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lunedì 1 agosto 2022

Impegno civico, un'ape su fondo blu-arancio per Di Maio e Tabacci

Alla fine il tempo del battesimo per il progetto politico legato a Luigi Di Maio e Bruno Tabacci è arrivato, in un evento in grande stile al Foro Italico, in un tripudio di schermi a led e Heroes di David Bowie sparata a tutto volume per introdurre vari interventi, al punto da rendere difficile, in qualche momento, sentire le voci di chi parlava al microfono (almeno per chi ha seguito la presentazione attraverso Facebook). Il primo a farne le spese è stato Emilio Carelli, entrato da poche settimane nel gruppo alla Camera di Insieme per il futuro (dopo aver fatto parte della compagine di Coraggio Italia e del gruppo misto): "Per me, che un anno e mezzo fa avevo lasciato il MoVimento 5 Stelle, è una specie di ritorno a casa, perché qui ho ritrovato i valori fondanti che il M5S ai miei occhi aveva perso". Proprio lui, che ha condotto la presentazione dando la parola alle persone che sono intervenute, ha citato per la prima volta papa Francesco (cui il nome del soggetto politico sarebbe ispirato) e ha tracciato un breve identikit del progetto politico in costruzione: "Impegno civico vuole essere una grande forza riformista, con grande attenzione all'ecologia, all'ambiente e alla transizione digitale".

Visioni e (con)divisioni

Del percorso che ha condotto alla fondazione della forza politica ha parlato soprattutto Vincenzo Spadafora, indicato come coordinatore politico di Impegno civico: per lui la nascita del progetto è frutto "della scelta molto importante che abbiamo fatto il 21 giugno", quando Di Maio, lui e altri hanno lasciato il MoVimento 5 Stelle e "scelto da che parte stare"; ha rimarcato le radici più antiche di quel percorso, inevitabilmente legate all'azione del MoVimento 5 Stelle in cui i promotori di Impegno civico hanno militato "e ai suoi traguardi che, un po' maldestramente, ora sono rivendicati da chi di quella storia non ha mai davvero fatto parte"; c'è però anche l'accenno a "errori, sottovalutazioni, analisi a volte sbagliate" che hanno caratterizzato almeno in parte il percorso che ha portato fino a oggi e che comunque hanno formato l'esperienza di chi ora dà avvio a questa nuova esperienza politica. Questa punta inevitabilmente alle elezioni politiche di inizio autunno, ma il lavoro dovrà continuare anche dopo il 25 settembre: "Quel giorno il problema non sarà scegliere tra la destra e noi, ma tra due diverse visioni di società e futuro che vengono proposte. Noi dovremo essere in grado di raccontare la nostra visione che è esattamente opposta a quella delle forze politiche che oggi rappresentano la destra nel nostro paese, specialmente se si parla di diritti, a partire da quelli di ogni persona della collettività, non solo delle varie comunità che ne fanno parte".
Durante la presentazione si sono avvicendati vari interventi che si potrebbero dire "tecnico-politici", da quello della sottosegretaria uscente all'economia Laura Castelli (che si è diffusa appunto sull'economia sociale) a quello di Federica Gasbarro, attivista climatica che ha partecipato all'ultima Cop26 a Glasgow, passando per Carlo Romano (membro del consiglio nazionale di Centro democratico, più di recente coordinatore delle politiche economiche del governo guidato da Mario Draghi). A dimostrare che il percorso con il partito di Tabacci non è né dovrebbe essere un mera alleanza tecnico-elettorale, volta a evitare la raccolta delle firme, è intervenuto il discorso della segretaria nazionale di Centro democratico, Margherita Rebuffoni: "Impegno civico è il nostro progetto politico condiviso, nel quale uniamo le forze, che il modo migliore per affrontare le sfide politiche. Centro democratico ha una sua storia, quella di Insieme per il futuro è più recente ma ben connotata politicamente. Il perimetro in cui ci muoviamo è quello del centrosinistra: lì siamo nati con le primarie del 2012 e non ci siamo mai mossi da lì. Il voto del 25 settembre è il più importante degli ultimi anni, perché per la prima volta non ci confronteremo con il centrodestra, ma con la destra e questo non può non avere un peso, a partire dai rapporti internazionali". In giorni in cui nel terreno alternativo al centrodestra si parla soprattutto di malumori, veti nei collegi uninominali, tentazioni di corse autonome, Rebuffoni ha chiesto "un sussulto di generosità verso il paese e di responsabilità per tenere unito questo campo, per non regalare alla destra l'Italia: credo che nella coalizione non ci debbano essere veti, l'unico che dobbiamo mettere è alla destra, perché non vinca le elezioni".

Un progetto e un simbolo per investire sul futuro

Poi è toccato a lui, Bruno Tabacci, ingrediente essenziale di quest'operazione, di nuovo nelle vesti di "nocchiero elettorale" per una forza politica neocostituita, anzi, in via di formazione: lui, ben conscio del ruolo giocato, ha creduto opportuno raccontarlo in prima persona. Lo ha fatto senza troppi giri di parole, a costo di far suonare strane quelle stesse parole pronunciate davanti a quella platea: "Io sono ancora democratico cristiano, solo che la Dc è morta nel 1993: io ho dovuto cercare di continuare a servire il mio paese con disciplina e onore, tenendo conto dei frati che si muovevano nel convento, che io non potevo certo cambiare, e delle condizioni politiche che si sono determinate nel paese, tenendo ferma la testimonianza che ho imparato dai miei maestri, alcuni dei quali avevano fatto la Resistenza" (più avanti ha citato i discorsi notturni di Giovanni Marcora). E se pochi giorni fa, intervistato da Francesco Magnani a L'Aria Che Tira Estate, Tabacci aveva definito Di Maio "il miglior prodotto evolutivo dei 5 Stelle", oggi è andato oltre: "Quest'operazione che facciamo oggi non è casuale: Luigi è più giovane dei miei figli, quindi è un passaggio generazionale, un investimento sul futuro, io e lui ci siamo frequentati nell'ultimo anno e mezzo con una certa assiduità e ho potuto vedere le profonde modificazioni che sono intervenute", evocando i primi tempi del MoVimento 5 Stelle e l'era del "vaffa". Le parole successive hanno avuto le sembianze un po' del sassolino tolto dalle scarpe (da parte di chi aveva un blog all'epoca in cui lo aveva Beppe Grillo, ma lo aveva chiuso perché refrattario agli insulti), un po' del riconoscimento che il Di Maio di oggi non sarebbe stato fuori posto in altri tempi della Repubblica: "chi ha pensato che mettere insieme la somma delle proteste equivalesse a fare un'azione di governo si è sbagliato: le proteste vanno introiettate, capite, ma poi la politica deve trovare il punto di sintesi, altrimenti la somma degli interessi particolari non fa l'interesse generale". 
Per più di una persona, però, quella varata oggi continuava a sembrare un'operazione più elettorale che politica: anche nella logica conventuale e comunitaria evocata da Tabacci, il fatto di detenere il simbolo - quello di Centro democratico - che ha permesso a Di Maio prima di costituire un gruppo al Senato (ultima defaillance delle modifiche al regolamento apportate nel 2017, ma non era certo stato Tabacci a crearne le premesse) e poi di correre senza dover raccogliere le firme alla pari di partiti più o meno consolidati (ammesso che siano tali nella realtà) per qualcuno ha il sapore del gioco di prestigio, se non del bieco trucchetto offerto da un comploce. Un'immagine, quella dell'illusionista o del furbetto-compare, che certamente Brown Tabax (non lo si dice per dileggiarlo, ma per riconoscerne l'abilità non limitabile a un contesto nazionale) non poteva accettare: meglio, molto meglio i panni oggettivamente abili, ma onesti e riconosciuti del nocchiero elettorale che conosce il momento e il modo più adatto per proporsi. "Io non ho voluto questa legge elettorale - ha proclamato non senza sorriso -, io sono ancora orfano di quella proporzionale con le preferenze, in cui non si veniva eletti perché ti votava il condominio, ma perché un numero consistente di persone scriveva il tuo cognome con la matitina. Il mio simbolo è frutto di quella stagione: si chiamava diversamente ma è frutto di quella stagione". E non sembra un caso che, dopo il suo ricordo proporzionalista, i sassolini più aguzzi Tabacci se li sia tolti qui, prendendosi anche il tempo di gettarli mirando bene:  "Calenda quale simbolo usa? Usa quello di +Europa che ho 'inventato' io grazie alla presenza di Centro democratico, quindi se non ci fosse stato Centro democratico, neppure Calenda potrebbe candidarsi". Pareva già di sentire il dissenso di Calenda a quelle parole (come di certo le varie compagini di riattivato della Democrazia cristiana non avranno gradito il riferimento alla Dc morta nel 1993): si è visto che il leader di Azione è convinto che al suo partito l'esenzione spetti - grazie all'emendamento Magi-Costa al "decreto elezioni 2022" - grazie alla sua elezione alle europee 2019 nella lista Pd-Siamo Europei; tanto è bastato, però, perché la platea di Impegno civico tributasse con gratitudine a Tabacci un altro robusto e sorridente applauso. 
"Con Luigi - ha proseguito Tabacci - abbiamo costruito un percorso politico: siamo europeisti convinti e pensiamo che l'Europa per il futuro sia la sola collocazione possibile". Ha evocato la Comunità europea di difesa che avrebbe voluto De Gasperi (e che purtroppo non è mai nata per opposizione francese) e riconosciuto la necessità di fare passi avanti a livello europeo: "i primi passi sono stati fatti sulla spinta del Covid, mettendo per la prima volta il debito in comune; se ne possono e se ne devono fare altri assumendosi delle responsabilità". Di lavoro da fare, in compenso, ce n'è anche in Italia per Di Maio e Tabacci, visto il percorso che hanno deciso di intraprendere, anche se il politico di lungo corso non si è certo sottratto ("Avrei potuto chiudere bottega, non perché ci si possa dimettere dalla politica, al massimo si può smettere di avere un ruolo, ma non mi sarei dimesso dalla politica perché la politica ce l'ho nel sangue"). La lista delle cose da fare, in ogni caso, è lunga e consistente: "Bisogna spiegare le cose agli italiani: ci vuole pazienza, ci vuole prudenza, ci vuole postura e Luigi ce l'ha". E se lo dice il nocchiero che di legislature da parlamentare ne ha fatte sei, occorre almeno ascoltarlo con rispetto.

