossutta nel 1998). 
A questo giro il Prc risulta presente con il suo simbolo - da solo o accoppiato - a Chieri (1,48%, all'interno della lista Sinistra per l'Alternativa), a Pavia (1,09%), Correggio (3,81%, qui però il simbolo è ridotto a una pulce, mentre domina il logo della Sinistra europea), Cesano Boscone (Mi, 1,6%), Paderno Dugnano (1,12% per la lista Sinistra alternativa, presentata con Sinistra Anticapitalista); a Prato si presenta in una classica "bicicletta" con il Pci (di cui si dirà tra poco) e per i Comunisti pratesi arriva solo lo 0,97%, a Signa (Fi) la lista Sinistra per Signa arriva al 5,36% (ma non basta per un consigliere), mentre il Prc si presenta da solo anche a Pontedera (Pi), Monterotondo e San Giovanni Rotondo (Fg, prendendo il 4,23%), sempre senza ottenere eletti. 
Discorso diverso per le liste di Civita Castellana (Vt, il Prc ottiene un più che dignitoso 9,09%) e Piombino (Li, con il 7,04%): in entrambi i comuni entra in consiglio il candidato sindaco. Qualche presenza si registra anche nei comuni inferiori: a Granarolo (Bo) arriva un seggio con il 7,49%, mentre a Reggiolo (Re) il 6,06% è troppo poco per avere eletti, così come il 5,32% ottenuto a Greve in Chianti (Fi) 5,32%. Altre liste sono presentate in abbinata con il Pci, quasi sempre con il nome "Uniti per il bene comune", con tanto di pugno chiuso: a Conselice (Ra) raccoglie addirittura l'11,12% e ottiene un seggio, meno bee a Massa Marittima (Gr) con il 4,95%, a Roccastrada (Gr) con il 7,82% e a Monteroni d'Arbia (Si) col 5,22%. Scatta invece un seggio a Fusignano (Ra) con l'8,26%: qui però il simbolo ricorda la vecchia Federazione della sinistra.

Si prosegue con un emblema dal sapore antico, almeno quanto il nome, anche se il Partito comunista italiano di cui si parla è stato rifondato nel 2016 a San Lazzaro di Savena da esponenti del Partito comunista d'Italia (già Pdci di Cossutta) e altri: a conti fatti, probabilmente non ha ottenuto il successo auspicato alle origini. Assente sulle schede delle europee per non essere riuscito a raccogliere le firme (ma gli va dato atto di averci provato seriamente, a differenza di molti altri), il simbolo ricompare alle comunali di Verbania e Livorno (e dove altrimenti?), Scandicci, Follonica (Gr), Collesalvetti (Li) e, come visto, a Prato con Rifondazione. Per paradosso il risultato migliore è quello di Verbania (2,86%), anche se è inferiore al 3% e quindi inutile per la distribuzione dei seggi.
Si segnala poi una lista comune tra Potere al popolo!, Pci e Prc a Filigne e Incisa Valdarno (Fi), anche se la Sinistra per l'alternativa si ferma al 2,23%; una lista comune con Rifondazione comunista a Piossasco (To) ottiene poco di più, il 2,47%. Va molto meglio a Massarosa, dove corre la lista Sinistra comune (l'emblema ricorda l'ultima versione dell'Unione democratica per i consumatori, ma la doppia bandiera in basso ricorda moltissimo quelle, senza aste, del Pdci) e ottiene un seggio con il 7,38%. Guardando ai comuni inferiori, infine, il Pci presenta una propria lista a Lamporecchio (Pt), che ottiene un più che dignitoso 8,42% e porta a casa un seggio.

Basta togliere una parola e spunta un partito del tutto diverso, anche se afferisce alla stessa area. Ecco dunque il Partito comunista, fondato nel 2009 (come Comunisti - Sinistra popolare) e guidato fin dall'inizio dall'ex parlamentare Marco Rizzo. Se alle europee è riuscito a correre grazie all'esenzione dei greci di Kke, alle amministrative raccoglie le firme nella gettonatissima  Firenze e a Sassari, ottenendo però risultati inferiori al punto percentuale. Tra i comuni con meno di 40mila abitanti, la lista del Pc è presente a Lainate (Mi, 2,04%) e Gioia del Colle (Ba, 1,66%); tra quelli inferiori il partito corre a Montopoli in Valdarno (Li) e con il suo 7,01% sfiora il seggio, mentre ottiene meno a Chianciano Terme (Si, 4,65%) e Montepulciano (Si, 5,02%).

