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martedì 8 gennaio 2013

Casini scioglie il dilemma e torna "sul" simbolo

Alla fine l'Udc torna a settembre. E non per esami di riparazione o improbabili corsi di recupero: semplicemente, il partito alle elezioni userà lo stesso simbolo che ha avuto fino alla convention di Chianciano, dunque quello con il nome di Casini nel segmento circolare rosso. Salvo ormai irrealistici cambi di direzione - ora, del resto, più che ai contrassegni, l'Udc pensa esclusivamente alle firme da raccogliere per la Camera e alle liste da presentare - ormai la decisione è presa: lo dimostrava, indirettamente, già la "scenografia" che faceva da sfondo alla conferenza stampa in cui oggi Pierferdinando Casini è intervenuto per parlare della campagna elettorale. Alle spalle di Casini, infatti, non c'era più la riproduzione dell'emblema con la scritta "Italia", ma il suo cognome era tornato al suo posto.
L'aspetto non dev'essere sfuggito a uno dei giornalisti presenti, che infatti ha chiesto conto della presenza di quel nome sull'emblema, oltre che dello stato del contenzioso sullo scudo crociato. "Guardi, sullo scudo crociato il problema non esiste" ha dichiarato categorico il leader dell'Udc: il che non significa affatto che non ci sia alcun contenzioso - ne ho dato conto più volte, anche nell'ultimo post relativo proprio all'argomento - ma soltanto che l'Udc di fatto è protetta dal fatto che la legge assicura tutela a chi con un determinato emblema è stato rappresentato in Parlamento e questo a Casini, per l'appunto, basta.
Casini mostra il simbolo in conferenza stampa
Sulla questione "cognome", Casini si è soffermato di più e meglio: "Certo io avrei voluto levarlo - ha detto - noi al suo posto avevamo 'Italia' e poi, lo sapete, avevamo anche pronti i simboli con scritto 'Con Monti per l'Italia' esattamente nella parte superiore del simbolo dove ora c'è scritto 'Casini': lo stesso era fatto su Fli". Cosa abbia poi fatto cambiare idea, è lo stesso leader a spiegarlo: "Siamo stati al Ministero dell'Interno: nonostante io rimanga della mia idea che quell'operazione sarebbe stata possibile, perchè non erano confondibili i simboli tra di loro... che cosa sarebbe successo? Voi l'Italia la conoscete: noi avremmo presentato questi simboli, ci sarebbe stato un ricorso, poi un controricorso e si rischiava di ingolfare il processo elettorale e questa cosa gravava su di noi che siamo 'accorpati', diciamo così, sotto la guida dell'attuale Presidente del Consiglio. Allora abbiamo fatto un gesto di serietà e di disponibilità e abbiamo fatto un passo indietro". Casini non dice che il Viminale ha prospettato una confondibilità degli emblemi - che in effetti non ci sarebbe stata - ma il Ministero, più verosimilmente, potrebbe non aver potuto garantire l'assenza di rilievi sugli emblemi di Udc e Fli, proprio perché di fatto la questione in Italia non si è mai posta finora.
La scelta finale, di ammettere la corsa con più liste, Casini la "giustifica" così, rivolgendosi ironicamente ai notisti politici: "Sapete bene che l'Udc ha fatto un grande atto di generosità, perché accettare che la lista [di Monti, ndb] alla Camera abbia il simbolo analogo alla lista al Senato, in cui saranno presenti anche i nostri candidati, significa fare una battaglia con le mani legate dietro. Ma noi abbiamo un interesse politico, che non è quello di un punto percentuale in più o in meno, ma è quello di portare avanti la coalizione". A questo punto l'Udc continuerà la propria campagna, lavorando per la coalizione ma cercando anche di non farsi schiacciare troppo: in questo, non è escluso che lo scudo crociato possa tornare particolarmente comodo sulle schede. A conti fatti, per dirla ancora con Casini, "Siamo contenti così; meno i candidati alla Camera (sorride) .... ma siamo contenti così". 

