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mercoledì 4 novembre 2020

Nuovo simbolo "armato" per i Forconi, qualcosa si muove?

La parola "partito" per i più in politica è squalificata, al punto da non volerla più usare. Eppure, anche assai di recente, qualcuno non la disdegna e, anzi, la sceglie proprio per marcare il passaggio rispetto alla natura di movimento. Il 30 ottobre, infatti, risulta depositato come marchio il nuovo simbolo del Partito nazionale 9 dicembre Forconi, fondato in realtà già il 6 aprile 2017 e guidato da Francesco Puttilli come presidente: si tratta dell'evoluzione del Movimento 9 dicembre Forconi, fondato nel 2015 dallo stesso Puttilli, da Adolfo Bottiglione (cofondatore nel 2017 anche del nuovo soggetto), nonché da Orlando Iannotti e Danilo Calvani (quest'ultimo tuttavia nel 2017 era stato escluso da quel primo soggetto strutturato, non era parte del nuovo Partito nazionale e alla fine dell'estate 2018 si era visto anche inibire dal Tribunale di Latina l'uso del nome "9 dicembre Forconi" e del simbolo allora in uso, in quanto marchio registrato proprio da Puttilli a marzo del 2017. 
Anche questa volta è stato Puttilli, in qualità di presidente del partito, a depositare la richiesta di registrazione del nuovo emblema come segno distintivo; per l'occasione si è chiesto di registrare il simbolo per le classi 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (Servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali) della classificazione di Nizza. 
Il simbolo precedente
Già la descrizione allegata alla domanda dà l'idea della maggiore complicazione grafica del nuovo segno, a dispetto di una composizione assai meno colorata rispetto al contrassegno precedente: "un cerchio bianco contornato da un anello sfumato in grigio con la scritta 'Partito nazionale 9 dicembre Forconi'. All'interno del cerchio nella metà inferiore la sagoma in colore grigio/azzurro di 7 persone stilizzate che impugnano tre forconi ed un rastrello. La parte centrale del cerchio è caratterizzata da un braccio destro teso che impugna un forcone entrambi di colore nero. Due spighe concentriche di colore giallo sono tangenti alla circonferenza esterna del cerchio bianco alla base del quale appare la scritta 'per la sovranità'".
Se dunque nel simbolo del 2017 non c'era più nessun forcone (vero o stilizzato), questa volta lo strumento tipico degli agricoltori torna in modo prepotente nella grafica, ma stavolta non stilizzato: in primo piano, infatti, c'è addirittura l'immagine decisamente forte di quel braccio che impugna il forcone e lo tiene innalzato, resa ancora più d'impatto grazie all'uso dominante del colore nero; l'unica significativa eccezione riguarda una sorta di anello di corda a trama tricolore. Anche il fondo del simbolo, molto più chiaro rispetto ai colori rossi e verdi del passato, lascia vedere tre forconi e - come recita la descrizione - persino un rastrello, quasi a dare l'idea di un popolo che arriva alla lotta e alla manifestazione senza abbandonare gli strumenti di lavoro e senza cambiare il loro modo di essere (a costo che il loro equipaggiamento appaia un po' precario). 
Simbolo depositato nel 2018
Se però il forcone qui appare più come un'arma che come un attrezzo, il mondo della campagna è richiamato anche - e in modo certamente più pacifico - dalle due spighe, che di fatto si collocano tra il forcone di primo piano e il gruppo posto sul fondo. Appare piuttosto curiosa, infine, la corona grigia sfumata che, nella parte inferiore, addirittura priva il simbolo di un "confine", lasciato di fatto intendere dall'espressione "per la Sovranità" collocata ad arco nella parte inferiore dell'emblema. 
Vale peraltro la pena di ricordare che il segno adottato nel 2017 è diverso tanto dal contrassegno elettorale visto nelle bacheche del Viminale prima delle elezioni politiche del 2018 (a fondo nero, con tanto di nastrino blu, poi non utilizzato anche per mancanza della dichiarazione di trasparenza), quanto da quello depositato in vista delle elezioni europee del 2019 (con lo sfondo tutto color porpora e le scritte bianche). 
In entrambi i casi gli emblemi erano stati depositati al Ministero da Orlando Iannotti; ma in seguito si sono visti anche altri emblemi, compreso uno con le spighe e una bandiera tricolore al vento: lo si è visto, tra l'altro, nel 2018 a Salcito (CB), nell'affollatissima elezione che aveva visto 11 liste affrontarsi in un comune che aveva 650 elettori. Bisogna dire che non è scontato che si tratti dello stesso soggetto politico di cui si sta parlando ora, se non altro perché - anche a causa di una moltiplicazione di siti e domini - non è semplice avere notizie precise su chi si candidi e in nome di quali leader lo faccia. La scelta del nuovo simbolo, in ogni caso, sembra preludere a un tentativo di (ri)lancio su scala nazionale della forza politica  Non c'è ovviamente la certezza che il contrassegno finisca sulle schede (e che ci finisca così, soprattutto con riguardo alle sfumature della corona circolare, decisamente poco adatte alla stampa); intanto però, consumati tutti i turni elettorali di quest'anno, ci si è già preparati agli appuntamenti del 2021.

