mercoledì 19 giugno 2019

Simboli sotto i mille (2019): il Centro e il Sud (di Massimo Bosso)

Dopo il giro nell'Italia del Nord, prosegue il viaggio nei comuni sotto i mille abitanti che hanno votato per rinnovare la loro amministrazione, sempre senza che le liste avessero bisogno di raccogliere firme per la loro presentazione. Anche al Centro e al Sud i casi interessanti sono molti e occorrono varie tappe per esaminarli tutti. 
Come si è già visto nella puntata precedente, la novità maggiore del 2019 è rappresentata dalla massiccia presenza di liste del movimento L'Altra ItaliaIn Abruzzo, per esempio, si presenta ad Arsita, dove le liste sulla scheda sono ben quattro: una, evidentemente locale, vince, poi ci sono CasaPound, un'altra civica e, appunto, L'Altra Italia. Questa prende solo due voti e resta fuori dal consiglio, ma altrove va decisamente meglio, come nelle Marche, a Camporotondo, Cessapalombo Poggio San Vicino, in provincia di Macerata: giocando sul fatto di essere l'unica lista oltre alla vincitrice, la formazione ottiene tre seggi in tutti i comuni (i voti sono rispettivamente  23 - 7,49%, 27 - 11,02% e 16 - 14,55%). In provincia di Perugia, a Poggiodomo e Vallo di Nera, arriva in tutto un solo voto (nel secondo comune). 
Nel Lazio la lista corre in vari paesi del reatino (Castel di Tora, Colli sul Velino, Labro, Micigliano, Roccantica e Turania) nonché a Pisoniano, in provincia di Roma: scattano i tre seggi a Roccantica (20 voti - 6,56%) e a Labro (8 voti - 3,74%), ma non arriva neanche un eletto in tutti gli altri comuni, perché nei consigli entrano le civiche locali e, come vedremo, anche altre liste esterne; a Castel di Tora, Micigliano e Turania addirittura l'aquila tricolore non prende nemmeno un voto, così come a Tufara, in provincia di Campobasso (lì corrono ben cinque liste, giusto per annunciare che il Molise, come sempre, dà grandi soddisfazioni...) e a Celle di San Vito e Volturara Appula nel foggiano. Il carniere resta vuoto anche in Basilicata: nessuna delle liste presentate in provincia di Potenza (Brindisi Montagna, Castelemezzano, Trivigno) e Matera (Calciano, Cirigliano, Craco) ottiene eletti, visto che i voti raccolti sono pochissimi e in ogni comune ci sono almeno due liste locali che monopolizzano i consensi. Per L'Altra Italia, dunque, un grande sforzo organizzativo anche al Centro e al Sud, centinaia di candidati - il simbolo dell'aquila tricolore compare anche a Lecce, a Torrenaggiore e in vari comuni inferiori, che però richiedono la raccolta di firme per presentare liste - ma il risultato finale è poca cosa...

