Visualizzazione post con etichetta alfio di marco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alfio di marco. Mostra tutti i post

giovedì 7 dicembre 2017

Luca Romagnoli: la mia storia della fiamma (che ritorna)

Quante storie ha un simbolo? Più di quante se ne possano immaginare, perché sono legate alle singole persone che quell'emblema l'hanno visto nascere e crescere (a volte morire), l'hanno diffuso, difeso, supportato (e a volte sopportato), fino a sentirne terribilmente la mancanza quando il fregio, per un motivo o per l'altro, è sparito dalle schede. Molte di queste storie spesso non vengono raccontate da chi le ha vissute: magari le ritengono poco interessanti o non hanno la possibilità di farle conoscere.
Oggi l'amico Alfio Di Marco mi ha proposto in lettura un post di Luca Romagnoli, segretario del Movimento sociale Fiamma tricolore dopo Pino Rauti (dal 2002), ultimo a rappresentare nelle istituzioni (al Parlamento europeo dal 2004 al 2009) la Fiamma. Dal 2014 ha dato vita a un nuovo soggetto politico, Destra sociale, ma la storia politica - specie quando non è stata facile da vivere - non si dimentica. 
Così, nel vedere il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia, che dopo l'epoca della "pulce" di Alleanza nazionale ha scelto di ridare molto rilievo alla vecchia fiamma - quella del Msi, non una delle tante reinterpretazioni tentate dalle formazioni che si rifacevano a quella storia, Fiamma tricolore compresa - Romagnoli ha sentito il bisogno di scrivere le sue impressioni e condividere i suoi ricordi. Li ho letti e mi hanno colpito, così li condivido con i lettori di questo sito: che siate o meno d'accordo, che abbiate idee politiche simili alle sue o diametralmente opposte, credo che questa testimonianza rientri a pieno titolo tra le "storie di simboli", raccontate dalle persone che le hanno vissute come se a narrare fossero gli emblemi stessi. 
Gran fiamma seconda. Contesa, deformata, metamorfizzata, stilizzata, amputata, diafanizzata, sottesa; quante ne ha subite e quanto è stata agognata dal 1995 in poi la Fiamma degli italiani? La Fiamma tricolore rosso, bianco e verde, posta su base trapezoidale con inscritta la sigla Msi, intendo.Quanto ne potremmo dire e raccontare; Rauti, dalla metà degli anni Novanta fino al volgere del secolo, io stesso e chi con me, con Noi, nel Ms Fiamma tricolore ha cercato di fregiarsene caparbiamente fino al 2013. Per alcuni è stata un’epopea, di tentativi e resistenze legali e politiche. Interminabili mediazioni con il Ministero dell’interno, quando vi era da depositare il simbolo per le elezioni; estenuanti e spesso inconcludenti trattative con alleati del momento, quando si passavano ore per trovare un accordo su come comporre i simboli delle alleanze; interminabili discussioni con i militanti per spiegare che un atto giudiziario in nome di Fini e per conto di Alleanza Nazionale, inibiva l’uso del simbolo originale. Soprattutto con i diversi, simpatizzanti ed elettori, che per anni ripetevano ostinatamente la stessa domanda: perché non possiamo votare la Fiamma del Msi al posto “dell’Uovo tricolore”, della “goccia cuspidata”, e così via. E quanto tempo, notti perse, chi con la matita, chi con la grafica al computer. Per non dire di quante fotocopie fatte e rifatte sulla modulistica per la raccolta delle firme ogni volta che cambiava qualcosa. 
Ricordo in particolare la notte prima del deposito dei simboli per le elezioni politiche 2006. C’era l’accordo di coalizione; partecipavamo per la prima e unica volta alle politiche in coalizione con la “Casa delle libertà”. Era il momento giusto per osare qualcosa in più: stringere un po’ la goccia e aumentare le cuspidi, per cercare la maggior somiglianza possibile all’originale agognato. Febbrili tentativi per ottenere da Alfio Di Marco e Lamberto Iacobelli (la meritano tutta la citazione), il logo da stampare su carta lucida per il deposito al Viminale. E poi via, di corsa al Ministero, con tutte le apprensioni di sempre. Deposito io senza delega notarile? Abbiamo tutto in ordine? Le dimensioni dei simboli sulla strisciata? Consegno (insisto per consegnare) anche il CD con il file? Faranno opposizione? Magari gli avvocati di An, con in testa proprio Ignazio La Russa? Notti passate di militanza. E di speranza. Ma era indispensabile?Ora, a 23 anni di distanza dal 1995 (quando la maggioranza della dirigenza decise di liquidare il Msi o, come qualcuno ritenne, di ampliarne gli orizzonti nell’accogliente e meno “discriminante Alleanza”), la Fiamma ritorna. Ora, passata da lunga pezza l’epoca ignota a chi è nato alla fine degli anni Settanta, che poco sapeva di storie e di vissuto nelle “fogne” (“la voce” da cui usciva a malapena), e poco, e giustamente, poteva soffrire l’oblio per un simbolo gravato dagli anni, ora, dicevo, risorge.Risorge, proprio come la Fenice e a maggior ragione (scientifica), si può dire dalle sue ceneri. Ora non c’è qui tempo per argomentare. Non ora discettare. Non ora spiegare agli altri quello che ho impiegato anni a spiegare a me stesso, cioè che un simbolo è meno importante dell’attuazione di un progetto politico che da esso non promana ma da esso è sintetizzato. Ora non “il perché e il per come”, e se è opportuno o non lo è. Ora non è qui il luogo per discettare della logica della politica, ma per dare spazio ai sentimenti. Scrivo sentimenti e non nostalgia. Scrivo infine grazie, perché qualcuno ha avuto coraggio - ripeto, a prescindere da calcoli e contingenze -, di lanciare ancora la sfida e di fare appello simbolico a un mondo di patrioti. Scrivo e scusate se sono stato prolisso, semplicemente grazie. Non tanto per un simbolo risorto, ma per averne con le tesi e le linee di vetta riaffermato i principi ispiratori. Con lungimiranza aggiornandone il progetto e rilanciando la sfida.

