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giovedì 28 luglio 2022

Lista Civica Nazionale - L'Italia C'è, Falasca e Pizzarotti verso le elezioni (con "soccorso democratico" di Italia viva)

AGGIORNAMENTO DEL 30 LUGLIO 2022:
 Se due giorni fa dall'interno di L'Italia C'è assicuravano che la Lista Civica Nazionale avrebbe corso senza dover raccogliere le firme, ma si stava lavorando a una soluzione, oggi la soluzione è emersa più nettamente. Un tweet pubblicato alle 17 in punto dal coordinatore di L'Italia C'è Piercamillo Falasca, ringrazia Matteo Renzi, Ettore Rosato e Maria Elena Boschi per aver accettato di ridenominare il gruppo di Italia viva alla Camere con l'etichetta "Italia viva - L'Italia C'è". Questa scelta, definita di "democrazia praticata, per davvero", consentirebbe a quanto pare 
al progetto politico di Falasca e Pizzarotti di arrivare con le proprie liste sulle schede di tutti i collegi plurinominali, senza che Italia viva rinunci alla propria presenza elettorale, potendo il partito contare sul proprio gruppo al Senato (che è in condominio con il Psi, ma quest'ultimo non avrebbe interesse a fruire dell'esenzione, visto che ha già concluso un accordo con il Pd per essere presente all'interno della sua lista).
Si sarebbe di fronte, dunque, a un "soccorso democratico-elettorale" di Italia viva nei confronti di L'Italia C'è, probabilmente facilitato dal fatto che tre deputati di Iv - Gianfranco Librandi, Gennaro Migliore e Camillo D'Alessandro - sono anche legati a L'Italia C'è; la stessa scelta del viola-magenta e dell'azzurro, nonché della sfumatura, a questo punto può rimandare più facilmente a Italia viva e al suo "universo cromatico". Ciò, ovviamente, non si traduce in questa fase in liste comuni, pur restando ovviamente la possibilità di una coalizione; molto, in ogni caso, dipenderà da ciò che accadrà intorno, nella cosiddetta "area Draghi" o comunque nello spazio alternativo (o negli spazi alternativi) al centrodestra in via di organizzazione. Tempo qualche giorno - sì, occorre di nuovo aspettare - e se ne saprà di più (del resto le coalizioni devono essere fissate entro le ore 16 del 14 agosto). Nel frattempo, il simbolo della Lista Civica Nazionale - L'Italia C'è (che, a quanto si apprende, proverrebbe dalla rete Inarea) ha visto spuntare un lieve bordo blu attorno al cerchio sfumato, in vista dello sbarco sulle schede elettorali; tutto il resto rimane uguale, almeno fino ad ora.

* * *
 
L'intenzione di partecipare in modo più consistente e visibile alla vita politica del paese era già stata manifestata, magari anche attraverso la partecipazione alle prossime elezioni; da ieri sera, però, per L'Italia C'è il progetto si è fatto decisamente più concreto. Un post pubblicato sui canali social del soggetto politico, a firma del coordinatore Piercamillo Falasca e di Federico Pizzarotti - già sindaco di Parma e presidente - oltre che fondatore di Italia in Comune, nonché da tempo in collaborazione con L'Italia C'è - ha lanciato un'iniziativa politica-elettorale denominata Lista Civica Nazionale, svelando anche il contrassegno che sarà utilizzato alle prossime elezioni politiche e depositato al Viminale nei giorni indicati dalla legge.
 