Rimanendo nell'area della destra estrema passiamo a CasaPound Italia, che nel Centro-Sud è meno presente che al Nord, ma anche qui sceglie di correre anche in comuni in cui occorre la raccolta firme. Guardando invece ai luoghi in cui questa non serve, il partito della tartaruga ottagonale frecciata corre ad Arsita (Te) e arriva al pari con la lista Arsita per Tutti (23 voti, 4,77%): solo il sorteggio attribuisce a Cpi il terzo seggio della minoranza. Sempre in Abruzzo, a Santo Stefano (Aq) non arriva nemmeno un voto; e pensare che non doveva andare così, visto che il leader nazionale di CasaPound si chiama Di Stefano...
Tocca poi a una lista il cui nome inevitabilmente evoca ricordi precisi, anche in chi scrive: Movimento sociale. Basta uno sguardo al simbolo, tuttavia, per capire che non c'entra proprio nulla il partito che - come Movimento sociale italiano e Msi - Destra nazionale - ha operato con un nome molto simile dal 1948 al 1994-1995. Eppure, per qualche strano motivo le commissioni elettorali circondariali hanno pensato di ammettere queste liste: una scelta che appare piuttosto imbarazzante e - lo si lasci dire a una persona che dall'età di 18 anni aveva dato l'anima per il Msi - persino offensiva verso i militanti sinceri di un tempo, che non hanno dimenticato quell'esperienza. 
Questo bruttissimo simbolo, con un triangolo tricolore che vorrebbe ricordare una fiamma, viene presentato a Settefrati (Fr) e in vari comuni del casertano (Ciorlano, Fontegreca, Roccaromana, Rocchetta e Croce e Valle Agricola): i voti raccolti sono soltanto sei in tutto e, naturalmente, seggi zero... Va meglio a Tora e Piccilli, sempre in provincia di Caserta: qui la parola "Movimento" è sostituita da Forza, non è dato sapere se per scelta dei presentatori o su sollecitazione della commissione (il risultato finale sembra elaborato piuttosto in fretta): qui le liste sono ben quattro per 919 elettori, ma votano in 567 e, al netto di nulle e bianche, Forza Sociale ottiene il 10,58%, sufficiente a portare a casa tre seggi.
Si diceva delle altre liste di Tora e Piccilli: al di là della vincitrice SiAmo Tora e Piccilli (che fa diventare sindaco Luciano Fatigati con l'85,58% dei voti), restano fuori dal consiglio tanto la civica Oltre le Radici (17 voti, il 3,1%: su manifesti e schede, tra l'altro, arriva il simbolo con uno sfondo dal colore disomogeneo, come se fosse frutto di una stampa difettosa) quanto Progetto popolare. Quest'ultimo nome, in realtà, non è certo una novità per chi frequenta questo sito e ha seguito le edizioni precedenti del viaggio "sotto i mille": le liste con l'elemento tricolore su fondo blu scuro sono apparse spesso nel Centro-Sud e, in apparenza, non sono collegabili a un progetto politico. 
L'osservazione dei risultati delle elezioni nei comuni minori, inoltre, ha permessi negli anni di vedere che Progetto popolare non si presenta quasi mai da sola (come "lista esterna", non radicata), ma generalmente appare in combinata con altre formazioni. In questa tornata la lista è presente anche a Capranica, Gorga, Pisoniano, Rocca Canterano, Sambuci e Saracinesco (in provincia di Roma), nonché a Rocchetta Croce e Roccaromana nel casertano. Il miglior risultato arriva a Capranica (16 voti, 7,62%, due seggi), ma un seggio scatta anche a Rocca Canterano con il 2,38%, pari a ben 3 voti (risultato piccolo, ma sforzo ancora minore).
Una delle liste che si trova spesso in combinata è Italia dei Diritti, già incontrata nel 2018: questa formazione, peraltro, ha una sua struttura nazionale e un sito web; il presidente Antonello de Pierro non rinuncia ad inserire il suo nome nel logo, anche se in caratteri minuscoli rispetto al simbolo. Il simbolo con la bilancia tricolore e la sagoma dell'Italia si presenta solo in provincia di Roma, a Capranica, Gorga, Rocca Canterano, Pisoniano, Sambuci, Saracinesco (paesi già nominati), nonché a Castel San Pietro Romano e Vallepietra. A dire il vero il bottino di seggi non è male: ne scattano tre a Sambuci e Vallepietra, due a Pisoniano e Rocca, uno a Capranica e Castel San Pietro. Tutti questi risultati sono possibili - e sono stati ricercati - per la presenza di una sola lista locale e, al limite, di altre liste extra muros.

Avanti Savoia! Poteva mancare una lista monarchica? In effetti no, ma lo stupore è dettato casomai dall'avere ritrovato Italia Reale soltanto - salvo errore - a Parolise, in provincia di Avellino. Lì le liste sono cinque in tutto e per i monarchici redivivi arrivano solamente due voti, del tutto insufficienti - visto il numero di concorrenti - a ottenere anche solo un seggio. Un po' poco come risultato e anche, volendo, come presenza, considerando che la formazione è attiva da anni, si è presentata anche in contesti più blasonati (è il caso di dirlo) che richiedevano la raccolta di firme, come le elezioni comunali del 2013, o le ultime elezioni politiche, nelle quali aveva partecipato al cartello Blocco nazionale per le libertà insieme alla DemoCristiana di Denis Martucci (la lista era presente in alcune circoscrizioni).  

Finito qui il viaggio? Nemmeno per sogno, visto che c'è una marea di liste dotate di nomi e simboli improbabili, per le quali la domanda - sempre la stessa - sorge spontanea: perché? La risposta, altrettanto interrogativa, rischia di essere anch'essa costante: aspettativa elettorale (e non nel senso di risultati attesi)? Con questo bagaglio di interrogativi, iniziamo la carrellata dalle liste presenti in più di un comune.
Caratteristica comune di queste liste, nella quasi totalità dei casi, è quella di avere un simbolo minimal, facile - anzi, facilissimo - da realizzare o da replicare, con uno sforzo davvero minimo di creatività. Si tratta, come è facile capire guardando qui a fianco, dell'ipotesi che ricorre per Gente nuova, lista "letterale" presente a Colle San Magno e Rocca d'Arce, comuni entrambi in provincia di Frosinone. Sarà forse perché la gente nuova in fondo non la conosce nessuno, sta di fatto che le due liste che si stanno esaminando ora in tutto prendono 3-diconsi-tre voti (in due comuni!) e, manco a dirlo, non scatta per i candidati nemmeno un seggio, da nessuna parte. 
Qualche volta, a dire il vero, un po' di sforzo grafico in più si vede, anche solo con la scelta di una clipart tra le tante che i programmi per il computer o la rete Internet sono in grado di offrire. Anche così, non c'è troppo da sforzarsi a piazzare l'immagine di due mani che si stringono su fondo verdino, come fa la lista Ancora insieme: la si è vista sulle schede di Gildone, in provincia di Campobasso, e di nuovo su quelle della foggiana Volturara Appula. Il maggior impegno profuso, tuttavia, non si traduce per forza in risultati tangibili: facendo i conti, il raccolto totale è di un solo voto (che scatta in Molise), ma davvero niente di più, per una stretta di mano davvero poco fruttuosa.

