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martedì 28 aprile 2026

Mantova, simboli e curiosità sulla scheda

Nel turno ordinario di elezioni amministrative di quest'anno saranno due i capoluoghi di provincia interessati dal voto: Lecco e Mantova. Il viaggio tra i simboli delle elezioni comunali del 2026 (che, nelle regioni a statuto ordinario, si terranno il 24 e 25 maggio) inizia proprio da quest'ultima città, a dieci anni dal suo titolo di Capitale italiana della cultura. Dopo due mandati piucchepieni di cinque anni e mezzo (il primo allungato di un semestre a causa del Covid-19, il secondo in scadenza nel 2025, ma con il voto slittato al turno ordinario primaverile dell'anno successivo in base all'interpretazione data dal Dipartimento affari interni e territoriali del Ministero dell'interno) di Mattia Palazzi, espressione del centrosinistra, l'unica certezza è che il comune cambierà guida (per i comuni superiori vale ancora il limite dei due mandati consecutivi). 
A contendersi la carica di sindaco saranno cinque persone, sostenute in tutto da 12 liste. Si tratta di un turno meno affollato di quello del 2020, quando gli aspiranti a quel ruolo erano stati sette, con l'appoggio di 15 simboli, e soprattutto del 2015: allora, infatti, le candidature erano state ben 12, mentre il totale dei contrassegni sulla scheda aveva raggiunto quota 18 (alcuni erano stati analizzati in questo e in quest'altro articolo).
Il manifesto delle candidature e il facsimile di scheda non sono ancora stati pubblicati, ma è possibile dare conto dei simboli grazie al sito del comune di Mantova, che ha già pubblicato le candidature. 
 
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Andrea Murari

1) #Listagialla 

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Andrea Murari, giornalista e assessore uscente all'ambiente e all'urbanistica della giunta Palazzi: potrà contare sull'appoggio della coalizione più consistente, composta da cinque liste. La prima, in ordine di estrazione, è la #Listagialla, la formazione più vicina al candidato sindaco, in diretta continuazione con l'esperienza della "lista Palazzi" che nei due appuntamenti elettorali precedenti aveva sostenuto il sindaco uscente; il fondo giallo - leggermente scurito - è rimasto, mentre al posto della sagoma degli occhiali, dei baffi e del pizzetto di Mattia Palazzi c'è il riferimento al candidato, scritto con un carattere che ricrea l'effetto di un pennarello nero.
 

2) Azione - Civici per Murari 

La seconda lista che appoggia la corsa di Murari è di natura civico-politica: Azione - Civici per Murari, infatti, unisce il partito di Carlo Calenda (che per la prima volta partecipa alle elezioni comunali mantovane) a varie figure provenienti dalla società civile, spesso candidate per la prima volta. Nella parte inferiore si intravede (non troppo, e giusto grazie al contornino bianco aggiunto) il logo delle tre bandiere di Per - Popolari europeisti riformatori di Elena Bonetti (che ad Azione aderisce), collocato al di sotto dell'espressione (bianca e arancione) "Civici per Murari"; la forma del semicerchio blu, che arretra per far posto a una piccola "unghia" della parte superiore bianca, fa riflettere su un eventuale coinvolgimento di +Europa nella lista.
 

3) Alleanza Verdi e Sinistra

La terza lista su cui Murari potrà contare nella sua corsa a sindaco è quella di Alleanza Verdi e Sinistra: si tratta formalmente della prima partecipazione alle comunali della lista con quel nome, ma i Verdi e Sinistra italiana avevano già corso insieme nella lista unitaria Si-Verdi per Mantova nel 2020, che aveva ottenuto un seggio (mentre nel 2015 aveva partecipato la lista di Sel). Il contrassegno è praticamente identico a quello coniato in vista delle elezioni politiche del 2022, ma la scelta di inserire nella parte inferiore il riferimento al candidato sindaco (bianco in un segmento nero, come la parola "Alleanza") ha costretto a ridurre sensibilmente le dimensioni dei loghi di Europa Verde e Sinistra italiana, rendendoli meno leggibili.
 

