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venerdì 2 febbraio 2024

Sardegna, simboli e curiosità sulla scheda

Con il sorteggio avvenuto lunedì presso la Corte d'appello di Cagliari, si è stabilito l'ordine di presentazione delle candidature e delle liste sulle schede delle elezioni regionali della Sardegna, previste per il 25 febbraio. Elettrici ed elettori potranno scegliere tra quattro aspiranti presidenti (Alessandra Todde, Paolo Truzzu, Renato Soru e Lucia Chessa, in ordine di estrazione, uguale per tutta l'isola), che potranno a loro volta contare sull'appoggio di 25 liste (il cui ordine, invece, è diverso per ognuna delle otto circoscrizioni), mentre nel 2019 si erano affrontate 24 liste a sostegno di ben 7 candidati.
Di seguito si mostrano e commentano i simboli, seguendo la successione sorteggiata per la circoscrizione di Cagliari; subito dopo, però, si cercherà di fare luce - in mancanza di notizie ufficiali - sui simboli depositati e non impiegati, visto che secondo le agenzie erano stati presentati 35 contrassegni.

Alessandra Todde

1) MoVimento 5 Stelle - A innantis!

La prima candidatura sorteggiata è quella di Alessandra Todde, già sottosegretaria al Ministero dello sviluppo economico (nel governo Conte II, poi viceministra per lo stesso dicastero nel governo Draghi) in quota MoVimento 5 Stelle, partito di cui è vicepresidente. Il caso ha voluto porre in prima posizione a Cagliari (e anche a Carbonia-Iglesias) il contrassegno depositato dal M5S, con il simbolo del partito inserito in un cerchio color verde acqua, che nella parte superiore contiene l'espressione "Alessandra Todde presidente" (il cognome è riportato in evidenza in giallo), mentre in basso, disposto ad arco - e completando una sottile circonferenza bianca - compare il riferimento ad A innantis!, il progetto politico di Franciscu Sedda che ha deciso di concorrere alle liste del MoVimento, senza utilizzare nessuna forma dell'albero deradicato (che aveva fatto sorgere polemiche con Irs).

2) Democrazia solidale

Seconda formazione indicata dal sorteggio (ma assente nella circoscrizione di Olbia-Tempio) è Democrazia solidale: per la prima volta il partito di Paolo Ciani e Mario Giro, vicino all'esperienza della Comunità di Sant'Egidio, partecipa alle elezioni regionali sarde. Nel contrassegno il logo di DemoS viene ridotto di dimensioni e il nome del partito (intero e in forma abbreviata) sono spostati in alto - sempre sul fondo color verde pino - per lasciare spazio nella parte inferiore del cerchio al riferimento alla candidatura di Todde (con nome e cognome evidenziato in rosso e l'appellativo "presidente" proposto nello stesso colore del segmento superiore del simbolo).
 

3) Progressisti - La Base

Il terzo posto sulla scheda è occupato dalla lista dei Progressisti: nessun riferimento alla coalizione di sinistra del 1994, ma al gruppo politico e consiliare guidato dall'ex sindaco di Cagliari (e aspirante alla presidenza della regione nel 2019, battuto da Solinas) Massimo Zedda, sostenuto allora anche dal suo Campo progressista. Elemento caratterizzante del contrassegno è la P che trasforma parte della "pancia" in una freccia che punta in alto; il segmento inferiore rosso, che contiene il riferimento a Zedda, ricorda in parte il vecchio simbolo di Sel (in cui l'ex sindaco di Cagliari ha militato); la parte superiore del cerchio contiene un piccolo segmento riservato a La Base, il progetto politico di Efisio Arbau. 

4) Partito socialista italiano - Sardi in Europa

In quarta posizione su manifesti e schede si trova la lista del Partito socialista italiano, che schiera il suo simbolo ufficiale con una piccola, ma significativa modifica. Se al centro è ben riconoscibile la grafica adottata dal Psi nel 2019 (con la sigla e il garofano stilizzato in evidenza), al posto della circonferenza rossa di contorno si trova una vera corona verde sfumata, che contiene la dicitura Sardi in Europa: il riferimento è all'associazione omonima fondata ad agosto dello scorso anno da Emanuele Armeni e Enzo Cugusi, con l'idea di lavorare per costruire "una macro regione del Mediterraneo, con la Sardegna al centro".
 

5) Sinistra futura

Il simbolo più colorato della coalizione di Todde (e forse dell'intera scheda elettorale) è il quinto: quello schierato dalla lista Sinistra futura, sorta poco meno di un anno fa come associazione di cultura politica per opera di vari esponenti di Articolo Uno e Sinistra italiana nel tentativo di proporre un percorso unitario per la sinistra sarda. Nel simbolo emerge l'immagine di un albero, che non è solo la rilettura dell'arbero arborense: il tronco è in realtà un avambraccio con una mano aperta (per simboleggiare i lavori, l'accoglienza, l'armonia tra uomo e natura, nonché tra lavoro e ambiente); non manca  una stella rossa, per richiamare i valori della Costituzione repubblicana e antifascista. Accanto all'albero, sulla terra stilizzata che contiene il riferimento alla candidatura di Todde, c'è anche la miniatura arcobaleno dell'associazione Orizzonte Sinistra.
 

6) Fortza Paris

Il sesto emblema presente sulle schede è ben noto alle elettrici e agli elettori di Sardegna: il partito Fortza Paris è nato infatti nel 2004 e ha partecipato a molti appuntamenti elettorali in questi vent'anni. Il simbolo, molto semplice è quasi sempre rimasto uguale, con il nome del partito - che in sardo significa "Avanti insieme" - diviso nei due semicerchi, quello rosso in alto e quello bianco in basso. Fortza Paris ha concorso anche alle ultime regionali, ottenendo l'1,62%; nel 2019 però ha sostenuto la candidatura di Christian Solinas (dunque si collocava sul fronte avverso rispetto a quello attuale ed ebbe un eletto) e il contrassegno era stato modificato (con l'inserimento della parola "Federalisti").
 

7) Partito democratico

Se il MoVimento 5 Stelle è la forza politica cui Alessandra Todde è legata, si contenderà la prima posizione all'interno della coalizione con il Partito democratico, che ha accettato di sostenere la candidatura dell'ex viceministra. Il simbolo del Pd è stato sostanzialmente conservato in quest'occasione: la grafica elaborata da Nicola Storto è stata solo leggermente ridotta per far posto, nella parte inferiore del cerchio, a una fascetta rossa con il riferimento alla Sardegna (con un carattere molto più evidente rispetto a cinque anni fa e senza l'inserimento del nome della candidatura per la presidenza).
 

8) Orizzonte Comune

All'ottavo posto sulla scheda (e all'interno della coalizione di Todde) si colloca la lista di Orizzonte Comune, movimento nato a luglio dello scorso anno e promosso dall'ex consigliere regionale (e già sindaco di Castelsardo) Franco Cuccureddu, nel 2019 demiurgo della lista Sardegna civica, schierata con Solinas. Nata per offrire le istanze delle amministrazioni locali (e delle rispettive comunità cittadine) e le esperienze degli amministratori alla politica regionale, Orizzonte Comune si distingue con un simbolo in cui spicca una fascia tricolore (decorata con il segno dei Quattro Mori) che occhieggia su uno sfondo giallo-arancione, che sembra portare le tracce del disegno di un progetto; nella parte inferiore non manca il riferimento alla candidatura di Todde.
 