Responsabilità civica e coscienza ecologica 

Non a caso, proprio di "un'amicizia di valori e di rispetto fin dall'inizio con Bruno" ha parlato nel suo discorso conclusivo Luigi Di Maio, subito prima di presentare Impegno civico come "un partito riformatore, che guarda con molta attenzione all'innovazione, all'ecologia, alla digitalizzazione, ai giovani, al sociale", non interessato invece a parlare "agli estremismi, a quelli che vogliono sfasciare tutto o fondano la loro politica sul no". Sarà stato contento Tabacci nel sentir evocare da Di Maio la necessità di ragionevolezza e moderazione per "mettere al centro il bene della nostra nazione", con cui si è finito per correggere anche il finale della storia "a 5 stelle" di cui Di Maio dal 2013 è stato uno dei volti più noti: "Con molti vecchi compagni di viaggio abbiamo iniziato dieci anni fa coltivando un principio: raccogliere le istanze sociali, portarle al governo, fare le riforme e cambiare il paese. Qualcosa però si è rotto quando qualcuno ha pensato che si potesse scommettere contro l'Italia, con il 'tanto peggio tanto meglio', cominciando a pensare che si potesse tornare indietro, al 2013 o addirittura al 2009, mentre noi dovevamo guardare al 2050". 
E se quello del 2009 e del 2013 si chiamava sempre MoVimento 5 Stelle, ma per Di Maio nell'ultimo periodo era cambiato in modo inaccettabile, quella "frattura incolmabile" ha suggerito la necessità di un nuovo percorso: "Questo credo debba rifarsi alle parole pronunciate l'altroieri da papa Francesco, quando ha invocato la responsabilità civica in politica". Il concetto per Di Maio è stato incarnato in vari momenti e contesti, ad esempio dagli "angeli del fango" dell'alluvione di Firenze, da chi si era arrivato in occasione del terremoto in Irpinia del 1980 o da chi si è speso per le altre persone durante i tempi peggiori della pandemia, ma lo stesso vale per il terzo settore che arriva dove lo Stato dovrebbe, per i giovani che si battono per il clima, per le imprese sociali e in generale per gli imprenditori che hanno riconvertito le loro fabbriche, nonché per gli amministratori locali. Pensando a loro, Di Maio ha annunciato di voler intervenire per snellire i loro compiti e le loro responsabilità, invitandoli a segnalare le norme che più li vincolano nella loro azione (e impegnandosi a riformare la disciplina dell'abuso d'ufficio che blocca o frena tante amministrazioni locali nel loro agire). 
"Impegno civile si dovrà prendere cura dell'italia, considerandola tutta e non solo in parte: nelle sue parti più deboli e in quelle più avanzate e costruire insieme un nuovo percorso". In questo senso il lavoro, tanto in campagna elettorale per vincere quanto in seguito, si prospetta enorme: Di Maio non pronuncia mai il nome del Pd o di Letta, concede che si possa parlare di area "draghiana", ma manda un messaggio a chi parla di veri o di esclusioni ("Alle priorità si risponde con l'unità, non con la divisione: lasciamo i litigi agli altri, agli estremisti") e mette in guarda dalle "ingerenze nella campagna elettorale da parte di soggetti stranieri, che credo saranno molto forti".

Il ritorno dell'ape e déjà-vu cromatici e nominali

Alla fine, di nuovo con David Bowie a tutto volume, è arrivato il momento del simbolo, il cui dettaglio principale era già stato svelato da Di Maio nel suo discorso: "C'è una piccola ape nel simbolo, perché è il simbolo della nostra coscienza ecologica come cittadini. Quando scompaiono le api nel nostro mondo non esiste neanche l'essere umano: è un aspetto poco conosciuto, ma fondamentale di quanto sta accadendo nel nostro pianeta. Mettere l'ape nel simbolo significa richiamare la nostra grande coscienza ecologista, ma anche mettere al centro la transizione ecologica, fondamentale nel Pnrr; significa dire che non risolveremo sicuramente il problema del climate change quest'anno, ma dobbiamo portarlo ai prossimi tavoli internazionali; significa anche lottare contro la burocrazia, che ostacola oggi il cammino verso l'estensione delle energie rinnovabili".
Sul ledwall è comparso il simbolo, con un cerchio a tinte sfumate, blu nella parte superiore più ampia, arancione in quella inferiore più ridotta: un po' come ha fatto Cambiamo! di Toti, ma con un pizzico di movimento in più anche grazie alla linea curva di confine marcata dal tricolore; quella striscetta decrescente, peraltro, involontariamente ricordava qualcosa del simbolo finiano di Futuro e libertà per l'Italia. Se nella parte inferiore campeggia il cognome di Luigi Di Maio, sul fondo blu sfumato c'è il nome della lista (tutte le scritte adottano un carattere bastoni bianco, molto simile al Calibri proposto di default da Word). Nella stessa parte superiore trovano spazio, in alto, la "pulce" di Centro democratico (piccola più o meno come nel contrassegno condiviso con +Europa, ma altrettanto essenziale) e, a sinistra del nome, la citata ape. Un'ape che a qualcuno, per come è stato reso il corpo a strisce, ha ricordato piuttosto un bruco con le ali, dunque una farfalla decisamente sui generis; quelle stesse ali, tra l'altro, ricordano anche un cuore (che, visto la presenza di Tabacci e la sua storia, farebbe pensare un po' all'iconografia del Ppe).
La comparsa del simbolo ha sbloccato vari ricordi, a partire da quelli del "socialista riformista" Donato Robilotta, che ha rivendicato di aver usato per primo l'ape (gialla e nera, su fondo cielo) per la Sinistra
 liberale, formazione costituita con Sergio Scalpelli e Maurizio Sacconi in concomitanza con la fine del Psi alla fine del 1994: allora l'ape era stata scelta quale animale operoso, con l'idea che per ripartire da quelle idee ci fosse da rimboccarsi le maniche. 
Si potrebbe richiamare invece l'uso ecologico-ambientale dell'insetto per l'Alleanza popolare ecologista o per gli Ecologisti democratici, così come l'operosità è stata richiamata più di recente da Unità siciliana. Di nuovo la presenza di Tabacci, però, fa pensare piuttosto ai vari simboli usati da Alleanza per l'Italia, partito fondato da lui (uscito dall'Udc-Rosa per l'Italia) insieme a Francesco Rutelli ed Enrico Boselli, che appunto alla fine del 2009 hanno avuto le api al loro interno, giocando con la sigla del partito; del resto lo avevano già fatto dieci anni prima Vito Gnutti e Domenico Comino con i loro Autonomisti per l'Europa, con un'ape molto disneyana e sorridente. E a proposito di cartoon, non è mancato chi ha fatto partire il ritornello "ape Maio" (chissà se chi ha creato il simbolo e chi lo ha commissionato ci aveva pensato...), sebbene l'insetto schierato stavolta sia meno fumettistico di altri.
In tutto ciò, si deve dare anche conto della pesante critica di Fabio Desideri, già sindaco di Marino (Rm), che al Foglio ha annunciato azioni legali: "Impegno Civico è già stata presentata in Tribunale nelle elezioni del 1996 e del 2000 e ha eletto propri rappresentanti in entrambe le tornate elettorali", sostenendo che Di Maio e Tabacci non possono usare quella denominazione. "Dovranno spiegarci bene i loro proponimenti e cosa intendono fare, se non vogliono che avviamo un'azione di tutela nelle sedi competenti che impedisca l'uso della denominazione 'Impegno Civico'". Non si vuole naturalmente negare l'uso fatto a livello locale di quel nome; più difficile è avere certezza della primogenitura per una lista alle elezioni amministrative dell'impiego di quell'etichetta. Posto che oggi sarebbe più difficile conoscere l'uso fatto in quegli anni del nome e del simbolo (gli archivi dei quotidiani online non coprono facilmente fino ad allora e lo stesso archivio elettorale del Viminale non indica i nomi delle liste non di partito di quegli anni), sarebbe curioso sapere se il signor Desideri ogni anno si è premurato di avvertire del suo preuso e diffidare tutti i presentatori di liste che nei vari comuni chiamati al voto hanno impiegato l'etichetta "Impegno civico" (una trentina solo negli ultimi quattro anni, come abbiamo notato ieri). In tutto questo, viene da dire che per fortuna la dichiarazione del pontefice sulla "responsabilità civica" è stata tradotta come "impegno": si fosse evocata l'immagine della "scelta", con l'aura non troppo felice dell'esperienza avviata da Mario Monti, sarebbe stato decisamente peggio...

