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sabato 16 maggio 2020

Salvatore (ex M5S), la faccia (disegnata) e il Buonsenso per la Liguria

Anche le elezioni regionali in Liguria sono state rinviate e si svolgeranno in autunno, così c'è ancora tempo per organizzarsi e mettere in campo nuove formazioni. Una di queste si chiamerà (o dovrebbe chiamarsi) Il Buonsenso: a guidare il nuovo movimento è Alice Salvatore, che formalmente risulta ancora capogruppo del MoVimento 5 Stelle in consiglio regionale (nel 2015 era stata candidata presidente per la stessa forza politica, ma ovviamente era stata eletta in quanto candidata pure nella lista provinciale di Genova). Con lei c'è anche un altro consigliere regionale del M5S, Marco De Ferrari, eletto sempre nella circoscrizione di Genova (il loro gruppo autonomo diventerà ufficiale anche sul sito del consiglio regionale nel giro di pochi giorni e la sua costituzione consentirà - particolare non secondario - di presentare la lista senza raccogliere le firme, per lo meno a livello provinciale); sono stati poi indicati i nomi di cinque probiviri, tutti ex aderenti al M5S.
Come riportano i media che hanno assistito alla conferenza stampa di presentazione del 13 maggio, Salvatore ha rimarcato i temi per i quali si era avvicinata al MoVimento (acqua pubblica, sanità pubblica, ambiente, tutela delle piccole e medie imprese, giustizia per i precari della scuola), quelli che erano stati individuati alle origini da Gianroberto Casaleggio (il suo per lui era il "vero MoVimento 5 Stelle"): per la consigliera regionale, "le idee di Casaleggio sono state tradite da un movimento profondamente mutato prima dall'alleanza con la Lega poi con il Pd", lasciando cadere anche l'impegno per revocare le concessioni autostradali ad Atlantia. Sarebbe Grillo (e probabilmente non solo lui), dunque, ad aver cambiato idea e non le persone che ora sono uscite: "Non eravamo noi a pensarla come lui, ma lui a pensarla come noi, quindi se ora lui ha cambiato idea non è che dobbiamo farlo tutti quanti".
Le battaglie avviate nella "prima era" del M5S (in questo caso, a livello regionale, acqua pubblica, ambiente, mobilità sostenibile, sviluppo e connettività, tutela delle piccole e medie imprese e delle partite Iva) Salvatore vorrebbe continuarle con il suo nuovo movimento, opponendosi alle "alleanze accozzaglia": quella con il partito di Nicola Zingaretti sembra essere quella che l'ha disturbata di più ("Non ho apprezzato e compreso il 'vaffa' che Beppe Grillo dal palco di 'Italia a 5 Stelle' dedicò a settembre a chi del M5S non voleva andare con il Pd: mi ha molto colpito l'abiura di Beppe Grillo, che ha sempre sostenuto che il Pd fosse il partito-derogatico o il partito unico del cemento"). Il riferimento è al governo nazionale, ma evidentemente anche a ciò che è avvenuto in Liguria e che ha riguardato direttamente la consigliera regionale: all'inizio di marzo il MoVimento aveva scelto di presentare una candidatura unitaria con il Pd, ottenendo il consenso di poco più della metà dei votanti sulla piattaforma Rousseau, ma poche settimane prima proprio Salvatore era stata indicata come candidata presidente per il M5S.
Al di là dello scambio di battute tra il capo politico pro tempore Vito Crimi (per il quale la fondazione del nuovo movimento è incompatibile con la permanenza nel M5S e ha segnalato il fatto ai probiviri) e la stessa Salvatore (che precisa di avere già cancellato la propria iscrizione, non occorrendo alcun intervento dei probiviri), l'ex capogruppo in Regione del MoVimento ha precisato che la sua non è e non sarà una semplice lista, ma "un nuovo soggetto politico, un progetto politico di più ampio respiro", che tra l'altro si è già dato un suo sito. Il M5S, invece, secondo Salvatore "è diventato solo un brand, un contenitore, che va in deroga ai suoi contenuti rimanendo vuoto".
Pur non volendo essere un brand a sua volta, l'ex candidata dei 5 Stelle alla presidenza della Regione ha scelto per il suo movimento e per la lista che presenterà un simbolo incentrato sul suo viso, anzi, su un disegno a metà tra il ritratto e la caricatura. La presenza sul simbolo del volto della persona candidata di punta non è certo una novità: i #drogatidipolitica non possono non avere in un'ideale galleria di ritratti quelli di Armando Piano Del Balzo, Moana Pozzi, Francesco (detto Franco) Greco, Mirella Cece e tanti altri a livello territoriale o locale (mentre non avevano scelto la via del viso gli ex M5S Marika Cassimatis e Paolo Putti, che nel 2017 si erano candidati autonomamente a guidare l'amministrazione di Genova). In questo caso, tuttavia, al posto della foto c'è il disegno: un modo, volendo, di metterci la faccia senza prendersi troppo sul serio. E, volendo, anche una scelta rischiosa: il M5S sarà pure diventato un brand (anche se non sembra l'etichetta corretta: brand evoca il concetto di "marca", quindi anche dei valori che il segno evoca, in contraddizione con quanto detto da Salvatore), nel corso del tempo ha mostrato di raccogliere comunque consensi a prescindere dalla persona che lo riveste, mentre le candidature di chi aveva o riteneva di avere una certa notorietà personale sono state assai meno fortunate (con la sola eccezione, probabilmente, di Federico Pizzarotti alla sua seconda corsa elettorale a Parma). E, in condizioni come queste, metterci la faccia (oltre che il nome) è un bell'azzardo.

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