4) Partito democratico

Fa ovviamente parte della coalizione di centrosinistra, come in passato, il Partito democratico, formazione più votata delle ultime due tornate elettorali amministrative mantovane. Nel contrassegno della propria lista, come cinque anni e mezzo fa, il Pd ha scelto di inserire il riferimento al candidato sindaco, sempre scritto in bianco su fondo verde, ma questa volta in tondo e non in corsivo (e la brevità del cognome di Murari consente di aumentare il suo rilievo grafico rispetto alle elezioni comunali precedenti).
 

5) Mantova, adesso - Liberali e riformisti

La coalizione a sostegno di Murari si completa con la lista Mantova, adesso, progetto politico-elettorale promosso dal Partito socialista italiano, dai Radicali italiani, da Italia viva (che nel 2020 elesse un consigliere) e dal gruppo civico ManTua (che cinque anni e mezzo fa, unendo +E, Azione, Psi e varie esperienze della società civile, aveva ottenuto anch'esso un eletto), che conta sull'esperienza di tre consiglieri uscenti. Sul fondo blu ci sono segmenti bianchi che ricordano il quadrante di un orologio, "perché è il tempo di scegliere"; la parola "Adesso" ricorda in parte il cammino politico di Matteo Renzi; i colori (blu scuro e fucsia) rimandano un po' a Iv, un po' alla sua evoluzione elettorale Casa riformista e un po' - volendo - gli abbinamenti cromatici dei Riformisti in Lombardia.
 

Raffaele Zancuoghi

6) Lega

La coalizione di centrodestra è la seconda a trovare posto sulla scheda, essendo stato sorteggiato in quella posizione il candidato Raffaele Zancuoghi, presidente della Società Canottieri Mincio scelto già a dicembre. La sua compagine è composta da quattro liste: in prima posizione è stata estratta la lista della Lega, partito maggioritario nel centrodestra mantovano nel 2020 (elesse tre consiglieri con il 9,64%). Come da tradizione in territorio lombardo, a sinistra della statua di Alberto da Giussano (con il leon da guèra sullo scudo) è stata collocata la miniatura della Lega Lombarda; nel segmento inferiore blu il riferimento a Matteo Salvini è stato conservato, ma si è ridotto di molto di dimensioni per comprendere l'espressione (in carattere diverso rispetto al cognome del segretario federale) "per Zancuoghi sindaco", scritta su tre righe (con la prima e la terza pressoché illeggibli sulla scheda elettorale).    
 

7) Fratelli d'Italia

Il secondo contrassegno della coalizione di centrodestra, in ordine di sorteggio, è quello di Fratelli d'Italia, che con il 5,63% ottenne un eletto cinque anni e mezzo fa. Il contrassegno non segue il corso grafico consolidato a livello nazionale nel 2024 da Fdi, con lo "spacchettamento" del simbolo del partito (in alto il nome, in mezzo il riferimento a Meloni e in basso la fiamma ), ma è di fatto una variante di quello del 2020, già vista in molte altre competizioni negli anni scorsi: il nome e il cognome di Meloni sono ridotti (e affiancati a un "per" in carattere manoscritto) per lasciare il posto al riferimento al candidato sindaco (sempre su fondo blu, ma scritto in bianco), mentre il simbolo ufficiale del partito resta in miniatura nella parte inferiore.
 

8) Forza Italia - Unione di centro - Mantova civica

La terza lista della compagine che appoggia Zancuoghi è probabilmente quella che riporta in maggiore evidenza il cognome del candidato: questo infatto si trova al centro, di colore nero su un segmento giallo (una base rettilinea e un'altra concava). Il fondo blu sfumato contiene, nella parte superiore, il simbolo ufficiale di Forza Italia (così come descritto nello statuto e allegato allo stesso; anche quella lista aveva ottenuto un eletto nel 2020, ma solo con il 4,23%), mentre nella parte inferiore si può vedere la miniatura del simbolo dell'Unione di centro, collocata subito sopra il riferimento a Mantova civica, segno della partecipazione di candidati non politici alla lista (in effetti la coalizione non comprende una "lista del sindaco"). 
 