sabato 28 febbraio 2015

Un passo dopo l'altro: variazioni sul simbolo della Destra sociale

D'accordo, alla Boškov, "partita finisce quando arbitro fischia". Eppure, come spesso accade, non è finita anche quando è finita. Se si presenta qualcosa di nuovo al pubblico, è lecito pensare che questo sia destinato a non cambiare almeno per un po': si presume che sulla soluzione si sia lavorato insieme fino a raggiungere una mediazione e che, se l'accordo è degno di questo nome, terrà, almeno per un po'.
In politica, però, questo frequentemente non accade e il campo simbolico non è diverso, da questo punto di vista. Capita che emblemi, frutto di una trattativa tra alcune forze politiche, siano superati nel giro di pochi giorni o addirittura di una manciata di ore (si pensi al cartello Udc-Popolari per l'Italia, nato alla vigilia delle elezioni europee, presentato in conferenza stampa e subito archiviato, per la successiva intesa elettorale tra Nuovo centrodestra e Udc). Altre volte il passaggio è un po' più morbido: magari si presenta l'emblema e poi si fa un ritocchino, a una posizione o a un colore, giusto per renderlo più efficace o per accontentare i desideri di qualcuno.
Pochi giorni fa qui si è raccontato il nuovo simbolo della Destra sociale, conch una svolta grafica che lasciava alle spalle (o, se si preferisce, al patrimonio della memoria) fiamme e altri segni simili, per lasciare solo a una reinterpretazione dei quattro colori nazionali l'idea della destra che guarda al futuro. Da ieri, però, il blu scuro - praticamente blu di Prussia - che colorava il fondo all'inizio (e che aveva sostituito il nero) ha lasciato il posto a un tono più chiaro, quasi bluette ma non troppo elettrico, molto più simile al colore della maglia della Nazionale italiana di calcio. Forse a qualcuno la tinta originaria sembrava troppo nera (e magari temeva che, in fase di stampa, potesse diventare tale), magari c'era chi vedeva un contrasto più efficace con il nuovo colore; come che sia, ora il fondo del simbolo di Destra sociale si è ufficialmente schiarito.
Qualcun altro, del resto, aveva già fatto un esperimento sull'emblema disegnato (e in seguito "aggiustato") da Alfio Di Marco. Già dall'inizio della settimana, infatti, Lamberto Iacobelli, coordinatore della Destra sociale per il Lazio, sul suo profilo Facebook aveva proposto una versione un po' differenziata del contrassegno, con il fondo ancora più chiaro, quasi brillante, e soprattutto con la freccia verde cui era stato dato un effetto tridimensionale, in rilievo. "E' solo una prova per evidenziare la freccia, che simbolicamente ha un significato, dalla scia tricolore che indica il percorso", ha spiegato al blog, quando è stata segnalata la sua "variazione sul tema". Un esperimento grafico, dunque, che ancora si può trovare sul profilo di Iacobelli. La nuova versione del simbolo di Destra sociale può apparire, se si vuole, un piccolo compromesso tra l'approdo originale e l'esperimento tentato: un blu più chiaro (ma non brillante) e la freccia rimasta com'era già prima. Così ora, sistemati i colori, si può continuare a pensare alla politica.