Poteva mancare la Lista Alfa? Certamente no, anche se la grafica è ancora più povera rispetto a quella già spoglia degli anni scorsi: stavolta si presenta in Abruzzo nel pescarese, a Castiglione (un voto) e a Corvara (zero). Non c'è caso migliore per iniziare la rassegna di liste presentate senza uno scopo politico ma solo per evitare che scatti l'obbligo di raggiungere il quorum dei votanti (in presenza di una sola lista, ma da due in su non c'è più alcun obbligo) o, come si è detto, ottenere permessi elettorali. A maggior ragione qui vale la regola già enunciata dei simboli con semplice scritta nera su fondo bianco o con varianti minime: inutile proporli tutti, basta una semplice carrellata.
Proprio a Corvara si presentano, oltre alla Lista Alfa, le formazioni La novità, Corvara futuro e Nuova era: con Alfa condividono il mirabolante risultato di accumulare zero voti in quattro, probabilmente un record negativo... i dieci seggi sono ovviamente spartiti tra le due liste locali. Gli elettori sono 469, votano solo in 161, ma la presenza di due liste locali rende del tutto inutili le quattro liste dalla grafica 1.0 quasi fotocopia.
A Castiglione a Casauria le liste sono sempre sei, vota solo il 38,16%, ma qui le formazioni effettivamente locali sono tre. Le altre tre invece legami col territorio ne hanno ben pochi: la Lista Alfa prende un voto, Uniti con voi altrettanto, mentre Greco sindaco resta a secco; si noti che i presentatori di queste ultime due compiono l'incredibile sforzo di colorare di giallo lo sfondo del cerchio.... 

