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giovedì 17 maggio 2018

Serravalle Sesia, riprovarci (in quattro) un anno dopo

Tra i comuni che nel 2017 non riuscirono a eleggere il proprio sindaco perché, a fronte di una sola lista presentata, meno della metà degli aventi diritto al voto si era recata alle urne, c'era anche Serravalle Sesia. Non un paese qualunque in provincia di Vercelli, ma il primo in cui è stato sindaco (dal 1993 al 2002, cioè i primi due mandati seguiti all'elezione diretta della guida del comune) Gianluca Buonanno, allora non ancora noto come parlamentare leghista (con trascorsi nel Msi) e scomparso nel 2016. Ora il comune torna al voto per le amministrative e stavolta la consultazione sarà certamente valida, visto che le liste in corsa sono addirittura quattro.
Prova a tornare sulla poltrona che aveva occupato fino all'anno scorso Massimo Basso: proprio lui, già sindaco di Serravalle fino al 2017, amico fraterno di Buonanno e unico candidato nello scorso turno elettorale. Rispetto all'anno scorso, Basso ha scelto di cambiare simbolo e lo ha curato meglio graficamente: i colori dominanti sono sempre il giallo e il blu, ma cambia il nome (da Serravalle viva a Noi per voi, con un tocchino di verde Lega sul "per"), spunta un archetto tricolore (che fa un po' sindaco, un po' centrodestra) e soprattutto compare una silhouette dei principali monumenti della città. In particolare, a metà del contrassegno si possono riconoscere a sinistra il castello degli Avondo, al centro la Pieve di Naula e a destra, il santuario di Sant'Euseo.
Oltre a quella di Basso, da tempo era annunciata anche almeno una seconda lista, che candida come sindaca Lara Sauer. Se anche le formazioni in corsa fossero state solo queste due, ben difficilmente si sarebbe potuto parlare di contrapposizione: Sauer, infatti, era in lista con Basso nel 2017 (anzi, era stata la più votata in quell'occasione, anche se il risultato è servito a poco) e il padre della candidata (Amedeo, storico tesserato missino della locale sezione) era stato assessore nella prima giunta Buonanno. Per la sua campagna elettorale, Sauer ha scelto di distinguersi con un emblema particolare: la grafica della sua lista Eccoci! ricorda volutamente un timbro da annullo postale, con tanto di irregolarità nel riempimento.
Si qualifica nettamente come lista di destra un terzo gruppo di candidati, denominato Cambia Serravalle e qualificato espressamente come "lista civica". Persone del luogo spiegano che il candidato sindaco Dario Carnaghi e altre persone in lista, oltre che essere di area destra, sono vicine a Fratelli d'Italia, ma l'operazione non sarebbe stata appoggiata dai vertici provinciali del partito, per cui il simbolo di Fdi non c'è; difficile, in compenso, creare equivoci sulla collocazione della lista, visto che in primo piano - subito sopra a un castello stilizzato - c'è una rielaborazione tricolore della Fenice, simile (ma non identica) a quella utilizzata dal Movimento sociale per l'Europa e chiaramente "fiammeggiante".
C'è però anche una quarta lista, che fa invece riferimento al centrosinistra: si tratta di RinnoviAmo Serravalle, che candida a sindaco Ambrogio Ercoli. Il suo emblema, a conti fatti, sembra quello con il miglior risultato grafico: pur essendo chiaramente bidimensionale, dà l'idea della pulizia del segno grazie alla scelta di una font netta e leggibile (che, grazie all'uso del colore, rende gradevole anche l'escamotage di ricavare la parola "Amo" in ogni verbo alla prima persona plurale usato negli emblemi), alle pennellate rosse e gialle e persino al pennello tinto nel giallo che sottolinea Serravalle e dà quel giusto movimento che, in fondo, non guasta.

