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venerdì 29 marzo 2024

Colomba contesa, la risposta di Santoro ai Verdi del Sudtirolo

Dopo aver dato in esclusiva la notizia della diffida dei Verdi del Sudtirolo alla costituenda lista Pace Terra Dignità (e a Rifondazione comunista) per l'uso della colomba nel contrassegno elettorale, ritenuto non rispettoso della legge elettorale, è corretto dare conto della risposta della lista promossa da Michele Santoro e Raniero La Valle. Santoro, infatti, ha a sua volta incaricato un avvocato per contestare "fermamente la violazione delle disposizioni in tema di deposito e ammissione dei contrassegni di cui all’art. 14 d.P.R. 30/03/1957, n. 361 e successive modifiche".
Nella lettera inviata all'avvocato dei Verdi-Grüne-Verc (pubblicata ieri sul sito di Santoro), infatti, si legge che "il simbolo scelto dalla Lista 'Pace Terra Dignità' è assolutamente diverso e distinto da quello dei suoi assistiti e non vi è alcun rischio di confondibilità tra i due". Si mettono in luce in particolare le "apprezzabili differenze tra i due simboli" che sussisterebbero "all'evidenza, [...] sia per quanto riguarda la rappresentazione grafica, che le indicazioni ivi riportate, tali da escludere qualsivoglia rischio di confondibilità": tali elementi sarebbero dati dalle scritte diverse, dal colore dello sfondo, nonché dalla presenza del riferimento testuale e grafico ai Verdi europei.
"L'unico elemento che, in qualche modo, possa definirsi 'simile' - si legge nella lettera - è la rappresentazione di una colomba (della quale evidentemente la sua assistita non può pretendere l’esclusività)". La difesa però va oltre, sostenendo che  la rappresentazione grafica di quella colomba è "assolutamente diversa per foggia e tratti": se i Verdi sudtirolesi si identificano in una "rappresentazione realistica della colomba (simile [...] alla 'colomba della pace' di Picasso)" (dettaglio richiamato due volte nella lettera come a togliere novità e forza al simbolo), la nascente lista impiega "una colomba stilizzata o meglio 'sagomata' con un rametto di ulivo nel becco".
Nella lettera, comunque, si insiste sul fatto che "gli altri elementi distintivi e descrittivi dei due simboli" sarebbero "totalmente differenti" e questo sarebbe sufficiente a scongiurare ogni rischio di confusione. A questo proposito, si citano due sentenze del Consiglio di Stato, in base alle quali il pericolo di confusione tra due simboli va escluso "laddove gli elementi di differenziazione presenti risultino prevalenti sugli elementi che accomunano i due contrassegni" e la valutazione di confondibilità va fatta "alla luce del più elevato livello di maturità e di conoscenze acquisite dall’elettorato rispetto al substrato socio-politico apprezzato dal legislatore all’atto dell'emanazione" delle disposizioni, dovendosi considerare dunque maggiore rispetto al passato il bagaglio di conoscenze dell'elettore medio, per cui la sua "normale diligenza" dovrebbe fare presupporre un'attenzione maggiore.
La nota non manca di evidenziare altri due profili, di natura in parte pratica e in parte politica. Da una parte, si sottolinea che, considerando che i Verdi-Grüne-Verc non parteciperanno "alle prossime elezione europee con il simbolo di cui si discute" (immaginando che il partito concorra alla lista di Alleanza Verdi e Sinistra), per cui verrebbe meno un ulteriore rischio di confondibilità (anche se - si aggiunge - eventualmente ne rimarrebbero altri, non legati tanto alla confusione dell'elettorato, quanto piuttosto al diritto all'identità personale, cioè al desiderio dei Verdi del Sudtirolo di non farsi attribuire pensieri diversi dai propri a causa della confondibilità del simbolo). Dall'altra, Santoro non manca di rammaricarsi del fatto che la diffida "provenga da un'area politica che dovrebbe essere vicina ai valori e al pensiero della Lista 'Pace Terra Dignità' e, invece di collaborare con partiti o liste vicine ne contrasta - con richieste illegittime - l'attività politica".
Per tutti questi motivi, l'avvocato interpellato da Michele Santoro invita i Verdi sudtirolesi a "desistere [...] dal porre in essere condotte che possano pregiudicare il percorso politico della lista Pace Terra Dignità". Non si annunciano richieste di danni o altre reazioni giuridiche in caso di atti che potessero ostacolare la presentazione della lista (sarebbe anche difficile provare o ancor più quantificare eventuali danni), ma di certo i promotori di Pace Terra Dignità si augurano che questo sia sufficiente a non avere noie. In ogni caso è probabile che i Verdi-Grüne-Verc depositino il proprio simbolo al Viminale il 21 o il 22 aprile, per lasciarsi aperta la possibilità di contestare l'ammissione del contrassegno della lista di Santoro e La Valle. 