Si registra una presenza sporadica, anzi unica (ovviamente salvo errore) per il Partito di alternativa comunista, che aderisce alla Quarta Internazionale - Lega Internazionale dei Lavoratori, un'organizzazione internazionale trotskista, fondata da Nahuel Moreno nel 1982 (non a caso ne usa il simbolo, con falce e martello ribaltate "a specchio" e il numero 4 stilizzato). A quanto pare, la lista si presenta solamente a Cremona: anche lì, in ogni caso, il Pac si deve accontentare dello 0,66%, lontanissimo dalle quote che consentono l'attribuzione di un seggio. Le firme per correre alle elezioni, in ogni caso, sono state raccolte.

La rassegna dei partiti dichiaratamente comunisti si conclude con il Partito comunista dei lavoratori, quello di Marco Ferrando per intenderci: anche qui sembra registrarsi un'unica presenza, questa volta a Castiglion Fiorentino, 13200 abitanti. La lista ottiene il 4,22% e, a conti fatti, manca il seggio per soli 25 voti.






Come si è visto, le presenze di liste con falce e martello sono veramente limitate territorialmente: ciò non toglie che in molti comuni esponenti di queste formazioni politiche si siano inseriti o abbiano appoggiato liste civiche dichiaratamente di sinistra. Tra queste, segnaliamo per dovere di cronaca e per curiosità d'immagine una lista con falce e martello a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa: qui Sinistra unita prende l'8,02% e - visto che sostiene il sindaco eletto - ottiene pure due seggi, senza essere riconducibile a partiti particolari (anche se la doppia bandiera ricorda quella stilizzata della Lista anticapitalista del 2009 e della Federazione della sinistra successiva).

Sinistra Italiana – fondata nel febbraio del 2017 dopo essere nata in Parlamento come evoluzione di Sel, attualmente presente con parlamentari eletti nel 2018 sotto il simbolo di Liberi e Uguali - alle amministrative 2019 ha una presenza decisamente sporadica. Il suo emblema a fondo rosso si vede solo a Firenze, nella coalizione che appoggia  Antonella Moro Bundu (ma, come si è detto parlando di Potere al popolo!, con il 2,26% non arrivano seggi); quanto ai comuni inferiori, Si partecipa a liste unitarie della sinistra ad Alfonsine di Ravenna e a Spilamberto (Mo), comprendenti anche Rifondazione comunista e Pci (ad Alfonsine c'è anche Possibile, o ciò che ne rimane), ma in nessuno dei due luoghi arriva un seggio. 

Da un simbolo relativamente recente si passa a uno dei più risalenti in Italia, quello della Federazione dei Verdi, fondata nel 1990, ma il sole che ride è lo stesso inaugurato alle regionali del 1985, da sempre legato a quell'area ambientalista tendente a sinistra. Proprio quell'emblema - che alle europee si abbina al girasole nelle liste di Europa Verde - compare nel contrassegno di varie liste, non di rado assieme ai loghi di altre forze: a Modena i Verdi corrono da soli e con il 3% arriva un seggio, a Reggio Emilia il sole spunta sul fondo verde della lista Immagina Reggio (e arriva un seggio anche qui, con il 3,04%, come parte della coalizione di centrosinistra che vince, proprio come a Modena). 
A Forlì ci vuole la lente d'ingrandimento per trovare il sole che ride come "puntino" sulla i di Forlì solidale e verde (il 2,69% non frutta un consigliere, anche perché il centrosinistra perde). I Verdi corrono poi in solitaria a Firenze (1,90%), nel centrosinistra a Settimo Torinese (1,10%, unica lista di maggioranza senza eletti), Carpi (2,43%, niente da fare), Empoli (2,46%, ma niente seggi, per la lista Radici & Futuro, presentata con Empoli di sinistra), Casoria nel napoletano (qui arriva un seggio con il 4,31% del cartello Uniti per Casoria, stipulato con Noi di Arpino all'interno della coalizione vincente). Il sole che ride, poi, appare anche a Suzzara (Mn, 4,20% ma niente seggi), Lugo di Ravenna (2,88%, zero eletti), Castelfiorentino (1,85%),  Monterotondo (arriva un seggio con il 4,62% riportato dalla lista presentata con Italia in Comune), Ciampino (la lista si chiama Partecipazione civica, si deve accontentare del 2,26%). 