martedì 4 aprile 2017

Borgosesia, il simbolo di Buonanno rivive con Tiramani

Tra i comuni chiamati al voto in Piemonte al prossimo turno di elezioni amministrative c'è anche Borgosesia, località di circa 13mila abitanti in provincia di Vercelli, centro più importante della Valsesia. Lì, in effetti, si era votato l'ultima volta nel 2014, ma causare il ritorno alle urne non sono stati dissidi politici: il 5 giugno 2016 in un incidente moriva Gianluca Buonanno, europarlamentare della Lega Nord e anche sindaco di Borgosesia (in cui tra l'altro era nato nel 1966); dopo un anno di supplenza della vicesindaca Alice Freschi, per il comune è arrivato il tempo di votare di nuovo.
Tra i candidati alla successione a Buonanno, c'è Paolo Tiramanisegretario provinciale della Lega Nord a Vercelli: lui è stato consigliere regionale dal 2010 al 2014 subentrando proprio a Buonanno che aveva optato per conservare il seggio alla Camera. "In effetti non era la prima volta - ricorda lo stesso Tiramani -. Non solo sono diventato segretario provinciale dopo di lui, ma nel 2009 Buonanno, vicepresidente della provincia di Vercelli dal 2007 e deputato dal 2008, decise di lasciare il suo incarico locale e al suo posto fui scelto io".
Si può dire, dunque, che Tiramani raccoglie il testimone da Buonanno: "Sicuramente il nostro legame politico era molto forte: solo nel 2009 mi suggerì di non candidarmi a sindaco a Borgosesia perché ero molto giovane, ma per il resto mi ha sempre dato spazio e si può dire che mi abbia 'allevato'". 
Il legame politico e personale emerge anche sul piano grafico: il simbolo con cui Tiramani si candiderà a sindaco ha la stessa struttura e lo stesso impatto, al di là di qualche cambio di posizione degli elementi contenuti all'interno - di quello utilizzato da Buonanno quando divenne sindaco di Borgosesia. Il voto anticipato forzato, per giunta, farà sì che quel comune vada ad elezioni contemporaneamente a Varallo e a Serravalle Sesia, altri paesi in cui Buonanno è stato sindaco; nel 2012 in entrambi i casi i sindaci avevano usato un emblema quasi uguale a quello che poi avrebbe adottato il parlamentare due anni dopo, mettendo al centro il suo nome e non il loro, come se fosse un marchio di garanzia. 
Il sindaco uscente di Varallo, Eraldo Botta, assieme all'ex sindaco (fino al 2012) di Serravalle Sesia Massimo Basso, cercheranno ora di tornare sullo stesso scranno, per cui è probabile che in quei tre comuni appaiano emblemi quasi uguali, anche se è quasi certo che nessuno manterrà il cognome di Buonanno nel simbolo: "In effetti abbiamo tolto il suo nome per evitare attacchi, non volevamo essere accusati di sfruttare la sua memoria - chiarisce Tiramani - ma la linea di Gianluca viene confermata in totoLa nostra è una lista civica, visto che non contiene emblemi di partito, anche se si colloca politicamente nel centrodestra ed è a trazione leghista". La conferma della linea è visibile anche nella grafica: "Il nostro non è un omaggio, casomai è un'adesione al disegno che Buonanno aveva perseguito, quello di una Valsesia unita nel confronto con il resto del territorio: inizialmente si trattava di uno scontro a livello provinciale, visto che gli altri comuni schiacciavano la nostra area; oggi dobbiamo vedercela con una politica regionale torinocentrica, che di fatto è contro le valli, per cui cerchiamo di fare asse tra noi in Valsesia, proprio come voleva lui". 
Può restare stupito chi segue la politica nazionale, faticando a sovrapporre l'immagine di Gianluca Buonanno amministratore locale apprezzato a quella di parlamentare istrionico e dalle uscite discutibili in Italia e in Europa: "Vede, Gianluca portava avanti due percorsi politici distinti, ma connessi - spiega Tiramani -. Da amministratore locale i suoi punti di forza erano la presenza sul territorio, l'essere percepito come persona in grado di risolvere i problemi e la capacità di costruire valide reti elettorali, cose che gli erano riconosciute anche da chi aveva idee politiche diverse dalle sue: pensi che nel 2014 il MoVimento 5 Stelle a Borgosesia prese il 15% alle europee, poco di meno alle regionali, ma dovette fermarsi al 5,2% alle comunali, mentre Buonanno ebbe il 42%. Allo stesso tempo, però, lui aveva compreso che la sua 'sopravvivenza politica' non poteva dipendere dalle liste bloccate che lo avevano portato alla Camera nel 2008 e nel 2013, ma sono pur sempre legate a chi in quel momento guida il partito: per raccogliere le preferenze, specie alle europee, bisognava bucare lo schermo e lui, con le sue posizioni e il suo modo di esprimerle, ci riusciva". 
Ora tocca a Tiramani provare a conquistare la fiducia degli elettori, partendo da Borgosesia: di certo, per chi ha votato Buonanno tre anni fa e ha buona memoria, il simbolo - anche senza il nome del parlamentare scomparso - sarà un biglietto da visita inequivocabile.

domenica 5 giugno 2016

Quando Buonanno divenne un simbolo (da traino)