domenica 31 luglio 2022

Le 30 volte (e più) di "Impegno civico" prima di Di Maio e Tabacci

Le liste Impegno civico presentate nel 2022
Che Insieme per il futuro fosse un nome provvisorio, dato ai gruppi legati al nuovo progetto politico di Luigi Di Maio dopo l'uscita dal MoVimento 5 Stelle era stato subito annunciato da Vincenzo Spadafora in diretta tv. Dopo le dimissioni reiterate di Mario Draghi e lo scioglimento delle Camere, più che per il nuovo nome la curiosità era per le scelte di chi aveva seguito Luigi Di Maio: il poco tempo a disposizione per mettere in piedi un progetto di lista e farlo conoscere senza avere ancora creato una struttura solida avrebbe potuto portare a scelte diverse rispetto a un progetto elettorale autonomo. La notizia in base alla quale Centro democratico di Bruno Tabacci, dopo avere permesso a Insieme per il futuro di nascere come gruppo al Senato, avrebbe anche potuto esentare una probabile lista "in condominio" (grazie all'esenzione di cui Cd fruisce in virtù della partecipazione alla lista comune con +Europa nel 2018, anche solo perché +E sarebbe esente anche come partito che ha eletto un deputato in ragione proporzionale, pur se nella circoscrizione Estero) ha riacceso l'interesse verso l'atteso nuova etichetta di Insieme per il futuro. 
Così, dopo l'annuncio di una conferenza stampa per domattina con la presentazione del simbolo e del programma della lista Di Maio - Tabacci, non poche persone tra i #drogatidipolitica avevano fatto scattare il conto alla rovescia, nell'attesa di conoscere meglio le nuove sembianze - anche grafiche - della seconda avventura da "nocchiero elettorale" dell'inossidabile Brown Tabax (absit iniuria verbis, ovviamente: ci si limita a sorridere, riconoscendo il genio quando c'è). Oggi stesso, tuttavia, proprio Di Maio - ospite di Lucia Annunziata a In mezz'ora in più - ha già svelato la nuova etichetta del progetto politico che porterà avanti con Tabacci: Impegno civico. Neanche il tempo di metabolizzare la notizia e sui social sono iniziati i primi rilievi: anche il nome appena scelto, in effetti, non era nuovo, essendo già stato usato a livello locale.

Scegliere nomi e simboli nuovi: un lavoraccio...

Chi frequenta questo sito da poco o molto tempo o ha sperimentato anche soltanto una volta la preparazione di una campagna elettorale amministrativa lo ha imparato: concepire e realizzare un simbolo originale, efficace e che possa stare bene a tutti -  anche quando si è in poche persone - è davvero un lavoraccio e molto spesso non riserva soddisfazioni (soprattutto se il risultato elettorale è inferiore alle attese e spunta qualcuno che, tra le tante cause della sconfitta o della delusione nelle urne, addita anche il fregio elettorale scelto).
Ancora prima, però, è un lavoraccio scegliere un nome altrettanto originale ed efficace per una lista o per un progetto politico: tra i circa 8mila comuni che, in ordine sparso e periodicamente vanno e tornano al voto, chi vuole cercare di evadere almeno in parte dalla tradizione, da piste già battute finisce per tornare sul già sentito, sul già letto. A volte lo si fa di proposito (specie se una formula ha funzionato bene altrove), altre volte il richiamo - anzi, il riciclo - è involontario, perfino inconsapevole. E se quest'eventualità rischio si corre a livello locale, figurarsi a livello nazionale: difficile tenere il conto di quante liste sono già state chiamate in un certo modo o in maniera simile, con il rischio che qualcuno lamenti la copia o che il precedente cui si scopre di somigliare non sia stato proprio luminoso (a causa della sconfitta o di altre circostanze). In fondo è anche per questo che, negli ultimi anni, quasi tutte le nuove forze politiche hanno accuratamente evitato di identificarsi con le parole "partito" o "movimento" (da completare con aggettivi spesso ritenuti generici, poco identificabili), scegliendo piuttosto nomi distanti - almeno in apparenza - dalla tradizione.
Anche Insieme per il futuro, in fondo, voleva essere diverso rispetto alle forze politiche che avevano agito a livello nazionale fino a quel momento. In qualche modo lo era - anche se era arrivata la diffida del soggetto politico di cattolici Insieme, che però a sua volta avrebbe dovuto ammettere la somiglianza almeno con la lista Insieme del 2018... - ma probabilmente non si erano fatti i conti con l'universo delle liste civiche presentate nei vari comuni e non si era speso qualche minuto per una ricerca limitata almeno agli ultimi anni. Com'è noto, questo sito - grazie a una ricerca di chi scrive e di Massimo Bosso - ha identificato 50 liste locali presentate tra il 2019 e il 2022 (elenco incompleto perché in alcuni anni non si sono potuti verificare i comuni di certe regioni, come la Sicilia) denominate "Insieme per il futuro", magari con l'aggiunta del toponimo. Nessun problema di copyright ovviamente, proprio per il numero notevole di precedenti che impedisce di risalire al primo caso, ma non si può dire che la scelta sia stata originale.

I precedenti di "Impegno civico"

Il simbolo casus belli di Marigliano
Di certo chi appartiene alla categoria dei #drogatidipolitica di solito ha buona memoria, per le elezioni cui ha partecipato (votando o candidandosi) e non di rado anche per altre che hanno catturato il suo interesse. Così, poco dopo le 16, su Twitter qualcuno - all'annuncio del nome scelto per il nuovo progetto di Di Maio e Tabacci riportato da un giornalista attento, innamorato della politica parlamentare pur tenendo da tempo l'occhio innanzitutto sul Quirinale - era già in grado di ricordare che almeno un Impegno civico sulle schede era già spuntato: si trattava, per l'esattezza, della lista Impegno civico insieme, presentata a Marigliano in provincia di Napoli nel 2020, con la parola "insieme" che si vedeva assai meno di ogni altro elemento.
A quel punto era inevitabile che scattasse la ricerca, con una precisazione che sembra d'obbligo: chi scrive non ha assolutamente nulla contro Luigi Di Maio, il suo progetto e chi intende seguirlo. "Impegno civico" è un nome positivo, che dovrebbe evocare - tanto a livello locale quanto su scala nazionale - qualcosa di "buono", in ogni sua parola e nel suo concetto complessivo. 
Le liste Impegno civico presentate nel 2021
Si è già detto che non c'era e non c'è nulla di problematico sul piano giuridico nella scelta di un nome usato in tante realtà locali, tanto più che lo stesso Di Maio ha segnalato in più occasioni il legame da cercare con i territori e con i loro amministratori, dai quali si vorrebbe partire per costruire il progetto politico-elettorale. Detto tutto questo, colpisce comunque la scarsa originalità dell'etichetta, che vuole identificare qualcosa di nuovo partendo da un nome che - anche in questo caso - nuovo non è. E se di "Insieme per il futuro avevamo trovato 50 occorrenze negli ultimi quattro anni", "Impegno civico" si è ripetuto almeno una trentina di volte tra il 2019 e il 2022 in altrettanti comuni d'Italia.
Di seguito, dunque, ecco la tabella che riporta i precedenti usi di "Impegno civico", magari integrati con il nome del comune, segnalando anche le varianti che si possono accostare a quell'elenco:    

