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lunedì 19 ottobre 2015

Milano, il mistero di Forza Nord

Quando si voterà a Roma, ancora non è ben chiaro: il comune dovrà essere commissariato, ma i tempi si vedranno prossimamente. Le elezioni sotto la Madonnina, invece, sono certe per l'anno prossimo: il test del voto per rinnovare l'amministrazione di Milano sarà certamente il più atteso nel 2016, assieme a quello di Napoli (solo quello di Roma, ovviamente, potrebbe ottenere maggiore interesse). 
Nessuna notizia certa sui contendenti al momento, anche se le ipotesi che hanno più spazio sui media riguardano proprio i possibili nomi in corsa. Nessuna indiscrezione palpabile sul MoVimento 5 Stelle (anche se la sua presenza sulla scheda è quasi scontata), vari nomi per il centrosinistra a guida Pd (in prima linea Emanuele Fiano e Pierfrancesco Majorino); nel centrodestra, invece, prima ancora che un nome si cerca una soluzione unitaria che tenga insieme Forza Italia, Lega Nord e magari il Nuovo centrodestra (non a caso si parla ancora della possibile candidatura di Maurizio Lupi).
Proprio al centrodestra "ufficiale", tuttavia, qualche outsider potrebbe portare un inatteso disturbo, potenzialmente in grado di intaccare il panettone di Silvio Berlusconi (improbabile candidato per Palazzo Marino) e Matteo Salvini (che quel posto lo avrebbe voluto, ma ora sembra più facile un suo passo indietro), ben determinati a riconquistare il capoluogo lombardo. La minaccia, peraltro, potrebbe non arrivare da chi aveva già confermato la candidatura, come Vittorio Sgarbi (con la sua lista personale), Corrado Passera (al battesimo ufficiale di Italia unica) o il redivivo Antonio Di Pietro (con l'Idv che fondò ma di cui non fa più parte?), bensì da una formazione, o addirittura una coalizione "pirata".
In questi giorni, infatti, stanno iniziando a circolare alcuni simboli "strani", che potrebbero essere pericolosamente evocativi delle liste principali del centrodestra, ma sono congegnati in modo da passare sostanzialmente indenni al controllo degli uffici elettorali, precedenti alla mano. Uno di questi, ad esempio, è intitolato Lega per Milano, con la prima e la terza parola in evidenza, su uno sfondo verdino con la sagoma geometrica del duomo di Milano sfumata in bianco-azzurro, mentre decisamente in primo piano c'è l'elemento centrale dello stemma meneghino, cioè lo scudo bianco con croce di San Giorgio rossa sopra. Quest'ultimo fregio, in effetti, potrebbe dare qualche problema, visto che da alcuni anni (dal 2013 per l'esattezza) le istruzioni per la presentazione delle candidature stilate dal Viminale - che i presentatori di liste sono comunque tenuti a rispettare - vietano l'uso di "simboli propri del Comune", cosa che già si è ricordata per il contrassegno già presentato da Sgarbi. In quel caso, tuttavia, lo stemma è completo di diadema e corona d'alloro, mentre qui c'è solo lo scudo, quindi la commissione elettorale potrebbe anche chiudere un occhio; tutto il resto dell'emblema, invece, non creerebbe alcun tipo di problema. Non la grafica, certamente non confondibile con quella di alcun'altra lista, ma nemmeno la parola "Lega": il Consiglio di Stato ha ufficialmente "sdoganato" l'uso di quel termine anche slegato da soggetti affini alla Lega Nord (in quel caso, Lega Toscana - Più Toscana), ritenendo che non potesse esserci alcun diritto di esclusiva per il Carroccio.
Anche più insidioso è un altro potenziale fregio elettorale, quello di Forza Nord. Il nome si presenta come una crasi tra Forza Italia e Lega Nord, senza essere nessuno dei due. La grafica in qualche modo ricorda quella di Forza Italia - in particolare il suo sviluppo orizzontale, senza bandiera, utilizzato soprattutto alle elezioni del 1996, ma non solo - essenzialmente per l'uso della font (un Helvetica compresso corsivo) e per le scritte "impilate", con tanto di banda centrale a sinistra e a destra. I colori però sono diversi (nero e verde fosforescente su fascia bianca, con due segmenti circolari verde e nero rispettivamente nella parte superiore e inferiore del cerchio.
Proprio perché il fregio è più insidioso, i funzionari della commissione elettorale potrebbero mettersi di traverso, ma non su tutto. A partire dal nome: in varie occasioni alle elezioni sono stati ammessi simboli contenenti diciture sul calco di "Forza ..." ma non legate a Fi, quindi "Forza Nord" non dovrebbe creare problemi. Nel 2012, addirittura, a Piacenza fu accettata la lista Forza Piacenza Insieme (alleata del Carroccio ma a sostegno di un candidato diverso rispetto a quello di Fi), che sullo sfondo aveva persino un tricolore; bisogna però ammettere che in quell'occasione sulle schede c'era il simbolo del Pdl e non quello forzista, cosa che può avere facilitato l'ammissione dell'altro emblema nonostante gli esposti di Forza Italia. 
Per qualcuno la differenza cromatica, unita a quella del nome, potrebbe essere sufficiente a scongiurare la bocciatura del contrassegno; per altri, invece, questa avverrebbe comunque a causa del carattere utilizzato, per giunta in Italic. Una diversa font, usata in tondo, potrebbe però bastare ad aggirare l'ostacolo; non si dimentichi che l'ammissibilità dei contrassegni alle elezioni comunali tradizionalmente è valutata con meno rigore rispetto alle scelte fatte dal Ministero dell'interno. Lo stesso Viminale che, per la cronaca, nel 1994 ammise in seconda battuta la versione modificata di Forza Sardegna, dopo che aveva rinunciato alla forma di bandiera "al vento" (accontentandosi di un vessillo rettangolare) e alla font Helvetica.
Resterebbe da capire, secondo il canone classico del complottismo, "chi c'è dietro". I buoni lettori di indizi (purché ovviamente siano drogati di politica fino al midollo) potrebbero riconoscere, ad esempio, la sagoma del duomo milanese già utilizzata nel 2004 alle provinciali dalla Lista per Milano città Metropolitana - Liberaldemocratici federalisti riformatori europei: candidò, tra gli altri, Pietro Mennea (curiosità: suo avversario per i Ds a Milano centro era Emanuele Fiano), Anna Belardi e Viola Valentino (all'anagrafe Virginia Minnetti). La stessa Valentino che, nel 2013, era candidata al consiglio comunale di Aviatico, nel bergamasco, con la lista dei Pirati. 
Non era - diciamolo subito - una lista legata al Partito pirata dell'Internazionale Pirata, ma candidava a sindaco Max Loda e aveva come portavoce nazionale Marco Marsili. Lo stesso che era riuscito a far ammettere il simbolo del Jolly Roger alle elezioni politiche del 2013 (presentando liste in Lombardia) e che negli anni ha "diretto" molte iniziative elettorali, alcune delle quali deliberatamente volte a mettere "sotto stress" le norme dettate per il voto. Qualche indizio forse non fa una prova, ma qualcuno potrebbe anche guardare con attenzione a cosa si sta muovendo in Lombardia, con la certezza che potrebbe uscire qualcosa di sorprendente. Sicuramente di non monotono.

1 commento:

  1. Ho richiesto all'editore ARACNE la possibilità di avere un contatto con Lei.
    Giacchè anche io sono su FB, Le richiedo di mettermi in contatto per motivi di cui Le scriverò.
    La ma email è la seguente marcopini1953@gmail.com o quella pubblica marco.pini@comune.fi.it.

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