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martedì 19 maggio 2026

Venezia, simboli e curiosità sulla scheda

In Veneto un solo capoluogo di provincia è chiamato a rinnovare la propria amministrazione il 24 e 25 maggio, ma è di particolare peso specifico: si tratta infatti del capoluogo di regione, Venezia. Dopo due mandati piucchepieni da sindaco di Luigi Brugnaro, il comune si prepara necessariamente a cambiare guida.
A contendersi il ruolo più rilevante dell'amministrazione veneziana saranno ben otto persone, sostenute in tutto da 20 liste. Si tratta di un numero rilevante: cinque anni e mezzo fa - a dispetto del numero di firme da raccogliere significativamente ridotto - i simboli sulla scheda furono 18 (ma gli aspiranti sindaci erano uno di più, nove); nel 2015, però, le liste erano state 23, presentate in appoggio anche in quel caso a 9 candidati alla carica di sindaco.
   
* * *
 

Pierangelo Del Zotto

1) Prima il Veneto.

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Pierangelo Del Zotto, commercialista veneziano di lungo corso, esperto in revisione contabile, assessore al bilancio per alcuni anni della giunta provinciale veneziana di Francesca Zaccariotto (2009-2013), già militante leghista. Questa volta Del Zotto si candida sostenuto dalla lista Prima il Veneto. (con il punto che fa parte del nome, quasi a non ammettere repliche o eccezioni, con fermezza); si tratta dell'associazione fondata dagli espulsi dalla Lega/Liga nel 2013, quando segretario nazionale era Flavio Tosi. Il simbolo pone il nome blu scuro su uno sfondo verde sfumato radicale su cui si staglia la sagoma della regione, di colore giallo come il leone di San Marco con l'Evangeliario aperto; il cerchio è bordato da una circonferenza discontinua verde, che ricorda un po' quella di Prima il Nord! di Diego Volpe Pasini.
 

Luigi Corò

2) Futuro per Venezia Mestre

Si presenta sostenuto da una sola lista anche Luigi Corò, già assessore a Mirano (e candidato sindaco a Mira nel 2022), presidente del Cmp (Comitato Marco Polo) a difesa del cittadino e persona nota per varie campagne contro il degrado della città. La sua lista, inattesa anche dai media (ma presentata per prima), è Futuro per Venezia Mestre: il nome (bianco e giallo su fondo blu con un elemento tricolore) richiama in qualche modo il partito Futuro nazionale, fondato da Roberto Vannacci, al quale Corò e vari candidati sembrano aderire (al pari dell'autenticatore delle firme, Stefano Valdegamberi). Formalmente, però, la lista è civica, con caratteri diversi da quelli di Fn, così come sono lievemente diverse le tinte (il blu e il giallo sono più scuri) ed è diverso il tricolore (una striscia leggermente ondulata e nessun riferimento nominale al candidato sindaco o al progetto vannacciano (che, non essendosi ancora strutturato come partito, formalmente non corre alle elezioni).
 

Simone Venturini

3) Fratelli d'Italia

La terza candidatura, in ordine di estrazione, è quella di Simone Venturini, 38 anni, tre consiliature alle spalle, una da consigliere (2010-2015, eletto con l'Udc a sostegno del centrosinistra) e due da assessore delle giunte Brugnaro. Potrà contare sul sostegno di sei liste, quasi tutte riconducibili al centrodestra. La prima sorteggiata è quella di Fratelli d'Italia, che a Venezia presenta il suo contrassegno elettorale varato ufficialmente alle europee del 2024 (al di là di qualche esperimento condotto in precedenza), con il nome del partito in alto, il riferimento alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al centro (entrambi su fondo blu) e - sotto una striscetta tricolore - la fiamma tricolore con base rettilinea. Capolista è il filosofo Stefano Zecchi, nel 2020 candidato sindaco per il Partito dei Veneti; Fdi parte dal 6,56% di cinque anni e mezzo fa.

4) Partito dei Veneti

La seconda formazione che costituisce la compagine a favore di Venturini è proprio il Partito dei Veneti, presenza già incontrata più volte nelle elezioni di vario livello (comunali e regionali) celebrate sul territorio regionale a partire dalla sua fondazione (nel 2019), anche se spesso ha corso in solitaria, con propri candidati sindaci o presidenti. Il simbolo, intatto, ripropone il leone marciano giallo del tempo di pace (con il libro dei Vangeli aperto e tenuto con la zampa dal leone alato, ma senza la scritta "Paxe") su fondo rosso in alto e il nome bianco e giallo su fondo blu in basso. 
 

5) Unione di centro

Fa parte della coalizione a sostegno di Venturini anche l'Unione di centro, confermando - come nel 2020 - il proprio posizionamento all'interno del centrodestra (mentre nel 2015, come detto, aveva sostenuto il candidato di centrosinistra Giorgio Orsoni). Il simbolo impiegato è quello uffudc naziciale nazionale: l'unica piccola - ma significativa - modifica è l'eliminazione della parola "Italia" nel segmento rosso superiore, sostituita con il riferimento alla città lagunare, senza che sia citato invece l'aspirante sindaco all'interno del contrassegno.
 