La rassegna, tuttavia, è appena iniziata. Rimanendo in Abruzzo è bene segnalare innanzitutto a Carpineto Sinello (Ch) la lista L'Alternativa, il cui nome è significativo. Infatti con il suo 6,90%, corrispondente a 22 voti, fornisce una vera alternativa agli elettori, soprattutto evitando che il comune sia commissariato: a conti fatti, alle urne si reca solo il 33,81% degli aventi diritto, quindi in presenza di una sola lista le elezioni non sarebbero state valide. Alla lista L'Alternativa - simbolo con un segmento circolare inferiore tinto d'azzurrino, giusto per non essere troppo banali - vanno tre seggi consiliari e i presentatori della lista, probabilmente, possono dire "missione compiuta"...
A Liscia, in provincia di Chieti, gli esportatori di progresso non interessano a nessuno o quasi: la lista Progresso per tutti raccoglie il consenso di un solo elettore dei 472 che si recano al voto, tutti gli altri optano per le due liste locali (comunque utili, perché gli elettori sono 1075 e al seggio si presentano in 488, dunque il quorum non sarebbe stato raggiunto con una sola lista). E pensare che, questa volta, chi aveva presentato la lista se non altro aveva compiuto un minimo sforzo di fantasia, visto che l'emblema oggettivamente ha una sua dignità grafica (soprattutto se messo a confronto con altri simboli incontrati finora o che spunteranno nelle prossime tappe del percorso...).
Sempre nel chietino, a San Giovanni Lipioni ci interessa la lista Vivere Insieme, che nel simbolo ha due mani che si stringono su sfondo giallo (sì, è esattamente la stessa immagine usata a Gildone e Volturara Appula, cambia solo il colore di fondo): alla stretta di mano arrivano solo due voti su 111 (e viene da pensare: saranno due persone che vivono insieme?). Anche qui il quorum non è superato (vota il 33,83% degli aventi diritto), ma per evitare il commissariamento basterebbero ma i 12 voti (10,81%) della lista Lega...ti per San Giovanni Lipioni...
Ad Abbateggio, in provincia di Pescara, i paesani - che si chiamano abbateggiani -  non gradiscono La nuova realtà: preferiscono affidarsi alle vecchie abitudini e rivince lo stesso simbolo del 2014 (Uniti per Abbateggio), mentre il simbolo mininal del nuovismo - con la classica scritta in nero su sfondo bianco - si ferma a tre voti, ma paradossalmente ne raccoglie uno in più rispetto a La nuova scelta, che era stata schierata cinque anni fa. E a guardare i risultati, davvero non si comprende perché si sia trattato così male, gettandolo sostanzialmente via, un simbolo concepito in modo così faticoso e frutto, probabilmente, di notti insonni davanti al computer (passare dalla scelta alla realtà, in fondo, mica è facile...). 
La nuova scelta (scritta in nero su sfondo bianco, stessa font Arial Bold della Nuova realtà) si presenta questa volta a Salle, sempre nel pescarese, con un risultato strabiliante: zero voti. Va oggettivamente meglio alla lista Nuova era schierata a Vicoli, nella stessa provincia: sul simbolo si accettano scommesse (ok avete vinto, scritta nera su sfondo bianco, ma vi piace vincere facile: la "grafica" è identica a quella del contrassegno apparso sul manifesto di Corvara - ma ci scommettono in parte anche i vicolesi, visto che c'è una sola lista locale e a Nuova era vanno comunque 33 voti (14,54%), che si traducono automaticamente nei tre seggi di opposizione. 
Restando in provincia di Pescara, torniamo per un attimo ad Arsita, per fare luce almeno un po' su un piccolo episodio interessante: la lista Arsita per Tutti - che come simbolo ha scelto un sole stilizzato, facile da reperire come immagine o carattere speciale, collocato su sfondo bianco, mentre il nome della lista è azzurro - conquista un seggio con 23 voti. Nel conteggio finale risulta essere a parimerito con CasaPound Italia, che ha ottenuto gli stessi voti, quindi occorre tirare a sorte per decidere a chi delle due assegnare il terzo seggio di opposizione: il sorteggio favorisce la tartaruga e fa perdere il sole (capita anche questo, nel nostro giro "sotto i mille"...).
Facendo un rapido passaggio in provincia di Teramo, si passa da Fano Adriano. Qui gli elettori sono 301 e vanno a votare in 223: qui non si porrebbe nessun problema di quorum, ma le liste in gioco sono comunque tre. E se le due liste locali (Senso civico e Alternativa libera, nulla a che vedere con gli ex del MoVimento 5 Stelle) si dividono il 99,55% dei voti, un solo elettore ha cuore di votare come sindaco Alessandro de Amicis di Insieme per cambiare (che almeno rompe gli schemi e sceglie uno sfondo scuro, forse non troppo leggibile, per il simbolo). Un altro elettore, invece, ha scelto di annullare la scheda: chissà se si è sbagliato o lo ha fatto apposta.
Va oggettivamente meglio, quanto a risultati raccolti, agli arrampicatori - così, almeno, verrebbe da pensare di loro - di Insieme per la Montagna a Rocca Santa Maria: finito lo spoglio, loro possono contare su 11 voti che, sul totale dei voti validi, fanno solo il 3,5%, ma producono ugualmente tre seggi. Rispetto a quanto si è visto finora, bisogna riconoscere che il simbolo dei montanari ha molta più fantasia degli altri, con un arcobaleno pennellato su fondo bianco che non stona con il resto degli elementi dell'emblema; ultimo particolare da considerare, alla fine risulta aver votato oltre il 60% degli aventi diritto, ma forse qualcuno avrà pensato che era meglio non fidarsi ed evitare ogni rischio di commissariamento...

