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lunedì 19 ottobre 2026

Suppletive a Chieti, simboli e curiosità sulla scheda per "a long goodbye"

Un mese e mezzo fa, nel presentare l'elezione suppletiva che si è tenuta il 27 e 28 settembre nel collegio senatoriale di Reggio Calabria, in chi scrive e nell'ottimo Giuseppe Lauri era radicata la convinzione che non si sarebbero svolte altre elezioni suppletive in questa legislatura e che, se fosse stata approvata la riforma elettorale allora all'esame del Parlamento, non se ne sarebbero più svolte per parecchio tempo. Occorre senz'altro ammettere che, se quasi certamente la seconda affermazione troverà adeguato riscontro nella realtà, la prima in effetti non era corretta: il 15 settembre scorso si è dimesso dalla Camera Alberto Bagnai, dopo la sua nomina - più di un mese prima - come membro dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Dal momento che Bagnai era stato eletto (in quota Lega) per la coalizione di centrodestra nel collegio uninominale 01 - Chieti della XVII circoscrizione (Abruzzo) della Camera dei deputati, proprio in quel collegio - visto che le dimissioni del deputato sono arrivate con più di un anno di anticipo rispetto alla fine della XIX legislatura - occorre procedere a quella che stavolta indiscutibilmente sarà l'ultima elezione suppletiva, fissata per il 15 e il 16 novembre 2026.
A contendersi il seggio lasciato libero da Bagnai saranno quattro candidati, proprio come a Reggio Calabria, ma gli schieramenti in campo non sono pienamente sovrapponibili a quelli della precedente suppletiva. Analizziamo quindi i quattro contrassegni, cogliendo l'occasione di quest'appuntamento elettorale inatteso - anche se, in effetti, lo si poteva immaginare, sapendo della nomina di Bagnai all'autorità antitrust - per celebrare questa sorta di long goodbye per uno degli appuntamenti di culto per i #drogatidipolitica e che quasi certamente non si ripeterà per lungo tempo (a meno che, come aveva spiegato sempre Giuseppe Lauri, non si verifichi qualche vacanza di seggio in Valle d'Aosta o in Trentino - Alto Adige.
 
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1) Massimo Pasqualone

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Massimo Pasqualone, critico letterario e docente di lettere di scuola secondaria di secondo grado (ma anche professore a contratto in varie università); nel 2024 si era candidato come sindaco a Torrevecchia Teatina (Ch) con una lista civica, con cui è entrato in consiglio comunale. Attualmente Pasqualone è il segretario regionale per l'Abruzzo del partito Dimensione Bandecchi ed è proprio per la formazione politica guidata dal sindaco di Termi che Pasqualone si candida. Si tratta della prima partecipazione a elezioni di livello nazionale per Dimensione Bandecchi, che per l'occasione sembra avere lievemente modificato il suo simbolo: il cognome del sindaco di Termi è collocato sempre sul fondo blu, ma al di sotto del tricolore fatto di tre frecce; sotto a quello stesso cognome, peraltro, dall'inizio dell'anno occhieggia anche la dicitura "presidente", il che fa pensare che il contrassegno sarà presto impiegato anche in altre sedi, con Stefano Bandecchi già pronto a essere candidato a cariche di maggiori rilievo.
 

2) Luciano D'Amico

Al secondo posto sulla scheda elettrici ed elettori del collegio di Chieti troveranno la candidatura di Luciano D'Amico, un nome già incontrato in questo sito. D'Amico, infatti, oltre a essere professore ordinario di Economia aziendale presso l'università di Teramo (ateneo di cui è stato rettore), nel 2024 era stato l'aspirante presidente della giunta abruzzese, candidato dal "campo largo" per sfidare Marco Marsilio. Anche in questo caso D'Amico si presenta sostenuto dal "campo largo", anzi larghissimo. Il contrassegno elettorale depositato con la candidatura, infatti, contiene sei simboli disposti a esagono (risultando così il contrassegno più affollato delle suppletive visto finora, insieme a quelli dell'Alleanza democratica autonomista visti in Trentino per le suppletive di maggio del 2019): oltre a quelli del Partito democratico, di Alleanza Verdi e Sinistra, di Casa riformista - Italia viva, di Avanti - Partito socialista italiano (alla prima apparizione a livello politico nazionale, dopo il sorgere al Senato della componente del gruppo misto formata grazie al M5S Luigi Nave) e del MoVimento 5 Stelle, non può proprio passare inosservato il simbolo in miniatura del Partito della Rifondazione comunista. Non perché sia stato modificato rispetto alla foggia che ha ormai da 20 anni (quasi un record, di questi tempi), ma perché di fatto si assiste al ritorno del fregio del Prc sulle schede di un'elezione politica a vent'anni dall'ultima volta (9-10 aprile 2006), eccezion fatta - se si vuole - per la Lista anticapitalista presentata alle europee del 2009, il cui contrassegno si basava comunque sul fregio del Prc. Per di più, questo avviene per la prima volta in una coalizione capeggiata dal Pd. "Per tanti anni - ha spiegato in una nota il segretario del Prc Maurizio Acerbo, peraltro abruzzese - abbiamo con coerenza rifiutato accordi con il Pd alle elezioni politiche, pagando un duro prezzo di esclusione dalle assemblee elettive e conseguente invisibilità mediatica. Abbiamo ritenuto doveroso farlo per contrastare politiche che consideravamo contrarie agli interessi delle classi lavoratrici e popolari che hanno prodotto delusione, astensionismo e infine la vittoria della destra. Con la segreteria di Elly Schlein e la collocazione progressista del MoVimento 5 Stelle di Conte si è aperta la possibilità di un dialogo unitario".

3) Mario Colantonio

In terza posizione sulla scheda si collocherà Mario Colantonio, capogruppo in carica della Lega a Chieti dopo esserne stato il candidato sindaco alle elezioni comunali della scorsa primavera (la coalizione comprendeva anche Udc e la lista Azione politica; tutte hanno poi appoggiato al ballottaggio Cristiano Sicari, sconfitto da Giovanni Legnini). Il contrassegno composito contiene i simboli di tutte e cinque le principali forze del centrodestra, che corre unito come nelle ultime suppletive è accaduto: nel cerchio si vedono dunque Fratelli d'Italia, Lega per Salvini premier, Forza Italia, Noi moderati e Unione di centro; la disposizione delle miniature è la stessa riscontrata alle suppletive nei due collegi uninominali veneti della scorsa primavera (mentre a Reggio Calabria Lega e Forza Italia si erano scambiate il posto).
 

4) Danilo Ranieri

Il quadro delle candidature si chiude con Danilo Ranieri, avvocato, vicesindaco del comune di Lanciano, con un passato leghista. In quest'occasione Ranieri si candida sotto le insegne di Italia Domani, vale a dire il nuovo soggetto politico promosso da Marco Rizzo e di cui è segretaria nazionale Francesca Antinozzi (mentre alle suppletive calabresi, come si è visto, si è presentata Democrazia sovrana popolare - partito che lo stesso Rizzo aveva concorso a promuovere nel 2023 - attraverso la candidatura del suo leader Francesco Toscano). Il simbolo di Italia Domani è esattamente identico a quello presentato all'inizio di settembre da Rizzo e dagli altri promotori; vale la pena sottolineare che, com'è avvenuto nelle citate suppletive reggine, nessun contrassegno è stato personalizzato con il riferimento al candidato, mentre sono stati mantenuti i cognomi già presenti nei rispettivi simboli di partito.

mercoledì 2 settembre 2026

Suppletive a Reggio Calabria, simboli e curiosità sulla scheda

Il 27 e il 28 settembre 2026 ci saranno giorni da segnare sul calendario per coloro che appartengono alla famiglia dei #drogatidipolitica: come ha già ottimamente ricordato su queste pagine qualche giorno fa il collega e amico Giuseppe Lauri, si terrà quella che senz'altro è l'ultima elezione suppletiva di questa legislatura, ma che potrebbe essere anche l'ultima suppletiva per parecchio tempo se dovesse completare il suo iter parlamentare la riforma della legge elettorale di cui è appena ripreso l'esame da parte della commissione Affari costituzionali del Senato. 
Com'è noto, l'elezione riguarda la Camera dei deputati, precisamente il collegio uninominale 05-Reggio di Calabria della XXIII Circoscrizione Calabria.  Il voto si è reso necessario perché Il deputato lì eletto nel 2022, il segretario regionale di Forza Italia Francesco Cannizzaro, alle ultime elezioni amministrative è diventato sindaco del capoluogo reggino e ha optato per quella carica. Le candidature per il collegio uninominale potevano essere presentate tra il 23 e il 24 agosto; a sfidarsi per ottenere quel seggio saranno 4 persone, affiancate da altrettanti contrassegni, depositati per l'occasione presso gli uffici della Corte d'Appello di Catanzaro. I simboli saranno indicati in ordine di sorteggio sulla scheda: come si vedrà, in due casi si tratta di emblemi compositi, riferiti a un'intera coalizione, mentre altri due riproducono quello delle rispettive forze politiche di riferimento, non senza sorprese.
 
