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giovedì 28 marzo 2024

Libertà - Sud chiama Nord si arricchisce, la mitosi di Cateno continua

La tentazione di qualificare come mitosi il fenomeno che interessa la lista Libertà, promossa da Sud chiama Nord in vista delle elezioni europee dell'8 e 9 giugno, è davvero fortissima. Mitosi non nel senso di scissioni successive, ovviamente, ma di moltiplicazione dei simboli all'interno del contrassegno elettorale. 
Il fenomeno non ha più nemmeno cadenza settimanale: dopo la terza conferenza stampa presso la Camera dei deputati giovedì scorso (il 21 marzo), Cateno De Luca, leader indiscusso di Sud chiama Nord, ha mostrato sui suoi profili social tre versioni ulteriori dell'emblema della lista, in cui i cerchietti all'interno finivano per aumentare sempre di più. Sabato 23 marzo erano già diventati 12 (anche se erano tutti bianchi, tranne quello del partito capofila); domenica erano cresciuti di uno (perché Movimento per l'Italexit era stato spostato in basso, in una "linguetta" blu di cui inizialmente non si comprendeva bene il significato, mentre Popolo Veneto e Partito popolare del Nord erano finiti sotto la parola "Libertà", a fianco della "pulce" dei Civici in Movimento, scivolata nella parte destra del cerchio (in compenso nello spazio inferiore, specularmente rispetto al "bollino" del Capitano Ultimo, era apparso un pallino verde con il solo cognome "Rizzi", in quel momento ancora sconosciuto ma che sarebbe stato svelato pochi giorni dopo); ieri, però, un'ulteriore versione del simbolo faceva intuire addirittura la presenza di 17 miniature, inclusa quella di Sud chiama Nord. 
La parola centrale "Libertà" è letteralmente attorniata da fregi, loghi, marchi e marchietti, che invadono decisamente la fascia blu centrale e arrivano a lambire le lettere. Trovare spazio ai simboli nel contrassegno-zattera elettorale sta diventando complesso, così come dovrà accettare compromessi chi sperava di avere una visibilità maggiore, anche sul piano grafico. Il nocchiero De Luca, del resto, ieri è stato molto chiaro: "Se qualche partner vuole uscire con la scusa della dimensione del simbolo o di altri pretestuosi formalismi - ha scritto sempre sui suoi profili social - faccia pure: la porta è sempre aperta per entrare e per uscire! Sopportare certe discussioni sulla dimensione dei propri simboli e non sentir parlare invece di come ripartire i costi della campagna elettorale non avete idea quanto mi fa girare le palline ma per la Libertà sopporto anche questo..." Non ci si esprime sui costi della campagna elettorale (che certamente sono e saranno ingenti, anche immaginando di dividerli tra le varie anime del progetto: del resto, anche far stampare roll-up e altro materiale a ogni cambio di simbolo ha un costo) e nemmeno sulle citate palline: meglio, molto meglio attenersi ai soli pallini che sono spuntati nel contrassegno.  
