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domenica 20 gennaio 2013

Chi ha voglia di votare "Io non voto"?

D'accordo, la cosa più trasgressiva - da un certo punto di vista, comunque piuttosto morigerato - sarebbe mettere la croce con la matita copiativa sul simbolo della "lista civica nazionale 'Io non voto'". Già, perché c'era anche il suo fondatore, Carlo Gustavo Giuliana, sulla piazza del Viminale tra coloro che erano rigorosamente in fila ad aspettare il proprio turno per depositare il proprio contrassegno: una cosa quasi glam per il colorino lilla pallido, non fosse per quell' "Io non voto" scritto con quella forma bombata e quelle virgolette che di elegante non hanno moltissimo, a dire il vero.
Le idee, questi signori, in ogni caso le hanno chiare: "Siamo un gruppo di cittadini italiani delusi, disorientati e, soprattutto, completamente estranei al giro dei partiti presenti nel panorama politico nazionale. Noi - si legge nel sito della lista - non vogliamo avere nulla a che fare con i principali schieramenti che attualmente si contrappongono sulla scena politica italiana. Siamo, quindi, un gruppo di donne e uomini i quali, facendosi interpreti del crescente sentimento di rassegnazione e sfiducia nell’attuale sistema politico, hanno deciso, da ogni parte d'Italia, di dire 'Adesso Basta!' e reagire attivando un movimento d’opinione popolare con l'obiettivo di presentarsi alle elezioni politiche con una lista civica nazionale recante nel proprio simbolo la scritta IO NON VOTO"
Il popolo che si riferisce a quel contrassegno, dunque, sarebbe quello degli astenuti e delle schede bianche, che un voto di norma non lo esprime e, se non è maggioranza, detiene comunque un'ampia fetta di elettorato. Quella degli attivisti di "Io non voto", a ben guardare, è una missione: non solo perché si propongono di "sconfiggere il cancro della politica degenerata", ma anche perché cercherebbero di batterlo davvero, il cancro. Con i soldi ricevuti a titolo di rimborso elettorale, "Io non voto" si impegnerebbe a finanziare le associazioni indipendenti dalle lobby farmaceutiche "che dimostreranno di effettuare ricerca sul cancro e/o altre malattie incurabili nell'ambito della medicina cosiddetta alternativa".
La prima sfida, naturalmente, è consistita nel farsi ammettere il contrassegno: l'impresa è riuscita quest'anno, come pure nel 2008 e prima ancora nel 2006. Non era affatto scontata: per dire, ancora nel 1983 il Ministero dell'interno aveva bocciato tre simboli presentati dall'Associazione radicale per la Costituzione contro la partitocrazia, un gruppo della galassia radicale di cui faceva parte anche Peppino Calderisi. In perfetta sintonia con lo "sciopero del voto" proposto per le elezioni del 26 giugno di quell'anno, depositarono un emblema con la scritta "Scheda bianca", un altro con "Scheda nulla" e un altro ancora con entrambe le diciture. Il Viminale li ricusò, tra l'altro, ritenendoli inaccettabili perché illogici: se la scheda bianca è quella senza segni e la scheda nulla era quella senza segni validi, come si poteva ammettere un voto per quegli emblemi così strambi, che per la legge sarebbe stato valido ma avrebbe comunicato agli elettori un messaggio decisamente contraddittorio?
Superato lo scoglio del Ministero, tuttavia, il più grave resta quello delle firme: alle ultime due elezioni politiche "Io non voto" non è riuscito a raccogliere le sottoscrizioni necessarie per presentarsi. Anche per questo, Giuliana si è rivolto ad aspiranti consiglieri comunali che potessero fungere da autenticatori, arrivando a offrire loro il posto di capolista. Ce la farà entro domani? I cittadini, in qualche parte d'Italia, potranno votare "Io non voto"? 

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