martedì 21 agosto 2012

Guardo l’Api che (non) volano nel ciel…


Qualcuno l’aveva ammesso, in modo nemmeno troppo velato: «Il simbolo tricolore? Terribile». Così diceva Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada, pochi minuti dopo aver fatto il suo intervento alla prima convention di Alleanza per l’Italia, il soggetto politico fondato da Francesco Rutelli e Bruno Tabacci, transfughi rispettivamente da Pd e Udc (esattamente Rosa per l’Italia).
L’emblema era stato battezzato l’11 novembre, ma giusto un mese dopo c’era già chi detestava quel segno geometrico e piuttosto inespressivo: «una x rossa e verde su campo bianco», lo definiva il Corriere, anche se quella X – che nel logo voleva dire proprio «per», manco fosse una stenografia o un sms – sembrava piuttosto un “maggiore” verde leggermente sovrapposto a un “minore” rosso, quasi a dire che virare troppo verso il rosso fa male (soprattutto per un ex verde come Rutelli).
Tempo una decina di giorni e il contrassegno si rivoluziona, anche se lo fa con un gioco di parole fin quasi banale. La sigla del partito è Api? E allora perché non piazzare nell’emblema due belle apucce, dal corpo tricolore, a svolazzare in un cielo azzurrino sopra un fiorellino, magari d’arancio, appena posato su un tocchino di verde? Detto, fatto. Dalla segreteria del partito si affrettano a spiegare che le api sono «simbolo dell’Italia operosa, ma anche insetti col pungiglione».
A dire il vero, l’idea sapeva piuttosto di riciclo: nel 1999 Domenico Comino, Vito Gnutti e altri espulsi dalla Lega avevano fondato gli Autonomisti per l’Europa e, guarda caso, si erano fatti simboleggiare da un’ape, meno schematica e più naïve, quasi disneyana; per Rutelli e compagni c’è la scusa del fiore, ma a quasi tutti sembra proprio questa la parte più importante del contrassegno. Sarà pure un fiore d’arancio, con pochi petali ampi, ma quella corolla bianca e il centro giallo rimandano decisamente alla margherita e un po’ di malizia viene spontanea: non solo il presidente del partito è l’ex “margheritino” Rutelli, ma il coordinatore è Lorenzo Dellai, che aveva fondato la lista «Civica per il governo del Trentino» nel 1998, piazzando proprio quel fiore nel simbolo e facendo addirittura da modello per il precedente partito rutelliano.
I grafici dell’Api, peraltro, non hanno fatto proprio nulla per fugare questi sospetti: prima le api si sono annerite, depositando il tricolore a lato del fiore e volando in un cielo dall’azzurro più intenso, poi se ne sono andate del tutto. Finché, più o meno un anno dopo la nascita del partito, Rutelli cala l’asso dalla manica: a identificare la formazione bastano una gigantografia della sigla (piuttosto stiracchiata, non proprio elegante), il nome del partito e, sopra a tutto, quel fiore appena ridisegnato e decisamente cresciuto: completano il quadro il fondo blu uniforme e un clementino tricolore (che non manca mai, a quanto pare) a separare fiore e scritte. E le api? Volate via: forse, in fondo, non c’era nulla da pungere.

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