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giovedì 24 gennaio 2013

Se conquistare un simbolo diventa un incubo

Chiedete a un bambino, con un sorrisone da manuale, "cosa vuoi fare da grande?" Una volta avrebbe detto il mestiere dei genitori oppure quello dei suoi sogni; ora forse vi parlerebbe di calciatori, di miliardari, di tronisti (o di veline, ballerine e cose simili), al più potrebbe dire "il politico!", se certi telegiornali gli hanno fatto pensare più ai denari che al bene comune. Difficilmente, però, vorrebbe fare il segretario di partito: scelta saggia, a giudicare da quello che può succedere in certi casi. Chiedetelo, per dire, a Domenico "Mimmo" Magistro, oggi presidente nazionale (presidente eh? Non segretario) di "iSD - i Socialdemocratici", ma con una storia alle spalle che proprio nessuno gli invidierebbe. 
L'inferno personale di Magistro è iniziato nell'ottobre del 2007, quando un congresso aveva "ufficializzato" il suo ruolo di segretario del Partito socialista democratico italiano (Psdi) - o per lo meno di quello che restava del partito del sole nascente, dopo tante peripezie politico-giudiziarie decisamente poco fortunate - a chiusura di un periodo di lotte intestine scoppiate all'indomani delle dimissioni del precedente segretario Giorgio Carta e della contestata elezione del suo successore, Renato D'Andria. A giugno del 2011 una sentenza del Tribunale di Roma - divenuta definitiva perché nessuno ha voluto fare ricorso - ha sostanzialmente ristabilito D'Andria alla segreteria (sulla decisione si dovrà tornare, perché la vicenda è ben più complicata di così): ora il simbolo del Psdi è di nuovo nella sua disponibilità, ma il disappunto di Magistro - che con molti componenti della vecchia direzione nazionale del Psdi ha fondato iSD - è stato essenzialmente politico: sul piano economico, probabilmente ha tirato un sospiro di sollievo. E' stato lui stesso a spiegare perché, sul sito Socialdemocraticieuropei.it.
“Qualche mese dopo la mia elezione - raccontava Magistro poco meno di un anno fa - comunicai all’Agenzia delle Entrate di Roma, come qualsiasi normale cittadino, di essere stato eletto segretario nazionale, segnalai la nuova sede a Roma e l’indirizzo a Bari della mia residenza. Da qual momento la mia casa è stata invasa da atti giudiziari di ogni genere per debiti contratti dal vecchio partito dal 1970 al 1994". 
Casa Magistro sembrava essere diventato il ricettacolo di tutti i conti sospesi (di cui quasi nessuno, certamente non il nuovo segretario, sapeva qualcosa): ingiunzioni dell’ex Iacp di Roma per i pagamenti di sezioni di Partito dal 1970 in poi (anche se nel frattempo si erano trasformati in officine o circoli privati), vertenze degli ex dipendenti, crediti, contributi previdenziali e versamenti allo Stato mai pagati. Conti da milioni di euro, mica bruscolini. "Il top - è ancora Magistro a parlare - sono stati un atto dell’ex segretario Pietro Longo che chiamava in causa il partito per la restituzione di una tangente che sarebbe stata versata al Psdi e un altro dell’ex segretario amministrativo Cuoiati che nel ’92 aveva sottoscritto un prestito mai onorato con alcune banche per qualche miliardo di vecchie lire".
Quando, in quell'improvvisamente funestata casa di Bari, è arrivata un’ingiunzione di Equitalia che pretendeva il pagamento di 840mila euro (ot-to-cen-to-qua-ran-ta-mi-la!) entro cinque giorni, per Magistro e la sua famiglia è stato decisamente troppo. Perché tutti quei conti in sospeso? E perché tutti a lui? Una verifica all'Agenzia delle entrate ha risolto l'arcano: "Ho scoperto che l’ultimo segretario noto agli uffici delle Entrate era Franco Nicolazzi e la sede ancora quella di via Santa Maria in Via, ora dell’Idv, entrambi cessati nel 1988"
Magistro allora se l'è presa con una norma infilata in sede di conversione di un "decreto milleproroghe" del 2005, diventata legge solo nel 2006, per cui si istituiva un fondo di garanzia “per il soddisfacimento dei debiti dei partiti e movimenti politici maturati in epoca antecedente all’entrata in vigore della presente legge", che naturalmente non avrebbe potuto soddisfare tutti i creditori ancora circolanti, ma soprattutto scaricava sulle casse dello Stato i debiti contratti dai partiti in passato. La norma a luglio dell'anno scorso è stata cancellata, ma il problema rimane. "I vecchi partiti, anche quelli ricchi che hanno trasferito beni ed averi nelle Fondazioni, hanno scaricato o scaricheranno sui nuovi partiti i loro vecchi debiti!" si lamentava allora Magistro. In ogni caso, se vostro figlio si mette in testa di fare il segretario di partito, ditegli che dovrà passare sul vostro cadavere o, in alternativa, cominciate a preoccuparvi.

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