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domenica 16 novembre 2025

Veneto, simboli e curiosità sulla scheda

  
 
Unica regione del Nord chiamata a rinnovare il proprio consiglio e il suo presidente il 23 e il 24 novembre è il Veneto. Anche qui, dopo il secondo mandato consecutivo di Luca Zaia (calcolando quelli avviati dopo la riforma statutaria realizzata nel 2012, intervenuta quando era in carica la prima giunta guidata da Zaia, operante dal 2010 al 2015), la figura di vertice della Regione dovrà necessariamente cambiare (anche se, come si è già anticipato e come si vedrà, quasi certamente il presidente uscente siederà comunque in consiglio).
Saranno 5 persone a contendersi la carica di presidente della giunta regionale, sostenute da un totale di 16 liste: si tratta di un numero lievemente inferiore rispetto al 2020, quando le candidature erano ben 9 e i simboli sulla scheda erano 17. La rassegna seguirà l'ordine relativo alla circoscrizione di Venezia, tenendo presente che la legge elettorale veneta prevede anche l'impiego dei contrassegni delle candidature alla presidenza, potenzialmente diversi anche dall'unico simbolo di lista presentato a sostegno.
 
* * *

Giovanni Manildo

La prima candidatura estratta è quella di Giovanni Manildo, avvocato, già sindaco di Treviso dal 2013 al 2018: si è candidato sostenuto dalla stessa coalizione, sia pure allargata, come si vedrà. Il simbolo scelto per distinguere la candidatura a presidente riprende il colore verde acqua della campagna del candidato e il suo slogan, "Creare futuro"; al di sotto c'è espressione "Manildo presidente", bianca e arancione (curiosamente le tinte somigliano a quelle della lista il Veneto che vogliamo, presentata cinque anni fa), leggermente storta.
 

1) Partito democratico

La prima delle sette liste su cui Manildo potrà contare (la sua, a conti fatti, è la coalizione più numerosa di questa competizione elettorale) è quella del Partito democratico, vale a dire la forza politica di riferimento del candidato, fin dal suo primo impegno politico a livello locale. Il logo ufficiale del partito, leggermente rimpicciolito, si sposta anche in questo caso verso l'alto per lasciare spazio - come in passato - al segmento circolare contenente il riferimento al candidato presidente, ma il fondo del segmento stavolta è verde e non blu come cinque anni fa.
 

2) Le civiche venete

Dopo una formazione chiaramente politica, sulle schede veneziane appare una formazione dichiaratamente civica in appoggio a Manildo: Le civiche venete, formazione che si qualifica come "rete di esperienze amministrative civiche e progressiste, costituita da persone e gruppi che hanno riconosciuto la necessità di mettersi a disposizione dei propri territori, attivando la partecipazione e generando cambiamento". Il sito stesso indica una serie di formazioni (Cittàinsieme di San Donà di Piave, SiAmo Belluno, Terra e Acqua 2020 di Venezia, Treviso civica, Traguardi, Per Asolo, Venezze futura, è il momento di Bassano del Grappa, Progetto Arquà, Cavaso insieme, Sileaoggi, Io scelgo Mirano, Il Veneto Vale e Civici per Vicenza) coi relativi simboli. Il contrassegno qui è a fondo verde scuro: l'elemento principale, tra il nome e il riferimento al candidato presidente, è costituito da tre linee, quella verde frastagliata a sinistra per richiamare le montagne, quella bianca centrale che richiama il profilo degli edifici e quella azzurra che richiama i corsi d'acqua della regione.

3) Uniti per Manildo presidente

Della terza lista, Uniti per Manildo presidente, si è già detto qualche giorno fa, quando se ne è analizzata la natura in parte civica (vista anche l'assenza di altre formazioni qualificabili come "liste del presidente"; di più, questo è il contrassegno in cui il cognome dell'aspirante guida della giunta regionale è più in evidenza), in parte politica, stante la presenza dei simboli in miniatura di Casa riformista (per conto di Italia viva e non solo), dell'Alde Party (partito politico europeo al debutto in un'elezione regionale, in forza di un'espressa procura rilasciata dal segretario generale) e di Avanti (per conto del Partito socialista italiano, che pure non figura - forse per non essere illeggibile - nel segmento rosso inferiore).
 

4) MoVimento 5 Stelle

Manildo è certamente il candidato del centrosinistra, ma anche in Veneto il campo è allargato al MoVimento 5 Stelle, che nel 2020 e nelle occasioni precedenti aveva invece sostenuto una propria candidatura. Il simbolo impiegato in quest'occasione è lievemente diverso da quello di cinque anni fa, ma è lo stesso già visto alle altre regionali celebratesi quest'anno e - in effetti - in quasi tutte le tornate elettorali seguite alla riforma statutaria del 2021: il cerchio bianco a contorno rosso continua a contenere il nucleo grafico-nominale storico al centro, ma in basso c'è spazio per il segmento rosso contenente il riferimento all'anno della neutralità climatica 2050.
 

5) Alleanza Verdi e Sinistra

Non cambia per nulla, senza nemmeno un'aggiunta nominale o territoriale o un'integrazione con altre forze politiche (complice anche, forse, la "pienezza" grafica già notevole) il simbolo di Alleanza Verdi e Sinistra, identico a quello lanciato in occasione delle elezioni politiche del 2022, con l'unione di Europa Verde e Sinistra italiana al di sotto - tra l'altro - della colomba arcobaleno. Da segnalare, tra l'altro, la candidatura di Gianfranco Bettin - già deputato verde, consigliere regionale, prosindaco e assessore a Venezia - nella circoscrizione del capoluogo di regione. 
 

6) Pace salute lavoro 

Il campo, in Veneto, in effetti più che largo è larghissimo, dal momento che comprende anche la lista Pace salute lavoro, simile a quella già vista nelle Marche e a Solidarietà ambiente lavoro  presentata nel 2020 dal Partito della rifondazione comunista e dal Partito comunista italiano, a sostegno di Paolo Benvegnù. Questa volta la lista di sinistra marcata è esplicita espressione del solo Prc, come testimonia il simbolo collocato nella parte inferiore verde del contrassegno, mentre in alto il nome si staglia sul fondo rosso. 

7) Volt Europa

La coalizione che appoggia Manildo si completa con la lista di Volt Europa, movimento paneuropeo che già in altre occasioni ha partecipato alle elezioni regionali (per esempio Emilia-Romagna, Puglia e Toscana nel 2020). In questo caso il simbolo, rigorosamente a fondo viola, contiene al centro il logo dell'associazione (con la "V" che nasconde leggermente la "o"), con al di sotto il riferimento all'Europa, ripreso anche con la presenza di 9 delle 12 stelle della bandiera, qui proposte in bianco; le altre 3 nella parte inferiore non sono state inserite, lasciando il posto a un segmento con il riferimento alla candidatura.
 

Riccardo Szumski

Seconda candidatura, in ordine di sorteggio, è quella di Riccardo Szumski, medico di medicina generale, a lungo sindaco di Santa Lucia di Piave (TV), noto per avere scelto, durante l’emergenza Covid-19, "la via della cura tempestiva e della libertà di coscienza, opponendosi a protocolli imposti dall’alto" (così si legge nel suo sito), avendo subito la sanzione della radiazione. Si presenta sostenuto da una sola lista, ma il simbolo della propria candidatura non coincide col contrassegno della lista: anche se il nome è lo stesso (Resistere Veneto), qui è scritto in Helvetica blu su fondo bianco, insieme al riferimento - meno marcato - alle elezioni regionali 2025. Come mai questa scelta? Lo si vedrà meglio tra poco.
 