martedì 17 febbraio 2015

Il nuovo orizzonte grafico della Destra sociale

Arriva il tempo in cui anche i simboli invecchiano. Per carità, nell'intimo rimangono ben presenti e la mente non manca di tenerli ben lucidi e curati, ma capita che si avverta il bisogno di voltare pagina. Si progetta quel passo per non restare legati a qualcosa che, per quanto scaldi il cuore di più di una persona, nella realtà presente non è più proponibile in quel modo.
Ci sta seriamente provando Destra sociale, il progetto politico (non un partito) portato avanti da Luca Romagnoli e non pochi ex esponenti della Fiamma Tricolore, dopo la conclusione - non proprio serena - della loro esperienza nel partito fondato nel 1995 da Pino Rauti. In quell'anno, come è noto, Alleanza nazionale non volle più chiamarsi Movimento sociale italiano, ma non rinunciò del tutto alla storica fiammella; Rauti, invece, quel capitolo non voleva proprio chiuderlo e ha fatto di tutto per mantenere le vecchie insegne, optando alla fine per una "goccia tricolore" solo quando tribunali e uffici elettorali lo hanno via via costretto a mollare il colpo. 
Al simbolo tradizionale missino era certamente legato anche Romagnoli, al punto che il primo emblema di Destra sociale - con cui tra l'altro è stato conquistato un consigliere comunale a Cisterna, in provincia di Latina - al centro aveva la vecchia fiamma missina a base trapezoidale su fondo bianco, sia pure inserita in un cerchio verde con il nuovo nome (sperimentati alle europee 2009). Stavolta però il clima e il contesto sono diversi, con una destra praticamente sparita dopo la fine politica di An (e, forse, non solo a causa di questo) e la diaspora che ne era seguita: negli ultimi anni, richiamarsi ad Alleanza nazionale è più divisivo che unitivo (anche per chi ha tentato di appropriarsi di quel patrimonio visivo) e - forse, sia pure a malincuore - è meglio lasciare da parte la fiamma, anche se nei cuori non si è spenta.
Come fare dunque, per immaginare un nuovo emblema? Ci sarebbe da comunicare l'appartenenza e l'adesione nazionale, con il tricolore che la destra non ha mai abbandonato; bisognerebbe evolvere rispetto al passato, abbandonando la tinta nera; da ultimo, doveva emergere in senso anche visivo, quasi plastico, il concetto di destra.
Come fare a tenere insieme tutto questo? Poteva servire allo scopo una freccia, puntata a destra e possibilmente in alto (d'accordo, con Fare per Fermare il declino era andata maluccio e ai Popolari per l'Italia di Mauro non aveva dato tantissimo, ma perché non provare a sfatare quei precedenti?) e tinta coi colori nazionali. E proprio questa era l'idea grafica di base, con la freccia dal corpo bianco, le due "spine" verdi e rosse e, a contorno, il nome blu appena corsivo.
L'idea poteva anche andare, ma graficamente c'era da lavorare sulla resa, a partire dall'evidenza del nome  e - soprattutto - dalla freccia. Piuttosto che un disegno piatto, il grafico Alfio Di Marco ha iniziato a sperimentare una soluzione tridimensionale: si poteva lavorare sullo spessore (sfruttandolo per il tricolore) oppure cercare di dare dinamica al disegno, torcendo la freccia. Alla fine, questa è stata la scelta preferita, per dare un impatto particolare: si va a destra, mostrando anche lo sforzo (e il cambiamento) per andarci e rimettere insieme i cocci sparsi un po' dappertutto. 
Battezzata quella soluzione (e fatto un tentativo per uscire dalla logica del cerchio, coraggioso ma inutilizzabile alle elezioni), bisognava aggiustare i colori. Scartate abbastanza in fretta le soluzioni non tricolori, poco legate al patrimonio ideale che si vorrebbe tenere insieme, si è scelto di dare la prevalenza al colore verde (un verde non "leghista") nella parte dominante della freccia. 
Restava solo da decidere la tinta del fondo: le prime prove, ovviamente , sono state fatte col nero, ma sono stati tentati tutti i colori - anche i più improbabili - fino a decidere per il blu scuro. E certo non solo perché è il quarto colore nazionale: può tirare al nero "storico" ma non lo è, dà l'idea di un'appartenenza non divisiva, con cui si va a destra insieme senza segni che possano creare fratture.
Il risultato è un emblema coraggioso (non sui colori ma sulla grafica), che non deve nulla al passato ma guarda al futuro. E, soprattutto, chiunque si dichiari oggi di destra potrebbe volendo riconoscersi in quel disegno, accettando di tenere la fiamma solo nella sua memoria. Non è facile, ma non è nemmeno impossibile.

