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giovedì 11 agosto 2022

Noi moderati, per il centrodestra una matrioska di terzo grado (a rischio)

Quando, dopo la presentazione venerdì scorso dei simboli delle due liste moderate e centriste di centrodestra - la prima che all'esente Noi con l'Italia associava Italia al Centro, la seconda che all'esonerata Coraggio Italia associava l'Udc - era circolata con sempre maggiore insistenza la notizia in base alla quale quelle due formazioni elettorali si sarebbero dovute unire in un unico cartello, fino alla conferma avuta due giorni fa, non pochi #drogatidipolitica avevano reagito con poca sorpresa e un po' di timore. La scarsa sorpresa era data da considerazioni pratico-matematiche, sulla base delle norme elettorali in vigore: quasi certamente quelle liste, rese possibili dalle esenzioni dalla raccolta firme introdotte poche settimane fa, non avrebbero raggiunto il 3% a livello nazionale (dunque non avrebbero ottenuto alcun seggio), ma evidentemente c'è chi deve aver tastato il rischio che almeno una delle due potesse non arrivare nemmeno all'1% (dunque i suoi voti non sarebbero stati nemmeno conteggiati a favore della coalizione), per cui dev'essere partita la riflessione - spontanea o "ordinata" - volta a unire ulteriormente le forze, dopo la prima doppia fusione della settimana scorsa.
C'era però, come si diceva, anche un certo timore, legato essenzialmente a un fatto grafico-estetico. Venerdì scorso si erano già commentati certamente non con favore i due contrassegni compositi, soprattutto per alcune delle soluzioni utilizzate per accostare i fregi partitici: se in entrambi i casi il risultato ottenuto appariva poco soddisfacente, veniva naturale domandarsi cosa sarebbe potuto accadere nel tentativo di far convivere in uno stesso contrassegno addirittura quattro forze politiche legate sì alla stessa area, ma distinte tra loro, anche solo per le vicende legate al loro sorgere, oltre che per questioni politiche. Sarebbe stato possibile, come hanno fatto altre forze politiche, indicare in modo esplicito solo una delle liste esenti (o, volendo, anche entrambe), per poi trovare il modo di ricomprendere le altre sotto qualche dicitura: soluzione ragionevole, ma non facile o addirittura impossibile immaginando di avere di fronte soggetti politici che tengono alla loro autonomia o identificabilità. 
Quando oggi è stato effettivamente presentato il contrassegno di lista, i peggiori timori si sono puntualmente avverati. Alla lista è stato dato il nome di Noi moderati (e se ne parlerà dopo), nome che riprende volutamente - e anche graficamente - il "Noi" di Noi con l'Italia, con l'aggiunta subito sotto della parola "moderati", in un carattere graziato e corsivo; entrambi gli elementi risultano leggermente inclinati (un po' come le parole nel tricolore di Forza Italia, ma meno di così), disposti su uno sfondo blu scuro, con una circonferenza bianca all'interno. Quasi la stessa inclinazione hanno i due emblemi delle liste che hanno ritenuto di unire le loro forze, praticamente identici a quelli varati venerdì scorso, se non per un piccolo - ma significativo - particolare. In particolare, se la miniatura del simbolo di Coraggio Italia - Udc è identica alla grafica divulgata pochi giorni fa, nel cerchio medio dedicato a Noi con l'Italia e Italia al centro il cerchietto di quest'ultima forza politica ci si rende conto che Italia al Centro ha rinunciato all'arancione nella parte inferiore del suo simboletto. In pratica, questo ha avuto due conseguenze: in questo modo, il simbolo di Italia al Centro finisce per somigliare molto a quello di Noi con l'Italia per come viene proposto questa volta (con il riferimento a Maurizio Lupi); in più, sulla parte di fondo che ora è bianca è pressoché impossibile distinguere il profilo dell'Italia inserita nell'emblema.