6) Simone Venturini sindaco

Per la precisione, l'unica lista della coalizione che appoggia Venturini a contenere un riferimento al candidato sindaco è proprio la civica più vicina all'assessore uscente e aspirante primo cittadino, Simone Venturini sindaco. Il magenta - che insieme al giallo, scelto come colore "ispirato da serenità, gioia e luce", tinge una parte del cerchio, in particolare il segmento entro il quale è inserita la parola "sindaco" - ricorda molto il colore che aveva caratterizzato le campagne elettorali (vittoriose) di Luigi Brugnaro, su scelta di Mauro Ferrari e Paolo Bettio, nonché il simbolo di Coraggio Italia. E non a caso vari candidati di questa nuova lista erano già presenti nella civica Luigi Brugnaro sindaco. Incidentalmente si nota che tra le forze politiche a sostegno di Venturini, pur senza spendere il simbolo, c'è anche Azione.
 

7) Lega

Se nel 2020 la lista Brugnaro aveva superato il 30%, la seconda formazione più votata della coalizione vincitrice (con il 12,37%) era stata la Lega. Il contrassegno schierato è esattamente identico a quello impiegato cinque anni e mezzo fa, con il riferimento nominale (a sinistra) e grafico (a destra) alla Liga Veneta: il Leone di San Marco in tempo di pace, colorato di giallo (tipico del simbolo storico della Liga), convive con il léon da guèra collocato sullo scudo di Alberto da Giussano. Nel segmento inferiore blu, proprio come nel 2020, c'è solo il cognome di Matteo Salvini, senza altri riferimenti locali. 
 

8) Forza Italia

La coalizione a trazione centrodestra che appoggia la candidatura di Venturini si completa con la lista di Forza Italia, partito che negli ultimi due appuntamenti elettorali ammnistrativi veneziani è parso in difficoltà (3,77% nel 2015, 2,72% nel 2020). Fi conferma comunque la sua presenza, con il simbolo che nella parte prevalente (superiore, a fondo bianco) mantiene la bandierina tricolore di Cesare Priori (questa volta raffigurata per intero, non priva della parte superiore come nel 2020), il cognome di Silvio Berlusconi e il riferimento al Ppe; nel segmento inferiore blu c'è invece il riferimento al comune di Venezia, un po' meno compresso rispetto alla parte superiore del contrassegno.
 

Michele Boldrin

9) Ora!

La quarta candidatura, secondo l'ordine del sorteggio, è quella di Michele Boldrin, economista, docente presso la Washington University in St. Louis e segretario di Ora!, il partito promosso con Alberto Forchielli. Si tratta dell'uscita più rilevante finora per questa forza politica (dopo le suppletive nel collegio di Padova - Selvazzano Dentro dello scorso marzo): il simbolo del partito - "il nome 'ORA!' e, a ciascun lato, tre semicerchi di arco e spessore progressivamente crescenti verso l’esterno, di colore nero su sfondo giallo" - è integrato con il riferimento a Venezia e, in basso, un segmento blu sfumato con l'espressione "Michele Boldrin sindaco", con il cognome del candidato in evidenza. 
 

Roberto Agirmo

10) Resistere Veneto

Quinto aspirante alla carica di sindaco è Roberto Agirmo, imprenditore turistico, candidato sindaco a Marcon nel 2017 per Indipendenza Noi Veneto (soggetto di cui era tra i promotori; si era proposto pure alle regionali del 2015 nella circoscrizione di Venezia). Lo sostiene la lista Resistere Veneto, per cui lo stesso Agirmo era candidato consigliere alle ultime regionali. Il simbolo è lo stesso di pochi mesi fa, quando l'aspirante presidente della regione era il medico Riccardo Szumski, che in questo caso è il capolista: per questo, nel contrassegno a fondo rosso e blu, che nella parte superiore contiene il leone di San Marco raffigurato "in moléca" (o "moéca") - cioè accovacciato e in posizione frontale, con le ali a ventaglio - non suona troppo strano che appaia il nome del capolista e non del candidato sindaco, peraltro dell'unica lista che lo appoggia.
 

Claudio Vernier

11) Città vive

Come sesto candidato il sorteggio ha indicato Claudio Vernier, anch'egli imprenditore (è titolare del Caffè al Todaro), in passato presidente dell'associazione piazza San Marco. Anche lui è appoggiato da una sola lista, Città vive, qualificata - così si legge su VeneziaToday - come che raccoglie diversi attivisti veneziani, e che si descrive come . "forza civica composta da cittadini indipendenti che già si sono dati da fare con associazionismo e volontariato", "libera dai partiti e dalle ideologie". Il simbolo infatti non ha alcuna connotazione politica: la parte superiore, che contiene il nome del candidato, è di colore blu chiaro sfumato, mentre quella inferiore (separata dall'altra da un elemento bianco curvilineo, che sembra dividere il cielo dal mare), contiene la denominazione - su due righe, con la parola "vive" in evidenza e il puntino della "i" verde - su fondo viola (in qualche modo il colore e il carattere ricorda le grafiche di Volt, che - salvo errore - ha partecipato all'elaborazione del programma).
 

Andrea Martella

12) Pace salute lavoro

Il settimo aspirante sindaco è Andrea Martella, senatore dem, sostenuto dal centrosinistra in versione "campo larghissimo" (anche se in effetti, come si è visto, manca qualche pezzo). Quella che appoggia Martella è la coalizione più nutrita, formata da sette liste. La prima, in ordine di sorteggio, è Pace Salute Lavoro, la stessa vista nella coalizione di centrosinistra alle ultime regionali venete; proprio come allora, alla lista concorre in modo visibile il Partito della rifondazione comunista, il cui simbolo figura su fondo verde nella parte inferiore del cerchio, mentre la parte superiore - rigorosamente rossa - contiene il nome scelto per la formazione elettorale.