mercoledì 19 febbraio 2020

Unità siciliana, nasce il partito delle api (che però c'erano già)

Lo scorso fine settimana è nato ufficialmente un nuovo partito per la Sicilia. E il suo nome dovrebbe dire quasi tutto: Unità siciliana - Le Api. Un partito oltre gli schieramenti tradizionali, avendo come unici interessi da difendere la Sicilia e il Sud. Interessi alti, nell'intenzione dei promotori: "Questa è la nostra collocazione: in alto, dove volano le api". Le parole sono di Salvo Fleres, che della nuova formazione è il portavoce: già repubblicano, poi a lungo in Forza Italia e nel Pdl (per cui è stato eletto senatore nel 2008), fino a approdare a Grande Sud, con un'esperienza da assessore regionale (con la giunta Provenzano di centrodestra) e da garante dei diritti dei detenuti. 
Il congresso fondativo si è svolto appunto a Palermo sabato e domenica, all'Astoria Palace Hotel. Quello di Fleres non è l'unico nome noto: l'altro portavoce del nuovo partito è Mariano Ferro, tra i fondatori del movimento dei Forconi. Il segretario, Felice Coppolino, enuncia il programma "semplice ma ambizioso: far ripartire la Sicilia offrendo a tutti noi nuove possibilità di lavoro e di vita"; poi c'è Salvatore Grillo, presidente del consiglio nazionale, per il quale "Unità siciliana ha cuore e cervello in Sicilia, diversamente da chi ha cuore, cervello e soprattutto portafogli in Via Bellerio", un monito diretto ai siciliani che nel frattempo hanno iniziato a votare Lega. Altro nome noto è quello di Andrea Piraino, professore ordinario di diritto costituzionale e comparato dell'Università di Palermo: lui è il presidente del nuovo partito ed è interessato a dare ai siciliani "uno strumento attraverso cui possano esprimere le proprie richieste e ottenere i propri diritti".
"Quando governeremo noi - ha precisato Fleres, secondo quanto riporta BlogSicilia - la politica agricola dell'Ars e del Governo regionale sarà quella degli agricoltori, degli artigiani, dei commercianti e la stessa cosa accadrà per i giovani, per i disabili e per tutte le altre categorie che si esprimeranno attraverso le consulte, che detteranno la linea politica in maniera vincolante. Siamo qui per far funzionare le istituzioni attraverso uffici che firmano, non attraverso burocrati che fermano e poi allungano la mano, in cui ciascuno, essendo a conoscenza della legge, la rispetta"
Per il comitato dei garanti, presieduto da Erasmo Vecchio, tre saranno le parole chiave del nuovo partito: responsabilità (legata a sanzioni e premi), risorse (i prodotti da promuovere e difendere) e infrastrutture, da realizzare "con i nostri soldi, con quelli delle accise, dell'Iva, del lotto e delle lotterie varie che oggi finiscono allo Stato che le utilizza altrove", come sottolineato da Mariano Ferro, che chiede di istituire un fondo perequativo alimentato da quelle risorse.
Che in Sicilia ci sia fermento, anche se le elezioni regionali non sono affatto vicine, sembra ormai acclarato; che quel fermento - dopo una prima fase in cui il progetto di Fleres e Ferro si chiamava Siciliani verso la Costituente e come simbolo aveva il triscele bianco in campo arancione, coi colori italiani e siciliani; ora il simbolo resta in miniatura, ma sono spariti i colori italiani - abbia riportato sulla scena simbolica il soggetto dell'ape (una sola sull'emblema, plurale nel nome) è curioso, considerando che non la si vedeva dai tempi della prima Api (Alleanza per l'Italia) di Francesco Rutelli, anche se già prima era comparsa sui fregi di breve durata dell'Ape (Autonomisti per l'Europa) di Domenico Comino e della Sinistra liberale di Sergio Scalpelli, Maurizio Sacconi e Donato Robilotta.