9) Uniti per Alessandra Todde

Si configura come una vera e propria "lista della candidata presidente" Uniti per Alessandra Todde: lungi dal voler mostrare vicinanze politiche, il contrassegno qualifica l'esperienza come "lista civica". La grafica si basa sul rosso e sul blu, che si dividono equalmente l'interno del simbolo e (un po' meno equamente e quasi a specchio rispetto all'interno) la circonferenza di contorno (che ricorda un po', per i tagli diagonali, quella di Italia in Comune). All'interno del contrassegno spiccano la parola "Uniti" e il cognome della candidata, per il rilievo dato alle parole grazie alla loro brevità e al marcato carattere "bastoni" utilizzato
 

10) Alleanza Verdi e Sinistra

Ultima delle dieci liste in appoggio a Todde (si tratta della coalizione più numerosa di questo appuntamento elettorale) è quella presentata da Alleanza Verdi e Sinistra, che ospita al suo interno anche Possibile: il contrassegno di base è quello elaborato per le elezioni politiche del 2022, ma qui gli elementi fondativi dell'emblema sono ridotti e concentrati nella parte superiore per fare spazio al segmento riservato a Possibile e, subito sopra, a una fascetta ricurva con la dicitura "Sinistra sarda". Non manca, nella parte superiore, un riferimento alla candidatura di Todde: il contrassegno, insomma, è decisamente pieno e carico. 
 

Paolo Truzzu

11) Riformatori sardi

Al secondo posto è stata sorteggiata la candidatura dell'attuale sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, che può contare sull'appoggio di nove liste. La prima, secondo l'ordine di estrazione, è una "specialità sarda" anche se con un identificabile respiro nazionale un po' vintage: i Riformatori sardi, infatti, sono una forza politica nata nel 1998, declinazione sarda dei Patti legati a Mariotto Segni. Dopo Massimo Fantola e Roberto Frongia, la guida è passata a Mara Lai, ma il simbolo depositato è sempre lo stesso, con l'arco-emiciclo tricolore (con i "conci" uguali) su fondo blu, con sei stelle disposte sempre ad arco nella parte inferiore sopra le parole "Liberal democratici".
 

12) Unione di centro

In seconda posizione all'interno del centrodestra si trova il contrassegno dell'Unione di centro, che di fatto è solo leggermente variato rispetto a quello ufficiale del partito. Se le vele di Ccd e De restano in filigrana sullo sfondo azzurro scuro, lo scudo crociato in prio piano è stato ingrandito grazie anche alla riduzione del segmento rosso superiore: lì non c'è più scritto "Italia" (o "Sardegna" come cinque anni fa), ma si trova la sigla Udc, che - insieme allo scudo e al fondo simile al blu - potrebbe aver giocato un ruolo non irrilevante nella prima bocciatura del simbolo della Democrazia cristiana di Cuffaro e Donato.
 

13) Lega

Al terzo posto nel centrodestra si trova la lista della Lega, che inizialmente avrebbe preferito proporre la conferma del presidente uscente Solinas, ma ha poi accettato di sostenere la proposta unitaria del centrodestra. Si tratta della seconda partecipazione del simbolo con Alberto da Giussano alle elezioni regionali sarde: nel 2019, con l'11,4%, fu il primo partito della coalizione e il secondo di tutta la competizione elettorale, dopo il Pd. Il contrassegno schierato è esattamente lo stesso di allora, con il riferimento alla Sardegna conservato al di sotto del cognome di Matteo Salvini, all'interno del segmento inferiore blu.
 

14) Partito sardo d'azione

Alla fine la candidatura di Truzzu ha ricevuto il sostegno anche del Partito sardo d'azione, che ha tenuto il punto sulla ricandidatura del proprio presidente uscente, Christian Solinas, fino al suo ritiro dalla competizione dopo la notizia del sequestro cautelativo di alcuni suoi beni scaturito da un'indagine a suo carico. Il simbolo del partito è quello classico, con il fregio dei Quattro Mori racchiuso in un quadrato; questa volta il contrassegno depositato e impiegato non contiene scritte (nel 2019 c'era invece il riferimento a "Solinas presidente").
 

15) Forza Italia

Si conferma l'apporto di Forza Italia alla coalizione di centrodestra: il sostegno alla soluzione Truzzu era stato assicurato fin dall'inizio. Il contrassegno schierato (e depositato in Corte d'appello dall'ex presidente della regione Ugo Cappellacci) è molto simile a quello elaborato in occasione delle elezioni politiche del 2022: la bandierina tricolore di Cesare Priori è sempre al centro, in alto ad arco c'è il riferimento al Ppe (ma non è l'unico partito europeo presente sulla scheda), mentre sotto c'è solo il cognome di Silvio Berlusconi, senza più la parola "presidente".
 

16) Sardegna al centro - 20Venti

Sesta lista della coalizione che appoggia Truzzu è Sardegna al centro - 20Venti, che sembra unire due progetti. Il secondo, in particolare, è in diretta continuità con Sardegna 20Venti, lista promossa nel 2019 da Stefano Tunis (allora consigliere regionale uscente di Forza Italia) e premiata con 3 consiglieri grazie al suo 4,13%: il fregio dei Quattro Mori reinterpretato con le cifre dell'anno 2020 viene da lì. Sardegna al centro, invece, rimanda al progetto nazionale di Italia al centro di Giovanni Toti: non a caso, tra i promotori della lista c'è anche Antonello Peru, coordinatore sardo di Italia al centro e i colori usati (arancione e azzurro) ricordano quelli della formazione di Toti.
 

17) Alleanza Sardegna - Partito liberale italiano

L'unica vera "bicicletta" di queste elezioni regionali sarde è rappresentata dalla lista Alleanza Sardegna - Partito liberale italiano. Alleanza Sardegna è una forza locale - come dimostra il tema dei Quattro Mori riletto coi pallini al posto delle teste, sovrapposto alla sagoma dell'isola e collocato su un fondo color sabbia - guidata da Gerolamo "Mimmo" Solina. Il Pli, che da un anno e mezzo ha come segretario il cagliaritano Roberto Sorcinelli, ha accostato il suo simbolo a quello di Alleanza Sardegna, con il diametro che è esattamente metà rispetto a quello del logo più grande (ma il fregio tricolore è comunque più visibile rispetto al 2019, quando il Pli aveva concorso alla lista Energie per l'Italia).  
 

18) Fratelli d'Italia

Ottava lista della coalizione di centrodestra è quella politicamente più vicina all'aspirante presidente Truzzu: Fratelli d'Italia. Com'è noto Fdi ha premuto a lungo perché fosse il proprio candidato a rappresentare il centrodestra in questa competizione elettorale (resistendo a chi avrebbe preferito riproporre il presidente uscente). Pure per questo può stupire che nemmeno questo contrassegno contenga un riferimento al candidato (ma sul punto si tornerà più avanti); in compenso, per l'occasione, Fdi rinuncia alla struttura "a cannocchiale", spostando la propria dicitura in alto e collocando il nome della presidente Giorgia Meloni al centro (subito sopra la fiamma tricolore), dandogli ancora più evidenza. Se nel 2019 il partito aveva ottenuto il 4,72%, questa volta è lecito aspettarsi un risultato ben diverso.  
 

19) Democrazia cristiana con Rotondi

Chiude lo schieramento di centrodestra la lista Democrazia cristiana con Rotondi, della quale in realtà si è abbondantemente parlato nei giorni scorsi: il primo simbolo con lo scudo crociato su fondo blu, infatti, era stato ricusato per confondibilità con l'Udc e, nel giro di qualche ora, lo staff del partito ha sostituito il contrassegno, proponendo il nome del partito solo in sigla e collocando al centro - sullo sfondo diventato bianco - il disegno di una balena bianca. Si tratta quasi certamente di un emblema di transizione (sono probabili alcuni aggiustamenti), ma intanto il problema è stato risolto e le liste sono state regolarmente presentate.
 

Renato Soru

20) Liberu

Può contare sul sostegno di una coalizione, sia pure più ridotta (le liste sono cinque) e decisamente variegata, anche Renato Soru, fondatore di Tiscali e già presidente della Regione Sardegna (2004-2009). La prima lista sorteggiata è quella di Liberu, partito della sinistra indipendentista che punta a difendere gli interessi e rappresentare le istanze del popolo sardo (il nome è la forma ridotta del motto "Lìberos Rispetados Uguales") e, dopo un primo tempo di vicinanza al "campo largo" del centrosinistra, ha deciso di sostenere Soru. L'elemento più visibile del simbolo è il quadrato rosso che comprende un ideogramma che accosta e unisce le lettere L, R e U, con tratti che ricordano i graffiti rupestri presenti in Sardegna o, più facilmente, gli arcieri ritratti nei bronzetti nuragici.
 

