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mercoledì 18 dicembre 2019

Alleanza di centro (per i territori) di Pionati si riaffaccia alla Camera

Signori, 10 volte meglio non serve più. I deputati che fanno riferimento a Cambiamo! di Giovanni Toti (Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini, Giorgio Silli e Alessandro Sorte) da oggi si sono uniti alla componente del gruppo misto già esistente, che da maggio univa Noi con l'Italia (con Maurizio Lupi ci sono anche Alessandro Colucci e l'ex presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo) e l'Usei (rappresentata da Eugenio Sangregorio). I media hanno dato conto di questa novità, parlando di una nuova componente delle formazioni legate a Lupi (almeno, ciò che ne resta) e a Toti, trascurando la presenza dell'Usei, ma in effetti c'è un altro elemento da considerare e che non può non attirare l'attenzione dei #drogatidipolitica. Nella denominazione della nuova componente, infatti, c'è il nome di una quarta forza politica, Alleanza di centro. Per qualcuno può sembrare piuttosto anonimo, ma a chi segue davvero la politica non può non venire spontaneo domandarsi: "Alleanza di centro? Ma quella di Francesco Pionati??" 
Già, proprio quella, a meno di clamorose smentite. Perché alla fine di luglio proprio Pionati (già volto noto del Tg1 delle cronache politiche da Montecitorio), eletto con l'Udc al Senato nel 2006 e alla Camera nel 2008, ma diventato in fretta segretario dell'Alleanza di centro per la libertà, aveva deciso di rimettere in campo la sua formazione politica, stavolta con un nome leggermente meno berlusconiano. Dopo la partecipazione di Adc (in coppia con la Democrazia cristiana di Pizza) alle regionali campane del 2010, infatti, Pionati ha tutta l'intenzione di partecipare anche alle prossime elezioni regionali, previste in primavera e sostenendo di nuovo la candidatura di Stefano Caldoro, che all'epoca risultò vittoriosa. 
Pionati si sta impegnando molto per questo risultato (assieme, tra l'altro, a Nicoletta Pomposo, segretaria provinciale di Adc per Caserta e socia fondatrice del movimento) e si presenta nuovamente come "movimento moderato cattolico di centro", ma stavolta con l'idea di dedicarsi anche "alla tutela e alla valorizzazione dei territori e alla ricerca di una classe dirigente all'altezza dei drammatici problemi della Campania". Anche per questo, il nuovo nome del soggetto politico è Alleanza di centro per i territori, con la nuova parte testuale scritta sulla fascetta bianca che un tempo portava il nome di Pionati e la rappresentazione del "chiodino" segnaposto arancione per indicare il territorio da valorizzare; il resto del simbolo, invece, è simile al passato, con il fondo azzurro e le stelle d'Europa, mentre le due bande tricolore sono state sostituite da una corona tricolore che avvolge tutto il cerchio azzurro. 
Giusto il 1° dicembre Pionati ha siglato l'intesa con Caldoro (sperando che porti bene: nel 2010 Adc e Dc avevano raccolto il 2,34% eleggendo anche un consigliere), ma non intende limitarsi alla Campania: sempre alla fine di luglio, infatti, il movimento è approdato anche in Emilia Romagna, partendo dalla provincia di Ravenna. Già, ma alla Camera? Eletti diretti, ovviamente, Adc non poteva averne, ma guardando con attenzione si scopre che il nome di Alleanza di centro è entrato a far parte della denominazione della componente il 12 dicembre, giusto sei giorni dopo l'ingresso nella compagine di Noi con l'Italia - Usei di Vittorio Sgarbi. E se ad Adnkronos Sgarbi (eletto alla Camera con Forza Italia) ha detto di aver dato l'adesione "a una componente di tradizione liberale", è assai probabile che - salvo smentita - a rappresentare Adc nella compagine sia proprio lui. 
Avendo dieci membri, la componente non aveva nemmeno bisogno di contare su un partito presente alle scorse elezioni, anche se ovviamente la necessità potrebbe ripresentarsi ove il numero dei deputati aderenti scendesse sotto quella soglia; certo è che sarebbe un peccato considerare la nuova componente solo un matrimonio tra due, quando in realtà le parti contraenti sono addirittura quattro e, per giunta, di quelle che fanno impazzire entomologi e archeologi politici. 

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