Il fatto è che pare che la stessa idea l'avesse avuta anche qualcun altro. Sempre BlogSicilia, infatti, ha dato conto anche dell'esistenza di un movimento politico-culturale denominato MoVimento delle Api - Sicilianisti, guidato da Emilio Manaò. In una comunicazione al sito, afferma di essere impegnato da mesi a costruire "la proposta progettuale del Movimento le Api che vedrà la costituzione definitiva a Catania in location da definire" dal 13 al 15 marzo, ma che certamente non ha alcun contatto o attinenza con Unità siciliana. "Il progetto l'avevo discusso per mesi con alcune persone del tavolo blu, ma qualcuno ha pensato di fare il furbo facendosi ispirare dall'idea. Se da un lato è ammirevole essere presi da spunto, dall'altro noi abbiamo saputo subito fare i conti con una realtà di opportunisti senza arte né parte che più che Api richiama i parassiti politici della vecchia egemonia e della vecchia partitocrazia politica e movimentistica pronta a riciclarsi per le prossime elezioni".
Il simbolo è pieno di api, un disegno realistico più che una stilizzazione, con un insetto più grande che ha vicino una bandiera della Sicilia, mentre anche nella parte inferiore c'è una stilizzazione della Trinacria. "Noi in realtà come progetto nasciamo per essere un Movimento Culturale Politico - spiega Manaò - nessuna intenzione vi era di presentarsi alle elezioni, ma se ci troveremo presi di petto a tradimento potremmo anche farci trovare pronti sostenendo candidature anche esternamente. Certamente il Movimento delle Api che vuole spiccare il volo attraverso una nuova rigenerazione della politica mai avrà nulla a che fare né con il centro destra, né con il centro sinistra. Si profila come un Movimento Civico che sappia però guardare a rinnovate politiche cristiane ma anche socialiste, lontano da vecchie egemonie, vecchie movimentocrazie e vecchie ed incancrenite partitocrazie italiane.
Il linguaggio è ancora più diretto, se possibile, rispetto al precedente: "Nasciamo convinti che sia importante riscattare ogni classe sociale dalla prepotenza dei palazzi romani che vengono ad imporre scelte nefaste al sud sia per gli agricoltori, quanto per i pescatori, quanto per gli autotrasportatori e tutte le partite Iva; soprattutto nasciamo con la convinzione di lottare ancor più duramente per l’applicazione dello Statuto della Regione Siciliana a differenza del Sedicente Movimento che sputa su chi comunque è riuscito ad ottenere lo Statuto e fa invece il gioco degli ascari che con queste azioni stanno delegittimando tutte quelle azioni che stiamo mettendo in campo".
Manaò ce l'ha con "le nefaste politiche di chi come la vecchia egemonia tenta di riciclarsi comandando da Roma e tentando di imporre le solite riciclerie entrando in Sicilia senza bussare" e anche con il "piano per il Sud che sembra deciso più al Nord che al Sud", con la mancata restituzione di tasse riscosse in quella terra e con lo scarso uso di fondi europei per il riscatto di quella zona. Gli hashtag scelti per la campagna, #edorapungiamo (per "spiegare le Ali insieme ed unitamente a tutto il Popolo con il quale vogliamo dare dal basso sempre più applicazione alla democrazia diretta, istituendo laddove possibile degli Alveari che si richiamano al progetto che lanciamo") e #apinellastoria (almeno di quella del Popolo siciliano), con un riferimento alle api nere, "le tradizionali api Siciliane: siamo tradizionalisti, nettamente indipendentisti e autonomisti", anche attraverso una "rinnovata applicazione dello statuto autonomo regionale". Insomma, le api potrebbero diventare uno sciame, dall'una e dall'altra parte.

