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venerdì 24 giugno 2016

Massafra, monumenti (e omonimi) sulle schede

A Massafra, comune tarantino di circa 33mila abitanti, gli elettori devono avere pensato che a disegnare la scheda elettorale fosse stata l'azienda di promozione turistica: in un gran numero di simboli, infatti, sono spuntati tanti monumenti della città, cui vari candidati hanno ritenuto di riferirsi per intercettare l'attenzione dei votanti o apparire meglio legati al territorio. Si parta da Strada maggiore, la lista risultata più votata (12,75%) tra quelle che hanno sostenuto il candidato sindaco poi vincitore, Fabrizio Quarto: il nome, come si legge sul sito della formazione, era quello "dell'antica strada del centro storico di Massafra", scelto come segno di attenzione per il passato da spendere per il futuro; nell'emblema sono state riportate a fronte la facciata della chiesa dei Santi Medici e la Torre dell'Orologio di piazza Garibaldi.
Ovviamente non tutta la coalizione si è fatta prendere dalla passione monumentale: la seconda lista più votata (con circa mezzo punto percentuale in meno) è stata una "bicicletta" politico-partitica di natura tradizionale. Il cartello era formato da Noi Centro per Massafra (simbolo mutuato dall'omonimo partito fondato nel 2010 e guidato in Puglia da Massimo Ferrarese, con tanto di sole che sorge dal mare e si staglia nel cielo) e dall'Unione di centro: i due emblemi erano inclinati in visione prospettica su un fondo prevalentemente giallo, ma a emergere con la maggior evidenza era, tanto per cambiare, il cognome del candidato sindaco su una fascia bianca.
A una certa distanza - intorno al 4% - ci sono le altre due liste a sostegno di Quarto. La prima, Ambiente e progresso, aveva una grafica piuttosto semplice, non particolarmente evocativa, nei colori (terra di Siena e azzurro) e nel lettering; la seconda, Quarto sindaco, era chiaramente debitrice nella struttura e nel look alla grafica di Google, con tanto di casella per la ricerca con riconoscimento vocale ben nota a chi usa smartphone e tablet.
Al ballottaggio, Quarto ha affrontato un altro candidato di centrodestra, Raffaele Gentile. Tra le liste su cui poteva contare, la più votata e quella con meno consenso erano eminentemente partitiche: la prima era quella di Forza Italia (personalizzata nel logo con l'espressione "Con Gentile" nella parte superiore), la seconda un "cartello" che metteva insieme Massafra popolare (dunque Ncd - Area popolare) e Rivoluzione cristiana. Il fondo del contrassegno era chiaramente azzurro - vista la posizione dei due partiti originari - mentre la parte testuale si è fatta notare soprattutto per la resa grafica poco felice (una font diversa probabilmente avrebbe dato benefici al logo).
Le due liste di mezzo, invece, non contenevano alcun riferimento partitico, avendo l'immagine chiara e individuabile di progetti civici. Il discorso valeva innanzitutto per Massafra futura, che si caratterizza graficamente per due piccoli tocchi di colore nella parte bassa (quasi una strada su un colle, o un "baffo" non meglio precisato), ma anche per Massafra cambia, che tenta di "sfondare" il limite della bidimensionalità grazie a ombre e figure ovoidali sovrapposte, a toni di blu, con tanto di silhouette di una famigliola tradizionale, con genitori e due figli piccoli.
Si parlava però di monumenti e, nella compagine della candidata classificatasi al terzo posto, Ida Cardillo, il tema grafico ha un rilievo notevole. Al di là della lista del Pd, decisamente la più votata del gruppo, le altre due liste hanno sfoggiato entrambe il tema monumentale. Lo ha fatto innanzitutto Ida Cardillo Sindaca - una delle pochissime formazioni che, all'interno del nome, riprodotto su fondo verde, ha utilizzato la dicitura declinata al femminile - proponendo addirittura una visione a collage di tre monumenti fondamentali della città: a destra l'antica Chiesa Madre (riconoscibile dagli archi e dal rosone centrale), la cupola del Duomo di San Lorenzo martire e, sullo sfondo, il castello di Massafra.
Lo stesso castello, tuttavia, figura come protagonista nel simbolo - assai più colorato - di Massafra Bene comune, che tinge in vari colori anche le case del paese, nonché uno dei ponti che caratterizza il paese, nonché - in lontananza - lo stesso Duomo, sempre riconoscibile per la sua cupola. Anche qui nella parte bassa c'è l'indicazione della candidata - stavolta con la carica di sindaco al maschile - su fondo blu e in caratteri minuscoli. Le due liste "monumentali", tuttavia, messe insieme hanno sfiorato solo il 4%, poco più della metà del risultato ottenuto dal Partito democratico in questa consultazione; i voti raccolti, tuttavia, sono stati sufficienti per Cardillo per arrivare in consiglio comunale.