 
Terra Libera
Il testo del messaggio pubblicato - Partiamo. Impegniamoci in prima persona. Mettiamoci la faccia, come si suol dire. Mettiamoci la testa. Si sta parlando tanto di una "lista civica nazionale" che impegni sindaci, amministratori locali, associazioni e promotori dei più vivaci e liberi progetti del territorio. È il momento di farla davvero. Noi la facciamo e la chiameremo semplicemente così: Lista Civica Nazionale - si accompagna a una foto in cui si vedono in primo piano Falasca (di spalle) e Pizzarotti, attorno a un tavolo con il simbolo da poco elaborato; con loro ci sono alcuni giovani attivisti di L'Italia C'è e si riconosce Antonio Santoro, già membro della direzione nazionale di +Europa (al di là della foto, ha militato in +E anche Emanuele Pinelli, che aderisce al progetto con l'associazione ambientalista giovanile Terra Libera (promossa da lui e Joshua Honeycutt Balduzzi).
La scelta di coinvolgere gli amministratori locali in un progetto più ampio, di livello e su scala nazionale, dunque portando l'idea del civismo nell'agone politico, non è in effetti nuova: su questo sito ci si era già occupati della "Lista civica nazionale per la Repubblica dei cittadini", esperienza nata nel 2007 a partire dal manifesto promosso da Elio Veltri, Oliviero Beha, Francesco Pardi e Roberto Alagna e da una manifestazione che si tenne il 6 ottobre di quell'anno, con l'idea di rimettere al centro la partecipazione dei cittadini e moralizzare la politica (anche se poi, in effetti, quell'iniziativa non si tradusse mai in un soggetto politico nazionale, limitandosi ad alcune esperienze su scala più ridotta). Un'idea simile poi, in fondo, era stata all'origine di Italia in Comune, soggetto politico co-fondato da Pizzarotti nel 2018 e nato con l'idea di mettere e tenere insieme le esperienze degli amministratori sul territorio, facendole contare. Al di là dell'esito di quel percorso, l'idea della Lista Civica Nazionale intende proporsi come progetto a un grado successivo di evoluzione: non a caso, sarebbe in corso un dibattito che ha coinvolto vari sindaci legati ad Anci per concorrere alla nascita di questo soggetto politico-elettorale. Lo stesso invito - con cui si conclude il post pubblicato da L'Italia C'è e anche da Pizzarotti, che allo stesso testo ha affiancato la propria foto davanti al simbolo - a scrivere all'indirizzo e-mail dedicato listacivicanazionale@litaliace.it vuole indicare l'idea di apertura nella formazione della lista e di "immediatezza"; si potrebbe avere la tentazione - vista la presenza dello stesso Pizzarotti - di pensare a un recupero di alcuni elementi che avevano mosso le prime stagioni di quello che sarebbe diventato in seguito il MoVimento 5 Stelle (partito con le Liste CiViche), ma il contesto politico in cui l'iniziativa si sta sviluppando e intende muoversi appare piuttosto diverso.
Per dare un'immagine al progetto in gestazione si è scelto un simbolo particolare, soprattutto per alcuni suoi dettagli. Il nome, scritto su tre righe allineate a sinistra, è di colore bianco e spicca su un fondo sfumato, con tinte che dal viola-magenta virano al blu fino all'azzurro (un po' carta da zucchero, un po' verde acqua); sotto al nome, leggermente spostato sulla sinistra, appare in miniatura il simbolo di L'Italia C'è (senza più il riferimento ai riformisti), con molto spazio nella parte inferiore destra del cerchio. Verrebbe spontaneo pensare che quel vuoto sia solo temporaneo, pronto magari ad accogliere uno o più emblemi di soggetti politici che dovessero unirsi al progetto elettorale; si apprende però direttamente che questa struttura del contrassegno sarebbe stata "una scelta grafica" per "dare un po' di movimento al logo". Un simbolo "eccentrico" in tutti i sensi, insomma.
La domanda sulla possibilità che l'emblema venisse completato in un secondo momento era naturale anche per un altro profilo, certo non meno importante: con la grafica diffusa ieri sera, infatti, la lista non era nelle condizioni di essere esonerata dalla raccolta firme, dunque per essere presente in tutta l'Italia avrebbe dovuto trovare i sottoscrittori nel poco tempo a disposizione fino al 21-22 agosto, giorni della presentazione delle liste. Fonti interne al gruppo promotore dell'iniziativa, tuttavia, assicurano a I simboli della discordia che si sta lavorando a una soluzione perché la lista possa presentarsi senza bisogno di raccogliere firme. La soluzione, a questo punto, si immagina possa essere duplice. Si potrebbe concretizzare il prestito di una "pulce" - da collocare, a quel punto, nello spazio vuoto del contrassegno - di un partito esente, magari non interessato a correre direttamente ma che potrebbe accettare di aiutare la nascente lista (e, nel caso, anche a costruirla insieme). Non sarebbe necessario alcun intervento grafico invece se un gruppo parlamentare esistente prima del 31 dicembre 2021 integrasse il proprio nome con la denominazione della lista o di una sua parte: se quest'operazione fosse ritenuta accettabile - e utile ai fini dell'esonero - anche a scioglimento già avvenuto, sarebbe più facile immaginare chi potrebbe arrivare in "soccorso elettorale" della Lista Civica Nazionale - L'Italia C'è. Probabilmente basterà aspettare qualche manciata di ore per saperlo.

