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giovedì 17 maggio 2018

Valle d'Aosta, simboli e curiosità sulla scheda

Dopo le elezioni in Lombardia, Lazio, Molise e Friuli Venezia Giulia, ora tocca alla Valle d'Aosta rinnovare la propria amministrazione regionale. Sono 10 le liste che si contendono i 35 posti in consiglio regionale (una in meno di quelle depositate: c'era anche quella di CasaPound Italia, ma le firme non erano sufficienti); prima di passarle in rassegna, occorre ricordare che la regione ha previsto per sé un sistema interamente proporzionale (senza alcuna quota maggioritaria, fatto salvo un premio di 21 seggi alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei voti) a liste concorrenti. Non saranno poi gli elettori a indicare il nuovo Presidente della Regione, bensì i nuovi consiglieri regionali: anche per questo, alle liste non è collegato nessun candidato presidente.

1) Pour Notre Vallée - Area civica - Stella alpina

Il primo simbolo sorteggiato per essere inserito su schede e manifesti è una sorta di bicicletta, che riunisce l'emblema di Pour notre Vallée (formazione politica qualificata come centrista, nata da una scissione dell'Union valdôtaine alla fine del 2016, ma comunque rimasta a sostegno della stessa giunta regionale guidata da Augusto Rollandin) e quello della Stella alpina, altra formazione autonomista e centrista molto più risalente, nata nel 2001 e che via via si è allargata diventando sempre più popolare in regione. All'interno dell'emblema di Pnv, sotto i colori della Vallée, c'è anche il riferimento testuale ad Area civica, compagine nata in consiglio regionale alla fine di giugno dell'anno scorso, come sostenitrice di "una politica declinata con forme nuove al di fuori dei partiti tradizionali" (così l'ha definita il suo demiurgo, il consigliere Carlo Norbiato), in ogni caso qualificabile come "liberale e popolare, credibile alla società civile". All'interno del contrassegno, completato dai colori giallo e blu, si ricostituisce quindi il gruppo consiliare presente nell'assemblea in scadenza.

2) Centrodestra Valle d'Aosta (Forza Italia - Fratelli d'Italia - Nuova Valle d'Aosta)

Secondo contrassegno sorteggiato è quello che riunisce due dei simboli dell'area di centrodestra, ossia Forza Italia (eccezionalmente solo con la bandiera, ingrandita per l'occasione senza essere compressa in un cerchio) e Fratelli d'Italia (presentato nella versione "cannocchiale", che inserisce il simbolo di Fdi in un cerchio dalla struttura simile, con il nome di Giorgia Meloni in evidenza). Sotto agli emblemi dei due partiti, si trova anche il fregio un po' più piccolo del Movimento Nuova Valle d'Aosta, con il profilo azzurro della regione in primo piano (con tanto di ombra un po' naïve), contorno di otto stelle e bandiera con i colori locali: il soggetto politico era nato a dicembre per "abbattere la mancanza di lavoro che ha messo in ginocchio la regione", con una posizione sulla carta "al di là degli schieramenti politici" ma comunque qualificato come di centrodestra.

3) Partito democratico

Terzo emblema indicato dal sorteggio è quello del Partito democratico, ben riconoscibile, ma arricchito per l'occasione (anche se, in realtà, si tratta dello stesso contrassegno utilizzato cinque anni fa). Il logo disegnato da Nicola Storto, infatti, è stato "confinato" nel semicerchio superiore, mentre la parte inferiore del cerchio è stata riempita sia con una striscia dai colori della regione, con la scritta "Valle d'Aosta bene comune", sia con la dicitura "Sinistra VDA". Cinque anni fa l'espressione si riferiva ad altre forze politiche rappresentate in lista (Psi, Idv, Prc); oggi quelle forze non stanno lì, ma in lista sono comunque presenti persone chiaramente di sinistra pur non essendo tesserate Pd, dunque l'espressione è rimasta al suo posto.


4) Impegno civico

Subito dopo il Pd il sorteggio ha indicato al quarto posto Impegno civico, lista che è stata da più parti indicata come unico riferimento della sinistra radicale in questo turno elettorale (considerando che manca il simbolo di Potere al popolo!, che non è riuscito a raccogliere le firme; firme che invece qui non sono state raccolte, grazie alla formazione dell'omonimo gruppo consiliare alla vigilia del voto). La lista, qualificatasi come nata "dalla volontà di un gruppo di cittadin* che, unendo la loro passione per la res publica, le loro energie e le loro competenze, hanno deciso di formulare una nuova proposta di governo per la Valle d’Aosta", si distingue in modo geometrico, con tre cerchi di tre tonalità diverse di arancione, mettendo in evidenza i temi più cari al gruppo (lavoro, ambiente e uguaglianza).


5) Union valdôtaine progressiste

In seguito è stata sorteggiata la lista dell'Union valdôtaine progressiste, altra formazione autonomista e regionalista che da alcuni anni si distingue, oltre che per i colori della bandiera valdostana, per il profilo della testa di leone ("metallizzato", come il contorno del cerchio) che domina nell'emblema. Il partito è nato nel 2012 - da una scissione dell'Uv, come il nome e il concetto del leone lasciano facilmente intendere, così come se ne intuisce la sua posizione maggiormente vicina allo schieramento di sinistra - e ha partecipato anche alle precedenti elezioni con un buon risultato. Ora ci riprova, nell'attesa dell'esito che daranno le urne.