9) Noi moderati

Quarta e ultima lista presentata in appoggio a Zancuoghi (anche se è la sola a non contenere nel proprio contrassegno alcun riferimento al candidato sindaco) è quella di Noi moderati. Il partito guidato da Maurizio Lupi partecipa per la prima volta alle elezioni mantovane (del resto nel 2020 non era ancora nato, essendo allora in uso il nome Noi moderati) e schiera sulle schede elettorali il proprio simbolo ufficiale, privo del riferimento al Partito popolare europeo (effettivamente non presente nel fregio allegato allo statuto); si tratta, probabilmente, del contrassegno più "vuoto" della competizione elettorale.
 

Luca De Marchi

10) Lista De Marchi per Mantova - Patto per il Nord

Dopo le coalizioni di centrosinistra e centrodestra, il sorteggio ha collocato tutte le candidature sostenute da una sola lista. Il primo, Luca De Marchi, aspirante "sindaco-sceriffo", si era già proposto come sindaco nel 2015, centrando l'elezione a consigliere con la sua Lista De Marchi per Mantova, mentre in precedenza in consiglio aveva rappresentato a lungo la Lega Nord. Proprio quell'origine permette di trovare coerenza con il fatto che il simbolo impiegato nel 2015 - bianco e rosso, come lo stemma cittadino e come le maglie della locale squadra di calcio - sia stato rivisto con l'inserimento (al posto del precedente scudo) della miniatura del simbolo del Patto per il Nord guidato da Paolo Grimoldi.
 

Mirko Gragnato

11) MoVimento 5 Stelle

Quarto aspirante al ruolo di sindaco di Mantova è Mirko Gragnato, anch'egli giornalista e project manager culturale. Gragnato si presenta sostenuto da una sola lista, quella del MoVimento 5 Stelle. Si tratta della terza partecipazione consecutiva del M5S alle comunali mantovane, sempre al di fuori delle coalizioni principali (anche se nel 2020 aveva sostenuto Gloria Costani insieme a una civica) ed è il terzo emblema a finire sulle schede: se la parte superiore è rimasta sempre uguale, in quella inferiore nel 2015 c'era il sito Beppegrillo.it, nel 2020 l'indirizzo Ilblogdellestelle.it, mentre ora c'è il riferimento al 2050 come anno della neutralità climatica (su fondo rosso, come prevede il simbolo indicato nello statuto). 
 

Emanuele Bellintani

12) Dire fare città

Chiude l'elenco degli aspiranti primi cittadini di Mantova Emanuele Bellintani, scrittore e ricercatore storico, candidato sostenuto dalla lista Dire fare città. La formazione elettorale - il cui nome sembra una crasi tra i giochi "Dire fare baciare lettera testamento" e "Nomi cose città" - è stata promossa dall'associazione eQual e, pur avendo natura civica, guarda naturalmente alla sinistra dello schieramento politico. Il nome, che spicca sul fondo arancione sfumato del simbolo, è collocato sopra alla silhouette bianca di alcuni monumenti caratteristici di Mantova (si riconosce soprattutto la cupola della basilica di Sant'Andrea), mentre nella parte inferiore bianca trova posto il riferimento al candidato (tinto di arancione e viola).

mercoledì 16 settembre 2020

Mantova, simboli e curiosità sulla scheda

Tra i capoluoghi di provincia chiamati al voto rientra anche Mantova. Cerca di ottenere la riconferma il sindaco uscente, Mattia Palazzi, che nel 2015 era riuscito a far tornare il centrosinistra alla guida della città (dopo la vittoria a sorpresa al ballottaggio di Nicola Sodano, candidato del centrodestra nel 2010). Si presenterà alle elezioni sostenuto da cinque liste; gli contenderanno la vittoria sei sfidanti, incluso Stefano Rossi, appoggiato soprattutto dal centrodestra per un totale di quattro liste. Sulla scheda elettrici ed elettori mantovani troveranno 15 simboli, secondo l'ordine di seguito illustrato.