8) Resistere Veneto

L'unica lista a sostegno di Szumski, Resistere Veneto, deriva direttamente dall'esperienza dell'associazione Resistere con Szumski, costituita nel 2022 e che ha operato col concorso di vari cittadini, comitati e realtà civiche; la lista ha dovuto raccogliere le firme, non godendo di alcuna esenzione. Il simbolo è basato su due colori - blu e rosso scuro - con il cognome del candidato al centro e la M trasformata in una sorta di merlo ghibellino (segno cittadino, ma anche volendo di fortificazione, da collegare idealmente al concetto di resistenza). Nella parte superiore, su fondo blu, spicca il leone in moléca / moéca (cioè con le ali simili alle chele di un granchio): in precedenza il suo uso era stato contestato - probabilmente da Loris Parlmerini, che aveva cercato di candidarsi cinque anni fa con quel simbolo storico - ma alla fine tutte le liste sono state regolarmente ammesse.
 

Fabio Bui

9) Popolari per il Veneto

Terza candidato è Fabio Bui, dipendente dell'Unità locale socio sanitaria Euganea, già sindaco di Loreggia (Pd) e (dal 2018 al 2022) presidente della provincia di Padova. Appoggia la sua corsa la lista Popolari per il Veneto, forza centrista e attenta all'autonomia e al territorio. Sulla pagina Facebook della lista il simbolo (usato peraltro anche come emblema della candidatura) è illustrato nel dettaglio: "Il principio che ha ispirato il simbolo [...] è stato il sentimento genuino e sincero che ci spinge ad essere l’unica forza della nostra terra che tende all’equilibrio di un centro che unisce. [...] La forma circolare richiama l’idea di unità e inclusione, trasmettendo un senso di comunità e di appartenenza condivisa. I colori e le curve morbide che attraversano lo sfondo non sono semplici elementi estetici, ma raccontano visivamente l'anima del Veneto: l'azzurro intenso rimanda al cielo e ai laghi, simboli di serenità e apertura; il verde evoca le colline e la natura, radici solide e vitali; il bianco richiama le vette delle Dolomiti, purezza e forza; le sfumature fluide suggeriscono il mare e il movimento, a indicare dinamismo e futuro. Il testo, con il 'P' di Popolari in rosso deciso e slanciato, emerge come una guida sicura: il rosso non è solo energia e passione, ma anche coraggio e determinazione. La parola 'Veneto', anch'essa in rosso, sottolinea con forza il radicamento alla terra e alla comunità, mentre il blu del 'per il' rappresenta equilibrio e moderazione, valori propri di un centro politico che non si schiera né a destra né a sinistra, ma si pone come punto di riferimento inclusivo e affidabile. Questo simbolo comunica entusiasmo e cura, perché in ogni dettaglio cromatico e formale traspare la volontà di ricostruire fiducia nella rappresentanza politica, partendo da ciò che unisce le persone: la loro terra, la loro storia, la loro identità. È un invito a riconoscersi in una comunità viva e orgogliosa, pronta a costruire insieme il futuro". 
 

Marco Rizzo

Dopo essersi presentato come aspirante consigliere in Calabria, Marco Rizzo si propone come candidato presidente in Veneto. Il suo simbolo di candidatura, peraltro, è un cerchio bianco bordato di nero, nel quale si legge solo "DSP per Rizzo presidente". La scelta di un emblema del tutto anonimo e poco invitante probabilmente è frutto di una precisa scelta: scoraggiare il voto al solo candidato presidente (che non si comunicherebbe in automatico anche all'unica lista collegata) e magari anche il voto disgiunto, facendo in modo che chi vota sia portato a mettere la croce solo sul simbolo di lista, sperando che così sia più facile raggiungere il 3%, necessario a ottenere seggi in consiglio. 
  

10) Democrazia sovrana popolare

Come si poteva intuire dal simbolo del candidato presidente, l'unica lista che sostiene la candidatura di Marco Rizzo è Democrazia sovrana popolare, cioè il partito di cui lo stesso Rizzo è coordinatore nazionale. Come nelle altre elezioni regionali cui Dsp ha partecipato in questi mesi, il partito schiera il suo nuovo simbolo, con la sigla blu all'interno di una corona anch'essa blu (che contiene il nome del partito), aperta nella parte superiore; subito sopra la sigla c'è un piccolo elemento tricolore. Sembra opportuno segnalare che Dsp ha evitato la raccolta firme grazie al collegamento dichiarato col consigliere regionale Fabrizio Boron, membro del gruppo misto (eletto con la Lega, ma espulso due anni e mezzo fa e poi vicino a Forza Italia).  
 

Alberto Stefani

Il quinto e ultimo candidato alla guida della giunta regionale del Veneto è Alberto Stefani, classe 1992, deputato leghista alla sua seconda legislatura e fino allo scorso anno sindaco di Borgoricco (Pd). Il contrassegno legato alla sua candidatura appoggiata dal centrodestra, diversamente da quello di Manildo, non contiene il riferimento al candidato (la stessa scelta di Rizzo e Szumski, fatta probabilmente per evitare croci solo su quel simbolo), ma è molto più colorato di quelli impiegati in passato da Luca Zaia: se in passato le scritte erano nere/blu scuro su fondo bianco, questa volta sono bianche su fondo arancione (e all'espressione "Veneto 2025" si aggiugono gli aggettivi "Sostenibile", "innovativo" e "coraggioso"). 
 

11) Noi moderati - Civici per Stefani

La coalizione presentata a sostegno di Alberto Stefani si compone di sei liste. La prima estratta, nella circoscrizione di Venezia, è quella di Noi moderati. Il simbolo qui è simile a quello già visto con riferimento alle elezioni della Puglia, ma il nome del partito è ancora più ridotto nella parte superiore del cerchio; sotto al ponte tricolore, l'elemento più evidente del contrassegno è la parola "Civici", subito sopra al riferimento al candidato presidente (segno che, in fondo, mancando una vera "lista del presidente", è questa la formazione con le candidature più vicine a Stefani); al di sotto, in compenso, è stata aggiunta l'espressione "Libertà popolare Veneto" (nome di un'associazione che ha stretto un accordo con Nm), tinta di colore rosso.    
 

12) Unione di centro

La seconda lista del centrodestra è espressione dell'Unione di centro (che peraltro ha proprio in Veneto uno dei suoi dirigenti più importanti, Antonio De Poli, presidente fino a luglio e attualmente segretario del partito). In primissimo piano nel simbolo c'è ovviamente lo scudo crociato, sul fondo azzurro che lascia intravedere le vele del Cci e di Democrazia europea; il nome del partito è stato scritto peraltro con un carattere diverso dal solito, mentre il riferimento al candidato presidente trova posto nel segmento rosso superiore (in vece di "Italia"), con la parola "presidente" che curiosamente risulta essere più in evidenza rispetto al cognome di Stefani.
 