13) Partito democratico

La seconda lista che appoggia Martella è quella espressione della sua stessa formazione politica, vale a dire il Partito democratico. Se nel 2015 il Pd aveva presentato il suo simbolo ufficiale senza alcuna altra aggiunta, questa volta come cinque anni e mezzo fa è stato inserito il riferimento al candidato sindaco (anchde allora espresso dai dem); se però per Pier Paolo Baretta il segmento circolare inferiore era di colore verde (il Pd aveva superato il 19%), in questo caso per Martella quella parte di sfondo si tinge di rosso (una scelta cromatica più in linea con il percorso politico dello stesso Martella).
 

14) Terra e Acqua 2026

Tra le liste su cui Martella potrà contare c'è anche Terra e Acqua 2026, aggiornamento di Terra e Acqua 2020 vista alle precedenti elezioni comunali a sostegno della candidatura di Marco Gasparinetti, ancora impegnato presso la Commissione europea; questa volta Gasparinetti - eletto nel 2020 in consiglio - è capolista e la sua formazione ha scelto di aderire al "campo larghissimo" e di sostenere il suo candidato. Il simbolo è praticamente identico a quello impiegato cinque anni e mezzo fa: nel cerchio dominano i confini veneziani di terra ed acqua, con gli elementi indicati in verde e in blu; ci sono ancora tre punti di posizione che corrispondono a Venezia, Mestre e Marghera; è stato aggiornato solamente l'anno.
  

15) MoVimento 5 Stelle

Trattandosi di "campo larghissimo", alla coalizione appartiene anche il MoVimento 5 Stelle, che nelle tre precedenti elezioni comunali aveva sostenuto da solo propri candidati; l'ultima, Sara Visman, diventata consigliera anch'ella nel 2020 (la lista sfiorò il 4%), è ora la capolista. Il simbolo è l'ultima versione dell'emblema del M5S, con il riferimento al 2050 come anno della neutralità climatica (cinque anni e mezzo fa c'era il sito Ilblogdellestelle.it); il nucleo grafico del contrassegno, però, è rimasto intatto rispetto alle partecipazioni elettorali precedenti.
 

16) Venezia è tua

Faceva già parte della coalizione che nel 2020 aveva appoggiato la candidatura di Baretta la lista Venezia è tua, allora promossa da +Europa, Italia viva e Partito socialista italiano. Guidata dall'ex sindaco Ugo Bergamo, questa volta si qualifica semplicemente come "movimento civico". Il contrassegno questa volta non contiene nessun simbolo di partito, ma si fonda semplicemente su due colori: rosso (un tempo amaranto) e bianco, con il secondo che tinge una sorta di cuore che contiene il concetto centrale del nome ("è tua", nel 2020 collocato al di fuori, insieme al riferimento alla città). 
 

17) Venezia riformista

I simboli dei partiti citati prima, presenti all'interno della lista Venezia è tua nel 2020, si trovano piuttosto nel simbolo di Venezia riformista, formazione che mostra qualche parentela grafica - oltre che politica - con Uniti per Manildo presidente, vista alle scorse regionali. Il nome e la campitura sfumata blu-fucsia della parte superiore rimandano direttamente al progetto di Casa riformista, promosso da Italia viva ma aperto alle forze che condividono quell'area politica: non a caso, al centro si trovano le miniature di Avanti (il progetto elettorale del Psi), Iv, +Europa e anche di Radicali Venezia. Da segnalare la dicitura nella parte inferiore: "La politica dell'uguaglianza". 
 

18) Alleanza Verdi e Sinistra

Completa la coalizione del "campo larghissimo" schierata a favore di Andrea Martella la lista di Alleanza Verdi e Sinistra, che trova il suo antecedente nella lista Verde progressista che sostenne Baretta cinque anni e mezzo fa: Il capolista, l'ex parlamentare e assessore Gianfranco Bettin, era stato tra i promotori della lista alle scorse elezioni amministrative (il 4.93% aveva portato un consigliere eletto). Il simbolo utilizzato in quest'occasione è lo stesso coniato in vista delle elezioni politiche del 2022 - e ripresentato identico in occasione delle europee di due anni fa - senza alcuna variazione. 
 

Giovanni Martini detto Andrea

19) Tutta la Città insieme!

Ultimo aspirante sindaco in questa tornata elettorale veneziana è Giovanni "Andrea" Martini, candidato anche nel 2020 al di fuori delle coalizioni principali (fu eletto in consiglio) ed ex presidente della municipalità Murano-Burano (2010-2015). Come all'appuntamento precedente, si presenta sostenuto da due liste, la prima delle quali aveva già concorso alle ultime elezioni: Tutta la Città insieme!, formazione civica, mantiene identico il suo simbolo che, su fondo bianco bordato di rosso, presenta l'impronta multicolore di una mano sulla quale sembrano vedersi altre mani (con il nome della lista sul palmo eil riferimento al candidato subito al di sotto).  
 