21) Movimento Progetto Sardegna

La seconda lista estratta è quella più legata al ri-aspirante presidente: Progetto Sardegna era il nome della formazione che aveva accompagnato la vittoria di Soru nel 2004 (la più votata dopo Ds e Margherita) e Progetto Sardegna è la lista che guida la cosiddetta "Coalizione sarda" vent'anni dopo (e cui guarda anche Italia viva). Il contrassegno di quest'anno riprende il disegno di un nuraghe polilobato (anche se dall'alto può ricordare anche una costellazione) già usato nel 2004, così come l'arancione; il nome e il segmento in cui è inserito il riferimento a Soru sono invece tinti di viola (ricordando in questo la struttura del simbolo di Movimento X - Progetto Per).
 

22) +Europa - Azione - Upc

Avevano annunciato a dicembre il loro sostegno a Renato Soru, abbandonando anch'esse la coalizione guidata da Pd e M5S, +Europa (anche se non tutto il partito locale sembra aver apprezzato) e Azione: i partiti guidati da Riccardo Magi e Carlo Calenda si uniscono nel contrassegno, dividendosi lo spazio del cerchio che al centro porta una banda blu con il riferimento a Soru: in alto c'è +Europa (con qualche elemento giallo, lo stesso del "+"), in basso c'è Azione (con qualche elemento verde). Se la parte superiore contiene la dicitura "Liberali democratici europei" (riferimento all'Alde Party cui le due forze appartengono), in basso c'è la sigla multicolore Upc, che sta per Unione popolare cristiana, presente da tempo in Sardegna.
 

23) Vota Sardigna

Quarta lista della coalizione in appoggio a Soru è Vota Sardigna, formazione elettorale che unisce le forze del movimento Sardegna Chiama Sardegna, Irs e ProgReS sotto un'unica insegna. Nessuno dei tre emblemi però è entrato nel contrassegno di lista, nel quale spicca su fondo bianco la sagoma della Sardegna ricostruita con tante tessere, come un mosaico. Il colore principale (dell'isola e del segmento inferiore del cerchio su cui insiste parte del nome) è il verde acqua, ma non mancano tesserine tinte di giallo ocra o di porpora.
 

24) Partito della Rifondazione comunista

A dimostrazione della natura piuttosto eterogenea della Coalizione sarda, si può considerare la quinta e ultima lista, presentata dal Partito della Rifondazione comunista. Il Prc ha scelto di appoggiare Soru dopo aver tentato inutilmente di costruire - con altre forze di sinistra e sardiste - una coalizione alternativa ai due principali raggruppamenti elettorali; Rifondazione comunista partecipa a questo voto con il suo simbolo ufficiale, ormai consolidato da oltre vent'anni (anche con riguardo al riferimento al Partito della Sinistra europea, leggibile nella "lunetta" rossa del cerchio grande).
 

Lucia Chessa

25) Sardigna R-esiste

L'ultima posizione sulla scheda elettorale sarda è occupata dall'aspirante presidente Lucia Chessa, segretaria del partito dei RossoMori, che persegue gli ideali del sardismo, del socialismo e dell’azionismo. Non è però il simbolo del suo partito a sostenere Chessa: la lista - presente in sei delle otto circoscrizioni, vista la mancata presentazione della lista in Ogliastra e a Sassari - si chiama Sardigna R-esiste. Il suo simbolo è costituito da un cerchio azzurro che, oltre al nome della lista e al riferimento alla candidata presidente (la parte graficamente meno riuscita del contrassegno, a dire il vero), contiene un cerchio bianco con il profilo multicolore dell'isola, costruito a trattini, mentre altri tratti impilati richiamano la forma di un nuraghe.   