lunedì 18 luglio 2022

Gruppi ai parlamentari M5S pro governo Draghi? L'offerta di L'Italia C'è

Entro qualche manciata di ore si potrà sapere qualcosa di più sul destino della XVIII Legislatura, se dunque Mario Draghi confermerà le sue dimissioni e ci si dovrà attendere uno scioglimento delle Camere in tempi rapidi (e un voto in autunno) o se il governo continuerà a operare nella pienezza dei suoi poteri anche dopo la "parlamentarizzazione" della crisi, magari dopo un nuovo voto di fiducia sull'eventuale mozione presentata a sostegno dell'esecutivo. Molti occhi sono puntati soprattutto sul MoVimento 5 Stelle, dopo la scelta di non partecipare al voto sulla questione di fiducia posta sulla conversione del "decreto-legge aiuti", alla base delle dimissioni presentate da Draghi (benché il Presidente della Repubblica non le abbia accolte, chiedendo al Presidente del Consiglio di presentarsi in Parlamento): fin da quel momento, i media si occupano del dibattito interno al MoVimento, tra chi sostiene le tesi del presidente Giuseppe Conte ("Non abbiamo tolto la fiducia al governo, ma senza chiarezza sui punti che abbiamo posto non potremo condividere responsabilità di governo") e le posizioni di chi non vuole comunque revocare partecipazione e sostegno al governo Draghi.
In questa situazione concitata e non ancora definita, non è passato inosservato l'intervento pubblicato sabato sui social network dai profili del movimento politico L'Italia C'è, attraverso il suo coordinatore nazionale Piercamillo Falasca: nel testo diffuso si parla esplicitamente della possibilità di dare sostegno ai parlamentari che volessero uscire dai gruppi del MoVimento 5 Stelle, accogliendoli in nuovi gruppi chiaramente volti ad appoggiare l'esecutivo guidato da Mario Draghi. In particolare, dopo aver rimarcato che non sono venute meno "le ragioni politiche del Governo Draghi", sostenendo che "non possiamo permetterci l'immobilismo e la paralisi, come hanno scritto il sindaco di Milano Beppe Sala e altri 10 sindaci di grandi città", Falasca ha rilevato che quella stessa posizione "sta emergendo in una parte consistente dei gruppi parlamentari del M5S", informando come "alcuni di questi parlamentari - sempre più distanti dalla linea distruttiva di Giuseppe Conte" abbiano contattato L'Italia C'è. "Siamo disposti ad accoglierli - ha continuato Falasca - e a lavorare con loro alla nascita di due gruppi parlamentari a Camera e Senato a sostegno del governo Draghi, aperti alla partecipazione di altri componenti delle Camere attualmente nel gruppo misto o in altre formazioni politiche, ai quali chiederemmo ovviamente di sottoscrivere un impegno programmatico preciso, basato sul sostegno all’Agenda Draghi e sulle proposte de L'Italia C'è". Falasca ha concluso sottolineando che quella proposta "vuol avere una valenza pienamente politica, e come tale la mettiamo a disposizione del presidente del Consiglio e di tutti i cittadini. Non è una decisione che avremmo assunto, prima di questa crisi, perché l'obiettivo de L'Italia C'è è (e continua a essere) quello di promuovere una iniziativa politica dal basso, che valorizzi le esperienze associative e civiche di tutta Italia".
In questi giorni, in effetti, chi ha parlato di possibili, nuove fratture nelle compagini parlamentari del MoVimento 5 Stelle ha anche spesso precisato che coloro che dovessero abbandonare i gruppi del M5S per continuare a sostenere il governo Draghi non avrebbero intenzione di approdare nei gruppi di Insieme per il futuro, ma sceglierebbero una via autonoma rispetto a quella di chi ha seguito Luigi Di Maio: in questo senso, la soluzione proposta da Falasca potrebbe tornare utile. Al momento sono riferibili al movimento L'Italia C'è quattro deputati: oltre a Gianfranco Librandi (che con Falasca ha depositato "L'Italia C'è" e altri segni come marchi) ci sono Gennaro Migliore (membro come Librandi del gruppo di Italia viva, nonché presidente dell'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo), Camillo D'Alessandro (altro deputato di Iv) ed Emanuela Rossini (eletta nella lista Svp-Patt e membro della componente Minoranze linguistiche del gruppo misto): se a costoro si unissero dunque almeno altre 16 persone elette alla Camera, potrebbe nascere il gruppo denominato "L'Italia C'è" (magari abbinato a un'altra denominazione, se chi avesse l'idea di abbandonare il gruppo del M5S volesse sceglierne una). 