20) ABC Ambiente Bene Comune

La seconda lista presentata in appoggio a Martini è ABC Ambiente Bene Comune, anch'essa in qualche modo in continuità con la candidatura precedente: nel 2020, infatti, la seconda lista era Per Mestre e Venezia - Ecologia e solidarietà, aveva dunque una sensibilità ambientalista e soprattutto tra i promotori c'era l'ex parlamentare Michele Boato; lui figura anche questa volta nel simbolo, il cui elemento dominante è un cuore verde che reca al centro la sagoma bianca di una bicicletta, richiamo di una mobilità lenta e sostenibile.
 

martedì 15 settembre 2020

Venezia, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Nel nostro viaggio fra le città chiamate a rinnovare l’amministrazione comunale domenica e lunedì prossimi, non potevamo trascurare la più popolosa di esse. Parliamo di Venezia, con l’uscente Luigi Brugnaro (primo sindaco di centrodestra da quando vige l’elezione diretta) che vede contendersi la fascia tricolore da altri sette candidati, per un totale di 18 liste in campo. Sono chiamate al voto, conseguentemente, anche le sei municipalità (circoscrizioni) di cui si compone la città, ma lì il quadro è molto più scarno: sette o otto liste, tutte a sostegno delle sole due coalizioni di centrodestra o centrosinistra. 
Tornando al quadro delle elezioni "principali", i lettori noteranno una presenza diffusa di liste civiche: non potrebbe essere diversamente per un contesto come Venezia. È difficile, per i #drogatidipolitica categoria superior, non rievocare il ricordo della gloriosa lista Terraferma, la civica che ottenne i suoi primi seggi in consiglio comunale già negli anni Sessanta (dal 1964 in poi), andando a configurarsi come un caso-scuola di civismo ante litteram, in piena epoca del dominio dei partiti di massa, e contribuendo a plasmare e condizionare il sistema politico cittadino per i successivi decenni. Passiamo ora ad analizzare i 18 simboli che compariranno sulla scheda, rispettando come sempre l’ordine con il quale sono stati sorteggiati.

Stefano Zecchi

1) PARTITO DEI VENETI

Al primo posto (ri)troviamo il Partito dei Veneti, che - come abbiamo visto - ha riunito sotto un'unica sigla una serie di movimenti indipendentisti, con l'obiettivo di ottenere rappresentanza in consiglio regionale. Ma il Pdv ha scelto di concorrere anche per la conquista del comune capoluogo, proponendo come sindaco il filosofo e scrittore Stefano Zecchi, conosciuto per le sue frequenti apparizioni televisive in qualità di opinionista. Il simbolo del partito, pertanto, viene ridimensionato per dare risalto al nome del candidato sindaco, nella speranza che la notorietà dello stesso possa far presa sull'elettorato.
 

Alessandro Busetto

2) PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Abbastanza in alto a sinistra (come probabilmente i suoi esponenti desideravano), ecco il Partito comunista dei lavoratori, che - ormai lacerato da fuoriuscite e risultati elettorali magri, nonché dalla concorrenza con altri partiti comunisti - negli ultimi anni ha centellinato la propria presenza sulle schede. Come cinque anni fa, il candidato sindaco è il sindacalista Alessandro Busetto, che si presenta per "rappresentare gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, nativi e migranti, e delle masse popolari ed oppresse". Abbandonata la deludente esperienza della "Sinistra rivoluzionaria" del 2018, il simbolo del Pcl rimane lo stesso, con la falce e martello sotto il globo azzurro, a testimoniare la vocazione trotzkista e internazionalista.

Giovanni Andrea Martini

3) PER MESTRE E VENEZIA - ECOLOGIA E SOLIDARIETà

Scorrendo ancora, troviamo la mini-coalizione di Giovanni Andrea Martini, presidente uscente della municipalità Murano-Burano, eletto nel 2015 con il centrosinistra. Dopo aver annunciato la sua candidatura a gennaio, Martini è entrato in polemica con il Pd, abbandonandolo e costruendo una coalizione autonoma composta da due liste. Il simbolo di Per Mestre e Venezia - ecologia e solidarietà - formazione di area ambientalista tra i cui promotori non possiamo non notare Michele Boato (storico esponente verde, nonché ex parlamentare, come il fratello Marco) - presenta un cuore rosso sul quale "Mestre e Venezia" si stagliano in una formula un po' azzardata sia per quanto riguarda la font (in stile macchina da scrivere), sia per l'accostamento cromatico bianco/nero, cui si aggiunge il verde per le altre diciture. Questo simbolo è presente anche nelle schede di due municipalità (Chirignago e Mestre), alleato però con la coalizione di centrosinistra, a sanare (almeno in parte) la frattura avvenuta a livello comunale.
 

4) TUTTA LA CITTà INSIEME!

Tutta la città insieme è invece la lista civica costruita dallo stesso Martini: dal suo programma si evince una vocazione ambientalista, un progetto economico improntato allo sviluppo sostenibile e un'attenzione al ripopolamento urbano (giova ricordare che, dallo scorso anno, Venezia non è più la prima città veneta, superata da Verona per qualche centinaio di abitanti). Molto interessante il simbolo, che - su sfondo bianco e bordo rosso - vede l'impronta multicolore di una mano umana, sul cui palmo risalta il nome della lista, con tanto di punto esclamativo. Completa il quadro, in basso, la dicitura "Giovanni Andrea Martini sindaco", con il cognome in evidenza.

