Inizia ora il viaggio attraverso i simboli delle grandi città al voto: solo nei giorni scorsi gli albi pretori dei comuni interessati hanno pubblicato i manifesti definitivi di liste e candidati, per cui ora il quadro è stabilizzato e si può iniziare la rassegna. In parte l'argomento è stato trattato in precedenza, parlando delle liste particolari che via via venivano svelate, altri simboli vengono trattati per la prima volta. Si inizia da Torino e via via si scende, pronti ad affrontare una pletora di marchi elettorali.
Alla fine Torino fa 34. Tra esclusioni, riammissioni e sorteggi ripetuti in tempi diversi, è questo il numero definitivo delle liste che parteciperanno alle elezioni, mentre il numero dei candidati sindaci è giusto la metà, 17. Ecco di seguito tutti i simboli, raggruppati sotto il nome del candidato sindaco.
Piero Fassino
Il sindaco uscente, Piero Fassino, può contare sul sostegno di quattro liste, una coalizione dimezzata rispetto al 2011, anno in cui le formazioni che lo appoggiavano erano addirittura 8. Quella di punta, naturalmente, almeno a livello politico, è quella del Partito democratico: per l'occasione riutilizza esattamente lo stesso emblema schierato nel 2011, a sua volta ricalcante il primo contrassegno che il Pd abbia mai usato alle elezioni, cioè quello delle Politiche del 2008, con la scritta "Veltroni presidente". Meno fortunato l'esempio più risalente, decisamente più positivo il secondo: anche per questo, i dem sperano di fare il bis riconfermando l'ex segretario Ds alla guida della città.

Di certo, tuttavia, il sindaco uscente punta anche molto sulla sua Lista civica per Fassino, forse una delle più impersonali - dal punto di vista grafico, s'intende - delle "liste personali" mai trovate. Chi si aspettava il "ripescaggio" di un brand amministrativo fortunato come Alleanza per Torino, da tempo nelle mani di Pino De Michele, è rimasto deluso: soltanto scritte e l'alternanza dei colori rosso e bianco per la lista di Fassino, probabilmente per assicurarne la riconoscibilità senza troppi artifici grafici e cromatici (del resto nel 2011 una lista personale nemmeno c'era). Non è escluso che la scelta paghi, anche se gli appassionati di simbologia si sentono piuttosto lasciati a bocca asciutta.

Per coprire l'area "sinistra" della coalizione, si deve poi considerare l'emblema di Progetto Torino, che porta come testo in secondo livello "Sinistra per la città". L'ambientazione è ovviamente rossa, mentre la parte inferiore, arancione, è modellata secondo il profilo della città, che inizia con l'Arco Olimpico e termina con la Mole Antonelliana. Capolista di Progetto Torino è l'assessore uscente Gianguido Passoni e l'obiettivo sembra essere proprio rendere forte la coalizione tra gli elettori di sinistra, che diversamente potrebbero scegliere di votare per Giorgio Airaudo o per uno dei due partiti di ispirazione comunista che si ritrovano sulla scheda elettorale.

Da ultimo, è confermato anche questa volta il sostegno dei Moderati di Giacomo Portas, che anche questa volta prendono il nome di Moderati per Fassino. L'emblema è molto simile a quello utilizzato nel 2011: la parte superiore è identica, mentre nel semicerchio inferiore è stato ritoccato - in modo quasi impercettibile - il riferimento a Fassino. La presenza dei Moderati in coalizione era un altro degli elementi di certezza a queste elezioni, anche dopo il progetto del Cantiere dei Moderati che ha visto la confluenza di ciò che resta di Scelta civica, ossia del progetto parallelo "Cittadini per l'Italia" (chiaramente non presente con proprie liste a Torino).
Roberto Rosso
Si presenta sostenuto da ben cinque liste Roberto Rosso, sindaco "mancato" nel 2001 che ci riprova a quindici anni di distanza. La prima di cui in questo sito si è parlato, ovviamente, è quella personale del candidato, cioè Roberto Rosso sindaco, che non porta nient'altro all'interno dei simbolo. La presentazione immediata al pubblico - e il cognome in evidenza inconfutabile, anche grazie al colore rosso (nomen omen) - ha evitato che a qualcuno venisse in mente di presentare liste analoghe o fuorvianti; capolista della formazione, tra l'altro, è Patrizia Borgarello, ex leghista e soprattutto colei che con il suo ricorso ha contestato l'esito delle elezioni regionali 2014, vicenda non ancora risolta.