Le liste Impegno civico presentate nel 2020
(tranne Marigliano e Oneta, già viste)
4 liste nel 2022: Castel San Giorgio (Sa), Cittàducale (Ri), Averara (Bg), Sava (Ta), cui aggiungere la lista Insieme e Impegno civico per Lucca.
6 liste nel 2021: Cenadi (Cz), Ascrea (Ri, con un candidato sindaco che, tra l'altro, si chiamava Marco Renzi e non aveva vinto), Valnegra (Bg: il simbolo non è un errore, è lo stesso visto quest'anno ad Averara, legato alla stessa persona), Barzanò (Lc), San Giorgio Ionico (Ta), San Giovanni Lupatoto (Vr, con Fdi).
6 liste nel 2020: Marigliano (Na), Oneta (Bg, ancora lo stesso simbolo di Averara e Valnegra), Lonato del Garda (Bs), Gemonio (Va), Valperga (To), Eraclea (Ve), cui si può aggiungere la lista Valori e impegno civico a Cascina (Pi).
Vari simboli presentati nel 2019
15 liste nel 2019
: Castiglione dei Pepoli (Bo), Tredozio (Fc), Verucchio (Rn), Veroli (Fr), Ceto (Bs), Orzivecchi (Bs), Vobarno (Bs), Canzo (Co, con Lega), Lomagna (Lc), Maccagno con Pino e Veddasca (Va), Castelsantangelo sul Nera (Mc), Silvano d'Orba (Al), Sangano (To), Roasio (Vc), Carbonera (Tv), cui si può aggiungere la lista Impegno civico condiviso a Costigliole d'Asti (At).

Il nome, dunque, risulta abbastanza frequente, specie in realtà piuttosto piccole (ma non sempre), anche se meno di quanto non fosse "Insieme per il futuro". Quasi certamente, però, il simbolo di Impegno civico che sarà presentato domani non somiglierà affatto a quelli visti qui: unica altra certezza è che conterrà la "pulce" di Centro democratico, per poter evitare la raccolta firme. Per gli altri dettagli, basta attendere qualche ora.

