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domenica 5 giugno 2016

Quando Buonanno divenne un simbolo (da traino)

Quando mancano ancora alcune ore alla chiusura dei seggi delle elezioni amministrative, è arrivata la notizia della morte di Gianluca Buonanno, parlamentare europeo eletto con la Lega Nord e sindaco di Borgosesia (dopo esserlo stato in due altri comuni della Valsesia). Inutile negare che, al di fuori del territorio piemontese, Buonanno ha fatto parlare di sé soprattutto per le sue esternazioni (soprattutto su omosessuali, rom e migranti) e le sue trovate in aula lontane anni luce dal politically correct; nella sua carriera politica particolarmente lunga, tuttavia, ha anche una storia "simbolicamente" rilevante, che ha tutti i titolo per essere raccontata qui. Nessun tono agiografico, ovviamente: semplicemente il racconto per quello che è stato.
A differenza di ciò che molti credono, la storia "leghista" di Buonanno è relativamente recente: dopo la prima elezione in consiglio comunale a Serravalle Sesia con il Msi (nel 1990), ne è diventato sindaco per due volte con una lista civica; nel frattempo, dopo Fiuggi, ha vestito i colori di Alleanza nazionale, partito con il quale è diventato consigliere provinciale a Vercelli, un ruolo che avrebbe mantenuto fino al 2009 (sia pure con una casacca diversa). 
Durante i due mandati, in ogni caso, Buonanno doveva essere riuscito a costruirsi una buona fama di amministratore, così - non potendosi ricandidare a Serravalle - scelse di puntare al Parlamento, magari con una lista personale. Per questo, nel 2001 al Viminale depositò un emblema che aveva ben in vista il suo nome e un'espressione, Contro corrente, che negli anni successivi avrebbe incarnato in pieno. La grafica bianca con il tricolore, però, non piacque ai funzionari del ministero, che temettero confondibilità (forse con l'emblema della Casa delle libertà): bastò rimpicciolire il tricolore e sostituire il fondo banco con quello giallo e tutto andò liscio. Buonanno si candidò alla Camera, nel collegio uninominale di Cossato (e collegandosi nel proporzionale alla Fiamma tricolore, anche per evitare di raccogliere le firme per la candidatura): non riuscì a conquistare il posto, ma con il suo 22,7% dei voti riservò un finale al cardiopalmo a Sandro Del Mastro Delle Vedove (Cdl), che vinse il seggio per un soffio con il 39,2%, quando Sergio Scaramal, del centrosinistra, si fermò a un passo, al 38,1%.
In seguito Buonanno - oltre alle riconferme in provincia - si candidò per due volte (nel 2002 e nel 2007) a Varallo, vincendo sempre a mani basse. Soprattutto, però, con gli anni fece di più: vista la fama conquistata nel tempo, lo stesso Buonanno si trasformò in un vero e proprio marchio, dal successo assicurato. Così, per dire, quando si ricandidò nel 2007 come consigliere provinciale, il simbolo della Lega non comprendeva solo il sempreverde (in tutti i sensi) Alberto da Giussano, ma in basso conteneva, a caratteri cubitali neri su fondo giallo, il cognome di Buonanno: lui nel collegio di Serravalle Sesia sfiorò il 59% e regalò al Carroccio il 18,57%, sei punti in più di An (tutto buono per il candidato di centrodestra Renzo Masoero).
Già prima, però, il marchio Buonanno aveva iniziato a beneficare anche qualcun altro, in particolare chi si è candidato dopo di lui nel paese in cui era stato sindaco. Così, quando nel 2002 a Serravalle Sesia si candidò al suo posto Massimo Basso, sul contrassegno il nome dell'aspirante primo cittadino nemmeno c'era: meno del 20% del cerchio era occupato dalla Lega Nord, il resto era occupato dal simbolo di Contro corrente, con il cognome di Buonanno in un'evidenza spaventosa. Basso vinse con oltre il 72% e nel 2007 - marchio che vince, ovviamente, non si cambia - fece altrettanto con oltre il 67%. In entrambi i casi, dunque, era stato dimostrato sul campo il potere di "traino" del nome di Buonanno. 
Nel 2012, al rinnovo dell'amministrazione di Serravalle, la Lega Nord scelse di candidare Diego Ballarin: il contrassegno fu leggermente ritoccato, ma il nome di Buonanno restò al suo posto ed esattamente con lo stesso impatto grafico. Certo, fu significativa la sparizione del nome della Lega - rimase soltanto il Sole delle Alpi, certamente più gestibile sul piano grafico rispetto alla statua con lo spadone - sostituita con slogan localistici, come "W la Valsesia" e "W Serravalle" (pronti a cambiare il nome se il progetto avesse funzionato in altri paesi): il punto centrale del marchio, tuttavia, non era stato messo in discussione e il comune fu conquistato con il 47,4%. 
Quando nel 2014 Gianluca Buonanno, conclusa l'esperienza di primo cittadino a Varallo, decise di rimettersi in gioco a Borgosesia - che sta giusto in mezzo agli altri due comuni amministrati da lui - impiegò più o meno la stessa struttura grafica del simbolo. Il cognome rimase naturalmente lì, sempre su fondo giallo - si rinfrescò soltanto un po' la font, più stondata, meno appuntita e forse appena un po' più piccolo - e si conservò il resto della struttura, anche se si scelse di riscrivere "W la Valsesia!!!" (con tanto di punti esclamativi, per lo slancio) con un carattere manuale, per imitare il risultato della grafite. Il risultato delle urne fu chiaro: 42% e vittoria assicurata, senza la minima traccia leghista sul contrassegno (era sparito anche il Sole delle Alpi). 
Nel frattempo, il marchio Buonanno era stato esportato con successo anche a Gattinara, comune in cui lui non era stato primo cittadino. Nel 2011 si candidò Daniele Baglione, con una lista che doveva certamente alla Lega Nord almeno parte della grafica - soprattutto la font Optima - ma portava praticamente al centro il nome di Buonanno, ben evidente anche se dal corpo più ridotto (e, bisogna dirlo, con una maggiore cura grafica). Il risultato fu certamente soddisfacente: 43,47% per Baglione, che vinse senza problemi. Nel voto che si è celebrato giusto oggi, tuttavia, per la prima volta sono spariti tanto i riferimenti alla Lega quanto a Buonanno. Il segno che, forse, il sindaco in cerca di riconferma poteva camminare con le sue gambe (ma sempre, presumibilmente, con la benedizione di Gianluca Buonanno).

Grazie a Massimo Bosso per l'indicazione paziente e generosa.

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