Ma, in fondo, cos'è un simbolo? "È un simbolo." Per tautologica che appaia, è questa la risposta che ieri ha fornito ad Antonio Atte e Francesco Saita di Adnkronos Roberto Vannacci, dopo che questi avevano rivelato che a nome del generale, eletto europarlamentare con la Lega per Salvini premier e vicesegretario federale di quello stesso partito, il 24 gennaio scorso aveva presentato domanda di registrazione di un fregio come marchio europeo. La richiesta, in effetti, può essere visionata grazie alla banca dati Euipo (Ufficio per la proprietà intellettuale dell'Unione europea) che permette di accedere alle domande di marchio europeo presentate.
Le domande, in effetti, sono due: una riguarda il solo nome utilizzato, Futuro nazionale, l'altra la sua rappresentazione grafica in forma rotonda. Non è dato sapere perché sia stata scelta la via della registrazione di marchio europeo, invece di quella nazionale; si può ipotizzare, tuttavia, che la registrazione europea agli occhi del richiedente (che, come si è ricordato, è pure parlamentare europeo) da un lato potesse essere meno visibile rispetto a una domanda di marchio nazionale (anche se la notizia di ieri smentirebbe quest'idea), dall'altro desse meno problemi in sede di registrazione, dal momento che in Italia spesso le domande di marchi con significazione politica aventi forma rotonda sono andate incontro a dinieghi di registrazione (specie in caso di fregi di nuovo conio) o almeno a perplessità superate in itinere (com'è capitato di recente proprio a Matteo Salvini col simbolo della "sua" Lega) a causa della nota posizione del Ministero dell'interno contraria alla registrazione dei simboli politico-elettorali come marchi (per evitare l'aggiramento delle norme e dei limiti previsti in campagna elettorale).
Il nome scelto, Futuro nazionale, era stato in qualche modo anticipato dalla registrazione del dominio www.futuronazionale.it, alla fine di ottobre - come rivela sempre Adnkronos - operata da Giulio Battaglini, attuale assistente parlamentare di Vannacci. Se il nome nel suo complesso appare - salvo errore - inedito in politica, lo stesso non può dirsi per le due parole che lo compongono. La parola "Futuro", per esempio, già stata impiegata da Futuro e libertà per l'Italia, il partito promosso da Gianfranco Fini nel 2010, quando lasciò il Popolo della libertà dopo il progressivo deteriorarsi dei rapporti con Silvio Berlusconi (e prima ancora dalla fondazione FareFuturo): fu un’esperienza molto connotata politicamente, ma non ebbe particolare successo alle elezioni del 2013 (come parte della coalizione guidata da Mario Monti e come forza politica a sé), al punto che pochi mesi dopo il voto se ne persero le tracce. Per completezza, va detto che anche l’ultimo tentativo nazionale d’impiegare la stessa parola, portato avanti da Luigi Di Maio nel 2022, è stato ancora meno fortunato: il nome "Insieme per il futuro", assunto inizialmente dal gruppo fondato dai parlamentari (ex M5S) più vicini all'allora ministro degli esteri del governo Draghi, era risultato diffusissimo a livello locale nelle elezioni amministrative; forse anche per questo è stato cambiato in fretta in Impegno civico, ma alle elezioni del 2022 il risultato è stato per lo meno deludente (tranne che per il "nocchiero" Bruno Tabacci). Quanto alla parola "Nazionale", in Italia è stata impiegata soprattutto – ma non solo – da formazioni di destra o comunque conservatrici (Alleanza nazionale, Progetto nazionale, Fiamma nazionale, Azione nazionale, Movimento nazionale per la sovranità).
Passando all'aspetto grafico, salta all'occhio per prima cosa il carattere impiegato, molto spigoloso e "affilato" (nello stile di font quali Via Roma, Baro, Fonseca): la forma delle lettere richiama quella di varie grafiche, scenografie e monumenti di stile littorio e, volendo, esprime un gusto che potrebbe anche dirsi futurista. Caratteri simili sono stati utilizzati, nel corso degli anni, da formazioni e gruppi politici di destra sociale (a partire dal Movimento sociale Fiamma tricolore).
Quanto ai colori, le tinte dominanti utilizzati sono quelle nazionali, cioè il tricolore e il blu (sfumato), variante scura dell’azzurro italiano: si tratta di un linguaggio cromatico caro all’elettorato conservatore (anche se potenzialmente parla a tutto il corpo elettorale, con un atteggiamento da catch-all-party). Il giallo che tinge il cognome di Vannacci, invece, ricorda piuttosto il giallo usato dalla Lega per indicare il cognome di Salvini, proprio su fondo blu (peraltro lo sfondo del simbolo di Noi con Salvini era blu sfumato, sempre con la parte chiara in alto e quella scura in basso).