martedì 26 marzo 2024

Pace Terra Dignità, i Verdi-Grüne-Vërc diffidano Santoro per la colomba

Si era rivelato non proprio semplice, fin dai suoi primi passi, il cammino verso le elezioni europee della lista Pace Terra Dignità, promossa da Michele Santoro, Raniero La Valle e Benedetta Sabene e co-partecipata da varie forze politiche, a iniziare dal Partito della Rifondazione comunista: prima il problema dello sbarramento, poi la grana improvvisa delle firme da raccogliere, ora anche - a quanto si apprende in esclusiva - il simbolo contestato, con la possibilità che sia messo in dubbio il lavoro fatto sin qui.
Se in origine infatti l'ostacolo principale era rappresentato dalla necessità di raggiungere il 4% dei voti per superare lo sbarramento imposto dalla legge (un problema, in realtà, comune a tutte le forze politiche medio-piccole, a prescindere dalla forza dimostrata in passato), alla metà di febbraio si era materializzato uno scoglio imprevisto e molto insidioso, a causa dell'emendamento "strozza esenzioni", presentato da quattro senatori di Fratelli d'Italia nell'iter di conversione del "decreto elezioni 2024", che avrebbe imposto di raccogliere in pochissimo tempo oltre 150mila firme, dovendone ottenere almeno 3mila in ogni regione. 
La riformulazione dell'emendamento, pur allentando un po' la stretta, ha continuato a non permettere più l'esenzione alle liste che, pur non avendo eletto europarlamentari in occasione del voto precedente, avessero potuto vantare un collegamento con un partito politico europeo rappresentato a Strasburgo (collegamento che, in questo caso, sarebbe stato assicurato proprio dal Prc, in virtù della sua adesione al Partito della Sinistra Europea). La modifica alla legge elettorale europea, com'è noto, è stata approvata (il 13 marzo al Senato, il 21 marzo alla Camera), ma contestualmente è stata introdotta anche una norma una tantum, che soltanto per le elezioni europee del 2024 ha dimezzato le firme necessarie (almeno 75mila totali, almeno 1500 in ogni regione): l'obiettivo, in tempi di partecipazione popolare ridotta e difficile, resta pur sempre arduo, ma l'asticella per questa volta si è abbassata, rendendo leggermente meno grave il cambiamento delle regole a gioco praticamente iniziato.
Tra le liste in preparazione che hanno visto di nuovo alla loro portata la possibilità di concorrere alle elezioni europee grazie a una raccolta firme meno severa - oltre a Democrazia sovrana popolare, Insieme liberi e altre forze politiche - c'è ovviamente Pace Terra Dignità. Oggi, però, è comparso un ulteriore problema, potenzialmente rischioso perché - nell'ipotesi peggiore, ma per niente scontata - potrebbe mettere in dubbio anche gli sforzi fatti sin qui per raccogliere le sottoscrizioni. Perché il problema riguarderebbe il simbolo, anzi, il contenuto del contrassegno scelto per la lista, contestato dal Verdi del Sudtirolo / Verdi-Grüne-Vërc.
I co-portavoce della forza politica, Elide Mussner e Luca Bertolini, quest'ultimo anche quale legale rappresentante, si sono infatti rivolti a un avvocato per tutelare gli interessi del partito: il giurista proprio oggi ha inviato una lettera di diffida a Michele Santoro (quale promotore "politico") e al Partito della Rifondazione comunista (quale soggetto politico aderente al progetto), lamentando la violazione (preventiva) delle norme elettorali in materia di contrassegni.
La diffida, che questo sito ha potuto visionare in esclusiva, prende atto della raccolta firme in corso e della descrizione del contrassegno della lista Pace Terra Dignità: "Cerchio di colore rosso tizianesco, recante al suo interno: - al centro, bozzetto di colomba di color bianco che porta sul becco ramo d’ulivo di color verde. - in basso, scritta di color bianco PACE TERRA DIGNITA' in carattere stampatello maiuscolo". Allo stesso tempo, la lettera segnala che "il Partito Verdi del Sudtirolo/Alto Adige - Grüne Südtirols - Verdi-Grüne-Verc, già dal 2014 [...] risulta iscritto nel registro dei partiti politici riconosciuti ai sensi del decreto-legge 149/2013" e che il suo statuto registrato, all'art. 2, descrive così il simbolo del partito: "una colomba della pace bianca su fondo verde contornata dalla scritta 'VERDI GRÜNE VËRC'".
Un confronto tra il simbolo storico dei Verdi-Grüne-Verc e il potenziale contrassegno della lista Pace Terra Dignità, secondo il legale cui i Verdi del Sudtirolo si sono rivolti, mostrerebbe "ictu oculi che quest'ultimo viola palesemente le disposizioni dell'art. 14 D.P.R. 30/03/1957, n. 361", cioè la disposizione che regola il deposito e l'ammissione dei contrassegni per l'elezione della Camera e che si applica esplicitamente anche alle elezioni europee. Il comma 3 dispone: "Non è ammessa lapresentazione di contrassegni [...] identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducentisimboli elementi e diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti", mentre il comma 4 (introdotto nel 1993 dalla "legge Mattarella" e modificato nel 2005, come il comma precedente, dalla "legge Calderoli") precisa che "costituiscono elementi di confondibilità, congiuntamente od isolatamente considerati, oltre alla rappresentazione grafica e cromatica generale, i simboli riprodotti, i singoli dati grafici, le espressioni letterali, nonché le parole o le effigi costituenti elementi di qualificazione degli orientamenti o finalità politiche connesse al partito o alla forza politica di riferimento anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica".
Sulla base delle disposizioni sopra citate, la diffida invita i promotori della lista "a non utilizzare il contrassegno da Voi fino ad ora utilizzato - né per raccolte di firme, né per una successiva partecipazione a elezioni a qualsiasi livello - in quanto evidentemente confondibile con il simbolo storicamente utilizzato dai Verdi-Grüne-Verc in precedenti elezioni"; il partito si è anche riservato di proporre "formale opposizione a ogni deposito presso il Ministero dell’interno di un simbolo graficamente confondibile con quello dal partito fino ad ora utilizzato".