I simboli non arrivati sulla scheda

Fin qui le 25 liste che sono state effettivamente presentate sull'isola. La sera del 15 gennaio, tuttavia, si era parlato di ben 35 contrassegni depositati negli uffici della Corte d'appello di Cagliari: evidentemente mancano dieci simboli all'appello. Alcuni sono facili da individuare, altri si possono supporre, di altri ancora nulla si sa.
Si è parlato per esempio dell'esclusione dalle elezioni regionali della candidatura di Maria Rosaria Randaccio, che - dopo avere sostenuto Ugo Cappellacci nel 2014 con la sua lista Sardegna Zona Franca - si presentava con l'appoggio dell'unica lista Forza del Popolo, soggetto politico guidato da Lillo Massimiliano Musso (ed emerso con una certa notorietà a partire dalle elezioni politiche del 2022). Il contrassegno era quello si questa forza politica, integrato con il riferimento alla candidatura di Randaccio, la grafica dei Quattro Mori in filigrana e la dicitura "Sardegna zona franca extradoganale". 
A determinare l'esclusione sarebbero state, in varie circoscrizioni (non a Sassari, però, dove la lista è stata ammessa), le contestazioni alla validità delle autenticazioni delle firme dei sottoscrittori: in particolare, i magistrati avrebbero rilevato che molte autenticazioni ad opera di Musso (come avvocato del foro di Agrigento che ha dichiarato la disponibilità ad autenticare le firme) portavano la stessa data, il che avrebbe significato una improbabile raccolta e autenticazione massiva di firme (1441) in un solo giorno. In una lunga diretta online, Musso ha contestato quest'accusa, sostenendo la tesi della c.d. "autenticazione differita": le firme, tutte autentiche, sarebbero state raccolte effettivamente davanti a lui, in presenza fisica o attraverso un supporto elettronico (ritenendo che si dovesse accettare anche quella forma come "presenza"), mentre la data indicata sarebbe stata quella della formazione del plico degli "atti separati" con le firme, con tanto di pinzatura dei fogli e di timbri di congiunzione tra le pagine (operazioni che richiederebbero assai meno tempo e sarebbero del tutto compatibili con l'apposizione della medesima data). 
Ora, è pur vero che il tenore del testo della formula di autenticazione - "A norma dell’art. 21, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, certifico vere ed autentiche le firme, apposte in mia presenza, degli elettori sopra indicati [numero delle firme], da me identificati con il documento segnato a margine di ciascuno" - seguita da luogo e data non chiarisce senza ombra di dubbio che luogo e data devono essere relativi anche alle operazioni di raccolta delle sottoscrizioni e verifica di coincidenza con il documento, oltre che alla mera "certificazione di autenticità"; tuttavia è noto che, in base alla prassi, la firma dell'autenticatore alla fine dei fogli del singolo atto separato viene (o è opportuno che sia) apposta alla fine della singola giornata di raccolta, con l'indicazione del numero esatto di sottoscrizioni che il soggetto autenticatore ha verificato (dichiarando peraltro, in sostanza, di essere stato presente durante tutte le operazioni di raccolta), dunque anche quando il foglio non è completamente riempito. Lo si intuisce da alcuni elementi: 1) non di rado gli uffici elettorali, soprattutto quelli dei comuni, suggeriscono di autenticare le firme giorno per giorno anche per assicurarsi che - scongiuri accettati... - l'eventuale decesso di uno dei sottoscrittori della lista non faccia sorgere dubbi sull'autenticità delle altre firme (dubbi che non sorgerebbero in caso di morte in data successiva a quella dell'autentica, mentre sarebbero più fondati nell'ipotesi inversa); 2) qualora si faccia ricorso ad autenticatori "professionali" (notai, cancellieri...) o "istituzionali" (segretari comunali e funzionari delegati), è difficile immaginare che la persona possa completare la dichiarazione di autenticazione in un momento diverso da quello della raccolta (mentre un simile scenario potrebbe sembrare più plausibile per gli autenticatori "politici", quindi gli eletti indicati dalla legge n. 53/1990 e, volendo, gli avvocati legati alla singola forza politica). In ogni caso, Forza del Popolo non risulta avere fatto ricorso.
Altro simbolo escluso di cui si è parlato nei giorni scorsi è quello presentato sempre da Alleanza Sardegna, il cui emblema questa volta occupava l'intero cerchio, con all'interno le miniature dei simboli del Partito liberale italiano - di nuovo - e (ancora più piccolo) della Democrazia cristiana che si riconosce nella segreteria di Antonio Cirillo. Si è però già raccontato che il ricorso al Tar di Cagliari presentato da Mimmo Solina è finito con un rigetto, essenzialmente per la confondibilità data dallo scudo crociato, sia pure in forma diversa rispetto a quello dell'Udc; questo ha messo in secondo piano l'inevitabile somiglianza con l'altro emblema presentato da Alleanza Sardegna (quello condiviso con il Pli, di cui si è parlato nella prima parte dell'articolo). 
Lo stesso Tar sardo, invece, aveva riammesso il contrassegno ufficiale della Democrazia cristiana guidata da Totò Cuffaro (mentre è rimasto ignoto il simbolo sostitutivo comunque presentato dal partito). Eppure, a dispetto della riammissione, non è stata presentata nessuna lista della Dc-Cuffaro, nonostante il partito potesse contare - com'è già stato scritto e come vale per tutte le forze finite sulla scheda e anche per alcune che hanno scelto di non presentarsi, tranne la citata Forza del Popolo - sulla dichiarazione di un consigliere regionale uscente che esentava dalla raccolta delle firme. Il motivo della mancata presenza della Dc lo ha spiegato bene l'europarlamentare Francesca Donato con un suo post del 30 gennaio: "A seguito della ricusazione del nostro contrassegno, scaturita proprio dalle contestazioni mosse dall'Udc, abbiamo depositato in via cautelativa un contrassegno alternativo per poter comunque presentare le nostre liste di candidati in caso di rigetto del ricorso. Ciò ha fornito il perfetto alibi a chi voleva inizialmente candidarsi con noi ma cercava dei paracadute politici in caso di insuccesso, per i propri interessi personali. Approfittando delle incertezze sorte fra alcuni candidati in ordine al probabile accoglimento del ricorso (su cui noi dirigenti non abbiamo mai nutrito dubbi), ha convinto gli stessi dell’impossibilità di raccogliere voti con l’eventuale nuovo contrassegno e li ha convinti a candidarsi con l’Udc, svuotando in tal modo le nostre liste nelle circoscrizioni del Nord, buttando alle ortiche i valori di lealtà, verità e correttezza su cui la Dc si impegna. A ridosso dello scadere del termine per la presentazione delle liste è stato impossibile per noi trovare dei candidati alternativi e pertanto, con grande rammarico, abbiamo dovuto rinunciare".
Ha invece scelto deliberatamente di non presentare la propria candidatura Alessandra Zedda, consigliera uscente di Forza Italia, che in un primo tempo aveva scelto di "offrire al centrodestra, in un momento di stallo e di confusione, una proposta di guida per la regione Sardegna proveniente dalla società civile e in particolare dall'Associazione Anima di Sardegna". "Alla luce degli appelli di Paolo Truzzu e della ritrovata unità della coalizione - ha dichiarato - ritengo importante offrire al centrodestra un gesto di generosità e ritirare la mia candidatura a presidente". Per questo non è arrivato sulle schede il simbolo della lista Anima di Sardegna, peraltro molto ben realizzato: su fondo color carta da zucchero (o, se si preferisce, blu-mare), spicca la sagoma della Sardegna realizzata con cinque "pezzi" (quasi in stile Tangram) tinti di altri colori che vogliono raccontare il territorio, cioè l'azzurro-cielo, il verde-natura, il giallo-sole e l'arancione-terracotta, insieme al bianco centrale. 
Si è già detto della candidatura ritirata (meglio: ufficialmente mai presentata) di Christian Solinas dopo la notizia del sequestro di beni a suo carico disposto dal gip di Cagliari. Sul piano dei contrassegni depositati, occorre dare conto del fatto che Pietro Salvatori, in un suo articolo per l'Huffington Post pubblicato il 15 gennaio, aveva mostrato il simbolo Solinas presidente, a fondo bianco, con il cognome del presidente al centro sottolineato di rosso e di blu, un nuraghe polilobato in alto e la testa di uno dei Mori bendati in basso. La lista avrebbe goduto dell'esenzione dalla raccolta firme, ma è abbastanza chiaro il motivo per cui non è stata presentata. Va peraltro detto che un articolo apparso sulla Nuova Sardegna il 16 gennaio parlava anche di un contrassegno uguale a quello depositato nel 2019, vale a dire quello del Psd'az con al di sotto un segmento circolare nero con la dicitura "Solinas presidente": non è dato sapere se effettivamente sia stato così (e se quel simbolo sia stato poi ammesso).
Lo stesso articolo accennava alla possibilità che potessero sorgere contenziosi tra il Partito socialista italiano e il Nuovo Psi, visto che quest'ultimo - guidato da Stefano Caldoro e Lucio Barani - ha depositato l'ultima versione del suo contrassegno elettorale, con il garofano accanto alla sigla nPSI (stesso carattere di quella del Psi) e, nella parte superiore su fondo blu, la dicitura "Liberali e riformisti". Vale la pena notare che anche il Nuovo Psi, alla pari di varie altre liste, aveva la possibilità di presentare candidature senza firme grazie al sostegno tecnico di un consigliere uscente (in questo caso Michele Cossa dei Riformatori Sardi); molte più polemiche, in compenso, aveva destato la notizia in base alla quale le liste di Soru hanno beneficiato di esenzioni concesse da esponenti della maggioranza uscente (Piero Maieli - Psd'az per Liberu, Annalisa Manca - Riformatori sardi per Vota Sardigna, Pietro Moro - Grande centro per il Prc, Annalisa Mele - Riformatori sardi per +Europa e Francesco Stara - Grande centro per Azione, anche se queste ultime due forze hanno scelto di correre insieme). 
Risultavano esonerate dalla ricerca di sottoscrittori altre tre potenziali liste, Truzzu presidente, Orgoglio Sardegna e Autonomia, tutte esentate da consiglieri di Fratelli d'Italia. E sempre secondo il citato articolo della Nuova Sardegna proprio Fdi avrebbe fatto presentare altrettanti simboli riconducibili a quelle denominazioni; tuttavia, salvo errore, nessuna di queste grafiche è trapelata in questi giorni. Se, infine, si scorre l'elenco delle forze politiche esentate grazie all'adesione tecnica di un consigliere, si ritrova anche Idea Sardegna - alleanza civica identitaria, gruppo costituito a marzo del 2022 dai tre consiglieri che attualmente sono parte del gruppo misto, Carla Cuccu, Roberto Caredda e Giovanni Antonio Satta (gli esoneranti erano gli ultimi due). La lista, com'è noto, non è finita sulla scheda, ma è probabile che il 35° contrassegno depositato sia stato proprio questo: ove emergesse che così non è stato, ovviamente, si farebbe pronta rettifica.

