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domenica 14 luglio 2019

Sinistra: il nuovismo simbolico-organizzativo che porta alla disfatta (di Roberto Capizzi)

Periodicamente l'ultraframmentazione della sinistra italiana finisce oggetto di articoli, analisi, volumi (come Déjà vu di Francesco Cundari, ripercorso in questo sito), ironie, persino test di conoscenza politica (aveva iniziato L'Espresso). Non ci si ferma mai abbastanza a riflettere, però, su quanto i continui cambi di insegne e di contenitori - non necessariamente di persone - siano dannosi, per il morale dei sostenitori e in generale per la credibilità di ogni singolo, nuovo e (almeno) penultimo progetto. Cedo per questo volentieri la voce a Roberto Capizzi, consultatore seriale di questo sito ma soprattutto portatore di un sogno per nulla celato: che a sinistra un simbolo duri almeno quattro elezioni politiche di fila (non anticipate, non facciamo i furbi). Leggendo le parole di Capizzi, verrebbe da sperare che a sinistra, almeno sul piano simbolico, avessero voglia di aderire all'invito datato ma intatto di Aldo Moro: "Non fate nulla. Nulla. E se proprio non ce la fate a non fare assolutamente niente, fate pochissimo". E quel pochissimo sarebbe comunque troppo.