martedì 1 ottobre 2019

Il futuro di +Europa e quello di Radicali italiani

La vicenda politica di +Europa dopo la dichiarazione di distacco di Bruno Tabacci continua a destare interesse sotto vari profili. Nel solco di quanto aveva dichiarato nei giorni scorsi il segretario del partito, Benedetto Della Vedova, sono molti gli esponenti a lui vicini che confermano la linea della continuità del progetto, che non sarebbe affatto al capolinea anche se l'area politica in cui si muove si è popolata improvisamente. Non manca peraltro chi pensa a soluzioni alternative, che prospettano nuovi casi interessanti per il diritto dei partiti e per la prassi parlamentare.
La linea di Della Vedova è confermata da Piercamillo Falasca, della direzione nazionale di +E, che stamani ha pubblicato un post eloquente: "Siamo tutti consapevoli che il campo politico di 'centro liberale' (qualunque cosa questo significhi) si è fatto affollato. Siamo altrettanto consapevoli che tutti questi attori non stanno attraendo elettorato nuovo ma si stanno spartendo quello che già c’è. E dunque, se invece l’obiettivo è ampliare lo spettro della rappresentanza e non lasciare il campo solo ai giallorossi da un lato e ai leghisti dall’altro, è venuto il momento di evitare ulteriori frantumazioni e personalismi e iniziare a dialogare e collaborare. Creare un nuovo linguaggio, superare personalismi e leaderismi inutili. Il compito che con +Europa possiamo e dobbiamo utilmente svolgere - ora e da ora - è dialogare e mettere insieme tutte le personalità, i movimenti e le associazioni di espressione liberale, liberal-democratico e riformatore. Chi vuole stare sotto la sottana del nuovo Pd grillizzato e di Conte, faccia pure (ne avevamo pure in +E e li abbiamo salutati). Chi vuole consegnarsi alla Lega, idem. Tutti noi altri dobbiamo collaborare. Questo ho sostenuto ieri alla riunione della direzione di Più Europa". Al post è accompagnato l'hashtag #fonderia, nonché l'immagine vera e propria di una fonderia, come icona emblematica del mettre ensemble.
Se c'è chi pensa a mettere insieme, altri sono impegnati anche a riconvertire: sembra di poter dire questo a proposito di Radicali italiani, uno dei due soggetti costituenti originari di +Europa (assieme a Forza Europa; Tabacci con Centro democratico sarebbe arrivato poco più tardi, in tempo per figurare sull'atto costitutivo). Il soggetto politico, guidato fino alle elezioni politiche da Riccardo Magi e successivamente da Silvja Manziil 28 e 29 settembre ha riunito il suo comitato nazionale, all'indomani del pronunciamento della Corte costituzionale in materia di suicidio assistito. 
Non stupisce che nella mozione approvata il primo ringraziamento sia per "Marco Cappato, Filomena Gallo, Mina Welby e tutta l’Associazione Luca Coscioni che con il loro coraggio e le loro azioni di disobbedienza civile hanno consentito all'intero Paese di fare un passo avanti fondamentale verso la piena autodeterminazione delle persone anche nelle scelte sul fine vita", come anche per "tutti coloro i quali con la loro volontà di trasformare il proprio caso personale in caso politico hanno imposto al Paese, a tutti i livelli, dibattito e confronto" (da Piergiorgio Welby, Luca Coscioni e Beppino Englaro, fino a Dj Fabo) e per gli oltre 67mila firmatari della proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione dell'eutanasia formulata da Radicali italiani; si indicano poi come oggetto dell'impegno gli altri due progetti di legge popolari sostenuti dal movimento ("Ero straniero" e "Legalizzazione Cannabis"), la battaglia contro il taglio dei parlamentari e contro l'introduzione del vincolo di mandato  e altre iniziative e mobilitazioni. Subito dopo, tuttavia, si parla di iscritti e risorse e la situazione non è affatto rosea.
"Radicali italiani - si legge - ha una riduzione del numero di iscritti, una situazione organizzativa interna di estrema difficoltà, e versa oggi in condizioni economiche e finanziarie di una gravità mai vissuta, tutti fattori che, in assenza di interventi straordinari, pregiudicano, nella sostanza, qualunque iniziativa e porteranno alla inevitabile cessazione delle attività mettendo a rischio la stessa esistenza del Movimento". Il budget minimo mensile per le varie attività è di circa 18mila euro "un terzo dei quali sostenuti direttamente da Emma Bonino, e da alcuni mesi non riesce a coprire neppure questo budget minimo di attività". Prima di parlare delle idee e iniziative per il futuro (sulle quali la mozione non nasconde "divisioni profonde di visione e di prospettiva"), occorrerà occuparsi di risorse e organizzazione. Certamente se ne parlerà anche al 18° Congresso (Torino, 1-3 novembre) e nel dibattito precongressuale all'interno delle commissioni online, considerando anche "l'ipotesi di cessazione delle attività come una concreta possibilità". Certamente si farà di tutto per raccogliere iscrizioni e contributi, ma allo studio c'è anche un'altra strada.
La mozione infatti si chiude con l'invito agli organi "a presentare al Congresso una proposta di modifica complessiva dello Statuto – anche secondo le linee guida previste dal Parlamento – affinché il Congresso possa decidere di procedere all'iscrizione al Registro nazionale dei partiti politici riconosciuti ai sensi della Legge 13/2014; a questo scopo dà mandato al segretario e al deputato radicale di +Europa Riccardo Magi di verificare le condizioni pratiche di costituzione di una eventuale componente parlamentare che possa esprimere il collegamento a Radicali Italiani necessario all'iscrizione al Registro dei partiti e all'ottenimento dei correlati benefici di legge".
Non è la prima volta, in effetti, che da quelle parti si fa un pensiero simile. Proprio Riccardo Magi, infatti, sollecitò una riflessione sull'accesso alle provvidenze pubbliche almeno in un'altra occasione importante e non meno delicata: l'assemblea degli iscritti al Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito tenuta nella sede di via di Torre Argentina 76 dal 23 al 24 aprile 2016, pochi giorni prima che Marco Pannella morisse e dopo che nel mondo radicale era scoppiato il caso delle liste "radicali" presentate a Milano e Roma, con polemiche a non finire per l'uso di quella parola nell'emblema (secondo alcuni ciò violava lo statuto e comunque la scelta non era stata condivisa con tutti i soggetti della "galassia"). In un'atmosfera decisamente tesa, nel secondo giorno di assemblea Magi sottolineò tra l'altro l'opportunità di valutare la possibilità per almeno un soggetto radicale di ottenere l'iscrizione al Registro dei partiti politici e, di conseguenza, avere la possibilità di accedere al 2xmille Irpef e alle altre provvidenze e agevolazioni pubbliche previste dopo la riforma operata dal decreto-legge n. 149/2013 (convertito con modifiche dalla legge n. 13/2014). "Nessuno dei soggetti radicali in questo momento ha i requisiti per partecipare a quel registro - riconobbe in quell'occasione Magi - Vogliamo iscriverci per farci dire di no e poi magari impugnare il diniego e sollevare il casino sull'incostituzionalità di quel sistema? Oppure vogliamo cercare di mettere in linea i nostri statuti per poter usufruire almeno di alcune forme di finanziamento, se non il 2xmille almeno i messaggi telefonici?"
Da allora, la situazione non sembra cambiata granché (anche se una riflessione sullo statuto era iniziata prima del precedente congresso) e le difficoltà economiche per Radicali italiani si sono aggravate, così la proposta di allora è ritornata di attualità. L'accesso ai benefici economici previsti dalla legge è subordinato all'iscrizione di una formazione politica nel Registro dei partiti, che si ottiene dopo che la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici (la stessa chiamata, appunto, a verificare i consuntivi) ha controllato che lo statuto risponda ai requisiti dettati dall'art. 3, comma 2 del d.l. n. 149/2013. Le modifiche statutarie, dunque, oltre che ad attualizzare altri punti (ad esempio quelli relativi al Prntt o al simbolo, che nel frattempo è cambiato), dovrebbero servire a questo, rimuovendo soprattutto un comma aggiunto nel 2012, in base al quale "Radicali Italiani in quanto tale e con il proprio simbolo non si presenta a competizioni elettorali" (sul modello del Prntt). "Il dibattuto sulle modifiche statutarie è in corso - spiega Silvja Manzi, intervistata da questo sito - e una gruppo di lavoro sta ragionando su diverse ipotesi. Se riuscissimo a portare in Congresso una proposta di modifica complessiva, sulla base delle linee guida del Parlamento per l’iscrizione al Registro dei partiti, naturalmente verrebbe meno il famigerato articolo 1, cioè il divieto di presentarsi alle elezioni, perché uno dei presupposti dei partiti iscritti al Registro è il fatto di essere elettorali".
Queste modifiche, peraltro, non sarebbero sufficienti. La stessa fonte normativa in materia di democrazia interna ai partiti e finanziamento, infatti, prescrive che i partiti possano chiedere l'inserimento nel Registro suddetto se, alternativamente, 1) hanno presentato candidati con il proprio simbolo alle elezioni europee, politiche o regionali; 2) risultino ufficialmente collegati a un gruppo parlamentare o a una componente del gruppo misto (considerando anche quelle, informali, del Senato); 3) abbiano partecipato alle elezioni politiche o europee in forma aggregata, con un contrassegno composito, ottenendo almeno un eletto (purché, evidentemente, il simbolo sia contenuto nel contrassegno elettorale, anche se ciò non è precisato a chiare lettere). Non è consentito, dunque, iniziare il procedimento di iscrizione al Registro a partiti che non abbiano partecipato alle elezioni con il proprio simbolo (da soli o in un cartello elettorale con "pulce") o, per lo meno, che non abbiano una rappresentanza parlamentare "visibile" (magari anche ottenuta in corso di legislatura, senza aver partecipato al voto). Tutto questo, al momento, costituisce un problema serio per Radicali italiani: non partecipano alle elezioni da anni proprio per il comma visto prima e al momento non esiste né un gruppo né una componente con il nome di Ri.
Parallelamente alle modifiche statutarie, dunque, occorre verificare la possibilità di costituire quella rappresentanza parlamentare richiesta. La via più semplice sarebbe rendere visibile la rappresentanza di Radicali italiani al Senato, magari chiedendo a Emma Bonino di modificare la propria "etichetta" da "+Europa con Emma Bonino" a "Radicali italiani": esiste infatti almeno un caso di partito che è stato inserito nel Registro avendo alle spalle solo una presenza come componente del gruppo misto senza partecipazioni elettorali sovracomunali (il riferimento è a Movimento X - Progetto Per). Naturalmente non è scontato che Bonino accetti questa soluzione, quindi si dovrebbe puntare a creare una componente nel gruppo misto della Camera. Il regolamento richiede almeno dieci deputati o, come si è già visto in passato, anche solo tre, purché "rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". 
Ora, Radicali italiani può contare su due dei tre deputati che oggi formano la componente +Europa - Centro democratico (Riccardo Magi e Alessandro Fusacchia), ma non avendo partecipato alle elezioni non potrebbe comunque formare una componente anche se si aggiungesse qualcuno da altri gruppi. L'ostacolo potrebbe essere aggirato se si formasse una componente con un altro soggetto politico che ha partecipato alle elezioni (un po' com'è avvenuto di recente con il gruppo Cambiamo! - 10 volte meglio, che prima si chiamava Sogno Italia - 10 volte meglio). A qualcuno potrebbe venire automatica una riflessione: ma se già Fusacchia e Magi sono nella componente +Europa - Centro democratico con Bruno Tabacci, non basterebbe rinominare la compagine Radicali italiani - Centro democratico? A prima vista la soluzione potrebbe sembrare interessante, visto che il simbolo di Cd era pur sempre presente nel contrassegno di +E. Qualcuno però potrebbe avere qualcosa da ridire per il fatto che le liste presentate erano tutte della "associazione +Europa" e anche nella dichiarazione di trasparenza Centro democratico è citato solo come costituente di +E (al pari di Radicali italiani e Forza Europa), ma questo potrebbe non bastare per parlare di "presentazione congiunta". "Non so, rispetto alla componente, cosa pensa di fare Tabacci a seguito della sua uscita da +Europa - precisa Manzi, in attesa che la situazione evolva - e ovviamente dalla sua decisione ne discenderanno altre".
Nelle prossime settimane, in ogni caso, si vedrà quale soluzione si sarà ritenuto opportuno adottare (e, magari, anche quale sarà parsa rispettosa del regolamento o avrà ottenuto maggiori garanzie da chi di dovere).

domenica 29 settembre 2019

Della Vedova: "+Europa viva e vegeta, anche senza Tabacci". E il futuro?