Chi segue questo sito potrà facilmente verificare che nell'articolo di febbraio in cui si era presentato il progetto di lista (a firma di Marco Chiumarulo) era stato già messo in luce l'uso precedente del tema grafico "colomba della pace", proprio con riferimento al simbolo ormai consolidato dei Verdi del Sudtirolo: si può ora riconoscere senza alcun problema che quel gruppo politico opera - come il suo sito internet indica - dal 1979, anche se il partito come soggetto giuridico è stato fondato nel 1996; certamente precedente rispetto a quella data è l'uso di una colomba mutuata direttamente dalla "colomba blu" di Picasso ma senza il rametto d'ulivo nel becco - così la si vede in due contrassegni depositati dai Verdi nel 1992 al Viminale e non ammessi - e in seguito leggermente ridisegnata (ma davvero poco).
Non si mette di certo in dubbio l'uso della colomba da parte della lista di Santoro e La Valle, né la comune ispirazione a creazioni di Picasso (anche se in effetti in origine il disegno di ispirazione era un altro e non risulta che in passato siano state poste obiezioni dai Verdi del Sudtirolo); è vero anche che il disegno della colomba di Pace Terra Dignità - comunque diverso rispetto a quello adottato dai Verdi-Grüne-Verc, nella forma del corpo e delle ali e per la presenza del ramo d'ulivo - è centrale all'interno del contrassegno come lo è nel simbolo sudtirolese. Bisogna però anche notare che l'uso del simbolo dei Verdi-Grüne-Verc, pur certamente consolidato, è limitato al territorio della provincia di Bolzano; l'inserimento del partito dei Verdi del Sudtirolo nel registro dei partiti politici (con il simbolo incluso nello statuto) è sicuramente un segno di stabilità e un mezzo di maggiore notorietà, ma non esclude in pieno le altre forze politiche dall'uso dello stesso tema grafico.
Quest'ultima questione, tra l'altro, è ben nota a Rifondazione comunista, che dall'autunno del 1998 ingaggiò una vera e propria battaglia con il Partito dei comunisti italiani di Oliviero Diliberto e Armando Cossutta
, lamentando la somiglianza del simbolo del neonato Pdci (con doppia bandiera falce-martello e tricolore, senza aste, su fondo bianco) con quello del Prc (che aveva solo la bandiera rossa con falce e martello, senza tricolore e con asta, ma sempre su fondo bianco). Alle amministrative del 1998 alcune commissioni negarono la confondibilità, altre la riconobbero e chiesero ai cossuttiani di ritoccare il contrassegno; nel 1999 il Viminale ammise entrambi i simboli, ma l'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo riconobbe che la presenza di segni simili con scritte nere su fondo bianco potesse creare confusione, per cui invitò il Pdci a modificare quegli elementi, non invece la bandiera con falce e martello. La modifica fu fatta (scritte bianche su fondo blu, poi scritte blu su fondo azzurro) e da lì in avanti tutte le opposizioni presentate da Rifondazione comunista furono respinte.
Quanto alla colomba, bisogna ricordare che nel corso degli anni vari partiti hanno adottato rappresentazioni di quel volatile come simbolo
, a partire dal Movimento per l'autonomia (con i suoi vari nomi utilizzati nel corso del tempo), così come ricorre spesso in varie liste presenti alle elezioni amministrative: non è dato sapere se i Verdi del Sudtirolo si siano lamentati con queste forze politiche per l'uso della colomba, ma è facile riscontrare l'impiego continuato e diffuso di quel simbolo, anche perché non sono stati certo i Verdi-Grüne-Verc a coniare l'uso della colomba per riferirsi alla pace.  
La legge, insomma, non prevede un'esclusiva sul tema grafico (sul significato, in termini semiotici), ma sullo specifico disegno utilizzato (sul significante), così come richiede che la confondibilità non sia creata dal contesto visivo (dunque dai colori dello sfondo, dalle scritte...). A fronte di un elemento non irrilevante di somiglianza, quindi, esistono vari elementi di distinzione dei contrassegni altrettanto innegabili: come nel 1999, nella querelle tra Rifondazione comunista e Partito dei comunisti italiani, fu ritenuto sufficientemente distintivo sostituire il colore dello sfondo, in questo caso lo sfondo è profondamente diverso (il rosso è addirittura il colore complementare del verde) e il testo, pur essendo bianco, è completamente differente nel contenuto e nel carattere.
La certezza sull'uso indisturbato del simbolo della colomba della pace, però, ovviamente non può essere data né ottenuta a priori. Di sicuro, se in questa fase si decidesse di cambiare simbolo per evitare contestazioni, si metterebbe seriamente a rischio il valore delle firme raccolte fino a questo momento, perché sarebbe facile per gli uffici elettorali rilevare la differenza dei contrassegni (anche solo nella rappresentazione: la descrizione magari resterebbe la stessa) e contestare la cumulabilità delle sottoscrizioni. Diverso sarebbe il discorso se si proseguisse la raccolta firme con il simbolo inizialr preparando nel frattempo un contrassegno alternativo: questo verrebbe tenuto da parte e, in caso di invito alla sostituzione da parte del Viminale, sarebbe pronto per la presentazione, sapendo che in quel caso le firme raccolte a sostegno delle liste fino al momento della sostituzione sarebbero ancora perfettamente valide (anche se in passato è capitato che in prima istanza le liste fossero ricusate per le differenze nei contrassegni, salvo poi essere riammesse dalla Cassazione). 
Si tratta, in ogni caso, di un inghippo che la lista Pace Terra Dignità avrebbe evitato volentieri: si vedrà nelle prossime ore se la questione avrà sviluppi, anche di natura grafica.