sabato 16 marzo 2019

Tribunale di Latina: "Ecco chi può usare il simbolo dei Forconi"

In questi giorni alcuni media hanno rilanciato una decisione presa alcuni mesi fa dal Tribunale civile di Latina, sulla titolarità e sulla legittimazione all'uso del simbolo del movimento 9 Dicembre - Forconi: in essa si legge in sostanza che l'emblema in questione non può (più) essere usato da Danilo Calvani, al cui nome l'avventura dei Forconi è rimasta a lungo legata, come pure a quello del suo fondatore, il siciliano Mariano Ferro (che con Calvani nel 2016 ingaggiò uno scontro di reciproca delegittimazione, puntualmente ripreso da vari siti). L'ordinanza, emessa a seguito di un ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato dal "Partito nazionale 9 Dicembre Forconi per la sovranità" - guidato da Francesco Puttilli - per ottenere tutela contro Calvani, risulta emessa alla fine di agosto del 2018 e pubblicata il 4 settembre; solo il 10 marzo, tuttavia, la decisione del giudice risulta diffusa online (e non è dato conoscere il motivo di questo ritardo).
Il ricorso era stato depositato dai Forconi dopo che a Danilo Calvani il 1° marzo 2017 era stata revocata la qualità di socio del movimento Forconi - costituito ufficialmente il 21 gennaio 2015, con Calvani e Puttilli tra i fondatori - "in quanto non ritenuto più idoneo e non in possesso della dovuta correttezza e lealtà prevista dallo Statuto" (così si legge nel verbale di seduta che si trova sul sito dei Forconi) e che, il 6 aprile dello stesso anno, era stato costituito con atto notarile un nuovo soggetto politico appunto con il nome "Partito nazionale 9 Dicembre Forconi per la sovranità", fondato da Puttilli - indicato come presidente - nonché da Adolfo Bottiglione (già fondatore dei Forconi2015) e Antonella Neri; nell'atto costitutivo si legge, tra l'altro, che il simbolo del partito è stato registrato alla Camera di commercio di Latina dallo stesso Puttilli "il quale, pur conservandone la titolarità, ne consente l'utilizzo gratuito ed in esclusiva" ai Forconi-2017, "nel rispetto di quanto regolato nello Statuto del Partito". L'emblema in effetti risulta depositato come marchio il 9 marzo 2017, mentre la registrazione è stata concessa il 22 febbraio 2018. 
Nel frattempo, tuttavia, Danilo Calvani ha continuato a utilizzare l'emblema adottato nel 2015 per un diverso soggetto giuridico (che nella pagina del partito Forconi si dice essere frutto di un'iniziativa dello stesso Calvani in data 1° marzo 2017, immediatamente dopo la decisione di far cessare la qualità di socio dei Forconi-2015). Di più, alle elezioni comunali del 2018 a Cisterna di Latina si è presentata una lista dal contrassegno quasi identico a quello dei Forconi, con in più l'aggiunta del riferimento a Pas - il soggetto politico di Alfonso Luigi Marra - e dell'espressione "per Calvani", cosa che evidentemente a Puttilli e agli altri fondatori non dev'essere andata giù.
Il giudice Alfonso Piccialli, ricordato che, quale "principale elemento identificativo del gruppo", il simbolo di un partito dev'essere "unico e inconfondibile" e che vengono in gioco tanto il diritto al nome - art. 7 c.c., applicabile anche alle associazioni non riconosciute - quanto quello all'identità personale degli associati (qui si cita l'ordinanza del Tribunale di Roma del 1991 sulla vicenda Pci-Pds e una delle ordinanze - del 2004 - relative alla vicenda Dc), piuttosto che questioni legate alla titolarità di segni in ambito commerciale, ha notato che "l'utilizzo indebito svolto" da Calvani appare "inequivocabilmente idoneo a svilire la funzione identificativa sia del nome sia che del simbolo dell'associazione ricorrente, posto che è riconducibile, per il tramite del resistente, ad altro soggetto (Movimento PAS 9 Dicembre - Forconi per Calvani) operante sempre nel medesimo contesto politico, e che si presenta come alternativo al partito ricorrente".
Proprio quest'idoneità inequivocabile a "svilire la funzione identificativa" è ritenuta sufficiente dal giudice per considerare fondato il sospetto che il partito Forconi-2017 meriti tutela (fumus boni iuris); viene riconosciuto anche il periculum in mora, dunque il rischio legato al differire quella tutela al momento dell'accertamento pieno, a causa "dell'evidente concreto rischio di facile confusione del simbolo del partito ricorrente con quello, sostanzialmente coincidente anche per composizione cromatica, utilizzato dal Movimento riconducibile al Calvani, con conseguente disorientamento dei cittadini ed elettori relativamente agli elementi identificativi delle due diverse compagini politiche". Su questa base, a Danilo Calvani - condannato anche alle spese di questa fase cautelare - è stato inibito l'uso "del nome '9 Dicembre Forconi' nella sua diversa formulazione (e quindi con la dicitura 'per Calvani')" e del simbolo, il cui uso esclusivo compete al partito fondato nel 2017.
Le ordinanze che concludono i procedimenti ex art. 700 c.p.c., essendo riti a cognizione sommaria, sono sempre succintamente motivate: in questo caso, a dire il vero, la motivazione pare persino troppo stringata, visto che - a fronte di un inquadramento teorico non breve - la parte relativa al potenziale confusorio del simbolo consiste davvero in poche righe e nulla si dice a proposito di eventuali rimostranze di Calvani sulla legittimità della sua esclusione dai Forconi-2015 (essendo lui qualificato come "resistente", è probabile che si sia difeso sul punto, ma non è dato sapere). 
Può essere che l'ordinanza sia stata tirata fuori ora per l'avvicinarsi delle elezioni comunali, per scoraggiare l'uso dell'emblema dei Forconi da parte di Calvani o di qualunque altra persona interessata a usarlo e non titolata. Nel frattempo però è stato registrato come marchio anche il simbolo di Noi nazionalisti - Forconi, depositato il 18 luglio 2017 da Adriana Donnarumma, di Terracina (sempre in provincia di Latina...) e titolato il 18 settembre 2018: dal sito del movimento risulta essere presidente certo Antonio Morelli e l'associazione è stata costituita - anch'essa con atto notarile - il 26 aprile 2017. L'uso della parola "Forconi" potrebbe infastidire anche in questo caso l'associazione guidata da Puttilli, se Noi nazionalisti - Forconi decidesse di presentarsi a qualche consultazione elettorale?