13) Fratelli d'Italia

Stefani potrà contare anche sul sostegno di Fratelli d'Italia, partito che nei mesi precedenti - specie attraverso i suoi esponenti locali - non aveva nascosto un certo interesse per la guida della giunta regionale, sperando di poter esprimere un proprio candidato destinato a essere sostenuto da tutto il centrodestra. Le cose sono poi - per decisione superiore nazionale - andate diversamente, com'è noto, ma non è stato messo in discussione l'accordo. Il simbolo è lo stesso presentato in Puglia, identico a quello visto alle europee nel 2024 (e senza nome del candidato).
 

14) Liga Veneta Repubblica

All'interno della coalizione che sostiene Stefani c'è anche la Liga Veneta Repubblica, che nel 2020 era riuscita a eleggere un consigliere sempre nell'ambito del centrodestra (e dunque non ha raccolto le firme). Allora, in effetti, "per buon vivere" era stata modificata la denominazione in Lista Veneta - Autonomia, senza toccare però, su fondo azzurro, lo stendardo rosso e d'oro della Serenissima con l'immagine del leon da guèra (che impugna la spada) al centro. Questa volta è tornato il simbolo tradizionale - anche se non si può escludere che un partito della coalizione avesse fatto qualche tentativo iniziale, non andato a buon fine, per non far impiegare il termine "Liga" - integrato con la microscopica abbreviazione "V.A" che sta per "Veneto autonomo". Da segnalare il capolista della circoscrizione di Venezia, Alessio Morosin, tra i promotori della Lvr e in seguito fondatore di Indipendenza veneta.
 

15) Lega

L'espressione "Liga Veneta" è ovviamente contenuta anche all'interno del contrassegno di lista della Lega, che come cinque anni fa al nome e alla figura del guerriero di Legnano abbina l'impiego della vecchia denominazione del partito che era stato di Franco Rocchetta (e che aveva aperto la strada - tra l'altro - alla Lega Lombarda) e l'immagine del leone di San Marco stante (di profilo, con la zampa destra sul libro aperto). Se nel 2020 nel segmento blu sottostante c'era solo il cognome di Matteo Salvini, ora c'è quello di Alberto Stefani (con lo stesso rilievo e con l'appellativo "presidente"). Non c'è il nome di Zaia, che però - dopo la polemica per il veto alla sua lista personale, ha scelto di candidarsi capolista in tutte le circoscrizioni: è lui, in fondo, oltre al vincitore e al miglior perdente, l'unico consigliere regionale certo fin d'ora.
 

16) Forza Italia

Lo sguardo d'insieme sulle liste venete si conclude con il contrassegno presentato da Forza Italia, che cerca di rinunciare al minor numero possibile degli elementi. Resta la bandiera tricolore intera (ma stilizzata) di Cesare Priori, resta il riferimento al Partito popolare europeo (inserito per ultimo a livello nazionale), resta ovviamente il cognome di Silvio Berlusconi sotto la bandierina (anche se è un più più schiacciato del solito). Sotto al cognome di Berlusconi, peraltro, c'è un segmento blu con la dicitura "Autonomia per il Veneto": la stessa scritta era presente - ma con un carattere diverso e più grande - nel contrassegno presentato da Fi nel 2020. Il capolista, tra l'altro, è l'ex sindaco leghista di Verona Flavio Tosi.