domenica 21 gennaio 2024

Le Democrazie cristiane, tra ricorsi in Sardegna e citazioni in Campania

AGGIORNAMENTO del 22 gennaio, ore 14:45: Il Tar di Cagliari ha accolto il ricorso della Democrazia cristiana che ha come segretario Totò Cuffaro, che dunque potrà presentare regolarmente le proprie liste con il suo simbolo originario
Dalla sentenza si apprende innanzitutto che la Dc-Cuffaro, di fronte alla ricusazione del contrassegno da parte dell'Ufficio centrale regionale presso la Corte d’Appello di Cagliari, il 19 gennaio aveva comunque depositato un contrassegno alternativo (per ora non noto), ma non voleva comunque "effettuare [...] alcuna acquiescenza al provvedimento impugnato" dell'Ucr, chiedendo appunto la riammissione del primo contrassegno (quello ufficiale del partito, con il drappo crociato su fondo blu) e, in caso di necessità, la concessione di misure cautelari urgenti (incluso il rinvio delle elezioni), anche se a quest'ultimo punto ha rinunciato. Questa mattina la difesa della Dc-Cuffaro ha precisato che il secondo simbolo è stato presentato "a titolo puramente cautelativo [...] con l’intento, dunque, di rinunciare al secondo simbolo in caso di riammissione del simbolo originario"; l'avvocatura dello Stato contestava che in quel modo la Dc avrebbe avuto due simboli a disposizione e questo non sarebbe stato accettabile (non essendo prevista la rinuncia del simbolo sostitutivo), ma per i giudici ha valore la precisazione, nel deposito del simbolo sostitutivo, che si trattava di presentazione solo cautelativa (senza accettare l'esclusione del primo emblema) e il fatto che l'ordinamento non preveda espressamente l'impossibilità di rinunciare al secondo simbolo in caso di riammissione del primo (e, in ogni caso, l'Ufficio centrale regionale non avrebbe dovuto ammettere il simbolo sostitutivo a quelle condizioni, cioè con la prospettazione del ricorso).
Nel merito, il collegio ha richiamato il criterio della diligenza/preparazione "dell'elettore medio", dunque che si debba presupporre che chi vota eserciti "un'attenzione e una capacità non inferiori alla norma di confronto tra i diversi simboli, tali da consentire all'elettore di coglierne le differenze a meno di similitudini vertenti su elementi plurimi e davvero significativi" (a tale proposito si è richiamata la sentenza n. 2487/2015 del Consiglio di Stato, sez. V, che aveva confermato l'ammissibilità della lista Lega Toscana - Più Toscana alle regionali del 2015), escludendo rischi di confondibilità in caso di "elementi di differenziazione [...] prevalenti sugli elementi che accomunavano i due contrassegni" e considerando anche che la diligenza dell'elettore medio contemporaneo è (o dovrebbe considerarsi...) assai maggiore rispetto al passato, visto il "più elevato livello di maturità e di conoscenze acquisite dall'elettorato" (così, per esempio, Tar Venezia, sez. I, sent. n. 6464/2002, che aveva confermato l'ammissibilità della Liga Veneta Repubblica alle comunali di Cittadella).
Così tratteggiato l'elettore "mediamente diligente", per i giudici questi non può confondere il simbolo della Dc-Cuffaro con quello dell'Udc: "i due simboli - si legge - hanno in comune il solo elemento cromatico centrale bianco e rosso, ma si differenziano su tutti i restanti elementi", con lo scudo crociato con scritta "Libertas" per l'Udc e la bandiera/drappo senza scritta (e con sviluppo orizzontale, non verticale) per la Dc-Cuffaro; anche i colori dello sfondo (blu scuro per la Dc, azzurro per l'Udc) e le scritte sono diversi, quindi "escludere il simbolo della ricorrente per la comunanza cromatica di un solo elemento non è conforme al sopra descritto criterio interpretativo, costantemente adottato nella prassi giurisprudenziale". Non si considera dunque prevalente la "forte valenza simbolica"  o - parametro usato in passato - la "rilevante valenza identificativa" della croce rossa in campo bianco: le differenze contano di più (cosa che non si sarebbe potuta dire in presenza di due scudi).
Per i magistrati, poi, ha molto peso in questo senso - come si è segnalato ieri - che il contrassegno prima bocciato in Sardegna sia stato già ammesso in varie altre competizioni (elezioni politiche 2022, regionali siciliane 2022, elezioni amministrative 2022 e 2023): questo basta per dire che si discute "non già di un simbolo completamente nuovo, per il quale il rischio di confusione è potenzialmente maggiore, bensì di un simbolo già ammesso a precedenti competizioni elettorali, nonché già rappresentato in seno ai relativi organi politici" (non si fa nessun riferimento alla posizione della presentatrice del simbolo, Francesca Donato, che non risulta essere stata eletta con la Dc-Cuffaro, dunque l'argomento - poco probante di per sé - non è stato sottoposto a verifica). Nulla conta, da ultimo, che il simbolo della Dc-Cuffaro somigli a "simboli di altri partiti, diversi dall’Udc (alcuni dei quali avevano anche diffidato l’odierna ricorrente dall’utilizzo del simbolo in discussione)" (il riferimento è probabilmente alla Dc-Rotondi e alla Dc-Cirillo). lo stesso Ufficio centrale regionale non si è minimamente basato su questo argomento nell'escludere il simbolo.
Effetto immediato di questa sentenza (che peraltro ha compensato le spese processuali) è l'ammissibilità delle liste della Dc-Cuffaro, considerando che la decisione è arrivata con anticipo sufficiente sul termine delle ore 20 per il deposito delle liste presso gli uffici circoscrizionali: si ricorda che la Dc non deve raccogliere le firme grazie all'adesione tecnica di Domenico Gallus, quindi le liste volendo si potranno presentare senza problemi (senza bisogno di misure di rinvio).
Lo stesso collegio giudicante ha invece respinto il ricorso della Democrazia cristiana che si riconosce nella segreteria di Antonio Cirillo. Senza valutare ragioni di rito, i giudici hanno ritenuto molto somiglianti i simboli della Dc-Cirillo (la versione inserita nel contrassegno composito con Alleanza Sardegna e Pli) e dell'Udc: in entrambi c'è lo scudo crociato con la scritta "Libertas", elemento dominante rispetto alla scritta "Democrazia cristiana" o ad altri particolari, quindi c'è "una chiara predominanza, qualitativa e quantitativa, degli elementi di somiglianza tra i due simboli rispetto agli elementi che li differenziano, con evidente rischio di confusione per l'elettore medio". Il fatto che il simbolo della Dc-Cirillo sia stato inserito "in miniatura" nel contrassegno composito per i giudici ha peggiorato la situazione, perché ha reso il nome "Democrazia cristiana" ancor meno leggibile, rispetto allo scudo. Se questo è vero, è inutile chiedersi se è stato rispettato il contraddittorio con il depositante dei due contrassegni quasi uguali nel procedimento elettorale preparatorio. 