6) Alpe

Si resta in ambito zoologico, ma si cambia animale con la lista Autonomie - liberté - participation - écologie, abbreviata anche sul simbolo in Alpe. Si tratta di un altro partito regionalista, creato a tutti gli effetti nel 2010; il simbolo del gallo su fondo rosso-arancio (per ricreare il sole), tuttavia, lo si era già visto nel 2009 alle elezioni europee (ma era girato al contrario) e anche in alcune occasioni precedenti, legate in particolare alle candidature di Roberto Nicco e Carlo Perrin. Si tratta in ogni caso di un emblema inconfondibile e, in più, è tra i simboli valdostani (assieme a quelli di Uv, Stella alpina e Uvp) a essere stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, essendo state le loro rispettive formazioni inserite nel Registro nazionale dei partiti politici.


7) Lega

Corre da sola, con un proprio emblema, la Lega di Matteo Salvini, anche se il nome del segretario federale deve ridursi di molto rispetto all'emblema depositato al Viminale a gennaio, perché occorre fare spazio all'espressione "Vallée d'Aoste". Tutto il contrassegno, tuttavia, si presenta decisamente più pieno e "ingombro": il segmento blu inferiore, ben più grande del solito, presenta il profilo seghettato dei monti, ma soprattutto lo spazio vuoto del fondo è ampiamente ridotto. Con Alberto da Giussano, infatti, devono convivere tanto una bandiera valdostana con tanto di croce di san Giorgio, quanto la "pulce" della è Jeune Vallée d'Aoste, movimento identitario (volto a conservare tradizioni e identità della regione) vicino al gruppo giovanile leghista: il suo simbolo è, come notato dall'Ansa, "un'aquila in volo sulle vette valdostane".


8) Union valdôtaine

Non poteva chiaramente mancare a queste elezioni del 2018 il contrassegno tradizionale dell'Union valdôtaine, presenza decisamente immancabile in regione fin dal 1945. L'emblema, al di là di alcune revisioni grafiche trascurabili, è sempre rimasto lo stesso: il leone rampante d'oro a lingua fuori ben riconoscibile sullo scudo a fondo rosso e nero, contornato da un cordone d'oro, il tutto collocato in un cerchio a fondo azzurro. Per i valdostani questo emblema è realmente un must, legato di fatto a ogni stagione di governo regionale; a questo giro, peraltro, dovrà vedersela sulla scheda e nelle urne con concorrenti molto combattivi, a caccia di voti.


9) Mouv'

Più misterioso, almeno per coloro che non abitano in Valle d'Aosta, è il simbolo sorteggiato al nono (e penultimo) posto, vale a dire quello di Mouv'. Nato oltre un anno fa come movimento politico o "pensatoio", poco prima delle elezioni si è trasformato in vero e proprio partito; il nome stesso, del resto, era la contrazione (con tanto di apostrofo in rosso) del concetto di Movimento.
All'interno del simbolo, come spiegano alcuni dei promotori, "c'è una spirale, che oltre ad avere molti significati, può avere molti significati, da quello della mitologia celtica che l’associa al sole fino a quello legato al succedersi delle stagioni; vuole essere un punto d'incontro tra le generazioni". Anche questo soggetto politico, in ogni caso, si pone come forza autonomista, che si propone di capire "prima cosa vuol dire oggi essere autonomisti valdostani; poi agire". Senza perdersi nella spirale.


10) MoVimento 5 Stelle

Ironia della sorte, a chiudere l'elenco delle liste ammesse alle elezioni regionali è uno di quelli su cui c'è meno a dire, visto che la grafica è sempre rimasta più o meno sempre la stessa. L'ultimo simbolo, indicato dalla sorte, è quello del MoVimento 5 Stelle, assolutamente identico all'emblema che era stato depositato a gennaio al ministero dell'interno: unica differenza sensibile rispetto alle versioni nazionali precedenti del simbolo, infatti, è la presenza della dicitura "ilblogdellestelle.it", ora presente anche a livello locale; in più, si tratta dell'unico simbolo di partito nazionale riproposto "al naturale", senza varianti territoriali o accoppiamenti. Nel 2013 il M5S si era fermato poco al di sopra del 6,5%, ora - dopo il risultato delle politiche - punta decisamente più in alto. 

mercoledì 25 aprile 2018

Friuli Venezia Giulia, simboli e curiosità sulla scheda

Una settimana dopo il voto in Molise, tocca al Friuli Venezia Giulia chiamare i suoi elettori alle urne per scegliere il nuovo presidente della regione - che succederà alla dem Debora Serracchiani - e i nuovi componenti del consiglio regionale. Le elezioni si svolgeranno nella sola giornata di domenica 29 aprile e vedranno confrontarsi quattro candidati alla presidenza, sostenuti in tutto da 11 liste: di seguito si dà conto dei simboli, secondo l'ordine estratto con riferimento a tutte le circoscrizioni.