Dalla fine dei partiti di massa, avvenuta più o meno in contemporanea con la stagione giudiziaria passata alla storia come “tangentopoli”, non passa elezione senza che nuovi simboli, nuovi partiti o nuovi finti partiti (in realtà poco più che comitati elettorali o liste"di scopo", nel senso "con lo scopo di far eleggere qualcuno"), nuovi soggetti "civici" (qualsiasi cosa voglia dire il termine) appaiano sulle schede. 
Nel campo largo del centro-sinistra e in quello della sinistra rimasta al di fuori del primo, questo continuo rinnovamento simbolico, associato spesso (ma non sempre, si pensi alla lista della Sinistra - l'Arcobaleno del 2008) a una moltiplicazione dei soggetti esistenti, ha trovato una propria sublimazione.
Il fenomeno è facile da verificare. Ad ogni elezione - fosse essa comunale, provinciale (quando ancora si poteva votare per le province), regionale, politica o europea - nuovi simboli venivano partoriti dall'accrocchio del momento, che però doveva essere eterno o quantomeno destinato a durare, almeno secondo i dirigenti di turno.
A ogni elezione il risultato negativo conduceva poi a nuove separazioni e alla nascita dalle ceneri delle esperienze unitarie (dalla Federazione della Sinistra a Liberi e Uguali) di nuovi soggetti.
Si è creduto, in altri termini, tra i dirigenti ma anche tra larga parte del settore militante della sinistra (forse nella sua maggioranza) che scorciatoie organizzative potessero fornire quel risultato - in termini di consenso nel cuore del Paese e nelle urne - che invece soltanto la politica può portare.
Paradossalmente, i continui cambi di nomi e simboli dei partiti della sinistra nonché le loro continue frantumazioni (anche se l'unità a prescindere dai contenuti è anch'essa un dramma del quale sarebbe utile liberarsi: è, ad esempio, la malattia che affligge Giuliano Pisapia) hanno contribuito a quei risultati negativi
La confusione, lo smarrimento per non aver trovato il proprio simbolo sulla scheda, la delusione per non avere di nuovo il simbolo che si è votato la volta prima, sono stati anch'essi cause, sia pure minori, del declino della sinistra in Italia.
A questo elemento che concerne l'aspetto simbolico va ovviamente aggiunta la politica: la rincorsa al centro, l'abbandono di un'idea alternativa di società, le privatizzazioni da un lato; il settarismo, il dogmatismo, il minoritarismo dall'altro. Tutto questo ha confinato la sinistra a essere certa, e sempre più ridotta, minoranza. 
Quale strategia dunque è necessario percorrere in un'epoca di crescita delle destre - anche di quelle che possono ritenersi apertamente "fasciste", come il risultato della Lega in Italia e di Bolsonaro in Brasile ci dicono - su scala globale?
Premessi i dati politici, ideologici (e sarebbe anche il caso che la parola ideologia riprendesse il proprio posto, scacciando quell'obbrobrioso termine liberale di "programma"), di visione del mondo, radicalmente alternativi alle destre, occorre che sul piano organizzativo si abbia il coraggio di mettere un punto fermo alla frantumazione e alle scorciatoie nuoviste.
Per quanto concerne il frazionismo, il lavoro da compiere è arduo e riguarda ogni militante della sinistra preso singolarmente. Abiurando a un'idea collettiva della politica, allo spirito di partito, alla convinzione di fare qualcosa anche se non convinti perché "è il partito che lo chiede", ogni singolo militante si crede in diritto di poter contestare pubblicamente - ma anche farlo sulle proprie reti sociali, ad esempio, vuol dire farlo pubblicamente - la linea del proprio partito, di scegliere candidati da esso non designati, di muoversi liberamente se eletto in qualche incarico pubblico, ecc. Tale atteggiamento (che è di destra, antropologicamente di destra) porta poi, quando coinvolge qualche dirigente o qualche eletto al parlamento, alla fondazione di nuovi partiti che aggiungono confusione alla confusione. L'unica strada per combattere questo male è anche l'unica strada per battere per sempre le scorciatoie nuoviste: la politica di una volta.
L'umiltà, la disciplina di partito, l'impegno nel partito anche dopo le sconfitte (cosa che non implica ovviamente la stupidità, che hanno i settari, di seguire sempre la medesima via nonostante si perda sempre) sono l'unica strada che può condurre a Partiti con la "P" maiuscola, che durino almeno vent'anni e che siano casa sicura, accogliente, rassicurante e insieme educatrice per generazioni di militanti. 
Chi vi scrive è iscritto dalla propria fondazione ad Articolo Uno: si tratta certamente di un soggetto politico nato da una scissione, anzi forse si dovrebbe più correttamente parlare di due scissioni (quella dal Pd, la più nota, e quella da un pezzo di Sel, mia penultima casa politica), eppure erano scissioni politicamente motivate.
Nel tentativo di far prevalere la politica sulla ragioni di un'unità fine a sé stessa, Articolo Uno ha contribuito alla nascita di Liberi e Uguali, una coalizione politica che sarebbe dovuta diventare partito subito dopo le elezioni, celebrando un congresso nel quale si sarebbe scelto il gruppo europeo al quale aderire e quindi la propria direzione futura.
Per motivi che in futuro qualche tesista di Scienze Politiche forse ci spiegherà (io sinceramente non ho capito perché non si sia celebrato un congresso, anche se ho capito chi non lo ha voluto), quanto promesso il 5 marzo 2018 è finito carta straccia, generando nuovo scoramento e nuovi abbandoni nel sempre più anemico tessuto militante. 
Da allora Possibile ha ripreso la propria attività autonoma, tingendosi di verde a qualche settimana dalla presentazione delle liste; da una scissione di Articolo Uno e dalla sua confluenza con settori di "autoconvocati di LeU" è nata èViva, ennesimo partito autonomo sia pure per l'uomo comune esso sì del tutto indistinguibile programmaticamente dalla già esistente Sinistra Italiana; da una scissione di Sinistra Italiana è nata l'associazione Patria e Costituzione, soggetto che mischia spunti interessanti con suggestioni poco accettabili; vi sono poi Sinistra Italiana, che continua a esistere, e Futura, comitato elettorale di Laura Boldrini che raccoglie parte delle personalità che erano state prossime a Giuliano Pisapia nella breve esperienza di Campo Progressista (tra essi l'eurodeputato fresco di elezione Massimiliano Smeriglio, anch'egli tra i transitati per Articolo Uno).
In ultimo Articolo Uno ha celebrato di recente il proprio congresso nazionale, confermando la propria permanenza come partito autonomo, ma allo stesso tempo non spegnendo le suggestioni circa nuovi soggetti da fondare, magari nel caso remoto in cui il Pd decidesse, finalmente, di sciogliersi.
Ritengo che lasciare aperte queste suggestioni sia sbagliato: se i primi a non credere nella durevolezza della nostra proposta politica (e simbolica e organizzativa) siamo proprio noi, perché gli altri dovrebbero crederci?
Si abbia il coraggio di compiere un percorso; si vincolino gli eletti di cui disponiamo a un sacro patto di rispetto delle decisioni provenienti dagli organismi interni; si discuta con franchezza con altri pezzi della sinistra sulla possibilità - in fine litis, oramai - di ridar vita a un simil-LeU, si tagli la strada a ogni ciarpame civista o da società civile (non è sempre vero, ma spesso dietro il civismo sta soltanto l'esigenza di non versare la quota al partito e fare ciò che si vuole una volta eletti) e si aprano e si comprino col poco denaro di cui disponiamo sedi e bandiere, il cui simbolo dovrà poi apparire sulle schede almeno un numero di volte sufficiente da farci riconoscere dagli elettori. 
Si mettano, in altri termini, radici materiali nella società e si consenta a chi ospita questa mia riflessione sul suo blog di scrivere in futuro: "nessuna novità grafica per la sinistra di Articolo Uno, presente ormai da anni sulle schede con lo stesso simbolo".

