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giovedì 21 dicembre 2017

Lega, via il Nord e prima volta di un "premier"

Dopo molti rumors e annunci, da oggi la Lega è davvero tale, nel senso che dal nome è sparito il riferimento al Nord: è stato il segretario federale Matteo Salvini a presentare il simbolo con cui la formazione intende correre alle prossime elezioni politiche, dopo che, nel consiglio federale del 27 ottobre, era stata approvata la decisione di utilizzare soltanto la denominazione "Lega".
Se ne parlava ormai da mesi e, in modo più insistito, da settimane, soprattutto da quando un esponente storico della Lega Nord come Roberto Calderoli aveva lasciato il gruppo parlamentare del Carroccio al Senato per costituire il 3 novembre, nel gruppo misto, la nuova componente Lega per Salvini Premier. C'era chi aveva letto dietro a quel gesto motivi piuttosto pratici - si veda in particolare l'articolo del Corriere della Sera, secondo il quale era urgente evitare il blocco di svariati conti correnti del partito, seguito alla condanna in primo grado di Umberto Bossi e Francesco Belsito (rispettivamente ex segretario federale e tesoriere del Carroccio) e soprattutto evitare che finissero sotto sequestro le provvidenze pubbliche spettanti - ma la vera notizia era che per la prima volta, da quando il partito fondato da Bossi ha disposto di un gruppo parlamentare (cioè dal 1992), una compagine dichiaratamente leghista appariva sprovvista della parola "Nord".
Che l'operazione fosse più seria - e foriera di sviluppi - di una semplice mossa tecnica l'ha dimostrato il fatto che pochi giorni fa la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato lo statuto della Lega per Salvini Premier, che l'apposita Commissione aveva valutato e ritenuto conforme alle previsioni di legge. Il contrassegno, tuttavia, era rettangolare e riprendeva la grafica "Salvini premier" utilizzata negli ultimi mesi dallo staff di comunicazione del segretario leghista nel corso della sua campagna in giro per l'Italia. Era chiaro, tuttavia, che - nell'impossibilità di utilizzare alle elezioni un contrassegno rettangolare - quell'immagine sarebbe stata solo provvisoria, nell'attesa di presentare il nuovo emblema rotondo. Proprio quello mostrato alla stampa da Matteo Salvini questo pomeriggio.
A dispetto della sparizione - non certo indolore - della parola "Nord", il simbolo leghista resta perfettamente riconoscibile: il fondo bianco è quello di sempre, la font Optima e il colore blu sono gli stessi dal 1992 (da quando le schede sono a colori); soprattutto, nessuno ha voluto toccare - né potrebbe farlo - l'immagine di Alberto da Giussano a spada sguainata, con l'immagine del leone di San Marco collocata sullo scudo, a ricordare l'originaria joint-venture primaria tra Lega Lombarda e Liga Veneta. Il piede del guerriero, come ci siamo abituati a vederlo negli ultimi anni, è ancora poggiato su un segmento circolare blu, in cui per molto tempo è stato scritto "Padania" e ora si legge - in giallo, come più di recente ci siamo abituati a vedere - il cognome di Matteo Salvini. 
Al di sotto del riferimento al segretario, peraltro, appare anche la parola "premier": si tratta, salvo errore, della prima comparsa in assoluto di quella parola in un contrassegno elettorale (finora ci si era limitati, eventualmente, a un più nostrano "presidente"): l'inserimento di quella parola introduce dunque un accento "straniero" alle prossime elezioni - dal punto di vista costituzionale, non è corretto definire come premier il Presidente del Consiglio dei ministri - come non accadeva dalla seconda metà degli anni '90, quando nel 1996 si presentarono i Federalisti liberali di Alberto Michelini e, soprattutto, quando nel 1999 si fronteggiarono idealmente l'asinello prodiano dei Democratici e l'elefantino conservatore del cartello (non troppo fortunato) che unì in quell'occasione Alleanza nazionale e il Patto Segni.
E, a proposito di memoria, la struttura del nuovo simbolo ha qualcosa di familiare: chi ha buona memoria può ricordare che nel 1990 alle elezioni regionali apparve dal Lazio in giù il simbolo della Lega Italia Federale, con la parola "Lega" in alto (in Calabria già con la font Optima) divisa in due dalla spada di Alberto da Giussano e, in basso, il resto della dicitura, con il riferimento alla regione interessata nella parte sinistra. In seguito, il simbolo della Lega Italia Federale si stabilizzò e divenne un vero progetto rivolto alle regioni del centro-sud, con il coordinamento di Cesare Crosta; candidò Maria Ida Germontani a sindaca di Roma nel 1993 e Gianfranco Vestuto (promotore della Lega Sud) in un'elezione suppletiva per la Camera nel 1995, per poi finire accantonato con la svolta secessionista del Carroccio nel 1996. Se si rimpicciolisse Alberto da Giussano e si coprisse con il segmento blu la parte inferiore del cerchio, si otterrebbe esattamente lo stesso simbolo: in qualche modo, dunque, anche la grafica della Lega-non-più-Nord sa di antico.
In compenso, proprio il dimezzamento del nome della Lega potrebbe essere stato studiato dal partito di via Bellerio per risolvere un problema anch'esso antico: dal 1992 in avanti, infatti, sono stati presentati una marea di simboli di forze politiche contenenti la parola "Lega" e, sebbene il Carroccio abbia cercato di contestarne la validità, gli uffici elettorali e i giudici amministrativi hanno sempre sostenuto che il termine "Lega", come sinonimo di "unione", è a disposizione di tutti e non è "privatizzabile". Finora, dunque, la Lega Nord ha dovuto tollerare la presenza di altre Leghe, con relative perdite di voti; ora però che "la Lega" per antonomasia diventa semplicemente "Lega", il giudizio degli organi preposti a valutare i simboli potrebbe cambiare (soprattutto ove altri contrassegni portassero solo la parola "Lega" in evidenza e fosse più facile ravvisare la confondibilità).

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