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venerdì 25 ottobre 2019

Umbria, simboli e curiosità sulla scheda

La tornata delle elezioni regionali autunno-inverno 2019-2020 si apre il 27 ottobre con il voto anticipato in Umbria, per dare una nuova guida alla regione dopo che la presidente eletta nel 2015, Catiuscia Marini, si è dimessa in seguito a un'inchiesta che riguardava anche lei. Se quattro anni fa otto persone aspiravano alla presidenza, nulla sembra cambiato questa volta, visto che il numero di coloro che si affronteranno è rimasto lo stesso; aumenteranno invece i simboli, che passeranno dai 16 di quattro anni fa ai 19 di questo turno, per altrettante liste.

Claudio Ricci

1) Proposta Umbria

Il sorteggio ha indicato come primo candidato alla presidenza della regione Claudio Ricci, al suo secondo tentativo: nel 2015, infatti, aveva sfidato Catiuscia Marini come esponente civico che però era stato capace di riunire tutto il centrodestra. Questa volta, invece, Ricci si presenta sostenuto unicamente da liste civiche (anzi, lui tiene a rimarcare il fatto che si tratta di un esordio assoluto per una coalizione solo civica). A conquistare il primo posto in scheda è Proposta Umbria, emblema che già era noto da mesi assieme agli altri due a sostegno di Ricci, visto che erano stati presentati già in estate (e la campagna era iniziata in primavera): qui il centro è la sagoma della regione, tinta di verde come la semicorona in cui è riportato il nome dell'aspirante presidente.

2) Italia civica

In qualche misura era noto da più tempo il simbolo della seconda lista sorteggiata, Italia civica. Proprio Ricci, infatti, lo aveva registrato nel 2017 come segno distintivo, come a dire che il suo progetto di ricandidatura ha avuto lungo corso. Nelle intenzioni del candidato presidente, Italia civica dovrebbe essere la formazione in grado di aggregare "il voto d'opinione civico, legato alle proposte per lo sviluppo regionale, ma con una prospettiva nazionale verso un'area civile, moderata, popolare ed europea". Per questo si parla di Italia e non di Umbria, per questo c'è una bandierina stilizzata (con tanto di pallino blu che fa pensare sia a una figura umana, sia a una figura angelica (che rimanda almeno in parte ad Assisi, comune di cui Ricci è stato sindaco). 

3) Ricci presidente

Delle tre liste a sostegno di Ricci, è alla sua seconda partecipazione elettorale regionale solo Ricci presidente: nella coalizione civico-politica del 2015, in cui però le liste di natura politica avevano fatto la parte del leone, il risultato migliore tra le civiche lo aveva fatto proprio la "lista del presidente". La grafica torna quasi uguale, giusto con la silhouette della regione un po' rimpicciolita e la corona tricolore a bande ingrossate rispetto a quattro anni fa; l'idea di fondo, comunque, resta la raccolta di consenso diretto a una figura già nota a livello regionale (che anche nel 2015 scelse di mettere in campo tre liste, accanto alle tre di natura politica).
 

Emiliano Camuzzi

4) Potere al popolo!

La sinistra in Umbria non esprime una candidatura unitaria, ma sono due le liste che convergono sul nome di Emiliano Camuzzi, già candidato sindaco a Terni nel 2018 ed esponente di Potere al popolo! E proprio il simbolo di quella lista apre la coalizione a due a sostegno dello stesso Camuzzi: si rivede così l'emblema che, dopo l'esordio non troppo fortunato alle elezioni politiche del 2018 per contrassegnare la sinistra che non si riconosceva in Liberi e uguali, ha continuato a fare capolino qua e là sempre per rappresentare un'area che da anni è fuori dalle aule parlamentari. Nessun cambiamento grafico rispetto al simbolo presentato oltre un anno e mezzo fa. 

5) Partito comunista italiano

Nessun cambiamento e nessuna personalizzazione nemmeno per l'altra lista che sostiene Camuzzi nella sua corsa a presidente dell'Umbria: quella del Partito comunista italiano, guidato a livello nazionale da Mauro Alboresi. Il simbolo è quello storico, con le aste in blu (come le si vedevano sui manifesti a fondo scuro con la scritta "vota comunista"), la sigla - senza punti - è quella rinfrescata dal restyling del 2016, ma lo sforzo per essere presenti sulle schede è rinnovato. Si tratta di una delle prime presentazioni della lista a elezioni regionali, dunque la presenza è significativa, nel tentativo di radicare nuovamente il partito, iniziando da una regione la cui storia è sempre stata a sinistra (ora chi lo sa...).
 

Donatella Tesei

6) Lega

La seconda candidatura sorteggiata è quella di Donatella Tesei, candidata del centrodestra, avvocata, senatrice della Lega dopo essere stata sindaca di Montefalco. E il sorteggio ha collocato proprio la Lega al primo posto all'interno della coalizione, che è composta da cinque liste. In effetti non è la prima volta che un simbolo con Alberto da Giussano appare sulle schede delle elezioni regionali umbre: nel 2015, infatti, la Lega Nord era stata la lista più votata (sfiorando il 14%) tra quelle che avevano sostenuto la corsa di Ricci. Questa volta non c'è più il Nord, il cognome di Matteo Salvini è molto più visibile e l'Umbria è citata solo con il nome della regione, senza più la sagoma verde a fianco della statua.

7) Tesei presidente per l'Umbria

Non manca ovviamente la "lista della presidente", denominata Tesei presidente per l'Umbria. Si tratta, naturalmente, dell'emblema in cui il cognome della candidata è più evidente rispetto a tutti gli altri (curioso invece che "per l'Umbria" sia quasi invisibile, tendendo a sparire nel segmento giallo inferiore). Il simbolo riprende i colori (forse solo un po' più chiari e con un vaghissimo riferimento leghisa, nel senso che le dimensioni del segmento giallo sono quasi le stesse di quello con il cognome di Salvini) e i motivi grafici della campagna elettorale (il cognome scritto con quel carattere e il "fumetto") e punta a trasformare in voti il consenso personale dell'aspirante presidente dell'Umbria

8) Forza Italia

Trattandosi della coalizione di centrodestra, non può mancare l'emblema della lista di Forza Italia, che quattro anni fa era pur sempre la seconda forza della coalizione (pur se ridotta all'8,5%). Rispetto al 2014, l'emblema continua a contenere il riferimento a Silvio Berlusconi e la bandierina tricolore, anche se è rimpicciolita e in parte fuori dal cerchio (la struttura base è quella delle politiche 2018), mentre è presente e ben visibile il cognome della candidata alla presidenza, benché questa faccia riferimento a un altro partito (che, curiosamente, non adotta alcun riferimento a Tesei ed è l'unico a non farlo). Le urne saranno certamente un test anche all'interno del centrodestra: se è sicuro che Fi non arriverà prima, è tutt'altro che improbabile che arrivi terza...
 