Marco Sitran

5) CIVICA SITRAN

Tenta la scalata alla massima carica cittadina anche l’avvocato Marco Sitran, promotore dell'ultimo referendum che proponeva la separazione di Mestre e Venezia in due comuni autonomi, tenutosi lo scorso novembre (ma vanificato dal mancato raggiungimento del quorum). L'annosa questione del comune autonomo di Mestre tiene banco da oltre quarant'anni e altri quattro referendum svolti in precedenza avevano già bocciato la proposta, confermando il comune unico. Ciò, tuttavia, non ferma i propositi di Sitran, che stavolta riformula il suo progetto aspirando a un modello di governance separata. Quanto al simbolo della Civica Sitran, si nota sullo sfondo un'immagine panoramica a 360° di piazza S. Marco (di cui è stata fortemente accentuata la luminosità), un emiciclo verde e uno azzurro: una suggestione neanche troppo improbabile potrebbe far pensare a due consigli comunali, distinti ma non distanti… 

Marco Gasparinetti

6) TERRA E ACQUA 2020

Tocca ancora a una formazione civica chiudere la prima colonna della scheda elettorale. Parliamo della civica Terra e acqua 2020, che candida a sindaco Marco Gasparinetti, funzionario presso la Commissione europea: la lista nasce per iniziativa di numerosi attivisti civici e apartitici, negli ultimi anni impegnati soprattutto nelle questioni legate alla difesa dell'ecosistema urbano e alle specificità paesaggistiche della laguna. I suddetti temi sono chiaramente ripresi anche sul simbolo, che tratteggia proprio i confini veneziani di terra ed acqua, con i colori (verde e blu) che da sempre caratterizzano i due elementi naturali; ci sono in più tre punti di posizione, corrispondenti a Venezia, Mestre e Marghera. Il nome della lista in bianco, con “Terra” e “Acqua” collocati nei rispettivi spazi della mappa, aggiunge un ulteriore elemento di gradevolezza visiva. 

Luigi Brugnaro

7) FRATELLI D'ITALIA

Come accennato, le elezioni del 2015 portarono a Venezia il primo sindaco di centrodestra, Luigi Brugnaro, imprenditore fino a cinque anni fa non coinvolto nella politica, che più volte ha dichiarato di non sentirsi né di destra né di sinistra. E se, nel 2015, a Brugnaro giovò anche l’effetto-novità, stavolta il giudizio degli elettori sarà determinato anche dalla sua attività amministrativa. Cinque le liste in appoggio al sindaco uscente, la prima delle quali è Fratelli d'Italia - nel 2015 appoggiava la candidata Francesca Zaccariotto - che si presenta (come quasi sempre accade) con il simbolo tradizionale e il nome di Giorgia Meloni ben in vista.
 

8) FORZA ITALIA

Cambia leggermente, invece, il simbolo di Forza Italia. La storica bandiera disegnata un quarto di secolo fa da Cesare Priori viene compressa in alto, per far spazio alla dicitura "Berlusconi per Venezia"; assenti i riferimenti all'autonomia, come abbiamo visto invece per le contestuali elezioni regionali. Per confermare i tre consiglieri ottenuti nella scorsa consiliatura, il partito del Cavaliere dovrà necessariamente incrementare i consensi, poiché - complice, nel 2015, un risultato modesto nel voto di lista al primo turno per la coalizione Brugnaro - del premio di maggioranza poterono beneficiare in maniera considerevole tutti i partiti della coalizione stessa, compresa Forza Italia che si era fermata al 3,8%.

9) LEGA

Cinque anni fa, la Lega (Nord) decise di concorrere in una coalizione differente da quella di Brugnaro (in appoggio ad Angelo Bellati), salvo poi sostenere quel candidato al ballottaggio e, dopo la vittoria, ottenere la poltrona di vicesindaco. La nuova Lega a trazione salviniana punta stavolta a imporsi come primo partito della coalizione di centrodestra, coalizione a cui ha aderito nonostante un rapporto non idilliaco con l’attuale sindaco. Il simbolo è il medesimo presentato per le regionali del Veneto, con il Leone di San Marco in bella vista e l'inconfondibile marchio della Liga Veneta, per non scontentare i "nostalgici" del leghismo embrionale.

10) BRUGNARO SINDACO

A contendere alla Lega il primato della coalizione in termini percentuali, troviamo la lista civica Luigi Brugnaro sindaco, vera sorpresa delle comunali 2015. In quell'occasione, infatti, la lista personale del sindaco si piazzò al primo posto in assoluto, ottenendo oltre il 20% e portando in aula ben 17 consiglieri (alcuni eletti anche con meno di cento preferenze) grazie al premio di maggioranza di cui si è detto. Il simbolo è esattamente lo stesso della volta scorsa: sfondo magenta - un colore di rottura, frutto di una scelta ragionata operata nel 2015 da Mauro Ferrari e Paolo Bettioe solo il nome della lista riportato in bianco. Una scelta che cattura l’attenzione dell’elettore-tipo già sicuro della sua scelta per il candidato sindaco, ma che tende a mettere in secondo piano la scelta del candidato consigliere (e infatti il tasso di preferenze della civica Brugnaro, cinque anni fa, fu appena del 10,3%). La strategia si è già rivelata vincente e il simbolo pure: si ripeterà?

11) LISTA CIVICA LE CITTà

Chiude la cinquina delle liste in sostegno di Brugnaro un’altra civica, Le città, coordinata da Roberto Panciera (che è anche capolista) e Antonio Paruzzolo, due ex assessori della giunta Orsoni (centrosinistra), caduta in anticipo a causa dello scandalo Mose che coinvolse il sindaco stesso, poi assolto. La denominazione plurale della lista sta a indicare - lo ha spiegato Panciera - che non ci sono solo Venezia e Mestre, ma esistono "tante città che formano la grande Venezia e hanno bisogno di essere valorizzate". Nel logo, oltre alle diciture "lista civica" e "Le città" disposte ad arco rispettivamente in alto e in basso, spiccano sette sagome blu - disposte in prospettiva - che si tendono le mani, e sopra di loro tre archi dorati, un possibile rimando alla forma di uno dei più noti ponti che attraversano i canali della città. 

