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giovedì 13 gennaio 2022

Lorenzo Vanni, "IL" mondo (n-uovo) racchiuso in un simbolo

Il tempo delle suppletive è ormai vicinissimo. Tra tre giorni - domenica 16 gennaio - per oltre 185mila tra elettrici ed elettori della Capitale saranno pronte urne e cabine per indicare chi, in quest'ultimo scampolo della XVIII legislatura, siederà alla Camera come persona eletta nel collegio uninominale 01 - Roma Trionfale del collegio plurinominale Lazio 1, prendendo il posto di Roberto Gualtieri (a sua volta eletto due anni fa nelle precedente elezione suppletiva, per sostituire Paolo Gentiloni) e avendo come primo impegno assai rilevante l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. I nomi sulla scheda - con relativi simboli - saranno cinque e sono stati analizzati nei giorni scorsi. Quattro, più o meno noti, sono certamente legati al mondo politico "tradizionale", quello dalle sembianze più consuete, a prescindere dalla parte che propone la candidatura. Il quinto nome - anzi, in ordine di sorteggio è il terzo - è invece legato a tutt'altro mondo, anche se lui - Lorenzo Vanni - tiene a dire che è politica anche la sua, solo sotto altre forme, non meno degne e ugualmente importanti. 
Per chi abita o lavora nel quartiere della Vittoria - in pieno collegio Roma-Trionfale - o per chi lo frequenta abitualmente, il cognome "Vanni" non suona certo nuovo: richiama inevitabilmente il bar attivo da oltre 90 anni da quelle parti (e che da decenni ha la sua frequentatissima sede in via Col di Lana) e le altre attività di ristorazione e banqueting contrassegnate dall'esagono arancione con le due "V". Lorenzo Vanni è appunto il nipote del fondatore di quest'attività di ristorazione, tuttora impegnato in questa ("Ho 56 anni e ho iniziato a lavorare quando ne avevo venti: mi ero iscritto a Scienze politiche, poi mio padre mi ha invitato a confrontarmi con il lavoro 'dell'olio di gomito" ed ecco qui..."). Insieme a Beatrice Gamberini, Valerio Casini, Cecilia D'Elia e Simonetta Matone domenica sulla scheda ci sarà anche lui, incarnando - ne è profondamente convinto - una candidatura diversa, particolare (da Homo Novus, come si legge nel contrassegno), non sovrapponibile ad alcuna altra. Così come non è accostabile a nessun altro il simbolo che accompagna la candidatura, anomalo e stracarico, anche a costo di rischiare di non essere letto e compreso facilmente.
A un primo sguardo non possono sfuggire alcuni dettagli: la convivenza di un "nome politico" ("IL" N-"UOVO" MONDO) e di uno slogan (molto raro nei simboli), l'abbondanza di virgolette e, soprattutto, il disegno di una figura umana davanti a una grossa "V" arancione. Per chi ha esperienza di stili e tratto, quel disegno è chiaramente riconducibile alla mano di Makkox, cioè Marco Dambrosio, ben noto a chi segue da anni Propaganda Live (e prima Gazebo) e a chi vede le sue creazioni sul Foglio, sull'Espresso e sul Post. Siamo dunque di fronte al primo vero simbolo elettorale disegnato da Makkox (oltre ai tanti sfornati durante le sue trasmissioni televisive)? Sì e no, nel senso che il disegno non è nato per il contrassegno elettorale, ma per illustrare la copertina del libro "IL" Sano De-Mente, che Vanni ha pubblicato con Albatros lo scorso anno. A distanza di un anno, "IL" si ritrova, rigorosamente in maiuscolo e tra virgolette, anche nell'emblema offerto ad elettrici ed elettori del collegio Roma-Trionfale: il significato lo spiega lo stesso Vanni. "Ho messo 'IL' tra virgolette perché quelle due lettere, che numerologicamente valgono 12, mi rappresentano: il mio nome e cognome in tutto hanno 12 lettere, in più il mio nome vale 42 e il cognome 24, per cui sono palindromi e la loro somma ancora una volta fa 12. Non solo, come si sa, il 12 è un numero ricorrente nei miti, nelle leggende e in molte religioni, da quella ebraica a quella cristiana, ma c'è di più: questo doppio 12 del mio nome, secondo gli studi alchemici della professoressa Patrizia Pezzarossa, si traduce nella geometria solida in un 'doppio dodecaedro', una forma che addirittura crea un 'tunnel interstellare' nel quale può passare di tutto, un mondo intero o un universo". "IL", dunque, non sarebbe un "semplice" articolo, ma addirittura una porta-finestra su un mondo n-uovo (quello di Vanni) e, insieme, un riassunto concentrato: se Cesare Zavattini sognava di potersi stringere in una parola (Stricarm' in d'na parola), Vanni si stringe in due sole lettere, strette a loro volta dalle virgolette.