L'inizio della conferenza stampa di oggi, introdotta dall'unico parlamentare di Sud chiama Nord rimasto (il deputato Francesco Gallo) e coordinata dalla presidente del partito Laura Castelli, a dire il vero non ha aiutato subito a fare luce sui nuovi ingressi. I primi interventi, infatti, sono arrivati da Piera Aiello (testimone di giustizia, eletta alla Camera con il MoVimento 5 Stelle nel 2018, poi fuoriuscita e passata nelle componenti del gruppo misto Centro democratico e Italia dei valori e ricandidata nel 2022 - ma non eletta - con Unione popolare) e da Francesco Amodeo (giornalista d'inchiesta). Né la prima né il secondo rappresentano forze politiche, ma possono probabilmente ricondursi a quanto detto da Ismaele La Vardera, deputato regionale di Sud chiama Nord all'Assemblea regionale siciliana: "La questione morale passa anche dalla presentabilità dei candidati e noi stiamo costruendo un progetto che non possa essere scalfito in tal senso, avendo scelto di schierare persone che rappresentano nella loro vita battaglie quotidiane: in qualche modo ho voluto mettere a disposizione delle amicizie che avevo nella mia vita precedente, quella da inviato delle Iene, e sono contento delle sinergie che si sono create. Noi non facciamo parlare i programmi, ma le persone e le loro storie". Non è inutile, però, segnalare che Francesco Amodeo, già finito sulle schede delle ultime elezioni politiche con Italexit, era indicato come candidato di Democrazia sovrana popolare: "Esprimo un grosso rammarico - ha detto - per non essere riuscito a portare a questo tavolo il partito che per primo mi aveva offerto la candidatura: l'operazione è fallita per inaccettabili personalismi di alcuni che hanno ceduto a dannose e sterili logiche autoreferenziali. Chi oggi non è seduto da questa parte della trincea non avverte l'urgenza, quindi può rimandare al prossimo turno, fingendo di non capire che il tempo è scaduto". In effetti, poi, si è scoperto che Amodeo - già fondatore dell'associazione Noi italiani - risulta essere presidente di uno dei simboli inseriti nel contrassegno, ma ci è voluto un po' di pazienza per sapere quale. 
Il primo emblema svelato, in realtà, è quello che aveva fatto capolino nei giorni precedenti senza particolare spiegazioni. Il cerchio verde, bordato di nero, con il cognome "Rizzi" al centro in grande evidenza, è - al pari di quello legato al "Capitano Ultimo" - riferito a una sola persona e alla sua storia: quella di Enrico Rizzi, 34 anni, trapanese, che da oltre 17 anni conduce battaglie per i diritti degli animali, "battaglie di civiltà sentite da milioni di persone che amano gli animali e vogliono vederli rispettati". Rizzi - che è a sua volta sotto tutela per aver denunciato vari episodi di sfruttamento degli animali a fini di lucro - ha detto di volersi impegnare innanzitutto per fermare gli allevamenti intensivi e il trasporto di animali vivi, "per un mondo  che abbia più rispetto, oltre che per le persone, per coloro che non possono difendersi". 
Uno dei nuovi emblemi apparsi nel contrassegno, in realtà, potrebbe risultare già noto a chi fosse frequentatore di questo sito e avesse un'ottima memoria: fa la sua comparsa, infatti, il Partito moderato d'Italia, sorto all'inizio del 2021 e divenuto rapidamente un caso perché la notizia della costituzione era stata data con annunci a pagamento su varie testate (Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale, La Verità). Oggi come allora nel simbolo si può riconoscere la statua di Minerva scolpita da Francesco Messina e collocata a Pavia e oggi come allora il partito è rappresentato dal presidente (e co-fondatore con Andrea Gaspardo) Paolo Silvagni, imprenditore calzaturiero (la famiglia nel 2015 ha acquisito pure il marchio Valleverde). "L'Europa si riempie la bocca di democrazia, ma l'8-9 giugno in ogni Stato si voteranno i rispettivi partiti, ma come andranno le cose lo decideranno nei palazzi di Bruxelles. Per questo mi batterò innanzitutto per arrivare all'elezione diretta del Presidente della Commissione europea, oltre che per la pace, per una politica fiscale equa e per la tutela dell'ambiente senza distruggere le imprese".
Luana Guzzetti
e Mauro Beccari, in rappresentanza di Noi agricoltori & pescatori: si tratta del progetto politico promosso da Amodeo, che ha spiegato di aver girato per mesi i vari presidi di agricoltori e pescatori, nel tentativo di federare tutte quelle iniziative locali di protesta e proposta e costruire qualcosa. "Siamo partiti il 22 gennaio perché abbiamo un malessere enorme - hanno detto Beccari e Guzzetti durante la conferenza stampa di oggi - l'Europa sta massacrando noi agricoltori con norme incredibili e abbiamo perso umiltà e riconoscenza, ma senza di noi i cittadini non hanno futuro, oltre che cibo: non possiamo più delegare ad altri". Il simbolo, che nella struttura ricorda quello della federazione Noi italiani di Amodeo, contiene due spighe speculari (disposte a corona d'alloro) su fondo tricolore, con il nome del gruppo disposto su tre righe.  