lunedì 13 ottobre 2025

Veneto, strada sbarrata a Zaia nei simboli elettorali: qualche riflessione

Simbolo elaborato da quello del 2020
Le liste per le elezioni regionali del Veneto (e per le altre regioni che voteranno il 23 e il 24 novembre, cioè Campania e Puglia) dovranno essere consegnate tra le ore 8 di venerdì 24 ottobre e le ore 12 di sabato 25 ottobre, dunque c'è ancora tempo per definire le candidature; tuttavia in questi giorni è scoppiato il "caso Zaia", che sembra destinato a infiammare - almeno in parte e salvo sorprese - i giorni che mancano al deposito delle liste e, di seguito, al voto. Anche perché la questione è direttamente legata ai simboli che finiranno - anzi, che non finiranno - sulle schede elettorali.
Per rendersene conto basta guardare i quotidiani online di oggi, incluso - per esempio - Il Gazzettino, che riporta alcune battute pronunciate a margine di un evento a Vicenza da Luca Zaia, presidente uscente che non può ricandidarsi (avendo già espletato due mandati consecutivi - iniziati nel 2015 e nel 2020 - dopo la modifica dello statuto e della legge elettorale nel 2012, più quello precedente durato dal 2010 al 2015), anche per la mancata approvazione di norme che consentissero un terzo mandato consecutivo: 
Se sono un problema vedrò di renderlo reale, il problema. Cercherò di organizzarmi in maniera tale da rappresentare fino in fondo i veneti: certo, c'è ancora tempo per decidere come e in che modo. Nel momento in cui accade che tu sei il presidente uscente e sparisce la lista del presidente, e lo posso capire quando non sono candidato, sembrava che si potesse mettere il mio nome sul simbolo della lista, e ho visto che c'è stato un veto a livello nazionale, allora ho detto che io sono un problema. [Il motivo dell'assenza del mio nome dal simbolo della Lega?] Non lo deve chiedere a me. Dovrei essere immodesto per dirlo, ma tutti i sondaggi in questi anni lo hanno detto ampiamente. È ovvio che la mia figura rappresenta una garanzia, per questo amore che ho sempre avuto con i veneti, e anche perché sono stato quello che ha saputo dire tanti sì ma anche tanti no. Non è questione di 'esilio', penso che l'unica preoccupazione che ho è che questa regione resti la numero uno a livello nazionale. Se qualcuno mi chiede il risultato più grande, io dico lo standing dei veneti. Consegno un Veneto che ha una visibilità e una reputazione a livello nazionale e internazionale che nel 2010 non aveva.
Dichiarazioni simili erano già risuonate su vari media nei giorni scorsi - in particolare il 10 ottobre, quando Zaia aveva incontrato in piazza San Marco il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dei 35 anni di attività della "Commissione di Venezia" - insieme alla voce che voleva Zaia come capolista della Lega in tutte le circoscrizioni, ma non confermata dallo stesso presidente uscente ("Al momento non c’è nulla di deciso circa il mio ruolo alle prossime elezioni regionali del Veneto"); era peraltro significativo che lo stesso Zaia, pur assicurando il proprio sostegno ad Alberto Stefani, vicesegretario nazionale scelto come candidato dal centrodestra ("Lui è un ragazzo in gamba"), avesse sentito il bisogno di sottolineare come, a suo dire, non fosse "mai accaduto in un paese che si vieti ad una persona di utilizzare il proprio nome nella campagna elettorale".
Simbolo rielaborato (non realistico)
Che potesse crearsi con una certa facilità un "caso Zaia" nel 2025 era chiaro da tempo, almeno fin da quando - lo scorso anno - era fallito il primo tentativo della Lega di modificare il limite vigente di due mandati consecutivi per i presidenti delle giunte regionali, durante la conversione del "decreto elezioni 2024". Proprio in quell'occasione, tra l'altro, era stata ventilata l'ipotesi, anche piuttosto concreta, che il presidente del Veneto potesse essere candidato - e quasi certamente eletto - alle europee, come sarebbe accaduto con Stefano Bonaccini, prossimo alla scadenza del suo secondo mandato come presidente dell'Emilia-Romagna. In quell'occasione, però, Zaia rifiutò, scelta che lui oggi rivendica ("Sono fatalista e credo che una persona debba impegnarsi fino alla fine nel rispetto appunto degli impegni presi: prova ne sia che un anno fa rinunciai a un seggio sicuro in Europa") ma che inevitabilmente ha costretto il centrodestra a interrogarsi su cosa sarebbe accaduto alla tornata elettorale veneta successiva e, in particolare, su come rapportarsi con le aspirazioni di Zaia a ripresentarsi come candidato consigliere, ma anche e soprattutto a far pesare i propri quindici anni di guida della Regione. La questione, inevitabilmente, è diventata ancora più urgente - riguardando ovviamente anche altre situazioni, prima tra tutte quella di Vincenzo De Luca in Campania e di Michele Emiliano in Puglia - dopo che un nuovo emendamento leghista (alla futura legge n. 122/2025 sulla composizione dei consigli e delle giunte regionali) per rendere possibile il terzo mandato non ha avuto migliore fortuna
Nel corso dei mesi, anche a seguito del rifiuto di Zaia di seguire la via europea, si sarebbe "aperto il vaso di Pandora in casa Lega, fino ad arrivare ai fuochi incrociati" sul nome dello stesso Zaia (lo sostiene Cesare Zapperi sul Corriere della Sera). I problemi, tuttavia, sarebbero stati anche all'interno della coalizione, con le forze politiche alleate della Lega non particolarmente disposte a dare spazio sulla scheda elettorale a una presenza "ingombrante" come il cognome di Zaia, che fosse nel simbolo di una "lista del presidente uscente" o in quello del suo stesso partito. Lo scorso 25 agosto, per dire, Antonio Tajani aveva dichiarato così ai microfoni di Agorà, a chi gli aveva chiesto se il candidato del centrodestra del Veneto sarebbe stato espresso dalla Lega: "Io non ho preclusioni nei confronti di nessuno, dobbiamo scegliere i candidati migliori per il migliore risultato possibile. Certo, in Veneto non si possono fare la lista della Lega e la lista di Zaia che non ha alcun significato, perché non è che ogni esponente di partito può fare una lista, non va bene. Non può essere parte di un accordo politico questo". Una lista che un paio di settimane prima il segretario della Lega Matteo Salvini aveva ritenuto "un valore aggiunto" per le elezioni regionali venete.
Ora, va ricordato che in ambito leghista - come anche in altre forze politiche - è già nota la strategia, praticata a livello territoriale, di inserire nei contrassegni elettorali nomi di chi aveva già ricoperto la carica di sindaco nello stesso comune o perfino in comuni vicini (il caso più noto, anche a prescindere dalla fine tragica della storia, è stato quello di Gianluca Buonanno): non stupisce, dunque, che chi per quindici anni ha legato la propria notorietà politica al Veneto, come pure il partito cui questi è iscritto, avessero interesse a massimizzare la raccolta dei consensi anche grazie al cognome "Zaia" in bella vista. Allo stesso modo, però, era difficile che gli altri partiti della stessa coalizione accettassero - oltre alla candidatura come consigliere del presidente uscente, comunque non scontata: si veda il caso della Puglia, con Antonio Decaro che sembra aver accettato di candidarsi a patto che Emiliano non fosse inserito in una delle liste - la presenza di una lista direttamente riferita al tre volte presidente (che avrebbe drenato molti voti dalle altre formazioni, forse dalla stessa Lega), ma anche l'inserimento del cognome di Zaia nel simbolo della Lega, che in quel modo avrebbe potuto raccogliere ancora più voti e sbilanciare i rapporti di forza all'interno del centrodestra.
Probabilmente ha avuto un peso il fatto che alla fine sia stato scelto come candidato di nuovo un esponente della Lega, benché Fratelli d'Italia (unica regione che, fin dalla prima elezione indiretta del presidente della giunta, nel 1995, non ha mai guidato la Regione Veneto con un proprio esponente, essendosi succeduti Giancarlo Galan e Luca Zaia) abbia consensi nettamente maggiori a livello nazionale. Ancora il 12 luglio, per dire, il responsabile organizzativo nazionale del partito, Giovanni Donzelli, aveva messo in guardia gli alleati: "Niente bandierine a tutti i costi, non facciamo il pallottoliere o il gioco del Monopoli e non è che dobbiamo fare per forza questo lo prendo io e questo lo prendi tu: se lo dovessimo fare, Fdi dovrebbe prendere tutto. Fi governa cinque regioni, la Lega quattro e noi tre e le proporzioni non sono queste". Certamente l'aver scelto di nuovo un esponente (e non di seconda fila, a dispetto della giovane età) della Lega come aspirante presidente non è un risultato irrilevante per il partito guidato da Matteo Salvini, ma Fdi potrebbe facilmente rivendicare il proprio atto di "generosità" (non sono parole pronunciate pubblicamente in questi giorni, ma in politica non è difficile immaginarle) e farlo pesare in seguito - in particolare in sede di formazione della giunta e di individuazione delle cariche, al di là di ogni disegno relativo a future elezioni regionali, come quelle lombarde - soprattutto se il risultato della propria lista fosse significativo e portasse a conquistare un gran numero di seggi. Un risultato che sarebbe stato certamente più difficile in presenza di una "lista Zaia" (l'ipotesi più problematica per tutte le altre forze politiche) o anche con la presenza del cognome del presidente uscente nel simbolo della Lega. 
Simbolo rielaborato (non realistico)
Naturalmente qualunque richiesta, anche pressante, degli alleati non può impedire al partito di Salvini di inserire Zaia in lista - avendo evidentemente la Lega già valutato quell'opzione come positiva per sé, oltre che per la coalizione - e di giocarsi tutto nella raccolta delle preferenze, chiedendo a gran parte degli elettori leghisti di scrivere il nome di Zaia (anche se questo toglierebbe voti ad altri candidati maschi, potendo al contempo rappresentare un'inattesa possibilità per le candidate, qualora elettrici ed elettori scegliessero di esprimere due preferenze). Ovviamente Fratelli d'Italia godrà del traino "naturale" dell'essere il partito di maggioranza relativa e che esprime la Presidente del Consiglio (mentre, allo stesso tempo, il riferimento a Silvio Berlusconi continua a essere, almeno in parte, un elemento di riconoscibilità per Forza Italia), dunque era comprensibile sia che la Lega puntasse a "controbilanciare" le forze grazie al riferimento a Zaia (mantenendo comunque il riferimento a Salvini, come sembrava che potesse accadere), sia che il presidente uscente volesse far pesare i suoi quindici anni di guida della giunta regionale anche attraverso una propria lista. Entrambe le legittime aspirazioni, tuttavia, pare abbiano dovuto cedere il passo alla posizione degli alleati, in particolare di Fdi. 
C'è ancora tempo, in ogni caso, perché la situazione cambi, in un senso o nell'altro. Tuttavia, questa situazione dimostra ampiamente come i simboli e il loro contenuto - inclusi i nomi di persone da inserire - giochino un importanza palpabile nell'agone politico-elettorale: non sposteranno per forza voti, ma il pensiero o il timore che possano farlo sono assolutamente concreti e produttivi di effetti.