Al di là di questa scelta grafica, forse spiegabile con l'intento di far somigliare i simboli di Noi con l'Italia e Italia al centro (entrambi in stile Pdl) oppure di ricalibrare i colori e far pesare un po' meno l'arancione (ma sul risultato è lecito avere dubbi), il punto davvero dolente è un altro. Nel cerchio grande del simbolo tondo - che già contiene la circonferenza bianca concentrica - sono contenuti due cerchi medi, che a loro volta contengono o altri due cerchi piccoli di diversa dimensione o un cerchio piccolo e un fregio sciolto; di più, i cerchi medi finiscono per sovrapporsi leggermente, mettendo in secondo piano la coppia Coraggio Italia - Udc, e in ogni caso coprono parte della circonferenza bianca interna. Si è così di fronte a un simbolo-matrioska di terzo grado, oggettivamente inguardabile perché troppo pieno e difficile da leggere nelle dimensioni destinate alle schede (3 centimetri di diametro), come pure da descrivere sul modulo di presentazione della lista; non a caso si sono scatenate varie ironie in rete, che hanno accostato l'emblema alle figure usate per l'esame ortottico. Non è dato sapere se qualcuno abbia proposto a una o due delle quattro forze politiche di rinunciare alla propria visibilità o se si fossero fatte prove in tal senso; di certo questo risultato non soddisfa e non può soddisfare (e non si sa se solidarizzare con chi ha curato la grafica dovendo sopportare le richieste delle forze politiche o criticare questa persona per il risultato finale).
Da ultimo, lo stesso nome scelto sembra foriero di potenziali problemi. Anche se "moderati" è scritto con l'iniziale minuscola, l'uso di quella parola non è affatto piaciuto a Giacomo Portas, leader dei Moderati. Raggiunto da Isimbolidelladiscordia.it, l'ex parlamentare Portas ricorda che i Moderati hanno partecipato a elezioni nazionali nella coalizione di centrosinistra, hanno depositato più volte il loro contrassegno e da poco si sono nuovamente iscritti al Registro dei partiti politici: ritengono dunque che quest'uso della parola "moderati" sia lesivo delle loro prerogative di partiti registrati e già presenti in Parlamento. Per questo motivo, è assai probabile che il partito invii una comunicazione al Viminale per chiedere che sia tutelato il proprio diritto al nome - già riconosciuto in tribunale in altri casi - e il diritto di elettrici ed elettori a non farsi confondere; qualora il simbolo fosse comunque ammesso, è altrettanto probabile che i Moderati si oppongano rivolgendosi all'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione. Uno scontro imprevisto, dunque, potrebbe palesarsi nei prossimi giorni.

venerdì 5 agosto 2022

Noi con l'Italia ora convive con Italia al Centro (ma povera grafica!)

La tentazione di domandarsi "come la prenderà Vittorio Sgarbi?" è davvero fortissima, visto che solo pochi giorni fa il deputato e critico d'arte non si capacitava del fatto che Maurizio Lupi non volesse inserire anche il suo nome all'interno del simbolo di Noi con l'Italia, magari anche con un riferimento grafico - quello michelangiolesco - a Rinascimento senza bisogno di citare il nome. Non solo il nome di Sgarbi continua a non vedersi, ma è l'intero simbolo di Noi con l'Italia a stringersi per fare posto anche a Italia al Centro. Un po' come nel 2018 la lista Noi con l'Italia - Udc divenne la "quarta gamba" del centrodestra (con l'idea che ospitasse tutti i moderati che però si sarebbero dovuti impegnare per raggiungere il 3%, altrimenti si sarebbero dovuti accontentare dei pochi collegi uninominali loro assegnati e vinti), anche stavolta la lista con Maurizio Lupi tra le sue figure principali si appresta a completare il quadro della coalizione in cui Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia sono le forze principali.
La novità, in effetti, non coglie di sorpresa, se non altro perché all'ultima riunione in cui si è discusso della distribuzione dei collegi uninominali - secondo quanto riferito dagli organi di stampa - era rappresentato anche il partito di Giovanni Toti, abbandonando dunque altre ipotesi di corsa elettorale. Il contrassegno composito "pesa" anche visivamente le due componenti della lista, con il fondo del cerchio diviso in due: la parte più estesa, in alto e a fondo blu, contiene il simbolo di Noi con l'Italia (ma paradossalmente il blu usato è quello di Italia al Centro); il segmento inferiore, che occupa poco meno di metà del tondo, circoscrive invece l'emblema di Italia al centro ed è tinto di arancione. In qualche modo la lista comune riporta ai tempi in cui - tra la fine del 2019 e l'inizio del 2021 - Noi con l'Italia e Cambiamo! costituivano, insieme all'Usei e ad Alleanza di Centro (rappresentata da Vittorio Sgarbi) una componente del gruppo misto alla Camera. Questa lista, tra l'altro, virtualmente ricongiunge anche Lupi a Gaetano Quagliariello, che con IDeA era stato cofondatore di Noi con l'Italia come cartello elettorale nel 2018 e ora è tra i nomi più rilevanti di Italia al Centro.