In quel mondo rientra a pieno titolo il disegno creato da Makkox: "Tra noi si è creato un bel rapporto di amicizia, che ci ha portato a scambiare vari lati della nostra esistenza. Nel momento in cui gli ho detto che stavo lavorando a un libro e a un progetto di comunicazione, di una nuova 'corrente' (perché non mi piace parlare di 'movimento', dobbiamo dare anche una nuova visione alle persone), gli ho proposto di disegnare per me 'IL supereroe'. Lui mi ha raffigurato così: nella sua genialità è riuscito a inserire i due '12' nella 'V' dietro di me, che si possono intravedere nelle fiamme che la compongono senza che emergano in modo evidente; in primo piano, quindi, c'è la mia raffigurazione e dietro c'è questa 'V' che può voler dire molte cose. Per me non è certo 'V per Vendetta': è innanzitutto la 'V' di 'vittoria', di 'vita' e di 'vivacità'". Non può sfuggire, peraltro, che la "V" richiama anche lo stesso Vanni, per l'iniziale del cognome e per il colore arancione usato da Makkox, lo stesso che da molti anni caratterizza l'insegna-marchio dell'attività di famiglia. A quel supereroe idealizzato e visto da Makkox, genio della penna, ho abbinato la mia creatività verbale, giocando con le parole sulla traccia della 'scuola' francese dell'OuLiPo. Da lì è nato appunto 'IL' Sano De-Mente, che si presenta come libro di aforismi e giochi di parole, fondato su sensi, non-sensi e doppi sensi, in una lingua 'a composizione e modulazione variabile' lasciata nelle mani di chi legge".
Questa lingua si serve delle regole senza farsene ingabbiare e lo stesso ha cercato di fare Vanni con il proprio simbolo, cercando di metterci tutto e di tutto, sperando che chi lo vede si prenda il tempo per capirlo senza liquidarlo in fretta. Se infatti la "grammatica dei simboli" politici ed elettorali limita il più possibile l'uso della punteggiatura, il contrassegno elettorale di Lorenzo Vanni sfoggia ben due coppie di virgolette e aggiunge di buon peso un trattino, senza minimamente preoccuparsi di quanto un segno grafico così piccolo abbia fatto litigare varie forze politiche in passato (vedi alle voci "centro-sinistra" e "centrosinistra"). Ma guai a pensare che si tratti "solo" di punteggiatura. "Il ruolo delle virgolette, come quello dei puntini, delle parentesi, delle virgole, degli stessi accenti chiama in causa direttamente la persona che legge - spiega Vanni - ed è suo compito interpretare, secondo la sua specifica visione, quello che c'è scritto, con un senso che può cambiare anche in base a come ci si sente in un preciso momento. Del resto è quello che ho fatto già nel mio libro: lì ogni aforisma inizia con tre puntini e finisce ancora con tre puntini, perché solo chi legge sa che cosa personalmente viene prima di quella frase, così come tocca a chi legge dare un seguito a quella frase, inventarlo per continuare".