Sergio Cecotti

Primo candidato estratto è Sergio Cecotti, fisico di formazione internazionale, docente di Teoria quantistica dei campi alla SISSA di Trieste, sindaco di Udine dal 1998 al 2003 (sostenuto dalla Lega Nord e da due liste civiche) e di nuovo dal 2003 al 2008 (stavolta con l'appoggio di una sua formazione, Convergenza per Cecotti, e altre liste di centro-sinistra). Oggi Cecotti è di nuovo in campo come aspirante presidente della regione: come contrassegno personale ha scelto di utilizzare solo una grafica bianca e blu, due maglie di catena incrociate a perpendicolo che si nascondono reciprocamente. Si tratta della figura araldico-storica del Nodo di Salomone (presente tra l'altro tra i mosaici della basilica di Aquileia), che agli occhi di chi non conosce l'origine appare un ibrido tra il logo delle banche di Credito cooperativo e il marchio della Pura lana vergine. La scelta, tuttavia, prima ancora che rispettosa del territorio è ben studiata: l'assenza di nomi o altri elementi appealing dipenderebbe dal fatto che, per la legge elettorale regionale, il voto dato al simbolo del presidente non si trasmette mai a chi lo sostiene, anche se si tratta di una sola lista. Meno gente segna quel simbolo, dunque, meglio è... 

1) Patto per l'autonomia

Cecotti si presenta alle regionali sostenuto da una sola lista, quella del Patto per l'Autonomia. Si tratta di una delle formazioni più recenti in assoluto, il cui simbolo è stato depositato per la prima volta al Ministero dell'interno in occasione delle ultime elezioni politiche. L'elemento grafico principale, in effetti, è rimasto lo stesso: si tratta di "4 mattoni (uno per ognuna delle ex province del Friuli Venezia Giulia) impilati e pronti per 'iniziare la ricostruzione'", così almeno si legge sul sito del movimento fondato a dicembre, che si pone come obiettivo l'offerta di un "impegno diretto in favore del territorio e delle comunità". Unica differenza rispetto all'emblema visto a gennaio, il nome sta tutto nella parte del cerchio a fondo bianco, lasciando nel segmento inferiore blu lo spazio per il cognome del candidato presidente.

Sergio Bolzonello

Il sorteggio ha individuato come secondo candidato su manifesti e schede Sergio Bolzonello, sindaco di Pordenone dal 2001 al 2011 e, soprattutto, vicepresidente e assessore uscente della giunta guidata da Debora Serracchiani. Dopo la rinuncia alla ricandidatura della presidente uscente, la scelta è caduta su di lui e si farà sostenere da quattro liste: per la sua candidatura personale, invece, Bolzonello ha optato per un emblema anonimo (e ben poco riconducibile al centrosinistra), con la sola dicitura "Sergio Bolzonello presidente", l'ultima parola evidenziata in rosso, il tutto su fondo bianco racchiuso in una circonferenza blu sfumata. Una scelta persino più anonima di quella fatta nel 2013 da Serracchiani, che almeno aveva indicato nel simbolo il suo motto: "Torniamo ad essere speciali".

2) Partito democratico

La prima lista della coalizione a sostegno di Sergio Bolzonello è anche l'unica riconoscibile in tutta l'Italia: il Partito democratico, infatti, ha scelto di presentarsi con il proprio emblema nazionale, senza alcuna caratterizzazione legata al territorio. Si tratta, in realtà, di una conferma della scelta fatta nel 2013: anche in quell'occasione, infatti, il contrassegno del Pd non ospitò né il nome della candidata alla presidenza, né altre indicazioni personali o territoriali. Si distingue dunque la volontà di partecipare con la propria immagine nazionale, sia come sia, senza fare leva su nessun elemento locale potenzialmente trainante. Nel 2013 il Pd così era risultato la formazione più votata, sfiorando il 27%; stavolta la sfida si presenta più complessa.

3) Open - Sinistra FVG

Al secondo posto, tra le liste che appoggeranno Bolzonello nella sua corsa, ci sarà Open - Sinistra FVG, formazione che raccoglie tutto il mondo a sinistra del Pd in regione e ha tra i suoi promotori l'ex sindaco di Udine Furio Honsell: l'idea, come si legge sull'emblema stesso, è la costruzione di "una regione aperta", a partire dal Movimento Open FVG, animato soprattutto da esperienze civiche cresciute in regione. Per i colori e la font oggetto della scelta, il simbolo ricorda un po' quello di Ravenna in comune, lista apparsa alle elezioni amministrative del 2016: il fondo è inequivocabilmente rosso, il profilo della regione che si staglia sul fondo è invece arancione, altra tinta spesso usata da varie componenti della sinistra negli ultimi anni.


4) Slovenska Skupnost

In terza posizione, nella coalizione di centrosinistra, è stata sorteggiata la lista di Slovenska Skupnost, ossia Unione slovena. L'emblema batte tutti gli altri finiti sulla scheda dal punto di vista della storia politica: i primi depositi al Viminale, infatti, risalgono al 1963 (anche se il partito è stato fondato ufficialmente solo due anni dopo, con riferimento all'area triestina), inizialmente con il nome bilingue e in anni più recenti solo con la versione slovena. Fin dall'inizio il partito, che si propone di tutelare la minoranza slovena presente sul territorio regionale, si è accompagnato alla raffigurazione di un ramoscello di tiglio a tre foglie, di colore blu con gli altri elementi del contrassegno rossi.