Non pare invece che al momento al Senato ci siano figure direttamente riferibili a L'Italia C'è (anche se le relazioni non mancano): oltre a questo, bisognerebbe anche tenere conto di come i partiti in grado di consentire la formazione di un gruppo in corso di legislatura - per avere partecipato alle ultime elezioni "uniti o collegati", dunque con simbolo visibile, "conseguendo l'elezione di Senatori" - ormai scarseggino, anche dopo la lettura "squarciante" delle norme regolamentari "anti-transfughismo" introdotte nel 2017. Dopo che il Psi ha permesso la nascita del gruppo di Italia viva (grazie a Riccardo Nencini, eletto in un collegio uninominale in quota Insieme Italia-Europa - Psi), che l'Italia dei valori ha consentito la nascita del gruppo ora chiamato "Uniti per la Costituzione - C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - P.C. - Ancora Italia - Progetto SMART - I.d.V." (grazie a Elio Lannutti, eletto nel M5S ma tornato frattanto all'Idv, a sua volta ritenuta in grado di far nascere il gruppo in virtù della partecipazione alla lista Civica popolare, cui al Senato poteva riferirsi almeno Pierferdinando Casini, eletto in un collegio uninominale e tuttora membro del gruppo Per le Autonomie) e dopo che - da ultimo - Centro democratico ha fatto nascere il gruppo di Insieme per il futuro (nonostante Emma Bonino, unica eletta in un collegio uninominale in quota +Europa - Cd, avesse già formato e tuttora aderisca a una componente del gruppo misto grazie a quella lista comune), è rimasta probabilmente solo l'Udc a poter permettere la nascita di un gruppo autonomo, in forza dell'elezione di Paola Binetti, Antonio De Poli e Antonio Saccone in collegi uninominali in rappresentanza della lista presentata con Noi con l'Italia (che invece non ha eletto senatori, tranne Gaetano Quagliariello che però sta nel gruppo misto, membro della componente Italia al centro).
A prescindere dalla possibilità di formare un gruppo autonomo a Palazzo Madama, L'Italia C'è lavora comunque per strutturarsi ulteriormente: non a caso, il 17 e il 18 settembre è previsto - sempre ovviamente che non si tengano elezioni anticipate - l'evento fondativo del movimento politico, intitolato La forza del lavoro. La Terra di domani e programmato presso il Teatro Parenti a Milano. Oltre a Falasca, Librandi, Migliore, Rossini e D'Alessandro, è stato indicato tra gli animatori Federico Pizzarotti, sindaco di Parma fino alle ultime elezioni e con il quale L'Italia C'è ha stabilito una "collaborazione organica"; le conclusioni dell'evento sono state invece affidate al sindaco di Milano Giuseppe Sala.
Sempre a Milano, tra l'altro, è legata una piccola innovazione che ha riguardato il simbolo di L'Italia C'è dalla fine di giugno: nella parte inferiore del cerchio, infatti, è apparsa - su un segmento irregolare blu - la dicitura minuscola "i riformisti". Un post pubblicato sulla pagina di L'Italia C'è ricordava la nascita, un anno prima, della lista civico-politica "I Riformisti", qualificata come "esperimento che dovrebbe ispirare le scelte di molti piccoli e grandi partiti del fronte liberal-democratico" e ritenuta "determinante per la vittoria al primo turno e soprattutto per convincere i ceti produttivi, il mondo del lavoro e delle professioni, i più giovani e il mondo dell’associazionismo e del terzo settore, della bontà della proposta di Beppe Sala". Rilevato che dopo le amministrative milanesi "altre iniziative in giro per l’Italia hanno usato la nostra denominazione 'I riformisti' e molti hanno evocato quell’aggettivo per descrivere l’area politica ancorata all’Agenda Draghi, all’europeismo e alla modernizzazione del Paese" e con l'intenzione di dare peso all'area riformista anche in vista delle elezioni del 2023, la nota proseguiva notando che "i promotori de 'I Riformisti' oggi partecipano alla costruzione del progetto de L'Italia C'è e ne sono ogni giorno di più parte integrante. Per questo, oggi integriamo 'I riformisti' nel simbolo de L'Italia C'è". La scelta, a quanto pare, non è stata accolta da tutti i gruppi che hanno partecipato a quella lista (si vedano i post di dissenso pubblicati da Milano in Azione e +Europa Milano); è segno, in ogni caso, del tentativo di costruire qualcosa di più solido nell'area riformista-riformatrice. Con la possibilità che L'Italia C'è acquisti visibilità in Parlamento negli ultimi mesi di questa legislatura, se questa andrà a scadenza naturale e si verificheranno le condizioni per la nascita dei gruppi.