Se la prima coppia di virgolette racchiude "IL" e il mondo numer(olog)ico che riassume in sé, la seconda agisce in sinergia con il trattino e, dalla parola "nuovo", fa emergere il termine "uovo", un'azione tutt'altro che casuale. "Come ben sa chi apprezza la simbologia - continua Vanni - l'uovo rappresenta la rinascita della vita e dell'anima, rappresenta la sorpresa: si può dire che nell'uovo ci sta tutto". Ci sta anche, in fondo, la tentazione di dire che questo stesso simbolo, anche grazie alla sua forma circolare (in un certo senso fin troppo perfetta, cioè poco ovoidale), richiama l'idea dell'uovo per la novità (rispetto al consueto), ricchezza e - non lo si può negare - complessità del contenuto.
Ha pensato almeno una volta Vanni, per essere ancora più dirompente, di chiamare il proprio progetto elettorale proprio "'IL' Sano De-Mente" o ha desistito, ritenendo che quella cartuccia fosse già stata sparata? "Ma in realtà questo simbolo è proprio 'IL' Sano De-Mente" spiega lui: "Dal libro è partito il progetto cui non potrò mai rinunciare: quello del supereroe, della 'V' scintillante, del motto 'Io per tutti - tutti per noi', che ho tratto ovviamente dai Tre Moschettieri ma che ho voluto ribaltare in girato a modo mio, perché se io avrò l'opportunità di andare in Parlamento rappresenterò tutti e sono convinto che quei 'tutti' lavoreranno per la comunità, per 'noi' dunque. In quel progetto rientra anche quella curva che sta in basso, tendente all'arancione, inserita per richiamare la dualità dello yin e dello yang che ci caratterizza". Fino ad ora il Taijitu era stato evocato essenzialmente dai simboli adottati dalla Lista Marco Pannella dal 1992 in avanti, con il primo nato - lo ha ricordato il suo creatore, Aurelio Candido - sostanzialmente per scherzo. "Ma in un certo senso - precisa Vanni - anche questo simbolo è nato 'per scherzo', nel senso che non c'è stato alla base uno studio del simbolo elettorale. Come dicevo, alla base c'è il mio dialogo con Makkox sul mio progetto, lui sulla sua strada ha inventato quell'immagine del supereroe, io sulla mia strada ho aggiunto il resto, prima con il libro e poi con la candidatura che costituisce lo sviluppo del progetto".
Già, com'è nato questo sviluppo? "La candidatura alla fine è nata perché il territorio, la gente nun gliela fa più e mi sono sentito dire: 'Vanni, ma perché nun ce mette un po' del suo e vediamo se si riesce a fare qualcosa?' ed è quello che ho fatto, anche perché per il mio lavoro faccio politica tutti i giorni". In che senso? "Ogni giorno devo relazionarmi con dipendenti, clienti, questioni sindacali... vuole dire rapportarsi con centinaia di persone che hanno milioni di differenti caratteristiche e attitudini; in passato sono stato anche a capo di un'importante associazione di commercianti del centro storico. Per tutte queste ragioni, penso di fare da sempre la politica del territorio, quella 'della strada'. Era già nata l'idea che io potessi presentarmi alle suppletive precedenti, quelle del collegio di Roma-Primavalle, ma quello non era il mio territorio e non mi interessava concorrere lì; questa volta invece è il mio territorio a essere chiamato al voto, quindi ho deciso di presentarmi." Per finire sulla scheda elettorale, Vanni (come le persone candidate da Potere al Popolo! e Italia viva) ha dovuto raccogliere tra 300 e 600 firme di elettrici ed elettori che risiedono nel collegio e ci è riuscito: "Ho fatto una corsa al rush finale, anche perché di queste elezioni suppletive si è parlato e si parla tuttora molto poco, una cosa che fa molto male alla democrazia e finisce per attribuire i seggi parlamentari sempre a persone strettamente legate ai partiti, che magari conoscono ben poco il territorio e in previsione hanno altri incarichi, senza che ci sia davvero spazio per chi con i luoghi in cui si vota ha vere relazioni".