giovedì 28 giugno 2018

Simboli sotto i mille (2018): il Centro-Sud (di Massimo Bosso)

Nel nostro viaggio tra i microcomuni (sotto i mille abitanti) delle regioni del Nord Italia abbiamo trovato spesso liste di partiti nazionali o di formazioni che in qualche modo avevano partecipato anche alle ultime elezioni politiche (in molti casi senza grosso successo, ma si sono incontrati anche simboli presenti in parlamento, dalla Lega a Fratelli d'Italia). Non era fuori luogo pensare, in quei casi, a strategie politiche di vario tipo, volte in ogni caso a ottenere visibilità e magari qualche eletto sul territorio: l'operazione è stata condotta per anni e questa volta è riuscita, per esempio, al Partito valore umano, al Popolo della Famiglia e a CasaPound.
Andando nel Centro-Sud questo fenomeno sparisce completamente: si entra in un mondo completamente diverso in cui sbucano liste di movimenti semisconosciuti - ce ne scusino gli interessati, anche se in fondo lo sanno pure loro - almeno per l'elettorato nazionale. E' vero che presentare una lista in vista di elezioni politiche, regionali o anche solo in comuni superiori comporta dispendio e necessità di un minimo di struttura ed organizzazione; è altrettanto vero, però, che depositare un simbolo presso il Ministero degli Interni in occasione di elezioni nazionali, anche solo per far conoscere o ricordare al mondo la propria esistenza, non è poi un adempimento cosi arduo, specialmente per chi opera in regioni limitrofe alla capitale. Compreso il Molise, ma questo merita un discorso a parte.