Va bene l'Abruzzo, ma il Molise a questo giro esiste? Certo che sì e, come detto, anche questa volta non manca di darci soddisfazioni! Abbiamo già dato, sia pure in fretta, uno sguardo a Gildone, in provincia di Campobasso: lì le liste sono quattro, due delle quali legate al paese, ma annoveriamo anche la stretta di mano su fondo verdolino di Ancora insieme (eppure una delle due mani tradisce, arriva infatti un voto solo)... Allo stesso tempo, i 570 elettori che decidono di decidere (pari a circa il 30% del corpo elettorale) non ritengono di dare un solo Voto utile e così l'omonima lista (il simbolo neppure stiamo a descriverlo, lo vedete da soli, Times New Roman compreso) rimane a secco.
Nella stessa provincia, a San Giovanni in Galdo, corrono ben cinque liste per 793 elettori (381 dei quali si presentano ai seggi, ma qui nessuno si sogna di farsi problemi di quorum). Due formazioni sono radicate localmente, le altre decisamente no: un voto va a Insieme si vince (ma quando mai...), identico nella struttura a Voto utile; un altro voto se lo prende Insieme per... il Futuro mentre resta a bocca asciutta Voliamo insieme, anche se - come la precedente - queste ultime due almeno si sforzano di sfoggiare un simbolo non banale, anche se quegli stessi contrassegni sono già stati visti in passato, in quella forma o con apparenze molto simili.
Si è già visto che a Tufara sono poco o per nulla interessati a L'Altra Italia, ma a loro non sembra importare niente nemmeno di Vivere insieme: entrambe le liste, infatti, chiudono le elezioni con zero voti e il simbolo oggettivamente più elaborato di Vivere insieme (due persone che abbracciano il globo terrestre) non serve a dare maggiore appeal al progetto. Va segnalato che a Tufara le liste locali sono ben tre (fatto piuttosto anomalo in comuni come questo) e i 696 voti validi espressi sono sicuramente ben indirizzati a gente del posto; tra l'altro, al seggio si recano 705 dei 1252 aventi diritto, ma il comune risulta comunque "sotto i mille" perché nel 2011 il censimento ha rilevato 978 abitanti...
Trasferendoci in provincia di Isernia, a Belmonte del Sannio le liste che si confrontano sono cinque, due delle quali locali; non potevano mancare però gli extra muros. Ecco dunque la Lista Gamma (col nome ancora più piccolo del solito... e che fine hanno fatto Alfa e Beta?) e Finalmente noi (quasi inutile rimarcare che anche qui il simbolo è una semplicissima scritta nera su fondo bianco); ha un po di fantasia in più Belmonte domani (con la sua spiga coricata), ma non prende nemmeno un voto, proprio come Gamma, mentre un solitario elettore traccia la croce su Finalmente noi. Un voto da dividere tra tre liste, che evidentemente col paese hanno poco a che fare.
Alle elezioni di Scapoli, invece, a quanto pare solo a una persona interessa - al punto da votarlo - il Bene comune (colomba bianca su sfondo giallo); in compenso la lista locale Scapoli che resiste (un neanche troppo velato invito a rimanere single?) ottiene 138 voti, ma arriva seconda dietro a Crescere insieme, che raccatta 260 consensi. Come dire che questa volta gli ammogliati con famiglia superano gli irriducibili scapoloni, a suon di schede fatte cadere con molta nonchalance nell'urna...
A Castelverrino le liste ai nastri di partenza sono tre, due delle quali sono e, risultati alla mano, si dimostrano locali (e, tra l'altro, sono anche quelle più elaborate e "personalizzate" sul piano grafico). La terza lista, Insieme per il futuro, sembra chiamare ben poche persone a raccolta: a spoglio ultimato, infatti, risulta aver ottenuto solo due voti sui 64 validi finiti nell'urna (molti meno delle sagome inserite all'interno del contrassegno elettorale). Vanno a votare 77 persone su 189 elettori (quindi poteva porsi l'opportunità della seconda lista), ma nel risultato finale spiccano le 9 schede nulle e le 4 schede bianche: frutto di errori o di insoddisfazione per la proposta elettorale?
Concludiamo il nostro tour molisano avendo come tappa finale Pettoranello, sempre in provincia di Isernia. In questo piccolo comune di 703 elettori (vanno a votare in 309, meno della metà) si presentano quattro liste e quelle locali sono due, quindi la validità della consultazione non sarebbe comunque stata in discussione. Chiarito questo, è necessario rilevare che si può chiamare una lista Vincere insieme (con uno sforzo cromatico almeno in parte superiore rispetto a molti esemplari di contrassegni visti prima, ma con uno strano concetto di equilibrio e bilanciamento grafico) e... perdere di brutto, ottenendo un solo voto dagli elettori che hanno scelto di non disertare le urne. 
E se questo risultato sembra piuttosto magro (e in effetti lo è), bisogna ammettere che è sempre meglio dello zero assoluto totalizzato sempre a Pettoranello da L.C.M., acronimo misterioso che per fortuna il simbolo scioglie in Lista Civica Molise. Chi ha concepito il contrassegno, tra l'altro, ha evidentemente usato come base l'emblema delle liste Radicali, promosse da Radicali italiani - non senza polemiche con gli aderenti al Partito radicale transnazionale - alle amministrative del 2016 a Milano e Roma, come testimoniano la circonferenza gialla e le quattro tracce colorate al centro del cerchio. Nonostante questo "furto grafico", la quota di voti resta a zero e, visti i risultati, a domanda inevitabile è sempre la stessa: perché?