Le prime dichiarazioni non stupiscono: Toti ha rivendicato "con orgoglio" la qualifica di "moderati e centristi", mentre Lupi ha ribadito la "storia di coerenza che in tutti questi anni ha voluto essere con orgoglio nel centrodestra". Ci si permette di dubitare che entrambi possano guardare con lo stesso orgoglio il nuovo simbolo, piuttosto mal assortito (tra l'altro i due emblemi hanno persino una struttura analoga, con il tricolore in mezzo), nella sua natura di "bicicletta asimmetrica", per di più in verticale. Il nome di Lupi spicca sicuramente più di quello di Toti, un po' annacquato tra l'arancione del cerchio grande e quello del suo simbolo con l'Italia sul fondo.
Difficile, a questo punto, che il contrassegno di lista cambi ancora (e forse c'è da sperarlo); resta invece da capire cosa farà l'Udc, che nel 2018 si era federata con Noi con l'Italia. I suoi esponenti potrebbero essere candidati da Forza Italia e non è da escludere che alla bandierina forzista sia accostato anche lo scudo crociato su fondo azzurro usato dall'Udc; c'è chi parla di una possibile quinta lista tutta riferibile al partito di Lorenzo Cesa, che non dovrebbe nemmeno raccogliere le firme (il gruppo con Forza Italia al Senato è indiscutibile) ma potrebbe faticare molto a superare il 3%, del resto non ci era riuscita nemmeno la lista della "quarta gamba" nel 2018. Se mancherà questa lista e l'Udc non inserirà una sua miniatura nel contrassegno di Forza Italia (e sarebbe la prima elezione politica in Italia senza scudo crociato sulle schede!), certamente il partito di Cesa depositerà però - magari attraverso Antonio De Poli - il suo simbolo al Viminale: ci sarà almeno una Democrazia cristiana pronta a presentare il suo scudo crociato, meglio non correre rischi...

domenica 10 luglio 2022

Al Cantiere di Italia al Centro spunta il terzo simbolo del partito di Toti

"Lo dico con affetto a chi in queste ore continua a dire 'Il centro è mio, il centro è nostro': il centro è di tutti": lo ha detto con convinzione ieri Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, al "Cantiere" - così è stato chiamato l'incontro tenutosi all'Auditorium Antonianum - del suo partito politico, Italia al Centro, nato il 16 febbraio come "federazione sovrastrutturata dei partiti IDeA e Cambiamo" (come recita l'atto costitutivo) e poi ufficialmente come partito il 28 aprile avendo Toti come presidente, Gaetano Quagliariello come vicepresidente e Mariarosaria Rossi come tesoriera. Il riferimento, ovviamente, era alle parole di Silvio Berlusconi, che venerdì in un messaggio registrato aveva voluto ricordare "a questi signori [...] che il centro siamo noi, che il centro è Forza Italia, che in Italia è un partito indispensabile perché costituisce la testimonianza e la continuazione della tradizione liberale, cristiana, garantista, europeista e dei principi e dei valori della società occidentale": parole non proprio amichevoli, dettate quasi certamente anche dal fatto che una parte rilevante delle figure di primo piano del nuovo soggetto politico (e certamente tutti e tre i fondatori indicati nell'atto costitutivo) hanno avuto una lunga militanza forzista. 
L'incontro di ieri ha avuto risonanza anche per la partecipazione di figure potenzialmente interessate alla "conservazione" e "rinnovazione" del Centro, cercando convergenze: non sono passate inosservate le parole di Carlo Calenda ("Siate netti e pragmatici: se dite che questo cantiere è aperto a tutti finirete per annacquarvi in un indefinito che non porterà un voto. Questo è il momento del coraggio e di ricordaci che la religione del laico è innanzitutto verità e coerenza. Occorre ricordare ai partiti delle grandi famiglie europee che è tempo del riscatto rispetto ai populismi e ai sovranismi; tutto il resto è un fritto misto che non porta a nulla e che fa gioire gli avversari che possono dire che nel centro c'è di tutto, Calenda, Di Maio, non cito Mastella perché è amico vostro. Il centro è il contrario di tutto questo: il centro liberale è il luogo delle scelte nette e delle persone per bene") che non sono esattamente piaciute al citato Clemente Mastella (che, dopo aver staffilato a più riprese il "pariolino" della "Calenda greca", ha comunque precisato "Bisogna iniziare subito a costruire il centro e correre il rischio, io sono per un centro che possa stare anche da solo, a prescindere dalla legge elettorale, anche perché spesso si fa all'ultimo minuto e non possiamo aspettare, perché avremmo una fragilità intrinseca"); sono intervenuti anche Ettore Rosato (per Italia viva: "Evitiamo di fare dieci costituenti di centro, mettiamo insieme le nostre energie che sono di più dei partiti") e Mariastella Gelmini (per il governo, anche se ha precisato di essere intervenuta "non per cercare collocazioni politiche", ma per il confronto sui temi del suo ministero), oltre che Antonio Noto (che ha tentato di tracciare un identikit del centro e del suo elettorato).
