sabato 31 gennaio 2026

Patto per il Nord, il nuovo volto di Pinamonte (con leone e "croce")

Nei giorni in cui si parla parecchio del nuovo simbolo depositato da Roberto Vannacci (Futuro nazionale) e molti si domandano che ne sarà della sua permanenza nella Lega per Salvini premier, non è sembrato inutile dare uno sguardo al mondo politico-partitico che si riconosce nello spirito leghista originario, ma - da tempo - non nella Lega attualmente in attività e a guida salviniana. Durante questo sguardo, è saltato all'occhio come il Patto per il Nord, federazione nata nel 2024, abbia modificato il proprio simbolo, peraltro proprio in corrispondenza del suo primo congresso, tenutosi il 15 e il 16 novembre 2025 al Teatro Nuovo di Treviglio (Bs). L'appuntamento è stato rilevante dal punto di vista della vita del partito, dal momento che ha confermato il progetto, ha indicato le cariche principali (presidente Roberto Bernardelli, segretario politico, Paolo Grimoldi, vicesegretari Jonny Crosio e Angelo Alessandri, tesoriere Giovanni Colombo, coordinatore delle consulte Giancarlo Pagliarini) e ha fissato, tra l'altro, l'obiettivo di essere presenti alle prossime elezioni nazionali e locali. Ma si è colta l'occasione per aggiornare anche il fregio del partito, visibile fin dall'inizio dell'assise nel suo nuovo aspetto sulla tribuna degli interventi.
Si tratta, va detto, di interventi grafici non sostanziali, che però a un occhio attento non passano inosservati. Innanzitutto è stata resa molto più sottile la circonferenza blu del simbolo, così come è stata alleggerita la scritta del nome (anche grazie all'uso di un carattere "bastoni" diverso dal Futura), tanto nella parte blu quanto in quella grigia. Soprattutto, però, è stato rivisto il disegno di Pinamonte da Vimercate, vale a dire la figura che era stata individuata come emblema del nuovo progetto politico del solo Nord.
"Innanzitutto - spiega il segretario Paolo Grimoldi, interpellato appositamente per questo sito - abbiamo confermato la nostra scelta di puntare sulla figura di Pinamonte: se su Alberto da Giussano ci sono varie letture, incluse quella che non sia mai esistito oppure che sia una figura che rappresentava i soldati, l'esistenza storica di Pinamonte è fuori di dubbio. Possiamo anzi considerarlo uno dei fondatori della Lega lombarda, perché fonti storiche testimoniano che sia andato col proprio cavallo nei vari territori per invitarli a giurare e ad aderire alla Lega lombarda, perché diversamente non ci sarebbe stata speranza per nessuno". La famosa concordia langobardorum. "Esatto. Al tempo in cui venne fondata l'associazione [costituita formalmente con atto notarile il 31 luglio 2024 dallo stesso Grimoldi, da Bernardelli, da Roberto Castelli e Francesca Losi, ndb] facemmo tutto un po' di corsa: prima facemmo elaborare il simbolo a partire da un'immagine di Pinamonte disponibile, allungandogli tra l'altro la spada; poi depositammo quel fregio come marchio [la domanda, accolta, risale al 24 settembre 2024, ndb] e il 13 ottobre ci fu l'iniziativa pubblica di presentazione a Vimercate. In vista del primo congresso, però, ci abbiamo tenuto a curare meglio il nostro simbolo e così ne abbiamo migliorati alcuni dettagli".