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1) Francesco Toscano 

La sorpresa maggiore arriva già con la prima candidatura, quella di Francesco Toscano. A colpire, a dire il vero, non è la partecipazione alle elezioni suppletive reggine dello stesso Toscano, cofondatore e presidente di Democrazia sovrana popolare, ma soprattutto nato a Gioia Tauro, comune di cui è stato assessore; del resto, proprio lui era stato candidato alla presidenza della giunta calabrese in occasione delle ultime elezioni regionali, tenutesi ad ottobre dell'anno scorso. Non passa certamente inosservato, invece, l'impiego di un simbolo del tutto nuovo, che mantiene il nome della forza politica e la sua sigla in evidenza, resa però con un carattere bastoni bianco su un fondo colore amaranto (che potrebbe persino ricordare la tinta storicamente legata alla Reggina), fondo sul quale si staglia anche il disegno stilizzato di una colonna scanalata; il nome del partito è collocato su un tracciato circolare intorno e sopra la colonna, mentre tutti gli elementi sono racchiusi all'interno di una sottile circonferenza tricolore (in cui il bianco corrisponde alle due estremità della colonna stessa). 
La scelta di presentare un emblema completamente nuovo rispetto a quelli utilizzati in precedenza da Dsp sembra da contestualizzare all'interno degli ultimi eventi che hanno caratterizzato la vita del partito, con il congresso straordinario celebrato a Roma (Auditorium Seraphicum) il 26 luglio scorso, a seguito dei concretizzarsi di un consistente dissidio politico (non privo di risvolti giuridici) all'interno del partito. Se le decisioni prese in quell'appuntamento hanno escluso ogni possibilità di trattativa con centrodestra, centrosinistra o con la nuova forza politica legata a Roberto Vannacci, scegliendo posizioni nettamente alternative a queste aree politiche, il 31 luglio Marco Rizzo - che aveva cofondato Dsp dopo le elezioni politiche del 2022 - ha pubblicato un post in cui ha dichiarato di aver "rassegnato, con effetto immediato, le dimissioni dall'incarico di coordinatore nazionale di Democrazia sovrana popolare" per "andare avanti senza ambiguità, compromessi e zavorre", ritenendo impossibile "proseguire un percorso comune con chi ha assunto posizioni ambigue sulla globalizzazione liberista, sull'immigrazione incontrollata, sulla sicurezza e sul ruolo dei lavoratori delle Forze dell'Ordine" ("L'Africa deve essere libera, sovrana e governata dagli africani, non sfruttata [...] Ma l'Italia ha il diritto e il dovere di proteggere i propri cittadini") e scegliendo di avviare un nuovo percorso politico. Il 28 luglio, però, lo stesso Rizzo in un altro post aveva preso atto della frattura concretizzatasi in quel periodo, aggiungendo "Correttezza vorrebbe che entrambi gli schieramenti interni al partito rinunciassero a simbolo e nome, che appartiene ad entrambi e che non sarebbe legale né equo venisse usurpato da una sola delle parti. Circostanza che ovviamente determinerebbe scontate azioni legali": è presumibile che Toscano abbia scelto di non rinunciare al nome, essendo lui rimasto all'interno di Dsp, ma di utilizzare un emblema del tutto diverso per evitare contestazioni efficaci in sede elettorale: nell'opportunità di mutare segno distintivo, potrebbe "pagare" di più farlo con un certo anticipo rispetto alle elezioni generali.
 

2) Domenico Giannetta

 

La seconda sorpresa arriva subito dopo la prima, con la comparsa del simbolo di Futuro nazionale con Vannacci. Qui la situazione è opposta a quella vista con Toscano: nessuna novità relativa al contrassegno utilizzato (si tratta della seconda versione dell'emblema, quella che ha ingrandito le scritte "futuriste" all'interno del cerchio blu sfumato), mentre assai più scalpore ha destato - al momento in cui la candidatura è stata divulgata - il fatto che la prima uscita elettorale politica di Fnv abbia il volto di Domenico Giannetta, che fino al momento dell'annuncio era capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale (gruppo dal quale è stato escluso subito dopo l'ufficializzazione della candidatura: ora è il solo membro del gruppo misto, anche se la sua biografia - mentre si scrive - non è stata aggiornata).
 
 

3) Antonio Francesco Benedetto detto Frank Benedetto 

 

Il terzo posto sulle schede è occupato dalla candidatura di Antonio Francesco Benedetto, noto come Frank Benedetto: cardiologo e angiologo, direttore della cardiologia del Grande Ospedale Metropolitano "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria, è la persona scelta per rappresentare il "campo largo". Il contrassegno depositato comprende tre simboli, disposti a triangolo: in alto quello del Partito democratico (stranamente il logo elaborato da Nicola Storto è "compresso" in verticale rispetto al solito), in basso quelli del MoVimento 5 Stelle e di Casa riformista - Italia viva (senza riferimenti alla Calabria com'era stato alle scorse regionali). Se si guarda il materiale di propaganda del candidato, però, si trovano anche i simboli del Psi, di Centro democratico, di +Calabria in Europa, di Rifondazione comunista, del Pri, di Possibile, di Alleanza Verdi e Sinistra, di Più Uno e di i Riformisti - Progetto riformista (gruppo promosso dal sindaco di Rende, Sandro Principe). 
  

4) Fabio Roscioli

 

Chiude il quadro dei candidati Fabio Roscioli, avvocato civilista (molto legato a Mediaset), amministratore nazionale di Forza Italia e candidato dall'intero centrodestra, anche se non ha mancato di sollevare perplessità la scelta di schierare a queste suppletive reggine un candidato non legato al territorio (Roscioli è romano, ma il deputato uscente e sindaco di Reggio Cannizzaro rivendica di avere "imposto" lui la candidatura dell'avvocato, ritenendola capace e in grado di proseguire il cammino volto a portare in Parlamento le istanze di Reggio Calabria). Nel contrassegno "a cinque" (il più complesso di questa competizione) ci sono, proprio come nelle ultime suppletive in Veneto, le miniature dei simboli di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega per Salvini premier, Noi moderati e Unione di centro disposte a pentagono; è interessante notare come, rispetto al precedente appuntamento veneto, Fdi abbia mantenuto la sua posizione in alto a sinistra, mentre a fianco - in posizione più evidente rispetto ai fregi posizionati sotto - sia stato collocato il simbolo di Forza Italia, dunque del partito del candidato, mentre in Veneto al suo posto c'era quello della Lega (che appunto aveva espresso i candidati nei due collegi interessati).  
 

giovedì 27 agosto 2026

Da Aosta a Reggio Calabria. Elogio - semiserio ed emozionale - delle elezioni suppletive (di Giuseppe Lauri)

"Parola d'ordine: #suppletive." "Ne facciamo sempre troppo poche." "Si avvicinano le ultime della legislatura... ma forse saranno proprio le ultime. Ti va di scrivere per il mio sito un elogio delle suppletive?" Il 4 agosto questo dialogo - solo in apparenza surreale - si è svolto su Whatsapp tra un losco figuro, per giunta amministratore di questo sito, e Giuseppe Lauri, studioso di diritto costituzionale (è dottore di ricerca in Scienze giuridiche - indirizzo Giustizia costituzionale e diritti fondamentali presso l'Università degli Studi di Pisa), autore tra l'altro di un contributo importante su
Forum di Quaderni costituzionali (dal titolo molto califanesco) sul "ritorno" delle suppletive, ma soprattutto membro a pieno titolo della categoria dei #drogatidipolitica. Non poteva essere che lui la persona più indicata per fare un elogio delle suppletive: sono contento che abbia accettato la proposta e che abbia inviato l'articolo che segue. Un testo molto bello, che merita di essere letto dall'inizio alla fine, con attenzione, ma senza far mancare una certa dose d'ironia. 
 