9) Fratelli d'Italia

Completa lo schieramento di centrodestra - ma non la coalizione, che comprende ancora un posto - la lista presentata da Fratelli d'Italia, che parte dal 6,24% ottenuto quattro anni fa. Il simbolo utilizzato in questa occasione riprende evidentemente quello inaugurato alle elezioni politiche del 2018, con l'emblema ufficiale ridotto a miniatura e collocato nella parte inferiore e il riferimento a Giorgia Meloni in alto. Il nome, tuttavia, viene ridotto di dimensioni per lasciare spazio al cognome della candidata presidente (stesse dimensioni per i patronimici, cambia solo il colore, giallo per Meloni e bianco per Tesei). Curiosa la scelta del "per" in corsivo, posto a sinistra del cognome di Tesei e leggerissimo, quasi invisibile (e infatti nella struttura del simbolo è come se non ci fosse).
 

10) Umbria civica 

L'ultimo posto dedicato su manifesti e schede alla coalizione che appoggia Donatella Tesei è per la lista Umbria civica, che fin dal nome dichiara la propria matrice. Nata sul calco di Perugia civica vista alle ultime amministrative della città, Umbria civica si propone di aggregare i consensi di un'area liberal-riformista che preferisce il civismo, guardando tanto ai delusi del centrosinistra quanto a coloro che, pur di centrodestra, non si riconoscono nei partiti esistenti. Il simbolo scelto per l'occasione riprende la struttura di quello di Perugia civica (nome blu su fondo bianco in alto, riferimento alla candidata bianco su fondo blu in basso), con la sagoma dell'Umbria sfumata di tricolore nella parte superiore. 
 

Rossano Rubicondi

11) Partito comunista

Si diceva prima che la sinistra extraparlamentare non si presenta compatta in questo appuntamento elettorale. Se il Pci sostiene Camuzzi, il Partito comunista (guidato da Marco Rizzo a livello nazionale) appoggia da solo un diverso aspirante alla presidenza: si tratta di Rossano Rubicondi, ex funzionario della Cgil, solo omonimo del modello e personaggio televisivo. A sostenere la sua corsa è il simbolo ormai consolidato del Pc, che dunque rappresenta la seconda falce e martello di queste elezioni; quella del Partito comunista dei lavoratori, che quattro anni fa si presentò assieme a Casa Rossa, questa volta invece non sarà sulle schede.
 

Martina Carletti

12) Riconquistare l'Italia

Sbarca alle elezioni regionali anche Riconquistare l'Italia, progetto politico legato al Fronte sovranista italiano, che si era ripromesso di partecipare ad almeno 15 rinnovi di consigli regionali su 20 (tra il 2018 e il 2020) e candida alla guida dell'Umbria una componente del comitato direttivo del Fronte, Martina Carletti. Anche l'emblema utilizzato è mutuato da quello del Fsi, con le iniziali del nome affiancate dalla Stella d'Italia, tagliata però da una parentesi per segnalare la sua incompletezza e il percorso di crescita (e di riconquista della sovranità) che è necessario compiere. Si tratta in ogni caso di una delle prime presenze visibili della lista, quindi sarà interessante vederla alla prova delle urne.
 

Vincenzo Bianconi

13) Europa Verde Umbria

Ultima coalizione estratta è quella civica e di centrosinistra, che candida alla presidenza Vincenzo Bianconi, presidente di Federalberghi Umbria. Ad aprire l'ultima colonna della scheda è la lista Europa Verde Umbria, realizzata a partire dalla lista Europa Verde presentata alle europee: la grafica di base è la stessa (con il girasole e ll riferimento testuale allo European Green Party su fondo verde, oltre al sole che ride), ma con l'aggiunta della dicitura "Civici delle idee e del fare". Si tratta di uno dei pochi casi in cui un emblema coniato per le europee continua ad avere vita anche in consultazioni successive; quattro anni fa non c'erano i Verdi sulla scheda, quindi il test sarà di una qualche rilevanza.


14) MoVimento 5 Stelle

Secondo emblema della "coalizione civica e di centrosinistra" è quello del MoVimento 5 Stelle. Il simbolo è lo stesso che viene impiegato in tutte le consultazioni da quasi due anni (a partire dalle elezioni politiche del 2018), con l'indirizzo del sito ufficiale "ilblogdellestelle.it" nella parte inferiore. Nessuna modifica e nessun adattamento, come del resto l'immagine coordinata del MoVimento prevede; inutile dire però che gli occhi di tutti sono stati attirati, più che dal contenuto del simbolo, dalla sua collocazione sulla scheda. Si tratta infatti del primo caso in cui i 5 Stelle non sostengono un proprio candidato da soli, ma all'interno di una coalizione. Che incidentalmente è la stessa del Pd; in più, anche la sorte ci ha messo del suo...


15) Partito democratico

A farlo apposta, in effetti, forse non ci si sarebbe riusciti. Fatto sta che subito sotto al simbolo del MoVimento 5 Stelle il sorteggio ha collocato proprio l'emblema del Partito democratico, che in questo momento del M5S è anche alleato di governo, dopo un lungo periodo di scontri, anche piuttosto accesi. Nemmeno questo contrassegno è stato modificato o ritoccato per quest'occasione elettorale, come in più di un'occasione il Pd è stato abituato a fare: niente riferimenti all'Umbria o al candidato presidente, come del resto era avvenuto anche quattro anni fa con Marini, quando il Pd con il 35,76% raccolse 11 seggi. Difficile, se non impossibile, che il risultato si riproponga questa volta.


16) Bianconi per l'Umbria

Si diceva prima dell'assenza di riferimenti al candidato alla presidenza negli emblemi di M5S e Pd. In effetti, l'unico simbolo della coalizione che schiera - per giunta in bella vista - il cognome di Bianconi è quello della "lista del presidente", Bianconi per l'Umbria, formazione meglio qualificata come "patto civico" nella parte inferiore della grafica (stesso nome utilizzato per etichettare l'accordo M5S-Pd). Lista guidata da Andrea Fora (in passato indicato come possibile candidato presidente), Bianconi per l'Umbria propone sullo sfondo un paesaggio decisamente stilizzato, con le montagne in verde, il cielo e la terra. E stavolta nessuna lista di quell'area politica ha scelto di inserire nei propri emblemi il contorno della regione.
 

17) Sinistra civica verde

Ultima lista che fa parte del "patto civico" è Sinistra civica verde. Come quattro anni fa, una sola formazione sulla scheda contiene la parola "sinistra" nel nome: si tratta dell'unione delle forze di sinistra e ambientaliste che evidentemente non si ritrovano in altri emblemi sulla scheda (quindi essenzialmente Articolo 1 e Sinistra italiana, con l'aggiunta di Rifondazione comunista). Il simbolo, semplice ma ben costruito, si limita a citare l'Umbria attraverso la sua iniziale che emerge in un piccolo settore bianco ritagliato nel fondo rosso. Nella sua essenzialità, difficilmente può sfuggire all'occhio dell'elettore; quattro anni fa Sel non era riuscita a ottenere seggi (e nemmeno L'Umbria per un'altra Europa), quindi anche questo risultato sarà interessante.. 

 

Giuseppe Cirillo detto Dr. Seduction

18) Partito delle Buone Maniere 

Chi segue questo sito sa che la presenza del Partito delle Buone Maniere e del suo candidato presidente Giuseppe Cirillo (noto anche come "Dr. Seduction") erano tutto meno che scontate fino a qualche settimana prima di consegnare la documentazione per le candidature, per la difficoltà di raccogliere le firme per un gruppo non legato al territorio; l'impresa però è riuscita e gli elettori umbri potranno scegliere, tra le varie opzioni in gioco, anche se votare per la valorizzazione - e a volte il ripristino - delle Buone Maniere (con tutte le maiuscole del caso) nella vita quotidiana. Ce ne sarebbe un tremendo bisogno; in quella politica, poi, ancora di più...