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Domani sera scadranno i termini per la presentazione delle liste per le elezioni regionali in Sardegna, previste per il 25 febbraio (le candidature alla presidenza della giunta, invece, dovranno essere presentate entro il 25 gennaio). Sempre domani, peraltro, è previsto che il Tar di Cagliari si riunisca per pronunciarsi sui ricorsi presentati contro l'esclusione dei contrassegni dalla competizione elettorale. Nel momento in cui si scrive i ricorsi risultano essere due, entrambi presentati da formazioni politiche denominate "Democrazia cristiana": occorre quindi attenzione per ricostruire correttamente il quadro e capire esattamente quali simboli sono stati esclusi dall'Ufficio centrale regionale e chi sta tentando di farsi riammettere alla competizione (anche prospettando un rinvio della data del voto per poter compiere tutti gli adempimenti legati alla presentazione delle candidature).
Il primo ricorso è quello presentato dalla Democrazia cristiana che si riconosce nella segreteria di Salvatore "Totò" Cuffaro e che il 14 gennaio aveva depositato il proprio contrassegno al posto n. 6 in Corte d'appello a Cagliari. L'Ufficio centrale regionale, però, il 17 gennaio ha escluso quel simbolo e quello della Democrazia cristiana con Rotondi (n. d'ordine 28), ritenendo che questi contengano innanzitutto "elementi letterali, grafici e cromatici palesemente idonei a generare confusione nell'elettore medio", per la presenza in entrambi della dicitura "Democrazia cristiana" su sfondo blu e di una croce rossa in campo bianco: in questo senso, per i membri del collegio non ha importanza che una croce "sia inserita in uno scudo e l'altra in un drappo, attesa la forte valenza simbolica della croce in sé". 
Sempre l'Ufficio centrale regionale ha rilevato la confondibilità di entrambi gli emblemi "per simboli, dati cromatici e diciture con elementi caratteristici del simbolo usato tradizionalmente" dall'Unione democratici cristiani e democratici di centro - Udc, presente tanto in Parlamento quanto in Consiglio regionale e tra i depositanti dei contrassegni anche per le nuove elezioni regionali. In quest'occasione, tra l'altro, l'Udc ha scelto di depositare un simbolo in cui lo scudo crociato è più grande rispetto a quello degli anni precedenti (un po' come avvenuto lo scorso anno) e, soprattutto, nel segmento superiore rosso ha scelto di inserire la propria sigla, creando di fatto un ulteriore punto di somiglianza nel contrassegno della Dc-Cuffaro (che nella parte superiore ha dal 2021-22 l'acronimo Dc). 
L'esclusione dei simboli della Dc-Cuffaro e della Dc-Rotondi, dunque, è avvenuta sulla base dell'art. 8, comma 7 della legge regionale n. 7/1979, in base al quale "Non è ammessa [...] la presentazione da parte di altri partiti o gruppi politici di contrassegni riproducenti simboli o elementi caratterizzanti simboli che per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento e nel Consiglio regionale possono trarre in errore l'elettore": si tratta, com'è facile verificare, di una disposizione quasi identica all'art. 14, comma 6 del d.P.R. n. 361/1957 (testo unico per l'elezione della Camera dei deputati), cui si aggiunge solo la presenza in Consiglio regionale - oltre che nelle assemblee parlamentari - come fonte di protezione più intensa per un contrassegno, anche ove questo non fosse depositato nella singola competizione elettorale. Mentre tuttavia la Democrazia cristiana con Rotondi ha scelto di depositare un emblema sostitutivo (con la sigla al posto del nome intero e con il disegno della balena bianca su fondo non più blu, ma bianco), la Dc guidata da Cuffaro ha scelto di opporsi alla decisione dell'Ufficio centrale elettorale. 
Gli avvocati della Dc-Cuffaro, in particolare, nel ricorso contestano radicalmente che il simbolo del partito sia confondibile con quello dell'Udc, sostenendo che per rendersene conto basterebbe "analizzarli sinotticamente con serenità". La sigla "Dc" sarebbe diversa da "Udc"; il drappo rettangolare (crociato) senza scritte sarebbe diverso dallo scudo crociato con l'iscrizione "Libertas"; il "blu oltremare" della Dc sarebbe diverso dal fondo azzurro dell'Udc (peraltro sormontato dalla "mezzaluna rossa in testa". L'atto che ha escluso il contrassegno della Dc-Cuffaro, per la difesa del partito, sarebbe "manifestamente ozioso, puntiglioso quanto inutilmente cavilloso, soffermandosi e magnificando elementi di confondibilità che in un quadro di insieme non sussistono, non si reggono e si sfaldano nella loro inconsistenza": si sarebbe invece dovuto seguire quanto stabilito nel 2020 dal Consiglio di Stato, che aveva ribadito la necessità di un giudizio "non incentrato esclusivamente sulla 'quantità' dei segni grafici somiglianti, ma anche e soprattutto sulla 'confondibilità' e sulla capacità di trarre in errore l’elettore medio alla luce di un giudizio qualitativo e contestualizzato", dovendosi sanzionare con l'esclusione l'esistenza di "una oggettiva e non minimale capacità decettiva" (così  la sentenza della sez. III, n. 5404/2020, che peraltro aveva escluso la lista Patto per la Toscana - Roberto Salvini presidente dalle regionali di quell'anno).
Per la difesa della Dc-Cuffaro sarebbero prova dell'errore di valutazione compiuto dall'Ufficio centrale regionale l'ammissione del contrassegno "senza contestazione alcuna" alle elezioni politiche del 2022 e, nello stesso anno, alle ultime elezioni amministrative a Palermo (tra l'altro nella stessa coalizione dell'Udc) e alle regionali siciliane (con l'ammissione di Dc-Cuffaro e Udc senza contestazioni). Gli avvocati ribadiscono anche le osservazioni proposte all'Ucr dalla depositante del contrassegno della Dc, l'europarlamentare Francesca Donato: questa, eletta nelle liste della Lega nel 2019 e uscita dal gruppo Identità e democrazia nel 2021, a gennaio del 2023 ha scelto di rappresentare la Dc (allora guidata da Renato Grassi, poi da Cuffaro). Per i magistrati dell'Ufficio centrale regionale, però, l'elezione di Donato con un diverso partito non consentirebbe di sostenere che la Dc ha eletto un proprio rappresentante al Parlamento europeo, dunque non attribuirebbe un titolo di protezione del simbolo; per la difesa della Dc-Cuffaro, invece, è "totalmente irrilevante il fatto che il Partito ricorrente abbia o meno partecipato alle consultazioni elettorali europee" (elezioni cui non ha partecipato essendo stato bocciato il contrassegno nel 2019) e nessun organo potrebbe "alterare i connotati intrinseci e la ragione sociale" della Dc. In più, per gli avvocati il divieto per "altri partiti o gruppi politici" di usare simboli impiegati da "partiti presenti in Parlamento e nel Consiglio regionale" non varrebbe per "i partiti già nati e strutturati" ma solo per quelli "che si presentano ex novo in una competizione elettorale", dunque non per la Dc. 
Nell'ultima parte del ricorso la difesa della Dc-Cuffaro insiste  nell'affermare che quella formazione sarebbe stata "pacificamente riconosciuta quale continuatrice ed erede" della Dc storica, invocando a proprio sostegno la sentenza delle sezioni unite civili della Corte di cassazione del 2010. Sul punto, peraltro, occorre ricordare che a quella sentenza la Dc guidata da Fontana, Grassi e Cuffaro non ha partecipato: di quella decisione si dice che avrebbe "riconosciuto la permanenza in vita giuridica del Partito fondato da De Gasperi, mai sciolo o liquidato, ma solo con organi decaduti" (come avrebbe potuto farlo la sentenza di Cassazione, che si limita a dichiarare inammissibili sul piano formale quasi tutti i ricorsi, è davvero difficile da capire; anche la sentenza della Corte d'appello del 2009, peraltro, riconosce solo l'irregolarità del passaggio da Dc a Ppi, ma non lo dichiara nullo, anche perché il Ppi non era parte necessaria del giudizio). Il ricorso cita pure la "sentenza Scerrato" del Tribunale di Roma (n. 17831/2015), che invitava al rispetto dello statuto della Dc: proprio su quella base il giudice aveva demolito gli atti del XIX congresso del 2012, in preparazione al quale era stato compilato l'elenco degli iscritti (rinnovati) alla Dc che è stato usato nel 2016 per il processo di riattivazione che ha portato alla segreteria Cuffaro...