 
Per noi, ragazzi dello zoo di Berlin…, pardon, #drogatidipolitica, questi sono giorni di discreto travaglio, nonché di moderata emozione. Il 24 agosto, infatti, si sono chiusi i termini per la presentazione delle candidature alle elezioni suppletive per il collegio uninominale della Camera di Reggio Calabria (candidature - simboli inclusi - su cui il curatore di questo blog avrà modo di scrivere più e meglio di me). Discreto travaglio e moderata emozione, si è scritto, e non deve stupire. Per chi è nato col bernoccolo dei sistemi elettorali, delle procedure, dei simboli, dei verbali e, dunque, di tutto il bailamme che ruota intorno al rutilante mondo delle elezioni, le suppletive italiane sono sempre un appuntamento peculiare.
Al di là dei dati politici, intanto, come la cometa di Halley, una suppletiva non capita mica tutti i giorni. Alla base deve esserci anzitutto un sistema elettorale che le preveda, e, cioè, che assicuri una discreta quota di seggi attribuiti con metodo maggioritario sulla base di collegi uninominali. Nella storia recente, è stato il caso del periodo 1993-2005 (vigenza del Mattarellum), e 2018-2026 (e cioè i giorni nostri, regolati dal Rosatellum-bis). Secondariamente, deve esserci un evento che dia luogo alla famigerata vacanza del seggio attribuito in quel collegio, vale a dire il venir meno - per decesso, dimissioni, opzione per altra carica, decadenza - del deputato o del senatore eletto in sede uninominale nell'ambito della tornata generale. E già questo secondo aspetto è interessante. 
Se guardiamo all’attuale legislatura repubblicana, che pure non è stata la più prolifica da questo punto di vista – il primato, infatti, è tuttora detenuto dalla XIII legislatura, con ben diciassette deputati e senatori eletti in seconda battuta tra il 1996 e il 2000 – il campionario presenta tre sostituzioni resesi necessarie in ragione di incompatibilità sopravvenute (elezione a presidente di Regione o a sindaco, nomina ad assessore regionale) e una a un evento non particolarmente felice, ma di innegabile significato: la morte di Silvio Berlusconi, eletto nel 2022 senatore per il collegio uninominale senatoriale di Monza, con l'elezione al suo posto - grazie alle suppletive del 22-23 ottobre 2023 - di Adriano Galliani. 
Prima ancora, quando chi scrive non aveva escluso il ritorno delle suppletive all'indomani dell'entrata in vigore del Rosatellum-bis (e, per inelegante che appaia, mi sia consentito il rimando a questo mio testo), esse avevano avuto modo di ri-debuttare all’esito delle controverse dimissioni del deputato sardo Andrea Mura, eletto a Cagliari per il MoVimento 5 Stelle e non particolarmente presente a Montecitorio. Memorabile la sua dichiarazione per giustificare le sue plurime assenze alla Camera: "L'attività politica non si svolge solo in Parlamento, si può svolgere anche su una barca. Io l'ho detto fin dall'inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani"; com'è, come non è, il Nostro(mo) regalò al centrosinistra - all'epoca all'opposizione del governo Conte I - il collegio cagliaritano e a noi fan del genere le prime suppletive dopo un'astinenza forzata durata quattordici anni (sia consentita al riguardo una nuova, scarsamente elegante autocitazione).
Si diceva dunque della moderata emozione, ma anche del discreto travaglio, misto a una nota di velata malinconia: le suppletive calabresi previste per il 27 e 28 settembre prossimi, infatti, non sono solo le ultime di questa legislatura (da sempre - dove per "sempre" intendiamo il 1976 - la normativa è categorica nel prevedere che le suppletive si tengano purché manchi non meno di un anno tra l'evento che ha causato la vacanza del collegio e la fine naturale della legislatura); ma, verosimilmente, saranno le ultime per un arco di tempo indefinitivamente lungo laddove venga approvata la proposta di legge elettorale attualmente all’esame del Senato. Lo Stabilicum/Melonellum, infatti, prevede l'abolizione dei collegi uninominali. 
E dunque? Niente più poesia? Niente più "Eh, signora mia, qui una volta era tutto 6% di affluenza" (già, essendo le elezioni suppletive italiane, per antonomasia, le consultazioni meno frequentate dagli elettori, fino all'acme della tornata per il rinnovo del collegio senatoriale di Marino del 2003, quando si recò a votare, per l’appunto, appena il 6,66% degli aventi diritto - e qui si sfiora la demonologia - con un "giovane" Luigi Zanda candidato per l'Ulivo e unico concorrente in corsa, ovviamente eletto, vista l'esclusione del potenziale avversario di centrodestra per un problema legato alle sottoscrizioni presentate)? Niente più simboli che devono tenere difficoltosamente insieme più partiti all'esito di accordi altrettanto difficoltosamente raggiunti?
Sì, e no. Anche la (potenziale) nuova legge elettorale, infatti, come tutte le precedenti deve fare i conti con la peculiare situazione di Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige, in cui la tutela delle minoranze linguistiche impone la presenza di collegi uninominali (necessariamente uno per ciascun ramo del Parlamento nella Vallée, qualcuno in più nel secondo caso). E del resto, è proprio dalla Valle d'Aosta che iniziò la storia delle suppletive italiane repubblicane per esigenze tanto tragiche quanto pratiche. Tra il 1966 e il 1971, infatti, per ben tre volte la rappresentanza valdostana in Parlamento fu dimezzata o addirittura azzerata a causa della scomparsa, in corso di legislatura, degli eletti espressione della Regione. Le Giunte delle elezioni di Camera e Senato si limitarono a prendere atto dell’assenza di una disposizione legislativa che regolasse il subentro per gli eletti della Valle d'Aosta, spingendosi - al più - a raccomandare un intervento legislativo sul punto. 
La questione si avviò a risoluzione solo a partire dal 1972. Nell'aprile di quell’anno, infatti, di ritorno da un comizio a due settimane dalle politiche, perirono in un incidente stradale Germano Ollietti e Oreste Marcoz, rispettivamente candidati alla Camera e al Senato, e che peraltro risultarono formalmente eletti nella tornata del maggio successivo: l'avvio di legislatura senza rappresentanza parlamentare della Regione fece comprendere come non fosse più rinviabile prendere una decisione. Nell'agosto del 1972, la legge n. 471 dettò disposizioni contingenti, permettendo la celebrazione, nel successivo novembre, delle prime elezioni suppletive della Repubblica. Solo nel 1976, con la legge n. 136, nell'ambito di una generale manutenzione della normativa in materia di procedimento elettorale, furono emanate disposizioni specifiche per la surroga degli eletti uninominali valdostani. 
Storia finita? No. Dieci anni dopo, la scomparsa del senatore altoatesino Peter Brugger fece sì che con la legge n. 31 del 1987 le disposizioni dettate per la sola Valle d'Aosta fossero estese a tutti i collegi uninominali previsti dalla legge elettorale politica del 1946 per l'elezione di palazzo Madama – senza però venire mai applicata per la fine anticipata della legislatura, che fece venire meno l'esigenza di rivotare nel collegio di Bressanone. Da lì, la normativa transitò nel c.d. Mattarellum, e non verrebbe toccata dalla proposta di legge attualmente in discussione al Senato, in virtù di una serie di continui rimandi legislativi. Il che è poco meno di una magra consolazione per noi #drogatidipolitica, perché, per un curioso scherzo del destino – che su queste cose sa essere, come noto, cinico e baro – le uniche elezioni suppletive effettivamente tenutesi nelle due Regioni a Statuto speciale sono proprio quelle valdostane del lontano 1972. E questo nonostante una sequela di eventi luttuosi da fare invidia a Game of Thrones!
Nell'attesa di capire cosa sarà dello Stabilicum/Melonellum, godiamoci il voto calabrese di inizio autunno, reso friccicarello dall'esordio di una rocambolesca candidatura espressione di Futuro Nazionale. E chissà che l'imprevedibile corso degli eventi non ci regali per la XX legislatura repubblicana, previo naufragio del sistema elettorale in corso di approvazione, scontri epici come quello - consumatosi il 13 agosto scorso, con una scheda elettorale lunga quasi 90 centimetri per la presenza di 34 candidati - tra Nigel Farage e Count Binface per il collegio di Clacton. Sognare non costa nulla, amici #drogatidipolitica.
 