Antonio Pappalardo

19) Gilet arancioni

Il sorteggio ha lasciato per ultima la candidatura a presidente della regione di Antonio Pappalardo, generale dei Carabinieri in congedo, sostenuto unicamente dal simbolo dei suoi Gilet arancioni. L'emblema è lo stesso che è stato depositato alle elezioni europee 2019 - anche se poi non aveva potuto correre per mancanza di firme - tranne che per un dettaglio: manca infatti la scritta "Movimento.", con tanto di punto, che lascia spazio al fondo colore delle arance del Mezzogiorno. Per il resto, gli altri elementi sono gli stessi: il nome, il tricolore e sopra la chiave di violino, per indicare che "si cambia musica". E, già che ci si è, finisce anche la scheda e tocca ripiegarla per metterla nell'urna.

lunedì 23 settembre 2019

Umbria, una firma per le Buone maniere

Il post che segue è dichiaratamente anomalo, ma in fondo nemmeno troppo. La data per le elezioni regionali in Umbria è stata fissata per il 27 ottobre 2019: il che significa che le liste corredate da tutti i documenti richiesti dalla legge (compresi i contrassegni) dovranno essere consegnate all'Ufficio unico circoscrizionale presso il Tribunale di Perugia tra le ore 8 del 27 settembre e le ore 12 del 28 settembre. Ciascuna lista dovrebbe depositare tra 500 e 1000 firme autenticate a proprio sostegno; ma dal momento che le elezioni si svolgono in anticipo di oltre 120 giorni rispetto alla scadenza naturale della consiliatura, la legge regionale prescrive che il loro numero sia ridotto della metà, dunque il range di sottoscrittori va dai 250 ai 500. 
Ora, l'Umbria è una regione particolare, almeno dal punto di vista delle elezioni regionali. Si tratta infatti di uno dei pochissimi casi in cui non sono previste esenzioni per i partiti rappresentati in Parlamento o in consiglio regionale: in qualunque forma e con qualunque simbolo ci si presenti, le firme vanno raccolte, da parte di tutti, anche delle forze politiche maggiori (Lega, Pd, M5S, Fratelli d'Italia, Forza Italia). Non stupisce, dunque, che queste elezioni possano essere più "competitive" nella fase che precede le stesse candidature (almeno 300 firme, per sicurezza, è meglio raccoglierle): si parla già delle candidature dell'ex avversario di Catiuscia Marini, Claudio Ricci (stavolta tornato al sostegno civico), di Rossano Rubicondi per il Partito comunista e di Emiliano Camuzzi per Potere al popolo! (per Wikipedia sarebbe pronto anche Antonio Pappalardo coi suoi Gilet arancioni).
In queste condizioni, chiedere aiuto a qualcuno per raccogliere le firme non è certo un male e nemmeno un'ammissione di debolezza: si chiede soltanto di avere la possibilità di finire sulla scheda, per potersi presentare agli elettori di un territorio. Uno sforzo che non costa quasi nulla, visto che chi firma a sostegno di una lista non è certo obbligato a votarla poi il giorno delle elezioni. Per tutti questi motivi, personalmente sento di invitare i lettori umbri a firmare perché possa presentarsi la lista del Partito delle Buone maniere, che vorrebbe candidare il suo ispiratore Giuseppe Cirillo alla presidenza. Non si tratta certo dell'ultimo arrivato, nemmeno in politica: nel 2000 con la lista Preservativi gratis si candidò alle provinciali di Caserta e per un centinaio di voti non riuscì a ottenere il seggio; nel 2001 fu candidato dalla Lista Bonino e nel suo collegio prese il 3,13% (più del candidato dell'Italia dei valori); nel 2007 si candidò addirittura a sindaco di Monza e, del tutto fuori dal suo territorio, riuscì a non arrivare ultimo. Con il Partito delle Buone maniere si è candidato in alcuni piccoli comuni negli ultimi due anni, cercando sempre di portare avanti le sue battaglie per l'educazione, in modo inappuntabilmente educato.
La stessa cosa vorrebbe fare in Umbria, magari come test per nuove consultazioni l'anno prossimo. Anche per questo, mentre continua la sua raccolta firme, Cirillo si sarebbe rivolto - così spiega in un volantino in distribuzione in questi giorni - anche ai comitati civici legati al nuovo progetto politico di Matteo Renzi, Italia viva. Perché lo avrebbe fatto? "Buone maniere Caserta - spiega nel volantino - è iscritta ai comitati civici e ha partecipato alla Leopolda dello scorso anno a Firenze". Nello stesso comunicato, tuttavia, si legge che lo stesso Cirillo venerdì avrebbe ricevuto una telefonata da una responsabile dei comitati, la quale avrebbe espresso "il disappunto e la viva opposizione alla candidatura del nostro partito in Umbria".
Cirillo si chiede se l'Umbria sia "già lottizzata"; a questo sito interessa essenzialmente che la competizione sia la più aperta possibile, per tutti. Si è scelto poche settimane fa di lanciare una campagna - #cimettilafirma - in cui si chiede a tutti di raccogliere un numero ragionevole di firme. Chi riesce a farlo in autonomia, si preparerà serenamente alle elezioni; chi non è in grado potrà rinunciare oppure, come è suo diritto fare, potrà chiedere aiuto ad altri per ottenere almeno la possibilità di partecipare e far conoscere le proprie istanze. Ciò che conta è che le firme siano raccolte tutte e in modo legittimo: ce lo si aspetta da tutti, a maggior ragione da un partito intitolato alle "buone maniere". 
Chiedere, se lo si fa nel modo giusto - ma vale quel che si è appena detto sul nome del partito - è sempre lecito e non viola nessuna norma; ciascuno è libero di firmare oppure no, ma l'importante è che la decisione sia frutto di una sua scelta ed è giusto che chi ha bisogno delle firme si faccia conoscere, così che ogni elettore possa decidere se sottoscrivere una lista, un'altra lista o nessuna di quelle che vorrebbero correre. Se qualcuno chiede la firma per la sua lista e la proposta vi incuriosisce, anche se non la votereste il giorno delle elezioni, firmate (purché non sosteniate altre liste); se apprezzate che qualcuno voglia candidarsi in nome delle Buone maniere, firmate per Giuseppe Cirillo.

lunedì 16 settembre 2019

Umbria, anche il Partito delle buone maniere finirà sulla scheda?

