giovedì 10 settembre 2026

Area liberale federalista, al centro tra pragmatismo ed europeismo

In queste settimane uno spazio sempre maggiore delle cronache politiche è occupato dalle vicende relative al mondo leghista, tra i malesseri manifestati all'interno della Lega per Salvini premier circa la guida e la linea del partito e la costituzione di un comitato volto a chiedere e ottenere la riconvocazione del congresso della Lega Nord (i promotori, tra l'altro, hanno aperto un sito per raccogliere le sottoscrizioni della richiesta di riconvocazione). Nel frattempo, però, il 19 agosto è stata data notizia della costituzione di un'associazione politica denominata Area liberale federalista: tra i promotori sono espressamente indicati gli ex parlamentari Jonny Crosio (dal 2008 al 2018), Raffaele Volpi (dal 2008 al 2022) e Walter Togni (dal 2008 al 2013), eletti tutti con la Lega Nord e il secondo anche con la Lega per Salvini premier (anzi, Volpi era stato indicato come referente di Noi con Salvini, progetto intermedio pensato per coinvolgere potenziali simpatizzanti ed elettori delle regioni non comprese nell'attività statutaria della Lega Nord). Crosio, indicato come segretario nazionale di Alf, fino all'inizio dell'estate era peraltro indicato come vicesegretario federale di Patto per il Nord
Il nome del'associazione, in effetti, somiglia almeno un po' a quello del "Partito liberale federalista italiano" di cui Il Foglio aveva parlato all'inizio di agosto, così come alcuni valori indicati nella Carta associativa, datata "luglio 2026"; non tornano però vari dettagli tra quelli anticipati negli articoli di Carmelo Caruso (a partire dal numero di articoli dello statuto - registrato il 10 agosto scorso - e da alcuni contenuti citati), quindi Alf potrebbe non essere la continuazione di quel progetto allora svelato e finito per sbaglio in una vecchia chat leghista in cui stava anche Matteo Salvini.
L'associazione si qualifica come "un’area politica e culturale liberale, riformista e federalista, con sede a Milano, promossa da amministratori e parlamentari con esperienza di governo locale e nazionale", che "si riconosce nei valori europeisti e atlantici e opera per una rappresentanza fondata sulla competenza, sulla responsabilità e sui risultati verificabili"; occorre subito notare, tuttavia, che è lo stesso statuto dell'associazione a richiamare il decreto-legge n. 149/2013, la fonte che regola i partiti politici sul piano della "democrazia interna", dell'accesso alle provvidenze pubbliche e della trasparenza economico-finanziaria, dunque l'associazione intende qualificarsi e agire a tutti gli effetti come partito.
Lo statuto, non a caso, prevede anche un simbolo, allegato e così descritto: "un cerchio con sfondo blu, riportante nella parte centro-superiore la sigla 'ALF' in colore giallo e carattere corsivo, affiancata sulla destra da dieci stelle a cinque punte di colore giallo disposte a semicerchio. Sotto la sigla è posizionata una sottile linea orizzontale recante i colori della bandiera italiana (verde, bianco e rosso). Nella parte inferiore del cerchio è riportata la denominazione "AREA LIBERALE FEDERALISTA" in colore bianco, disposta su due righe e centrata". Un logo che comunica messaggi politici profondamente diversi rispetto a quelli della Lega Nord e della Lega per Salvini premier: colori da partito catch all, con il tricolore abbinato al blu, dunque sguardo "nazionale", rassicurante, moderato e - come mostrano le stelle d'Europa - nettamente europeista
Il comunicato diffuso il 19 agosto precisava che l'associazione non era nata "contro qualcuno", ma "per dare rappresentanza a chi produce, a chi lavora e a chi chiede allo Stato risposte verificabili al posto degli annunci" ed era qualificata come "una comunità costruita da chi ha amministrato e legiferato, e sa quanto costa la distanza fra ciò che la politica promette e ciò che realmente realizza", facendo valere il percorso istituzionale dei promotori non com "titolo da rivendicare", ma come "capitale di esperienza messo a disposizione di un'area centrale, moderata e pragmatica che nel Paese esiste già, ma non ha ancora una casa politica capace di rappresentarla con serietà". Nel sito di Alf si indica che l'associazione, ponendosi come "centro di raccordo politico e civico" e come "un laboratorio di idee, un facilitatore di connessioni, un’infrastruttura organizzativa a disposizione della società reale", si rivolge "a chi nutre passione civile e possiede competenza", in particolare "agli amministratori locali che ogni giorno praticano il buon governo" (sembra essere questo il primo "serbatoio" per la costituzione del soggetto politico), "alle imprese, agli artigiani, agli agricoltori e ai professionisti che creano valore" (anzi, nel comunicato iniziale si diceva che l'associazione avrebbe assunto "la rappresentanza del mondo produttivo come parte costitutiva della propria identità", proponendo subito di trasformare "centinaia di miliardi fermi sui conti correnti" in "capitale paziente per le imprese" attraverso "una finanza di prossimità, di distretto e di filiera [...] con lo Stato nel ruolo di facilitatore e garante") e "ai lavoratori e ai giovani che chiedono mobilità sociale e un futuro non fondato sul debito" (non è dato sapere se l'elencazione dei destinatari sia gerarchica, ma non sembra senza significato che imprenditori e professionisti vengano prima dei lavoratori, dipendenti pubblici inclusi) e "alle forze civiche e all'associazionismo che operano ogni giorno nei territori e cercano uno spazio politico aperto e plurale in cui essere protagonisti".