Sara Visman

12) MOVIMENTO 5 STELLE

Al solito, nessuna variazione nel simbolo per il MoVimento 5 Stelle, che a Venezia non ha stretto alleanze con altre sigle o partiti, come avvenuto in altre realtà chiamate al voto. La candidata sindaca (unica donna tra le otto persone che si sfidano) è Sara Visman, attuale capogruppo del M5S in consiglio comunale: lei spera di non allontanarsi troppo dal 12,6% ottenuto cinque anni fa da Davide Scano (che non si ricandiderà come consigliere comunale). Soprattutto in caso di ballottaggio, un dignitoso bottino di voti potrebbe tornare utile, vista anche la decisione di non correre per le municipalità e concentrare gli sforzi esclusivamente per le elezioni comunali.

Pier Paolo Baretta

13) VERDE PROGRESSISTA

Il principale contendente di Brugnaro è Pier Paolo Baretta, ex sindacalista e ora sottosegretario al Ministero dell’Economia (carica che aveva già ricoperto per tutta la legislatura precedente, superando indenne i cambi di governo). Baretta ha raccolto intorno a sé varie aggregazioni di centrosinistra: la prima - secondo l’ordine di sorteggio - è risultata Verde Progressista, cui hanno aderito anche Sinistra italiana, Articolo Uno e Rifondazione comunista. Tra i promotori, troviamo un'altra figura storica dell’ambientalismo veneziano, il sociologo e docente universitario Gianfranco Bettin, ex deputato, assessore e presidente uscente della municipalità di Marghera. Il simbolo riproduce tre leoni alati stilizzati, "segno dell’appartenenza al territorio, alla tradizione, ma anche spina dorsale dei diritti, dell’ambiente e del lavoro" come dichiarato da Gianluca Trabucco. Le sagome dei leoni sono proposte in tre colori che rappresentano quel raggruppamento (arancione, verde e rosso); la versione del simbolo per la scheda elettorale deve rinunciare a parte delle due code, che terminano idealmente oltre il cerchio.

14) SVOLTA IN COMUNE

Sempre un leone - ma molto più definito nei tratti del muso, dallo sguardo fiero e dall'aspetto decisamente multicolor e moderno - troneggia sul contrassegno di Svolta in comune, che già nel nome rivela un gioco di parole tra le due sigle politiche (Italia in comune fondata da Federico Pizzarotti e gli europeisti di Volt) dalla cui iniziativa è nata la lista stessa. I loghi dei due suddetti partiti compaiono, in miniatura ma ben visibili grazie anche allo sfondo bianco, nella parte alta del simbolo, sotto il segmento rosso che contiene il nome del candidato sindaco.

15) VENEZIA è TUA

Un altro cartello di centrosinistra è quello rappresentato da Venezia è tua, che gioca sul contrasto tra l’amaranto e il bianco, con quest’ultimo decisamente predominante. A comporre la lista sono tre partiti di area progressista moderata, i cui simboli sono collocati in basso (e in scala piuttosto ridotta, al limite della leggibilità): +Europa, che si presenta in una versione territoriale che in queste settimane abbiamo visto riprodotta in diversi contesti (in questo caso, prende il nome di +Venezia), Italia viva e il Partito socialista italiano, questi ultimi con il loro emblema ufficiale. Nel complesso, tuttavia, la grafica appare poco convincente, di scarso impatto.

16) IDEA COMUNe per Mestre e Venezia

In appoggio a Baretta c'è anche la lista Idea comune per Mestre e Venezia, formazione civica ma di area autonomista, che vede tra i suoi ideatori ben due ex candidati a sindaco della Lega Nord: Aldo Mariconda (1993) e Gian Angelo Bellati (2015). Il simbolo, dominato dall'azzurro nelle sue diverse tonalità, vede la dicitura "Idea comune" stampata in alto a caratteri cubitali, con la parola "comune" in stile "Word Art" che subisce un'eccessiva flessione ad arco, risultando non proprio ineccepibile dal punto di vista grafico. In basso, una lampadina (accesa, a differenza di quelle di Stefano Parisi) che illumina Mestre e Venezia, riconoscibili nei loro monumenti-simbolo: questi però sono riproposti con una silhouette nera così sottile che, riprodotta sulla scheda, potrebbe non rendersi distinguibile e finire confusa persino con una scarica elettrica...

17) PARTITO DEMOCRATICO

A completare la coalizione del centrosinistra il Partito democratico, che aggiunge al suo simbolo ufficiale il consueto segmento - in questo caso verde - con il nome del candidato a sindaco riportato in bianco. Nel Veneto leghista, la città di Venezia ha rappresentato per decenni un’enclave del centrosinistra, almeno fino alle comunali del 2015. Il Pd - che esprime anche il candidato sindaco - intende far da traino alla coalizione di centrosinistra nel tentativo di tornare al governo della Serenissima, cercando al contempo di migliorare il risultato di cinque anni fa, quando all'inaspettata sconfitta si aggiunse l’imbarazzo di vedersi scalzati (seppur di appena trecento voti) dalla lista civica di Felice Casson come prima forza della coalizione.