martedì 1 settembre 2020

Veneto, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Scaduti abbondantemente i termini di presentazione delle liste, è iniziata ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni del 20 e 21 settembre. Dopo Valle d’Aosta e Puglia, si fa tappa in Veneto, dove l’esito del voto - che appare scontato a favore del centrodestra, peraltro con un notevole distacco - non ha scoraggiato la creatività dei soggetti coinvolti, con 17 liste e 9 candidati presidente (oltre a due liste escluse, a meno di novità legate ai ricorsi).
La legge elettorale prevede un premio di maggioranza per la coalizione vincente in base al quale, se quest’ultima ottiene almeno il 40% dei voti di lista, ottiene il 60% dei seggi (50 in tutto) che compongono il consiglio regionale. I restanti seggi, spettanti alle minoranze, vengono redistribuiti con metodo d’Hondt alle liste singole che superano il 3% e alle coalizioni che superano il 5% (senza sbarramenti per le liste coalizzate). Se però con i suoi voti la coalizione vincitrice supera già il 60% dei seggi, questa li può ottenere senza problemi: non è previsto un "tetto" alla quota di seggi che si può conquistare e non c'è dunque il rischio che la coalizione vincente esca penalizzata se "vince troppo" (come i sondaggi dicono per Luca Zaia e le sue liste, attestate addirittura al 70%). C’è comunque da scommettere che, nelle due principali coalizioni, la competizione tra candidati dello stesso partito (si segnala, a questo proposito, la doppia preferenza di genere) assumerà una certa intensità. 
Vediamo nel dettaglio le liste in campo, seguendo l’ordine in cui sono state estratte nella circoscrizione di Rovigo, cioè il primo sorteggio di cui si è avuta conoscenza.

Antonio Guadagnini

1) PARTITO DEI VENETI 

Il simbolo che gli elettori rodigini e della provincia troveranno in alto a sinistra (e che, salvo errore, coincide anche con il contrassegno della candidatura a presidente) è quello del Partito dei Veneti, che ha potuto sottrarsi all’incombenza della raccolta firme grazie al fatto che il candidato presidente, Antonio Guadagnini, è attualmente consigliere regionale. Eletto nel 2015 con la lista Indipendenza Noi Veneto alleata di Zaia, Guadagnini si è poi dedicato a creare un progetto politico nuovo, ma sempre di ispirazione indipendentista: dopo il passaggio di Siamo Veneto, lo scorso anno è nato il Partito dei Veneti che, appunto, beneficia dell'esenzione dalla raccolta firme, beneficio di cui invece non può godere la formazione che ha fatto eleggere Guadagnini e si situa nella stessa area politica (la citata Indipendenza Noi Veneto). Il logo si caratterizza per i colori piuttosto accesi e mostra una riproduzione del Leone di San Marco nella parte superiore, in giallo su sfondo rosso, come nella bandiera ufficiale 

Arturo Lorenzoni

Il secondo candidato estratto è Arturo Lorenzoni, vicesindaco di Padova, professore universitario e figura distante dalla militanza partitica. La sua è una coalizione non trascurabile, visto che la compongono cinque liste. Per l'occasione è stato concepito anche un simbolo per la candidatura regionale: in questo domina il bianco, anche della regione, individuata solo con un tratto scuro che a un certo punto diventa una linea orizzontale, che sottolinea il nome della regione e lo avvicina a quello del candidato presidente (che peraltro di solito non viene messo sui contrassegni dei candidati alla presidenza liste per non distrarre voti dalle liste), tinto di un colore verde acqua che ritornerà. Chiude la rappresentazione l'indicazione dell'anno 2020.
 

2) +VENETO IN EUROPA 

Lorenzoni ha incassato anche il sostegno di +Europa, che si presenta in una versione inedita. Il logo è chiaramente riconoscibile, ma i suoi tratti distintivi vengono riadattati per andare incontro all'esigenza di "territorializzare" il brand. Ed ecco che questo diventa +Veneto in Europa, con la bandiera europea che viene spostata in alto per far spazio, in basso, al riferimento “Lorenzoni presidente”, leggermente inclinato, in bianco su sfondo blu. Ciò che attira l’osservatore è anche l’alleanza con il movimento di giovani europeisti Volt: dopo aver debuttato alle scorse regionali in Emilia-Romagna (sempre nella coalizione di centrosinistra, ma senza ottenere seggi), in questa occasione ha siglato un accordo con la formazione guidata da Benedetto Della Vedova. Uniti, nel nome dell’ideale europeo: che sia il preludio ad alleanze future? 

3) EUROPA VERDE 

A sostegno di Lorenzoni troviamo anche Europa Verde, che ha scelto di correre in autonomia con il proprio simbolo, anche in questo caso sottoposto a una leggera modifica per poter inserire il riferimento al candidato presidente. Pur non avendo eletto consiglieri nel 2015 (quando, però, il progetto aveva preso il nome di Verdi Europei ed era parte della lista Veneto nuovo, con Sel e Sinistra veneta), Europa Verde può contare al momento su una rappresentante in consiglio: si tratta di Cristina Guarda, eletta con la civica di Alessandra Moretti cinque anni fa e che ora guida la componente di Europa Verde nel gruppo misto. L’intento è quello di ottenere uno scranno direttamente alle urne, grazie al quale si ha diritto ad un gruppo consiliare autonomo, con tutti i benefici che ne derivano. 

4) IL VENETO CHE VOGLIAMO 

Nata con un processo partecipativo dal basso, in cui anche il simbolo è stato scelto sul web dai partecipanti alla piattaforma, la lista civica di Arturo Lorenzoni, Il Veneto che vogliamo - che nel logo opta per colori tenui, in particolare l'arancione, ormai molto in voga tra le sigle civiche di area progressista, ma c'è anche il verde acqua che si diceva prima - mira a raccogliere voti tra gli indecisi e i non schierati (sebbene ospiti anche candidati di Sinistra Italiana e Articolo Uno), in una terra notoriamente ostica per il centrosinistra. Sarà interessante il risultato che la lista civica otterrà nella città di cui Lorenzoni è vicesindaco, risultato che sarà inevitabilmente letto e interpretato anche come un giudizio sull'amministrazione in carica e su Lorenzoni stesso, il quale si era candidato a primo cittadino con una coalizione civica, riscuotendo un grande successo che poi ha "capitalizzato" alleandosi con il centrosinistra per il ballottaggio, rivelandosi determinante. 

5) PARTITO DEMOCRATICO 

Il Partito democratico si presenta con il simbolo classico, in una versione riadattata come solitamente avviene per le elezioni regionali e amministrative: in basso, la scritta "Lorenzoni presidente" in bianco su segmento blu. Oltre a confermarsi come primo partito della coalizione (primato che non dovrebbe essere in discussione), è ragionevole supporre che il Pd ambisca - a prescindere dalle percentuali - a rafforzare la pattuglia in consiglio regionale, attualmente composta da sette membri. Nel 2015, infatti, la coalizione di Flavio Tosi (arrivato quarto) raccolse ben 5 seggi, sottraendoli di fatto al centrosinistra; questa volta, il risultato complessivo delle liste al di fuori delle due principali coalizioni dovrebbe attestarsi ben sotto il 25% raggiunto cinque anni fa. E se è vero che il metodo d'Hondt premia i partiti più grandi, aumentare la propria rappresentanza potrebbe almeno ammorbidire un risultato di coalizione che - sondaggi alla mano - non si annuncia esaltante. 