* * *

A parziale smentita di quanto scritto sopra, vale la pena iniziare con le poche liste che hanno un collegamento a soggetti nazionali, se non altro perché hanno particolarità che meritano di essere evidenziate. A Romagnano al Monte, in provincia di Salerno, si è per esempio presentata una lista denominata Italia agli italiani; il simbolo, però, è diverso da quello usato dal cartello Forza Nuova - Fiamma Tricolore alle ultime politiche (è diversa la font del nome, qui interamente in Arial Bold molto schiacciato in orizzontale, il tricolore occupa tutta la parte superiore mentre il fondo è nero sfumato). La matrice dell'iniziativa, in compenso, è inequivocabile: sulla copertina della pagina Facebook del candidato sindaco, Daniele Gioia, compare tuttora tra l'altro il simbolo di Forza Nuova. La lista ha però ottenuto solo 3 voti, pari all'1,08%, e nessun seggio; a dispetto del cattivo risultato, la presentazione non è priva di senso (come si è detto in qualche caso analizzato nel pezzo sul Nord), visto che nel 2013 agli elettori si era presentata una sola lista.
A Greci, nell'avellinese, è comparsa invece una lista Democrazia Cristiana – Udc, con tanto di scudo crociato mutuato dalla "vecchia" Dc-Pizza cui è stata sovrapposta la sigla Udc. Nelle urne il simbolo ha ottenuto solo 10 voti - in pratica il 2,11% - ma era l'unico altro finito sulla scheda oltre a quello della lista vincente (Greci guarda al futuro), dunque tanto è bastato ad assicurare alla lista i tre seggi di minoranza. La cosa più difficile, casomai, è capire con certezza quali gruppi della diaspora democristiana si possano ricondurre a questo emblema in particolare: visto che lo stesso simbolo è comparso ad Avellino, il sospetto è che ci sia lo zampino di Gianfranco Rotondi, convinto di poter unire senza problemi il nome Democrazia cristiana (che lui sostiene di avere in uso) alla sigla dell'Udc (apportata da Cesa, che a questo giro non protesterebbe nemmeno per lo scudo crociato).
L'elenco dei simboli con una certa notorietà si conclude con due emblemi che non si possono definire come legati a partiti nazionali, ma sono noti ai veri drogati di politica per essere comparsi nelle bacheche del Viminale. E' il caso del Partito delle Buone Maniere dell'imprescindibile Giuseppe Cirillo (che peraltro nelle scorse settimane si aggirava tra i palazzi romani della politica con un vistoso completo tricolore). Stavolta, accanto alla mano che offre il fiore, al posto del riferimento ai "dispositivi anti-molestie" compare una banda irregolare a fasce bianche e nere: non si tratta di un tentativo di acchiappare voti da tifosi juventini - improbabile, visto che le liste sono presentate solo in Campania - ma del riferimento alle "strisce pedonali portatili" inventate da Cirillo per diffondere il verbo delle Buone Maniere e dell'Educazione civica. Fini certamente nobili, ma i risultati lasciano a desiderare: le due liste presentate a San Lupo (nel beneventano) e a Letino (in provincia di Caserta, in cui le formazioni in corsa erano addirittura 8, per 921 elettori e 515 votanti) in tutto hanno raccolto solo un voto, a San Lupo dove il candidato sindaco era proprio Cirillo. Tutto questo ai più può sembrare un inutile ed incomprensibile dispendio di energie, ma si parla pur sempre del "Dr. Seduction", che non si risparmia mai…
Sulle schede si è visto anche anche il simbolo di Italia dei diritti, movimento nato nel 2006 e legato al giornalista romano Antonello De Pierro, che aveva depositato al Viminale il simbolo nel 2014 e anche a gennaio: il suo partito, a differenza di altre formazioni anonime, ha un sito web piuttosto ben fatto ed aggiornato. Italia dei diritti si presenta in soli due comuni in provincia di Roma, Cervara e Roccagiovine: nel primo sono arrivati solo 2 voti, nel secondo - dove era candidato a sindaco proprio De Pierro - ben 12 (6,93%). Questi hanno surclassato i 3 voti ottenuti dalla terza lista presentata (Progetto popolare, se ne riparlerà) e hanno assegnato a Italia dei diritti i tre seggi riservati all'opposizione in questo comune di 263 abitanti.
Iniziando il viaggio tra le liste assai meno conosciute, si comincia da L'Altra Italia, il cui emblema è stato avvistato in Lazio e in alcune regioni vicine. Sulla pagina Facebook della formazione non c'è molto, ma sulla collocazione a destra del gruppo non ci sono dubbi: la grafica, semplice ma diretta e a suo modo originale, è dominata da un'aquila tricolore, ricavata - l'occhio non mente - dalle lingue della fiamma tricolore del Msi, adattate con una certa cura. L'Altra Italia si è presentata a Gagliole (nel maceratese), Campodimele (in provincia di Latina), Varco Sabino (nel reatino) e nella beneventana San Lupo. Di queste quattro liste spalmate in tre regioni, quella di Varco Sabino ha pescato il jolly: i 155 votanti si sono trovati solo due liste sulla scheda e a L'Altra Italia sono bastati 9 voti (il 7,25%) per mandare in consiglio il leader nazionale, Cosimo Damiano Cartelli, ed altri due candidati; negli altri comuni, invece, non si è andati oltre lo 0,57%...