Occhi puntati sulle elezioni regionali in Umbria. E non solo - o, per i frequentatori assidui di questo sito, non tanto - per capire se l'alleanza tra MoVimento 5 Stelle e Partito democratico sarà replicata (anche nella forma del sostegno a un candidato civico, proposta ieri da Luigi Di Maio). Tra coloro che stanno scaldando i motori per partecipare a questa competizione elettorale, infatti, c'è anche un vero eroe simbolico (questa, per lo meno, è la qualifica che gli diedi intervistandolo all'interno di Per un pugno di simboli): il casertano Giuseppe Cirillo, noto anche come Dr. Seduction.
Cirillo da Santa Maria Capua Vetere, classe 1953, dopo aver portato avanti le sue battaglie con il Partito preservativi gratis, il Partito impotenti esistenziali, le boutade Donne insoddisfatte e incomprese, Italia nei malori e Italiani poca cosa?, fino al Voto di protesta del 2012-13, da un paio d'anni ha ripreso la sua prima creatura politica, il Partito delle buone maniere, presente anche nelle bacheche dei contrassegni delle elezioni politiche del 2018 (tra lo stupore di chi vide il Dr. Cirillo presentarsi al Viminale con strisce pedonali portatili, paste e caciocavalli al seguito).
Rispetto allo scorso anno, tuttavia, il simbolo - che non ha perso il suo colore rosa caratteristico nella parte superiore - ha lasciato per strada la storica mano guantata che porge un fiore: questa nuova versione - che questo sito aveva già inserito nella bacheca dei simboli non depositati in vista delle europee di quest'anno - preferisce inserire nella parte inferiore blu due volti - uno di donna e uno di uomo - che si guardano, pur non avendo un'espressione serena. Un modo come un altro, probabilmente, per invitare al confronto anche quando c'è incomprensione, per evitare di ricorrere alla violenza e all'insulto che sembrano essere la cifra della contemporaneità.
Nel simbolo, naturalmente, c'è anche l'indirizzo mail della lista, accanto all'indicazione dei profili Instagram e Facebook del Dr. Cirillo, perché come sempre per lui ogni campagna elettorale è l'occasione per invitare la gente a riflettere esercitando la curiosità, per affrontare "in modo spettacolare problemi sociali per tutte le generazioni con nuove idee stravaganti" (come scrive sulla sua pagina Fb), sperando che nel mentre ci scappi anche qualche voto. 
Così, mentre la scorsa settimana Cirillo aveva progettato di illustrare agli umbri il suo progetto politico (e su Fb cercava l'aiuto di un Pr), nella Caserta aveva creato un certo movimento sollevando l'attenzione sul problema atavico del suo territorio: "trattenere i turisti in visita alla reggia almeno un giorno in città per spendere nei negozi e trovare un parcheggio lontano dalla reggia per costringerli a camminare in città". La sua soluzione? Mettere in campo e in strada - letteralmente - un risciò bianco da regalare al comune, per portare i turisti alla scoperta del centro e dei suoi negozi: "Vendiamo con amore" è stato il claim della nuova impresa firmata Dr. Seduction (che qualche settimana prima aveva promosso un casting gratuito per formare una band di artisti LGBT, sostenuto la battaglia per la vita di Radio Radicale, avversato il federalismo e l'autonomia "perché ucciderà il Sud" e protestato contro i sindaci indossando vestiti bucati, perché "le strade sono il vestito delle nostre città e voi ci date vestiti bucati, sulle cui buche cadono le moto, muoiono persone, si rompono ammortizzatori e facciamo figure pessime con i visitatori stranieri"). Tutto questo potrebbe arrivare anche in Umbria, a patto che Cirillo e i suoi raccolgano le firme: da queste parti glielo auguriamo, di tutto cuore.

domenica 19 maggio 2019

Piemonte, simboli e curiosità sulla scheda

Oltre alle elezioni europee e al turno più nutrito di elezioni amministrative, non si può dimenticare che domenica prossima si voterà anche per le regionali in Piemonte, dopo che cinque anni fa l'annullamento del voto del 2010 fece riaprire le urne anzitempo. Il presidente uscente, Sergio Chiamparino, se la vedrà con tre avversari (cinque anni fa c'erano sei contendenti ai nastri di partenza) e i piemontesi troveranno sulla scheda in tutto 14 liste (due in meno rispetto al 2014). Candidati e liste verranno presentati secondo l'ordine sorteggiato con riguardo alla circoscrizione di Torino.

Giorgio Bertola

1) MoVimento 5 Stelle

Il sorteggio ha collocato al primo posto il candidato alla presidenza Giorgio Bertola, indicato dal MoVimento 5 Stelle. La formazione politica che guida la città di Torino nel 2014 era stata la seconda più votata (con il 20,35%, solo il Pd aveva fatto meglio) e il candidato presidente, Davide Bono, aveva sfiorato il secondo posto. Anche questa volta la corsa del candidato alla guida della regione è solitaria, non essendoci altre liste alleate; il simbolo è quasi lo stesso di allora, fatta eccezione per il sito indicato nella parte inferiore, che ora è Ilblogdellestelle.it. Certamente per il M5S quello regionale è un test importante, perché almeno in parte dipenderà dal gradimento dell'amministrazione torinese.

Alberto Cirio

Subito dopo il MoVimento 5 Stelle, la sorte ha indicato come aspirante presidente Alberto Cirio, candidato unitario del centrodestra. Dal momento che è sostenuto da una coalizione e in Piemonte si applica ancora - al di là delle disposizioni sull'esenzione dalla raccolta firme - la disciplina nazionale cedevole, ai candidati presidenti è concesso adottare un contrassegno unico per distinguere la loro candidatura. Cirio ha scelto un simbolo semplice e pulito, con il suo cognome scritto a caratteri cubitali (stessa font Helvetica di Forza Italia) e racchiuso tra due segmenti circolari, uno rosso e uno verde. Di facile lettura, non può passare inosservato e non lascia dubbi.

2) Sì Tav sì lavoro per il Piemonte nel cuore

La prima lista in appoggio a Cirio sorteggiata nella circoscrizione di Torino è quella forse dal nome più lungo: Sì Tav sì lavoro per il Piemonte nel cuore. Al di là del riferimento alla candidatura di Cirio (anche qui impossibile da non notare), appare il primo riferimento pro Tav - ma ce ne saranno molti altri e si nota il nome "Piemonte nel cuore" (con le ultime due parole scritte in modo decisamente lezioso e, stavolta, ben poco appariscente), nome del progetto politico promosso dal consigliere regionale uscente Gianluca Vignale (Movimento nazionale per la sovranità, ma eletto con Fi), poi unitosi a Sì Tav sì lavoro di Bartolomeo (Mino) Giachino, che ha promosso varie manifestazioni a favore dell'alta velocità. Dopo aver iniziato la raccolta firme, partecipa alle elezioni con l'esenzione concessa dalla Lega: grazie a questo, è l'unica lista civica della coalizione di centrodestra.

3) Unione di centro - Ppe

Decisamente più politica appare la lista sorteggiata successivamente, quella dell'Unione di centro, che in ogni caso indica chiaramente la sua posizione in queste elezioni (nel 2014, con Ncd, aveva sostenuto la candidatura di Enrico Costa) inserendo "Cirio presidente" nel segmento rosso di solito dedicato all'Italia (e, un tempo, a Casini). Da notare che, questa volta, sotto allo scudo crociato non c'è solo il riferimento all'Udc (riportato in sigla e non per esteso), ma anche quello al Ppe, probabilmente per allargare la base della lista (non a caso, tra i candidati della circoscrizione di Torino, c'è anche Mauro Carmagnola, tra i dirigenti della Democrazia cristiana guidata da Renato Grassi e Gianni Fontana).