Michele Annaloro

1) Lista civica Grande Mantova

Il sorteggio ha collocato per prima la candidatura di Michele Annaloro: a gennaio era stato votato come aspirante sindaco per il MoVimento 5 Stelle (era uno degli attiVisti della prim'ora a Mantova ed era capogruppo in consiglio comunale, dopo essere stato candidato sindaco nel 2015), ma in seguito il M5S ha preferito sostenere Gloria Costani e lui, in disaccordo, è passato al gruppo misto. Ora Annaloro è candidato per la Lista civica Grande Mantova: l'idea portante del progetto - attivo dal 2018 - è la fusione dei comuni di Borgo Virgilio, Curtatone, Mantova, Porto Mantovano e San Giorgio Bigarello, per una ricomposizione dell'area "agropolitana" che produrrebbe pure risparmi di spesa. Il territorio della "Grande Mantova" è rappresentato in giallo nel simbolo (un lettore peraltro si è accorto che a rigore non è evidenziato né interamente rappresentato, nella parte destra, il territorio dell'ex comune di Bigarello, incorporato in quello di San Giorgio dopo il referendum del 2018); non sfuggono cinque stelle blu, che rivelano l'origine del candidato sindaco e non devono aver impensierito troppo la commissione elettorale.
 

Mattia Palazzi

2) Italia viva

La seconda candidatura estratta è quella del sindaco uscente, Mattia Palazzi, che è anche la persona che schiera il maggior numero di liste a suo sostegno. Per prima è stata estratta quella di Italia viva, che dunque fa parte della compagine di centrosinistra senza cercare di sostenere candidature autonome. Il simbolo schierato è proprio quello nazionale elaborato dall'agenzia Proforma, senza alcuna indicazione territoriale e senza riferimenti all'aspirante sindaco. Per il partito di Matteo Renzi sarà la prima uscita elettorale da quelle parti, quindi il test sarà rilevante.
 

3) #Palazzi2020

Il nome rispetto all'appuntamento precedente è cambiato, passando da "Palazzi 2015" a #Palazzi2020, con l'anno aggiornato e la trasformazione in hashtag; al di là di questo, però, è perfettamente riconoscibile il contrassegno che Palazzi aveva scelto cinque anni fa per la propria lista personale. E più personale di così non poteva essere: il profilo degli occhiali, dei baffi e della "mosca" sono sempre lì, pronti a identificare il candidato (e nel 2015 avevano funzionato, perché la lista aveva sfiorato il 13%, eleggendo ben cinque consiglieri).
 

4) Mantua

La terza lista della coalizione di Palazzi è nuova. Si tratta di Mantua, nome che riprende tanto quello latino della città, quanto quello dialettale, che si pronuncerebbe "Màntua"; la T maiuscola, tuttavia, suggerisce la pronuncia latina per dire che la città è di chi vota la lista. Si tratta di un progetto particolare, che ha l'ambizione "di riunire in un'unica lista riformista [...] partiti (Psi, Azione, +Europa, iscritti al Pr, Centro democratico), movimenti civici strutturati sia locali come Comunità e territori e Amici di via Corridoni, sia nazionali come Alleanza Civica e singoli esponenti del mondo delle professioni, dell'impresa, del commercio, della pubblica amministrazione". Elemento più caratteristico è la M (che rimanda all'iniziale di Mantua) ricavata da due archi, tipici del centro.
 