Lasciato il Molise, "terra di meraviglie", arriviamo di nuovo nel Lazio, già trattato almeno in parte parlando di Progetto popolare, Italia dei diritti e dintorni; sbucano però altre liste interessanti, che meritano almeno un po' di attenzione. A Colle San Magno, in provincia di Frosinone, si presenta ad esempio Avanti Terra Nostra, che porta a casa un voto proprio come Gente nuova che abbiamo già visto. La font utilizzata è la stessa (Calibri, automaticamente proposta da Word), ma nel simbolo di Avanti Terra Nostra almeno un po' di impegno grafico è stato speso, pure se attraverso l'uso dell'ormai onnipresente tricolore (soprattutto nella politica nazionale).
Decisamente rompe gli schemi dei simboli graficamente minimali la lista Settefrati nel cuore, con cuore rosso su fondo azzurro e blu: bisogna aspettare l'esito delle elezioni e i soli sei voti ottenuti per far nascere il forte dubbio che quella formazione poco c'entri  con il territorio. Curiosamente anche la seconda lista classificata si chiama Settefrati nel Cuore (con il sole dietro le montagne stilizzate), ma a quanto pare per la Sottocommissione elettorale circondariale andava bene così. Sempre a Settefrati si presenta Rivoluzione Sociale: lo sfondo rosso e la stella farebbero pensare a una lista di sinistra estrema, tuttavia non occorre molta esperienza per vedere che la font utilizzata è molto simile a quella adottata dall'ugualmente presente Movimento sociale. Il risultato, in ogni caso, è identico: zero voti.
L'esercizio di un po' di fantasia anche per la lista Per tutti a Mompeo, questa volta in provincia di Rieti: il disegno di un sole umanizzato, sorridente e con il pollicione guantato alzato (un'immagine che comunque si trova online) fa oggettivamente sorridere. A conti fatti, tuttavia, arrivano soltanto 9 voti sui 327 validi espressi, pochini per dare ai presentatori del contrassegno la patente di lista locale... Alle urne, tra l'altro, si recano oltre tre elettori su quattro, quindi qui non si pone alcun problema di quorum da raggiungere (anche in considerazione del fatto che le liste sulla scheda sono comunque tre, compreso il sole più allegro mai visto in sede elettorale).
Risulta interessante il caso di Castel San Pietro Romano, dove vota l'87,39% degli aventi diritto, quasi un record nazionale in questi comuni e, in più, un dato abbastanza anomalo se si considera che le elezioni non hanno storia. La lista locale - Uniti per crescere - prende il 98,15% (584 voti); ne arrivano solo due alla civica Per rinascere insieme (il simbolo, semplice, appare anche grazioso, ma il nastro tricolore è chiaramente stato rubacchiato dalla montiana Scelta civica), che viene superata da Progetto popolare (6 voti), che entra così in consiglio, lasciando anche Italia dei diritti (3 voti) senza seggi.
Chiudiamo con il Lazio e chiudiamo nel vero senso della parola (ma l'articolo non finisce) ritornando a... Saracinesco. Tutto sommato appare più logica qui la presenza di una lista come Alleanza per Saracinesco, il cui simbolo è dominato da un'aquila in volo su sfondo bianco. Quella formazione, peraltro, sembra schierata - più che per disinnescare il pericolo del quorum - per impedire a soggetti estranei l'ingresso in consiglio: lo scopo, in ogni caso, viene ottenuto grazie agli otto voti presi dalla lista, che si tramutano prontamente in tre seggi (negati così a Italia dei diritti e a Progetto popolare, come si è già avuto modo di notare prima). 

Approdando in Puglia, di Volturara Appula (FG) abbiamo già parlato prima. Anche qui la scheda è discretamente affollata (a fronte degli 887 elettori, mentre i votanti sono solo 329): si presentano 5 liste, due delle quali sono locali (e si spartiscono quasi a metà il 99,7% dei voti). L'unico voto che sfugge a queste - e che non va certo a L'Altra Italia o ad Ancora insieme, come si è visto - finisce alla lista Amore per Volturara Appula: questa si è dotata di un simbolo ricco e graficamente ben composto, dunque la sua presenza in questa competizione elettorale appare piuttosto anomala (rispetto a quanto si è detto fin qui) e, per questo, abbastanza inspiegabile.
Ma, in questa tornata elettorale, anche Campania, Basilicata e Calabria riservano sorprese. Alcune sono più prevedibili: si può, per esempio, comprendere la presenza di Italia agli Italiani a Torrioni, in provincia di Avellino. Il simbolo, diverso da quello utilizzato da Forza nuova e Fiamma tricolore in occasione delle elezioni politiche del 2018, è comparso in qualche amministrativa "sotto i mille" lo scorso anno; a questo emblema piuttosto netto e politicamente identificabile, comunque, arriva un solo voto, mentre a una meno spiegabile lista La Bilancia - che come simbolo ha scelto proprio l'immagine di una bilancia a due piatti - non ne arriva neppure uno.
Anche a Ciorlano (Ce) le liste sono quattro, quella locale prende il 84,5% sconfiggendo Alleanza per la Vittoria che - con una grafica che rimanda molto alla lontana al Pdl - si ferma al 13,18%, corrispondente a 34 voti, segno che probabilmente qualche aggancio in loco la lista lo aveva. Non sembra essere nella stessa situazione la formazione Uniti per il cambiamento (dal simbolo coloratissimo e molto "manesco") che si ferma a cinque voti, meglio comunque dell'unico consenso ottenuto - come visto - dal Movimento sociale fake.