Quando mancano ancora alcune ore alla chiusura dei seggi delle elezioni amministrative, è arrivata la notizia della morte di Gianluca Buonanno, parlamentare europeo eletto con la Lega Nord e sindaco di Borgosesia (dopo esserlo stato in due altri comuni della Valsesia). Inutile negare che, al di fuori del territorio piemontese, Buonanno ha fatto parlare di sé soprattutto per le sue esternazioni (soprattutto su omosessuali, rom e migranti) e le sue trovate in aula lontane anni luce dal politically correct; nella sua carriera politica particolarmente lunga, tuttavia, ha anche una storia "simbolicamente" rilevante, che ha tutti i titolo per essere raccontata qui. Nessun tono agiografico, ovviamente: semplicemente il racconto per quello che è stato.
A differenza di ciò che molti credono, la storia "leghista" di Buonanno è relativamente recente: dopo la prima elezione in consiglio comunale a Serravalle Sesia con il Msi (nel 1990), ne è diventato sindaco per due volte con una lista civica; nel frattempo, dopo Fiuggi, ha vestito i colori di Alleanza nazionale, partito con il quale è diventato consigliere provinciale a Vercelli, un ruolo che avrebbe mantenuto fino al 2009 (sia pure con una casacca diversa). 
Durante i due mandati, in ogni caso, Buonanno doveva essere riuscito a costruirsi una buona fama di amministratore, così - non potendosi ricandidare a Serravalle - scelse di puntare al Parlamento, magari con una lista personale. Per questo, nel 2001 al Viminale depositò un emblema che aveva ben in vista il suo nome e un'espressione, Contro corrente, che negli anni successivi avrebbe incarnato in pieno. La grafica bianca con il tricolore, però, non piacque ai funzionari del ministero, che temettero confondibilità (forse con l'emblema della Casa delle libertà): bastò rimpicciolire il tricolore e sostituire il fondo banco con quello giallo e tutto andò liscio. Buonanno si candidò alla Camera, nel collegio uninominale di Cossato (e collegandosi nel proporzionale alla Fiamma tricolore, anche per evitare di raccogliere le firme per la candidatura): non riuscì a conquistare il posto, ma con il suo 22,7% dei voti riservò un finale al cardiopalmo a Sandro Del Mastro Delle Vedove (Cdl), che vinse il seggio per un soffio con il 39,2%, quando Sergio Scaramal, del centrosinistra, si fermò a un passo, al 38,1%.
In seguito Buonanno - oltre alle riconferme in provincia - si candidò per due volte (nel 2002 e nel 2007) a Varallo, vincendo sempre a mani basse. Soprattutto, però, con gli anni fece di più: vista la fama conquistata nel tempo, lo stesso Buonanno si trasformò in un vero e proprio marchio, dal successo assicurato. Così, per dire, quando si ricandidò nel 2007 come consigliere provinciale, il simbolo della Lega non comprendeva solo il sempreverde (in tutti i sensi) Alberto da Giussano, ma in basso conteneva, a caratteri cubitali neri su fondo giallo, il cognome di Buonanno: lui nel collegio di Serravalle Sesia sfiorò il 59% e regalò al Carroccio il 18,57%, sei punti in più di An (tutto buono per il candidato di centrodestra Renzo Masoero).
Già prima, però, il marchio Buonanno aveva iniziato a beneficare anche qualcun altro, in particolare chi si è candidato dopo di lui nel paese in cui era stato sindaco. Così, quando nel 2002 a Serravalle Sesia si candidò al suo posto Massimo Basso, sul contrassegno il nome dell'aspirante primo cittadino nemmeno c'era: meno del 20% del cerchio era occupato dalla Lega Nord, il resto era occupato dal simbolo di Contro corrente, con il cognome di Buonanno in un'evidenza spaventosa. Basso vinse con oltre il 72% e nel 2007 - marchio che vince, ovviamente, non si cambia - fece altrettanto con oltre il 67%. In entrambi i casi, dunque, era stato dimostrato sul campo il potere di "traino" del nome di Buonanno. 
Nel 2012, al rinnovo dell'amministrazione di Serravalle, la Lega Nord scelse di candidare Diego Ballarin: il contrassegno fu leggermente ritoccato, ma il nome di Buonanno restò al suo posto ed esattamente con lo stesso impatto grafico. Certo, fu significativa la sparizione del nome della Lega - rimase soltanto il Sole delle Alpi, certamente più gestibile sul piano grafico rispetto alla statua con lo spadone - sostituita con slogan localistici, come "W la Valsesia" e "W Serravalle" (pronti a cambiare il nome se il progetto avesse funzionato in altri paesi): il punto centrale del marchio, tuttavia, non era stato messo in discussione e il comune fu conquistato con il 47,4%. 
Quando nel 2014 Gianluca Buonanno, conclusa l'esperienza di primo cittadino a Varallo, decise di rimettersi in gioco a Borgosesia - che sta giusto in mezzo agli altri due comuni amministrati da lui - impiegò più o meno la stessa struttura grafica del simbolo. Il cognome rimase naturalmente lì, sempre su fondo giallo - si rinfrescò soltanto un po' la font, più stondata, meno appuntita e forse appena un po' più piccolo - e si conservò il resto della struttura, anche se si scelse di riscrivere "W la Valsesia!!!" (con tanto di punti esclamativi, per lo slancio) con un carattere manuale, per imitare il risultato della grafite. Il risultato delle urne fu chiaro: 42% e vittoria assicurata, senza la minima traccia leghista sul contrassegno (era sparito anche il Sole delle Alpi). 
Nel frattempo, il marchio Buonanno era stato esportato con successo anche a Gattinara, comune in cui lui non era stato primo cittadino. Nel 2011 si candidò Daniele Baglione, con una lista che doveva certamente alla Lega Nord almeno parte della grafica - soprattutto la font Optima - ma portava praticamente al centro il nome di Buonanno, ben evidente anche se dal corpo più ridotto (e, bisogna dirlo, con una maggiore cura grafica). Il risultato fu certamente soddisfacente: 43,47% per Baglione, che vinse senza problemi. Nel voto che si è celebrato giusto oggi, tuttavia, per la prima volta sono spariti tanto i riferimenti alla Lega quanto a Buonanno. Il segno che, forse, il sindaco in cerca di riconferma poteva camminare con le sue gambe (ma sempre, presumibilmente, con la benedizione di Gianluca Buonanno).