6) SANCA - AUTONOMIA 

Dove sta scritto che l’autonomia deve essere per forza "di destra"? La lista Sanca - Autonomia, ultima estratta della coalizione, intende proprio sfatare questo mito. Già dal nome ("Sanca", in veneto, significa "sinistra") viene rivendicata una precisa appartenenza politica, che tuttavia sembrerebbe del tutto conciliabile con le istanze autonomiste. Il manifesto programmatico, infatti, parla chiaramente di diritti, ambiente, Europa, ma anche di identità veneta; lo stesso concetto di Democrazia è declinato secondo principi di autogoverno e sussidiarietà. Quella di Sanca è una vicenda politico-culturale che ormai va avanti da qualche anno: la prima importante occasione di visibilità fu rappresentata proprio dal referendum sull'autonomia del 2017, in cui il gruppo si schierò per il Sì proprio per dimostrare che l’autonomia travalica il continuum destra/sinistra. Il simbolo, su sfondo rosso (facile presumere il motivo), vede campeggiare in alto l’immancabile leone di San Marco, mentre in basso troviamo - nei colori arcobaleno (altro indizio di vocazione progressista) - una serie di strisce che riproducono i motivi ornamentali della bandiera originale di San Marco, gli stessi motivi che coprono la seconda metà della parola "Sanca" generando un effetto piuttosto distorcente. Gli elementi arcobaleno sono coperti dalla banda inclinata "Lorenzoni presidente", con scritta rossa su sfondo bianco. Una nuova casella, dunque, si aggiunge al complicato puzzle dell’autonomismo veneto. 

Paolo Benvegnù

7) SOLIDARIETà AMBIENTE LAVORO 

Dopo il break di cinque anni fa, tornano sulle schede delle regionali venete anche la falce e il martello, con la lista Solidarietà ambiente lavoro” a sostegno del candidato presidente Paolo Benvegnù. La lista è frutto dell'accordo siglato tra Rifondazione comunista e il Partito comunista italiano di Mauro Alboresi (di fatto gli ex Pdci): il contrassegno elaborato per l’occasione - che, salvo errore, è anche il simbolo del candidato presidente - richiama tratti caratteristici dei loghi dei due partiti. Gli appassionati noteranno che la disposizione dei vari elementi richiama i simboli che il Prc utilizzò fino alla metà degli anni Duemila, prima di aggiungere la "lunetta" della Sinistra europea. Unire le forze, dunque, è l’unico modo per sperare di raggiungere il 3%, in una delle regioni storicamente più ostili alla sinistra radicale. Non pervenuto, almeno qui, il Partito comunista di Rizzo. 

Paolo Girotto

8) MOVIMENTO 3V - Libertà di Scelta 

All'ottava posizione sulle schede troviamo una delle formazioni single-issue (difficile parlare di "partito") che, nell'ultimo periodo, ha fatto maggiormente discutere: parliamo del Movimento 3V - Libertà di scelta, che incentra la sua azione politica sul perseguimento della libertà di cura, con contestuale abolizione di ogni forma di obbligo vaccinale. Il simbolo, pur nei suoi tratti di essenzialità, è leggermente differente da quello presentato in Emilia-Romagna lo scorso gennaio, in occasione del debutto elettorale: "Libertà di scelta", infatti, si sostituisce alla sigla originaria "Vaccini vogliamo verità" (che poi sono le tre V). Il candidato presidente - distinto, salvo errore, dallo stesso simbolo, il che varrà anche in seguito, a meno che sia diversamente specificato - è Paolo Girotto, un medico veterinario, dissidente rispetto alle pratiche di medicina convenzionale e orientato ai principi di medicina naturale e omeopatica; tra i candidati al Consiglio regionale, invece, troviamo anche Luca Teodori, segretario nazionale del movimento. 

Patrizia Bartelle

9) VENETO ECOLOGIA SOLIDARIETà 

Altra novità che gli elettori troveranno sulla scheda è la lista Veneto ecologia solidarietà, di cui il blog si era già occupato al momento della presentazione. Come fa intuire il colore dominante, la lista - che candida a presidente l'attuale consigliera regionale Patrizia Bartelle, eletta nel MoVimento 5 Stelle ma uscitane due anni fa - è nata in seguito a una serie di assemblee popolari e intende promuovere una politica improntata ai temi ambientali, con posizioni fermamente contrarie alle grandi opere (tema molto discusso in Veneto, a partire dall'annosa questione del Mose). Nel 2015 a Bartelle bastarono poco più di 500 preferenze, ottenute nella circoscrizione di Rovigo, per entrare in consiglio; ora la sfida è decisamente più impegnativa.

Simonetta Rubinato

Dopo essere rimasto appeso a un filo per diversi giorni, anche il progetto politico di Simonetta Rubinato potrà misurarsi con il giudizio dell’elettorato. Al termine di una controversia incentrata proprio sul simbolo legato alla candidatura a presidente (ritenuto nella sua prima versione confondibile con il contrassegno omologo di Luca Zaia), la candidata di area autonomista-federalista ed ex parlamentare Pd (per ben tre legislature, dal 2006 al 2018) ha ottenuto il lasciapassare dall'Ufficio elettorale regionale sull'emblema modificato e può quindi proporsi ad elettrici ed elettori.

10) Veneto per le Autonomie 

A differenza del simbolo della candidata presidente Rubinato, non è mai stata in discussione l'ammissibilità dell'emblema della sua lista, Veneto per le Autonomie: riammessa l'aspirante guida della regione, può tornare in campo anche l'emblema con l'ondina giallorossa e il Leone di San Marco, che arricchisce ancor di più l'offerta autonomista veneta. Viste le premesse, è facile immaginare che l’eventuale mancato raggiungimento del 3% per accedere alla massima assise regionale non ostacolerà i progetti della candidata a presidente (la quale peraltro potrebbe beneficiare anche della notorietà acquisita in questi giorni di contenzioso sul simbolo).

Daniela Sbrollini

11) Daniela Sbrollini presidente - ITALIA VIVA 

A differenza di quanto deciso in altre regioni, in Veneto il partito di Renzi ha scelto di non entrare nella coalizione di centrosinistra, giudicando l’attuale opposizione a Zaia "sorniona e sempre uguale". Si è così optato per una corsa in solitaria, proponendo - per la carica di presidente - la senatrice vicentina Daniela Sbrollini. Come si è già visto, però, la lista comprende non soltanto Italia viva, ma anche altri soggetti del centrosinistra moderato, come il Partito repubblicano italiano (non sempre schierato nel centrosinistra) e il Partito socialista italiano, oltre che la Civica per il Veneto, nata per iniziativa di un consigliere regionale uscente. Ad ogni modo, l'egemonia renziana è piuttosto evidente anche nelle scelte cromatiche, con i "colori Instagram" ben in vista anche come sfondo del nome della candidata. 

Luca Zaia

Ha lo stesso numero di liste di Arturo Lorenzoni, ma i sondaggi e il sentire lasciano decisamente tranquillo Luca Zaia, presidente uscente alla terza corsa come guida della regione, forte di un'ampia e trasversale approvazione da parte dei cittadini veneti, incrementata ulteriormente negli ultimi mesi grazie alla gestione dell’emergenza-Covid vista con favore quasi dall’unanimità dell’elettorato (e dai sondaggi appare impietoso il confronto con alcuni suoi colleghi presidenti, nonché colleghi di partito). Il simbolo collegato alla candidatura presidenziale è identico a quello impiegato cinque anni fa, al di là del riferimento all'anno elettorale, chiaramente aggiornato al 2020. Un logo anonimo quanto basta, richiesto dalla legge ma pensato per evitare di sottrarre voti alle liste, che ne hanno bisogno per trasformarli in seggi a loro vantaggio. 