A Roccaromana, sempre nel casertano, le liste sono addirittura sei: due evidentemente locali (quelle più a destra nel manifesto) conquistano 595 dei 600 voti validi. Di quelli restanti, due vanno al Movimento sociale, uno a Progetto Popolare (già visto), mentre si dividono egualmente gli ultimi due voti Lega Terra Nostra (simbolo identico a quello di Avanti Terra Nostra, cambia solo una parola) e la lista Noi per Roccaromana: anche in questo caso l'impressione è che le liste esterne, guardando al confezionamento grafico dei simboli e font utilizzate, siano tutte della stessa matrice...



Pure a Rocchetta e Croce, ancora in provincia di Caserta, ci sono sei liste, una in più di cinque anni fa. Una lista locale - Costruire insieme, con la colomba - si aggiudica il 68,35% dei voti, mentre i tre seggi di minoranza vanno a Sì - un Comune per tutti, che raccoglie 74 voti (23,42%) ma che presenta un simbolo molto simile a quello di Per rinascere insieme a Castel San Pietro Romano (e, dunque, altrettanto scopiazzato da Scelta civica)... Per il resto Aria nuova si ferma a 23 voti (7,28%), Uniti per Rocchetta (già presente nel 2014, scritta bianca su sfondo blu) ne prende solo due, giusto il doppio del Movimento sociale, mentre Progetto popolare resta a secco.

Si è notato prima che alcune liste si presentano sempre in combinata o, comunque, assieme ad altre formazioni dotate di nome e simbolo improbabili. I motivi possono due: uno è squisitamente tecnico/politico, cioè provare ad essere le uniche due liste presenti, così che possa bastare raccogliere un voto a testa per prendere il comune (sempre ammesso che altre liste non ci siano... ma non succede quasi mai). La spiegazione più logica, tuttavia, forse è legata alla comodità: se, com'è probabile, è lo stesso gruppo di persone a presentare varie liste (i fini si sono già ricordati), che senso ha girare la provincia? Si fa una macchinata e ci si ferma nel primo comune utile...
A Valle Agricola, casualmente sempre nel matese, la lista Nuovi orizzonti (49 voti, 10,65%) sembra essere stata schierata essenzialmente per sbarrare l'ingresso in consiglio a liste come Italiani prima di tutto e Movimento sociale; anche in questo caso le due liste hanno un simbolo con elementi grafici e font comuni, come si somiglia molto il raccolto piuttosto magro (rispettivamente portano a casa tre consensi e un voto).
Interessante anche il caso di Castelnuovo di Conza, paesino che conta 2969 elettori (molti sono iscritti Aire?), mentre gli abitanti censiti nel 2011 erano 641: già solo così è chiaro che superare il quorum è impossibile (infatti vota meno del 15% degli aventi diritto): probabilmente era meglio non rischiare e provvedere in loco a disinnescare la minaccia del quorum. Si spiega forse così l'unico voto alla lista Progetto comune; la competizione, del resto, è abbastanza tirata (finisce 221 a 200 per il candidato che nel 2014 aveva perso...).


Risulta interessata da questo particolare fenomeno questa volta anche la Basilicata. A Craco, nel materano, oltre all'Altra Italia e alle due liste locali troviamo Oltre Craco: con i due soli voti ottenuti (su 449), difficilmente si può identificare come lista collegata al paese. A Castelluccio Superiore, in provincia di Potenza, le liste sono tre: tra queste, Uniti per Castelluccio recupera solo 7 voti su 534, meno di uno per candidato... Andando a consultare meglio i dati, tuttavia, si scopre che il quorum era stato un problema nel 2018 (allora si era presentata una sola lista ed era arrivato ai seggi solo il 40,20% degli elettori): forse questa volta non si è voluto rischiare...
Decisamente utile la presenza di Insieme per San Paolo Albanese nell'omonimo comune di provincia di Potenza. La lista raccoglie solo 7 voti (4,76%) che però non solo fruttano alla formazione tre seggi, ma soprattutto - grazie alla presenza della stessa - evitano il commissariamento: vota infatti solo il 49,67% degli aventi diritto. L'operazione è identica a quella già messa in piedi nel 2014: anche allora aveva votato solo il 48,21% e si era rischiato grosso (da segnalare che in quella tornata la lista vincitrice, con oltre il 90%, sfoggiava il simbolo nazionale del Pd, mentre questa volta si tratta di una civica, probabilmente di quella stessa area politica).