Ora è presto per sapere quante persone andranno a votare e non si può certo sapere quante di loro si saranno interrogate sul significato della candidatura di Lorenzo Vanni, men che meno sull'universo stretto in un cerchio di 3 centimetri di diametro stampato sulla scheda. Di certo la conta dei voti sarà interessante: chi avrà messo la croce su "IL" N-"Uovo" Mondo avrà iniziato un viaggio, durato ben più dei pochi secondi passati in cabina elettorale.

sabato 12 ottobre 2019

Italia viva, una settimana di tempo per scegliere tra tre simboli

Il simbolo scelto per Italia Viva, si sa da giorni, verrà svelato alla Leopolda, tra una settimana esatta. Questa mattina, tuttavia, Matteo Renzi sui suoi canali social aveva annunciato una "sorpresa" simbolica per le ore 18 di oggi e così, in un certo senso, è stato: sempre sugli stessi profili, infatti, sono apparse tre opzioni grafiche, sottoposte al voto di militanti, simpatizzanti e interessati, così da preparare la scelta dell'emblema con cui l'ex sindaco di Firenze caratterizzerà dal 19 ottobre il suo impegno politico. 
"Sabato prossimo alle 18 in punto il simbolo di Italia Viva sarà ufficialmente presentato alla Leopolda10. Sarà un grande momento di festa. Già, ma quale sarà il simbolo? Facciamo una cosa diversa dagli altri partiti: decidiamo il logo tutti insieme!", ha scritto Renzi, presentando le tre opzioni selezionate "tra le tante proposte arrivate in questi giorni". Per votare occorre andare sul sito www.italiaviva.it - che rimanda, per ora, al sito dei Comitati Azione Civile - e indicare l'opzione preferita, associando il proprio voto alla propria identità e a "indirizzi email e numeri telefonici attivi e funzionanti" (si specifica che "non verranno conteggiati i voti plurimi provenienti dagli stessi recapiti")"Mi piace l’idea  - ha continuato Renzi - che questa nostra nuova Casa sia un luogo ricco di partecipazione. A cominciare dal simbolo che ci rappresenterà sulla scheda elettorale. In attesa di votare per Italia Viva, avete una settimana per votare il simbolo!"
Al di là del nome, evidentemente ricorrente, l'impressione è che le tre proposte messe in votazione siano piuttosto diverse. La prima punta soprattutto sull'evidenza, perché indubbiamente salta all'occhio con il suo rosa vivo, quasi shocking; privilegia decisamente la seconda parola del nome rispetto alla prima, sia per le dimensioni assai più evidenti, sia per il gioco grafico tra "Viva" come aggettivo e come esclamazione, grazie alle due V bianche e accostate in modo da formare una W; nel mezzo, la "i" con il puntino sembra stilizzare la figura umana, come a dare un tocco grafico che il lettering da solo non potrebbe dare. Certo, non si può pretendere che una composizione simile dica qualcosa sull'identità del partito e qualcuno potrebbe rimanere comunque colpito da un colore di fondo che ricorda una delle prime rese grafiche di Possibile; seguendo qualche stereotipo di genere, l'immagine complessiva potrebbe ricordare un canale o un progetto "femminile" o che strizza l'occhio a quella parte di elettorato, ma si è certi che non fosse questo il pensiero di chi ha elaborato la grafica, né di chi l'ha messa in ballottaggio. La struttura, peraltro, può ricordare paradossalmente quella del simbolo originario (e non esattamente renziano) di Articolo Uno, con la prima parola molto piccola a sinistra e la seconda enorme al centro.