lunedì 19 febbraio 2024

Pace Terra Dignità: la colomba di Santoro e La Valle per le europee (di Marco Chiumarulo)

Meno di una settimana è trascorsa da mercoledì 14 febbraio, giorno in cui - presso la sala Tobagi della Federazione nazionale della stampa italiana a Roma - Michele Santoro, Rainero La Valle e Benedetta Sabene hanno presentato in una conferenza il programma e il simbolo della lista Pace Terra Dignità per le elezioni europee fissate per l'8 e il 9 giugno 2024. La presentazione del progetto di lista, in effetti, ha alle spalle un percorso in varie tappe: la prima di esse va collocata il 26 agosto 2023, con l'appello "E se spuntasse un Arcobaleno", lanciato presso il Caffè della Versiliana proprio dai giornalisti Santoro e La Valle (il primo anche ex parlamentare europeo, eletto nel 2004 con la lista Uniti nell'Ulivo e rimasto in carica circa un anno, il secondo ex parlamentare - per quattro legislature, dal 1976 al 1992 - della sinistra indipendente), Luigi De Magistris e Ginevra Bompiani. 
L'appello aveva come oggetto "dare una rappresentanza al popolo invisibile del pacifismo italiano". "La parola Pace […] potrebbe trasformarsi in un programma radicalmente alternativo alla logica delle armi che oggi arriva a minacciare l’esistenza della specie umana, di tutte le creature viventi e della natura. Riprende corpo - si leggeva sempre nell'appello - il sogno di un nuovo mondo fondato sull’uguaglianza, la dignità di ogni persona e la salvezza dell’ambiente". L'appello lanciato allora si riferiva soprattutto alla guerra in Ucraina; nessuno avrebbe potuto immaginare che neanche due mesi più tardi - in seguito all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 - il fuoco avrebbe colpito di nuovo in modo massiccio la striscia di Gaza e si sarebbe aggiunta un'altra guerra all'elenco.
Successivamente, l’11 settembre, è stato lanciato un secondo appello per organizzare la prima assemblea del 30 settembre. In quel nuovo appello Santoro e La Valle hanno esplicitato i tre pilastri su cui poter impostare un programma: pace, terra e dignità. Nel manifesto dell'assemblea, tra l'altro, figurava una delle colombe della pace disegnate da Pablo Picasso, la cosiddetta "Colomba dei fiori" (1961), pur se privata per l'occasione di quegli stessi elementi colorati. All’assemblea del 30 settembre tra gli altri era presente anche Maurizio Acerbo, segretario del Partito della Rifondazione comunista: questi fin dall'inizio ha aderito all'appello.
Nei mesi successivi, dopo una chiusura esplicita al Pd e al M5S, l'appello è stato aperto a tutti i partiti e le associazioni della sinistra, con riferimento soprattutto a Sinistra italiana e Unione Popolare (che, come soggetto elettorale creato nel 2022, aveva il Prc tra i fondatori). Da allora è iniziato un dialogo (che in certi frangenti si è presentato come una lunga trattativa), dialogo che è tuttora in corso dopo il lancio della lista. Unire le forze, infatti, è assolutamente necessario per poter raccogliere già da ora le firme che la legge richiede per poter presentare la lista in tutte le circoscrizioni. L'appello, peraltro, non è rivolto solo al mondo della sinistra, ma anche a un vasto mondo di persone più o meno credenti, nella convinzione che la parola pace non possa essere ristretta solo a una comunità, ma sia di chiunque; il programma elettorale, inoltre, non si ferma alla pace, ma si sofferma su alcuni punti essenziali come il rifiuto di costituire un esercito europeo, la dignità sociale e l'attenzione all’ambiente, accompagnando però a questo il rifiuto del capitalismo, perché non vi può essere una transizione ecologica senza un cambiamento del paradigma economico.
Due delle colombe di Picasso
Sul piano simbolico, l'idea della colomba è rimasta e, in qualche modo, anche l'ispirazione di Picasso: il contrassegno della potenziale lista, infatti, è rappresentato da un cerchio rosso nel quale spicca al centro una colomba bianca stilizzata che porta nel becco un ramoscello d'ulivo. Il disegno è chiaramente diverso, ma può facilmente rimandare a un'altra colomba di Pablo Picasso, probabilmente la più famosa, cioè la "Colomba Blu" (1961): la ricordano sia l'orientamento verso l'alto (anche se in questo caso la visione è laterale), sia il rametto d'ulivo nel becco.  
Se si abbandona il campo delle ispirazioni artistiche, però, è facile richiamare alla mente altri precedenti: a coloro che frequentano questo sito con assiduità, infatti, sarà saltata all’occhio la somiglianza del contrassegno da poco presentato con il simbolo dei Verdi di Bolzano, altrettanto caratterizzato da una colomba stilizzata, vista di lato e che vola verso destra (l'ispirazione di Picasso qui è palese), su fondo verde. 
Il simbolo della lista Pace Terra Dignità potrebbe accompagnarsi ad altri simboli qualora si associassero altri partiti con i relativi emblemi, specie se questi potessero aiutare la lista ad evitare la raccolta delle firme. Santoro ha specificato che intende completare la raccolta anche qualora dovessero associarsi partiti in grado di esonerare dalla ricerca di sottoscrittori; la possibile approvazione di un emendamento di Fratelli d'Italia al decreto elezioni 2024, tuttavia, potrebbe privare Rifondazione comunista dell'esenzione di cui ora godrebbe grazie all'appartenenza al Partito della Sinistra europea e la raccolta firme - a meno di un concorso dell'Alleanza Verdi e Sinistra, esente grazie al gruppo parlamentare a Montecitorio - diventerebbe essenziale.