Altra formazione di destra è Progetto Popolare, anche se per i lettori di questo sito non è certo una novità, avendo quel gruppo già presentato liste nel Centro-Sud, in particolare in Molise. Quest'anno, però, avendo un po' più di tempo a disposizione per ricerche accurate e approfondite, è emersa una continuità con il Movimento sociale italico, formazione che aveva partecipato a diverse tornate elettorali, anche in comuni superiori (ad esempio a Colleferro nel 2011, quando aderì alla coalizione di centrodestra, risultata poi vincitrice, ottenendo un dignitoso 1,73%). Visitando il loro sito internet non si nota solo che la casella di posta elettronica è la stessa del MS italico: alcuni nomi proposti in passato nelle liste del Msit, infatti, sono presenti anche nelle nove liste presentate nel 2018. Quest'anno la lista compare a Filettino (nel frusinate), nella citata Campodimele, nei comuni reatini di Belmonte e Rocca Sinibalda, nelle citate Cervara e Roccagiovine in provincia di Roma, a Letino in provincia di Caserta (già vista per il Partito delle Buone Maniere) e, nel meraviglioso mondo del Molise, a Sessano e Castelpizzuto in provincia di Isernia. A dispetto delle varie corse elettorali, nessuna ha dato risultati significativi: in 5 comuni Progetto popolare ha ottenuto zero voti, in due uno solo, a Cervara ben 2 ed a Roccagiovine addirittura 4 (il 2,31%), ma come si è visto i tre seggi dell'opposizione se li è presi l'Italia dei Diritti (con 12 voti). Bottino finale di 9 liste, 8 voti: un dispendio di energie francamente incomprensibile, almeno elettoralmente parlando.
Eppure, in quanto si è visto fin qui, un minimo di logica e strategia politica, forse - si ripete, forse - la si trova: altrove è praticamente impossibile vederne anche solo un briciolo. Per esempio, se nel 2016 e 2017 in combinata con Progetto Popolare trovavamo quasi sempre Lega Molise e Basta Privilegi politici, nel 2018 sono scomparse… in compenso è sbucata una misteriosa formazione Stella Popolare, con tanto di stella rossa come simbolo: si è detto "misteriosa" perché anche mettendosi a cercare informazioni in Rete non se ne trova alcuna traccia, né su Facebook (eppure è molto più facile aprire una pagina, rispetto a un intero sito) né sul web in generale. 
Ad aumentare l'alone di mistero (o, più semplicemente, di improbabilità dell'operazione), c'è il fatto che questa lista appare rivolta a un elettorato di sinistra, ma in ogni comune in cui si presenta sulla scheda compare anche il simbolo di Orgoglio Tricolore, che invece dal nome sembra collocarsi piuttosto a destra: anche di Orgoglio Tricolore, peraltro, non sappiamo molto, se non che il contrassegno proposto è completamente diverso da quello utilizzato dalla omonima lista per le comunali di Fiumicino.
Le due liste sono presenti ovviamente in vari comuni molisani (Macchia Valfortore, Montorio, Ripabottoni, Sessano, Castelpizzuto, Campochiaro, Salcito) e anche in Campania, nella sola Letino: tutti nomi già visti o destinati a essere citati di nuovo proprio per l'inconsueto numero di liste presentate. Solo a Salcito, in provincia di Campobasso, per dire, sulla scheda ne sono finite 11 (diconsi undici...).
Questo sforzo immane, alla fine dei conti, spesso non produce alcun risultato o, nella migliore delle ipotesi, raccoglie pochissimi voti (anche solo uno o due): evidentemente, una volta presentata la lista, non si procede a nessuna azione di propaganda elettorale. Viene allora da pensare che lo scopo di quelle liste non sia prendere voti o comunque fare attività politica, ma tutt'altro: sull'argomento, però, sarà il caso di tornare a breve.
Tutto questo, ovviamente, non prima di aver notato che tra i simboli finiti sulle schede a giugno quest'anno si è visto anche un Movimento Forconi - La Voce del Popolo: il simbolo è diverso da quello a fondo nero depositato a gennaio al Viminale, ma il nome è lo stesso e dovrebbe trattarsi - anche con spighe e tricolore - del medesimo soggetto politico. Dove poteva spuntare questa lista, se non a Salcito? Mettetevi per un attimo, vi prego, nei panni di un elettore di un comune di 667 abitanti che si trova ben 11 – un-di-ci! – simboli sulla scheda, nove dei quali del tutto estranei al paese: e meno male che i salcitesi erano allenati, visto che nel 2013 di liste ne erano state presentate sette. Allora i Forconi non c'erano, stavolta sì, ma forse gli elettori non lo sapevano: anzi, uno solo, l'unico che li ha votati.