Il secondo simbolo sembra il più armonico e insieme il più delicato, questo soprattutto grazie alle sfumature e a un uso ben modulato di maiuscole e minuscole per il testo. Rispetto alla proposta precedente, questa non mostra tracce di horror vacui, visto il molto bianco (che tra l'altro permette l'inserimento di altri elementi a seconda della situazione). Altra questione non trascurabile, si tratta dell'unica opzione che contiene un elemento grafico assimilabile a una raffigurazione riconoscibile, identificabile, e riconducibile a valori cosa cui si può giustamente essere ancora affezionati: l'idea di partenza è una "V", ma è stata disegnata in modo dinamico e tridimensionale, così da sembrare un uccello in volo. Ovviamente, come sempre capita, si può vedere tutto in quella stessa immagine, persino - a voler esagerare - l'occhieggiare a una marca di assorbenti con le ali (anche per la tavolozza di colori utilizzata, soprattutto per il testo); al di là di questo, si tratta della proposta più leggera e aggraziata delle tre. I colori delle sfumature, peraltro, ricordano moltissimo quelli di uno dei social network più diffusi, Instagram: chi sceglierà questo emblema, probabilmente, potrà essere influenzato anche da questo.
L'ultima opzione grafica, di fatto, è basata solo sul testo e anche per questo è quella più immediatamente leggibile e, in un certo senso, più 'renziana': lo suggeriscono soprattutto i colori utilizzati, che richiamano quelli più utilizzati in passato per la comunicazione dell'ex sindaco di Firenze ed ex presidente del Consiglio. La font Helvetica (molto classica e lineare, ma anche molto "berlusconiana", per gli affezionati della grafica politica: basta vedere il primo simbolo di Forza Italia registrato come marchio) viene solo leggermente mossa grazie al corsivo, mentre l'avere "bandierato" tutti gli elementi a destra rende il risultato finale un po' sbilanciato e non proprio a suo agio nel cerchio. Non sfugge, poi, la sottolineatura rossa, che per absurdum richiama quella più sottile del simbolo di Liberi e Uguali, certo non tacciabili di italiavivismo ante litteram (né Renzi può essere sospettato di liberugualismo ex post).
La scelta della rete contribuirà alla decisione finale; occorrerà aspettare una settimana per sapere se la soluzione definitiva sarà proprio una di queste tre o ci sarà spazio per qualche aggiustamento (del resto, a dispetto del post renziano, vari altri partiti si sono affidati alla rete per la scelta, non necessariamente rispettando i risultati del voto o i tanti consigli opposti degli utenti: le soluzioni furono tutte diverse rispetto ai primi voti della Rete, per esempio, per il Movimento nazionale per la sovranità, mentre andò in modo assai più rispettoso con eViva, evoluzione dell'esperienza degli autoconvocati di Leu, che dopo una prima fase di studio mise in votazione online giusto tre alternative di nome e di grafica). Di certo, nulla batte l'inventiva di Makkox, all'anagrafe Marco Dambrosio, che ieri sera a Propaganda Live su La7 ha servito un emblema ricchissimo, tanto inadatto per le schede quanto imperdibile per gli appassionati della satira (al punto che Renzi, nell'annunciare la "sorpresa" di oggi, non ha potuto evitare di scrivere "Temo di non poterlo utilizzare per una questione di diritti, ma mi inchino al genio di Makkox. Un logo fenomenale, il suo"). A proposito, le proposte simboliche Made in Makkox ormai sono diventate parecchie: urge probabilmente una televendita, magari con adeguato dottor Armà che illustri risvolti ed evoluzioni del makkoxismo...

sabato 9 marzo 2019

Siamo Europei, Calenda mostra i primi bozzetti (da partito pigliatutto)

Prima bozza (ricostruita da foto)
Manca meno di un mese alla scadenza dei termini per il deposito al Viminale dei contrassegni da utilizzare alle elezioni europee del 26 maggio (gli emblemi si presentano dal 7 all'8 aprile), quindi è normale che qualcuno stia scaldando i motori per preparare le grafiche da destinare alle bacheche e, magari, alle schede elettorali. All'opera c'è anche Carlo Calenda, impegnato a visualizzare il suo progetto Siamo Europei, la lista unica di centrosinistra che lui vorrebbe schierare alle prossime consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo: la prima (buona) notizia, dunque, è che sembra abbandonata la prima versione della grafica depositata come marchio dall'ex ministro e da Gianfranco Librandi da noi scoperta qualche giorno fa. Oggi, poco prima di mezzogiorno, Calenda ha pubblicato sul suo account Twitter le foto dei primi due bozzetti elaborati per il simbolo, chiedendo un parere ai suoi follower.