sabato 5 febbraio 2022

L'Italia c'è, un nuovo progetto politico (estraneo a Italia al Centro)

In politica qualcosa si muove nell'area moderata: lo si vede in questi giorni, ma non per forza attraverso i grandi media e, soprattutto, non necessariamente a livello parlamentare. In questa situazione, l'errore più grave che si può fare è mescolare tutto, cercando di ricondurre i movimenti all'interno di un'area alla stessa matrice e alle stesse persone. L'occasione per ricordarlo è arrivata questa mattina: sul quotidiano online Affari Italiani è apparsa una notizia con il titolo "
Nasce la formazione politica L'Italia C'è". Non si parla di partito e ufficialmente non c'è un simbolo vero e proprio, ma si può trovare una grafica allegata al testo che potrebbe essere la base di un emblema politico, almeno di quelli che negli ultimi anni si è stati abituati a vedere: il nome stesso in blu, con "c'è" in evidenza e l'apostrofo e l'accento che richiamano il tricolore, mentre accanto gli stessi colori tingono lo slogan "Libera e verde".
Al testo è accompagnato un testo, firmato da Antonio Santoro, Anna Lisa Renoldi, Emanuele Pinelli, Riccardo Lo Monaco e Cristina Bagnoli. Lo si riporta per intero:
La conferma del Presidente Mattarella alla guida della nostra Repubblica è stata la migliore notizia possibile, ma ha anche messo a nudo lo stato di crisi degli attuali partiti italiani. Ragionano con gli occhi al calendario elettorale invece che alle speranze e alle priorità dei cittadini, dei giovani, degli esclusi, dei non garantiti. Viviamo un’epoca di profondi cambiamenti, che la pandemia ha accelerato e reso profondi. Oggi più che mai occorre una politica che sappia farsi promotrice e interprete di questo cambiamento e combatta chi invece vorrebbe ridurre l’attuale stagione di ricostruzione nazionale del governo Draghi a una parentesi tra un prima e un dopo uguali tra loro.
Non è nelle alchimie parlamentari che nascono le nuove iniziative politiche, ma è nelle idee e nelle energie, nell’impegno e nella partecipazione di tanti uomini e tante donne che hanno a cuore il luogo dove vivono e lavorano. Gli anni duri della pandemia hanno dimostrato che c’è un’Italia capace di affrontare le difficoltà con dignità e coraggio. Un’Italia migliore dei suoi stereotipi, che sa rialzarsi, scommettere sul futuro e competere a livello mondiale. A questa Italia bisogna offrire l’opportunità di guardare alla politica come a qualcosa di serio e concreto, per cui impegnarsi.
Lanciamo un movimento che non parte dai palazzi istituzionali, che conosca la dimensione del contatto con le persone, con le associazioni, le aree interne, le periferie, i luoghi di studio e di lavoro. Intendiamo aggregare e unire quanti oggi si sentono privi di una casa politica ma sono forti delle proprie idee riformatrici, liberali e ambientaliste. Terremo la porta aperta, anzi spalancata, a tutti, senza alcun preconcetto. Noi pensiamo che tra quanti intendono davvero riformare il Paese non debbano più sussistere veti e inutili protagonismi, ma debba prevalere la responsabilità di unire. L’Italia c’è, ed è migliore di quanto sembri. L’Italia c’è, e ha bisogno di essere più libera e verde, più forte e accogliente, più dinamica ed europea. Per questo, nel dare oggi vita a una nuova iniziativa politica, non abbiamo trovato nome migliore di questo. Semplice e immediato: L'Italia c'è. Libera e verde.