12) FRATELLI D'ITALIA 

La prima lista della coalizione estratta è quella di Fratelli d'Italia, che si presenta nella sua veste tradizionale, con il nome della leader Giorgia Meloni in alto e ben in vista, e la doppia matrioska con il simbolo del partito che a sua volta contiene la fiamma tricolore. Nel 2015 Fdi ottenne il 2,6% ed elesse un consigliere, ma i dati delle elezioni europee 2019 hanno già mostrato un'ascesa rilevante (6,8%). Questa volta, al netto delle differenti dinamiche che stanno alla base dei due tipi di elezione, il partito di Meloni punta a migliorare ulteriormente il risultato e a rafforzare la pattuglia in consiglio in modo da poter rivendicare un assessorato, che al momento non ricopre. 

13) FORZA ITALIA 

Già cinque anni fa Forza Italia non era riuscita a raggiungere neppure il 6%, fermandosi a tre consiglieri regionali, e confermando le stesse percentuali in occasione delle europee dello scorso anno. Come si è già visto su questo sito, per fermare l’emorragia di consensi in una regione-chiave per il centrodestra, il partito di Berlusconi ha inserito nel simbolo l’inedita formula "Autonomia per il Veneto", grazie alla quale spera di intercettare qualche voto in più, puntando su un tema molto sentito da queste parti. Si tratta senz'altro di un tentativo strategico di mimetizzazione, che potrebbe garantire una sopravvivenza politica, in una regione in cui Forza Italia fino al 2010 (quindi un'era geologica fa, per la politica italiana attuale) esprimeva addirittura il presidente della giunta. Pare ora che un risultato in linea con le percentuali delle scorse regionali si possa considerare soddisfacente. 

14) LEGA 

Non intende certo restare ai margini la Lega ufficiale, per la quale il Veneto è l’indiscussa regione-roccaforte, rappresentando l'emblema di quella transizione da "zona bianca" a "zona verde" ben narrata dal sociologo Ilvo Diamanti. Certo, il passaggio da Lega Nord a quella che lo stesso Diamanti ha definito la "LdS" (Lega di Salvini) - e cioè un partito tendente a perdere progressivamente il carattere identitario a favore di una vocazione nazionale - non ha mancato di provocare malumori tra i leghisti duri e puri in varie aree del Nord (come si è visto nelle scorse settimane) Ed è qui che il simbolo acquisisce fondamentale importanza: per evitare fraintendimenti e lacerazioni, si è adottata una formula di compromesso in cui alla (per molti dolorosa) mancanza della parola “Nord” si sopperisce mantenendo - rispetto al contrassegno del 2015 - a sinistra la denominazione storica "Liga Veneta" e a destra il leone marciano, ribattuto anche (nella versione da guèra) sullo scudo di Alberto da Giussano (simbolo rimasto intatto), mentre in basso – riprendendo il classico abbinamento cromatico del nuovo corso salviniano – si nota chiaramente il cognome dell’ex ministro dell'interno, molto più evidente rispetto a cinque anni fa e senza l'appellativo "premier". Perché le radici contano, ma la linea di partito anche di più. 

15) LISTA VENETA – AUTONOMIA 

Altro simbolo ad evidente connotazione territoriale della coalizione di Zaia è la Lista Veneta - Autonomia, che - come gli attenti lettori del blog hanno avuto modo di vedere qualche giorno fa - è diretta emanazione della Liga Veneta Repubblica, che dal 1998 appare frequentemente sulle schede degli elettori veneti, seppur in differenti versioni. Vista l’ampia concorrenza sul terreno dell’autonomia, l’obiettivo sembra essere quello di entrare in consiglio regionale, evitando così di essere fagocitata dal prevedibile incremento dei voti di lista della coalizione di centrodestra e sperando al tempo stesso di imporsi rispetto alle altre realtà che si fanno portavoce delle istanze autonomiste. 


16) ZAIA PRESIDENTE 

Pur essendo un leghista della prima ora, Luca Zaia negli anni si è ritagliato un proprio spazio di autonomia che non è certo sfuggito agli osservatori: in questi mesi si è parlato spesso di Zaia come "anti-Salvini", il possibile candidato alla leadership del centrodestra o addirittura come il fautore di un'improbabile scissione dal Carroccio. Ad ogni modo, la civica Zaia presidente è la concreta rappresentazione del doppio binario seguito dal presidente uscente: dopo essere stata la lista più votata nel 2015 (con il 23%, oltre cinque punti sopra la Lega), punta a riconfermare il successo, con percentuali anche più significative. Poco da dire sul simbolo, lo stesso di cinque anni fa: su sfondo bianco emerge "Zaia" in blu scuro e a caratteri cubitali, mentre "presidente" in basso allineato a destra, quasi indecifrabile se ridotto in scala come avverrà sulla scheda elettorale. Gli unici elementi di corredo sono le due linee, sempre di colore blu, che in alto e in basso chiudono la dicitura . Uno stile minimalista, ma con l’intento ben chiaro di confermare un predominio che molti, nel Carroccio, non vedono affatto di buon occhio.

Enrico Cappelletti

17) MOVIMENTO 5 STELLE 

Nessuna variazione nel logo - come di consueto - per il MoVimento 5 Stelle, che candida a presidente Enrico Cappelletti. Imprenditore e senatore nella legislatura precedente, Cappelletti sta conducendo una campagna elettorale di critica frontale verso Zaia, evidenziandone incongruenze e sprechi e provando a smontare la narrazione del modello-Veneto. A lui, dunque, spetta l’arduo compito di smentire le previsioni degli ultimi mesi, che vedrebbero un M5S in caduta libera in Veneto. Già tra le politiche 2018 e le europee 2019, l’attuale partito di maggioranza relativa in Parlamento ha visto calare di due terzi le sue percentuali nel territorio regionale. Qualcuno confida nell'aiuto che potrebbe arrivare dal concomitante voto referendario, e in particolare dai delusi del MoVimento poi rifugiatisi nell'astensionismo: richiamati al voto per sostenere il Sì al taglio dei parlamentari, potrebbero approfittare dell’occasione per rinnovare il consenso al partito (altrove, invece, potrebbe accadere l'inverso). 

lunedì 11 maggio 2015

Veneto, simboli per una corsa a sei teste?