Chi ha organizzato quel Cantiere ne è convinto: "il Centro è stato grande quando è stata grande l'Italia" (e, si deve supporre, viceversa), eppure "c'è il rischio che scompaia dall'atlante della politica italiana", come ha detto nel suo intervento iniziale Gaetano Quagliariello. Proprio lui ha rivendicato la scelta di avere avviato la costruzione di qualcosa di nuovo e autonomo, piuttosto che cercare ospitalità in altri partiti per cercare di ottenere lo stesso risultato. Ciò si è tradotto in "una traversata nel deserto per rimanere fedeli non tanto alle idee, ma a una visione, perché l'area del centro non scomparisse": per fare questo, visto che nel deserto della traversata capita di frequente di sentirsi soli, per Quagliariello è stato opportuno cercare "di fare un pezzo di strada insieme ad altri compagni, in maniera inclusiva, con umiltà e disponibilità, a volte anche troppo. Per questo abbiamo cambiato tante sigle". Lui stesso, pensando a sé, ha ricordato il passaggio da IDeA a Cambiamo! a Coraggio Italia (quando ancora era visto come un progetto comune Toti-Brugnaro) a Italia al Centro: "un po' come i vecchi comunisti, diciamo: Pci, Pds, Ds, poi Pd, ora forse D, poi speriamo si fermino, sennò non rimane più niente...", anche se ha rivendicato di aver "cambiato sigle per non cambiare idee" (frase certamente non nuova) e di averlo fatto "dalla parte giusta della storia".
La versione dell'atto costitutivo
Già che ci si è, bisognerebbe dire che, oltre a tante sigle, sono stati cambiati tanti simboli. E in questo caso lo si può ben dire perché proprio ieri il Cantiere era "tappezzato" di una nuova versione dell'emblema di Italia al Centro, la terza a livello nazionale. Nell'atto costitutivo del 28 aprile scorso, infatti, era stato indicato come simbolo ufficiale un "cerchio suddiviso all'interno in due porzioni. La porzione in alto è di colore blu. In questa porzione compare la scritta in colore bianco e carattere maiuscolo grande 'ITALIA'. Al centro, tra la porzione in alto e quella in basso, compare la scritta in colore bianco e in carattere maiuscolo piccolo 'AL'. La porzione in basso è di colore arancio. In questa porzione compare la scritta di colore bianco e in carattere maiuscolo grande 'CENTRO'. Sullo sfondo di entrambe le porzioni, dall'alto verso il basso, compare un'immagine stilizzata dell'Italia che assume un colore blu chiaro nella porzione in alto e arancio chiaro nella porzione in basso. Il tutto è delimitato da un segno di circonferenza di colore blu". 
Alle ultime elezioni amministrative, nei casi in cui Italia al Centro ha partecipato con il suo simbolo ufficiale all'interno di altri contrassegni (come a Parma e a Palermo), si è solitamente vista una seconda versione del fregio, che ha concentrato il nome tutto nella parte superiore blu (che per l'occasione era stata ampliata, occupando circa il 60% del cerchio), mentre il segmento arancione inferiore conteneva il riferimento a Toti, come era avvenuto già con Cambiamo!. Altrove, invece, erano state usate altre versioni, o relativamente simili al simbolo nazionale, con la posizione della città evidenziata sulla sagoma dell'Italia (a L'Aquila) o della regione (a Catanzaro), oppure molto diversi, com'è accaduto in Liguria a Genova e alla Spezia, a prevalenza decisamente arancione con il riferimento a Toti in enorme evidenza. 
Ieri, invece, è apparsa una nuova versione, ulteriore variazione di quello nazionale con il riferimento a Toti. Innanzitutto il nome è stato riscritto, lasciando da parte il carattere Impact e sostituendolo con il Nexa (o per lo meno molto somigliante: era lo stesso carattere di Scelta civica e del Nuovo centrodestra); il cerchio è di nuovo sostanzialmente diviso a metà, anche se il diametro è leggermente crescente e coperto da un tricolore costituito da tre strisce (quella rossa, in alto, molto più sottile delle altre), interrotte al centro per fare spazio alla preposizione "con"; nella parte inferiore, poi, il riferimento a Toti è ancora più evidente che in passato, riprendendo in sostanza il simbolo della lista Toti delle regionali 2020 e delle liste liguri di Italia al Centro di quest'anno. 
