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venerdì 24 aprile 2015

Puglia: il simbolo comune di Schittulli e Area popolare

I media lo danno per certo già da alcuni giorni: l'accordo c'è e il simbolo pure, dunque, il Movimento politico legato a Francesco Schittulli e Area Popolare correranno assieme in Puglia. Formeranno un'unica lista a sostegno di colui che sembrava un candidato in grado di unire il centrodestra, mentre ora quasi certamente dovrà vedersela anche con Adriana Poli Bortone, divenuta dirigente di Fratelli d'Italia ma messa in campo direttamente da Forza Italia.
Come è noto e come Mauro Bondì aveva già scritto su queste pagine, l'emblema di Schittulli non era quello di una semplice "lista del presidente", ma nasceva praticamente fin dall'inizio come movimento che si è presentato in molti appuntamenti elettorali locali, acquisendo consultazione dopo consultazione maggiore notorietà, consenso e radicamento. C'è chiaramente qualcosa di molto berlusconiano in questo contrassegno, a partire dall'arcobalenino tricolore, morbidamente convesso, che emerge in primo piano ed è accompagnato dall'ombra; anche la font utilizzata è la stessa che era in uso con il Popolo della libertà, così come i colori tra blu e azzurro possono facilmente rimandare tanto a una logica di tinte nazionali e partiti catch-all, quanto a una tavolozza sospesa tra Pdl e Forza Italia (e lo stesso cognome in grande rilievo non è certo estraneo a quella storia politica).
L'apporto grafico di Area Popolare, in questo caso, è davvero minimo: nemmeno un inserto grafico o cromatico legato all'esperienza comune del Nuovo centrodestra e dell'Udc. Non ci sono i loro simboli, interi o in miniatura: c'è solo il nome dell'associazione (futuro partito?) che hanno costituito insieme e che è andato a occupare proprio l'ultimo spazio disponibile sulla corona blu del contrassegno. Il corpo del testo è certamente maggiore rispetto all'espressione "Movimento politico" fatta inserire nella parte alta della corona. 
Non si conoscono le valutazioni dei partiti di Alfano e Cesa, ma viene da pensare che i loro fregi non siano presenti nel contrassegno perché forse non avrebbero portato un gran numero di voti alle elezioni, a dispetto di quanto si può pensare. O, forse, vista e mantenuta ferma la struttura del contrassegno di Schittulli, gli stessi emblemi sarebbero risultati illeggibili all'interno di un più ampio contrassegno, perché troppo piccoli. Certo, Area popolare è un progetto giovane, non ancora pienamente "spiegato al pubblico": accontentarsi del solo testo, senza nemmeno un tocco di grafica, è certamente una scelta rischiosa. Si vedrà come sarà accolta dagli elettori.

lunedì 13 aprile 2015

Puglia, Fitto può usare Forza Italia?

Non sembra arrestarsi la scaramuccia tutta interna a Forza Italia (e al centrodestra) in vista delle elezioni regionali in Puglia. Il nuovo fronte l'ha aperto il coordinatore (commissario) forzista per la Puglia, Luigi Vitali, intervenendo a Radio Città Futura. Dopo aver negato a Raffaele Fitto la patente di uomo democratico ("La democrazia che oggi chiede Fitto a livello nazionale è esattamente quella che lui ha negato per 15 anni a livello territoriale. Non c'è mai stata una decisione che sia stata messa ai voti in organi di partito"), ha spostato l'attenzione sul problema del nome e, di conseguenza, del simbolo. E su chi, in particolare, sia legittimato a usarli.
Le parole di Vitali non lasciano spazi a dubbi: "Non ci vuole un giudice per stabilire che un esponente di Forza Italia che, in una competizione elettorale, si schiera contro Forza Italia, automaticamente non faccia più parte di quel partito. Io vado anche oltre: credo che non faccia più parte del centrodestra. Fitto deve fare una lista civica, non possono esistere due Forza Italia. L'unica Forza Italia è quella del presidente Silvio Berlusconi, non ce ne può essere un'altra".
Nemmeno Fitto, peraltro, scherza: qui occorre affidarsi ai virgolettati riportati dall'Huffington Post – in un articolo di Alessandro De Angelis – estratti da parole dette ai suoi dall'ex ministro e governatore pugliese, ma anche dai suoi legali di fiducia. "Qua è tutto illegittimo, illegittimi gli organi, illegittimi i dirigenti di Forza Italia. Se ci tengono fuori dalle liste, il 1° maggio faccio ricorso e ci vediamo in tribunale. Qua siamo solo all’inizio. Li farò impazzire”. Parole che sembrano consacrate dalla consapevolezza di chi conosce perfettamente i meccanismi e le dinamiche interne, punti deboli compresi. Le affermazioni dei legali, se possibile, sono ancora più venefiche, perché chirurgiche: "Non è illegittima solo questa o questa norma, ma è illegittimo lo statuto. Perché, sciolto il Pdl e riesumata Forza Italia, non è stato mai votato da un congresso. Mai”; lo stesso Berlusconi sarebbe un presidente abusivo, almeno nel suo partito, visto che l'articolo 19 prevede che il titolare di quella carica sia "eletto dal Congresso Nazionale secondo le modalità previste dal regolamento”, congresso che – stando agli avvocati fittiani – non si sarebbe mai tenuto.
Così, mentre Fratelli d'Italia apprezza l'opzione Poli Bortone, ma sembra rimanere attestata su Francesco Schittulli, tocca prepararsi a un profluvio di carte bollate e iniziare a chiedersi chi possa aver ragione tra Vitali e Fitto. Proviamo dunque a chiedercelo, sapendo dall'inizio che la risposta non è assolutamente vincolante, visto che non è affatto detto che le informazioni necessarie per scigoliere il dubbio siano tutte in nostro possesso.