Seconda bozza (ricostruita da foto)
Caratteri comuni delle due proposte, oltre al nome, sono i richiami grafico-cromatici alle bandiere italiana ed europea: in una versione, più dinamica, il tricolore aveva le sembianze di una strada-fascia, lasciando la parte superiore a fondo blu e con tre stelle viste "di sbieco", per richiamare l'Europa senza riportarle tutte e dodici; nel secondo bozzetto, più "fermo", le dodici stelle sono disposte (sempre sul fondo Europe blue) a corona, attorno al cerchio centrale in cui il tricolore occupa il segmento inferiore, appena più piccolo rispetto a un semicerchio.
Il giudizio dei vari utenti che hanno interagito con Calenda, va detto, non ha dato l'impressione di un trionfo di consensi. La seconda versione è apparsa a molti troppo statica e old style (anche se qualcuno ha letto maggior sobrietà e serietà, ottima per distinguersi dagli "scappati di casa" di altre forze politiche), mentre più gradimenti ha riscosso la versione "dinamica" divulgata per prima. Anche in quel caso, a dire il vero, a fronte di apprezzamenti (tra i quali quello di Luigi Bobba, già deputato Margherita e Pd), si sono contate molte perplessità, legate soprattutto alla presenza delle stelle (3 potevano apparire "due in meno"...) e all'uso dei colori. In particolare, in molti hanno lamentato - al di là della scarsa fedeltà cromatica agli originali, trattandosi di fotografie - come le due immagini diano l'idea di un partito di destra o di centrodestra, a causa della compresenza del tricolore e del blu, in Italia più conservatore che progressista. Posto che qui certamente il blu era piuttosto quello europeo (come le stelle provano), in effetti l'accostamento più che di centrodestra è quello di un partito pigliatutto - catch-all party - che si propone di rivolgersi all'intera nazione, al centrosinistra nel cui alveo nasce come pure (questo sì) al centrodestra, se chi lo vota o l'ha votato condivide il messaggio italo-europeista che si vuole veicolare; tira un po' verso il centrodestra invece il carattere usato, perché la font è la stessa del Ppe.
Sono stati molti i suggerimenti arrivati dagli utenti, per togliere, modificare o aggiungere alcuni elementi; alcuni erano seri (magari anche dirompenti, come il pugno avvolto o dipinto dalla bandiera europea di Simone Cosimi), altri chiaramente ironici (come il cigno inserito da Il Fuco come particolare che renderebbe il simbolo "unico e più riconoscibile", anche se su quest'ultimo punto si può dubitare: chi lo vedrebbe nella miniatura di 3 centimetri di diametro sulle schede?). Più di qualcuno ha però soprattutto lamentato che entrambe le soluzioni sapevano di "già visto", soprattutto a destra. Qualche ragione, in effetti, ce l'hanno. C'è chi, come i ricercatori Giovanni Piccirilli e Patrizio Ivo D'Andrea, hanno richiamato la somiglianza della versione statica con il partito di Lamberto Dini, Rinnovamento italiano, che qualche somiglianza effettivamente ce l'ha.
Più calzante, tuttavia, sembra l'accostamento all'emblema scelto da Rete liberale, gruppo politico siciliano che faceva capo a Vincenzo Palumbo - già senatore liberale e componente laico del Csm - e che confluì nel 2009 nel ricostituito Pli (salvo riprendere la propria autonomia in seguito, con l'abbandono del partito da parte di Palumbo e degli altri): la cintura di stelle è molto simile, così come c'è un cerchio interno con una quasi-metà tricolore, anche se in quel caso era a base curvilinea e nella parte superiore. Il simbolo ha effettivamente avuto poca circolazione (ora lo si rivede aggiornato come Rete per la Democrazia liberale), ma non è sfuggito all'attenzione dei #drogatidipolitica.