Nel giro di poche settimane, dunque, sono apparse varie versioni e aggiustamenti successivi dello stesso simbolo. E sarà che, come ha detto lo stesso Toti in apertura del suo discorso finale, tutti "i cantieri sono un po' disordinati", ma le cose erano andate quasi nello stesso modo con Cambiamo!, che in pochi giorni aveva fatto circolare ben tre versioni del simbolo, anche se poi non era più cambiato di fatto. Nell'attesa di vedere se anche in questo caso l'emblema si stabilizzerà, si attende di scoprire se Vinciamo Italia - rappresentata nel Cantiere di ieri da Marco Marin - svelerà il suo simbolo e, nel caso, che destino avrà. 

domenica 27 marzo 2022

Toti vara a Genova Italia al Centro, con i suoi primi simboli locali

Può dirsi iniziato ieri in modo ufficiale - con la sua prima assemblea nazionale, svolta in parte in presenza e in parte da remoto - il cammino di Italia al Centro, il progetto politico guidato da Giovanni Toti insieme a Gaetano Quagliariello e Paolo Romani: al momento si tratta di un'aggregazione di esperienze locali e regionali (che si tradurranno innanzitutto in liste alle elezioni comunali che si svolgeranno nella tardissima primavera), ma la prospettiva è di presentarsi in modo unitario e visibile alle prossime elezioni politiche (ed è ancora presto per dire con chi, anche a causa dell'incognita della legge elettorale). 
La presentazione nazionale - a livello locale qualcosa si è già fatto nei giorni scorsi - si è tenuta all'Acquario di Genova, uno dei comuni più importanti tra quelli interessati dal prossimo voto amministrativo e certamente uno dei comuni in cui Italia al Centro sarà presente alle elezioni, sia pure - come si vedrà tra poco - con una veste ad hoc
Non è senza significato, peraltro, che a presentare l'evento Dalle città all'Italia, una proposta per il Paese sia stata Mariarosaria Rossi, senatrice della componente del gruppo misto al Senato Italia al Centro (che include anche Quagliariello e Romani, oltre alle senatrici e senatori Massimo Berutti, Andrea Causin, Raffaele Fantetti, Sandra Lonardo, Marinella Pacifico e Sandro Biasotti, già presidente della Regione Liguria e anch'egli presente ieri; c'erano anche alcuni deputati connessi a distanza, incluso Marco Marin di Coraggio Italia). "Giovanni Toti - ha detto in apertura dell'evento - ci dice che oggi in troppi parlano di centro e vi si collocano, per tatticismi o giochi di palazzo, per differenziarsi dagli estremismi o per creare alleanze in vista delle campagne elettorali, ma ancora nessuno ha provato a guardarci dentro: il centro sono i nostri fabbisogni, le speranze, i nostri bambini, il nostro ambiente, il Centro siamo noi, ma dobbiamo tornare tutti a pensare a un progetto che ci accomuna, per riportare il paese al Centro". Appare interessante la ricostruzione politica del cammino fatto sin qui, proposta dalla stessa Rossi: "Ognuno di noi proviene da esperienze diverse, ma se siamo tutti qui insieme è perché abbiamo trovato in Toti la sintesi: lui ci ha portato nella sua comunità di Cambiamo!, che poi si è unita a Idea di Quagliariello, in seguito si è aggregata con Coraggio Italia di Luigi Brugnaro e oggi si allarga ancora con Italia al Centro".
Del quadro internazionale ha parlato il capo delegazione al Senato, Paolo Romani, ma lui stesso ha fornito alcune riflessioni importanti anche sul piano elettorale: "Abbiamo vissuto una stagione di bipolarismo vincente e netto, in cui chi vinceva governava e chi perdeva andava all'opposizione: era un bipolarismo non malato, che forse non ha aiutato l'Italia dal punto di vista economico ma sicuramente la domenica sera gli italiani sapevano chi vinceva e chi perdeva. In parte dal 2013, ma sicuramente dal 2018 tutto questo non è più avvenuto: noi che siamo sempre stati per il maggioritario dobbiamo convertirci, come fecero i padri della nostra Repubblica, a una legge elettorale proporzionale. Non vorrà dire che quella sera sapremo chi ha vinto, ma che ogni italiano saprà che il suo voto è andato a un partito che conserverà i valori e i contenuti per i quali ha espresso quel voto. Di questi cartelli, che non hanno più funzionato perché si trasformano, si rompono - noi stessi abbiamo migrato, siamo i primi a essere parte di quel sistema che non funziona più - ho l'impressione che qualcuno ragionevolmente si debba occupare". I #drogatidipolitica guarderanno soprattutto a queste frasi, anche se a conquistare l'attenzione dei più è stata la frase successiva: "Dirò una cosa scomoda: a me fa paura che con questo sistema elettorale che si chiama Rosatellum qualcuno che si chiama Meloni o Salvini possa andare a Palazzo Chigi, non tanto per le cose che non sanno fare perché non hanno studiato abbastanza, quanto per la possibile reazione di Bruxelles, di cui tutto sommato dobbiamo tenere conto".