Era formata in gran parte da partiti la coalizione che appoggiava la corsa di Antonio Viesti: nella scheda del primo turno, infatti, si vedevano i simboli dei Conservatori e riformisti di Fitto (tra i pochi comuni a vederli correre), di Italia unica (con l'emblema originale) e di Fratelli d'Italia (che al ballottaggio ha poi sostenuto Raffaele Gentile). Unico contrassegno non partitico era quello della lista civica Il Centro, con la grafica rappresentata da un tricolore a cerchi concentrici: una struttura a metà tra la coccarda nazionale - a tinte invertite, essendo il verde all'esterno e non al centro - e un bersaglio da tiro, con il centro rosso (obiettivamente da dimenticare la font Copperplate Gothic per il nome della lista).
Torna poi l'elemento monumentale negli emblemi che appoggiavano la candidatura di Giuseppe Cofano, anzi, dell'architetto Cofano. E non tanto per una particolare passione per i titoli, ma perché i Giuseppe Cofano candidati a sindaco erano ben due: per distinguersi, hanno inserito i loro titoli persino nei propri contrassegni. Il primo, architetto appunto e già sindaco del comune che qui interessa tra il 2001 e il 2006, si è innanzitutto fatto appoggiare dalla lista Massafra ti voglio bene, che sul proprio sfondo aveva una bandiera tricolore mossa dal vento, anche se i colori erano stati irrealmente riprodotti a barre verticali regolari.
Arrivando ai monumenti, essi figurano come ingredienti fondamentali della lista La città che vogliamo (con una "torre merlata di tre alla ghibellina, al naturale, aperta e finestrata", che fa parte dello stemma cittadino ... curioso che la grafica sia stata conservata senza problemi) e pure di Massafra città per tutti (con la veduta della città ammirata da una marea di persone, ma con un testo praticamente illeggibile nella parte inferiore): insieme, però, hanno preso solo intorno all'1,2%.
Quanto al dott. Giuseppe Cofano - sì, l'identificazione arriva con uno dei titoli più diffusi, che non si nega persino a chi non lo ha (ma, oggettivamente, è diverso da quello di architetto) - anch'egli ha ceduto alla passione monumentale inserendo all'interno del contrassegno della sua Costituente di centro un'immagine stilizzata con archi verdi, riempiti da spazi blu. La grafica, obiettivamente, non è di immediata lettura, ma l'elemento verde si dovrebbe riferire ai ponti storici della città - spesso usati per identificarla; potrebbe anche richiamare la struttura di un portico, ma non è dato sapere se a Massafra ce ne siano di rimarchevoli e identitari, dunque ci si può accontentare dei ponti.
Se questa lista ha ottenuto poco più del 2%, si è fermata a sfiorare lo 0,3% la lista della Democrazia cristiana Puglia: si tratterebbe, a quanto sembra di capire dalla grafica, di una delle pochissime partecipazioni elettorali del comitato nazionale Dc voluto e presieduto da Raffaele Lisi (lo suggerirebbe la dicitura "dal 1943" inserito nella parte alta del contrassegno, ma potrebbe trattarsi di un errore). Come è facile notare, nel braccio orizzontale della croce sullo scudo manca la parola "Libertas": non è dato sapere se la scritta non fosse presente già nell'emblema depositato in commissione elettorale o - considerando la presenta del simbolo dell'Udc in un altro contrassegno elettorale - i funzionari abbiano chiesto di togliere la parola per evitare confusione.
Il risultato non è stato lusinghiero, ma la Dc non è stato il fanalino di coda di queste elezioni. A serrare la fila, infatti, ha provveduto la lista Iniziativa democratica per la Puglia: si tratta di un movimento civico a carattere regionale, guidato dal consigliere regionale Alfonso Pisicchio e nato "per essere qualcosa di più e di diverso della forma-partito tradizionale, qualcosa di più vicino ad una rete civica regionale, con l’ambizione di collegare le migliori esperienze civiche diffuse sul territorio pugliese all'interno di un disegno unitario che guardi alle nuove espressioni della politica e alle nuove forme d’impegno". Il simbolo era piuttosto schematico, con le iniziali del nome in blu, al di là della parte inferiore della "I" colorata in rosso: non molti dovevano conoscerlo, dal momento che ha ottenuto solo 23 voti, pari allo 0,11%, difficile però che a determinare il risultato sia stato frutto della mancanza di monumenti.

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