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Il secondo ricorso al Tar di Cagliari è stato invece presentato sabato 20 gennaio dalla Democrazia cristiana che ha sede non in piazza del Gesù (senza numero civico) come la Dc-Cuffaro, ma in via delle Giunchiglie 8: si tratta della Dc che dopo il XIX congresso del 18 febbraio 2023 ha come segretario amministrativo (e legale rappresentante, nonché già depositante del contrassegno al Viminale prima delle elezioni politiche del 2022) Sabatino Esposito e come segretario politico Antonio Cirillo (SPSSTN54B24H834U), sulla base di un diverso percorso giuridico che parte sempre dalla sentenza della cassazione a sezioni unite del 2010 ma si è articolato in modo diverso e con passaggi differenti, pur nel dichiarato rispetto dello statuto del partito.
In particolare, oggetto di ricusazione non sarebbe stato un contrassegno riproducente solo il simbolo di questa Dc, ma un emblema composito, depositato il 15 gennaio con il n. 34, che all'interno del simbolo di Alleanza Sardegna (formazione guidata da Gerolamo Solina) ospita le miniature dei simboli del Partito liberale italiano (guidato a livello nazionale da Roberto Sorcinelli) e della Dc-Cirillo. Curiosamente, peraltro, in questo caso lo scudo crociato è sempre proposto nella versione "arcuata", ma la grafica in questo caso è leggermente diversa, essendo stato scelto lo scudo normalmente impiegato dalla Democrazia cristiana guidata da Angelo Sandri (il quale, salvo errori, non dovrebbe essere parte di questo tentativo: è probabile che la scelta grafica si spieghi solo con l'idea di rendere più leggibile lo scudo e la scritta "Libertas").
Le ragioni alla base della ricusazione sarebbero due. La seconda è, anche qui, la presenza dello scudo crociato confondibile con il simbolo dell'Udc, ma in prima battuta l'Ufficio centrale regionale ha rilevato che il contrassegno in questione era "pressoché identico al contrassegno n. 21, fatta salva una variazione grafico-cromatica marginalmente differente e, in quanto tale, idonea a generare confusione nell'elettore medio". Il simbolo elettorale depositato con il n. 21, in effetti, è una "bicicletta" che comprende i simboli di Alleanza Sardegna e del Pli, la cui alleanza - a sostegno della candidatura di Paolo Truzzu nel centrodestra - era stata annunciata pochi giorni prima. 
L'avvocato della Dc-Cirillo ha innanzitutto provveduto a ribattere a questa contestazione: ha sostenuto in particolare che il contrassegno n. 21 (As-Pli) sarebbe stato "presentato a titolo puramente cautelativo" da Gerolamo Solina "in vista della definizione degli accordi elettorali con la Democrazia Cristiana, che hanno poi portato alla successiva presentazione del contrassegno [...] raffigurante al suo interno anche il simbolo su fondo bianco dello scudo crociato", da parte dello stesso Solina (delegato all'uso dei simboli di Pli e Dc-Cirillo): per la difesa democristiana, insomma, l'Ufficio centrale regionale avrebbe dovuto interloquire con Solina che avrebbe negato ogni rischio di confusione tra i due contrassegni (tanto più che - anche ove fossero stati ammessi entrambi - in sede di presentazione delle liste ne sarebbe stato scelto solo uno dei due, in particolare quello con tre simboli, in base all'ultimo accordo raggiunto), mentre questo contraddittorio sarebbe mancato (e, sempre stando al ricorso, non sarebbe stata nemmeno indicata espressamente la possibilità di sostituire il contrassegno: Solina avrebbe tentato di chiederlo, ma il "ricorso" sarebbe stato dichiarato irricevibile).
Quanto alla contestata confondibilità con il simbolo dell'Udc, la difesa della Dc-Cirillo richiama la sentenza n. 6391/2010 della V sezione del Consiglio di Stato, con cui era stato respinto il ricorso dell'Udc contro la riammissione del simbolo della Dc-Pizza alle elezioni provinciali di Milano nel 2009 (tra l'altro con il sorteggio che si era divertito a collocare il simbolo dell'Udc, con proprio candidato presidente, subito sotto a quello della Dc-Pizza, che sosteneva nel centrodestra Guido Podestà). In quell'occasione i giudici di Palazzo Spada avevano rilevato "svariati elementi di difformità" tra i simboli delle due formazioni (la divisione del contrassegno dell'Udc in due parti ben distinte, con la scritta "Casini" ben marcata in alto e al di sotto uno scudo crociato più piccolo rispetto a quello della Dc-Pizza e sovrapposto alle vele di De e Ccd, oltre che abbinato al nome "Unione di centro", mentre la Dc-Pizza aveva solo lo scudo crociato grande su fondo blu e il nome): senza entrare nel merito dell'uso legittimo dello scudo crociato e dell'eventuale continuità tra Dc storica e Dc-Pizza, per il Consiglio di Stato non c'era facile confondibilità vista la presenza di "elementi comportanti diverso impatto visivo, come la diversità dei colori prevalenti, e sostanziale diversità data" dalla presenza del riferimento evidente a Casini. 
Per la difesa della Dc-Cirillo, se si applica il parametro usato nel 2010 al caso in esame, si ritrova di nuovo la presenza di "elementi comportanti diverso impatto visivo", cioè i colori (azzurro con mezzaluna rossa per l'Udc, bianco per la Dc) e le scritte del tutto diverse. In particolare, il simbolo della Dc sarebbe "individuabile in modo immediato per l'indicazione della scritta 'Democrazia cristiana' nello scudo crociato", mentre l'Udc userebbe una sigla e un nome differente, in più sono "diverse e distinguibili le dimensioni grafiche dello scudo crociato" (così come le forme: unico punto di identità sarebbe la presenza della scritta "Libertas"). Basterebbe tutto questo a dire che "i tratti differenziali dei due simboli sono ragionevolmente maggiori di quelli che li accomunano", mentre "la visione complessiva esclude il paventato rischio di confusione". Nessun riferimento qui alla pretesa legittimità del percorso di riattivazione della Dc e alla titolarità del suo simbolo storico.

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Con riguardo all'impugnazione decisa dalla Dc-Cirillo, va detto che il ricorso presentato il 20 gennaio sembra essere tardivo rispetto alla ricusazione comunicata il 17 gennaio (il termine è di 48 ore); probabilmente il ricorrente spera di essere comunque in tempo visto che il ricorso con cui Solina - quale delegato all'uso del simbolo della Dc nel contrassegno composito depositato per secondo - aveva reagito in prima battuta all'esclusione del fregio è stato dichiarato irricevibile il 19 gennaio, ma non è detto che questo basti. Naturalmente non è affatto in discussione la partecipazione alle elezioni della lista Alleanza Sardegna - Pli, il cui contrassegno è stato regolarmente ammesso e la cui presentazione senza firme è garantita dal sostegno tecnico dei consiglieri Francesco Paolo Mula (AS) e Giovanni Satta (Pli).
Quanto al ricorso della Dc-Cuffaro, questo merita più attenzione, se non altro perché oggettivamente c'è un precedente di peso, ossia l'ammissione incontestata del contrassegno alle elezioni politiche del 2022 (anche se, va detto, in quell'occasione l'Udc era stata inserita nel cartello Noi moderati e lo scudo crociato era quasi invisibile, ma era pur sempre presente in Parlamento con alcuni eletti nei collegi uninominali per il centrodestra); ciò potrebbe però non essere sufficiente al Tar per ribaltare la decisione dell'Ufficio centrale regionale.
Vale la pena precisare che alla fine del 2023 la Dc guidata da Totò Cuffaro ha fatto causa alla Democrazia cristiana con Rotondi (e allo stesso Rotondi), a Nino Luciani, ad Antonio Cirillo, ad Angelo Sandri, a Emilio Cugliari e a Raffaele Cerenza e Franco De Simoni, chiedendo che siano convocati davanti al tribunale di Avellino (città in cui la Dc-Rotondi ha sede e in cui Rotondi risiede) per sentir accertare dal giudice che la Democrazia cristiana guidata da Cuffaro è "in continuità giuridica soggettiva con il Partito della Democrazia cristiana fondato nell'anno 1943", dunque ha diritto all'uso esclusivo del nome del partito e che tutti gli altri soggetti devono smettere di impiegarlo (dovendo anche pagare i danni legati a usi illegittimi). 
Nell'atto di citazione si legge che Luciani, Cirillo, Sandri, Cugliari, De Simoni e Cerenza si proclamano "tutti segretari della Democrazia cristiana, in forza di dichiarazioni unilaterali di investitura o invocando l'esito di votazioni di fantomatici congressi della Dc, neppure astrattamente riferibili alla vita associativa della Democrazia cristiana", usurpando il nome, il simbolo e l'identità del partito; quanto a Rotondi, si dice che si afferma titolare del diritto a usare il nome "Democrazia cristiana" sulla base di un atto compiuto dai "pretesi legali rappresentanti di un partito (neppure è chiaro con esattezza quale), in tesi titolare del nome" (si dice che il Ppi ne sarebbe titolare sulla scorta degli accordi di Cannes giudicati nulli dalle sezioni unite civili della Corte di cassazione, eppure non c'è nessuna dichiarazione di invalidità esplicita di quegli atti, ma solo un'osservazione obiter dictum in altro processo) e si nota che grazie alla visibilità dovuta all'appartenenza al gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia - indicato come "reale soggetto [...] che si cela dietro il tentativo di impedire che la Democrazia cristiana ritorni centrale nel dibattito politico" - Rotondi sarebbe responsabile dei maggiori danni patiti dalla Dc.
L'atto introduttivo del giudizio fonda la tesi della continuità tra Dc storica e Dc-Cuffaro su vari elementi: a) sul mancato passaggio congressuale nel cambio di nome da Dc a Ppi (il che "corrispondeva, nella sostanza, alla nascita di un nuovo soggetto politico in discontinuità" con la Dc, rimasta invece "sostanzialmente inattiva negli anni successivi al 1994 per effetto del mancato rinnovo alla scadenza e, quindi, della intervenuta decadenza di tutti gli organi statutari"); b) sulle ben note sentenze del 2009 (Corte d'appello di Roma) e del 2010 (Corte di cassazione a sezioni unite civili), anche se pare che si faccia dire loro ciò che in effetti non dicono (nessuna parte di quelle sentenze ha invalidato il cambio di nome o gli accordi di Cannes, pur essendone stati segnalati i "difetti"); c) sul percorso iniziato nel 2016 a norma dell'art. 20, comma 2 del codice civile (percorso, a detta della citazione, suggerito dalla Cassazione e dal Tribunale di Roma nella citata "sentenza Scerrato", ma ci si permette sommessamente di non condividere queste affermazioni) e sugli atti che ne sono seguiti - ovviamente non considerando valide le contestazioni al XIX congresso del 2018 mosse da Luciani e altri - ma anche sui risultati elettorali ottenuti soprattutto in Sicilia nel 2022 e in vari luoghi nel 2023 (come prova della "rilevanza dell'attività associativa e politica" della Dc, dunque della sua esistenza concreta).
Ci sarà tempo per conoscere gli esiti di quest'azione legale (che segue all'esito non positivo del ricorso contro l'Udc con cui l'anno scorso Cuffaro aveva chiesto al Tribunale di Roma di inibire al partito di Lorenzo Cesa l'uso dello scudo crociato); nel frattempo sarà interessante vedere l'esito del ricorso sardo, anche per le sue ricadute sulla procedura elettorale.