sabato 30 luglio 2022

Sicilia, nuovo simbolo (con nuova colomba) per il Mpa di Lombardo

L'attenzione di molte persone è comprensibilmente attratta dalle elezioni politiche che si terranno il 25 settembre. Non si può però dimenticare che in autunno sono previste anche le elezioni regionali in Sicilia, per le quali peraltro non è ancora stata stabilita la data. Giusto cinque giorni fa, il presidente della Giunta Regionale Nello Musumeci aveva dichiarato: 
"Sto incontrando i segretari regionali dei partiti della coalizione di centrodestra sul tema dell'accorpamento della data delle elezioni nazionali e regionali. Ancora qualche giorno di riflessione e poi prenderò la mia decisione". C'è dunque la possibilità che il 25 settembre elettrici ed elettori della Sicilia ricevano, oltre alle due schede relative alle elezioni politiche, anche quella per le regionali; i tempi per concentrare il voto in una sola data, tuttavia, si assottigliano (e l'idea non piace soprattutto alle forze politiche regionali), rendendo più probabili i comizi elettorali regionali in una domenica tra ottobre e novembre.
Nell'attesa che il presidente uscente Musumeci fissi la data del voto sull'isola, c'è chi si è preparato per tempo proponendo una nuova immagine per il proprio partito: ci si riferisce al Movimento per l'autonomia legato all'ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo. Si tratta, a ben guardare, di alcuni passi avanti e di uno indietro: quest'ultimo è quello riferito al nome, visto che nei primi anni di attività - dal 2005 - il partito si è chiamato effettivamente Movimento per l'autonomia, per poi essere ridenominato nel 2009 Movimento per le autonomie, al plurale (un cambiamento in fondo poco visibile, considerando che il più delle volte per identificare il soggetto politico si è usata la sigla Mpa). A dispetto del cambio nome, l'elemento chiave dei vari emblemi che il partito ha avuto è sempre stata la colomba, anzi, un tipo particolare di colomba disegnata ad ali spiegate, vista dal basso, con tratto blu e riempimento bianco, una specie di biforcazione sulla coda - che in realtà altro non è che l'immagine stilizzata dell'Ichthys, il "pesce" dei primi cristiani, che non stupisce vista la provenienza dei promotori dall'Udc - e spesso un nastro tricolore nel becco, anzi, tre nastri (uno per colore della bandiera).
Quella colomba era stata mantenuta anche quando il partito - guidato nel frattempo da Roberto Di Mauro - aveva deciso di rinominarsi Movimento nuova autonomia, mutando anche la sua storica sigla in Mna. Qualcosa, in compenso, era cambiato sotto l'aspetto cromatico: al di là dell'azzurro del cielo, infatti, il blu aveva lasciato il posto al rosso come colore ben marcato (nel segmento inferiore in cui si è inserito il nuovo acronimo), insieme al giallo: la coppia di colori che caratterizza la bandiera siciliana tinge anche i due nastrini che la colomba teneva nel becco, quasi a voler suggerire una maggiore attenzione per la Sicilia (vale a dire la regione in cui il movimento è nato e si è maggiormente sviluppato e radicato, pur essendo presente anche altrove).
Lo scorso 16 maggio, peraltro, tra le domande di marchio è apparsa quella per il nuovo simbolo del partito, presentata a nome di Raffaele Lombardo: la registrazione è stata chiesta per la classe 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) della classificazione di Nizza. Il simbolo appare più semplice e schematico dei precedenti: il fondo del cerchio è bianco con una nuova colomba stilizzata, stavolta assai meno elaborata, vista di lato e - particolare non indifferente, soprattutto sul piano del "posizionamento" e del patrimonio ideale del partito - senza più Ichthys; anche i due nastrini che reca in bocca, rimasti di colore giallo e rosso, sono molto più sottili e meno curvilinei rispetto al passato. Il nome è tornato a essere Movimento per l'autonomia, scritto molto piccolo al di sotto della colomba e della recuperata sigla, collocata a sinistra; tanto quelle parole, quanto il riferimento agli "Autonomisti" nel segmento rosso inferiore (con una striscetta arancione), sono scritti peraltro con un carattere bastoni diverso rispetto al passato, leggermente stondato.
Non è impossibile che il simbolo arrivi nelle bacheche del Ministero dell'interno; sicuramente però sarà depositato per le elezioni siciliane e finirà sulla scheda, cercando di cogliere un risultato rilevante per poter tornare al centro della scena della politica regionale.