venerdì 4 gennaio 2013

Monti fa la sua "scelta civica"

La "lista Monti" alla Camera
Alla fine, con tre quarti d'ora di ritardo rispetto all'orario previsto, il simbolo l'hanno visto tutti. O meglio, l'hanno visto i fotografi delle prime file che per una manciata di intermianbili secondi hanno impedito a una pletora di cineoperatori stizziti di vedere più della parte superiore del cerchio. Nessuna agenda alla fine, sui contrassegni che Mario Monti ha scelto per distinguere la lista unica del suo schieramento al Senato e la lista di personaggi della società civile (con poche, pochissime deroghe a chi è già stato parlamentare e criteri stringenti per tutte le candidature) che lo sosterrà alla Camera, assieme a quelle dell'Udc e di Futuro e libertà.
Un contrassegno quasi di altri tempi, molto "vuoto" ed essenziale, come non se ne vedevano da anni (per lo meno tra queli con reali aspirazioni di governo): nessun fondino colorato o sfumato, quasi ad allontanare uno scaramantico horror vacui (o, se si preferisce, horror albi, visto che di bianco si tratta) che a quanto pare questa volta non c'è. Per carità, i colori nazionali ci sono tutti. C'è in qualche modo l'azzurro/blu, che si tinge color aviatore, disegna la circonferenza esterna e dà corpo a tutti gli elementi testuali; c'è il tricolore, con due striscette (una verde, una rossa) che si incrociano, quasi si intrecciano, come se volessero dare l'idea di un nastrino o di una fascia, come quelle delle inaugurazioni che stanno per essere tagliate.
Lista unica al Senato (previsione)
Ci sono soprattutto le scritte: l'elemento che sarà ripetuto alla Camera e al Senato, "con MONTI PER L'ITALIA", che riprende sostanzialmente la frase più volte annunciata in questi giorni, "depurata" come si diceva soltanto dell'agenda. Eppoi ci sono quelle due paroline, "Scelta civica", scritte in maiuscolo, più piccole rispetto al corpo cubitale del cognome del cnacidato a Palazzo Chigi, ma pur sempre ben visibili, nel simbolo che sosterrà il Presidente del Consiglio uscente alla Camera. Non ha voluto riprendere quell'espressione usurata (ma solo a livello lessicale, non certo delle persone) della "Società civile", con l'aggettivo che tra l'altro era già stato opzioanto dagli arancioni di Ingroia: Monti ha piuttosto evocato il concetto di "civico", solitamente legato alle liste locali, con specificità riconoscibili da chi le vuole vedere, in più ha chiarito che in campo c'è nettamente una "scelta". La sua, di salire in politica; quella degli esponenti civici che vorranno candidarsi e saranno ammessi nelle liste; quella degli elettori, chiamati ad aderire, se lo credono, al progetto del Professore.
Rimane però insoluto il problema delle altre due liste per Montecitorio. Già, perché Monti ha detto, nell'annunciare la presenza di emblemi di Udc e Fli, di "presumere" che nei loro contrassegni saranno presenti i nomi dei rispettivi leader di partito, ossia Casini e Fini. Potrebbe essere un "consiglio molto caldo", una moral suasion nemmeno troppo nascosta, oppure potrebbe essere una semplice opinione, che però i due partiti in questione potranno disattendere. Per quanto mi riguarda, è assolutamente confermato quanto scritto questa mattina, sulla possibilità di inserire il nome di Monti anche negli emblemi di Udc e Fli, magari sotto a quelli dei rispettivi capi dela forza politica (inteso, ovviamente, in senso atecnico): starà a loro scegliere la linea della prudenza e dare ascolto a Monti, oppure mettere in chiaro chi dovrà essere secondo loro il nuovo Presidente del Consiglio, a costo di incappare negli strilli di qualcuno.