giovedì 18 gennaio 2024

Dc-Rotondi, balena bianca al posto dello scudo (bocciato in Sardegna)

Nelle scorse ore l'Ufficio centrale regionale costituito presso la Corte d'appello di Cagliari ha completato l'esame dei contrassegni presentati per le elezioni regionali in Sardegna (si è parlato di un totale di 35 simboli depositati) e molti sono stati ammessi, com'era prevedibile. Nei giorni precedenti, peraltro, sui media era circolata la voce che sarebbe stato altrettanto prevedibile uno scontro tra Democrazie cristiane, avendo annunciato l'idea di partecipare tanto quella che ha come segretario Totò Cuffaro e rivendica continuità con la Dc operante fino alla fine del 1993, quanto quella - riattivata da pochi mesi, in continuità con l'esperienza iniziata nel 2004 - guidata da Gianfranco Rotondi.
Lo scontro si è puntualmente verificato, innanzitutto nella forma della non ammissione degli emblemi di entrambe le formazioni sopra citate. Questo, almeno, si apprenderebbe da Gianfranco Rotondi, che questa mattina presso la sala stampa della Camera ha presentato un nuovo simbolo per il suo partito, proprio in coincidenza con la data in cui nel 1919 mosse i primi passi il Partito popolare italiano di don Luigi Sturzo e nel 1994 Mino Martinazzoli decise di far partire il nuovo corso della Democrazia cristiana, rinominandola Ppi, anche se lo stesso giorno (poche ore prima) la parte più moderata e desiderosa di essere davvero alternativa alla sinistra aveva presentato il Centro cristiano democratico e la sua vela.
Il simbolo ricusato
Ufficialmente la conferenza stampa era stata preparata giorni fa per la "presentazione della nuova tessera" della Dc con Rotondi; l'Ufficio centrale regionale, tuttavia, deve avere comunque ritenuto confondibile il simbolo con quello dell'Udc benché lo scudo crociato sia stato ribaltato nei colori. Dai magistrati componenti il collegio sarebbero arrivate "annotazioni utili a diversificare i simboli che saranno presenti" e lo staff di Rotondi - a partire da Giampiero Catone - ha dovuto agire in fretta per porre rimedio al problema: la soluzione, probabilmente, è stata individuata nella sostituzione dello scudo con una raffigurazione simpatica di una balena bianca. L'animale che campeggia all'interno del cerchio, simile a quella già adottata da Rotondi per la sua vecchia testata Democrazia cristiana (ma probabilmente ritrovata in Rete), rimanda allo stile degli illustratori per bambini o volendo a quello dei vignettisti, ma soprattutto all'intuizione di Giampaolo Pansa che aveva battezzato la Dc proprio "Balena Bianca", con tanto di maiuscole. Lo sfondo passato da blu a bianco suggerisce che anche questa modifica sia stata apportata per distanziarsi dall'azzurro dell'Udc (lasciando un blu simile alla Dc-Cuffaro). La riduzione del nome visibile da "Democrazia cristiana con Rotondi" a Dcr farebbe venire la tentazione di pensare che anche sulla denominazione sia stato eccepito qualcosa, ma l'atto con cui i legali rappresentanti del Ppi - ex Dc avevano concesso a Rotondi l'uso del vecchio nome fa escludere quest'ipotesi: viene piuttosto da pensare che si sia voluto togliere di mezzo un altro motivo di scontro con Cuffaro, che nei giorni precedenti ha intrapreso un nuovo giudizio contro varie altre Dc; l'ingrandimento del nome di Rotondi, più leggibile grazie al cambio di carattere (anche se quello usato sembra fin troppo lezioso per un contrassegno elettorale), caratterizza certamente il fregio del partito.
"Il simbolo - ha spiegato Rotondi in conferenza stampa - è fatto per segnare un nuovo inizio: la vicenda della Dc storica si è chiusa il 18 gennaio 1994; noi, la Democrazia cristiana della Seconda Repubblica, uno di quei cespugli per cui Francesco Storace invocava il diserbante, in effetti siamo rimasti cespugli. La Terza Repubblica riserva ancora un posto alla Democrazia cristiana, senza lo scudo crociato, che da tempo è simbolo dell'Udc, nostro partito fratello con cui abbiamo ottimi rapporti; abbiamo voluto evitare di usare un segno che poteva creare confusione con un partito presente in Parlamento, sostituendolo con la Balena Bianca coniata da Pansa, che piaceva però ad Arnaldo Forlani, cui dedichiamo il simbolo. L'inserimento del mio nome nel simbolo non è un atto di vanagloria, ma è una risposta alla tendenza a inflazionare la Dc creandone tante in modo da non farle contare: scrivere 'con Rotondi' serve a creare una distinzione grafica, politica, giuridica e pubblicitaria. Saremo un balenottero piuttosto piccolino, che però parte dal mare della Sardegna con decisione e rivendica la storia della vecchia Dc e la nostra degli ultimi vent'anni".
Non è da escludere che, con un po' più di tempo a disposizione, il simbolo venga ancora ritoccato (soprattutto nell'immagine della balena), ma intanto il simbolo sostitutivo della Dc con Rotondi è stato ammesso e parteciperà alle regionali sarde, anche grazie al sostegno solo tecnico del consigliere regionale del Grande Centro Valerio De Giorgi che consentirà alla lista di correre senza dover raccogliere almeno 500 firme per ogni circoscrizione
In effetti anche la Democrazia cristiana guidata da Totò Cuffaro ha ottenuto l'esenzione dalla raccolta delle sottoscrizioni grazie alla dichiarazione del consigliere regionale del Psd'az Domenico Gallus; lo stesso Rotondi, tuttavia, ha fatto sapere che il simbolo della Dc-Cuffaro sarebbe stato ricusato e che sarebbe intenzione del partito ricorrere al Tar. Non c'è modo al momento di verificare questa notizia (in particolare, se l'eventuale esclusione dipenda dall'uso di una croce su fondo bianco collocata in un cerchio simile al colore azzurro - benché il simbolo sia stato ammesso dal Viminale nel 2022 - o se le ragioni siano altre), ma si preciserà meglio nelle prossime ore in presenza di nuovi elementi che consentano di capire cosa sia davvero accaduto e cosa ci si deve attendere in seguito. 
Ci sarebbe anche un altro punto da chiarire: su profilo di un'altra Dc, quella guidata da antonio Cirillo, è stato annunciato il deposito del simbolo, ma non se ne ha notizia da nessun'altra parte. Erano dunque tre le Dc ai nastri di partenza, invece che due? Con un po' di pazienza - si spera - lo sapremo.