lunedì 6 marzo 2017

Insieme si può, la Sicilia esplode di colori

Si avvicinano le elezioni in Sicilia, a Palermo in primavera, ma soprattutto per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana, verso la fine dell'anno. Qualche gruppo ha già iniziato a scaldare i motori da qualche settimana - non senza polemiche, come si è visto con il varo di #RiparteSicilia da parte di Rosario Crocetta - mentre di altri non si sa ancora cosa intendano fare. E' dunque molto presto per poter immaginare i simboli che saranno depositati in vista di quelle elezioni e quelli che saranno effettivamente utilizzati sulle schede: chissà se, in quella probabile pletora, ci sarà anche l'emblema di Insieme si può - Cambiamo politica, cambiamo la Sicilia. 
Il movimento era nato in rete il 12 febbraio 2014, a Nicosia, in provincia di Enna. Alla base del progetto - si leggeva nel sito internet, al momento non più consultabile online - c'era innanzitutto la passione "per questa terra sacrificata dalla politica dello sfruttamento, dell'impoverimento, dall'egoismo accentratore", con il preciso intento di "restituire un presente di equilibrio e normalità alla loro Regione per potersi volgere finalmente a un futuro di cui avvertono la pungente nostalgia".
Il fondatore, Alfio Di Costa, ingegnere attivo come docente di fisica a scuola e progettista, dice di amare "la Sicilia in ogni sua potenzialità e ricchezza", come pure "le fragilità di questa terra dimenticata dallo Stato e dal Governo Regionale". Disoccupazione, povertà e mancanza di prospettive erano avvertiti come i problemi maggiori per la Sicilia, "che merita di essere la Regione più Bella del Mondo e non una Regione da terzo mondo": per questo, il movimento puntava a "un risveglio di coscienze, sopite e sfiduciate dalla politica del degrado che ha condotto all'isolamento terzomondista". 
Lungi dal voler apparire solo come un soggetto di protesta, Insieme si può aveva elaborato idee in tema di lavoro ("deve tornare ai Siciliani realizzando le infrastrutture e spendendo i Fondi Europei, ma soprattutto credendo nelle giovani risorse e nella formazione"), di turismo in Sicilia ("risorsa primaria per l’economia") e di agricoltura da ripensare "in chiave moderna e competitiva", oltre che sul rilancio del commercio, della piccola industria, della piccola e media impresa. Al di là dell'aspetto propositivo, però, restava ferma la convinzione che il cambiamento non potesse venire dai "responsabili dell'attuale disastro", definiti "politici inadeguati, mediocri e arroganti, Crocetta in primis, che hanno distrutto e continuano a distruggere la terza Isola più bella al mondo".
Giusto a un anno di distanza dalla nascita digitale, è arrivata anche quella giuridico-cartacea, con la costituzione ufficiale del movimento presso un notaio. Nel frattempo, era già stato adottato un simbolo singolare, chiaramente basato sulla sagoma della Sicilia, ma con il territorio dell'isola pronto a colorarsi in preda alla fantasia più variopinta, attorno a una colomba bianca che spiega le ali, intenta a volare. Ora, come si diceva, il sito internet non è più consultabile; resta comunque la pagina Facebook, continuamente aggiornata, dalla quale si intuisce che l'idea di correre alle prossime regionali è tutt'altro che accantonata. Tra qualche mese si dovranno raccogliere le firme per presentare le liste: superato quello scoglio, vari siciliani potranno dire, in un'esplosione di colori, che "Insieme si può".