L'operazione di restyling, di cui si sarebbe occupato con alcuni collaboratori Lorenzo Olivari, sindaco di Quinzano (Bs), ha previsto, come si diceva, la revisione del disegno di Pinamonte, che ora è tutto basato sui colori blu e bianco. Spicca innanzitutto l'inserimento del leone di san Marco, nella sua versione da guèra (con una zampa anteriore sull'Evangeliario chiuso e l'altra che impugna uno spadino); "Abbiamo voluto integrare l'immagine di Pinamonte con i simboli principali del Nord - spiega Grimoldi -. Ovviamente è molto ben riconoscibile il riferimento alla Serenissima, ma sul petto abbiamo fatto inserire anche una sorta di croce di san Giorgio, che in qualche modo simboleggia tutta l'area occidentale del Nord, da Milano alla Liguria; il segno peraltro è condiviso anche da altri territori, a partire dal comune di Padova". Merita di essere segnalato che il disegno della croce non è immediatamente leggibile, e probabilmente nella descrizione non sarà indicato come tale, anche per scongiurare il rischio che qualche ufficio elettorale, nazionale o locale, le chieda l'eliminazione quale soggetto religioso ex art. 14, comma 7 del testo unico per l'elezione della Camera (o in base alle disposizioni dettate per le elezioni regionali o comunali).
Un osservatore attento, peraltro, potrebbe avere l'impressione che la nuova resa grafica di Pinamonte da Vimercate somigli nell'impostazione - volto bianco e blu, torace tendenzialmente bianco, scudo blu sul quale trova spazio anche il leone marciano, gambe e piedi in cui si alternano bianco e blu - al guerriero di Legnano che tuttora la Lega per Salvini premier adotta su concessione della Lega Nord. ... "Mi pare ovvio - precisa Grimoldi - che i due simboli non siano confondibili. Una formazione politica si chiama Lega per Salvini premier e il simbolo contiene Alberto da Giussano con la spada rivolta verso l'alto; l'altra si chiama Patto per il Nord e il simbolo contiene Pinamonte con la spada rivolta verso il basso. Indubbiamente si tratta di due personaggi entrambi riconducibili alla storia della Lega lombarda e può esserci qualche somiglianza grafica, ma sono comunque due personaggi diversi". Non c'è dubbio, ma sembra innegabile che le figure dei due simboli ora si somiglino di più rispetto a qualche mese fa, non trova? "Eh, se ci sono somiglianze grafiche, che posso farci... è un rischio che si può corre quando si propone la stilizzazione di una figura di un personaggio storico e non la raffigurazione veritiera come avevamo fatto all'inizio con Pinamonte, diventa quasi una scelta obbligata... In più la stilizzazione ci facilita anche la vita dal punto di vista della descrizione del contrassegno, che come lei sa dev'essere prodotta a ogni partecipazione elettorale; in ogni caso anche per la nuova versione del simbolo abbiamo fatto tutti i passaggi giuridici che erano necessari".
Pur configurdanosi come associazione-partito, Patto per il Nord continua a essere un'associazione "confederale" (sta scritto proprio nell'atto costitutivo e nello statuto), che unisce varie sigle e soggetti collettivi: "Siamo arrivati a 29 soggetti, tra associazioni, partiti, liste civiche, comitati e sindacati - spiega Grimoldi -. Ragione costitutiva dell'essere confederazione è che ogni soggetto che ne fa parte possa decidere se mantenere la propria struttura o meno, pur nella consapevolezza che sulla 'questione Nord' non si va da nessuna parte e non si può ottenere quasi nulla se ciascuno continua a mantenere la propria organizzazione autonoma, che a volte è molto circoscritta; qualcuno dei gruppi effettivamente si è di fatto sciolto in Patto per il Nord, altri hanno mantenuto una propria identità, anche per forza di cose, penso per esempio al Sindacato del Nord, che ha il suo quartier generale a Genova e che quando agisce come sindacato non agisce come partito".