In seguito è intervenuto anche Giacinto Boldrini, già senatore e qualificatosi come "presidente del Partito pensionati": corre però subito l'obbligo di precisare che si tratta non tanto del partito guidato da Carlo Fatuzzo (la cui attività nel corso del tempo si è decisamente ridotta), quanto piuttosto del Partito Pensionati + Salute, diretta filiazione del soggetto politico che aveva cercato di presentare il simbolo del Partito pensionati (per il quale Boldrini era stato candidato nel 2008 al Senato nelle liste del Pdl e che era divenuto senatore nel 2012 subentrando al defunto Gianpiero Carlo Cantoni). Il simbolo attuale è un tricolore disposto in orizzontale e creato a frottage, con la parola "Pensionati" al centro, blu e maiuscola (dettaglio non irrilevante di differenza rispetto al partito precedente). "Dopo la grave infermità di Carlo Fatuzzo, non ho voluto lasciar perdere il simbolo che era stato creato tanti anni fa e faceva storia: ho aggiunto il concetto di salute, che per noi è il più importante".
Veronica Giannone, parlamentare nella precedente legislatura e molto vicina a Sara Cunial, anche lei presente alla conferenza, ha rappresentato invece il partito Vita, formato in occasione delle ultime elezioni politiche "per assumersi la responsabilità del futuro del paese e dei nostri figli, credendo nella verità che deve entrare nelle istituzioni europee". Il simbolo è lo stesso già visto alle elezioni politiche, con l'albero della vita tricolore al posto della "i" del nome su fondo blu.
È riconducibile a un'area affine Ugo Rossi, intervenuto in rappresentanza di Insieme Liberi: si era parlato nei giorni scorsi di questa lista, essendo una delle poche che si era impegnata nella raccolta firme fin dall'inizio. "Avevamo iniziato a raccoglierle - ha spiegato Rossi - ma poi abbiamo risposto all'appello di Cateno De Luca per costruire questo fronte antisistema: non potevamo sbagliare un'altra volta, correndo divisi e finendo per sottostare alle oligarchie di partito". Il simbolo del sole nascente da un profilo montuoso tricolore (con la parola "Uscita" in basso, con le ultime lettere tricolori per rafforzare il concetto di Italexit con un'altra parola) passa dunque all'interno del contrassegno di Libertà - Sud chiama Nord, lasciando che (a meno di notizie di segno diverso) Democrazia sovrana popolare sia forse la sola forza politica - insieme a Pace Terra Dignità di Michele Santoro e Raniero La Valle - a cercare di raccogliere le oltre 75mila firme richieste dalla norma una tantum per le elezioni europee di quest'anno.
L'ultimo ospite intervenuto è stato Roberto Bernardelli, promotore della Confederazione Grande Nord, nata alla fine del 2017 dall'impegno congiunto di varie figure che avevano militato nella Lega Nord e concorrente alle elezioni politiche del 2018: il fatto che una delle presentazioni della lista Libertà sia avvenuta all'hotel Cavalieri di Milano, di proprietà di Bernardelli, aveva fatto pensare a un coinvolgimento del partito promosso da lui e così in effetti è. "Cateno De Luca mi è piaciuto - ha detto - perché ha offerto un messaggio molto chiaro: Roma ruba al Sud come ruba al Nord. Quel Nord in cui oggi si trova gran parte dei poveri italiani, visto il costo della vita. Non mi candido, ma sono con voi: mi piacciono i comuni e mi piacciono i sindaci". Il simbolo ritorna sulla scena nazionale senza avere subito modifiche.