Tra l'altro, volendo può venire in mente (anche se le stelle europee avevano un'altra disposizione) anche il logo di Italia liberale, che era stato diffuso da Affaritaliani.it - a corredo di un articolo di Alberto Maggi - come una delle possibili soluzioni grafico-politiche studiate da Silvio Berlusconi per mandare in pensione definitivamente il Pdl e, volendo, anche Forza Italia, nel tentativo di allargare sempre di più la base di riferimento della sua proposta. La font somiglia molto, il segmento tricolore pure, mentre l'Europa non era posta all'intorno, ma relegata nel segmento superiore. Probabilmente il simbolo non aveva alcuna base di realtà, ma in questa sede si può ricordare tutto.
Il riferimento a Berlusconi viene utile, comunque, per passare all'altra versione del simbolo calendiano, quella dinamica (che peraltro ha dato l'opportunità al vignettista Makkox di richiamare il "giorno" della campagna di Obama 2008, contrapposto alla "notte" trumpiana dell'ultima campagna presidenziale). 
Qualcuno, si è detto, ha lamentato come questa ricordasse poco o molto il Popolo della libertà. In realtà, più del Pdl viene in mente l'emblema di Alleanza di centro per la libertà, vale a dire il partito fondato alla fine del 2008 da Francesco Pionati, ex notista politico del Tg1, eletto nell'Udc ma (ri)passato in fretta a lidi berlusconiani: il suo stesso simbolo era apparso a molti - soprattutto nella prima versione - una citazione dell'emblema del Pdl, con quell'arcobaleno che qui si allargava fino a sembrare, appunto, un po' una strada e un po' una fascia, senza trascurare il riferimento alle stelle europee inserito nella parte superiore dell'emblema, in modo molto discreto.
Non va dimenticato nemmeno I cittadini, movimento fondato da Francesco Barbato, deputato eletto con l'Italia dei Valori nel 2008, messosi però in proprio alla fine della XVI legislatura (conclusasi per lui in modo piuttosto burrascoso). La prima versione del simbolo comprendeva la strada tricolore, con la parte superiore blu e varie stelle bianco-grigie, via via sfumate (sotto la scritta "Democrazia liquida", legata al progetto politico dei Pirati cui Barbato aveva cercato di avvicinarsi); dopo peraltro che da più parti - e anche su questo sito - si era notata la somiglianza dell'emblema con quello di Progetto Italia di Domenico Napoleone Orsini, il simbolo cambiò all'improvviso e sparirono le stelle; la grafica, peraltro, è stata ampiamente ripresa da Progetto popolare, una delle formazioni specialiste nel presentare liste nei comuni "sotto i mille", in Molise e non solo.
In tutti questi casi, la strada tricolore è "a specchio" rispetto alla versione ora impiegata da Calenda; il tema però è quello e chissà se il grafico (o lo stesso Calenda) aveva in testa uno di questi emblemi mentre realizzava il bozzetto di Siamo Europei... Ha ragione l'ex ministro quando dice che il simbolo "non dev'essere fighetto ma semplice e riconoscibile sulla scheda", precisando che "si tratta di simboli prova per lista unitaria da aggiungere agli altri, non di fondazione di partito indipendente" e che, in caso di lista "unitaria con pluralità di simboli", questi non devono essere nascosti: probabilmente, però. è il caso di risolvere alcuni equivoci grafici che già sembrano sorti. C'è ancora un po' di tempo: è sempre Calenda ad annunciare un briefing con il grafico per lunedì, giorno in cui propone anche un incontro a Nicola Zingaretti, Benedetto Della Vedova (+Europa), Federico Pizzarotti (Italia in comune, verso un progetto coi Verdi) e magari i rappresentanti di Volt Italia per pensare a un percorso comune. Un inizio di settimana impegnato e impegnativo, non c'è che dire...