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lunedì 16 luglio 2012

La rivoluzione secondo Sgarbi


Puoi aspettartelo da un comunista duro e puro dei tempi andati, da qualcuno dei rimasugli della politica anticapitalista sopravvissuto alle mille scissioni (che si chiami Ferrero, Diliberto o Rizzo), o magari da qualche superstite della falce e martello ancora perfettamente convinto, come Marco Ferrando e il suo Partito comunista dei lavoratori; potresti al limite attribuirlo a un Beppe Grillo particolarmente infervorato, o a qualche soggetto originale piuttosto disperato. Invece ti trovi davanti nientemeno che il «Partito della rivoluzione», scopri che la scritta al di sotto recita «Laboratorio Sgarbi» e ti viene spontaneo esclamare «Eeehhh??», come il Leonardo Manera dei tempi d’oro.
Il simbolo, in realtà, non è proprio nuovo: lo avevano già trovato sulla scheda delle ultime elezioni amministrative gli abitanti di Cefalù, paese in cui Vittorio Sgarbi si era candidato sindaco, dopo quattro anni passati da primo cittadino di Salemi (dimettendosi pochi giorni prima che l’amministrazione comunale fosse sciolta per infiltrazioni mafiose). Eppure, ora che tutta l’Italia è stata messa in condizione di conoscere l’avvento di questo partito, il suo emblema merita di essere studiato come si deve.