[L'Autore ringrazia il "maestro Maestri", curatore di questo prezioso blog, per l’opportunità che ha voluto concedergli.] 

giovedì 19 marzo 2026

Suppletive in Veneto, simboli e curiosità sulle schede

Si è già ricordato che il 22 e 23 marzo, contestualmente al voto per il referendum costituzionale "in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare", si terranno due elezioni suppletive per altrettanti collegi uninominali della Camera collocati nella circoscrizione Veneto 2: si tratta dei collegi U01 (che include la provincia di Rovigo e 36 comuni padovani) e U02 (che comprende Selvazzano Dentro e altri 40 comuni della provincia di Padova), resi vacanti dalle dimissioni dei leghisti Alberto Stefani e Massimo Bitonci, attualmente presidente e assessore della giunta regionale veneta attualmente in carica.
A contendersi i seggi saranno 7 candidati, 3 nel collegio U01 e 4 nel collegio U02; i contrassegni in corsa, invece, di fatto saranno soltanto 5, perché 2 di questi sono perfettamente identici nei due collegi (ed entrambi hanno un aspetto "a palle di biliardo"). Di seguito si indicano i candidati per ciascun collegio in ordine di sorteggio, anche se i contrassegni identici verranno riportati solo la prima volta.
 

Collegio Veneto 2 - U01 (Rovigo) 

1) Giacomo Bovolenta

Nel collegio uninominale di Rovigo il sorteggio ha collocato in prima posizione Giacomo Bovolenta, originario di Adria, attivo tra Porto Tolle e Porto Viro, avvocato civilista, già candidato sindaco di Porto Tolle e aspirante deputato nel 2022 per Azione e Italia viva nello stesso collegio uninominale in cui ora si ripresenta (all'epoca aveva ottenuto il 6,64%). In questo caso a sostenerlo è un contrassegno composito "a triciclo", che comprende i simboli di Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e - appunto - Italia viva (di cui Bovolenta è presidente provinciale); il sostegno, tuttavia, è garantito anche da altre forze politiche (quali Psi e +Europa, ma non il M5S, che ha lamentato la scarsità di confronto alla base della scelta) e da soggetti civici.
 

2) Giuseppe Padoan

La seconda candidatura estratta - nonché la sola che abbia avuto bisogno di raccogliere le firme a sostegno, stante l'assenza di rappresentanza parlamentare - è quella di Giuseppe Padoan, consulente patrimoniale e previdenziale, attivo a Lendinara e già consigliere comunale nel piccolo comune di Bosaro in due diverse consiliature (1999-2001; 2009-2014). Sul sito della sua candidatura Padoan spiega di essersi riavvicinato alla partecipazione politica in epoca Covid-19, partecipando al Partito 3V e candidandosi nel 2025 alle regionali venete con la lista Resistere Veneto a sostegno dell'aspirante presidente Riccardo Szumski. Paroan si presenta del tutto al di fuori delle coalizioni principali, con il contrassegno non legato a un partito, ma al personale progetto di candidatura: Italia resiste libera. Il nome è riportato su tre righe (ricreando il tricolore nel testo) su fasce bianche e blu con una leggera inclinazione (un po' sullo stile dei contrassegni legati a Cateno De Luca: al cartello Libertà aveva aderito anche Vita, cui a sua volta aveva concorso 3V); nel segmento inferiore blu è riportato il cognome del candidato, in dimensioni minori. "La parola RESISTE - spiega Padoan nel suo sito - coinvolge tutti coloro che vogliono resistere a quella che è la completa digitalizzazione della società, in stile Agenda2030, alla cosiddetta società del controllo di orwelliana memoria, che vogliono resistere ad un certo pensiero unico che da decenni cerca di distruggere la cellula della società che è la famiglia, fonte primaria di educazione e di sviluppo della personalità dei bambini: ogni essere umano è unico e irripetibile! La parola LIBERA vuole significare il fatto che lo Stato deve garantire le libertà sancite dalla Carta Costituzionale ed essere al servizio del cittadino per il pieno sviluppo della personalità che si estrinseca nel lavoro perché è con il lavoro che si arriva alla dignità della persona, sia esso frutto del salario o del lavoro di impresa: lo Stato non deve essere un oppressore ma servire!".
 

3) Alberto Di Rubba

Terza e ultima candidatura presentata ed estratta è quella di Alberto Di Rubba, commercialista, amministratore federale della Lega per Salvini premier da quasi tre anni. Su di lui, bergamasco di origine candidato in Veneto, converge l'intero centrodestra. Lo dimostra il contrassegno utilizzato in quest'occasione, probabilmente il più affollato che la coalizione abbia mai utilizzato nelle competizioni elettorali (e decisamente in "stile biliardo"): il cerchio, infatti, contiene le miniature dei cinque simboli dei partiti maggiori del centrodestra, tutte della stessa dimensione, disposte su un tracciato pentagonale e ciascuna tangente ad altre due. Partendo dal primo emblema in alto a sinistra, si trovano i fregi di Fratelli d'Italia (nella versione utilizzata alle europee del 2024), della Lega per Salvini premier, di Noi moderati, dell'Unone di centro e di Forza Italia.  
 
 

Collegio Veneto 2 - U02 (Selvazzano Dentro)

1) Andrea Paccagnella

Nel collegio uninominale di Selvazzano Dentro il sorteggio fa aprire le schede ad Andrea Paccagnella, padovano, commercialista e revisore legale. La sua è la prima candidatura alle elezioni politiche per Ora!, il partito di cui è segretario Michele Boldrin e presidente Alberto Forchielli. Il contrassegno - non ancora finito al Viminale, anche perché il movimento Drin Drin era nato nel 2024 dopo le elezioni europee e il congresso si è svolto ad ottobre dello scorso anno - riproduce il simbolo ufficiale del partito, così descritto: "logo circolare con al centro, sovrapposte, il nome “ORA!” e, a ciascun lato, tre semicerchi di arco e spessore progressivamente crescenti verso l’esterno, di colore nero su sfondo giallo". 
 

2) Giulio Centenaro

In seconda posizione nel sorteggio è stato collocato Giulio Centenaro, già consigliere comunale a Santa Giustina in Colle, consigliere provinciale di Parova e - nella scorsa legislatura - consigliere regionale nella lista Zaia presidente (primo dei non eletti della Lega - Liga Veneta nelle ultime elezioni a novembre). Anche Centenaro è sostenuto dall'intero centrodestra e accanto al suo nome ci sarà lo stesso contrassegno che gli elettori del collegio di Rovigo troveranno sulla scheda per distinguere la candidatura di Di Rubba (dunque con le miniature di Fdi, Lega, Noi moderati, Udc e Fi).
 

3) Antonino Stivanello

Terzo tra i pretendenti al seggio camerale di Selvazzano Dentro è Antonino Stivanello, imprenditore nell'ambito del brokeraggio assicurativo, già sindaco del comune padovano di Vigonza dal 2002 al 2007 per il centrosinistra (ma sconfitto alle elezioni successive) e attualmente capogruppo del Partito democratico nello stesso comune. Anche in questo caso, il contrassegno presentato è lo stesso utilizzato nel collegio uninominale di Rovigo, con i simboli di Pd, Avs (unica forza che non ha espresso direttamente un candidato) e Iv disposti a triangolo.
 