Tocca poi ad Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressistafondato alla fine di febbraio 2017 da esponenti della sinistra PD e da parlamentari di SEL che non aderirono a Sinistra Italiana. Un simbolo ce l'ha - è quello a fianco - ma in giro lo si è visto ben poco. 
Articolo Uno corre da solo a Piossasco (To), prendendo l'1,41% senza il riferimento a Mdp; a Novi Ligure (Al) in una lista comune con il Pd. A Carpi la miniatura del nome entra nel simbolo della lista La Sinistra per Carpi, che prende il 2,51%, contribuisce alla coalizione che vince al ballottaggio, ma resta senza eletti; lo stesso accade a Cesena (2,32% con A Sinistra) e a Zola Pedrosa (Bo, 1,97%). A San Lazzaro di Savena (Bo) Articolo Uno partecipa al Centro Sinistra unito con Pd e Psi; a Livorno arriva solo lo 0,65 per la lista presentata con la Sinistra ecosocialista (e con le due tracce di gesso dei Progressisti, all'interno della coalizione vincente). Poca fortuna a Urbino per la "bicicletta" presentata con Sinistra per Urbino (2,34% in solitaria), a Perugia per la lista presentata in condominio con i Socialisti e i civici popolari (1,82%) e a Casoria (0,99%, unico esempio di corsa con il simbolo intero).

Nel pezzo appena letto si cita spesso il Partito socialista italiano, guidato ora dal neosegretario Vincenzo Maraio (dopo la lunga segreteria di Riccardo Nencini). Se alle europee ha aderito al cartello +Europa - Italia in Comune (senza riferimenti nel simbolo perché l'accordo è arrivato dopo), anche il Psi presenta alcune liste in giro per l'Italia. Oltre ai casi appena visti di Perugia e San Lazzaro di Savena, ci sono Beinasco (To, 1,67%), Lugo (nella lista Sinistra per Lugo, presentata con Partecipazione Sociale, che prende l'1,68%), Cortona (Ar, la lista Uniti per Cortona arriva al 2,03%), Palestrina (solo lo 0,8%), Baronissi (Sa, 2,90%) e Rende (Cs, 1,08%). La presenza e i risultati sono decisamente limitati; fa eccezione, in questo senso, la partecipazione alle comunali di Lastra a Signa (Fi), dove il Psi ottiene l'8,6% e manda in consiglio il suo candidato sindaco.

Se la tradizione cui si ispira il Psi di oggi è antichissima, è formazione recentissima Italia in Comune, nata il 16 aprile 2018 e avente tra i fondatori Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, ex M5S: presente alle Europee con +Europa, propone diverse liste anche alle comunali, quasi sempre nella coalizione di centrosinistra, spesso in combinata con altri soggetti. A Vercelli arriva il 2,53%, a Pavia lo 0,95% (da sola); a Bergamo la lista con il Patto per Bergamo ottiene il 2,995 e un seggio in maggioranza; a Ferrara arriva il 2,46% (con un appoggio dato al centrosinistra solo al ballottaggio). La corsa di Italia in Comune è solitaria anche a Livorno (1,38%), a Bari (0,95%) e a Sassari (4,02%).
Il partito è presente anche alle comunali di Forlì, ma il simbolo è defilato e "spacchettato" all'interno del contrassegno di Forlì sicura, che prende il 3,25%. Nei comuni non capoluogo, a Piossasco (To) si trova la versione Piossasco in Comune (che prende il 3,88% e un seggio, all'interno del centrosinistra che vince), a Collegno il simbolo originale si ferma all'1,15%; nel bolognese, a Pianoro la lista prende il 4,95% ma corre da sola, quindi fa zero seggi, come a Zola Predosa (si ferma al 3,52%, poco meno di quanto ottenuto nella romagnola Bellaria-Igea Marina, 3,81% all'interno del centrosinistra perdente); a Savignano sul Rubicone, nel forlivese, la lista è condivisa con il Pd (Progressisti, 15,78% e 4 seggi)
In provincia di Firenze si trova Figline e Incisa Valdarno in Comune (che con il 6,58% ottiene un seggio); va decisamente meno bene a Termoli (Cb, 1,50%), Tivoli (1,20%), Nettuno (1,62%). In Puglia i risultati sono a corrente alternata: a Corato (Ba) e San Severo (Fg) la lista ottiene rispettivamente il 2,98% e il 2,18%, concorrendo se non altro all'elezione in consiglio del candidato sindaco della coalizione civica di appartenenza; nulla di fatto a Putignano (Ba, 2,16%), mentre sempre nel barese esce un seggio a Rutigliano con il 3,87% (ottenuto nel centrosinistra); sempre in Puglia, un altro seggio esce a Torremaggiore (Fg, 5,87%) così come a Copertino (Le, con il 2,75%, nella nutrita coalizione di centrosinistra). Il partito corre anche in Sardegna a Sinnai, in provincia di Cagliari, con Sinnai in Comune (4,09%, niente seggi).