4) Lega

All'interno della coalizione unitaria di centrodestra non poteva mancare il simbolo che in questo momento ha più potenziale trainante, quello della Lega. In questo caso non c'è nessun riferimento all'imprenditore Cirio, candidato come presidente, ma siamo pur sempre alle regionali, per cui la Lega ne tiene conto: accanto ad Alberto da Giussano, infatti, c'è la raffigurazione della bandiera piemontese e sotto al nome di Salvini, al posto del riferimento al "premier", c'è quello alla nazione Piemonte. E se nel 2014 alla Lega Nord era andato il 7,66% (dopo lo scandalo dei rimborsi che aveva colpito vari esponenti del partito), questa volta le cose andranno probabilmente in modo abbastanza diverso.

5) Forza Italia

Nel 2014 il miglior risultato della coalizione di centrodestra lo aveva fatto Forza Italia, con il suo 15,54%, anche se certamente in passato il partito aveva raccolto molto di più in quella regione. Ora il partito di Silvio Berlusconi torna sulle schede, con un emblema simile a quello di cinque anni fa: uniche differenze sono la bandiera, leggermente fuori dal cerchio per fare più spazio al cognome del leader (sul modello del contrassegno delle politiche 2018) e il nome del candidato, scritto in orizzontale e non più ad arco come nel 2014. L'inserimento del nome di Cirio dimostra certamente un impegno diretto di Fi nella campagna elettorale: saranno gli elettori a dimostrare se quello sforzo sarà riconosciuto.

6) Fratelli d'Italia

Ultima lista della coalizione di centrodestra in appoggio ad Alberto Cirio è quella di Fratelli d'Italia, che nel 2014 aveva invece scelto una strada solitaria, sostenendo la corsa alla presidenza di Guido Crosetto, uno dei fondatori del partito nel 2012. Allora il simbolo della lista - calco di quello presentato alle europee che si svolgevano in contemporanea - conteneva il nome del candidato presidente; questa volta, invece, si è scelto di usare un emblema uguale in tutto a quello che i piemontesi troveranno sulla scheda delle elezioni europee, con i riferimenti alla leader Giorgia Meloni, ai sovranisti e ai conservatori. La volta scorsa con il 3,74% era arrivato un consigliere, cosa accadrà stavolta?

Sergio Chiamparino

Subito dopo Cirio, il sorteggio torinese ha collocato l'altro aspirante presidente sostenuto da una coalizione di liste, vale a dire Sergio Chiamparino. Le liste in tutto sono sette, una in più dello scorso anno (mentre Cirio ne ha due in meno rispetto a quelle che avevano sostenuto Gilberto Pichetto nel 2014). A questi simboli si deve aggiungere quello del "listino" Sì Chiamparino presidente, anch'esso occhieggiante alle posizioni favorevoli alla Tav. Qui il logo è decisamente meno pieno e più "bianco" rispetto a quello di Cirio; resta il motivo tricolore, ma colpisce l'assoluta "piattezza" dell'emblema, che è sì pulito, ma potrebbe essere fatto con un elementare programma, anche per l'uso della font Calibri, impostata di default in Microsoft Word.

7) +Europa

Sulle schede per le regionali, i torinesi troveranno come prima lista del centrosinistra +Europa, il cui simbolo ha come base quello depositato in occasione delle elezioni europee: c'è la bandiera sventolante dell'Europa, ma anche quella italiana, che per la corsa verso Bruxelles serviva a richiamare la presenza di Italia in Comune (che qui, come si vedrà, ha una propria lista). Nel punto in cui stava il nome del partito di Pizzarotti, in questo caso viene inserito l'inevitabile riferimento "Sì Tav", riempito di varie tonalità di rosso e arancione con una texture simile a quella del nome di +E (si tratta di uno dei simboli realizzati con più cura grafica). In lista, ovviamente, ci sono anche esponenti storici di Radicali italiani come Silvio Viale (la segretaria Silvja Manzi è nel "listino").

8) Chiamparino per il Piemonte del Sì

Rieccola, la "lista del Monviso", com'era stata chiamata nel 2014 la formazione civica e legata a doppio filo alla figura del candidato presidente del centrosinistra. Se allora il nome era semplicemente Chiamparino per il Piemonte, questa volta la sagoma arancione del Monviso ospita un'etichetta più lunga, Chiamparino per il Piemonte del Sì. E giusto per non far pensare che l'aver rimarcato la posizione pro Tav del presidente uscente della regione sia stato fatto en passant, il "Sì" è stato addirittura evidenziato collocandolo all'interno di un cerchio bianco, rendendolo più visibile. Nel 2014 la lista ottenne il 4,86% e l'elezione di due consiglieri: non male, ma non sarà facile difendere il risultato.

9) Liberi Uguali Verdi

In Piemonte le compagini di Liberi e Uguali e della Federazione dei Verdi hanno scelto di unire le forze e di presentare una lista il cui nome è la sostanziale crasi dei nomi, Liberi Uguali Verdi. Il simbolo è molto pulito ed equilibrato, ma graficamente poco parente di quelli originari: unico elemento conservato sono le font utilizzate per comporre le parole ("Liberi", tra l'altro, qui è in maiuscolo), ma non c'è il sole che ride e, quanto alle "foglioline", sono diventate due, una verde e una rossa nella parte superiore (le diverse dimensioni si riferiranno alla lunghezza del nome o al "peso" delle due componenti?). Un emblema in ogni caso elegante, che dice abbastanza del programma senza citare (ovviamente) Tav, e nemmeno il candidato presidente.

10) Moderati per Chiamparino

Siamo in Piemonte, quindi è abbastanza naturale che all'interno della coalizione di centrosinistra compaia anche il simbolo dei Moderati, la formazione guidata da Giacomo Portas. Come in passato, la struttura del simbolo (con un segmento tricolore e un altro blu con le stelle d'Europa) è stata modificata per inserire il nome del candidato alla presidenza della regione: rispetto a cinque anni fa, però, si è tolto molto spazio ai colori nazionali nel segmento superiore, forse per non disturbare la lettura dei nomi contenuti all'interno del contrassegno. Con il suo 2,46%, nel 2014 la lista aveva ottenuto l'elezione di un consigliere di maggioranza: ora ci riprova, naturalmente.

11) Chiamparino Sì - DemoS - Democrazia solidale

Lista piuttosto inedita, quella che segue, ma è piuttosto chiara la sua collocazione, al pari della sua origine. Chiamparino Sì, come messaggio, è piuttosto chiaro, visto che tre simboli su sette contengono il riferimento pro Tav, che è anche un generico invito a una politica propositiva e non di costante opposizione. Il riferimento all'Agenda 2030 dà conto dell'attenzione allo sviluppo sostenibile, il riferimento all'autonomia è un diverso modo di guardare al ruolo della regione, ma conta soprattutto il riferimento contenuto nella parte inferiore del contrassegno: quello a DemoS - Democrazia solidale, rete (evoluzione del soggetto politico nato come componente parlamentare e ora guidato da Paolo Ciani e Mario Giro) che in Piemonte ha messo radici tra l'associazionismo cattolico (ma non solo).

12) Italia in Comune

Se alle elezioni europee Italia in Comune ha scelto di correre con +Europa anche (e soprattutto) per sperare di superare in modo più agevole lo sbarramento del 4%, in Piemonte il partito di Alessio Pascucci e Federico Pizzarotti ha scelto di presentare una propria lista, pur rimanendo nella stessa coalizione di centrosinistra in cui si colloca +E. Il simbolo presentato è quello nazionale, senza alcuna indicazione di carattere territoriale o riferimenti al candidato presidente: non è detto che arrivi l'elezione di un consigliere, ma il gruppo cerca comunque di concorrere, trattandosi finora della partecipazione autonoma di livello più alto per questo soggetto politico.