4) Mario Adinolfi

Il quarto e ultimo candidato alle suppletive nel collegio di Selvazzano Dentro è anche la figura più nota a livello nazionale: si tratta di Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia che ha scelto di candidarsi (raccogliendo le firme, così come ha dovuto fare Paccagnella) proprio in quel collegio nel decennale di attività del partito da lui fondato. Il contrassegno schierato riproduce, come in tutte le partecipazioni precedenti, il simbolo ufficiale del partito a fondo blu, con il disegno della famiglia con padre, madre e due figli nella parte inferiore, il nome del soggetto politico al centro e in alto la dicitura "No gender nelle scuole". 
 
 

mercoledì 27 settembre 2023

Suppletive a Monza, simboli e candidature sulla scheda

Concluse le procedure di presentazione e ammissione delle candidature per le elezioni suppletive per il Senato relative al collegio uninominale n. 6 (Monza-Brianza), fissate per i giorni 22 e 23 ottobre, vale la pena dare uno sguardo complessivo all'offerta elettorale che si troverà davanti chi parteciperà al voto e riceverà la scheda, al di là del clamore suscitato in queste settimane da singole persone candidate.
Si può dire innanzitutto che quest'elezione ha stabilito ed eguagliato un primato: con le sue otto candidature, infatti, è la suppletiva più affollata da quando vige la "legge Rosato-bis" che ha reintrodotto le suppletive (il precedente record di quel periodo - 7 concorrenti - si era registrato nel 2021, con le suppletive nel collegio di Siena per la Camera, elezioni vinte da Enrico Letta); lo stesso numero era però stato raggiunto nel 2004, alle suppletive - sempre per la Camera - tenutesi nel collegio Lombardia 1 - 3 (comprendente parte del territorio di Milano) svoltesi per sostituire Umberto Bossi (dopo la sua opzione per il Parlamento Europeo) e che elessero Roberto Zaccaria. Solo per completezza, si può aggiungere che non appartiene a queste elezioni il record di contrassegni sulla scheda nelle suppletive, raggiunto invece in occasione del voto svoltosi nel 1998 nel collegio camerale Lombardia 1 - 6 (sempre relativo a parte del comune di Milano): allora si confrontarono sette concorrenti - incluso il vincitore, Gaetano Pecorella, che sostituì Achille Serra dopo le sue dimissioni - ma sulla scheda i contrassegni erano 11, visto che la legge consentiva a ogni persona candidata di essere sostenuta da un massimo di cinque contrassegni (oggi invece è possibile presentare un solo emblema che, come si è già visto e si vedrà, può ovviamente essere composito).
Non risulta che siano state escluse candidature per difetto di documentazione, dunque le otto persone che si contenderanno il seggio conquistato il 25 settembre 2022 da Silvio Berlusconi coincidono in pieno con le candidature presentate. Ecco dunque l'analisi dell'offerta elettorale, ovviamente con particolare attenzione per i simboli, presentati in ordine di sorteggio.

Lillo Massimiliano Musso - Forza del Popolo

L'estrazione delle candidature ha collocato al primo posto Lillo Massimiliano Musso, avvocato cassazionista e amministrativista, nato a Tagliacozzo (nell'aquilano) e operante a Ravanusa (Ag), fondatore tra l'altro di Mille avvocati per la Costituzione (collegio attivo contro le "misure radicali di imposizione di trattamenti sanitari legati all'emergenza Covid-19"). Musso è il segretario di Forza del Popolo, "laboratorio democratico per il miglioramento delle condizioni umane, sociali ed economiche, attraverso la progressiva destrutturazione del 'potere dello stato' e la contestuale ricostruzione del sistema istituzionale in 'organi a servizio del cittadino'", diventato partito dal 12 agosto 2021 per riaffermare il "primato della coscienza personale, della sovranità popolare e della sovranità monetaria, il federalismo nazionale e l’autonomia dei Comuni, la concezione universalistica dei diritti dell’Uomo e il diritto di autodeterminazione dei popoli". Il contrassegno è lo stesso visto nelle bacheche del Viminale e in qualche scheda elettorale nel 2022: arco tricolore e nome nella parte superiore, insieme al logotipo blu e rosso centrale (con la sigla del partito); segmento blu nella parte inferiore con la dicitura "Musso premier" (sulla scorta del simbolo salviniano, ma non solo), sormontato dalla dicitura "con amore e libertà". 
 

Marco Cappato - Con Cappato

La seconda posizione sulla scheda è stata attribuita alla candidatura di Marco Cappato, tra i primi ad annunciare l'intenzione di partecipare alla competizione monzese. Il co-presidente di Eumans! e tesoriere dell'associazione Luca Coscioni (nato a Milano e cresciuto a Vedano al Lambro, comune compreso nel collegio chiamato al voto) imposta la sua campagna "per i diritti, per l'ambiente, per la partecipazione e la democrazia e lo fa - unico in questa competizione - senza alcun simbolo di partito, pur potendo contare sul sostegno, oltre che di Radicali italiani e +Europa (cioè delle forze più vicine alla lunga militanza in area radicale), di Azione, Alleanza Verdi e Sinistra, Psi, Volt, Libdem europei (il movimento di Andrea Marcucci), Possibile, nonché M5S e Partito democratico (a dispetto dei malumori espressi da vari dirigenti e amministratori locali del Pd per la mancanza di un candidato dem legato al territorio). Il contrassegno presentato da Cappato è il più semplice e diretto di questa competizione, con il nome scritto in blu e rosso in carattere bastoni e un po' stondato (e con la forma che ricorda un megafono rovesciato: una delle prime grafiche di propaganda riportava anche la mano che impugnava il manico); al di sotto si legge anche la dicitura "Senato 2023" (queste, del resto, con molta probabilità saranno le uniche suppletive di quest'anno). Vista l'assenza di simboli di partito con doppio gruppo nel contrassegno, anche la candidatura di Cappato ha avuto bisogno delle sottoscrizioni.
  

Giovanna Capelli - Unione popolare

La terza candidatura sorteggiata è quella di Giovanna Capelli, 78 anni, già preside e dirigente scolastica, soprattutto ex senatrice nella XV legislatura, eletta con Rifondazione comunista (e segretaria regionale del Prc dal 2012 al 2014). Dopo le candidature alle elezioni del 2013 con Rivoluzione civile e del 2018 con Potere al Popolo!, si ripresenta questa volta con Unione popolare, dunque il cartello di forze della sinistra creato in vista delle scorse elezioni politiche. Il contrassegno presentato riproduce in pieno la prima versione del simbolo della lista, con il nome bianco scritto in carattere bastoni (Futura?) e un arcobaleno orizzontale degradante, entrambi su fondo sfumato rosso-viola (in questo caso, dunque, non è stato inserito il riferimento a Luigi De Magistris, inserito in seconda battuta l'anno scorso). 
 

Andrea Brenna - Democrazia e sussidiarietà

Quarto aspirante senatore nella competizione che si sta analizzando è Andrea Brenna, già segretario del Popolo della Famiglia, vicesindaco di Grandate (Co) e soprattutto portavoce nazionale di Democrazia e sussidiarietà, partito fondato da lui un anno e mezzo fa (proprio dopo l'abbandono del Pdf). Si tratta di una forza politica ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa e all'impegno popolare cristiano in politica. Il simbolo - identico a quello visto l'anno scorso a Lodi - ha il fondo color carta da zucchero (più chiaro di quelli del Popolo della Famiglia e di Alternativa popolare), che in basso ha un doppio cuore (blu e giallo) in alto contiene un sottile archetto tricolore; il contrassegno, oltre al nome, propone anche alcune parole chiave (Vita, famiglia, lavoro, solidarietà e popolo).
 