Il duro giudizio di Bruno Tabacci su +Europa dopo il voto contrario alla fiducia di Emma Bonino al nuovo governo Conte ("Un suicidio incomprensibile, Emma ha voluto distruggere +Europa e io tolgo il simbolo di Centro democratico") era inevitabilmente destinato a produrre reazioni, soprattutto da parte di chi guida politicamente quel partito. In questi giorni, dunque, i media non hanno mancato di chiedere e ospitare la posizione del segretario Benedetto Della Vedova (che, come si è ricordato, era stato eletto al congresso di fine gennaio grazie al sostegno determinante della lista Stiamo uniti in Europa con Tabacci capolista): nelle sue parole c'è un'idea ben diversa circa il destino del suo partito, così come traspare un giudizio non proprio accomodante nei confronti dell'uscita di Bruno Tabacci. 
"Non mi aspettavo - ha dichiarato Della Vedova in un'intervista a Pietro Mecarozzi di Linkiesta - questi toni sguaiati e il linguaggio velenoso e allusivo. Con delle ricostruzioni grottesche rispetto alle ragioni di +Europa e di Emma Bonino di stare all'opposizione. Decisione che per altro è stata presa democraticamente all'interno degli organi di partito, con quattro direzioni nel solo mese di agosto, e con un epilogo netto: hanno detto no alla proposta di stare all'opposizione dieci membri, di cui nove sono eletti al congresso con Tabacci, e hanno detto sì diciannove persone, con quattro astenuti. La decisione è limpida e condivisa all'interno di +Europa, si vede quindi che Tabacci semplicemente non voleva stare più nel partito".
Della Vedova non fa nulla per nascondere l'irritazione per i toni usati da Tabacci, che nell'intervista al Corriere aveva detto di non voler credere "alle malelingue che dicono che Emma si è voluta mettere all'opposizione solo perché Conte le ha rifiutato un posto da ministro", precisando che con lui Bonino non ne aveva parlato (intanto però lo aveva detto): "Bastava solo dire la verità, senza schizzare di fango il partito", ha chiosato il segretario, che ha poi aggiunto "Non c’è una ragione se non quella di voler far passare il messaggio 'o fate come dico io o me ne vado'. Un po' come i bambini che dal campo si portano via la palla, dopodiché però se ne prende una nuova e si continua a giocare". Il riferimento alla palla portata via sembra almeno in parte rinviare alla questione del simbolo di Centro democratico, che Tabacci ha deciso di riprendersi slegandolo da +Europa, dopo averlo concesso alla vigilia delle elezioni politiche per permettere a +E di evitare la raccolta firme, dando luogo a una delle "coppie" più curiose della politica italiana recente.
Ora quella coppia sembra essere arrivata al capolinea, anche se Della Vedova si è premurato di precisare che, a differenza di quanto ha sostenuto Tabacci, "il partito è vivo e vegeto: se il Pd sopravvive all'uscita di Renzi, +Europa sopravviverà all'uscita di Tabacci. Mantenendo la sua posizione netta, quella europeista e liberaldemocratica, nei confronti di un governo che avrebbe potuto essere di discontinuità e di novità, ma che invece ha preferito la continuità". Una nuova vita del partito che passa attraverso un'opposizione liberaldemocratica, responsabile e costruttiva (anche per non lasciare il ruolo di opposizione "ai soli nazionalisti"), ma anche attraverso un'iniziativa realizzata con Siamo Europei di Carlo Calenda (Un'alternativa c'è, prevista per l'11 ottobre a Napoli).
Le parole di Della Vedova sono un elemento di cui certamente si deve tenere conto, per cui è probabile che +Europa continui il suo cammino senza più i simbolo di Centro democratico (che del resto è sparito dall'emblema subito dopo il voto politico del 2018), ma non può sfuggire un particolare non trascurabile: se è vero che la direzione ha votato in netta maggioranza contro la fiducia al governo, è altrettanto vero che tre eletti su quattro di +Europa hanno sostenuto l'esecutivo, a dispetto del voto della direzione. Lo ha fatto Tabacci, ma lo hanno fatto anche i due esponenti riconducibili a Radicali italiani, cioè l'ex segretario Riccardo Magi e Alessandro Fusacchia. Non risulta ovviamente che questi vogliano lasciare +Europa, ma qualche riflessione sul rispetto di quel deliberato della direzione sembra necessaria. Di più, come già anticipato, se Tabacci sceglierà, oltre che di togliere il nome e il simbolo di Centro democratico dalla compagine parlamentare di +E (alla Camera), anche di abbandonare la componente, la stessa componente del gruppo misto sarà destinata immediatamente a sciogliersi, perché scesa sotto il numero minimo di tre deputati. A meno che, ovviamente, qualche eletto a Montecitorio, magari già all'opposizione di questo governo, non scelga tempestivamente di aderire a essa per farla sopravvivere (e, possibilmente, anche di iscriversi a +Europa). 

venerdì 27 settembre 2019

Tabacci: "+Europa è finita, tolgo il simbolo di Centro democratico". E ora?

Non concede spesso interviste Bruno Tabacci, ma quando lo fa gli effetti possono essere interessanti. Oggi, per esempio, il Corriere della Sera pubblica una conversazione del deputato con Paola Di Caro, nella quale contemporaneamente certifica e determina la fine di +Europa. La certifica perché, secondo Tabacci, la decisione di Emma Bonino di porsi all'opposizione del secondo governo Conte ha spaccato la rappresentanza parlamentare di +Europa e lo stesso partito; la determina - almeno politicamente - perché Tabacci in qualche modo si sfila, annunciando che toglierà a +Europa il suo simbolo. Quello di Centro democratico, ovviamente.
L'intera questione merita un po' di attenzione. Tabacci nell'intervista sostiene che la scelta di Bonino di negare la fiducia all'esecutivo in Senato è stata "un incomprensibile suicidio", mentre gli eletti di +Europa alla Camera (Alessandro Fusacchia, Riccardo Magi e lo stesso Tabacci) avevano optato per il sostegno al governo. Per lui ci sarebbe "solo da festeggiare perché Salvini si è messo fuori gioco e l'Italia ritorna in Europa da protagonista", invece andare all'opposizione "dove ci sono solo i nemici dichiarati dell'Europa" di fatto segna la fine del progetto di +E, anche perché gli elettori sarebbero disorientati e delusi da questa spaccatura.
Il fatto è che il 2 settembre, una settimana prima del voto di fiducia al nuovo governo Conte, la direzione di +Europa aveva deliberato di porsi all'opposizione dell'esecutivo, pur pienamente legittimo, "con uno spirito di critica chiara e costruttiva e di leale collaborazione sulle misure di riforma economica, civile, politica e istituzionale" ritenute condivisibili e utili, visto che non c'era stata la discontinuità richiesta dal partito nelle dichiarazioni di Conte e delle forze politiche della nuova maggioranza. Il tutto pur sottolineando che nella stessa direzione di +Europa c'era e c'è "una pluralità di posizioni e di sensibilità", che però non ha impedito di produrre una posizione ufficiale del partito. Evidentemente quella pluralità di posizioni si è riflettuta nelle scelte della rappresentanza parlamentare di +Europa: Tabacci prende atto che per i tre quarti (tre eletti su quattro) si è votato a favore della fiducia, col solo dissenso di Bonino; si deve registrare anche, tuttavia, che quella maggioranza ha votato in difformità rispetto alle decisioni del vertice del partito.
Che +Europa sia in seria difficoltà è vero, dunque, ma non solo per la decisione di Emma Bonino. Le prime frizioni, del resto, erano iniziate dopo il congresso fondativo del partito, alla vigilia del quale Marco Cappato di Radicali italiani sembrava favorito per la guida di +E, mentre alla fine era prevalso Benedetto Della Vedova con il sostegno determinante di Bruno Tabacci. Anche dopo il buon risultato delle europee - con il 3,09% ottenuto anche grazie al sostegno di Italia in comune e Psi, benché insufficiente a superare la soglia di sbarramento - non è andato tutto per il meglio: qualcuno ha sentito il bisogno di ricordare in piena estate che "Radicali italiani è un soggetto autonomo e non è federato a +Europa", il che è vero ma è altrettanto vero che, sempre in base all'atto costitutivo, Radicali italiani, assieme a Forza Europa, a Centro democratico e, come singolo, a Gianfranco Spadaccia, risulta come soggetto fondatore di +Europa (e anche se poi con il congresso il partito vive naturalmente di vita propria, ciò che si decide all'inizio non è privo di valore) Quell'affermazione apparsa su Facebook era segno, dunque, che la situazione non era buona, già prima del voto in Parlamento.
Oggi, a tutto questo, si aggiungono le affermazioni di Tabacci che non sembrano solo una presa d'atto della fine di +E: "Ho creduto talmente tanto in quel progetto da esserne il padre, come Emma ne è stata la madre. Ho messo a disposizione di +Europa il nostro simbolo per consentire alla lista di esistere, perché per loro raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni del 2018 e con la legge attuale sarebbe stato impossibile. Ora quel simbolo lo tolgo". Una decisione irrevocabile, come spiegato a Di Caro, perché il nome e il logo di Centro democratico non siano accostati a un partito che pur chiamandosi +Europa si mette all'opposizione insieme a nemici dichiarati dell'Europa, quando sarebbe servita la "disponibilità a stare davvero insieme e ibridarsi".
Al di là dell'effetto politico delle parole appena lette, quali potrebbero essere le conseguenze giuridiche della decisione di Tabacci in merito al simbolo? +Europa, è vero, ha potuto partecipare alle elezioni senza raccogliere firme solo grazie alla "pulce" di Centro democratico; una volta che il partito è entrato in Parlamento, tuttavia, quel simbolo non serve quasi più e il suo ritiro non pregiudica certo gli effetti dell'ultimo voto politico. Alle elezioni politiche del 2018, infatti, ha espressamente partecipato la "Associazione +Europa", di cui era legale rappresentante Silvja Manzi (ora lo è Valerio Federico, in quanto tesoriere) e il cui contrassegno appartiene all'associazione stessa (fatta eccezione per la pulce di Cd, di cui è titolare quel partito). Nell'emblema che ha corso alle europee - grazie all'esenzione maturata "in proprio" - +Europa aveva tolto sia il riferimento a Emma Bonino (per la sua indisponibilità a mantenerlo) sia la miniatura tabacciana; l'etichetta di Bonino al Senato è "+Europa con Emma Bonino", mentre solo alla Camera il nome della componente è "+Europa - Centro democratico", proprio per la presenza di Tabacci.
Al momento, l'unico effetto che potrebbe avere la decisione sul simbolo di Centro democratico sarebbe la sparizione del nome dalla componente del gruppo misto di Montecitorio; dal momento che però alle elezioni ha partecipato ufficialmente +Europa, nulla cambierebbe e la componente rimarrebbe correttamente in piedi. Tabacci potrebbe rimanervi, anche se dovesse abbandonare il partito. Il discorso cambierebbe - e non poco - se Tabacci, ritirando il simbolo, volesse lasciare anche il gruppo di +Europa (per approdare in un altro gruppo o anche semplicemente restare nel misto, diventando evidentemente ancora di più l'eroe dei fan della pagina Facebook +Tabacci): perché una componente del misto possa (r)esistere, infatti, occorrono almeno tre deputati. A quel punto, la componente di +Europa dovrebbe sciogliersi - con la perdita dei noti benefici in termini di visibilità, tempo di aula, risorse - oppure sperare che almeno un altro deputato entri a farne parte. Se si sciogliesse, ovviamente, i #drogatidipolitica attenderebbero con ansia nuove, imprevedibili evoluzioni.