5) Cittadini per Bolzonello presidente

Altro elemento di continuità, oltre alla presenza del Pd e di Slovenska Skupnost, è la lista Cittadini per Bolzonello presidente: l'emblema utilizzato, infatti, è esattamente lo stesso che era già apparso a sostegno di Debora Serracchiani (con il suo nome intero) e, prima ancora, anche di Riccardo Illy. Il riferimento, infatti, è alla colonna con capitello dorico su fondo giallo e circonferenza rossa scura, ben identificabile nella grafica: si tratta della "lista del presidente", o almeno aspirante tale, che è stata rivista con il tempo ma ha mantenuto visivamente la sua impronta civica. Una curiosità: alla base della colonna c'è scritto "Una regione in comune", ma per leggerlo gli occhiali possono non bastare.


Alessandro Fraleoni Morgera

6) MoVimento 5 Stelle

Terzo candidato alla presidenza del Friuli Venezia Giulia è Alessandro Fraleoni Morgera, indicato come aspirante guida della regione dal MoVimento 5 Stelle. Naturalmente, come è sempre accaduto, la candidatura di Fraleoni Morgera è sostenuta soltanto dalla lista del M5S, senza che in sede elettorale sia previsto l'appoggio da parte di altri soggetti politici. L'emblema è quello di sempre, ma proposto nell'ultima versione ufficiale utilizzata: quella depositata in occasione delle elezioni politiche 2018, con la dicitura ilblogdellestelle.it nella parte inferiore del cerchio. Si tratta della seconda partecipazione del MoVimento a livello regionale e promette di essere ben più fortunata della prima.


Massimiliano Fedriga

L'ultimo estratto tra i candidati, il deputato della Lega (alla sua terza legislatura) Massimiliano Fedriga, è anche quello con la coalizione a sostegno più nutrita, anche se non di molto: potrà contare, infatti, sull'appoggio di cinque liste. Fedriga, nato a Verona ma da tempo trapiantato a Trieste, è stato imposto come candidato per il centrodestra al posto di Renzo Tondo, già presidente del Friuli Venezia Giulia prima di Serracchiani. Come Tondo, tuttavia, ha scelto di contrassegnare la propria candidatura regionale con il profilo di un'aquila, emblema tradizionale friulano (usata anche da Illy nel 2008): se Tondo aveva l'intero uccello stilizzato, qui c'è soltanto la testa, dal profilo azzurro, che emerge bene sul fondo blu che ospita anche il motto della candidatura: "La rivoluzione del buonsenso". Quasi a voler abbattere i confini politici e, in fondo, guardare oltre e coi piedi piantati a terra.


7) Fratelli d'Italia

Come prima delle liste a sostegno di Fedriga è stata sorteggiata quella di Fratelli d'Italia, al suo debutto assoluto a livello regionale (nel 2013, pur esistendo il partito, l'unica fiamma visibile era quella della fiaccola della Destra di Storace). L'emblema depositato per queste elezioni è esattamente lo stesso utilizzato per le ultime elezioni politiche: c'è dunque il simbolo di Fratelli d'Italia, con la fiammella del Msi senza più la "pulce" di An (anche se ne viene replicata di fatto la struttura cromatica), inserito  "a cannocchiale" all'interno di un cerchio campito nello stesso modo e con il riferimento al nome della leader nazionale Giorgia Meloni, che non è certo candidata in regione. Per il partito, evidentemente, il suo nome può attirare molti consensi.


8) Progetto FVG per una Regione speciale

Il secondo degli emblemi che appoggeranno la corsa verso la regione di Massimiliano Fedriga è, probabilmente, il più anonimo e letterale (e, probabilmente, anche quello meno riuscito). I colori, tonalità a parte, sono quelli della regione e fin qui tutto bene. "La nostra lista - si legge nel sito - nasce dall'incontro tra Associazione Progetto FVG e Associazione Regione Speciale con uno scopo: realizzare il rilancio politico, economico e sociale del Friuli Venezia Giulia". FVG, nel materiale di propaganda, si scopre voler essere un riferimento, oltre che alla sigla della regione, a un territorio Forte, Vivo e Grande. La grafica, peraltro, ricorda in modo speculare - per la distribuzione dei colori - quella della lista "Diventerà bellissima - Per la Sicilia", presentata a sostegno di Nello Musumeci.


9) Lega - Salvini

Terzo simbolo estratto è quello della Lega, non più Nord: si tratta, probabilmente, dell'emblema più "pulito" in assoluto del Carroccio in versione nazionale. Al di là del nome ridotto e del riferimento al segretario Matteo Salvini, infatti, non c'è nessun'altra scritta: non il riferimento al "premier" (e sarebbe stato stranissimo che fosse stato conservato), ma nemmeno alla regione in cui l'emblema si presenta o al candidato che sostiene. Probabilmente si ritiene che sia sufficiente l'immagine del guerriero di Legnano per catalizzare il consenso degli elettori friulani e giuliani per il leghista (e triestino d'adozione) Fedriga: un consenso che, in base alle previsioni, si prospetta decisamente cospicuo.