Adriano Galliani - Fdi - Fi - Noi moderati - Lega

Si trova al quinto posto la prima candidatura di cui si è parlato, quella di Adriano Galliani, senatore di Forza Italia nella XVIII legislatura, dal 2018 amministratore delegato del Monza di proprietà Fininvest (dopo essere stato ad del Milan berlusconiano), nonché unico candidato nato a Monza. Il contrassegno depositato, molto simile a quelli visti in passato per i candidati unitari del centrodestra, contiene in miniatura i quattro simboli delle forze principali della coalizione, disposti a quadrato a 45 gradi: in alto Fratelli d'Italia (con il nome di Meloni), in mezzo Lega (con la dicitura "Salvini premier" e senza la "pulce" della Lega Lombarda, benché l'elezione si svolga solo in quel territorio) e Forza Italia (stesso simbolo visto alle elezioni politiche, con il riferimento al Ppe e il cognome di Silvio Berlusconi ancora presente), in basso Noi moderati (che in questa forma, come evoluzione del partito Noi con l'Italia di Maurizio Lupi, appare per la prima volta alle elezioni politiche). Vista la presenza di ben tre simboli dotati di doppio gruppo parlamentare, Galliani è il solo candidato a non avere dovuto raccogliere firme.
 

Domenico Di Modugno - Partito comunista italiano

La rassegna delle candidature in ordine di sorteggio continua con Domenico Di Modugno, lavoratore autonomo nel settore alimentare, impegnato nel sociale nel territorio interessato dal voto. Di Modugno si candida con il simbolo del Partito comunista italiano,  dunque con la doppia bandiera leggermente mossa dal vento e ad aste blu, con falce, martello e stella su fondo rosso sovrapposte al tricolore e la sigla PCI senza punti. Il partito guidato da Mauro Alboresi ha partecipato alle ultime elezioni politiche, ma non ha avuto eletti: anche per questo è stata necessaria la raccolta firme.
 

Daniele Giovanardi - Democrazia sovrana popolare

Tra le candidature annunciate da forze politiche di livello nazionale c'era anche quella di Daniele Giovanardi, medico, già direttore del pronto soccorso del policlinico di Modena (è fratello dell'ex parlamentare Carlo Amedeo) e contraddittore di varie scelte adottate in tempo di pandemia Covid-19. Giovanardi è stato presentato da Democrazia sovrana popolare, la formazione costituita e guidata da Marco Rizzo e Francesco Toscano per proseguire l'esperienza della lista elettorale Italia sovrana e popolare insieme ad altri gruppi (anche se parte di coloro che avevano concorso a quella formazione elettorale hanno nel frattempo preso altre strade). Del simbolo coniato lo scorso anno è conservata la stellina rossa (usata come "puntino sulla i" prima su "Italia", ora su "Democrazia"), l'uso di una parte manoscritta in rosso (prima "e popolare", ora "sovrana") e il tricolore: nel nuovo contrassegno - che approda per la prima volta a una competizione di livello nazionale - sembra facile riconoscere le tracce di pastello inventate da Bruno Magno per i Progressisti nel 1994.
 

Cateno De Luca - Sud con Nord

Chiude l'offerta elettorale di queste suppletive monzesi-brianzole, come ultima candidatura sorteggiata, quella di Cateno De Luca, sindaco di Taormina (dopo esserlo stato di Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva e Messina) e fondatore del partito Sud chiama Nord, in quest'occasione ritoccato in Sud con Nord. Pur avendo eletto due parlamentari nei collegi uninominali, quella forza politica non dispone di un gruppo in ciascuna Camera, quindi è stata necessaria la raccolta firme; il simbolo, in ogni caso, è uno dei tre (insieme a quelli di Musso e Cappato) a contenere il nome della persona candidata, anche se qui è poco visibile (nella fascetta rossa) rispetto al rilievo del nome nero-rosso della formazione elettorale (con freccia incorporata) collocato nella parte superiore su fondo giallo.

lunedì 4 settembre 2023

Suppletive Monza, ritocco al simbolo di Cateno De Luca (Sud con Nord)

La scomparsa di Silvio Berlusconi, lo scorso 12 giugno, ha generato profluvi di dichiarazioni, analisi e riflessioni (dalle quali questo sito si è scientemente astenuto). Tra i primi pensieri di chi appartiene alla singolar schiera dei #drogatidipolitica, tuttavia, se n'è affacciato uno in particolare, non cinico ma oggettivo: la morte di Berlusconi avrebbe creato le condizioni per le prime elezioni suppletive di questa XIX legislatura. Poiché l'ex Presidente del Consiglio era stato eletto in Senato nel collegio uninominale n. 6 - quello di Monza-Brianza - nel giro di qualche mese si sarebbe tornati alle urne per eleggere un nuovo membro dell'aula di Palazzo Madama.
Fissate le elezioni suppletive per il 22 e il 23 ottobre, lo scorso 26 luglio era stato il vicepresidente del consiglio - e futuro segretario di Forza Italia, in quel momento coordinatore - Antonio Tajani a indicare il nome del candidato forzista e, presumibilmente, dell'intero centrodestra: Adriano Galliani, già senatore di Forza Italia nella XVIII legislatura, nonché dal 2018 amministratore delegato del Monza di proprietà Fininvest (dopo aver ricoperto per più di trent'anni la stessa carica nel Milan berlusconiano). Tre giorni dopo, il 29 luglio, aveva proposto la propria candidatura Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e co-presidente di Eumans!: lui stesso - incassato l'apprezzamento di Azione, +Europa e Alleanza Verdi e Sinistra - , ancora pochi giorni fa ha chiesto il sostegno di Partito democratico e MoVimento 5 Stelle.
Il 21 agosto anche Democrazia sovrana popolare ha annunciato di voler partecipare alle suppletive brianzole con Daniele Giovanardi, medico già direttore del pronto soccorso del policlinico di Modena: si tratterebbe della prima uscita del simbolo in una competizione di livello parlamentare (pur se ovviamente circoscritta a un territorio limitato). Già dall'inizio di agosto, tuttavia, la sfida si era arricchita di un altro potenziale concorrente, che ha attirato presto l'attenzione dei media: Cateno De Luca. L'attuale sindaco di Taormina - dopo esserlo stato di Messina e, prima ancora, di Santa Teresa di Riva e, all'inizio, della sua Fiumedinisi - si è detto tentato dalla campagna elettorale per affrontare temi non più di respiro locale, ma relativi "al governo dell'Italia", sottolineando di non sentirsi "da meno degli altri" (rivendicando anzi una "competenza senza confini").