Grazie a Massimo Bosso per l'indicazione paziente e generosa.

domenica 29 maggio 2016

Gattinara, i comunisti che resistono

Ci si prepara al voto anche a Gattinara, paese con poco più di 8mila abitanti in provincia di Vercelli. Alle elezioni precedenti, svoltesi nel 2011, il risultato era stato piuttosto nitido: all'epoca Daniele Baglione aveva ottenuto il 43,5% dei voti, distaccando di oltre 12 punti il suo principale sfidante e questa volta è di nuovo in corsa, alla ricerca del suo secondo mandato da sindaco. Rispetto a cinque anni fa, tuttavia, la competizione sarà leggermente più ristretta, perché le liste che si contenderanno la vittoria passano da quattro a tre: si era parlato anche di una candidatura del MoVimento 5 Stelle, che alla fine però non è arrivata, dunque i concorrenti per i dodici seggi da consigliere sono calati.
Il simbolo del sindaco uscente Daniele Baglione si è sostanzialmente conservato nel corso del tempo, caratterizzato com'è dalla Torre delle Castelle, segno territoriale particolarmente noto in paese. Una modifica importante, però, riguarda il nome della lista: stavolta è Uniti si vince, quando invece nel 2011 era Buonanno per Baglione. Buonanno, ovviamente, nel senso di Gianluca, europarlamentare della Lega Nord, che fungeva quasi da "garante" per il candidato sindaco (al punto da spendersi direttamente per la sua campagna elettorale); cinque anni fa, tra l'altro, la scritta "Gattinara" era in font Optima, lo stesso utilizzato dalla Lega, mentre ora è stato scelto un "bastone" più neutro, che non rimanda alle grafiche del Carroccio.
E' nuovo il simbolo del secondo sfidante, Maurello Negro. A suo sostegno c'è la lista Gattinara impegno comune, che al suo interno inserisce varie sagome di persone: "Il simbolo scelto - si legge nel sito del gruppo - rappresenta tutte le componenti di una comunità che, pur partendo da posizioni e formazioni diverse, si muovono in un’unica direzione, verso obiettivi comuni, incentrati proprio sui bisogni delle persone che la costituiscono." DI fatto il disegno "raddoppia" il significato del titolo, anche se le immagini scelte non si discostano per nulla da un'idea "tradizionale" di società: delle figure in primo piano, la valigetta da lavoro è nelle mani dell'uomo, mentre in fondo si vede una sorta di famiglia tradizionale, con genitori, nonni (solo due) e due bambini; se non altro, niente colori azzurro e rosa per colorare le sagome.
Il terzo emblema invece è quasi storico a Gattinara essendo stato coniato nel 2006: anche se l'ultima esperienza cinque anni fa non era stata positiva (era l'unico rimasto fuori dal consiglio), torna anche questa volta. Si parla qui dei Comunisti per Gattinara, con falce, martello e stella (un po' spostata rispetto al solito) gialli su un fondo interamente rosso. Nemmeno il "volto" della lista è cambiato: è quello di Luigi Zanetta, a lungo consigliere di minoranza. Zanetta non ha bisogno di emblemi di partiti nazionali (Partito comunista dei lavoratori, Partito comunista di Rizzo, Prc o PcdI, come in più di un comune capita di vedere): a lui bastano "gli arnesi" marxisti per presentarsi alla gente, nel 2006 e nel 2011 li avevano scelti oltre 350 persone, quindi vale la pena provarci anche stavolta.