Maurizio Callegari

18) ITALIA GIOVANE SOLIDALE 

La sorte ha riservato l’ultimo posto sulla scheda a Maurizio Callegari, imprenditore nel ramo sanitario e logistico, a sostegno del quale troviamo una lista che sicuramente solleticherà il palato dei #drogatidipolitica. La lista, denominata Italia giovane solidale, è in realtà un cartello che aggrega tre soggetti politici: ci sono il Partito valore umano (che abbiamo conosciuto alle politiche del 2018, e che si contraddistingue per l’enorme cuore sul simbolo e i suoi richiami all'umanesimo), il movimento Vox Italia guidato dal filosofo Diego Fusaro e infine la stessa Italia giovane solidale, sul cui logo appare lo stivale italiano tinto di azzurro su uno sfondo tricolore sfumato: il partito si autodefinisce nazionale, tuttavia - almeno allo stato attuale - non sembra disporre di un sito internet né di una chiara struttura organizzativa.

martedì 2 giugno 2015

Simboli in Laguna, le scelte grafiche a Venezia (2)

Se qualcosa di interessante si poteva già trovare nei simboli legati ai candidati che andranno al ballottaggio nelle elezioni comunali a Venezia, gli altri concorrenti non erano certo esclusi dalle curiosità emblematiche: vale dunque la pena dare un'occhiata, per non lasciarsi sfuggire nulla.
Si pensi, ad esempio, agli altri candidati a sindaco riconducibili al centrodestra. A sostegno di Gian Angelo Bellati, ad esempio, c'era la Lega Nord - Liga Veneta (che stavolta non è riuscita a far andare al ballottaggio il suo uomo), ma anche Indipendenza veneta, più altre due liste. La prima, Venezia Mestre 2 grandi città, "realtà - si legge sulla pagina Facebook apposita - che indipendenti e autonome tra loro con le specifiche peculiarità e potenzialità possono evolversi a favore dei cittadini". Nel frattempo, però, rimane impresso soprattutto quell'effetto "etichetta" o "bollino", che sembra richiamare essenzialmente i cataloghi dei supermercati.
Altra lista era Coesione popolare, probabilmente quella più legata al candidato sindaco Bellati. Tutto sommato la grafica non si presenta male, piuttosto semplice e scarna nella sua costruzione. A chi ha buona memoria, tuttavia, non può sfuggire che quelle due tracce di gessetto (o pastello su carta ruvida) verde e rossa, ricordano quelle utilizzate dai Progressisti nel 1994, per contrassegnare il cartello del centrosinistra: certo, in quel caso i colori erano invertiti (rosso sopra, verde sotto) e il tratto era molto più spesso, ma ci vuole altro per non ricordarsi quel "precedente". Alla fine la lista ha portato a casa l'1,51%, molto meglio della civica vista prima, scelta solo dallo 0,23% dei votanti validi.
Obiettivamente meno felice, anche dal punto di vista simbolico, il parco-liste di Francesca Zaccariotto, sostenuta innanzitutto da Fratelli d'Italia. Assolutamente anonimo il contrassegno di Civica 2015, legato a Scelta civica (e che ha portato il nome del suo leader, Enrico Zanetti, nella parte superiore dell'emblema) ma senza il minimo riferimento al partito nazionale (solo un accostamento di blu, rosso e azzurro sfumato); più interessante, ma non certo un capolavoro, l'emblema di Venezia Domani, formazione legata strettamente alla Zaccariotto che schierava un'interessante coppia arancione-nero, colori legati soprattutto a Mestre (meno a Venezia, come notato dal Gazzettino).
Meglio di lei è certamente andato il MoVimento 5 Stelle, con il suo candidato Davide Scano, ma ovviamente il simbolo è quello consueto e non c'è granché da dire. Lo stesso vale per il Partito comunista dei lavoratori (a fianco di Alessandro Busetto), anche se il risultato è stato decisamente inferiore a quello del M5S. Resta da dire delle ultime tre liste, a partire da Venezia camb!a 2015, a sostegno di Giampietro Pizzo: il consenso era sotto il punto percentuale, ma sul piano grafico siamo di fronte al simbolo più semplice di tutti, con il solo guizzo (guizzetto, via) del punto esclamativo rosso al posto della "i", in una posizione che tra l'altro consente di avere una raffigurazione "a specchio" con la lettera posta sopra.
Appena più elaborata, ma nemmeno di molto, si presenta la grafica della lista Noi, la città, legata alla candidata Camilla Seibezzi, consigliera comunale uscente e delegata ai diritti. Il fondo rosso richiama comunque all'area sinistra e alle battaglie da condurre per i diritti, il nero consente alle scritte di essere piuttosto visibili; l'unica spiegazione della tinta bianca delle lettere "oi", invece, sta nella possibilità che, girando l'emblema, facciano piuttosto leggere la parola "io", riferendosi alla centralità della persona nel discorso dei diritti. Le innovazioni grafiche del contrassegno, tuttavia, si fermano qui, anche se la semplicità di lettura è comunque apprezzabile (e l'uso di elementi ruotati di 45 gradi dà meno staticità all'emblema).
Da ultimo, va segnalato il fregio del Movimento autonomia Venezia, legato alla candidatura di Francesco Mario D'Elia. Non si può certo parlare di successo, dal momento che candidato e lista sono stati i meno votati in assoluto (un record, a suo modo), eppure uno spunto di interesse nel contrassegno c'è. A guardare bene, infatti, sembra di respirare ancora l'atmosfera degli anni '80, quando fu coniato il contrassegno della Liga Veneta, nel quale dominava decisamente il leone alato, rigorosamente riprodotto in bianco e nero e con molta cura per i dettagli. Questa versione, però, è priva del libro aperto, mentre il leone con la zampa destra anteriore brandisce una spada, quella che aveva già aggiunto la Liga Veneta nel 1996. L'istinto battagliero era assicurato, gli esiti elettorali meno.   