Il primo partito a schierarsi con Roberto Rosso è stata l'Udc, dunque non ci si stupisce affatto a trovare il simbolo con lo scudo crociato sulla scheda. Da notare la personalizzazione dell'emblema, con l'espressione "Rosso sindaco" (che peraltro nella font non rispetta l'immagine coordinata del candidato sindaco, altrove visibile) collocata nel segmento rosso che di norma contiene la parola "Italia" (e, in precedenza, Casini) e la presenza, nella parte bassa, della dicitura "Area popolare". Sulla scheda non si trova né il simbolo di Ncd, né quello di fresco conio di Area popolare (o di Torino popolare, secondo la strategia messa in atto altrove), dunque si presume che gli alfaniani torinesi siano parte del progetto, ma forse non avevano le forze per presentare una lista in autonomia.

In coalizione, poi, c'è l'Unione pensionati di Onorato Passarelli, il cui simbolo per un certo tempo era stato assente dalle competizioni elettorali (il simbolo si è visto al Viminale per l'ultima volta nel 2008 e allora, tra l'altro, era tutto spiegazzato, piuttosto fotocopiato e ricolorato). In quest'anno in cui sulla scheda i torinesi non troveranno il simbolo del Partito pensionati di Fatuzzo, questo è uno degli emblemi in cui la parola "Pensionati" è in maggiore evidenza: a distinguerlo dagli altri, oltre al diverso nome e al fondo giallo, le tre sagome di gabbiani (o saranno altri uccelli) tinte dei colori della bandiera, da sempre "marchio" di quella formazione politica.

Tra i simboli si rivede poi il Mir, ossia i Moderati in rivoluzione fondati da Samorì tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013. La formazione, tuttavia, ha cambiato ancora simbolo rispetto a quelli che, in rapida successione, aveva adottato nel suo primo anno di vita. Questa volta la parola più evidente di tutte è "Moderati" e la sarebbe stata anche di più, se la Commissione elettorale circondariale non avesse bocciato la prima versione del contrassegno, che dava al vocabolo ancora più spazio, al punto - secondo i componenti - da creare confondibilità con il simbolo dei Moderati di Portas, che in Piemonte sono decisamente radicati. Il problema è stato evitato rimpicciolendo la scritta e colorando di giallo il fondo. Certo, ora il colore è quasi uguale a quello dell'Unione pensionati, ma all'interno della stessa coalizione non si dovrebbe incorrere in un errore.