Guerra d'Indipendenza a parte, anche il panorama simbolico offerto dal Veneto alle sue elezioni regionali merita di essere analizzato con un po' più di attenzione, anche se alcune puntate sono già state analizzate per via, mano a mano che gli schieramenti si svelavano. Guizzi grafici, è bene dirlo, praticamente non ce ne sono, anzi l'inventiva è abbastanza contenuta - e qualche volta, come per Area popolare, francamente scende sotto al minimo sindicale - ma qualche curiosità da enucleare c'è comunque.
Paradossalmente, una delle più interessanti (e non ancora trattate) riguarda una delle cosiddette "forze minori": L'altro Veneto - Ora! Possiamo, che candida Laura di Lucia Coletti. Il riferimento grafico-politico è piuttosto chiaro e non ci si stupisce a leggere nel sito della lista che l'ispirazione è quella dell'Altra Europa con Tsipras per "rappresentare un’alternativa di governo rispetto a chi finora ha gestito il potere sia a livello nazionale che regionale" e che l'idea è di mettere al centro dell'azione politica gli interessi del popolo, "come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna". Casomai ci si può stupire del carattere finissimo utilizzato (a rischio di non avere una stampa ottimale) e dello sviluppo semicircolare del testo, del tutto inedito per queste liste.
Se però si guarda tra le forze a sostegno di Alessandra Moretti, forse si scopre il motivo di questa diversa conformazione grafica. Un bollino rosso, con la scritta "Sinistra veneta" e lo stesso Tsipras' style, è presente anche nel contrassegno di Ven[e]to nuovo, la formazione che si basa soprattutto sui Verdi europei e su Sel, ma comprende anche un gruppo fuoriuscito da Rifondazione comunista (rappresentato in particolare da Pierangelo Pettenò e Sebastiano Bonzio) dopo la vittoria degli "intransigenti" all'ultimo congresso. Sarà forse questo il motivo che ha spinto L'altro Veneto a dire che "a sinistra siamo rimasti solo noi"?
Di Alessio Morosin e della sua Indipendenza Veneta si è già detto pochi giorni fa, del MoVimento 5 Stelle (che candida Jacopo Berti) simbolicamente non c'è nulla da dire. Vale la pena allora buttarsi sui tre candidati maggiormente sotto i riflettori. Partendo da Luca Zaia, è ovvio che tra le liste a suo sostegno ci sia la Lega Nord, anzi, la Liga Veneta, con tanto di leone di San Marco tradizionale (con libro con la scritta Paxe). Di non tradizionale, paradossalmente, c'è solo il nome di Matteo Salvini nel segmento inferiore, scritto con un Arial quasi normale, più elegante rispetto alle scritte ospitate in passato in quella parte di cerchio (Padania, Bossi, ma anche Maroni).
C'è poco o nulla da dire sul simbolo di Forza Italia, sempre quello senza alcuna variante, così come invece si è già detto alcuni giorni fa di Indipendenza noi Veneto. C'è anche Fratelli d'Italia, ma non sfugge che all'interno di quest'ultimo contrassegno c'è qualcosa di più, una "pulcetta" che probabilmente i più nemmeno riconosceranno nella miniatura sulla scheda. Aguzzando l'occhio, si riconosce la sigla Mcr, che sta per Movimento per la cultura rurale, formazione nata già nel 2011, legata a Maria Cristina Caretta e ai cacciatori: all'interno, due spighe, due volatili e - in più rispetto all'immagine consolidata del movimento - un pesce sul torrente che scorre tra le montagne.
Tutto il contrario, invece, per il simbolo immaginato come "lista del presidente". Nessuna miniatura, nessun gioco grafico o cromatico, infatti, si ritrova nel contrassegno di Zaia presidente, con il cognome scritto a enormi lettere - a prova di ipovedente - e messo in evidenza da un "binario", blu come il patronimico ("blu Lega", si sarebbe tentati di dire, essendo praticamente lo stesso colore della circonferenza di contorno e di Alberto da Giussano). Di certo un emblema come questo punta tutto sul potere del nome e sul carisma di chi lo porta, ritenendo di non avere bisogno di altro per rendere appetibile la lista. A fine mese si vedrà se i calcoli erano giusti.
E' invece molto più piena, molto più ingombra la rappresentazione grafica che dichiara Alessandra Moretti presidente. Il colore carta da zucchero riempie quasi tutto il cerchio (a parte una "lunetta" in basso, in cui è contenuta l'indicazione "per il Veneto"); l'impatto del testo non è minimamente paragonabile a quello mostrato dalla lista Zaia. In compenso, il cognome della Moretti è contenuto in un "fumetto" rosso carminio (con un'abbinata di tinte che si potrebbe quasi dire "simil-renziana"), che sembra voler dare la parola al contrassegno, in modo comunque graficamente accettabile, senza pacchianerie in cui sarebbe stato facile cadere.
Se Zaia dalla sua ha ben due leoni di San Marco (Liga Veneta e Indipendenza noi Veneto) e Tosi altrettanto (la sua Lista per il Veneto e l'Unione Nord Est), la Moretti si accontenta di uno solo, quello del Progetto Veneto autonomo, giallo antico su fondo marrone. Più di una testata ha segnalato come, per lo meno tra i tre candidati più noti, sia scattata una corsa all'accaparramento - prima ancora che dei voti - degli autonomisti, visto che figura almeno una formazione simile in ognuno dei tre schieramenti. In questo caso la formazione è apertamente ostile alla politica di Zaia (tra i promotori c'è pure Santino Bozza, consigliere regionale uscente eletto con la Lega) e in lista c'è pure Gianluca Panto, già candidato alla presidenza nel 2010 con il suo Partito nasional veneto.
Da ultimo, nella coalizione di centro sinistra - oltre che ovviamente per il Pd - c'è spazio pure per Veneto civico, una lista "composta di amministratori locali, sindaci, ex sindaci e persone che hanno dedicato la loro esperienza politica al servizio dei cittadini". La lista è questo, ma è anche "lo strumento attraverso cui Scelta Civica sosterrà Alessandra Moretti e rappresenta il punto di partenza per aggregare quei mondi civici che in Veneto chiedono da tempo rappresentanza per una politica votata al servizio dei cittadini". Il simbolo ha circa gli stessi colori di quello di Sc, ma cerca di fare soprattutto riferimento alle esperienze di governo delle città, per portare in consiglio regionale. Il simbolo aiuterà o rischierà di essere anonimo?
Da ultimo, occorre vedere la compagine di Flavio Tosi. In buona parte, in realtà, essa è già stata analizzata, dalla lista personale del candidato governatore ad Area popolare, da Razza Piave all'Unione Nord Est. Sono due, però, gli episodi da sottolineare. Da una parte c'è il simbolo del Partito pensionati, che stavolta assume il nome di Famiglia Pensionati (con un corsivo in alto un po' naif, ma tant'è) e inserisce un grande riferimento a Flavio Tosi come candidato in cui credere. Raramente il contrassegno del partito legato a Carlo Fatuzzo è stato così "pieno" e con elementi patronimici così evidenti (e mai di matrice territoriale, per dire), ma alla fine dei conti poteva andare decisamente peggio di così.
Ultimo esemplare da vedere in Veneto in quella coalizione è il Veneto del Fare - Flavio Tosi. Il simbolo è decisamente uno dei più schematici presenti in tutte le elezioni regionali che si svolgono in buona parte del Paese; per (scarso) impiego di fantasia o estro creativo, tutto è affidato alle scritte bianche in negativo sulla parte di fondo blu e nere in positivo nella lunetta in basso. La grafica in realtà richiama almeno un po' la grafica delle "Vittime della giustizia del fisco", lista fatta varare dal centrodestra in Campania su impulso di Arturo Diaconale. Qui i colori sono invertiti, ma ci si affida pur sempre alla potenza della parola (e di una font così imponente come l'Helvetica Narrow). Ironia della sorte, proprio quando piuttosto che di dire è tempo di Fare.