giovedì 5 febbraio 2015

Se i Forconi puntano all'Italia intera

Simbolo tratto da una foto
Chi era fisicamente presente al Viminale in aprile, per la presentazione dei contrassegni in vista delle ultime elezioni europee non può dimenticare il piccolo "giallo" consumatosi in chiusura, con la pacifica (ma convinta) "invasione" del movimento dei Forconi, con il leader Mariano Ferro irritatissimo contro chi aveva presentato prima di lui un altro simbolo dei Forconi, ma ben diverso dall'originale e - ovviamente - non autorizzato. 
Ieri Ferro si è rimesso in pista (anche se ufficialmente non si era mai fermato), insieme al resto del suo gruppo, con tanto di conferenza stampa romana per presentare il suo nuovo inizio, marcato con tutti i crismi con un cambio di simbolo. O, meglio, con l'evoluzione di quello precedente, che non guardi solo alla Sicilia - Ferro, del resto, è di Avola - ma all'intera Italia.
Le sagome umane, quasi tutte munite di forcone molto artigianale, che caratterizzavano l'emblema originale del movimento, ora compongono l'intera sagoma del Bel Paese; e se i colori prima erano il giallo e il rosso, tipici della Sicilia, ora le figure si tingono quasi naturalmente del tricolore italico (gli arnesi da lavoro, invece, restano scuri). Il fondo resta bianco, mentre il nome "I Forconi" (anche se la denominazione completa sarebbe Federazione nazionale de "i Forconi", visto l'intento di allargarsi a tutta la nazione) è in una tonalità grigio-marroncina, con una font Stencil ben nota ai frequentatori del pacchetto Office. 
Nella "nuova avventura" Ferro ne ha per (quasi) tutti: per il MoVimento 5 Stelle ("ci ha profondamente delusi"), per le tasse che strozzano i lavoratori e i piccoli imprenditori, per l'Unione europea ("le sue regole ci complicano la vita per agevolare chi arriva dall'estero come i cinesi"). I Forconi sono pronti al dialogo con tutto l'arco parlamentare dei partiti ("anche se non si è ancora fatto vivo nessuno", tranne esponenti di Forza Italia e Fratelli d'Italia che si sono presentati alla conferenza stampa) e hanno in mente di unire il Paese con le loro iniziative, anche se "non sappiamo ancora quali saranno". Intanto, comunque, il simbolo c'è.