domenica 30 novembre 2014

La Puglia e il suo laboratorio simbolico (di Mauro Bondì)

E' passata giusto una settimana dal voto-shock di domenica scorsa in Emilia Romagna e Calabria e già i partiti sono alle prese con candidature da individuare e strategie da attuare, in vista del ben più impegnativo appuntamento elettorale della prossima primavera, quando si voterà per rinnovare l'amministrazione di 7 regioni (Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia). Questa tornata elettorale, in effetti, sarà assai meno "pesante" rispetto a quella di cinque anni fa (allora si votò per 13 regioni, comprese le realtà più popolose come Lombardia, Lazio e Piemonte, tutte rinnovate in anticipo rispetto alla scadenza, per dimissioni della giunta o per intervento della magistratura); le trattative, in ogni caso, in varie zone risultano essere più che avviate. 
Si pensi, ad esempio, al Veneto e alla Puglia, in cui proprio quest'oggi il centrosinistra sta celebrando le primarie per la scelta dei candidati presidente. Ed è proprio dalla Puglia che emerge una situazione politica alquanto bizzarra: la regione guidata ora dal leader di Sel Nichi Vendola è da sempre territorio di iniziative politiche-laboratorio che in più di un caso si è cercato di replicare su scala nazionale o comunque altrove. Viene subito in mente come, nel 2010, per mesi si pontificò sulla possibilità di creare un modello - che qualcuno avrebbe voluto in fotocopia al Parlamento nazionale - basato sull'alleanza Pd-Udc (quando il partito di Casini aveva ancora un peso specifico rilevante), con convergenza su un candidato moderato. Fu in quell'ottica che il Pd ripropose il nome di Francesco Boccia, ma l'accordo saltò dopo la seconda sonora sconfitta del candidato nel confronto con Vendola. 
Oggi un subbuglio simile sembra regnare nel centrodestra pugliese (che pure non godeva di ottima salute quattro anni fa): una realtà dilaniata tra pessimi risultati recenti e leader autoreferenziali, ma anche forte della voglia di riprendersi una regione che rossa in fondo non è mai stata (dimostrandosi anzi una roccaforte berlusconiana al voto parlamentare). In pole position per una coalizione ampia, al di là delle posizioni nazionali (comprenderebbe Fi, Ncd, Fratelli d'Italia e Udc), come candidato presidente ci sarebbe Francesco Schittulli, chirurgo, già presidente della provincia di Bari: vicino a Forza italia ma ben visto da tutta la coalizione, egli ha fondato un suo movimento autonomo che si è presentato alle amministrative di questi ultimi cinque anni nel centrodestra, riuscendo a portare in dote una percentuale di voti spesso determinante. 
In principio, il simbolo di Schittulli somigliava più ad una qualsiasi lista civica a sostegno del presidente: fondo blu, scritta bianca, striscia tricolore, la classica solfa filoberlusconiana, insomma. Con l'avvento di altre partecipazioni elettorali, il simbolo è diventato sempre più quello di un vero partito territoriale (inserendo addirittura la dicitura "Movimento Politico"). Ci sarebbe giusto lo spazio per reinserire l'appellativo di "presidente", nella speranza per i sostenitori di Schittulli che gli porti fortuna verso la conquista della poltrona più ambita in Regione. 
Non si tratterebbe comunque del primo caso di candidato presidente pugliese che costruisce qualcosa di più di una lista a suo sostegno. Il pensiero va subito al noto ribelle forzista Raffaele Fitto, che molti vedrebbero come pronto ad espatriare dalla casa berlusconiana, ma che in realtà un partito suo ce l'aveva prima di entrare in Forza Italia (i Cristiani democratici per la libertà) e probabilmente ora ne ha già un altro. 
Perché "La Puglia Prima di tutto" non sembra un semplice cartello elettorale, è un vero e proprio movimento autonomo presente da oltre un decennio nelle varie compagini politiche pugliesi: ha corso a quasi tutte le amministrative, riscuotendo un'ottima affermazione elettorale (mediamente si attesta intorno al 10%). Fitto, insomma, ha dimostrato che "i voti li ha" e non è da escludere una sorpresa futura, che estenda il modello del "...prima di tutto" anche su una scala sovrapugliese, se si concludesse l'esperienza del politico in Forza Italia.
Ma se queste esperienze risultano essere lanciate in prospettive future, un'altra realtà politica sembra avviata a concludersi, o comunque a un energico rinnovo: si tratta della "Puglia per Vendola". Il cartello che nel 2010 raccolse circa il 5% (anche in questo caso una percentuale più che necessaria per vincere) è guidato da Dario Stefàno, luogotenente vendoliano, già assessore regionale all'agricoltura, presidente della giunta delle elezioni e delle autorizzazioni del Senato e candidato alle primarie del centrosinistra. 
Strutturatosi come un partitino con cariche varie, il suo simbolo potrebbe ricomparire sulle schede elettorali con una veste grafica nuova; se fosse Stefàno a prevalere come candidato del centrosinistra, sarebbe proprio il suo nome a entrare nell'emblema. L'attuale governatore oggi ha altre mete, cosciente di non poter più contare di quella spinta che gli ha procurato due elezioni: osannato come futuro leader della sinistra, per un periodo è stato di fatto relegato a portatore d'acqua del Pd, mentre ora sconta una certa impopolarità (tanto da togliere il suo nome dall'emblema di Sel), mentre il partito ha perso pezzi. Guarda caso, a favore dei democratici.