10) Forza Italia

Non poteva certo mancare, all'interno della coalizione di centrodestra, il simbolo di Forza Italia, che il sorteggio ha piazzato al quarto posto all'interno della coalizione. La base grafica è quella dell'emblema presentato alle ultime elezioni politiche, con la bandierina nella parte alta (coi vertici superiori che fuoriescono dal cerchio) e il nome di Berlusconi a caratteri cubitali subito sotto il diametro orizzontale. Il tutto è stato leggermente ridotto di dimensioni per fare spazio, nella parte inferiore, al riferimento a Fedriga, adagiato lungo la circonferenza e sufficientemente grande per essere visto, senza risultare troppo schiacciato dall'ingombrante riferimento all'ex Cavaliere.


11) Autonomia responsabile

Ultima lista del centrodestra, nonché ultima lista a comparire su manifesti e schede, è quella legata a Renzo Tondo: anche se non è stato ricandidato alla guida della regione (sarebbe stata la terza volta consecutiva). Il simbolo che lo accompagna, quello di Autonomia responsabile, è praticamente lo stesso sfoggiato per la "lista del presidente" nel 2013 (quando il centrodestra fu sconfitto, ma l'emblema portò a casa oltre il 10%): stesso nome rosso su fondino azzurro sfumato, stesso elemento tricolore in basso, stesso profilo della regione blu. Di diverso rispetto a cinque anni fa, c'è solo l'assenza della sigla FVG sulla sagoma della regione e il notevole sacrificio di dimensioni per il cognome di Tondo, rimpicciolito per far posto anche a quello di Fedriga.

sabato 14 aprile 2018

Molise, simboli e curiosità sulla scheda

Nelle prossime settimane ci si prepara ad alcuni appuntamenti elettorali regionali, antipasto decisamente allettante, forse più delle elezioni comunali previste per il 10 giugno. Prima regione ad andare al voto sarà il Molise, le cui urne resteranno aperte il 22 aprile: saranno quattro i candidati che si contenderanno la presidenza, sostenuti da 16 liste. Ecco dunque i simboli molisani, nell'ordine in cui appariranno su manifesti e schede.


Donato Toma



Primo a essere sorteggiato è il candidato del centrodestra, Donato Toma. Essendo sostenuto da una coalizione (peraltro nutrita), questi ha dovuto scegliere da quale contrassegno farsi rappresentare: la recente legge elettorale molisana - l.r. 5 dicembre 2017, n. 20 - non consente più infatti all'aspirante presidente di utilizzare per sé tutti i simboli che lo sostengono, potendone figurare uno solo. Come nella migliore tradizione, l'emblema presidenziale appare più generico (anche per il nome utilizzato, tra l'altro scritto in font Calibri, quello di default dei programmi di Microsoft Office) e descrittivo degli altri: qui in primo piano c'è il profilo della regione, tinto di blu, su fondo azzurrino e con una striscia tricolore. Tutto è in perfetto stile catch all, ovviamente declinato in chiave centrodestra.


1) Popolari per l'Italia

Aprendo le danze dei simboli che sostengono Toma - ben 9 - il vero drogato di politica non può che sgranare gli occhi: il primo dei sorteggiati, infatti, è l'emblema dei Popolari per l'Italia, un fregio che fino a pochi giorni fa sembrava quasi completamente sparito dalla circolazione. Lo stesso sito del partito appare fermo da tempo, fatta eccezione per i tweet che sono stati inseriti nelle ultime settimane: se però qualcuno pensava che il partito fondato da Mario Mauro (e che in parlamento era alla fine rappresentato soltanto da lui) si fosse dissolto, magari confluendo in Forza Italia, questa è la prova che il simbolo con tricolore frecciato, almeno in Molise, è ancora vivo. Quanto sia anche vegeto, toccherà agli elettori dirlo.


2) Il popolo della famiglia

Al secondo posto nella scheda si ritrova la lista del Popolo della famiglia, anche qui con una piccola sorpresa, se si vuole: nei suoi due anni di vita, infatti, il simbolo del partito voluto da Mario Adinolfi si è quasi sempre - salvo errore - presentato da solo, senza entrare in coalizioni, al massimo entrando in un contrassegno composito a sostegno di un certo candidato sindaco (come a Milano nel 2016). Questa volta, invece, la lista è solo una delle nove in appoggio a Toma; anche in questo caso, comunque, l'emblema non ha subito alcun cambiamento e mantiene intatti i propri elementi testuali, grafici e cromatici (anche se finora, in effetti, non sono stati troppo fortunati).


3) Fratelli d'Italia

In terza posizione è stato collocato il simbolo della lista di Fratelli d'Italia. Ci si accorge subito, peraltro, che la versione è identica a quella utilizzata poche settimane fa per le elezioni politiche: il fregio, dunque, comprende il simbolo ufficiale del partito, all'interno però di un cerchio più grande riempito per metà di blu e con il nome di Giorgia Meloni in giallo. Questo benché - ovviamente - la leader di Fdi non sia in corsa qui e, per giunta, senza che il contrassegno comprenda alcun riferimento al candidato alla presidenza della regione. Segno, questo, che il nome di Meloni è considerato un valore aggiunto e intrinseco per il partito anche a livello locale.