A sostegno di Rosso c'è anche una lista denominata Alleanza democratica. I drogati di politica seniores non penseranno a una risurrezione del partito che fu di Willer Bordon, ma piuttosto - trattandosi di elezioni che si svolgono in Piemonte - alla formazione fondata nel 2005 da Giancarlo Travagin, piemontese e già parte di vari tentativi (da Flaminio Piccoli ad Angelo Sandri) di "rifare" la Dc, suo primo partito. Dell'ultima versione del simbolo di Ad, tuttavia, il contrassegno conserva solo la font del nome: niente fondo blu e niente omini tricolori stilizzati, ma un fondo bianco con la traccia della Mole, la dicitura "Roberto rosso sindaco di Torino" su una fascia gialla e, in basso, le "pulci" della Federazione popolare (alla quale Alleanza democratica di Travagin ha aderito, assieme tra gli altri ai Popolari per l'italia e al Nuovo Cdu di Tassone) e di Dipendenti pensionati disoccupati, un emblema già visto nel 2011 nella coalizione di Domenico Coppola, organizzata da Renzo Rabellino.
Osvaldo Napoli
Terzo candidato sindaco che si prende qui in considerazione è Osvaldo Napoli, deputato per tre legislature (per Forza Italia e Popolo della libertà), non entrato in Parlamento nel 2013 e tuttora iscritto a Fi, da sindaco di Valgioie. Non a caso, la prima lista da prendere in considerazione della sua coalizione "a tre punte" è proprio quello di Forza Italia. Per l'occasione viene utilizzato esattamente l'emblema che era stato schierato alle europee del 2014, con la bandierina e sotto il riferimento a Berlusconi, senza aggiungere - come avviene in altre città, a partire da Roma e Milano - alcun riferimento al candidato sindaco. Curiosità: il capogruppo di Fi si chiama Roberto Rosso, ma è solo omonimo del candidato sindaco...
A sostegno di Napoli c'è anche la lista civica Un sogno per Torino, simbolo già noto da tempo in realtà, e per Lo Spiffero legata al gruppo del forzista Luca Olivetti. Niente simboli di partito ovviamente per questa lista civica, ma solo un cuore stilizzato bianco, "in negativo" sullo sfondo blu scuro, con la sagoma della Mole Antonelliana che spunta all'interno, mentre il giallo del nome della lista ricostruisce la coppia di colori dello stemma cittadino. Questa formazione, dunque, sembra rappresentare soprattutto il tentativo di rafforzare sul piano civico una candidatura che agli occhi dei più sembra soprattutto politica, nel contesto di un centrodestra diviso e destinato a non avere troppa rilevanza.
Completa la coalizione che appoggia Napoli la lista civica Salviamo l'Oftalmico insieme. Anche qui simbolo decisamente easy, con scritte bianche a font bastoni su fondo rosso, per una causa tipicamente locale: la formazione, infatti, è una "lista di scopo", legata all'omonima associazione, promossa da professionisti del mondo della sanità e di altri settori della società civile, per cercare di evitare la chiusura dell'Ospedale oftalmico di Torino, per non rendere inutili gli investimenti fatti negli anni per ammodernare la struttura e non disperdere le professionalità accumulate nel tempo. Il presidente dell'associazione, Savino D'Amelio, è anche il capolista.
Alberto Morano
Altro candidato dichiaratamente di centrodestra è invece Alberto Morano, notaio ben noto in città, anch'egli sostenuto da tre liste. A lanciare più di altri la candidatura di Morano è stato Matteo Salvini, quindi è ovvio trovare in coalizione la Lega Nord. Il simbolo è quello ben noto, con Alberto da Giussano e il riferimento a Salvini in basso; il "Sole delle Alpi" verde è presente, ma si sposta per fare spazio alla caratterizzazione nazionale del segno, con l'inserimento della parola "Piemont" e della bandiera piemontese con il lambello. Un segno simile a quello usato nel 2011, ma allora non c'erano il Sole e il Piemont, al posto di Salvini c'era Boss e il centrodestra era unito nel sostegno a Michele Coppola. Praticamente un altro mondo.

Secondo simbolo della coalizione è quello di Fratelli d'Italia, che conferma in questo modo l'asse che ormai sembra essersi consolidato tra i partiti guidati da Salvini e Giorgia Meloni. E c'è proprio scritto Meloni nel contrassegno, che è la copia carbone di quello presentato alle europee del 2014. Fratelli d'Italia certamente non temerà particolari rivali a destra (a parte la concorrenza di Forza Nuova e Casa Pound), soprattutto dopo che il Consiglio di Stato ha defintivamente escluso dalle schede il simbolo e la lista del Movimento sociale italiano di Saya e Cannizzaro (che puntava alla guida della città con Roberto Salerno), proprio per la presenza della fiammella che Saya rivendica come sua creazione tutelata e Fdi ha ricevuto in uso dalla Fondazione An.

A completare lo schieramento tripartito in favore di Morano c'è anche la sua lista personale, denominata Morano sindaco - Lavoriamo insieme. La più parte del contrassegno è occupata da elementi esclusivamente cromatici e testuali; la regione superiore dell'emblema, invece, contiene una visione frontale di parte dei monumenti principali di Torino, con il profilo della Mole collocato praticamente nel centro (il monumento simbolo del capoluogo piemontese torna dunque quattro volte sulla scheda elettorale). Nel disegno si riconoscono anche, a partire da sinistra, Palazzo Reale, il Duomo, la Porta Palatina (a destra della Mole) e la basilica di Superga.