martedì 2 aprile 2019

Diem25 non corre con la Sinistra europea: le rondini volano via dal simbolo

I colpi di scena non mancano mai sotto elezioni: questa è una costante, particolarmente valida per le elezioni europee, che ormai ci hanno abituato a cambiamenti negli ultimi giorni disponibili, dovuti soprattutto ai tentativi di raggiungere la soglia del 4%. A volte, però, le novità elettorali e simboliche hanno altre origini, anche semplicemente la scelta di dire "sì" o "no" a un determinato progetto. 
Oggi per esempio Diem25, Movimento per la democrazia in Europa 2025, realtà paneuropea fondata dall'ex ministro greco Yanis Varoufakis, ha diffuso i risultati di un sondaggio effettuato tra il 27 marzo e il 1° aprile tra i propri militanti (si parla di 2mila risposte), messi di fronte alla scelta tra la partecipazione alle elezioni europee in Italia nella lista che il Partito della Sinistra europea sta costituendo (e correrà senza bisogno di raccogliere le firme) e la decisione di non partecipare a quella formazione, continuando a costruire il Movimento. "Se sceglierete di competere nelle elezioni per il Parlamento Europeo - si leggeva nel post con cui si è indetto il voto - il coordinamento dell’Ala Elettorale e il nostro NC sono pronti a portare alle urne il nostro Green New Deal e discuterlo in tutte le strade e le piazze che attraverseremo in queste prossime settimane. Se così sarà, avvieremo subito dopo la chiusura del voto, la consultazione per decidere i volti e le storie che rappresenteranno DiEM25 e Primavera Europea in questa competizione. Se la maggioranza deciderà per l’opzione 2 (cioè per la non partecipazione alla lista della European Left, ndb), saremo chiamati ad assicurare il nostro impegno non solo nel continuare a costruire il Movimento, ma anche a partecipare al meglio alle elezioni regionali e locali".
Ebbene, la scelta di non concorrere alla lista del Partito della sinistra europea è risultata, sia pure di poco, prevalente, con il 51,52% dei consensi. Ciò, naturalmente, ha conseguenze immediate: la prima e più evidente è che nella competizione europea - almeno per quanto riguarda l'Italia - non ci sarà più traccia della Primavera europea, cioè del progetto elettorale transnazionale pensato in un primo tempo appunto dal gruppo fondato da Varoufakis.
Se così è, evidentemente le rondini legate a European Spring non potranno comparire più nel simbolo che le formazioni legate alla European Left si stanno dando a partire da una consultazione dei loro simpatizzanti. Esse, come si è visto, erano presenti in quasi tutte le sei varianti messe in votazione e comparivano anche sull'opzione che attualmente sta prevalendo con nettezza, vale a dire quella il cui nome è "la Sinistra", usato in chiave identitaria. "Si trattava chiaramente di bozze - spiegano da Diem25 -. E' chiaro che senza la partecipazione di Diem, le rondini dovranno sparire." Un'eventualità, del resto, che anche lo staff delle forze del Partito della Sinistra europea sembrava avere messo in conto: "il simbolo - avevano scritto - potrà essere modificato, aggiungendo o togliendo elementi grafici, qualora altre soggettività politiche decidano di convergere, o meno, nel percorso". 
La scelta di Diem25 di non partecipare alla lista, dunque, rientra tra le ipotesi previste: volare via, in fondo, per le rondini non dovrebbe essere difficile (ma naturalmente coloro che aderiscono a Diem potrebbero tranquillamente votare ugualmente per la lista). Anche se, a quel punto, le somiglianze grafiche con l'esperienza elettorale di Sinistra e libertà delle europee di dieci anni fa aumenterebbero: la parola "sinistra" bianca su semicerchio rosso, la parte inferiore bianca e l'ondina rossa-verde del Gue/Ngl sarebbero una costante, mentre l'esenzione questa volta sarebbe assicurata non dai verdi, ma direttamente dal partito European Left. Quell'esperienza elettorale non andò esattamente bene, finita sotto l'appena introdotta ghigliottina del 4%; chi crede alle coincidenze (anche solo grafiche) potrebbe non essere molto soddisfatto. 

