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martedì 15 gennaio 2013

Vietato dire "Forza evasori - Stato ladro"?

La prendono piuttosto male alcuni dei titolari dei simboli esclusi dal Viminale nell'esame delle precedenti 48 ore. Tra le prime reazioni, quella del partito Forza Evasori - Stato ladro: è probabile che il contrassegno sia stato escluso dal Ministero dell'interno perché visto come una sorta di apologia di reato (dell'evasione fiscale, esattamente) e perché il nome stesso ne commetteva un altro, probabilmente uno dei reati di vilipendio previsti dal Codice penale (forse il "vilipendio della Repubblica" ex art. 290). Era un esito almeno in parte prevedibile, considerando che nel 2001 un contrassegno che riportava la scritta "Basta ladri" (Italia unita dei liberaldemocratici), presentato da Luciano Garatti, era stato bocciato proprio per lo stesso motivo e la frase era più sibillina (non è che si desse del ladro allo Stato), per cui fu purgata con un semplice e secco "Basta!" e il nuovo emblema passò.
La reazione dei rappresentanti del partito è inequivocabile: "Non possiamo che confermare che questo è un paese che va a puttane! Leggendo l’elenco dei contrassegni approvati, c’è da stupirsi, di fronte all’ennesima riprova di cosa sia la democrazia italiana. E’ lecito, in questa landa da barzelletta – ormai prossima ad appartenere al Terzo Mondo – presentare partiti che si chiamano “Bunga-Bunga”, ma non altri che limpidamente mostrano ripulsa per la tendenza politica in voga da almeno un decennio, vale a dire lo statalismo ladronesco e la continua fuga di cervelli, aziende e capitali oltrefrontiera".
"In Italia - continua il partito di Leonardo Facco - è ammesso presentare alle elezioni simboli che sono l’emblema di morte e povertà, di disadattati, di parassiti alla ricerca di qualche posizione di rendita, ma non FORZA EVASORI-STATO LADRO, che incarna al meglio il sentimento di disprezzo di quella parte di produttori di ricchezza (dall’operaio all’imprenditore) che non ambiscono a vivere, anzi sopravvivere, in una cayenna fiscal-burocratica, in uno Stato di Polizia". 
Non cambierà il contrassegno, né farà ricorso all'Ufficio elettorale presso la cassazione: Forza Evasori cita piuttosto Henry Louis Mencken (“L’esperienza ci insegna che un buon politico, in democrazia, è tanto indispensabile quanto un ladro onesto”) e proclama "A noi non interessa partecipare ad una competizione in cui le regole sono quelle scritte, ma soprattutto interpretate, per gli amici degli amici, il cui unico interesse è quello di spogliare il cittadino del frutto del suo lavoro". Non l'hanno presa bene, non c'è dubbio: chissà quanti voti avrebbero preso, finendo sulle schede elettorali...

sabato 5 gennaio 2013

Forza evasori, una freccia contro lo Stato ladro

Il simbolo scelto per le elezioni
Alla fine niente manina. I primi fondatori, sottoscrittori e simpatizzanti del nuovo partito "Forza evasori" hanno scelto il simbolo che cercheranno di presentare alle elezioni di febbraio, mettendosi in fila nei prossimi giorni per depositare l'emblema al Ministero dell'interno. 
Piaceva a molti, l'idea della manina che spuntava dal contorno del contrassegno per rubarsi la punta della freccia presente nel simbolo (gialla come l'oro, verrebbe da dire) e dava l'idea di chi sente le proprie tasche violate ingiustamente, ma graficamente sarebbe stata problematica da gestire, visto che avrebbe costretto a "schiacciare" tutto il resto dell'emblema perché il tutto entrasse nella circonferenza di 3 centimetri di diametro che la legge riserva al contrassegno elettorale.
Il simbolo scartato
Per questo, dopo la consultazione svolta essenzialmente su Facebook e aperta ai suggerimenti di tutte le persone interessate al progetto, è stata licenziata la versione definitiva del simbolo: una versione più colorata e "tridimensionale" di una delle opzioni presentate all'inizio. 
Il tutto è giocato sulle tinte blu e gialle (quelle storiche del Tg1, ma è assolutamente un caso): al centro c'è il nome del partito, con "Evasori" evidenziato dalla freccia gialla che è stata ricondotta all'interno del cerchio maggiore, avendo come sfondo un cerchio blu quasi da toccare, visto che le luci e le ombre sembrano regalargli uno spessore credibile. Attorno, nello spazio che resta, una tinta più chiara fa da sfondo all'asserzione chiave, di cui gli aderenti al partito sono fermamente convinti: "Stato ladro".
Sarà dunque questo l'emblema che il partito, ispirato dall'amministratore delegato del Movimento libertario Leonardo Facco e che candida come capo della forza politica Giorgio Fidenato, vorrà far arrivare sulle schede, per dar voce al proprio programma elettorale, all'insegna innanzitutto di una riforma radicale del fisco, ritenuto profondamente iniquo. Tocca al Viminale, ora, dire se quell'emblema potrà partecipare alla competizione o dovrà essere cambiato in qualche sua parte: nel caso - non auspicato - c'è chi è pronto a intervenire.