4) Movimento nazionale per la sovranità

I veri malati di politica possono trovare interesse anche per il simbolo sorteggiato in quarta posizione: ecco spuntare, infatti, il Movimento nazionale per la sovranità fondato da Gianni Alemanno e Francesco Storace. Un emblema che, dopo il suo varo, in effetti non si era praticamente visto da nessuna parte e certamente non era comparso nelle bacheche del Viminale in vista delle elezioni politiche. Stavolta, invece, finirà sulle schede e ci finirà anche con la sua fiamma tricolor pennellata, ironia della sorte piazzato dal sorteggio giusto sotto al simbolo di Fratelli d'Italia: l'ufficio che doveva ammettere gli emblemi, evidentemente, non ha avuto nulla da ridire in fase di valutazione.


5) Lega - Salvini - Molise

Al quindi posto la sorte ha collocato il simbolo della Lega, in perfetta continuità con la scelta grafica fatta alla vigilia delle elezioni politiche di quest'anno. Ovviamente non c'è più il riferimento al Nord; nella parte inferiore il nome del segretario Matteo Salvini è sempre in grande evidenza (per le dimensioni e per il colore giallo), mentre stavolta al posto della parola "Premier" è stato inserito il riferimento al Molise, altrettanto piccolo. Si tratta del primo sbarco leghista nella regione: alle precedenti elezioni, infatti, non c'era nessuna lista del Carroccio, allora guidato a livello nazionale da Roberto Maroni; nel frattempo, Alberto da Giussano è l'unico elemento - oltre alla parola Lega - del tutto identico rispetto al passato. 


6) Forza Italia

Subito dopo la Lega, il sorteggio ha collocato il simbolo di Forza Italia, che qui in un certo senso ritorna indietro di quattro anni: l'emblema utilizzato, infatti, è quello presentato alle europee del 2014, con la bandiera stilizzata in grande evidenza e il riferimento al leader Silvio Berlusconi. Non si è utilizzato il simbolo presentato quest'anno alle politiche, con la qualifica di presidente, ma nemmeno la soluzione ormai in uso da anni, per cui al nome del fondatore del partito si accompagnava il riferimento al locale candidato presidente: il tentativo è di far trainare la lista soltanto al suo nome più noto a livello nazionale, sperando che il radicamento locale maggiore rispetto alla Lega dia buoni risultati. Il che, in realtà, è tutt'altro che scontato. 


7) Unione di centro

Alle elezioni molisane si rivede anche il simbolo dell'Unione di centro, questa volta senza accoppiate grafiche (poco felici) con altri soggetti politici. L'emblema, dunque, è quello utilizzato a partire dalle elezioni politiche del 2008 (e già prima dal 2006, ma il fondo blu era più scuro), senza raggiera sulla parte azzurra, che sulla scheda non si vedrebbe bene, e con segmento circolare rosso nella parte superiore. Lì, dove per anni è stato scritto "Casini" (e ora ovviamente non se ne parla, vista l'uscita del fondatore del Ccd dal partito) e altre volte "Italia", ora c'è il riferimento al Molise: si legge abbastanza bene, trattandosi di una parola breve, a differenza di altri toponimi che via via hanno trovato posto nella "lunetta".


8) Orgoglio Molise

L'ottava piazza della scheda è toccata a Orgoglio Molise. L'iniziativa - il cui simbolo, in stile Rinnovamento italiano e in grado di rivolgersi a un elettorato vasto ma soprattutto di centrodestra, si potrebbe ribattezzare "Molise regione d'Europa" - è legata al presidente del Consiglio regionale uscente, Vincenzo Cotugno, eletto col centrosinistra (l'accenno tricolore rimanda alla sua lista Rialzati Molise) ma ora a sostegno di Toma. "Orgoglio Molise - ha spiegato Cotugno - è un incitamento che mi è uscito dal cuore, è ciò che sento dentro quando penso alla nostra memoria, alle tradizioni, alla nostra storia, all'arte e alle peculiarità del nostro territorio. Da anni promuovo in Italia e all'estero Orgoglio Molise portando le nostre aziende e i nostri prodotti locali in tutto il territorio nazionale e dall'altra parte del mondo, favorendo la sottoscrizione di accordi commerciali in più continenti. Ero convinto che le nostre eccellenze sarebbero state apprezzate ovunque: i fatti mi hanno dato ragione". Patriottismo molisano, al servizio (stavolta) di Toma.


9) Iorio per il Molise

Se l'Udc a questo giro corre da sola, non è però sparito Noi con l'Italia, il cui nome è contenuto - schiacciato sotto alla pennellata tricolore di quella stessa forza politica - nel contrassegno di Iorio per il Molise. Già, perché questa è la lista di Michele Iorio, due volte presidente della regione (2001 e 2006) e in teoria anche una terza, se le elezioni del 2011 non fossero state annullate dai giudici amministrativi (facendolo perdere nel 2013). Iorio, che nel 2017 ha aderito a Direzione Italia di Fitto (e così, dunque, è entrato a far parte di Noi con l'Italia), presenta se stesso come marchio per la sua lista, piazzando il suo nome sopra al profilo più chiaro della regione: peccato però per quel carattere bastoni semigraziato, che con il simbolo c'entra come i cavoli a merenda.



