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mercoledì 6 maggio 2015

La selva simbolica della Campania (1): con Caldoro

Ormai le coalizioni per le regionali sono ampiamente definite e, al di là dei partiti già noti, vale la pena dare un'occhiata alla selva di simboli che in queste settimane sono cresciute nei vari schieramenti, stando pronti alle sorprese che di volta in volta si possono incontrare. Si prenda per esempio, tanto per cambiare, la Campania. Al solito, si lascino stare i partiti maggiori, specie quando corrono noiosamente da soli e senza alcun dettaglio che costringa l'osservatore ad aguzzare l'occhio, per capire cosa diavolo è stato infilato in uno spazietto del cerchio che prima era libero. Ci si concentri invece sui simboli composti o sulle new entry, che inducono per forza di cose a chiedersi: "e mo questi chi sono?". In effetti, di Mo! e della sua natura di lista di scopo si è già parlato su queste pagine: ora è giusto che tocchi alle altre liste in corsa.
Di sicuro non c'è bisogno di aguzzare gli occhi per capire quale sia il target elettorale della lista Vittime della giustizia e del fisco, una idea messa in campo Arturo Diaconale, direttore dell'Opinione e da anni maître à penser del centrodestra laico. L'intenzione era di mettere in piedi (in Campania, non essendo riuscita un'operazione simile in Liguria) liste di candidati della società civile, mai stati in politica, come testimonianza della lotta contro una giustizia "malfunzionante" e un fisco "oppressivo e inefficiente". Hanno corso senza firme, essendo stata sufficiente l'adesione del senatore di Gal Giovanni Mauro; sul simbolo non ce n'è traccia, anche perché è praticamente tutto occupato dal nome della lista, del quale spicca la parola "vittime", come concetto chiave dell'intera operazione.
La lista in questione ovviamente sostiene Stefano Caldoro, così come sta da quella stessa parte il Nuovo centrodestra. Del simbolo vanno sottolineate almeno due cose: innanzitutto si sacrifica la denominazione intera, facendo acquisire molto più spazio alle lettere della sigla, tra l'altro in modo graficamente efficace; secondariamente, al posto dell'indicazione del leader del partito, Angelino Alfano, i grafici hanno inserito l'espressione "Campania popolare". Praticamente si configura il tentativo di declinare il "marchio" di Area popolare anche in Campania, ma solo con le insegne di Ncd: in questa regione, infatti, i cattolici dell'Udc sono al fianco di De Luca, ma l'etichetta di "popolari" agli alfaniani sembra piacere parecchio.
E se, per restare nella compagine di Caldoro, non può sfuggire una "pulce" con l'edera del Pri sulle frecce dei Popolari per l'Italia legati a Mario Mauro, non può proprio passare inosservata la "rivoluzione simbolica" di Noi Sud, proprio a un mese dal voto. Il partito di Antonio Milo ed Enzo Scotti non spiega direttamente la scelta, limitandosi a ricordare il suo motto ("Si è liberi perché autonomi, si è autonomi perché vi è la libertà") e a sottolineare l'importanza di riproporre con forza la questione meridionale, ma con energie nuove dei giovani (fuori e dentro le liste) e dei simpatizzanti. "La scelta di voler rinnovare il nostro logo - ha detto Milo - va nella stessa direzione": altre spiegazioni della sagoma tricolore, un po' sventolante e un po' fiammeggiante, con il nome del partito nel campo destro del cerchi, su fondo blu e con il "noi" giallo un po' in stile gesso, non ne arrivano.

mercoledì 15 aprile 2015

Campania, prove di scaramucce in salsa tricolore

Con il passare dei giorni, gli schieramenti in campo alle prossime regionali sono sempre più definiti: accanto alle forze maggiori, così, c'è sempre maggiore certezza sul numero di simboli che correranno a sostegno dei vari candidati. Spesso si tratta di conferme, a volte di sorprese e, non di rado, si assiste a ritorni più o meno prevedibili. In Campania, per esempio, lo schieramento di centrodestra a favore del governatore uscente Stefano Caldoro sembra fissato ormai da giorni. A fare la parte del leone, ovviamente, il partito del presidente, dunque Forza Italia, Area popolare (più probabile la lista unitaria rispetto alla corsa separata di Ncd e Udc), Fratelli d’Italia, ma anche il progtto più legato al candidato stesso, dunque Caldoro presidente.
I colori sono quelli del partito catch-all di matrice berlusconiana: c'è il blu carta da zucchero a marcare una circonferenza di contorno in rilievo, con l'impressione della terza dimensione, e c'è il tricolore a forma di fascia/arcobaleno che si sovrappone allo stesso bordo blu. Proprio quell'elemento rischia di provocare un contenzioso all'ato della presentazione dei contrassegni: non appena è stato presentato l'emblema di Campania Civica, infatti, pare che qualcuno dell'entourage di Caldoro – secondo Retenews24 – abbia preannunciato al coordinatore regionale di Scelta Civica Giovanni Palladino un ricorso per ostacolare il simbolo della lista di Enzo D'Anna (a sostegno di Vincenzo De Luca) proprio a causa del tricolore.
È possibile che la combinazione cromatica giochi qualche scherzo: in fin dei conti, il bordo è quasi dello stesso colore (di spessore diverso) e il tricolore ha le bande nella medesima posizione, anche se l'arco ha l'interno in basso per Caldoro, mentre lo ha in alto Campania Civica. Il tricolore però ormai è un elemento presente in tutte le salse e volerlo censurare non sembra  facile (il nome Caldoro in rosso, poi, spicca molo). Volendo proprio parlare di somiglianze, peraltro, bisognerebbe riesumare un altro emblema di origine campana - almeno per quanto riguarda il radicamento avellinese del suo referente – ossia il primo fregio di Alleanza di centro per la libertà (poi solo Adc) dell'ex notista del Tg1 Francesco Pionati. 
A completare il quadro delle alleanze a favore di Caldoro dovrebbero esserci le liste del Pri (con il ritorno dell'edera sulle schede), dei Popolari per il Sud mastelliani e di Noi Sud: il partito, nato nel 2010 legato ad Arturo Iannaccone, continua ora a operare avendo come presidente l'ex ministro Vincenzo Scotti e come legale rappresentante il senatore Antonio Milo di Gal. E questo, nonostante pochi mesi dopo la nascita del movimento proprio Iannaccone (che oggi invece guida il movimento Autonomia Sud - Noi per il Sud e si colloca, per quanto se ne sa, nel centrosinistra) avesse duramente polemizzato con Milo e Scotti.
Alla corte di Vincenzo De Luca, invece, accanto alla già citata Campania Civica, è stata ormai ufficializzata la lista di Centro democratico. Abbandonato definitivamente l'arancione che era stato di Diritti e libertà, Cd non fa altro che aggiungere nel suo emblema il riferimento al candidato presidente. Con De Luca ci sarà anche una lista dell'Italia dei valori: la cosa interessante è che le liste conterranno anche alcuni esponenti dei Repubblicani democratici, il soggetto politico nato nel 2001, radicato soprattutto in Campania e che faceva essenzialmente riferimento a Giuseppe Ossorio. In lista, in particolare, dovrebbe esserci anche lui.