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domenica 27 gennaio 2013

Per lo sviluppo e contro le banche, Alfonso Marra prepara la lotta

C'era anche un mezzo divieto di sosta, tra i contrassegni depositati al Viminale a metà gennaio; così, almeno, poteva sembrare agli occhi di chi non ha mai visto bene quell'emblema e si limita a vedere un semicerchio bordato di rosso, con sbarra diagonale. Un divieto, in fondo, quell'emblema lo ricorda, visto che è il contrassegno del Pas: la sigla ufficialmente è "Partito di azione per lo sviluppo", una forza che sarebbe stata concepita nel 1987 dall'avvocato calabrese - ormai trapiantato stabilmente a Napoli - Alfonso Luigi Marra. 
Non volle far nascere allora il partito "perché non intendevo aggiungerne ancor uno alla pletora di quelli già esistenti", ma nella sua mente aveva già l'idea di una forza politica che potesse basarsi sul "diritto di svilupparsi liberamente, purché lo sviluppo individuale sia funzionale allo sviluppo della società". Per Marra si tratterebbe di spezzare e ribaltare una logica di subordinazione dell'uomo all'industrializzazione, che nel tempo ha fatto decisamente troppi danni (consumismo compreso), così come bisognerebbe abbandonare l'egualitarismo per passare a un più salutare principio "della diversità dei diritti in base alla diversità di ciascuno", pur senza negare i diritti fondamentali di ognuno.
Pas, volendo, potrebbe essere anche la sigla di "Partito anti signoraggio", a giudicare dalla dicitura che nell'emblema è ancora più evidente del nome del soggetto politico: "Fermiamo le banche & le tasse". Ora, se il signoraggio è costituito dai redditi che derivano dall'emissione di moneta, per Marra occorre nazionalizzare tutte le banche (centrali e di credito) per fermare una spirale "criminale" (sono parole sue) dovuta ai vari passaggi di denaro che farebbero guadagnare appunto quegli istituti e non i governi. Chi non capisce un tubo di economia è perplesso (ha rinunciato a indagare dopo aver letto la parola "banche), chi è esperto a queste teorie crede poco (anche se ti resta il dubbio che non ci credano per amore di verità o di interesse), ma le teorie ci sono e ciascuno può farsi un'idea.
Certamente colpisce che alfiere di tutto questo sia proprio Marra, il quale ha infilato prima una militanza comunista, poi socialista, fino all'elezione al Parlamento europeo nel 1994 con Forza Italia, salvo lasciare il partito (non il seggio) due anni dopo; non rieletto nel 1999 con il Ccd casiniano, nel 2010 ha guidato l'Alleanza di popolo in Campania a sostegno di Caldoro e si era pure candidato alle mai fatte primarie per la guida del centrodestra. Nel frattempo, il Marra non si è fatto mancare nemmeno una militanza democristiana, prima nella Dc legata ad Angelo Sandri, poi in quella (che si ritiene altrettanto "originale") legata al napoletano Ugo Grippo, di cui avrebbe dovuto diventare segretario, se non lo fosse diventato - prima dell'ennesima puntata in tribunale a Roma, di cui si darà conto molto presto - Gianni Fontana. 
Dieci giorni fa Marra ha interrotto il suo cammino verso la scheda elettorale con una dichiarazione imperdibile: "Pur con in mano le firme e i candidati ho deciso di fermare la corsa folle, perché gli innumerevoli movimenti che hanno reso possibile questo miracolo sono confluiti nel PAS da una settimana e, per ricevere da tutta Italia e consegnare tutto in tutta Italia entro lunedì occorre, in termini di chilometri, adempimenti e passaggi, più tempo di quanto ce ne sia. Una settimana inoltre non è stata sufficiente né per un minimo di verifiche né per rendere coesi i gruppi confluiti, e i conflitti già sorti sulle posizioni di lista sarebbero credo degenerati. Conta però che il PAS è ora una realtà, e da oggi siamo al lavoro per le europee e per le prossime politiche". Inspiegabilmente, tuttavia, la dichiarazione è passata in sordina e l'avvocato Alfonso Luigi Marra è tuttora noto soprattutto per gli spot cartacei e televisivi sui suoi libri - indimenticabili quelli con la Arcuri e Lele Mora di qualche anno fa, un trionfo del kitsch - e per la sua storia sentimentale dello scorso anno con Sara Tommasi, nudità comprese. E non c'era nemmeno uno scudo (crociato) o un cartello di divieto a coprirle.

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