5) Sinistra italiana - Verdi per Mantova

Punta a tenere insieme alcune forze anche il cartello che unisce partiti meno riconducibili all'area riformista, pur se ugualmente collocati nel campo del centrosinistra: Sinistra italiana e Verdi, infatti, hanno scelto di presentare insieme una lista per Mantova e a sostegno della candidatura di Palazzi, semplicemente accostando i loro contrassegni nella più classica delle "biciclette". La particolarità, casomai, sta nella scelta del carattere Broadway per le parti testuali del contrassegno: non è certo la prima font che viene in mente pensando a un simbolo elettorale, ma se non altro non passa inosservata.
 

6) Partito democratico

Chiude la compagine che appoggia Palazzi la lista del Partito democratico, forza politica cui appartiene il sindaco stesso e che nel 2015 aveva ottenuto il 28,1%, risultando assai nettamente il simbolo più votato. E se cinque anni fa sulla scheda era finito l'emblema nazionale, senza alcuna aggiunta, questa volta il logo si è un po' ristretto per fare spazio a un consistente segmento verde con l'indicazione "Palazzi sindaco", curiosamente in corsivo (non capita spesso) e ovviamente con il cognome in grande evidenza. Probabilmente, al secondo giro, si può capitalizzare il lavoro dei primi cinque anni di amministrazione (ovviamente con chi lo ha gradito).
 

Stefano Rossi

7) Forza Italia

Ironia della sorte, dopo il tricolore quasi a bandiera del Pd l'estrazione ha collocato la bandierina tricolore di Forza Italia, come prima lista della coalizione di centrodestra che sostiene la candidatura di Stefano Rossi, imprenditore e dirigente. Il partito di Silvio Berlusconi nel 2015 si era dovuto accontentare di sfiorare il 9%, pur risultando la forza più votata della coalizione. Se allora sulle schede era finita la bandierina pura e semplice, questa volta il contrassegno è una variante di quello delle elezioni politiche del 2018, con il riferimento a Mantova sotto al nome di Berlusconi.
 

8) Lega

All'interno della coalizione di centrodestra non può certamente mancare la lista della Lega. Cinque anni fa la Lega  Nord aveva espresso la candidata sindaca (Paola Bulbarelli), raccogliendo l'8,76%, poco meno di Forza Italia. Nel frattempo è nato un altro soggetto quasi omonimo, senza più il "Nord" e il Sole delle Alpi e con il cognome di Matteo Salvini in maggiore evidenza; in compenso, la "pulce" della Lega Lombarda è ancora lì, con la doppia presenza di Alberto da Giussano a marcare una certa continuità di intenti a beneficio di elettrici ed elettori.
 

9) Mantova ideale

La terza lista della compagine che sostiene Stefano Rossi è quella più vicina al candidato sindaco: non a caso, Mantova ideale è anche la sola a contenere il nome dell'aspirante primo cittadino (peraltro riprodotto in grande evidenza). La parte superiore è dominata dalla silhouette di alcuni monumenti del centro storico; al di sotto del riferimento al nome si vede una croce rossa di San Giorgio tracciata con un pastello a cera. In parte rimanda alla croce presente nello stemma cittadino, ma rimanda anche alle liste lombarde legate ai candidati di vertice, sul modello di "Maroni presidente" (2013).
 

10) Fratelli d'Italia

L'ultima delle quattro liste della coalizione di centrodestra è quella di Fratelli d'Italia, l'unica del centrodestra che nel 2015 non era riuscita a ottenere seggi, essendo rimasta ferma all'1,83%. Rispetto a cinque anni fa, il simbolo è stato "aggiornato", essendo identico al contrassegno elettorale utilizzato alle elezioni politiche del 2018 e spesso anche in seguito: il simbolo ufficiale del partito è contenuto nel cerchio bicolore dominato dal nome e (soprattutto) dal cognome di Giorgia Meloni, assai più visibili rispetto alla precedente tornata elettorale.
 