Si è configurato come più rivolto alla politica interna (ma non solo) il discorso di Gaetano Quagliariello: "In questa sala ci sono fondamentalmente, in gran parte, gli eredi del '94, di quelli che allora si opposero a un'apparentemente scontata vittoria della gloriosa macchina da guerra" (che, per la cronaca, in realtà era "gioiosa", anche se perse), per cui coloro che sono parte del progetto sono "liberali in economia, atlantisti in politica estera, conservatori nei costumi. Negli anni '90 pensavamo di avere vinto, di non avere più concorrenti, ma sono arrivate le smentite; pensammo con un po' di arroganza che la democrazia si potesse esportare con le baionette e, riguardando quel periodo, dovremmo fare un po' di autocritica; sovranismi e nazionalismi sono nati anche come reazione alle nostre sconfitte occidentali, ecco perché qualcuno ha pensato di rinnovarsi guardando a Putin che guardava direttamente agli zar. Noi ora abbiamo la grande occasione di rigenerare culturalmente quella parte che nel nostro paese è sempre stata egemone e in passato ha fatto grande l'Italia, anche grazie al fatto che ora a Palazzo Chigi c'è una persona ha i nostri stessi valori. Nessuno qui vuole trovare un lavoro a Mario Draghi, ma è legittimo che qui si lavori perché tra un anno non si torni alla situazione umiliante che c'era prima di lui. Il centro è un'esigenza sociale da riempire di contenuti ed esiste a prescindere dalla legge elettorale, altrimenti non ci sarà davvero". Sul piano organizzativo, Quagliariello ha insistito sul concetto di "piramide rovesciata", che deve porre in alto la base territoriale con le sue istanze, per poi dare vita agli altri livelli che di quelle istanze dovranno necessariamente tenere conto.
Dopo gli interventi dai territori - tra cui quello di Sandro Biasotti, per il quale i valori di Italia al centro "sono quelli della Dc e di Forza Italia" e fanno parte dei punti di forza, insieme alla squadra e al leader ("Gli elettori arriveranno, ma a Giovanni dico: andiamo con calma, non andiamo a sposarci con Renzi o Calenda, sarei a disagio, dovrebbero venire loro casomai") - la chiusura è toccata allo stesso Giovanni Toti: "Oggi attraversiamo una vera crisi di sistema, solo in parte mitigata da un governo in cui ci riconosciamo e che è nato anche grazie a noi. Servono risposte complesse, senza nascondere la polvere sotto il tappeto. Le due coalizioni sono testimonianza di tempo che fu, non il presente né tanto meno il futuro. Che progetto di paese ha il centrodestra, che valori lo uniscono? Non credo che il centrodestra si sia sciolto come neve al sole durante l'elezione del Presidente della Repubblica: è arrivato lì cercando di rimettere insieme qualcosa che in realtà si era già sciolto prima, in questa legislatura non è mai stato insieme un'ora dalla stessa parte in Parlamento e già questo qualche riflessione dovrebbe farcela fare. Il centrodestra è quello dei vaccini o quello che dice che c'è una dittatura sanitaria? Quello che crede nelle riforme di Draghi o è quello che contesta ogni singola riforma e pensa a un isolazionismo, una sorta di forma di autarchia? Ho difficoltà a pensare Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, noi ed altri su un palco insieme: chiudiamo questa nefasta parentesi del governo Draghi o cerchiamo di fare tesoro di quello che abbiamo imparato in questi mesi sulla pragmaticità, sulla necessità di governare e fare le riforme? Nell'altra coalizione non c'è meno nebbia, anzi, se possibile ce n'è anche di più".