Carlo Veneziale




Secondo candidato alla guida della regione sorteggiato è Carlo Veneziale, indicato come aspirante presidente dal centrosinistra. Un nome, quello dell'assessore regionale uscente, unitario ma uscito solo in un secondo momento, dopo la rinuncia alla ricandidatura del presidente in scadenza Paolo Di Laura Frattura e al rifiuto di candidarsi di Antonio Di Pietro. Il simbolo di Veneziale è descrittivo e anonimo quanto quello di Toma, forse anche un po' di più: si tratta solo della sagoma verde della regione su fondo arancione (abbinamento che torna anche in altri contrassegni della coalizione), con la dicitura "Veneziale presidente" scritta in due font diverse, una bastoni molto light e una graziata. Entrambe eleganti e leggere, forse fin troppo per essere ben lette in un emblema di 3 centimetri di diametro.


10) Il Molise di tutti

Come prima delle liste a sostegno di Veneziale - al numero 10 complessivo - è stata sorteggiata Il Molise di tutti. Il simbolo, per chi ha buona memoria, non è nuovo: altro non è, infatti, che la rielaborazione dell'emblema - piuttosto ben curato, va riconosciuto - che nel 2013 era associato alla candidatura regionale di Di Laura Frattura. La parte superiore è rimasta identica, con l'omino stilizzato verde su un elemento rosso che richiama lo stemma regionale (lo dimostra la stella a otto punte, riferimento al blasone dell'Arme del Molise); la parte inferiore, invece, è semplicemente stata liberata dall'espressione "Frattura presidente". Non sta male, con la sua sfumatura arancione, ma in effetti il simbolo sembra un po' vuoto.


11) Molise 2.0

La lista seguente, Molise 2.0, è invece una new entry di questo turno elettorale, anche se inizialmente era stata concepita in modo diverso. Questa, in particolare, era stata pensata come la continuazione di Ulivo 2.0, progetto politico dell'ex senatore Roberto Ruta, inizialmente indicato proprio come candidato presidente (anche contro Di Laura Frattura); avrebbero dovuto farne parte anche Leu, Socialisti in movimento, Possibile, Idv, Democratic@ e altre sigle. Con il tempo - e dopo la convergenza su Veneziale - il gruppo ha perso pezzi e ora è molto più ristretto. Resta ben visibile il messaggio del nome ("È il secondo Molise che vogliamo costruire, il Molise che non ti aspetti, quello che ti meraviglia", aveva detto Ruta) e il riferimento all'Ulivo 2.0, richiamato in qualche modo all'interno del puntino di 2.0. Resta della partita Centro democratico, che inserisce la sua "pulce" nel contrassegno.


12) Liberi e Uguali

Terza tra le liste della coalizione è quella di Liberi e Uguali, che in Molise ha tra i suoi esponenti maggiori Danilo Leva, già esponente Pd. L'emblema è quasi uguale a quello nazionale della formazione guidata da Pietro Grasso, almeno per quanto riguarda la struttura. Nella parte inferiore, ovviamente, al posto del riferimento all'ex presidente del Senato è presente la dicitura "per il Molise"; non si può fare a meno di notare, tuttavia, che il nome della regione è scritto in una font bastoni chiaramente diversa rispetto a quella del nome della lista, cosa che stona un po' sul piano grafico e rende evidente come quella parte sia stata inserita in un secondo momento, quasi a forza.


13) Unione per il Molise

Quarto simbolo tra quelli a sostegno di Veneziale è quello di Unione per il Molise, altro emblema già visto da quelle parti: era infatti già presente nel 2013, nella coalizione che appoggiava Paolo Di Laura Frattura. Di fatto l'operazione è identica a quella compiuta con il contrassegno di Il Molise di tutti: il fregio, infatti, è esattamente uguale a quello di cinque anni fa, ma è stato semplicemente svuotato nella parte inferiore, campita di verde, in cui nel 2013 stava scritto "Frattura presidente". Qui il senso di vuoto è ancora maggiore rispetto a quello generato dall'altro simbolo, al punto tale da dare una certa impressione di precarietà o di fretta, come se il simbolo fosse stato pensato per andare bene per qualunque candidato presidente.


14) Partito democratico

Quattordicesimo estratto tra tutti gli emblemi depositati e ammessi, chiude l'elenco dei contrassegni della coalizione di centrosinistra il simbolo del Partito democratico. Anche questo, volendo, è una costante rispetto al turno elettorale di cinque anni fa (che peraltro aveva visto schierate a favore di Di Laura Frattura ben nove liste): proprio come allora, infatti, il Pd ha scelto di non connotare in alcun modo il proprio simbolo presentandolo in modo schietto, senza l'inserimento di riferimenti al Molise o al candidato presidente. La stessa strada che, questa volta, è stata seguita solo da Forza Italia tra i partiti maggiori (oltre che, come si vedrà subito, dal MoVimento 5 Stelle).