13) Partito democratico

Chiude lo schieramento della coalizione di centrosinistra, almeno secondo il sorteggio effettuato per Torino, la lista del Partito democratico, che cinque anni fa con il suo 36,17% aveva sbaragliato tutte le altre liste. Certo i tempi sono decisamente cambiati ed è tutto meno che scontato che il Pd ottenga un risultato anche solo vicino a quello del 2014; i dem, in compenso, in quest'occasione hanno adottato esattamente lo stesso contrassegno schierato cinque anni fa, con il logo rimpicciolito per fare spazio al nome del candidato alla guida della regione e al segmento verde in cui è inserita la parola "presidente". Simbolo che vince, insomma, non si cambia: basterà?

Valter Boero

14) Il Popolo della famiglia

Ultimo aspirante presidente della regione è il cuneese Valter Boero, che si presenta sostenuto soltanto dal Popolo della famiglia. Il partito fondato da Mario Adinolfi è alla prima partecipazione alle regionali piemontesi (e, a dire il vero, si tratta anche delle prime regionali cui la forza politica quest'anno corre), ma - più che diffondersi sull'emblema con la famigliola pastellata, sempre uguale a se stesso - merita di essere segnalato che questa è l'unica lista ad avere raccolto le firme per partecipare alle elezioni regionali: tutte le altre, infatti, si sono presentate in forza delle esenzioni che la legge regionale riconosce (direttamente o attraverso la dichiarazione di un capogruppo consiliare). Lo sforzo messo in campo per partecipare alle elezioni, di per sé, merita rispetto.

giovedì 9 maggio 2019

Regionali Piemonte, no confermato per Destre unite - CasaPound - Azzurri italiani

Il verdetto ora è definitivo: le elezioni regionali in Piemonte si terranno regolarmente il 26 maggio e parteciperanno 14 liste. Proprio poco fa, infatti, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della lista Destre Unite - CasaPound - Azzurri italiani, presentato lunedì da Massimiliano Panero, segretario nazionale di Destre unite e candidato alla presidenza della Regione. 
Nell'impugnare le varie sentenze del Tar Torino che avevano confermato l'esclusione delle liste circoscrizionali in tutte le province del Piemonte (tranne Verbano-Cusio-Ossola e Cuneo), essendosi negato che il simbolo composito delle tre forze politiche potesse finire sulle schede senza aver completato la raccolta firme, Panero e il suo avvocato Augusto Sinagra (docente di Diritto dell'Unione europea all'Università di Roma "la Sapienza", nonché candidato di Destre Unite - CasaPound alle europee nella circoscrizione Centro) hanno lamentato - da parte del Tar - addirittura la violazione della legge regionale n. 21/2009 in materia di esenzione dall'onere di raccolta firme per le elezioni regionali. 
In particolare, si contestava ancora l'interpretazione in base alla quale Gilberto Pichetto Fratin, candidato presidente della coalizione di centrodestra del 2014, eletto come "miglior perdente", non dovesse considerarsi espressione delle singole liste che facevano parte della coalizione (come appunto Destre unite e Azzurri italiani) e, dunque, queste non potessero dire di aver ottenuto un eletto. Da una parte si ribadiva che Pichetto non era stato eletto nel "listino" regionale, ma per attribuzione del seggio riservato all'ultimo "resto" delle liste provinciali collegate: non a caso, quando il candidato presidente sconfitto era diventato senatore, al suo posto era entrato "il primo degli esclusi delle liste regionali in base, appunto, al calcolo dei 'resti'". Dall'altra parte, Panero e Sinagra negano che la legge regionale possa davvero collegare la concessione dell'esenzione a una "significativa rappresentatività" della lista che la rivendica, se non altro perché l'ipotesi sub c) consente a un partito rappresentato da un gruppo in consiglio regionale di "trasmettere" l'esenzione a una diversa lista, anche non rappresentata in consiglio (e il ricorrente fa l'esempio della "ben modesta Lista civica indicata come 'Si Tav, Si Lavoro, per il Piemonte' per la quale è del tutto da escludere il raggiungimento di qualsivoglia quorum minimo in termini di voti). 
In effetti la valutazione del Tar sulla "infima rappresentatività" non era affatto una "preventiva valutazione (o accertamento) in ordine alla rappresentatività in termini di voti della lista collegata", ma si riferiva alla scarsa capacità della stessa lista di incidere sul risultato precedente, cosa che non avrebbe consentito a Destre unite e Azzurri italiani di sostenere di aver concretamente contribuito all'elezione di Pichetto. Mancando nella legge nazionale e in quella regionale la previsione di un quorum per ciascuna Lista all'interno della coalizione, Panero e Sinagra erano convinti che "'resto' dopo 'resto', anche una lista in coalizione che risult[asse], all'esito delle consultazioni, di 'infima rappresentatività' [potesse] sempre potenzialmente conseguire l’obiettivo di vedere eletto uno dei suoi candidati". Uno scenario, peraltro, che si sarebbe verificato solo al venir meno di tutti gli altri candidati delle liste con cifra elettorale maggiore, uno scenario oggettivamente piuttosto improbabile (pur se configurabile in astratto).
Nel ricorso, insomma si legge che non può applicarsi l'esenzione solo a chi ha conseguito il seggio "in proprio", perché quel seggio riservato al candidato presidente "non può non essere riferito a ciascuna delle singole liste tra di loro collegate e costituenti un unicum con il 'Centrodestra per Pichetto'", visto che la legge elettorale fa sempre riferimento al "gruppo di liste" (anche se di norma quest'espressione si riferisce al complesso delle liste provinciali distinte dallo stesso contrassegno). Da ultimo non si potrebbe contestare la mancanza di un "documentato e persistente collegamento con la coalizione" del 2014 delle singole liste, perché la coalizione di allora si è smembrata da più parti e alcuni gruppi politici avrebbero fatto perdere le loro tracce (Pensionati, Verdi-Verdi e Lista civica per il Piemonte), dunque nessuno potrebbe rivendicare la continuità; di più, per Panero e Sinagra, "nessuna norma elettorale impone di documentare il persistente collegamento tra le diverse liste, o con i propri eletti, altrimenti esisterebbe il vincolo di mandato" e dovrebbero considerarsi le elezioni come "un film in movimento", quando invece sono "la fotografia di un dato momento storico".
Per i giudici di Palazzo Spada, invece, il ragionamento del Tar era corretto. Se l'istituto della raccolta firme deve servire a garantire la rappresentatività delle liste, esonerare determinati soggetti dalla raccolta avrebbe lo scopo di semplificare le procedure elettorali venendo incontro alle forze politiche che "hanno dimostrato – in modo concreto – di disporre di tale requisito", attraverso l'elezione di un proprio candidato. Visto che però l'esonero appare come eccezione alla regola della raccolta firme, per il giudice amministrativo di primo e di secondo grado occorre attenersi a un'interpretazione restrittiva del testo.
In particolare, la disposizione si riferisce espressamente a partiti o gruppi politici Chi ha vinto presentato candidatura e con un proprio contrassegno e abbiamo ottenuto almeno un eletto, quindi in questa limitata ipotesi occorre che il contrassegno per il quale si richiede l'esenzione sia riferito "ai soli soggetti che hanno ottenuto l’elezione di un proprio candidato", cosa che Destre unite e Azzurri Italiani nel 2014 non avevano ottenuto. Non avrebbe pregio, secondo il Consiglio di Stato, la disparità di trattamento ingiusta lamentata da Panero rispetto alla possibilità per un gruppo consigliare uscente di esentare dalla raccolta firme una lista esterna, presumibilmente di scarsa consistenza: però i magistrati spiegano ben poco, limitandosi a dire che "in quel caso sopperisce la dichiarazione di collegamento con gruppi consiliari già presenti in Consiglio Comunale al momento della convocazione dei comizi elettorali" (certo il collegio intendeva dire "consiglio regionale", ma la fretta e la sovrapposizione di questo caso con molti altri legati ad elezioni amministrative non hanno certo aiutato). Una spiegazione, questa, piuttosto apodittica e ben poco utile: forse era un modo per dire che c'è comunque a monte la rappresentatività del gruppo consiliare che in qualche modo fa da garanzia, ma sarebbe stato meglio dirlo a chiare lettere.
La stessa osservazione fatta nel ricorso sulla possibilità che, nel corso del tempo, le proiezioni elettorali o si sfaldino come è avvenuto in questo caso, viene addirittura utilizzata contro il ricorrente, sottolineando che "solo due soggetti tra i tre a cui è riconducibile il contrassegno hanno partecipato alla precedente elezione conseguendo – mediante la coalizione – un seggio", sostanzialmente lasciando intuire che sulla carta Destre unite e Azzurri italiani avrebbero anche potuto rivendicare la precedente conquista di un seggio, ma la presenza estranea di CasaPound avrebbe fatto venir meno il beneficio dell'esenzione (quando, tutt'al più, in riferimento alla mutevolezza delle posizioni avrebbe potuto far pensare che nessun brandello dell'antica coalizione avrebbe potuto intestarsi l'elezione in consiglio del candidato presidente).
La sentenza di oggi rappresenta l'ultimo atto della battaglia legale che precede le elezioni regionali piemontesi. L'esito era piuttosto prevedibile dagli studiosi per varie ragioni; nonostante questo, si deve ammettere che sotto certi profili era lecito aspettarsi di più dei giudici di Palazzo Spada, soprattutto due punti appaiono, come si è visto, carenti nelle spiegazioni o poco lineari sul piano logico. Questa, almeno, è la conclusione che si può trarre attenendosi al testo della sentenza; probabilmente c'è anche un sottotesto, un dato per scontato, ma non è mai opportuno, men che meno in materia elettorale.