Sul progetto politico Italia al Centro, Toti ha detto: "Il Centro che vogliamo non è fatto di tattica e strategia ma ha dei valori. Non abbiamo fretta, non vogliamo scorciatoie ma seguiamo un percorso complesso, magari anche confuso, come la realtà è. Credo serva uno sforzo - forse meno sexy per i giornalisti ma necessario - per definire che cosa vogliamo: il Centro non è un contenuto, ma è un contenitore di contenuti, non ci si dichiara di centro per sentirsi nel giusto, ma ci si sente di centro quando in quel Centro si sono messe cose che si ritengono utili per Paese. Non usciamo di qui dicendo con chi saremo alleati nel '23: lo saremo di chi condivide i nostri valori e vogliamo riportare al Centro la cultura di governo". Cos'è dunque Italia al Centro? "Come figura retorica è una metonimia, il contenitore per il contenuto. Non credo sia passo indietro rispetto a Cambiamo, Idea, Coraggio Italia, ma un passo avanti e credo che ne faremo altri: se la nostra vocazione è aggregare persone sulla base di contenuti, noi dobbiamo fare il cerchio dell'insieme solo per quei contenuti, altrimenti rischiamo di fare l'ennesima cosa autoreferenziale. Vogliamo essere la somma di tante esperienze civiche, associative, con nomi diversi e che correranno anche con geometrie diverse sul territorio. Credo che il nostro partito debba mettere insieme comunità anche diverse, le migliori espressioni di città, movimenti, amministrazioni, dando uguali opportunità a tutti. Siamo velleitari? Forse, il nostro è un progetto che può tranquillamente fallire, però siccome siamo a Genova ricordiamo che Cristoforo Colombo diceva che non si attraversa l'oceano senza paura di perdere di vista la sponda da cui si è partiti".
Non è stato presentato al momento alcun simbolo di Italia al Centro, anche perché è prematuro: come detto, il primo appuntamento sarà costituito dalle elezioni amministrative, che vedranno anche una grafica variabile. A Genova e La Spezia, capoluoghi liguri che andranno al voto, il simbolo sarà una variazione di quello della lista Cambiamo con Toti presidente, vista alle regionali: il cognome del presidente della Liguria campeggerà in blu su fondo arancione e sulla sagoma della regione, con in basso il riferimento alla singola città (Toti per Genova, Toti per Spezia); unico riferimento al progetto nazionale sarà l'espressione "Liguria al Centro" posta ad arco nella parte alta del simbolo. Altrove, invece, si userà il formato "[comune] al Centro": pochi giorni fa è stato presentato il simbolo di L'Aquila al Centro, che usa gli stessi colori che dominano nei simboli di Cambiamo! e delle liste liguri, ma al contrario (fondo blu, silhouette dell'Italia arancione, con un cuore in prossimità del capoluogo). Nelle prossime settimane si vedrà come sarà declinato il simbolo in altre città, guardando alle somiglianze e alle differenze; per capire quanto di quella grafica sarà conservato nell'emblema di Italia al Centro ci vorrà più tempo, ma basterà avere pazienza.

sabato 5 febbraio 2022

L'Italia c'è, un nuovo progetto politico (estraneo a Italia al Centro)

In politica qualcosa si muove nell'area moderata: lo si vede in questi giorni, ma non per forza attraverso i grandi media e, soprattutto, non necessariamente a livello parlamentare. In questa situazione, l'errore più grave che si può fare è mescolare tutto, cercando di ricondurre i movimenti all'interno di un'area alla stessa matrice e alle stesse persone. L'occasione per ricordarlo è arrivata questa mattina: sul quotidiano online Affari Italiani è apparsa una notizia con il titolo "
Nasce la formazione politica L'Italia C'è". Non si parla di partito e ufficialmente non c'è un simbolo vero e proprio, ma si può trovare una grafica allegata al testo che potrebbe essere la base di un emblema politico, almeno di quelli che negli ultimi anni si è stati abituati a vedere: il nome stesso in blu, con "c'è" in evidenza e l'apostrofo e l'accento che richiamano il tricolore, mentre accanto gli stessi colori tingono lo slogan "Libera e verde".
Al testo è accompagnato un testo, firmato da Antonio Santoro, Anna Lisa Renoldi, Emanuele Pinelli, Riccardo Lo Monaco e Cristina Bagnoli. Lo si riporta per intero:
La conferma del Presidente Mattarella alla guida della nostra Repubblica è stata la migliore notizia possibile, ma ha anche messo a nudo lo stato di crisi degli attuali partiti italiani. Ragionano con gli occhi al calendario elettorale invece che alle speranze e alle priorità dei cittadini, dei giovani, degli esclusi, dei non garantiti. Viviamo un’epoca di profondi cambiamenti, che la pandemia ha accelerato e reso profondi. Oggi più che mai occorre una politica che sappia farsi promotrice e interprete di questo cambiamento e combatta chi invece vorrebbe ridurre l’attuale stagione di ricostruzione nazionale del governo Draghi a una parentesi tra un prima e un dopo uguali tra loro.