Alcune presenze all'interno della lista possono restare curiosità: è il caso delle forze politiche nate con l'idea di contrastare le scelte governative in materia sanitaria. È intervenuto Cateno De Luca a spiegare il senso dell'operazione, richiamando la nota massima attribuita (erroneamente) a Voltaire "Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere": "Il firmamento della Libertà - ha spiegato il leader di Sud chiama Nord - si completerà alla prossima conferenza stampa, il 4 aprile all'hotel Nazionale a Roma; due giorni dopo apriremo la nostra campagna con una manifestazione in piazza Santi Apostoli"
Sempre De Luca ha annunciato 14 richieste di entrare a fare parte della lista, ma "credo che ci fermeremo al significativo numero di 17 simboli". La mitosi, dunque, è alle fasi finali. "Se noi indichiamo il simbolo di Libertà - ha detto Francesco Amodeo - molti guardano il dito senza vedere la luna, vedono solo tanti piccoli simboletti senza riuscire a capire la forza dirompente di quel simbolo complessivo". Nel frattempo, a guardare bene, nel simbolo di Sud chiama Nord si può trovare spazio per un altro pallino...

martedì 26 maggio 2020

1992: alla Lega Casalinghe-Pensionati non bastano i voti di De Jorio

Si è visto come nel 1990 Filippo De Jorio, dopo un mandato da consigliere regionale in Lazio per l'Alleanza pensionati (non intero, essendo lui stato eletto nel 1985 e avendo lasciato il seggio nel 1987 a Giulio Cesare Graziani) e altre altre due presenze precedenti in quella stessa aula sotto il simbolo della Democrazia cristiana, non fosse riuscito a ripetere l'exploit. Non era questa, tuttavia, una buona ragione per allontanarsi dalla politica: anche dopo il suo addio alla Dc, nel 1984, sentì chiaramente che "la politica era ormai parte di me", non accontentandosi di dedicarsi solo alla professione da avvocato.
Non ci si stupisce, dunque, nel rendersi conto che nel 1992 anche il nome di De Jorio figurava tra le candidature di una nuova formazione politica, la Lega Casalinghe-Pensionati. Una formazione nata in uno studio notarile di Milano il 5 dicembre 1991, dunque pochi mesi prima delle elezioni, grazie all'impegno di Piergiorgio Sirtori (indicato alla fondazione come coordinatore politico nazionale e rappresentante legale del partito) ed Enrico Galbusera e che avrebbe dovuto tenere il proprio primo congresso entro il 1993. Il partito era stato fondato con l'intento - così si legge nello statuto - di "attuare un programma sociale economico e politico di libertà e di giustizia, con particolare riferimento ai problemi della cultura, della centralità della vita e dell'ambiente, e della tutela dei più deboli".
Sirtori, peraltro, non era esattamente un soggetto sconosciuto in politica: nel 1987, infatti, era stato eletto senatore sotto il simbolo della Federazione delle Liste Verdi, dunque del sole che ride. Alla fine del 1990, tuttavia, aveva lasciato il gruppo verde di Palazzo Madama, approdando nel misto e qualificandosi come componente dei Verdi autonomisti (la stessa lista che aveva guidato alle amministrative di maggio a Milano) pochi giorni dopo l'assemblea di Castrocaro che il 9 dicembre 1990 aveva sancito la nascita della Federazione dei Verdi (con la confluenza delle Liste Verdi e dei Verdi arcobaleno). Un anno dopo, il 10 dicembre 1991, Sirtori mutò il nome della sua componente (che poi altro non era che una semplice etichetta: in Senato è tuttora così) in "Casalinghe-Pensionati".