Giuliano Longfils

11) Mantova nel cuore

Quarta candidatura estratta è quella di Giuliano Longfils, già docente di inglese e a lungo presente in consiglio comunale (di cui è stato presidente durante l'amministrazione Sodano). Non si è candidato con Forza Italia, con cui era stato eletto nel 2015: per portare avanti il suo progetto intransigente, senza padroni, ha messo in piedi una sua lista, Mantova nel cuore. Il simbolo visualizza il nome, con un cuore tricolore racchiuso da una corona blu (in cui si legge la denominazione): a dispetto dell'addio, i colori identificano chiaramente la provenienza di centrodestra, area forzista.
 

Cesare Battistelli

12) Partito della rifondazione comunista

Se Sinistra italiana ha scelto di sostenere la ricandidatura di Palazzi, così non può dirsi per il Partito della rifondazione comunista, che corre invece da solo e torna sulle schede, evento sempre più raro (cinque anni fa, per esempio, era stato utilizzato il contrassegno La sinistra per l'Altra Mantova, sull'onda del successo europeo dell'Altra Europa con Tsipras). A sostenere la candidatura di Cesare Battistelli (docente di storia e filosofia in un istituto superiore) c'è il simbolo consueto del partito, nella sua ultima versione con la parola "Rifondazione" in alto e la "lunetta" rossa con la dicitura "Sinistra europea", appunto, a sinistra.
 

Roberto Biasotti

13) Viva Mantova

La sesta candidatura alla guida del comune è quella di Roberto Biasotti, "trainer motivazionale" (così si legge in rete negli articoli che ne parlano) ed esperto di strategie di comunicazione. Lui è il "candidato sindaco" (sempre così si legge, ma stavolta direttamente sul contrassegno: la parola "candidato" non si legge quasi mai nei cerchi destinati alle schede) della lista Viva Mantova, promossa dall'ex agente di polizia locale Sergio Olivieri. Il simbolo è piuttosto semplice, a struttura bicolore (azzurro-blu) con un piccolo elemento rosso; non sfugge la presenza del sito della lista stessa.
 

Gloria Costani

14) Salute ambiente futuro

La settima e ultima candidatura, in base al sorteggio, risulta essere quella di Gloria Costani, medico da tempo impegnata in battaglie ambientaliste (che l'avevano portata già a candidarsi come presidente della provincia nel 2011). La prima lista che la sostiene, annunciata fin da febbraio, è Salute ambiente futuro, decisamente vicina a lei: lo dimostra la sua caricatura all'interno del simbolo, affacciata come da un balcone (e, con le nuvole nel cielo, l'uccello e i puttini, il modello è nettamente quello dell'oculo della Camera Picta del Castello di San Giorgio a Mantova).
 

15) MoVimento 5 Stelle

La seconda lista, come anticipato, è quella del MoVimento 5 Stelle, che dopo l'iniziale opzione (con tanto di voto degli attiVisti) per Annaloro aveva scelto ufficialmente di convergere sul progetto elettorale di Costani. Il simbolo utilizzato in questo caso è quasi identico a quello apparso sulle schede 5 anni fa - è cambiato soltanto il sito collocato nella parte inferiore del contrassegno, da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it - e parte dal 7,69% ottenuto nel 2015, sperando di poter fare meglio o almeno di mantenere la prestazione.

sabato 23 maggio 2015

Mantova, una scheda di profili... biancorossi (2)