mercoledì 2 gennaio 2013

Forza evasori, alle elezioni contro lo "Stato ladro"


Non si sa ancora se sarà davvero sulle schede, ma di certo sta facendo di tutto per esserci. "Forza evasori", lanciato come movimento autenticamente libertario dal giornalista ed editore Leonardo Facco, è ormai diventato un partito e si propone come obiettivo primario la partecipazione alle prossime elezioni politiche. Se lo erano proposti a settembre lo stesso facco e vari sostenitori dell'esistente Movimento libertario, poco dopo che aveva iniziato a muovere i suoi passi verso l'appuntamento elettorale anche Fermare il declino di Oscar Giannino.
Il programma di Forza evasori è ancora più semplice rispetto a quello di Giannino, se n'era già parlato qui in agosto, quando le elezioni sembravano ancora lontane: «Del fisco me ne infischio», «Dieta paleolitica per lo Stato», «Il futuro è mio e lo decido io», «Abbasso la squola», «Libertà di pensiero e di confessione» sono i cinque punti del "Pentalogo" che possono essere sviscerati meglio su questa pagina.
Il partito ha fissato da tempo per il 26 gennaio la prima assemblea del partito a Bologna, ma per allora dovrà essere già stato presentato al Viminale il contrassegno per partecipare alle elezioni politiche.  Proprio in queste ore, coloro che hanno aderito al progetto politico di Forza evasori stanno discutendo su quale soluzione grafica adottare per l'emblema del partito. A tutti sono state sottoposte otto idee, riportate all'interno di questo post, dopo che inizialmente si era scelto come immagine un manganello provvisto di mano che scrollava un malcapitato contribuente. Si va da forme giocate essenzialmente sull'uso dei colori (in particolare il giallo oro e il blu/viola), al tema più geometrico della freccia - e sarebbe la terza, dopo quella di Giannino e di Tremonti - puntata sempre in avanti, ma appena meno in alto (in segno di avanzata, di uscita del capitale, di prelievo del denaro?) con alcune varianti cromatiche. C'è anche un guizzo grafico, costituito dalla manina pronta ad arpionare ciò che trova, specie se si tratta di soldi: peccato solo che, qualora la scelta cadesse su quell'emblema, tutto il contrassegno debba essere ridimensionato e ridotto (a causa della forma piuttosto irregolare) per poter stare nella circonferenza di 3 centimetri di diametro sulla scheda.
Gli appartenenti a Forza evasori - che indicheranno come capo della forza politica Giorgio Fidenato - si sono dati 48 ore per scegliere l'emblema, poi con quello si metteranno in fila al Ministero dell'interno e tra l'11 e il 13 gennaio lo depositeranno. Resta solo un interrogativo: il contrassegno sarà ammesso per intero? O l'espressione "Stato ladro" rischierà la bocciatura? Una decina di giorni e la risposta arriverà. 

giovedì 16 agosto 2012

Contro il manganello delle tasse. Oggi come allora

Le tasse non piacciono a nessuno, è noto e non c’è bisogno di un’indagine per averne conferma. C’è chi si limita a pensarlo, c’è chi non lo tiene per sé e lo grida come e dove può. Qualcuno, mentre era al governo, ha più volte giustificato l’evasione fiscale (senza domandarsi con quali soldi avrebbe fatto fronte alle spese dello Stato), era nelle cose che qualcun altro prima o poi pensasse di costruirvi intorno un movimento.
Da pochi giorni quell’idea si è fatta partito, grazie a Leonardo Facco, giornalista, scrittore ed editore. A dire il vero, statuto e atto costitutivo non ci sono ancora, dunque il partito, inteso come associazione vera e propria, per il momento non esiste, ma è questione di settimane. Il nome, però, è già lì: «Forza evasori». Chiaro, inequivocabile, indisponibile a letture accomodanti. Accanto al nome, cinque articolate idee di programma che compongono – sono parole dell’ideatore – un «passaporto per la salvezza». Si snocciolano in fretta, volendo: «Del fisco me ne infischio», «Dieta paleolitica per lo Stato», «Il futuro è mio e lo decido io», «Abbasso la squola», «Libertà di pensiero e di confessione».