Nel comunicato si indicavano i punti cardine del nuovo progetto politico: liberalismo ("Difendiamo la libertà della persona e dell'impresa da uno Stato che pretende di sostituirsi a entrambe, e chiediamo allo stesso tempo un apparato pubblico capace di fare bene le poche cose che gli competono: sicurezza, giustizia, regole certe, opere pubbliche"), riformismo ("Non è un’eredità ideologica: è la volontà di cambiare ciò che non funziona - pubblica amministrazione, fisco, giustizia, formazione - con proposte verificabili e tempi certi, senza aspettare il crollo del sistema") e ovviamente - vista la storia politica - federalismo ("una forma di organizzazione efficiente dello Stato, non una rivendicazione territoriale né una spinta separatista. Significa attribuire competenze a chi sa esercitarle, misurare i risultati, premiare la capacità amministrativa e compensare i divari, superando il metodo delle intese concesse a pezzi e bocconi").
Tra i pilastri del progetto (Libertà e Responsabilità; Federalismo della Responsabilità; Europa Protagonista e Occidente Sicuro; Ricchezza e il Lavoro come Beni Comuni) non sfugge il riferimento alla collocazione "saldamente ancorat[a] all'Alleanza Atlantica e al fianco dell'Ucraina, perché non vi è libertà senza sicurezza e difesa del diritto internazionale" (nel comunicato iniziale si annunciava anche l'iniziativa "Antenna Ucraina", vale a dire "una presenza stabile nel Paese, con una propria delegazione e corrispondenti permanenti [...] per costruire relazioni durature, ascoltare e raccontare senza filtri ciò che accade", nella convinzione che dall'Ucraina passi "una parte decisiva del futuro dell’Europa, la frontiera della sicurezza euro-atlantica e il luogo dove si misura il diritto di un popolo a difendere la propria indipendenza". Non appare affatto un caso, quindi, che il neonato simbolo di Alf sia apparso sul manifesto della manifestazione "Per l'indipendenza ucraina" - svoltasi a torino il 29 agosto scorso - accanto a quello di forze politiche nettamente schierate a favore dell'Ucraina, in particolare Spazio Pubblico, Azione, +Europa, Partito liberaldemocratico, Italia viva, Ora!, Europa radicale e Volt. 
Quando il 3 settembre Claudio Velardi, direttore del Riformista, ha pubblicato un editoriale-apppello in cui ha dichiarato elettoralmente morto il centro (soprattutto a causa dell'impostazione della legge elettorale in discussione e della presenza, in alternativa ai due principali schieramenti, di "ceto politico rissoso e diviso, impegnato più a contarsi che a contare, più a cercare una collocazione che a elaborare una proposta") mentre ha sottolineato il perdurante valore di un centro come "punto in cui spinta e mediazione si incontrano. Un centro senza nostalgie democristiane e senza partiti da fondare, senza federatori e senza federati. Un luogo di elaborazione, non di collocamento", la prima risposta è arrivata da Andrea Marcucci del Partito liberaldemocratico: tra due coalizioni in cui "comandano gli estremi, mentre i cosiddetti moderati sono relegati in secondo piano, spesso con le marsine", il primo invito è stato rivolto a Luigi Marattin, Carlo Calenda e Pina Picierno ("smentiamo Claudio Velardi con i fatti"), proponendo "una linea di buon senso, dichiaratamente occidentale ed europeista; [...] una politica economica liberale e rigorosa; [...] una giustizia equilibrata, civile e garantista", facendolo al centro, senza "continuare a dividerci o, peggio ancora, accomodarci altrove". 
 
 
All'appello di Marcucci avrebbe risposto Calenda con un'apertura, come si deduce dal post di Crosio sui canali social di Alf: il riferimento all'offerta del "federalismo della responsabilità", della "cultura di chi sa che ogni decisione ha un costo, tempi certi e un responsabile" e della "vicinanza a chi produce, lavora e rischia ogni giorno in proprio", insieme al netto schieramento a fianco dell'Ucraina, sembra avvicinare davvero molto il nuovo soggetto politico ad Azione e al suo leader. Quasi a rimarcare ulteriormente la distanza tra queste posizioni e quelle della Lega per Salvini premier, ma anche una parte significativa di quelle della Lega Nord (potendosi trovare più affinità - ma non sempre e non su tutto - con quelle della Lega nelle amministrazioni locali). Non è scontato che il simbolo dell'Area liberale federalista finisca sulle schede, ma di certo sta concorrendo a farsi notare (non certo dal punto di vista visivo, essendo la grafica tanto pulita quanto elementare) agli occhi di chi osserva l'evolversi della politica con attenzione.

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