lunedì 28 settembre 2015

Una colomba per il Partito dell'amore e della luce

Chi sente dire "Partito dell'amore", se ha buona memoria, pensa subito a Moana Pozzi, che nel 1992 si candidò con quell'insegna al Parlamento italiano e replicò l'anno successivo alle comunali di Roma; quel partito esiste ancora, guidato dal suo demiurgo politico-ideologico, Mauro Biuzzi, ma non è di quella formazione politica che si vuole parlare oggi. Perché qualcuno, a quanto pare, non si è accontentato dell'amore, ma ha voluto aggiungere anche la luce. Che non è la "tanta luce" di Proloche, ma è il sogno di una terra migliore, appunto attraverso il Partito dell'amore e della luce. 
A quanto si può capire dal sito, la formazione (in breve, Pal) è nata nel 2012 e si tratta di un "Movimento Politico che ha come ideali la collaborazione fra uomini di buona volontà per il raggiungimento del Bene Comune, la cooperazione con il Paesi più svantaggiati, il reciproco aiuto, la fratellanza e l’armonia fra l’uomo, la natura e l’ambiente". I fondatori rivendicano come il Pal sia "organizzato democraticamente ai sensi dell’art.49 della Costituzione italiana" e sia aperto a tutte le fedi alle credenze ed alle religioni, "ispirandosi all'armonia di tutti gli uomini sotto il cielo azzurro della Ragione e nell'ascolto del proprio animo e della propria coscienza interiore".
Lo scopo è dare voce ai movimenti di coscienza sorti qua e là, che difficilmente trovano posto o si identificano nei partiti (ammesso che questi esistano ancora). Per i fondatori è colpa del fallimento di quella politica tradizionale (fatta di poltrone e stipendi e non di tensione per il Bene Comune), testimoniato dalla crisi economica in atto. Nonostante ciò, l'idea di fare il salto e costruire non solo un movimento, ma un partito è salda: "Essere un movimento di coscienza è bellissimo - si legge nel sito - ma a volte non ci si riesce ad esprimere nella gestione della cosa pubblica, del Bene Comune; è attraverso la politica che la nostra società esprime legalmente le sue preferenze su come gestire il Bene Collettivo. [...] Parliamo di 'politica' nel senso di Gestione della Cosa Pubblica, che deve corrispondere per noi, alla Gestione del Bene Comune, senza di cui non vi può essere né pace né sviluppo ma solo conflittualità ed arrogante antagonismo. Invece attraverso il Perseguimento del Bene Comune, cioè la gioia, l’armonia e la fratellanza fra i popoli (che inizia con la fratellanza fra i concittadini ed i vicini di casa) si può raggiungere una pace duratura ed uno sviluppo sociale, etico e spirituale degno della nuova era di coscienza".
Nel sito non si legge nemmeno un nome dell'organigramma attuale, ma è indicato il percorso secondo il quale il Partito dell'amore e della luce dovrebbe svilupparsi. La prima fase è la costituzione dell'associazione nazionale Pal, che dovrebbe essere fatta in ogni paese (la sede, per ora, è a Novara), con almeno 10 iscritti e statuto conforme a quello riportato nel sito. Da qui dovrebbe partire il secondo step, con la stipula di atti notarili che trasformino ufficialmente le associazioni nazionali in partiti e consentano di candidarsi alle elezioni: "Basterà che i Comitati Nazionali raccolgano un minimo di risorse per pagare i notai - si legge ancora - ed ecco che una meravigliosa rete di amore e luce sarà abilitata a funzionare come un vero e proprio Partito". L'ultima fase, quella di compimento, prevede la convocazione di assemblee generali per confrontarsi ed esprimere i candidati alle elezioni: "Questa terza fase presuppone il confronto produttivo degli obiettivi sociali, etici e politici sia internamente alle varie Sezioni Nazionali del Pal, sia fra i delegati delle Sezioni Nazionali (quindi a livello internazionale)", per creare una solidarietà diffusa e una condivisione profonda dell'idea di contribuire al Bene Comune di tutti e ciascuno.
Tutto questo dovrebbe essere rappresentato, come simbolo, da "una colomba bianca dalle ali spiegate rivolta volta verso occidente, con un ramoscello di glicine nel becco e affiancata dalle scritta in stampatello 'PARTITO DELL'AMORE E DELLA LUCE' e 'PER UNA TERRA MIGLIORE'": nemmeno nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, presso il quale la domanda di marchio è stata depositata (ancora senza alcun effetto) si trovano nomi di riferimento. Certo, dovesse finire sulle schede, il partito dovrebbe rinunciare alla scritta esterna e dovrebbe pure rifilare le ali della colomba o ridurre il disegno del volatile, perché nulla spunti dal cerchio; sarebbe tra l'altro la prima volta della font Emmett su un contrassegno elettorale (i fini appassionati della grafica politica non ne sarebbero felici). Nel sito si legge di una conferenza generale che si sarebbe svolta a Roma circa un anno e mezzo fa, ma non è dato sapere come sia andata; in ogni caso, il cammino dell'amore e della luce appare ancora piuttosto lungo...