L'elemento grafico dominante, quasi al centro del simbolo, potrebbe sembrare una fiamma tricolore, ma più che una fiamma "classica" può evocare una fiaccola mossa dal vento. Soprattutto, però, a chi ha buona memoria può ricordare molto il nucleo del fregio di Azione popolare, il movimento fondato da Silvano Moffa tra il 2010 e il 2011 dopo il suo abbandono di Fli, per tornare nella coalizione di centrodestra nell'ultima parte della legislatura: la descrizione della domanda di marchio allora parlava di "tre lingue di fiamma che, partendo dal basso a sinistra, si congiungono all'apice destro; le fiamme sono di colore una verde, e una bianca, una rossa, nello stesso ordine della bandiera nazionale italiana".
Oltre che a "lingue di fuoco", quegli elementi curvilinei possono somigliare anche a "foglioline" – ovviamente del tutto diverse da quelle inserite nel simbolo di Liberi e Uguali, formazione elettorale guidata nel 2018 dall'ex presidente del Senato Pietro Grasso – possono anche essere lette come un'ala spiegata, un po' come quella a suo tempo usata da Ala (Alleanza liberalpopolare autonomie), gruppo promosso nel 2015 da Denis Verdini: non c'è ovviamente bisogno di precisare che quella si trattava di un’esperienza del tutto diversa da quella che potrebbe intraprendere Vannacci.
Se di recente si è parlato spesso di un possibile abbandono della Lega da parte di Roberto Vannacci per dare vita a un proprio progetto politico autonomo, la registrazione di un sito e la concezione di un simbolo rotondo, dunque già adatto alle schede elettorali (pur non essendo molto originale, almeno sul piano grafico), potrebbe essere il segno che si attendeva in quella direzione: nel caso, il simbolo di Futuro Nazionale, per vari suoi elementi, sembrerebbe adatto per attirare l'attenzione di un potenziale elettorato di destra, oltre che a quello di estrema destra o conservatore (non sono certo sovrapponibili).
Occorre però registrare che lo stesso Vannacci è passato in poche ore da "mai dire mai" (sulla fondazione di un nuovo partito) a "è un simbolo, come quello del 'Mondo al Contrario' e di 'GenerazioneXa'". E proprio il carattere del logo del Mondo al Contrario sembra ripreso nel simbolo di Futuro nazionale. Al momento il simbolo di cui è stata chiesta la registrazione come marchio europeo è abbinato alle categorie della Classificazione di Nizza 16 (Manifesti pubblicitari; Dépliant; Brochure; Libri; Insegne pubblicitarie di carta o di cartone), 25 (Magliette; T-shirt; Felpe; Abbigliamento), 35 (Servizi di pubblicità politica; Servizi pubblicitari, di marketing e di promozione; Servizi pubblicitari e di marketing; Servizi di marketing; Diffusione di materiale pubblicitario e promozionale; Servizi di pubblicità e marketing forniti attraverso media sociali) e 41 (Organizzazione di manifestazioni culturali di comunità; Organizzazione di conferenze relative ad attività culturali; Organizzazione e realizzazione di convegni). Non sarebbe peraltro la prima volta che un potenziale simbolo depositato come marchio resta tale e non si traduce in un progetto politico strutturato: tra i vari, per quello che se ne sa, anche L'onda, simbolo depositato nel 2019 da Patrizia Ghiazza, tra le promotrici del Movimento SìTav torinese, e scoperto anche allora da Antonio Atte per Adnkronos.
AGGIORNAMENTO DELLE 10.30 - Le polemiche sul simbolo di Vannacci sarebbero già iniziate, in particolare da parte di Francesco Giubilei, presidente del think tank Nazione futura: il nome e il simbolo riconducibili a Vannacci, a suo dire, somigliano troppo a quelli del soggetto da lui guidato. Si riporta di seguito il comunicato:
A fronte delle numerosissime segnalazioni ricevute dopo il lancio del marchio “Futuro Nazionale” da parte di Roberto Vannacci con cui ci è stata evidenziata la somiglianza sia con il nome “Nazione Futura” sia con il nostro logo (un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata) facciamo presente che l’Associazione Nazione Futura e l’omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato e stiamo valutando la possibilità di tutelarci. Cogliamo l'occasione per sottolineare che il collocamento di Nazione Futura è sempre stato fin dalla sua nascita e sempre sarà all’interno dell’area politico-culturale del centrodestra ritenendo qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell'attuale coalizione di governo un favore alla sinistra.
Posto che certamente ciascun soggetto collettivo ha il pieno diritto di segnalare che posizioni o iniziative non corrispondono al suo pensiero, sembra opportuna qualche breve riflessione. Dal punto di vista grafico la somiglianza potrebbe valere per la combinazione cromatica, ma il tricolore è oggettivamente diverso nella sua foggia e questo potrebbe bastare a distinguere i due fregi. Quanto al nome, a quanto pare non si tratta di una semplice inversione delle parole, ma di due concetti diversi: un caso diverso, almeno a prima vista, da quello che aveva visto prevalere i Liberalpopolari sui Popolari liberali di Carlo Giovanardi.




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