Merita particolare attenzione il contrassegno con cui De Luca intende distinguere la propria candidatura. Si tratta, con tutta evidenza, di una variante del simbolo dell'ultima forza politica da lui creata, vale a dire Sud chiama Nord. Se la grafica è identica (fondo in prevalenza giallo con scritte nere e rosse, fascetta rossa obliqua e segmento bianco), il nome messo in evidenza è leggermente, ma significativamente diverso; non più "Sud chiama Nord", infatti, ma "Sud con Nord", con al di sotto il riferimento al candidato stesso (là dove il simbolo ufficiale ospita la frase "per le autonomie"). 
Posto che la riconoscibilità dell'emblema non è certo messa in dubbio - visto che addirittura la freccia all'interno della "D" di "Sud" è stata conservata - la modifica pare fondarsi su ragioni di opportunità: è vero che lo statuto di Sud chiama Nord recita all'art. 3, comma 2 che "il Partito, ispirandosi ai principi autonomistici e federativi dei territori, vuole definire ed attuare un concreto 'patto di solidarietà Sud Nord' con un nuovo quadro di politiche europee finalizzate ad eliminare le sperequazioni sociali economiche ed infrastrutturali tra il meridione ed il resto dei territori europei che non rendono competitivo il 'Sistema Italia'", ma nel momento in cui si va in un collegio del Nord a cercare voti, forse è più efficace uno slogan che inviti all'azione comune, piuttosto che uno in cui sembra prevalere la richiesta di interventi e investimenti al Sud (per portarlo allo stesso livello del Nord e renderlo competitivo). Resta vero che - come ricordato da De Luca a Monica Guerzoni del Corriere della Sera, all'indomani della sua proposta di candidatura, "Molti sottovalutano che in quel collegio il 50% degli elettori è meridionale"; spegnere un po' i toni del simbolo - insegna principale della campagna elettorale - per farli apparire meno agguerriti e "bellicosi", anche agli occhi dei monzesi-brianzoli, poteva però essere utile.
Non è la prima volta, del resto, che il simbolo del più recente progetto di De Luca muta in sede elettorale. Superata la prima versione del simbolo (quella ancora condivisa con Dino Giarrusso, di fatto mai finita sulle schede e presentata solo da Giarrusso al Viminale lo scorso anno, emblema poi non ammesso), il nome era finito in posizione recessiva - sulla fascetta rossa - per dare più spazio allo slogan scelto per le elezioni politiche ("De Luca sindaco d'Italia") e per quelle regionali ("De Luca sindaco di Sicilia"). In seguito, come si è visto, il nome della forza politica - dal 24 novembre dello scorso anno ufficialmente inserita nel Registro dei partiti - è stato posto in primo piano su sfondo giallo (recuperando la freccina nella prima "D"), ma la fascia rossa è rimasta, stavolta per contenere il nome della città in cui la lista si presentava, il riferimento al candidato sindaco o allo stesso De Luca (anche quando non era lui a proporsi: è accaduto alle elezioni comunali di quest'anno a Siracusa).
In qualche modo, le elezioni suppletive senatoriali di Monza costituiscono una prima volta per Cateno De Luca (il cui percorso è stato narrato di recente da Tommaso Labate sul Corriere). In tutte le elezioni precedenti, infatti, si era sempre presentato all'interno di una lista o comunque con il sostegno di almeno una forza politica: era accaduto con la Dc (con cui era stato eletto consigliere comunale a Fiumedinisi) e con il Ccd nel quale ha militato, con le liste civiche con cui si è proposto come aspirante sindaco dal 1998 in avanti; è accaduto con il Partito Democratico Cristiano di cui lui è stato nel 2003 vicepresidente nazionale (mentre presidente nazionale del partito, dopo la morte del fondatore Flaminio Piccoli, era Clelio Darida); è accaduto con il Movimento per l'autonomia (con cui è stato eletto deputato dell'Ars nel 2006 e nel 2008) e con Sicilia Vera (con cui è stato eletto sindaco di Santa Teresa di Riva nel 2012 e di nuovo deputato regionale nel 2017, nella lista presentata con l'Udc). Questa volta, invece, S-Cateno De Luca si presenterà da solo, con l'appoggio evidente del suo partito ma ufficialmente sostenuto soltanto dalle sottoscrizioni delle elettrici e degli elettori che vorranno appoggiare la sua candidatura. 
Sud chiama Nord, infatti, non rientra tra le forze politiche cui spetti l'esenzione dalla raccolta firme: aver centrato l'elezione di un deputato e di una senatrice (risultato non da poco) sarebbe sufficiente per correre senza sottoscrizioni alle elezioni europee - ovviamente se non cambiano le norme vigenti - ma non alle elezioni politiche (anche suppletive) di questa legislatura. Le persone elette, infatti, non sono sufficienti per costituire un gruppo parlamentare, mentre l'articolo 18-bis del testo unico per l'elezione della Camera richiede il gruppo in entrambe le aule parlamentari dall'inizio della legislatura (oppure che la forza politica che ha eletto un deputato o un senatore sia rappresentativa di una minoranza linguistica e di certo non è questo il caso). Per i partiti che non godono dell'esenzione, quindi, è il candidato stesso a firmare la propria dichiarazione di presentazione di candidatura.
In base alle disposizioni vigenti, la candidatura e il rispettivo contrassegno (il quale, volendo, riporta il nome di De Luca con un rilievo persino troppo limitato, per essere ben visibile nella riproduzione da 3 centimetri di diametro) devono essere sostenuti da un minimo di 300 e un massimo di 600 sottoscrizioni di elettori dei comuni rientranti nel collegi uninominale, debitamente autenticate. I documenti per le candidature, inclusi i moduli contenenti le firme di sostegno per chi non è esonerato dalla raccolta, dovranno essere consegnati tra le ore 8 del 17 settembre e le ore 20 del 18 settembre. Per ora solo Galliani sembrerebbe esente dall'onere di sottoscrizione; non lo è di certo De Luca, come non lo è Giovanardi, ma non lo sarà nemmeno Marco Cappato se non inserirà nel contrassegno di candidatura una "pulce", se non di Azione, almeno del Pd o del M5S (Alleanza Verdi e Sinistra ha il suo gruppo solo alla Camera). C'è, in ogni caso, ancora tempo per la raccolta e, magari, anche per qualche sorpresa.