venerdì 3 maggio 2019

Piemonte, Destre unite non può correre alle regionali senza firme. Anche se...

Il risultato finale cui ciascun aspirante presentatore di liste aspira è, ovviamente, la vittoria o almeno l'elezione di un rappresentante; per arrivarci, tuttavia, è necessario riuscire a partecipare. Lo si dovrebbe fare raccogliendo le firme, ma è ben noto che i partiti maggiori nel corso del tempo hanno introdotto varie fattispecie di esonero che - al di là di certi periodi - hanno finito per ampliarsi, per l'opera del legislatore (e dei partiti che vi sono rappresentati) o per l'interpretazione degli uffici elettorali chiamati via via a esprimersi. Sotto quest'ultimo profilo, si è già visto come queste le elezioni europee abbiano visto una vera esplosione delle liste ritenute esenti dall'onere di raccogliere le firme grazie al collegamento - reso esplicito da un contrassegno composito - con un partito europeo o (soprattutto) con un partito nazionale che abbia eletto un suo rappresentante al parlamento europeo. 
Se delle elezioni europee rileva ora soltanto la campagna elettorale, la battaglia per le esenzioni si è spostata sul terreno delle regionali, in particolare di quelle del Piemonte, che si svolgeranno sempre il 26 maggio (assieme al turno più nutrito di amministrative). Se ne parla oggi perché da poche ore il Tar di Torino si è espresso sui ricorsi presentati dal piemontese Massimiliano Panero, leader di Destre unite, formazione nata nel 2014 che già riuscirà a partecipare alle europee, con liste condivise con CasaPound, grazie all'affiliazione al partito europeo Aemn; questa volta, Destre unite ha cercato di presentare liste alle regionali del Piemonte assieme ancora a CasaPound e alla forza politica locale Azzurri italiani, anche in questo caso senza presentare nessuna firma (anzi, giusto un paio). Il giudice amministrativo, tuttavia, gli ha dato torto, respingendo i ricorsi.

La legge piemontese (solo) sulle esenzioni e l'interpretazione di Panero

Ma sulla base di cosa Panero e gli altri vorrebbero concorrere alle elezioni senza firme? Per capirlo bisogna prestare attenzione al contenuto della legge regionale n. 21/2009, che il consiglio regionale ha approvato per regolare soltanto la fattispecie dell'esenzione dalla raccolta di sottoscrizioni. Quella legge, in particolare, prevede che possano partecipare senza firme tre specie di candidature: a) "liste di partiti o gruppi politici che hanno presentato candidature con un proprio contrassegno e che hanno conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni nelle circoscrizioni elettorali ricomprese nel territorio nazionale per il Parlamento europeo o per il Parlamento nazionale o per il Consiglio regionale del Piemonte"; b) "liste contraddistinte da contrassegno singolo o composito che sia espressione di partiti o movimenti rappresentati da gruppi consiliari già presenti in Consiglio regionale al momento della convocazione dei comizi elettorali"; oppure, in alternativa all'ipotesi appena vista, c) "liste contraddistinte da contrassegno singolo o composito che abbiano ottenuto una dichiarazione di collegamento con gruppi consiliari già presenti in Consiglio regionale al momento della convocazione dei comizi elettorali. La dichiarazione di collegamento è conferita dal Presidente del gruppo consiliare, informata la Conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari, per una sola lista e può essere effettuata anche a favore di lista con denominazione diversa da quella del gruppo consiliare di collegamento".
Nel corso del tempo la disciplina non ha mancato di destare perplessità, soprattutto da parte di chi lamentava come un partito che fosse stato presente tanto in consiglio regionale (con un gruppo) quanto in Parlamento avrebbe potuto esentare sé stesso in base all'ipotesi sub a) e anche un altro partito non presente in consiglio (magari nuovo o piccolo), concedendogli la dichiarazione di collegamento prevista dall'ipotesi sub c), senza nemmeno che quella forza politica debba mostrare quel collegamento all'interno del simbolo. Chi difende la legge piemontese (peraltro "copiata" nel corso del tempo da altre regioni, non necessariamente nel modo migliore) nota che le ipotesi di esonero previste, comunque non irragionevoli, ampliano la partecipazione a fronte - e questo in effetti è vero - di una procedura di raccolta firme ampiamente antiquata e molto onerosa, in termini di sforzi e di risorse da impiegare, soprattutto per le forze minori (mentre i partiti maggiori, che avrebbero i mezzi, da anni si guardano bene dal raccogliere le firme in regione o lo fanno in modo a dir poco discutibile...).
Tornando a Panero, lui nel ricorso ricordava come tanto Destre unite quanto Azzurri italiani (che pure in quell'occasione aveva un emblema diverso da quello che oggi è ospitato nel contrassegno depositato con le liste; peraltro allora la corsa era stata resa possibile grazie a Grande Sud) avevano partecipato alle elezioni regionali del 2014 all'interno della coalizione di centrodestra (assieme a Forza Italia, alla Lega Nord, ai Pensionati, ai Verdi-Verdi e alla lista Civica per il Piemonte) a sostegno del candidato presidente Gilberto Pichetto Fratin, dunque anche le loro liste provinciali erano collegate alla lista regionale Centrodestra per Pichetto.
Classificatasi seconda, la coalizione ha eletto come consigliere lo stesso Pichetto (in qualità di "miglior perdente"), sottraendo un seggio a quelli conquistati dalla Lega Nord. In seguito, Pichetto era diventato capogruppo di Fi e Destre unite aveva continuato a collaborare con lui, mentre il partito di Panero aveva - proprio in ragione della partecipazione a quel voto regionale - chiesto l'iscrizione al Registro nazionale dei partiti politici, ottenendola a maggio del 2015 essendo stato considerato tra i partiti che avevano eletto almeno un candidato alle ultime politiche, europee o - appunto - regionali. A suo dire, il seggio di Pichetto non sarebbe stato conseguito dalla lista regionale, ma dalla coalizione di (gruppi di) liste circoscrizionali, dunque dell'insieme delle liste: anche Destre unite e Azzurri italiani, insomma, avrebbero eletto Pichetto e, sulla base di ciò, avrebbero pieno diritto all'esenzione dalla raccolta firme.