La lista di Sirtori venne presentata in tutta l'Italia, non senza sforzi per riuscire a raccogliere le firme necessarie (la formazione era nuova e non aveva un gruppo parlamentare, quindi non godeva di alcuna esenzione): furono coinvolte molte persone ed è interessante guardare oggi le liste presentate alle elezioni del 1992. Tra le candidature per la Camera, per esempio, a Genova si trova anche Aldo Coppola, già fondatore della Lega Ligure (già vista parlando delle avventure elettorali di Roberto Gremmo), così come a Milano-Pavia il record di preferenze spettò a Roberto Bernardelli (che anni prima era stato tra i fondatori del Partito Pensionati di Carlo Fatuzzo, ugualmente presente sulle schede). A Roma De Jorio staccò decisamente tutti gli altri aspiranti deputati della lista con 1263 preferenze, ma lo 0,34% ottenuto a livello nazionale non bastò a far scattare alcun seggio; al Senato il simbolo arrivò intorno allo 0,4% ma l'esito fu identico. 
Va detto che in alcune regioni del Nord il risultato fu di tutto rispetto: al Senato in Piemonte la Lega Casalinghe-Pensionati ottenne l'1,28% e De Jorio, che era candidato pure lì, nel collegio di Novara prese 2234 voti (15 in più di Ernesto Galli Della Loggia candidato nella lista Referendum di Massimo Severo Giannini). Probabilmente quel risultato era dovuto anche alla parola "Lega" in enorme e centrale evidenza all'interno del contrassegno: nel primo anno di vera grazia per il Carroccio, tuttavia, furono molte altre le formazioni che inserirono nel loro simbolo un riferimento testuale alla "Lega" (senza che Bossi e Giuseppe Leoni riuscissero a impedirlo, coi loro ricorsi) e qualcuno riuscì a farsi eleggere proprio in Lombardia.
De Jorio, come detto, non riuscì invece a far ottenere un numero di voti sufficienti alla Lega Casalinghe-Pensionati (mai più vista in seguito); anche in quel caso, però, non abbandonò la politica. Da cattolico di sensibilità decisamente conservatrice e favorevole a un dialogo con il Movimento sociale italiano, infatti, Filippo De Jorio guardò con interesse a quanto stava accadendo all'interno del Msi e, nel 1994, fu tra i fondatori di Alleanza nazionale: nel 1994 fu tra i candidati di An alle europee (13445 preferenze nella circoscrizione Italia centrale, non sufficienti a essere eletti ma erano pur sempre un terzo di quelle della più famosa - almeno in quell'elettorato - Roberta Angelilli). Anche in forza di quel risultato, il governo inserì De Jorio tra le 24 persone designate a far parte del Comitato economico e sociale delle Comunità europee in rappresentanza dell'Italia dal 21 settembre 1994 al 20 settembre 1998. In quel periodo - coinciso in gran parte con l'operato della Commissione europea guidata da Jacques Santer, De Jorio si occupò soprattutto, di nuovo, dei pensionati; altrettanto fece da presidente della Consulta dei pensionati, "associazione di associazioni" fondata sempre con Giulio Cesare Graziani nel 1996. In quello stesso anno, peraltro, De Jorio fu il candidato del Polo per le libertà al Senato nel collegio 5 (Roma-Prenestino): ottenne il 38,9%, ma Antonello Falomi conquistò senza problemi il seggio per il centrosinistra con il 52,77%.  
Nel 1998, tuttavia, l'incarico europeo di De Jorio non fu rinnovato, nel senso che Alleanza nazionale non sostenne nuovamente il suo nome (nel libro ...e le mele continuano a marcire l'autore non manca di lamentare lo "sgarbo" ricevuto da Gianfranco Fini, che avrebbe mutato la ragione sociale di An da "coacervo di premesse politiche destinate a trasformarsi in gollismo cattolico-nazionale" a "giardino privato del suo presidente, un partito senza progetti politici, senza rispetto per il passato e senza idee per il futuro"). Nel 2000 De Jorio avrebbe lasciato Alleanza nazionale, ma intanto aveva già fondato un nuovo soggetto politico, che guardava sempre ai pensionati: una storia non breve, che merita di essere raccontata a parte.