lunedì 11 aprile 2016

Napoli in comune, a sinistra con rosso e bandiera

Avevano detto che il simbolo sarebbe stato scelto dai napoletani e così è stato: Napoli in comune, uno dei gruppi - si è parlato di una vera e propria infornata di liste - che sosterranno la ricandidatura a sindaco di Luigi De Magistris, tra il 20 e il 23 marzo ha messo in votazione quattro alternative grafiche per il proprio contrassegno (il primo giorno, domenica, si è votato nel gazebo di Piazza Dante, nei giorni successivi si è utilizzata una procedura di voto online). La scelta della maggioranza, alla fine, è caduta sul cerchio rosso che contiene la dicitura "Napoli in Comune A SINISTRA" e, tra la seconda e la terza riga, la stilizzazione di una bandiera rossa al vento, appena messa in evidenza da un'ombra e dalla sua duplicazione bianca, retrostante.
Quasi un votante su due ha scelto questa raffigurazione (per l'esattezza, il 47%, anche se non ci sono dati assoluti sul numero dei votanti). Certo, le alternative in gioco avevano alcuni elementi comuni e, probabilmente, indefettibili: si trattava della denominazione e del fondo rosso, caratteri imprescindibili della "comunità politica di donne è uomini" che si è riconosciuta nel percorso esplicitato nel documento A Sinistra per rafforzare la sfida del cambiamento. Visto il titolo appena citato, non stupisce che l'opzione meno votata (ha raccolto solo l'8% dei consensi) fosse l'unica che non conteneva il riferimento esplicito alla sinistra, come a voler dire che i potenziali elettori della lista vogliono che sia ben chiaro da quale parte stiano.
Sono andate un po' meglio le versioni che contenevano anche il nome di De Magistris: quella solo testuale ha ottenuto il 20%, quella con anche la bandiera è arrivata al 25%, pur essendo graficamente più "affollata" e avendo costretto a ridurre le dimensioni di tutti gli elementi del contrassegno. 
Anche sommando questi due risultati, tuttavia, si ottiene un consenso sempre minore rispetto alla proposta risultata vincitrice: segno, questo, che per i napoletani che hanno partecipato al voto non era fondamentale l'indicazione personale del candidato sindaco. Per riconoscersi bastavano il nome. la parola "Sinistra" e la bandiera: il vessillo, ovviamente, non è uno qualunque, ma quello di Syriza, il partito greco guidato da Alexis Tsipras che da più di qualcuno in Italia è guardato come esempio interessante.
Immagine tratta da sdz.aiap.it
Certo, graficamente forse ci si è complicati la vita proprio con la bandiera e con le font piuttosto sottili, che nella stampa delle schede rischiano di non avere un'ottima resa. Eppure, quella bandiera rossa con la parola "Sinistra" scritta sotto ha messo in moto qualche ingranaggio della memoria: dalla redazione, infatti, Arturo Famiglietti ha ripescato l'immagine elaborata nel 1991 da Andrea Rauch (che in seguito avrebbe disegnato il simbolo dell'Ulivo) in seguito a una ricerca condotta assieme allo storico di araldica e simbologia Alessandro Savorelli: l'idea, ironica ma non troppo, era di rielaborare due icone 'sacre' per i movimenti progressisti - scriveva nel 2008 Gianni Sinni su Social Design Zine - quali la bandiera rossa e la colomba della pace di Picasso. Ridendo e scherzando, il risultato grafico rimane a tutt'oggi d'impatto: chissà come mai nessuno ha pensato di riprenderlo in mano, anche solo per un attimo...  