Piuttosto recente è anche +Europa, il partito guidato da Benedetto Della Vedova e cui aveva prestato il proprio nome Emma Bonino alle scorse politiche. Se alle europee, come è noto, le liste sono state presentate (senza firme) con Italia in Comune, +Europa non rinuncia a una certa presenza alla amministrative, sempre in coalizione con il centrosinistra tranne che a Vercelli (dove ottiene il 2,78%): qui, tra l'altro, si presenta anche Italia in Comune (stavolta alleata con il centrosinistra), quindi lo stesso giorno le due forze politiche erano unite alle europee e concorrenti alle comunali... A Ferrara faceva parte di in una coalizione  civica che ha eletto in consiglio il candidato sindaco, per poi appoggiare il centrosinistra sconfitto al ballottaggio. 
Il partito, tuttavia, presenta liste anche a Biella (con il logo modificato in +Grande +Biella, ottiene il 2,68%), Pavia (2,17%), Bergamo (2,42%), Reggio nell'Emilia (2,94% e qui scatta un seggio), Modena (2,36%), Prato (1,75%), Firenze (1,81%), Potenza (3,32%: arriva un seggio, ma la lista era condivisa con il Progetto popolare). Quanto ai comuni non capoluogo, la lista è presente a Rivoli (To, 3,12%), Settimo Torinese (2,86% ed esce un seggio), Collegno (1,66%), Rozzano (Mi, 3,17%); a Capannori (Lu) la lista +Capannori - elementi grafici simili e riconosciuta dal partito - ottiene il 6,33% e due seggi; mentre a Monterotondo la lista si ferma all'1,87%. La grafica è simile anche per +Copertino (Le), lista premiata con un seggio (2,86%); di Palestrina e della lista con Italia in Comune si è già detto.

Un passaggio se lo merita anche il Partito repubblicano italiano, proprio quello nato nel 1895 e protagonista della I Repubblica. Sia pure a ranghi ridotti, il partito esiste ancora, nel 2018 ha partecipato alle politiche grazie all'esenzione dalla raccolta firme concessa da Ala (anche se il risultato è stato molto scarso); il recentissimo XLIX congresso, tenutosi a Bari (9-10 marzo 2019) ha dichiarato conclusa ogni collaborazione con il centrodestra, considerato ostaggio di forze populiste e nazionaliste; è stato inoltre riammesso nel partito Giorgio La Malfa, espulso nel 2011. Quest'anno, nel turno più nutrito di elezioni amministrative, il Pri sembra essere riuscito a piazzare liste solo in Romagna (prima roccaforte, ora ultimo terreno di resistenza): l'edera si vede a Cesena (2,27%), Lugo (1,14%) e Cervia (qui arriva il 7,09% e un consigliere, ma si tratta di una lista condivisa con Cervia Domani), in tutti e tre i casi sempre nel centrosinistra.

Infine, ecco DEMO.S - Democrazia Solidale, formazione di centro ma alleata con il Pd e partito riconosciuto - con la pubblicazione dello statuto in Gazzetta Ufficiale il 29 maggio 2019 - da pochissimo; si tratta, peraltro, dell'evoluzione di una sigla già vista in Parlamento, una delle tante nate dalla disgregazione di Scelta Civica (il soggetto, infatti, era stato creato dall'on. Lorenzo Dellai nel 2014). La formazione presenta liste a Prato (2,13% e ottiene un seggio), Cassino (4,05% con due eletti), Civitavecchia (0,65%), Monterotondo (4,40%, con un seggio) e Tivoli (1,85% per la lista condivisa con la Città in Comune). Colpisce il caso di Corato: Demos (ma il punto prima della S serve o no?) prende un ottimo 5,58%, ma il risultato arriva all'interno di una coalizione civica con vari gruppi di opposizione che quasi si equivalgono, per cui entrano in consiglio molti candidati sindaci mentre alle liste coalizzate vanno pochi seggi. Per Demos, quindi, non ce n'è nemmeno uno: l'analisi delle sigle minori di sinistra e centrosinistra finisce così.

sabato 22 giugno 2019

Ora Sicilia, un simbolo nuovo, ma già organizzato "nell'intera Regione"?