Il verdetto negativo del Tar

Questa tesi sarebbe stata accolta dagli uffici elettorali circoscrizionali di Cuneo e Verbania, mentre gli altri l'hanno respinta, sostenendo che il seggio di Pichetto non era da attribuire alla coalizione, ma alla lista regionale, che è un soggetto giuridico distinto: nessuna delle liste che facevano parte della coalizione, dunque, poteva dire che l'eletto fosse suo. Panero, evidentemente in disaccordo con quell'esito, aveva fatto ricorso al Tar, facendo valere gli argomenti visti sopra (e anche altri a loro sostegno).
Il collegio del tribunale amministrativo, tuttavia, ha confermato l'esclusione della lista nelle province interessate dai ricorsi. Per l'organo, infatti, è dirimente un'osservazione fatta dall'Ufficio centrale regionale del Piemonte: "la ratio della legge regionale è quella di esonerare dalla raccolta delle firme i partiti o gruppi politici che hanno una significativa rappresentatività" e questa "verrebbe totalmente contraddetta da un'interpretazione diversa che accordi a singole componenti minoritarie della coalizione il beneficio della procedura senza firme”. Né i movimenti riuniti nella lista ricorrente potrebbero vantare quella "significativa rappresentatività", avendo ottenuto insieme alle regionali del 2014 lo 0,35%.
Al di là delle considerazioni sulla ratio - in parte discutibili, nel momento in cui non considerano che una forza politica, in base all'art. 1, comma 1, lettera c) della l.r. n. 21/2009, può ottenere il beneficio dell'esenzione pur non avendo alcuna rappresentatività, ma sfruttando la rappresentatività altrui - il Tar prosegue il proprio ragionamento sul piano logico: per i giudici l'art. 1, comma 1 lett. a) invocato da Panero è (al pari delle altre ipotesi di esenzione) "una deroga al principio generale che subordina la presentazione delle liste di candidati alla sottoscrizione di un dato numero di elettori": in quanto disposizione eccezionale, essa dev'essere "interpretata e applicata restrittivamente e quindi riferita esclusivamente a liste che abbiano per così dire 'in proprio' conseguito un seggio", diversamente si attribuirebbe il beneficio anche a liste "dotate di infima rappresentatività", per il solo fatto di essere parte di una coalizione che ha ottenuto almeno un seggio.
Le decisioni-fotocopia del Tar di oggi, dunque, sbarrano la strada elettorale al cartello Destre unite - CasaPound - Azzurri italiani, facendo decadere anche le due liste ammesse a Cuneo e Verbania: la mancata ammissione delle liste circoscrizionali in almeno metà delle province, infatti, non consente al gruppo di liste di correre e finire sulla scheda. Una decisione, quella del collegio, che non può piacere a Max Pajero: secondo lui, quella dei giudici è "una mera interpretazione poiché ovviamente la legge regionale non dice questo in alcun suo punto. Parla di conseguimento di un seggio e, come ampiamente dimostrato, i partiti della coalizione avevano conseguito tutti insieme, sulla base dei voti della quota proporzionale delle liste, il seggio poi riservato al candidato presidente. La surroga successiva ne è stata una testimonianza chiara: all’atto delle dimissioni di Pichetto il surrogante non proveniva dal cosiddetto listino regionale, ma dal primo resto utile delle forze della coalizione. Difficile non essere tentati dal considerare la sentenza una sentenza politica! Mentre per tutte le altre liste le norme vengono intese sempre nel senso più ampio (consentendo ad esempio alla civica Sì Tav, sì lavoro, per il Piemonte, pur priva di alcuna confermata rappresentatività politica, di correre in esenzione grazie ad un’esenzione addirittura 'trasferita' dalla Lega) nel nostro caso si esplicita in sentenza la volontà di applicarle in senso restrittivo. Quanto la presenza di CasaPound all’interno del nostro simbolo congiunto può aver pesato?”
Le motivazioni date dai giudici possono essere  in parte condivisibili (se non altro perché un eletto dovrebbe poter esentare solo un soggetto e non più di uno, come potrebbe accadere con un candidato presidente eletto nei confronti di tutte le liste di una coalizione), ma di certo alla base ci sono due problemi di fondo. Innanzitutto appare incredibile la differenza di interpretazione data al testo normativo, per cui - esattamente alle stesse condizioni - la lista era stata ammessa da due uffici elettorali e da altri no, così come alle europee capita che una lista - quella del Ppa - Popolo partite Iva - sia stata ammessa nella circoscrizione Nord-Est e ricusata nelle altre esattamente sulla base delle stesse condizioni; in quest'ultimo caso, peraltro, la lista correrà comunque in quell'unica circoscrizione, mentre in Piemonte (come si è detto) la presenza del cartello guidato da Destre unite sarebbe troppo esigua in base a quanto richiesto dalla legge nazionale. Ancor più a monte, tuttavia, occorre ragionare seriamente su tutto ciò che è previsto in materia di raccolta firme e di esenzioni: se, a detta di molti, oggi raccogliere in modo del tutto regolare il numero di sottoscrizioni richieste è particolarmente difficile, se non impossibile in certe competizioni elettorali (europee e regionali), motivo per cui si è scatenata nel corso degli anni una "corsa all'esenzione" che ha scatenato molte proteste, è il momento di fare qualcosa. Se il radicamento dei partiti (tutti!) appartiene ormai al passato, è molto meglio chiedere a tutti i soggetti interessati un numero ragionevole di firme, che a quel punto sarebbe anche più facile da controllare, usando lo stesso metro di giudizio per tutti: in quel modo, forse, non si creerebbe più il bisogno di adempiere all'obbligo di raccolta firme commettendo irregolarità e si smetterebbe di cercare scorciatoie che a volte la legge consente e, inevitabilmente, favoriscono alcuni più di altri.