giovedì 13 gennaio 2022

Lorenzo Vanni, "IL" mondo (n-uovo) racchiuso in un simbolo

Il tempo delle suppletive è ormai vicinissimo. Tra tre giorni - domenica 16 gennaio - per oltre 185mila tra elettrici ed elettori della Capitale saranno pronte urne e cabine per indicare chi, in quest'ultimo scampolo della XVIII legislatura, siederà alla Camera come persona eletta nel collegio uninominale 01 - Roma Trionfale del collegio plurinominale Lazio 1, prendendo il posto di Roberto Gualtieri (a sua volta eletto due anni fa nelle precedente elezione suppletiva, per sostituire Paolo Gentiloni) e avendo come primo impegno assai rilevante l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. I nomi sulla scheda - con relativi simboli - saranno cinque e sono stati analizzati nei giorni scorsi. Quattro, più o meno noti, sono certamente legati al mondo politico "tradizionale", quello dalle sembianze più consuete, a prescindere dalla parte che propone la candidatura. Il quinto nome - anzi, in ordine di sorteggio è il terzo - è invece legato a tutt'altro mondo, anche se lui - Lorenzo Vanni - tiene a dire che è politica anche la sua, solo sotto altre forme, non meno degne e ugualmente importanti. 
Per chi abita o lavora nel quartiere della Vittoria - in pieno collegio Roma-Trionfale - o per chi lo frequenta abitualmente, il cognome "Vanni" non suona certo nuovo: richiama inevitabilmente il bar attivo da oltre 90 anni da quelle parti (e che da decenni ha la sua frequentatissima sede in via Col di Lana) e le altre attività di ristorazione e banqueting contrassegnate dall'esagono arancione con le due "V". Lorenzo Vanni è appunto il nipote del fondatore di quest'attività di ristorazione, tuttora impegnato in questa ("Ho 56 anni e ho iniziato a lavorare quando ne avevo venti: mi ero iscritto a Scienze politiche, poi mio padre mi ha invitato a confrontarmi con il lavoro 'dell'olio di gomito" ed ecco qui..."). Insieme a Beatrice Gamberini, Valerio Casini, Cecilia D'Elia e Simonetta Matone domenica sulla scheda ci sarà anche lui, incarnando - ne è profondamente convinto - una candidatura diversa, particolare (da Homo Novus, come si legge nel contrassegno), non sovrapponibile ad alcuna altra. Così come non è accostabile a nessun altro il simbolo che accompagna la candidatura, anomalo e stracarico, anche a costo di rischiare di non essere letto e compreso facilmente.
A un primo sguardo non possono sfuggire alcuni dettagli: la convivenza di un "nome politico" ("IL" N-"UOVO" MONDO) e di uno slogan (molto raro nei simboli), l'abbondanza di virgolette e, soprattutto, il disegno di una figura umana davanti a una grossa "V" arancione. Per chi ha esperienza di stili e tratto, quel disegno è chiaramente riconducibile alla mano di Makkox, cioè Marco Dambrosio, ben noto a chi segue da anni Propaganda Live (e prima Gazebo) e a chi vede le sue creazioni sul Foglio, sull'Espresso e sul Post. Siamo dunque di fronte al primo vero simbolo elettorale disegnato da Makkox (oltre ai tanti sfornati durante le sue trasmissioni televisive)? Sì e no, nel senso che il disegno non è nato per il contrassegno elettorale, ma per illustrare la copertina del libro "IL" Sano De-Mente, che Vanni ha pubblicato con Albatros lo scorso anno. A distanza di un anno, "IL" si ritrova, rigorosamente in maiuscolo e tra virgolette, anche nell'emblema offerto ad elettrici ed elettori del collegio Roma-Trionfale: il significato lo spiega lo stesso Vanni. "Ho messo 'IL' tra virgolette perché quelle due lettere, che numerologicamente valgono 12, mi rappresentano: il mio nome e cognome in tutto hanno 12 lettere, in più il mio nome vale 42 e il cognome 24, per cui sono palindromi e la loro somma ancora una volta fa 12. Non solo, come si sa, il 12 è un numero ricorrente nei miti, nelle leggende e in molte religioni, da quella ebraica a quella cristiana, ma c'è di più: questo doppio 12 del mio nome, secondo gli studi alchemici della professoressa Patrizia Pezzarossa, si traduce nella geometria solida in un 'doppio dodecaedro', una forma che addirittura crea un 'tunnel interstellare' nel quale può passare di tutto, un mondo intero o un universo". "IL", dunque, non sarebbe un "semplice" articolo, ma addirittura una porta-finestra su un mondo n-uovo (quello di Vanni) e, insieme, un riassunto concentrato: se Cesare Zavattini sognava di potersi stringere in una parola (Stricarm' in d'na parola), Vanni si stringe in due sole lettere, strette a loro volta dalle virgolette.
In quel mondo rientra a pieno titolo il disegno creato da Makkox: "Tra noi si è creato un bel rapporto di amicizia, che ci ha portato a scambiare vari lati della nostra esistenza. Nel momento in cui gli ho detto che stavo lavorando a un libro e a un progetto di comunicazione, di una nuova 'corrente' (perché non mi piace parlare di 'movimento', dobbiamo dare anche una nuova visione alle persone), gli ho proposto di disegnare per me 'IL supereroe'. Lui mi ha raffigurato così: nella sua genialità è riuscito a inserire i due '12' nella 'V' dietro di me, che si possono intravedere nelle fiamme che la compongono senza che emergano in modo evidente; in primo piano, quindi, c'è la mia raffigurazione e dietro c'è questa 'V' che può voler dire molte cose. Per me non è certo 'V per Vendetta': è innanzitutto la 'V' di 'vittoria', di 'vita' e di 'vivacità'". Non può sfuggire, peraltro, che la "V" richiama anche lo stesso Vanni, per l'iniziale del cognome e per il colore arancione usato da Makkox, lo stesso che da molti anni caratterizza l'insegna-marchio dell'attività di famiglia. A quel supereroe idealizzato e visto da Makkox, genio della penna, ho abbinato la mia creatività verbale, giocando con le parole sulla traccia della 'scuola' francese dell'OuLiPo. Da lì è nato appunto 'IL' Sano De-Mente, che si presenta come libro di aforismi e giochi di parole, fondato su sensi, non-sensi e doppi sensi, in una lingua 'a composizione e modulazione variabile' lasciata nelle mani di chi legge".
Questa lingua si serve delle regole senza farsene ingabbiare e lo stesso ha cercato di fare Vanni con il proprio simbolo, cercando di metterci tutto e di tutto, sperando che chi lo vede si prenda il tempo per capirlo senza liquidarlo in fretta. Se infatti la "grammatica dei simboli" politici ed elettorali limita il più possibile l'uso della punteggiatura, il contrassegno elettorale di Lorenzo Vanni sfoggia ben due coppie di virgolette e aggiunge di buon peso un trattino, senza minimamente preoccuparsi di quanto un segno grafico così piccolo abbia fatto litigare varie forze politiche in passato (vedi alle voci "centro-sinistra" e "centrosinistra"). Ma guai a pensare che si tratti "solo" di punteggiatura. "Il ruolo delle virgolette, come quello dei puntini, delle parentesi, delle virgole, degli stessi accenti chiama in causa direttamente la persona che legge - spiega Vanni - ed è suo compito interpretare, secondo la sua specifica visione, quello che c'è scritto, con un senso che può cambiare anche in base a come ci si sente in un preciso momento. Del resto è quello che ho fatto già nel mio libro: lì ogni aforisma inizia con tre puntini e finisce ancora con tre puntini, perché solo chi legge sa che cosa personalmente viene prima di quella frase, così come tocca a chi legge dare un seguito a quella frase, inventarlo per continuare".
Se la prima coppia di virgolette racchiude "IL" e il mondo numer(olog)ico che riassume in sé, la seconda agisce in sinergia con il trattino e, dalla parola "nuovo", fa emergere il termine "uovo", un'azione tutt'altro che casuale. "Come ben sa chi apprezza la simbologia - continua Vanni - l'uovo rappresenta la rinascita della vita e dell'anima, rappresenta la sorpresa: si può dire che nell'uovo ci sta tutto". Ci sta anche, in fondo, la tentazione di dire che questo stesso simbolo, anche grazie alla sua forma circolare (in un certo senso fin troppo perfetta, cioè poco ovoidale), richiama l'idea dell'uovo per la novità (rispetto al consueto), ricchezza e - non lo si può negare - complessità del contenuto.
Ha pensato almeno una volta Vanni, per essere ancora più dirompente, di chiamare il proprio progetto elettorale proprio "'IL' Sano De-Mente" o ha desistito, ritenendo che quella cartuccia fosse già stata sparata? "Ma in realtà questo simbolo è proprio 'IL' Sano De-Mente" spiega lui: "Dal libro è partito il progetto cui non potrò mai rinunciare: quello del supereroe, della 'V' scintillante, del motto 'Io per tutti - tutti per noi', che ho tratto ovviamente dai Tre Moschettieri ma che ho voluto ribaltare in girato a modo mio, perché se io avrò l'opportunità di andare in Parlamento rappresenterò tutti e sono convinto che quei 'tutti' lavoreranno per la comunità, per 'noi' dunque. In quel progetto rientra anche quella curva che sta in basso, tendente all'arancione, inserita per richiamare la dualità dello yin e dello yang che ci caratterizza". Fino ad ora il Taijitu era stato evocato essenzialmente dai simboli adottati dalla Lista Marco Pannella dal 1992 in avanti, con il primo nato - lo ha ricordato il suo creatore, Aurelio Candido - sostanzialmente per scherzo. "Ma in un certo senso - precisa Vanni - anche questo simbolo è nato 'per scherzo', nel senso che non c'è stato alla base uno studio del simbolo elettorale. Come dicevo, alla base c'è il mio dialogo con Makkox sul mio progetto, lui sulla sua strada ha inventato quell'immagine del supereroe, io sulla mia strada ho aggiunto il resto, prima con il libro e poi con la candidatura che costituisce lo sviluppo del progetto".
Già, com'è nato questo sviluppo? "La candidatura alla fine è nata perché il territorio, la gente nun gliela fa più e mi sono sentito dire: 'Vanni, ma perché nun ce mette un po' del suo e vediamo se si riesce a fare qualcosa?' ed è quello che ho fatto, anche perché per il mio lavoro faccio politica tutti i giorni". In che senso? "Ogni giorno devo relazionarmi con dipendenti, clienti, questioni sindacali... vuole dire rapportarsi con centinaia di persone che hanno milioni di differenti caratteristiche e attitudini; in passato sono stato anche a capo di un'importante associazione di commercianti del centro storico. Per tutte queste ragioni, penso di fare da sempre la politica del territorio, quella 'della strada'. Era già nata l'idea che io potessi presentarmi alle suppletive precedenti, quelle del collegio di Roma-Primavalle, ma quello non era il mio territorio e non mi interessava concorrere lì; questa volta invece è il mio territorio a essere chiamato al voto, quindi ho deciso di presentarmi." Per finire sulla scheda elettorale, Vanni (come le persone candidate da Potere al Popolo! e Italia viva) ha dovuto raccogliere tra 300 e 600 firme di elettrici ed elettori che risiedono nel collegio e ci è riuscito: "Ho fatto una corsa al rush finale, anche perché di queste elezioni suppletive si è parlato e si parla tuttora molto poco, una cosa che fa molto male alla democrazia e finisce per attribuire i seggi parlamentari sempre a persone strettamente legate ai partiti, che magari conoscono ben poco il territorio e in previsione hanno altri incarichi, senza che ci sia davvero spazio per chi con i luoghi in cui si vota ha vere relazioni".
Ora è presto per sapere quante persone andranno a votare e non si può certo sapere quante di loro si saranno interrogate sul significato della candidatura di Lorenzo Vanni, men che meno sull'universo stretto in un cerchio di 3 centimetri di diametro stampato sulla scheda. Di certo la conta dei voti sarà interessante: chi avrà messo la croce su "IL" N-"Uovo" Mondo avrà iniziato un viaggio, durato ben più dei pochi secondi passati in cabina elettorale.