Il Signore dei #drogatidipolitica, se ce n'è uno, protegga sempre coloro che registrano minuziosamente nascite e dissoluzioni dei gruppi parlamentari e assembleari: sono loro che, più e meglio degli annunci ufficiali, consentono di capire se una nuova forza politica è nata, sta per nascere, convola a nozze più o meno giuste o, al contrario, cambia padrone o si avvia alla consunzione.
Leggo quindi sulla bacheca del costituzionalista Salvatore Curreri che all'Assemblea regionale siciliana è nato un nuovo gruppo, denominato Ora Sicilia: ne fanno parte tre eletti, Luigi Genovese jr (figlio di Francantonio, ex forzista con una lunga fase Pd, passato di recente alla Lega), Luisa Lantieri (eletta con il Pd) e Daniela Ternullo (da poco subentrata a Giuseppe Gennuso, sotto le insegne di Popolari ed Autonomisti - Idea Sicilia). Il gruppo non è - ancora - un movimento o un partito, ma potrebbe facilmente diventarlo, visto che ha già un proprio simbolo: c'è ovviamente la sagoma dell'isola, tratteggiata; ci sono i colori della regione tracciati con il gesso su un segmento curvilineo color carta da zucchero e c'è il concetto di "Ora" espresso a caratteri ben evidenti, pur se abbastanza snelli. Una sorta di gruppo sicilianista catch all, capace di raccogliere politici di varia provenienza, messo in questo caso a servizio dell politiche portate avanti dal presidente regionale Nello Musumeci. Lo stesso Genovese spiega la sua scelta in un post diffuso su Facebook:

Lascio Forza Italia. Una decisione che ho maturato dopo un’attenta riflessione che si è protratta per molti mesi. Già nel marzo 2018, con il paese in pieno fermento post-voto, avevo auspicato per il partito un processo di sostanziale trasformazione che non si è mai concretizzato. Era necessaria l’apertura di un processo di dialogo inclusivo. Ma anche una profonda revisione del progetto nel suo complesso, a partire dalla condivisione di una linea chiara sul futuro dell’Italia e sul suo ruolo all’interno dell’architettura politica europea. Si avvertiva l’urgenza della creazione di nuovi spazi - non retorici ma reali - per i giovani. Speravo, pertanto, in un riposizionamento trasversale, un “upgrade” necessario che non svilisse i principi cardine di un partito che ha fatto la storia della politica italiana.
Le mie aspettative evidentemente non si sono concretizzate, ma tuttavia non mi sento di attribuire responsabilità specifiche. Piuttosto avverto l’urgenza di ringraziare i vertici nazionali e regionali del partito per avermi accolto in uno dei più importanti soggetti politici della storia del nostro paese. Auguro all’amico Gianfranco Micciché di contribuire ad un significativo rilancio di Forza Italia, che oggi all’Ars è rappresentata da personalità valide e dinamiche, colleghi con i quali ho condiviso un percorso fondamentale sul piano dell’esperienza. Ho imparato molto, aspetti non sempre positivi di cui in ogni caso farò tesoro per la vita.
Aderisco al gruppo parlamentare “ORA Sicilia”, un progetto politico che mi vede tra i fondatori insieme alle colleghe e amiche Luisa Lantieri e Daniela Ternullo. Da oggi, nel rispetto prioritario di chi ha deciso di accordarmi la sua fiducia nel novembre del 2017, triplicherò i miei sforzi nella convinzione che le prospettive dei siciliani possano essere davvero interpretate solo da chi antepone la Sicilia a tutto il resto, anche alle logiche strutturali e centralizzate dei partiti nazionali. La Sicilia, per la sua complessità, merita un interesse “verticale”, cioè un’azione politica mirata e quindi strutturata sulle sue caratteristiche. Questo è l’orizzonte a cui guarderemo da adesso in avanti, garantendo il nostro appoggio al presidente Musumeci e ad una visione politica che, sono certo, nel prossimo futuro saprà rispondere con maggiore efficacia alle istanze dei siciliani, dei giovani e di chi crede ancora nel riscatto della nostra terra.
Alla spiegazione di Genovese hanno fatto seguito alcuni commenti non proprio amichevoli da parte di alcuni politici del centrodestra, che hanno visto nella creazione di Ora Sicilia una manovra ostile a quella coalizione (che comprendeva Forza Italia, Udc - Sicilia vera, Popolari e autonomisti - Idea Sicilia, Fratelli d'Italia, Noi con Salvini e #Diventeràbellissima) e, in particolare, ad alcuni partiti di essa. Il primo, duro intervento è stato di Saverio Romano, leader di Cantiere popolare (già Popolari - Italia domani) che ha costituito con Mpa e Idea Sicilia la lista Popolari e autonomisti: "La costituzione di un nuovo gruppo all'Assemblea regionale, i cui due terzi facevano già parte di gruppi della maggioranza, fortemente sollecitato dell'assessore Razza, mette in discussione il principio di leale collaborazione tra i partiti che hanno eletto Nello Musumeci alla presidenza della Regione. Non si può non stigmatizzare quanto accaduto e chiamare il presidente Musumeci a un intervento chiarificatore per evitare l'apertura del mercato delle vacche al quale, sia ben chiaro, noi ci sottrarremo". Il leader di quella lista, Carmelo Pullara, ha rincarato la dose: "Cosa possono avere in comune esponenti del Pd, di Forza Italia e di chi, oggi deputata, supplente fino a ieri, poneva l'autonomia della Sicilia al centro della propria azione politica resta un mistero difficilmente risolvibile. Siamo sicuri che il collante non può essere un posto di assessore, sarebbe la morte della politica". 
Di altro tenore, ovviamente, il commento di Ruggero Razza, assessore regionale alla sanità e molto vicino a Musumeci: "La storia personale e lo stile del presidente della Regione escludono qualsiasi preoccupazione, anche legittima. Questa non sarà mai una legislatura di ribaltoni o ribaltini. Chi condivide il programma di governo e vuole offrire alla luce del sole un contributo d'idee e un sostegno alla coalizione è sempre una risorsa. Chi conosce Nello Musumeci sa che il mercato non si è mai aperto e non si aprirà mai. Continuiamo a lavorare tutti con serenità, mettendo al centro la Sicilia e il suo diritto a un futuro migliore".
Al di là di queste voci, vale la pena tornare alla segnalazione iniziale del professor Curreri che, dopo aver ripreso la notizia della costituzione del gruppo, ha precisato: "Al Senato ciò non sarebbe stato possibile. Quel Senato al quale l’Assemblea è solita uniformarsi. In questo caso, però, no. Chissà perché". Già, perché a partire da questa legislatura il regolamento di Palazzo Madama sancisce che, "nuovi Gruppi parlamentari possono costituirsi nel corso della legislatura solo se risultanti dall'unione di Gruppi già costituiti": di norma non è più possibile a compagini di almeno dieci senatori costituire un nuovo gruppo autonomo, a meno che questo corrisponda a un singolo partito o a un movimento che si sia presentato alle elezioni unito o collegato con altri soggetti politici (il che fa pensare che ciò sia possibile solo in caso di contrassegno composito, con la presenza almeno visibile nel nome o nella grafica della lista). 
Chi studia e conosce la prassi parlamentare sa che l'Ars di norma ha come suo modello proprio il Senato; in questo caso, invece, pare si sia applicato il regolamento in base al quale la norma è che ciascun gruppo debba essere costituito da almeno quattro deputati regionali (senza che siano posti veti al sorgere di gruppi in corso di legislatura, anche slegati dai partiti che hanno corso alle elezioni), potendo l'Ufficio/Consiglio di presidenza derogare alla regola di consistenza ove i deputati "siano stati eletti in almeno due circoscrizioni, nonché rappresentino partiti o movimenti organizzati nell'intera Regione e/o abbiano rappresentanza, organizzata in Gruppi parlamentari, al Parlamento nazionale". 
Ora, la rappresentanza all'interno delle Camere per Ora Sicilia è da escludere, dunque l'Ufficio/Consiglio di presidenza (nel quale tutti i gruppi presenti fino a quel momento sono rappresentati) deve aver ritenuto che Ora Sicilia sia un movimento "organizzato nell'intera Regione". Niente male, per un soggetto fresco fresco, che non ha avuto nemmeno quasi il tempo di nascere. Quindi, in questo caso, si potrebbe dire che l'Ars non si è uniformata al Senato perché il suo regolamento era ed è diverso; sul motivo per cui questo sia rimasto diverso da quello di Palazzo Madama, è davvero lecito dire "chissà perché". Già, chissà...