Dalla Lucania passiamo alla vicina Calabria e anche qui lo schema appena visto si ripete: si trovano tracce di vari casi di liste presentate, con ogni probabilità, per evitare il pericolo quorum ove ci sia una lista sola. A volte, peraltro, quelle liste non servono, perché il territorio genera già da sé due formazioni: a Gagliato, in provincia di Catanzaro, vota il 49,84% della platea di 638 elettori (a spanne ne manca uno solo per raggiungere e superare la metà del corpo elettorale), ma non c'era bisogno che si presentasse pure la terza lista, Insieme per il Domani, che manco a dirlo - pur essendosi dotata di un simbolo ben studiato - prende zero voti.
Risulta utilissima, invece, Uniti per Miglierina, sempre in provincia di Catanzaro. Il contrassegno è nella solita veste minimal conosciuta ampiamente nei casi precedenti, con il nome (minuscolo) nero su fondo bianco, e alla fine raccoglie solo 17 voti (pari al 5,5%); si tratta però dell'unica lista oltre alla vincitrice, dunque raccoglie tre seggi e, soprattutto, evita il commissariamento che, in sua assenza, sarebbe stato assicurato (votano 364 su una platea di aventi diritto pari a 901, poco più del 40%). Stessa situazione di Gagliato anche a Civita, nel cosentino: le liste sono tre ma vota il 42,27%, meglio quindi non rischiare e forse per questo viene presentata anche la lista Impegno Comune (che ricicla un simbolo "manesco" già visto altrove). 
Alla fine Impegno comune riesce a raccogliere solo 12 voti, pari al 2,16%, e non entra in consiglio. I seggi dell'opposizione vanno invece alla lista Donne Pollino, nata per opera dell'Osservatorio Donne Pollino e comunque "all'interno di un gruppo di mamme, imprenditrici, insegnanti, professioniste, operaie - così si legge sul sito - che crede fermamente nell'importanza del mutuo supporto, come strumento di innovazione sociale, al fine di migliorare la condizione di vita della propria comunità" e rifiuta "la struttura verticista, tipica della società patriarcale", in favore di un modello decisamente più orizzontale. Le tre consigliere sono arrivate, ora si vedrà come opereranno in consiglio.
Il rischio del quorum è stato evitato con una buona mossa anche a San Giovanni di Gerace, nel reggino: su 696 aventi diritto votano solo in 251, ma la lista Tradizione e Futuro (scritta nera su sfondo bianco, ma questa volta lo stile è manoscritto, quasi elegante nel suo essere naïf, anche se sembra esserci nella grafica più tradizione che futuro) salva la situazione grazie ai suoi 13 elettori (pari al 6,95%). Con quel pugno di consensi ottenuti, la "seconda" lista conquista pure tre seggi: come dire, una mossa, due servizi e la lista Per la rinascita di San Giovanni di Gerace potrà amministrare il comune senza troppi problemi, contando su un'opposizione ragionevole.
Il viaggio nella penisola si conclude a Scido, sempre in provincia di Reggio Calabria: la situazione è esattamente identica a quella vista un attimo fa, si contano solo 476 votanti su 1143 (anche qui sono più gli elettori che gli abitanti), per cui alla "seconda lista" Uniti per Scido basta prendere 12 voti (pari al 2,79%) per ottenere i tre seggi di minoranza e salvare la validità della consultazione del 2019.

Resterebbe da dire della Sardegna, dove si è votato il 16 giugno: qui, in realtà, non ci sono situazioni particolari. Si segnala solo il caso di Magomadas, in provincia di Oristano, nei pressi della località turistica di Bosa Marina: la particolarità è data dal fatto che sia nel 2017, sia nel 2018, le elezioni si erano risolte in un nulla di fatto per assoluta mancanza di liste. Quest'anno una si è presentata, Cambiamo passo: gli elettori lo hanno cambiato davvero, visto che ha votato il 61,58% degli elettori, quindi il piccolo comune sardo ha finalmente un nuovo sindaco e un consiglio operante dopo tre anni.

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