Andrea Greco

15) MoVimento 5 Stelle

Terzo nel sorteggio tra i candidati alla guida della regione è Andrea Greco, indicato come aspirante presidente dal MoVimento 5 Stelle. Non stupisce affatto che questa lista sia l'unica a suo sostegno (è sempre avvenuto così e non c'era motivo perché le cose cambiassero questa volta), così come era perfettamente prevedibile che il contrassegno non venisse cambiato o integrato in nessun modo rispetto al simbolo nazionale (quello previsto dall'immagine coordinata del M5S). L'emblema depositato per le regionali, in particolare, è quello coniato in occasione delle elezioni politiche di quest'anno, che nella parte inferiore riporta il sito ilblogdellestelle.it.



Agostino Di Giacomo

16) CasaPound Italia

Il sorteggio ha indicato come ultimo candidato tra i quattro presentatisi Agostino Di Giacomo, espresso da CasaPound Italia, al suo debutto alle regionali molisane. Al suo nome, dunque, si accompagna l'ormai ben noto simbolo dell'associazione-partito, ossia la tartaruga con carapace-casa ottagonale (e ricco di altri simboli che richiederebbero più spazio per essere spiegati appieno) su fondo grigio, circondato da un arco tricolore. Anche qui, nessuna sorpresa sul fatto che la lista sia la sola a essere stata presentata a sostegno del proprio candidato, essendo perfettamente in linea con quanto è avvenuto finora con CasaPound. Si chiude dunque l'elenco di candidati delle elezioni del 2018, peraltro in flessione rispetto a cinque anni fa (allora si contavano 6 aspiranti presidenti, sostenuti da 20 liste).

mercoledì 15 novembre 2017

L'impronta di Pirozzi verso la Regione Lazio

Si candiderà e non si ritira, anzi, ora ha presentato pure il simbolo che dovrebbe contrassegnare la propria candidatura. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, la partita delle elezioni regionali del Lazio vuole giocarla in prima linea, senza relegarsi nella panchina a bordo campo su cui normalmente siede nelle sue vesti di allenatore.
Certo, presentare un possibile emblema elettorale alla stampa non equivale alla candidatura (basti pensare alle ultime elezioni comunali a Roma, con Guido Bertolaso che alla fine si è ritirato pur avendo già l'emblema per la propria lista e quello "personalizzato" di Forza Italia), ma di sicuro è un passo necessario - un simbolo serve comunque - e importante, perché è la prima occasione per comunicare la propria identità, il proprio progetto.
Pirozzi ha dunque scelto di candidarsi e lo ha fatto con un simbolo molto semplice, d'impatto, di chiara leggibilità e immediatamente riconoscibile. Il fondo è bianco, come sempre più raramente è accaduto negli ultimi anni: su di esso spicca la dicitura "Sergio Pirozzi presidente", con il nome e soprattutto il cognome in grande evidenza, in font Twentieth Century Black (un carattere di per sé netto e imponente, tagliato ad angolo vivo). Sul piano grafico, tra il cognome e "presidente" c'è giusto una striscetta tricolore, elemento molto meno evidente di una chiara impronta di scarpone da montagna, con il classico carrarmato, dalla campitura sgranata come quella che si lascia dopo un contatto con un terreno non omogeneo (come quello coperto da macerie) o, semplicemente, man mano che si continua a camminare.
Lungi dall'essere una semplice calzatura, gli scarponi per il sindaco di Amatrice e aspirante presidente della Regione Lazio sono da sempre un simbolo del suo territorio e della sua gente: "Non conoscono i territori, non hanno gli scarponi", aveva dichiarato neanche due settimane fa per criticare i governanti che avrebbero predisposto misure del tutto inefficaci per rilanciare le imprese delle zone terremotate; gli stessi scarponi sono stati regalati in aprile al ministro Franceschini (in visita ad Amatrice), "perché queste sono le scarpe per stare su questa terra". Il concetto, poi, si accompagna a quello dell'impronta, che nella conferenza stampa è stato adeguatamente enfatizzato: "Penso sia giusto ridare voce ai territori, ai sindaci, al mondo del volontariato, dei professionisti che hanno lasciato nella loro vita un'impronta". Lasciare un segno, dunque, come programma e come carattere necessario dei candidati che dovranno costituire la compagine di Pirozzi.
Unico elemento che può lasciare un po' perplessi è il colore dell'impronta; nell'immagine proiettata sullo schermo del Sgm Conference Center di via Portuense sembra risultare rossa, cosa che potrebbe ricordare il sangue e non tranquillizzare gli elettori. Il sindaco di Amatrice però preferisce sottolineare un altro dettaglio: "Nel mio logo c'è l'orma di uno scarpone che va avanti, andrò avanti comunque", in risposta alle critiche arrivate dal centrodestra dopo la notizia della sua candidatura, accusata di spaccare l'elettorato di quell'area politica. L'impronta, non a caso, sarà pure di un piede sinistro ma "punta a destra", come Pirozzi ha tenuto a sottolineare. 
Le prossime settimane saranno decisive per dare concretezza alla corsa del sindaco di Amatrice - che non sarebbe obbligato a dimettersi, visto che la nuova legge elettorale regionale impone le dimissioni prima del deposito delle candidature ai soli sindaci dei comuni sopra i 20mila abitanti - verso la Pisana; il primo passo, intanto, è stato fatto e la prima impronta (di scarpone) è stata lasciata.