lunedì 9 settembre 2019

Gabbiano e rosa bianca: l'unione mai celebrata tra Di Pietro e Tabacci

Generalmente è importante la storia, quella che si fa con i fatti avvenuti e documentati. Ma gli stessi documenti possono dare conto di evoluzioni che erano state immaginate e progettate - dunque in qualche modo avevano prodotto fatti - ma poi non si sono sviluppate perché le vicende hanno preso pieghe diverse: il futuro mai nato o, se si preferisce, concepito ma mai cresciuto. Così può capitare che, mettendo ordine tra le carte accumulatesi nel tempo, a qualcuno spunti un simbolo con un gabbiano dai colori dell'arcobaleno e una rosa bianca: sulle schede non ci è mai finito, ma avendolo davanti agli occhi la macchina dei ricordi si mette inevitabilmente in moto.
Non ci sono date su quell'emblema, ma evidentemente dev'essere stato creato tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio del 2008. Il 24 gennaio il Senato aveva negato la fiducia al governo Prodi-bis e c'era stata subito aria di elezioni: il 30 gennaio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva voluto comunque verificare la possibilità di cambiare almeno la legge elettorale prima del voto (visto che in tanti si erano lamentati delle incertezze che avevano segnato la prima applicazione), affidando un mandato esplorativo al presidente del Senato Franco Marini, ma davvero in pochi credevano che il ritorno alle urne sarebbe stato spostato più in là. Meglio prepararsi per tempo, come aveva fatto Walter Veltroni con la costituente del Pd il 27 ottobre 2007, seguito un mesetto dopo dal "discorso del predellino" di Silvio Berlusconi, anticipatore della nascita del Popolo della libertà come confluenza di Forza Italia e Alleanza nazionale. Caduto il governo Prodi e destinato al fallimento il tentativo di Marini, già a fine gennaio bisognava concretizzare qualcosa, almeno per l'ipotesi di tornare al voto con il Porcellum.
In quei giorni l'inquietudine era molta. Proprio il 30 gennaio, in coincidenza con il mandato a Marini, avevano abbandonato l'Udc Mario Baccini e Bruno Tabacci, ritenendo sbagliata la scelta di non partecipare a un eventuale governo riformatore ove non avessero partecipato anche i partiti del centrodestra: per alcuni era la prosecuzione della polemica che andava avanti da qualche settimana, legata alla scelta del leader di fatto dell'Udc di non allontanarsi troppo da Berlusconi, benché il partito avesse già scelto al congresso dell'aprile 2007 l'indipendenza dalla Casa delle libertà. Ci voleva una nuova sigla, che fosse chiaramente cristiana ma non guardasse troppo a destra nel nome: si pensò a "la Rosa Bianca", che faceva un po' "bianco fiore, simbol d'amore", un po' il ricordo di varie esperienze cristiane straniere e italiane; il nome, in ogni caso, era già stato impiegato da Tabacci a livello locale. 
Da soli, però, Tabacci e Baccini - ai quali nel frattempo si era aggiunto Savino Pezzotta, dopo il suo mandato di segretario della Cisl - non sarebbero andati lontani: per il Porcellum, infatti, una lista da sola alla Camera (dove era più facile eleggere qualcuno) doveva ottenere il 4% su scala nazionale; in coalizione con altre forze la soglia si abbassava al 2% e c'era spazio anche per la lista "miglior perdente" sotto il 2% (ma la coalizione doveva arrivare comunque almeno al 10%, altrimenti l'asticella si rialzava al 4% per ogni lista). Una fatica improba in ogni caso. Il caso volle che in quei giorni per questioni di legge elettorale fossero molto inquieti anche dalle parti dell'Italia dei valori. Veltroni, infatti, aveva appena ribadito che il Pd alle elezioni si sarebbe presentato da solo, senza apparentamenti: un po' per fare il contrario dell'Unione del 2006 che aveva vinto sul filo di lana unendo una dozzina di sigle ma si era sbriciolata, un po' perché comunque il partito che aveva in mente Veltroni era quello "a vocazione maggioritaria" e quindi avrebbe dovuto proporre da solo il programma di governo. Antonio Di Pietro e l'Idv, dunque, avrebbero dovuto prepararsi a una corsa solitaria: il 2,3% ottenuto alle elezioni del 2006 non faceva sperare molto bene nell'esito di una candidatura fuori dai poli.
In quelle condizioni, dei contatti tra Tabacci e Di Pietro ci furono, verosimilmente nei primissimi giorni di febbraio, anche se probabilmente i due si erano visti anche prima. Infatti, nella conferenza stampa di presentazione della Rosa Bianca (che si può ascoltare grazie all'archivio di Radio Radicale), Tabacci fece riferimento a "un'operazione vista nei mesi scorsi", di cui aveva parlato con i vari interlocutori in campo, compreso Di Pietro, con il quale c'erano state "intese, talvolta anche qualche dibattito televisivo simpatico". Tabacci sottolineò di aver pensato non a una confluenza nell'Idv, ma a "una cosa nuova che si collocava al centro, in piena autonomia e in forte contrasto con lo schema attuale" e che poteva avere la possibilità di superare il 4% alla Camera per tentare di scardinare il bipolarismo. Un minimo di consistenza quei contatti dovevano averla avuta, visto che si era arrivati a concepire un simbolo composito, basato su quello dell'Idv del 2006: al posto del nome evidentissimo di Di Pietro - che spariva per la prima volta dal 1998 - c'era un bocciolo di rosa bianca, con il peduncolo che si confondeva con la seconda "I" di "Italia". Lo scartabellio tra i vecchi documenti ha consegnato addirittura due versioni del contrassegno: una con la rosa piccola e un'altra con il fiore più grande (ma con la corolla trasparente, che lasciava intravedere sotto la sagoma colorata del gabbiano). 
Come sarebbero andare le cose è ormai ben noto. Benché Veltroni avesse invitato Silvio Berlusconi e il nascente Popolo della libertà a fare come il Pd e a correre da solo, il fondatore di Forza Italia non pensò mai di non apparentarsi alla Lega Nord o di chiedere a Bossi di rinunciare al simbolo di Alberto da Giussano e di entrare nel cartello del Pdl: i leghisti non avrebbero mai accettato e sarebbe stato folle rischiare di perdere i loro consensi (o di non intercettarli tutti, nell'inverosimile ipotesi di rinuncia al simbolo). A quel punto, visto il centrodestra correva "a due punte", Veltroni non volle essere da meno e pensò di scegliersi un solo partner per il Pd.
L'interlocutore ideale era proprio l'Italia dei valori, che in quel periodo sembrava la forza più consistente dell'area (con grande scorno dei Radicali italiani, che chiesero invano un accordo simile, salvo poi accontentarsi di una delegazione radicale candidata nelle liste del Pd). In una prima fase si ipotizzò addirittura di inserire il riferimento del sostegno a Veltroni, spostando o rimpicciolendo un po' il gabbiano per farcelo stare, posto che il nome più evidente nel simbolo sarebbe stato quello di Di Pietro. Alla fine, invece, l'Idv mantenne semplicemente il simbolo del 2006, senza aggiunte o modifiche (del resto, anche nel centrodestra il nome di Berlusconi campeggiò solo nel simbolo del Pdl, mentre in quello della Lega c'era il riferimento a Bossi); in compenso, anche senza il cognome di Veltroni sul simbolo nelle liste dell'Idv finì Jean Leonard Touadi, già assessore di Veltroni al comune di Roma.
E la Rosa bianca? Dopo la presentazione del simbolo ufficiale il 12 febbraio (stavolta col fiore stilizzato su fondo blu) e dopo le pronunce del tribunale di Roma che obbligarono a usare un nome diverso per il sito (visto che esisteva da anni un'associazione denominata La Rosa Bianca in ambito cattolico e giornalistico), proseguì il cammino come "Movimento civico federativo popolare", noto come "Rosa per l'Italia" e alla fine di febbraio stipulò un accordo con l'Udc - sì, proprio il partito da cui Pezzotta e Tabacci si erano allontanati, motivo per cui il progetto perse i sostenitori di Italia popolare (Gerardo Bianco e Alberto Monticone) che nel frattempo avevano mostrato interesse - per una lista comune. Lista che alla Camera ottenne il 5,62%, unica forza fuori dai poli a entrare a Montecitorio (con l'elezione di Tabacci, Baccini e Pezzotta). L'Idv, per parte sua, arrivò al 4,37%, che in coalizione col Pd era più che sufficiente per eleggere deputati; ma chissà come sarebbe andata, con il gabbiano in volo sulla rosa...