Per chi segue con attenzione la politica italiana, il Patto per il Nord non è il primo tentativo di riorganizzare la "causa nordista" al di fuori della Lega (per Salvini premier): lo ha preceduto, soprattutto, Grande Nord, altra confederazione, promossa alla fine del 2017 da Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri e altri leghisti di lungo corso; l'esito elettorale, tuttavia, sembra essere stato più contenuto rispetto alle attese iniziali. Questa volta ci sono premesse migliori? La domanda, ovviamente, è per Grimoldi, deputato dal 2006 al 2022, ma soprattutto coordinatore federale del Movimento Giovani Padani dal 2002 al 2011 e segretario della Lega Lombarda dal 2015 al 2021: "Potrei dirle che l'esito sarà diverso perché i contatti su cui possiamo contare oggi sono decisamente maggiori rispetto a quelli disponibili all'epoca di Grande Nord e abbiamo già coinvolto davvero molti sindaci, consiglieri, ex militanti e anche ex parlamentari leghisti, l'ultimo dei quali è Dario Galli, una figura di assoluta importanta in Lombardia che a gennaio ha scelto di aderire al Patto per il Nord; queste, però, a mio modo di vedere sono ragioni secondarie. Il motivo principale, che potenzialmente ci apre praterie, è che anche il meno attento tra gli elettori ha capito che quella di Matteo Salvini non è più la Lega; magari la vota anche e ne condivide le idee, ma si rende conto che quello è un soggetto politico diverso, che sconta varie contraddizioni. Dice che è contro l'Europa, poi però alle europee candida Aldo Patriciello, che di fatto può considerarsi amico di von der Leyen e che, quando c'è da votare contro di lei, 'perde la scheda' o perde l'aereo; dice di essere contrario all'invio alle armi all'Ucraina, ma ha votato dodici volte a favore sul punto; si dice sempre a favore della legittima difesa, ma questo principio non va bene quando un altro Stato vuole difendersi. Non dico cosa è giusto e cosa è sbagliato: mi limito a rilevare le contraddizioni nelle posizioni di quel partito e come me le può rilevare chiunque: noi invece abbiamo preso l'intero bagaglio valoriale della 'vecchia' Lega Nord e lo adattiamo alla situazione del 2026 letta attraverso un nuovo partito che vuole però conservare l'attenzione alla meritocrazia, a quella parte del Paese che lavora e ha lavorato, andando in pensione per anzianità e non per vecchiaia. Per questo posso dire che ovunque nel Nord c'è chi può dire: io ho sempre votato chi portava avanti queste idee che condivido, ora che quel partito di fatto non c'è più o continuo a votare un partito che ha quasi lo stesso nome ma sono sempre più insoddisfatto, o non voto più oppure contribuisco a costruire qualcosa di diverso. Quindi, come vede, lo spazio c'è e paradossalmemnte il miglior alleato del Patto per il Nord si chiama Matteo Salvini".
Proprio Salvini, pochi giorni fa, alla manifestazione "Idee in movimento" a Rivisondoli, ha detto: "Qualcuno ritiene che sia più garantito il suo seggio da altre parti? Vai, anche perché, sciocco, la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio, senza rancore e col sorriso. Quantomeno risparmiate ai militanti e a chi vi ha eletto, montando il gazebo a gratis, il 'lungo e travagliato percorso di coscienza'. Dillo: 'Voglio la poltrona', auguri!" "Dire che chi esce dalla Lega finisce nel nulla significa trattare la Lega di Salvini come una questione di poltrone. La Lega era, è sempre stata altro: uno degli esempi che più si portava era quello dei forestali in Sicilia, che era irragionevole che fossero molti di più di quelli del Canada pagati coi soldi di tutti i contribuenti; il fatto che nel 2025 l'emendamento per stanziare più risorse per i forestali siciliani sia a firma della senatrice Lsp Valeria Sudano dà la misura di quanto la Lega attuale sia 'uscita dalla Lega', se vogliano dirla così. Lo stesso posso dire sull'aumento dei pedaggi o sulle risorse spostate da altre opere per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina e su molte altre questioni, per le quali la vecchia Lega avrebbe scatenato l'inferno, al di là di ogni calcolo elettorale". Sarà il tempo, e il responso delle urne, a dire se la sfida di Pinamonte da Vimercate, nella sua nuova versione, sarà stata vinta o almeno colta dalla base come i promotori del Patto per il Nord l'hanno voluta proporre. 

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