venerdì 1 agosto 2014

Cdu, nuovo simbolo ad ali spiegate

Lo aveva dichiarato proprio al sottoscritto, quando era stato intervistato per Termometro Politico: "Se lo scudo crociato dovesse bloccarci l’attività e l’impegno, lo scudo se ne va. Non sono semplicemente disponibile a impegnarmi in controversie giudiziarie, punto e basta". Proprio per evitare nuove scaramucce in tribunale o prima delle elezioni, Mario Tassone e gli altri dirigenti del risvegliato Cdu hanno deciso di rinunciare (non senza dispiacere) allo scudo crociato. 
Tassone, che del partito era stato il presidente del Consiglio nazionale fino alla sospensione dell'attività politica con la confluenza nell'Udc, aveva espresso con chiarezza il suo proposito fin dal 1° luglio, quando sulla sua pagina Facebook aveva invitato iscritti e simpatizzanti a votare sul sito del partito (www.cdu-italia.it, terribilmente simile a quello del suo partito di provenienza, www.udc-italia.it) per individuare il nuovo simbolo: "Tale scelta si rende necessaria per evitare, ad ogni tornata lettorale, contenziosi con altre formazioni poltiche che si ritengono i "legittimi proprietari" dello scudo crociato e per non rischiare la ricusazione dello stesso, come è avvenuto per le elezioni europee". 
Quella ricusazione, per prevedibile che fosse - ne avevamo già parlato qui - non era andata giù allo stesso Tassone, a Francesco Pilieci (che lo aveva depositato, anche se lo scudo era stato improbabilmente stiracchiato e dotato di un'ombra tricolore non troppo efficace, sperando forse che i nuovi dettagli bastassero a evitare la bocciatura) e alla direzione nazionale dei Cristiani democratici uniti appena ricostituita. Non a caso, per Tassone la bocciatura era fondata su "motivazioni inaccettabili, che si riferiscono a una possibilità di confondere questo simbolo con quello dell'Udc", mentre il contrassegno depositato era "graficamente diverso, pur richiamando quello originale dello scudo crociato": non era mancata l'occasione di infilzare gli ex compagni dell'Udc, "colpevoli" di avere tradito lo spirito autonomo delle origini del partito, "senza confusione e senza nessuna umiliante soggezione verso un altro leader", cioè Alfano. 
Alla fine, tuttavia, il boccone amaro era stato ingollato senza fare ricorsi (del resto non ci sarebbero stati i numeri per presentare la lista, per cui le elezioni europee erano state giusto l'occasione per ricordare al mondo la propria esistenza): il simbolo sostitutivo aveva fatto sparire lo scudo crociato deformato, giocava esclusivamente sulla sigla, identica al partito dei democratici cristiani tedeschi, di cui era stato ripreso anche il lettering. Il colore del fondo era blu (insolito per la Germania, non certo per il nostro paese) con il già visto semicerchio stellato, era rimasta una striscetta tricolore, ma la sigla CDU in rosso continuava a spiccare.
27 giugno, Consiglio nazionale Cdu
(dal profilo Twitter di Maurizio Eufemi)
L'emblema, ovviamente, restò sulle bacheche del Viminale senza finire sulle schede, ma quell'idea grafica doveva essere piaciuta a più di qualcuno: nella rosa dei contrassegni sottoposti al voto di iscritti e simpatizzanti, tutti avevano la stessa presenza della sigla, scritta giusto con una font più panciuta per farla risaltare meglio. A ben guardare, era l'unica vera costante, pur abbandonando il colore rosso: quasi sempre l'acronimo risultava bianco o (per esigenze di "fondo") blu, ma a cambiare era il contesto grafico. A volte c'era una croce rossa, su tutto il cerchio o solo sulla parte inferiore (un po' come la croce di san Giorgio della Lombardia), a volte la sigla era nel mezzo di un tricolore; in qualche caso ricompariva anche lo scudo crociato, in versione tradizionale o stilizzata e timidamente 3D.
Alla fine, tuttavia, lo scudo è stato messo da parte e il nuovo simbolo, frutto della consultazione, è stato presentato il 29 luglio in occasione del nuovo Consiglio nazionale del Cdu. Niente croce, con o senza scudo: a dominare è la sigla panciuta bianca, che risalta sul fondo blu color carta da zucchero; appena sopra, tra l'altro, si legge che questo è il "nuovo Cdu", anche se giuridicamente l'associazione è la stessa (probabilmente si sono volute evitare contestazioni di qualunque tipo). Il filetto tricolore, con un piccolo gomito, si è spostato verso l'alto, appena sotto il disegno di una colomba ad ali spiegate: "È un simbolo – spiega Maurizio Eufemi, già senatore per due legislature – di moderazione, di politica non gridata di confronto sereno, pacato". Se poi quel partito spiegherà le ali con la colomba, è presto per dirlo: certamente, in questo modo non rischia di aprirsi un nuovo capitolo di scontri in carta bollata tra antichi e nuovi compagni di scudo (crociato, ovviamente).