Non è nelle alchimie parlamentari che nascono le nuove iniziative politiche, ma è nelle idee e nelle energie, nell’impegno e nella partecipazione di tanti uomini e tante donne che hanno a cuore il luogo dove vivono e lavorano. Gli anni duri della pandemia hanno dimostrato che c’è un’Italia capace di affrontare le difficoltà con dignità e coraggio. Un’Italia migliore dei suoi stereotipi, che sa rialzarsi, scommettere sul futuro e competere a livello mondiale. A questa Italia bisogna offrire l’opportunità di guardare alla politica come a qualcosa di serio e concreto, per cui impegnarsi.
Lanciamo un movimento che non parte dai palazzi istituzionali, che conosca la dimensione del contatto con le persone, con le associazioni, le aree interne, le periferie, i luoghi di studio e di lavoro. Intendiamo aggregare e unire quanti oggi si sentono privi di una casa politica ma sono forti delle proprie idee riformatrici, liberali e ambientaliste. Terremo la porta aperta, anzi spalancata, a tutti, senza alcun preconcetto. Noi pensiamo che tra quanti intendono davvero riformare il Paese non debbano più sussistere veti e inutili protagonismi, ma debba prevalere la responsabilità di unire. L’Italia c’è, ed è migliore di quanto sembri. L’Italia c’è, e ha bisogno di essere più libera e verde, più forte e accogliente, più dinamica ed europea. Per questo, nel dare oggi vita a una nuova iniziativa politica, non abbiamo trovato nome migliore di questo. Semplice e immediato: L'Italia c'è. Libera e verde.
Dalla lettura del comunicato risulta chiaro soprattutto un punto: quest'iniziativa politica, probabilmente ancora allo stato di progetto, si distingue nettamente dall'operazione denominata "Italia al Centro" che sarebbe alle porte in Parlamento e di cui si è iniziato a parlare in questi giorni. I media hanno fatto sapere, in particolare, che è allo studio e sarebbe imminente l'unità di intenti dei parlamentari che fanno riferimento a Italia viva e a Coraggio Italia (soprattutto alla parte del partito più vicina a Giovanni Toti, meno a quella originaria che fa capo a Luigi Brugnaro). Al Senato, nello specifico, si parla della nascita, la settimana prossima, di un unico gruppo chiamato appunto "Italia al Centro", nel quale sarebbe pronta a confluire, oltre a Iv, l'intera componente del gruppo misto oggi denominata "IDeA - Cambiamo! - Europeisti - Noi Di Centro (Noi Campani)" (della quale fanno dunque parte anche, tra gli altri, Gaetano Quagliariello, Raffaele Fantetti, Sandra Lonardo e Paolo Romani): il gruppo però, per esistere - in base alle norme regolamentari modificate alla fine del 2017 - dovrebbe contenere anche il nome del Psi (o comunque di un altro partito che abbia partecipato alle ultime elezioni col proprio simbolo, anche all'interno di una lista composita, e che abbia ottenuto un eletto a Palazzo Madama, disposto a partecipare a quel gruppo).
Di quel gruppo-progetto è circolato un nome, al momento senza un simbolo (non è dato sapere se esista o se esisterà), ma si comprende che è un'operazione innanzitutto parlamentare: non a caso, si sono rapidamente registrati i distinguo di Antonio Tajani per Forza Italia (anche perché il partito di Silvio Berlusconi non intende rinunciare al ruolo di "partito di centro" essenziale e irrinunciabile nel centrodestra) e di Carlo Calenda. Lo stesso Luigi Brugnaro sembrerebbe più interessato a costruire qualcosa con Noi con l'Italia (legata a Maurizio Lupi) e con l'Udc, in ogni caso nell'area di centrodestra.
In questo contesto, dunque, non si può considerare nell'area coinvolgibile da Italia al Centro il progetto che ha scelto di identificarsi nel nome L'Italia c'è. L'area è certamente quella moderata: tra i firmatari si ritrovano per esempio Emanuele Pinelli e Riccardo Lo Monaco, dell'associazione Italia Europea. Approfondendo poi il nome scelto, si scopre che quel nome è stato depositato come marchio, pur se con una grafica diversa, tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022, per le classi 38 (telecomunicazioni), 41 (
educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali). A presentare la domanda sono stati Piercamillo Falasca (di Italia Europea) e Gianfranco Librandi (deputato di Italia viva). Dimostrazione, una volta di più, che il fronte moderato e etichettabile in modo sbrigativo come "centrista" non va nella stessa direzione e ha orizzonti diversi, anche grafici.