Dalla lettura del comunicato risulta chiaro soprattutto un punto: quest'iniziativa politica, probabilmente ancora allo stato di progetto, si distingue nettamente dall'operazione denominata "Italia al Centro" che sarebbe alle porte in Parlamento e di cui si è iniziato a parlare in questi giorni. I media hanno fatto sapere, in particolare, che è allo studio e sarebbe imminente l'unità di intenti dei parlamentari che fanno riferimento a Italia viva e a Coraggio Italia (soprattutto alla parte del partito più vicina a Giovanni Toti, meno a quella originaria che fa capo a Luigi Brugnaro). Al Senato, nello specifico, si parla della nascita, la settimana prossima, di un unico gruppo chiamato appunto "Italia al Centro", nel quale sarebbe pronta a confluire, oltre a Iv, l'intera componente del gruppo misto oggi denominata "IDeA - Cambiamo! - Europeisti - Noi Di Centro (Noi Campani)" (della quale fanno dunque parte anche, tra gli altri, Gaetano Quagliariello, Raffaele Fantetti, Sandra Lonardo e Paolo Romani): il gruppo però, per esistere - in base alle norme regolamentari modificate alla fine del 2017 - dovrebbe contenere anche il nome del Psi (o comunque di un altro partito che abbia partecipato alle ultime elezioni col proprio simbolo, anche all'interno di una lista composita, e che abbia ottenuto un eletto a Palazzo Madama, disposto a partecipare a quel gruppo).
Di quel gruppo-progetto è circolato un nome, al momento senza un simbolo (non è dato sapere se esista o se esisterà), ma si comprende che è un'operazione innanzitutto parlamentare: non a caso, si sono rapidamente registrati i distinguo di Antonio Tajani per Forza Italia (anche perché il partito di Silvio Berlusconi non intende rinunciare al ruolo di "partito di centro" essenziale e irrinunciabile nel centrodestra) e di Carlo Calenda. Lo stesso Luigi Brugnaro sembrerebbe più interessato a costruire qualcosa con Noi con l'Italia (legata a Maurizio Lupi) e con l'Udc, in ogni caso nell'area di centrodestra.
In questo contesto, dunque, non si può considerare nell'area coinvolgibile da Italia al Centro il progetto che ha scelto di identificarsi nel nome L'Italia c'è. L'area è certamente quella moderata: tra i firmatari si ritrovano per esempio Emanuele Pinelli e Riccardo Lo Monaco, dell'associazione Italia Europea. Approfondendo poi il nome scelto, si scopre che quel nome è stato depositato come marchio, pur se con una grafica diversa, tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022, per le classi 38 (telecomunicazioni), 41 (
educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali). A presentare la domanda sono stati Piercamillo Falasca (di Italia Europea) e Gianfranco Librandi (deputato di Italia viva). Dimostrazione, una volta di più, che il fronte moderato e etichettabile in modo sbrigativo come "centrista" non va nella stessa direzione e ha orizzonti diversi, anche grafici.