martedì 17 marzo 2015

Ad Albano, sui colli, si litiga per un cerchio rosso

Anche la lotta politica, la scaramuccia, in fondo ha una sua liturgia. Le campagne elettorali, a ben guardare, sono fatte apposta per dirsele (e possibilmente non darsele) di santa ragione per una trentina di giorni, poi si deposita la scheda nell'urna, ci si calma un po' – vincitori e vinti hanno pur sempre bisogno di ricaricare le batterie – e poi si è pronti per ripartire daccapo, stavolta centellinando un po' le forze, visto che bisognerebbe resistere per cinque anni. Ma c'è chi non si tira indietro se si tratta di scontrarsi anche prima che la campagna elettorale inizi sul serio: si può litigare per tutto, anche per un cerchio rosso.
Già, perché a quanto pare proprio un piccolo tondino rosso con la scritta "L'altra Albano", una forma che sulla scheda potrebbe arrivare addirittura a sette millimetri di diametro, è l'oggetto del contendere nell'area sinistra di Albano Laziale, comune dei Castelli romani che si prepara al voto di fine maggio. Sono passati giusto pochi giorni dalla presentazione dell'emblema della lista che vede l'impegno di un collettivo di cittadini, di Rifondazione comunista e del Partito comunista d'Italia – una delle prime uscite elettorali dell'evoluzione del Pdci, tra l'altro, al punto che vedere il simbolo sulla scheda fa una certa impresione. 
Pochi giorni, si diceva, in cui chiunque avrebbe potuto soffermarsi un po' sulla parola "Sinistra", scritta in rosso con caratteri a prova di ipovedente ("Abbiamo convenuto – hanno spiegato dalla lista – sulla necessità di porsi in opposizione a qualsiasi forma o espressione di fascismo, razzismo, sessismo. Volendo rappresentare sinteticamente tutto ciò agli elettori con un nome non si è trovato termine più adatto che la parola SINISTRA") o, al limite, ironizzare su una curiosa fascetta tricolore, che non fosse stato per la forma la si sarebbe potuta trovare tranquillamente in un simbolo destrorso o similberlusconiano. Invece no, si litiga per una "pulce", molto più rossa che nera.
Il fuoco l'ha aperto il segretario cittadino di Sel, Marcello Scarponi: "Con grande rammarico abbiamo constatato che sono stati impropriamente usati il simbolo e lo slogan utilizzati alle elezioni europee dalla lista L’altra Europa con Tsipras. Riteniamo questo un grave errore politico. Nonostante i tanti inviti da Noi rivolti ai dirigenti locali del Prc per correttamente discutere su come impostare anche la questione dei simboli al fine di consolidare ciò che ci unisce, si è coscientemente voluto rimarcare la distinzione-separazione". Sel rivendica di avere sempre visto il comitato Tsipras "come sede possibile per la ripresa di una elaborazione strategica tesa a contrastare efficacemente le gravi conseguenze della ristrutturazione capitalistica", ricorda che il Pcdi "si era apertamente schierato contro l’esperienza de l’Altra Europa" e nota che il Comitato Albano per Tsipras "per le diverse sensibilità ed anime di cui è composto, ha deciso di non dare appoggio ad alcuna lista alla prossima tornata elettorale amministrativa". Anche questa lista dovrebbe essere parte del centrosinistra, per cui il messaggio è chiaro: il consenso non va conquistato "a danno dei propri alleati".
Manco a dirlo, il Pcdi non è stato a guardare e ha risposto con il suo responsabile, Maurizio Aversa: "Dai giornali online, e sulla pagina personale di un social, Marco Calzavara, pontifica a nome del Comitato di Albano per Tsipras con un 'comunicato ufficiale'. Citando, fuori luogo, il nostro partito. Per dire al Partito Comunista d’Italia cosa? Che anche la nostra lista contiene un cerchio rosso. E’ uno scherzo? Questo signore, che non sappiamo in che veste parli emettendo comunicati, pensa davvero che un cerchio rosso possa essere di suo appannaggio? Neanche fosse il Punt e Mes! Oppure vuol contestare che i non iscritti né al Prc né al PCdI che sono in lista con noi, non abbiano il diritto di autodefinirsi 'Altra Albano'? E’ di nuovo uno scherzo, oppure è roba da psicanalisi? Faccia un favore ai cittadini di Albano, questo signore, lasci stare l’anticomunismo e non ci rompa le scatole".
Potrebbe finire qui, e magari finirà davvero; l'alternativa è che qualcuno voglia fare il birichino e piantare grane in sede di deposito della documentazione. Forse qualcuno lo farà davvero, forse non avrà tempo e voglia da impiegare in tutto questo. Nel frattempo i giornali e i siti ne hanno parlato, qualcuno si sarà fatto due risate e i più giovani, magari, per capirci qualcosa si sono messi a cercare su internet. Per sapere cosa sia il Punt e Mes, ovvio.