C'è altro a Mantova, sulla scheda elettorale, oltre ai segni del territorio di cui si è detto l'altro giorno? Beh, sì: altri segni, come i colori del comune (passati anche alla squadra di calcio), cioè il bianco e il rosso. Per esempio, c'è chi nel centrodestra osa non poco con quell'accoppiata cromatica. Perché va bene i colori locali, ma fa una certa impressione vedere che il rosso è il colore prevalente nella lista personale di Paola Bulbarelli, che accanto ha i simboli di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega Nord - Lega Lombarda. La Bulbarelli, assessore regionale della Lombardia nonché giornalista, figlia d'arte (di Rino Bulbarelli, figura irrinunciabile del giornalismo mantovano, padre anche del giornalista Rai Auro), viene identificata dal suo contrassegno con l'intera città: quella "e" accentata corsiva, con un tocco di grazia, sembra porsi come il vero segno identitario della campagna elettorale della candidata.
La scelta "eretica" del fondo rosso colpisce anche di più se solo si pensa che La Sinistra per l'Altra Mantova, rifacendosi all'ormai noto schema grafico della lista Tsipras - sia pure interpretato in molti modi diversi a seconda dei luoghi - per candidare Cesare Azzetti ripropone esattamente la stessa coppia di colori, con testo bianco su fondo rosso, solo appena un po' più scuro. Non c'era naturalmente motivo di impedire a uno dei due emblemi di utilizzare quella combinazione cromatica, ma la concomitanza dio quelle tinte non può non colpire. Per fortuna, se non altro, la lotteria del sorteggio ha fatto sì che i due emblemi non siano vicini e, dunque, diminuisca il rischio di fare confusione.
Peraltro, a volerla dire tutta, non sfugge alla logica della cromia locale nemmeno la Lista De Marchi per Mantova, con cui si candida al ruolo di primo cittadino Luca De Marchi, già capogruppo in consiglio comunale per il carroccio ed espulso dal partito l'anno scorso dopo che aveva votato la sfiducia al sindaco uscente Nicola Sodano. De Marchi - la cui lista è stata riammessa dal Tar di Brescia, dopo che la commissione elettorale aveva escluso alcuni candidati per mancanza di documenti, facendo scendere il loro numero sotto la quota minima richiesta per legge - ha convertito ai colori mantovani lo schema grafico della lista Tosi per Verona, solo invertendo i colori dello stemma cittadino (anche perché le istruzioni del Viminale non ne consentivano l'uso tal quale).
Sceglie tutt'altra combinazione di colori la lista Civici con De Pietri per Mantova, il cui emblema - nella sua estrema semplicità - si mostra decisamente nature, con la metà inferiore tutta verde e, nella parte superiore, un semicerchio interno giallo su fondo azzurro richiama il sole nel cielo. Il contrassegno cerca di mettere in luce soprattutto la natura civica e alternativa del progetto (Arnaldo De Pietri ha lavorato a lungo per associazioni onlus e fondazioni non profit, oltre che essere esperto di comunicazione, sebbene abbia già ricoperto dal 1994 al 2005 il ruolo di consigliere comunale); in lista, peraltro, si possono trovare anche un ex candidato sindaco (Corrado Andreani) ed esponenti del Faro di Mantova legato a Tosi.
Chiudono l'elenco delle liste depositate Comunità e territori, altro progetto civico già noto ai mantovani (il simbolo con le losanghe arcobaleno era stato varato nel 2011, con la candidatura alla provincia di Mantova di Alessandro Pastacci; stavolta viene candidato a sindaco Alberto Grandi) e Immagina Mantova, lista legata al candidato Mohamed Tabi, di sinistra (anzi, "a sinistra della sinistra", come si è letto in questi giorni) ma critico con il Pd (di cui ha fatto parte fino a poche settimane fa), tutto da rottamare. Nell'emblema non c'è nessun riferimento particolare, ma forse il rinnovamento parte anche da questo.

giovedì 21 maggio 2015

Mantova, una scheda di profili (1)