giovedì 4 gennaio 2018

Centro democratico presta il simbolo a +Europa, due soluzioni in una

Mancano due settimane all'apertura del deposito dei contrassegni per le elezioni politiche al Viminale, ma oggi c'è già una certezza: chi pensava che solo le elezioni europee fossero il regno degli emblemi compositi, fatti essenzialmente per evitare la raccolta delle firme, questa volta dovrà ricredersi. Al contrassegno di Insieme, che utilizza il simbolo del Psi per godere dell'esenzione, è pronto a unirsi anche quello di +Europa con Emma Bonino: il suo contrassegno, infatti, finirà per ospitare la "pulce" del simbolo di Centro Democratico, la formazione guidata da Bruno Tabacci e questo servirà tanto a evitare la raccolta delle sottoscrizioni, quanto a permettere l'apparentamento col Pd e le altre liste che sosterranno gli stessi candidati uninominali anche solo a ridosso della consegna delle candidature, senza dover fare tutto maledettamente in fretta.
La notizia è circolata stamattina, quando è stata diffusa la seguente dichiarazione di Tabacci: 
Stamattina ho riunito gli organismi dirigenti di Centro democratico: metto a disposizione il simbolo per la sfida di Emma Bonino, per recuperare una condizione di libertà, consideriamola una scelta di servizio alla democrazia. Sono rimasto molto colpito dalla vicenda della lista +Europa. Ho deciso di mettere a disposizione il simbolo del centro democratico per recuperare una dimensione di libertà che è fondamentale. Se non ci fosse stata la lista di Emma Bonino saremmo stati tutti più poveri. Circa un anno fa con Giuliano Pisapia ho fatto un tentativo di ricostruire il centrosinistra, soprattutto rispetto a talune autosufficienze e superficialità. Lui ha fatto un passo indietro perché non c'erano le condizioni e forse aveva ragione. Ma adesso è il momento di fare un passo verso la democrazia. Per questo c'ero all'Ergife al raduno degli europeisti con Emma Bonino ed Enrico Letta. 
Bonino, per parte sua, ha commentato così: "È una novità di stamattina, quel che sappiamo è che non siamo più obbligati a partire da domani con le firme. Il gesto generoso e autonomo di Bruno Tabacci ci consente di essere presenti alle elezioni del 4 marzo a parità degli altri ai blocchi di partenza". Sul fatto che il gesto di Tabacci - che di Centro democratico è il presidente nazionale, nonché legale rappresentante - sia stato generoso, non sembrano esserci dubbi; qualche dubbio in più è lecito averlo sull'autonomia di quella scelta (che, naturalmente, è del tutto legittima e produce un risultato auspicato da molti). 
Non si può dimenticare, infatti, che Centro democratico ha potuto ottenere sei deputati alle ultime elezioni, a dispetto del proprio 0,49%, solo grazie all'accordo di coalizione con il Partito democratico: avesse corso da solo, avrebbe dovuto ottenere almeno il 4%, mentre grazie all'alleanza è entrato in Parlamento come miglior lista sotto il 2%. Poiché Bonino e Della Vedova avevano chiesto al Pd di "fare qualcosa", fallito in pieno il tentativo di interpretazioni meno rigide delle disposizioni elettorali e in parte quello di ammorbidirle con un emendamento ad hoc alla legge di bilancio (che ha ottenuto solo il risultato di ridurre le firme necessarie a un quarto rispetto alla norma), i dem sembravano poterli aiutare solo individuando in fretta i candidati e attivandosi subito dopo per la raccolta firme di +Europa; questo però voleva dire accelerare trattative e scelte per le candidature di collegio uninominale e, comunque, sarebbe rimasto poco tempo. 

mercoledì 1 luglio 2015

Realtà Italia nel simbolo di Centro democratico

Non devono averlo visto in moltissimi, ma da qualche parte il simbolo è spuntato e non è sfuggito. E' vero, l'impianto del simbolo di Centro democratico è rimasto lo stesso - per lo meno da quando è sparito ogni riferimento, anche cromatico, all'associazione Diritti e libertà fondata da Massimo Donadi - ma in alto è comparso un elementino nuovo, che merita se non altro di essere registrato. 
Il riferimento è all'espressione "Realtà Italia", scritta in carattere Tahoma blu in alto, sopra al monogramma tricolore del partito (proprio dove inizialmente era la scritta "Diritti e libertà"). Manco a dirlo, non si tratta di un elemento inserito a caso o "per bellezza": Realtà Italia, infatti, è il nome di un partito radicato essenzialmente al Sud e di cui Giacomo Olivieri è il presidente nazionale.
Le due realtà politiche hanno già collaborato di recente: alle ultime elezioni regionali in Puglia, infatti, nel simbolo dei Popolari con Emiliano presidente (oltre all'Udc) il cuore dal bordo pennellato bianco comprendeva proprio le "pulci" di Centro democratico e Realtà Italia. Quel simbolo composito, pur essendo tutto meno che un capolavoro di grafica, ha sfiorato i 100mila voti, pari al 5,88% dei consensi espressi: il tutto si è tradotto nella conquista di tre consiglieri regionali, nemmeno poco alla fine dei conti. 
Difficile dire quanto di quel risultato fosse da attribuire alle singole componenti del cartello, in ogni caso Cd e Ri hanno scelto di continuare la loro strada comune: è stato lo stesso ufficio stampa nazionale di Centro democratico a informare di un incontro romano di alcuni giorni fa tra il segretario di Cd Bruno Tabacci e il suo collega di partito Angelo Sanza, da una parte, e i dirigenti di Realtà Italia Olivieri e Alfredo Borzillo, dall'altra. Analizzato il soddisfacente risultato pugliese, il passo ulteriore è stato quasi automatico, con la scelta "di avviare la costruzione di un nuovo assetto politico-organizzativo di Centro democratico, prevedendo la presenza di un richiamo esplicito di Realtà Italia nel simbolo nazionale di Centro democratico, un rafforzamento del ruolo di Giacomo Olivieri nell'ufficio di Presidenza di Cd e l’ingresso di Alfredo Borzillo nello stesso ufficio di presidenza con l’incarico di nuovo responsabile regionale per la Puglia di Centro Democratico”. Non si può certo parlare di scioglimento di Realtà Italia (è una parola che va usate con cautela), ma probabilmente di adesione o federazione sì, con il tentativo di costruire qualcosa di più duraturo. Si vedrà se il nuovo cammino comune darà risultati anche in futuro.