lunedì 16 dicembre 2013

La nuova, vecchia fiamma della Destra sociale

A suo modo è una notizia: la Fiamma tricolore non c'è più. Per lo meno in Rete: dal 10 dicembre, infatti, il sito risulta ufficialmente "in manutenzione". Sembra una delle conseguenze dell'ultimo, teso comitato centrale che il 26 novembre ha bocciato l'ipotesi del segretario Luca Romagnoli, che vedeva con favore l'adesione del movimento alla nascente federazione che - con Storace, la Poli Bortone e altri - voleva riportare sulle schede il simbolo di An.
Non è più online il sito della Fiamma tricolore, come si diceva, ma c'è quello nuovo nuovo (presentato proprio oggi) e ancora in allestimento della Destra Sociale, la denominazione con cui Romagnoli e il resto della Fiamma si era presentato alle europee del 2009 e alle regionali dell'anno successivo. Non è il sito di un partito, ancora non se ne parla: è però un contenitore politico che raccoglie una parte significativa di ex aderenti alla Fiamma, a partire dallo stesso Romagnoli e dalla stragrande maggioranza degli iscritti di Lazio e Piemonte, mentre altri si stanno aggiungendo dalla Basilicata e da altre parti d'Italia.
"C'è bisogno di Destra sociale - scrive nel sito Romagnoli - c’è voglia di ripartire in modo diverso con nuovi entusiasmi e concretezza. Con una nuova formula, una organizzazione diversa dalla classica formula Partito; partecipare alle elezioni si può con un simbolo, una lista e un programma senza per questo dover immediatamente ripercorrere strade organizzative tanto classiche quanto oggi un po’ obsolete".
L'idea, dunque, è quello di radunare un gruppo di persone non tanto attorno a un soggetto politico istituito, ma a un programma e, magari, a un modo di fare: "con più sorrisi e meno mistica - precisa Romagnoli - con più partecipazione e meno settarismo, con più vera socialità e trasversalismo e con tanto meno velletarismo esclusivista". Parole che, senza fare riferimenti diretti, sembrano rivolte a chi è rimasto nella "vecchia casa": il primo appuntamento per vedere come ripartire è fissato per l'11 gennaio del nuovo anno, in luogo ancora da definire.
L'intento, insomma, è "cercare ancora linee di vetta alla luce della Fiamma". Perché una fiamma, in qualche modo, dovrebbe esserci ancora nell'avvenire della Destra sociale. Quasi certamente non quella appena abbandonata (essendo frutto di una scissione, il gruppo non può fregiarsene), ma una soluzione sarà trovata.
Nel frattempo, Romagnoli e gli altri lanciano una piccola provocazione simbolica: recuperano il contrassegno verde varato nel 2009 e, al posto della fiammella che usavano dal 2002, piazzano quella storica del Msi, con tanto di base trapezoidale rossa a scritte bianche (era la versione di An, ma è proprio il primo simbolo che Rauti aveva tentato di presentare nel 1995, alle elezioni suppletive di Padova, simbolo che aveva irritato da morire La Russa ed era stato bocciato dal Viminale). Così, per vedere di nascosto l'effetto che fa e, magari, se qualcuno da fuori si brucia.

(Pubblicato anche su Termometro Politico)