Cinque anni fa, tanti occhi della Lombardia erano puntati lì, dove il Mincio adorna una città di tre laghi. Così, quando al ballottaggio il centrosinistra perse Mantova (non riuscendo a riconfermare sindaco Fiorenza Brioni), la sconfitta fece parecchio rumore. Oggi, che si torna al voto - e che il sindaco uscente di centrodestra, Nicola Sodano, non si è ricandidato - il comune capoluogo della provincia resta un monitorato speciale: vale dunque la pena dare uno sguardo alla scheda elettorale, che fin dall'inizio si presenta ricca di profili.
In realtà, il primo vero profilo sulla scheda è quello di Mattia Palazzi, 37enne candidato del centrosinistra (Pd, già Ds e assessore della Brioni): per la sua lista personale Palazzi 2015 ha messo in campo - su fondo giallo - direttamente i suoi "segni particolari", ossia gli occhiali dal profilo vintage, i baffi e la "mosca". Un'identificazione chiara tra candidato e progetto locale, probabilmente rara, sicuramente particolare ma naturalmente del tutto lecita. Sarà curioso vedere, dalle urne elettorali, quanti mantovani riconosceranno questi dettagli e vi si riconosceranno al punto da metterci una croce sopra. 
Accanto alle liste del Pd e di Sel, Palazzi può contare anche sull'appoggio dei Popolari per Mantova, espressione anche dell'Udc ma che si pone "come forza di attrazione dell'area di centro": è questa una delle liste che si avvalgono sì di un profilo, ma non di quello di una persona. Sullo sfondo ci sono le silhouette di varie figure umane, è vero, ma a notarsi è soprattutto la skyline della città, perfettamente identificabile per chi ci vive e la conosce bene; le sagome del gruppo di persone, peraltro, si riflettono - in modo irreale - sul semicerchio inferiore blu, che tenta di simboleggiare le acque dei laghi. L'immagine è un po' naive e i colori sono quelli dell'Udc; si vedrà se attireranno anche altre persone.
Sembra proprio il profilo dei monumenti del centro di Mantova ad avere già conquistato la vittoria sulle schede: sono tanti i simboli che utilizzano la stessa immagine, magari presa solo da punti di vista diversi (ma che non alterano la visione della zona monumentale). Non è certo una novità l'uso fatto dalla lista Forum Mantova - Città dei Cittadini, presentata già nel 2010 da Sergio Ciliegi che anche questa volta si è candidato a sindaco: cupole, facciate e torri (nere) vengono evidenziate dal cielo azzurro usato come sfondo, mentre davanti figure maschili e femminili stilizzate si danno la mano, proprio a simboleggiare la centralità dei cittadini nel progetto dello stesso Ciliegi.    
La stessa skyline, peraltro, si può trovare nel contrassegno della lista Cattolici moderati con Sogliani, a sostegno del candidato sindaco Gilberto Sogliani: cresciuto nella Democrazia cristiana, ha poi militato in seguito nell'Udc e nel Pdl. Sempre lui ha fondato l'associazione Cattolici popolari (di cui è presidente provinciale), collocata comunque nel centrodestra. A dispetto della collocazione, Sogliani ha deciso di correre da solo, in un emblema che contiene - oltre alla sagoma dei monumenti del centro - anche una scia-fascia-strada tricolore, che porti fino a quegli stessi monumenti: chissà quante persone riuscirà a convogliare in questi giorni...
Non può passare sotto silenzio nemmeno la lista 46cento, civica lanciata su Facebook da Andrea Gardini: è stato lui stesso a spiegare che 46100 è il cap di Mantova e il numero corrisponde quasi alla popolazione complessiva della città. Non è l'unica citazione di Mantova ovviamente: il profilo dei laghi che tanto la caratterizza viene trasformato dallo stesso Gardini addirittura nella sagoma - assai poco credibile, bisogna ammetterlo - di un uomo. Un logo impossibile da confondere, per una lista che non ha una sede o comitato elettorale, ma un "punto di vista" e che nel suo programma ha inserito essenzialmente tre punti: giovani, turismo e smart city.
Volendo - e attivando un po' di astrazione - c'è qualcosa di Mantova anche nel contrassegno di Adesso Mantova, che riempie la parte inferiore del cerchio con l'azzurro e le onde del mare (un po' com'era stato per molto tempo con il mare del sole nascente del Psdi). La lista - che candida alla poltrona di sindaco Maurizio Esposito - attinge soprattutto alla società civile per i propri candidati, anche perché - come si legge nello statuto - lo scopo di questa civica è "ridare credibilità alla politica, quale reale e concreta attività di governo della cosa pubblica, finalizzata al [...] bene comune". Sarà sufficiente correre alle amministrative di Mantova per iniziare questo percorso?