lunedì 1 giugno 2015

Simboli in Laguna, le scelte grafiche a Venezia (1)

A urne chiuse e risultati proclamati, vale comunque la pena di scorrere la florafauna simbolica presente sulla scheda votata dagli elettori di Venezia: tra loghi noti e fregi semisconosciuti e creati alla bisogna, le curiosità non sono loro mancate. 
Tra le liste che hanno sostenuto il candidato per ora più votato, Felice Casson, ne spiccano obiettivamente alcune per motivi simbolici (e non solo). Si prenda, ad esempio, l'emblema mostrato da Venezia bene comune, formazione elettorale cui ha partecipato Rifondazione comunista e parte di coloro che erano stati da poco espulsi dal partito: il fondo è rigorosamente rosso, il nome riecheggia quello della coalizione bersaniana del 2013 (e usato in tante realtà locali dal centrosinistra), ma il vero segno distintivo sembra essere la "V" della città, bianca sfumata in rosa, con il tratto che sembra lasciato da un gesso. In uno schieramento privo della "lista Tsipras", sembra questo il contrassegno più simile a quello inaugurato alle europee del 2014.
La lista ha preso l'1,33%, poco meno rispetto al cartello 2020VE, che graficamente aveva la medesima struttura già vista nel contrassegno di Ven[e]to nuovo, raggruppamento politico che sosteneva Alessandra Moretti. Stessa grafica "morbida" ed "ecologista" (in più c'è giusto un elemento rosso che lambisce l'anno e si fonde con la sigla di Venezia), con la presenza delle "pulci" di Sel, dei Verdi europei e, in questo caso, dell'associazione "in comune" nata già alle scorse comunali, in appoggio all'allora candidato sindaco Giorgio Orsoni. In qualche modo, si tratta dell'unione del carattere civico e dell'identità di ciascuna delle tre forze che hanno dato corpo a questo progetto elettorale.
E' stata decisamente meno fortunata la lista Venezia popolare, che ha raccolto essenzialmente "l’anima centrista, cattolica e laica della coalizione", come l'ha chiamata lo stesso Casson nel proprio sito. 
Il nome del raggruppamento, a dire la verità, graficamente non era stato trattato in modo felice, un po' schiacciato in alto, nella mezzaluna rossa superiore, per lasciare spazio anche qui a tre "pulci": quella più grande di Democrazia solidale e quelle più piccole di Centro democratico e della "rediviva" (perché da tempo sembrava avere fatto perdere le sue tracce) Alleanza di centro, il partito fondato da Francesco Pionati nel 2008. 
Di voti però ne arrivano solo 365, lo 0,31%, la quota più bassa della coalizione (la lista Socialisti e democratici, del Psi, ha fatto poco meglio); molto più votata, invece, è stata la lista personale di Casson, che sfiorando i 20mila consensi ha battuto di poco il Pd. 
In un certo senso, per colori ed evidenza grafica, è stata proprio la Lista Felice Casson sindaco a mettersi in competizione con il raggruppamento di sinistra presente nella stessa coalizione: non si vuole affatto dire che qualche voto abbia preso direzioni indesiderate, ma i colori certamente andavano in quella direzione e certamente sono stati graditi da una parte degli elettori.
E' curioso che una scelta grafica simile, peraltro, l'abbia fatta anche Luigi Brugnaro, candidato di parte del centrodestra, che a Venezia come altrove si è legato a diversi candidati sindaci. Si prenda, in particolare, la lista Luigi Brugnaro Sindaco: il colore di fondo somiglia a quello poi scelto dallo staff di Civati per il suo Possibile (ma questo è più scuro, più porpora), ma l'idea del rosso c'è anche qui. Se però Casson ha messo in maggior evidenza il suo nome (bilanciando il suo peso con il maiuscolo del cognome), Brugnaro ha puntato sul suo patronimico, lasciandolo in grassetto; la font, un Gill Sans (almeno per quanto riguarda il cognome), in questo caso però sembra meno elegante rispetto a quella adottata da Casson.
Accanto ai contrassegni di Forza Italia e di Area popolare - che riproduce l'accostamento francamente orribile di simboli visto anche sulle schede regionali del Veneto - ce n'erano anche altri che meritano almeno di essere visti. Ad esempio quello della lista Impegno per Venezia isole e terraferma, legata al consigliere comunale uscente Renato Boraso: l'emblema mette il suo nome in evidenza su fondo rosso scuro (del resto il capolista è stato a più riprese il top scorer delle preferenze alle comunali), il tutto incastonato in una cornice tipica del partito catch all e un po' di centrodestra, con tanto di rappresentazione del leone di San Marco con libro aperto, un grande classico.
L'idea del leone, peraltro, torna anche nel contrassegno della lista Malgara 2020, che come capolista aveva Mattia Malgara, già nella rosa dei candidati sindaci dell'area del centrodestra, ma ritiratosi nella seconda metà di aprile per appoggiare la corsa di Brugnaro. Qui, in realtà, non è riportato il leone alato per intero: se ne vede soltanto la testa con la criniera stilizzata, che va a sostituire il secondo zero dell'anno indicato nel contrassegno; il tutto appare su uno sfondo granata, che regge anche la scritta "un nuovo inizio" e l'ellisse dal bordo dorato che contiene l'accoppiata cognome-anno con cui il capolista intendeva distinguersi sulla scheda.