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giovedì 21 maggio 2020

Federazione popolare dei democratici cristiani, verso candidature comuni

Scherzando, ma neanche troppo...
Ma insomma, la Democrazia cristiana torna o non torna? La domanda, sul piano politico, se la sono posti in molti in questi anni, chi auspicandone il ritorno, chi temendolo; questo stesso sito se n'è occupato spesso, più sotto il profilo giuridico che politico. Per la legge quasi sicuramente non tornerà la Dc, ma un incontro della Federazione popolare dei Democratici cristiani svoltosi ieri in forma telematica, convocato e guidato da Giuseppe Gargani (che finora si è occupato di questo procedimento), sembra aver fatto un passo concreto verso il ritorno di una formazione politica unitaria di democratici cristiani. Nulla si sa ancora del nome e del simbolo, anche perché se ne dovrebbe parlare nel prossimo appuntamento, fissato a Roma per il 23 giugno, ma intanto un primo passo è stato compiuto.
In particolare, alla riunione di ieri della Federazione popolare - cui, secondo il comunicato diffuso poche ore fa, aderiscono "64 tra partiti e associazioni" - hanno partecipato, oltre a Gargani, varie persone legate a vari tra partiti e soggetti giuridici che si rifanno al patrimonio ideale della Dc (Lorenzo Cesa per l'Udc; Alberto Alessi, Renzo Gubert, Mauro Carmagnola, Ettore Bonalberti e Amedeo Portacci per la Dc guidata da Renato Grassi; Gianfranco Rotondi e Antonino Giannone della Fondazione Democrazia cristiana; Filiberto Palumbo per la Nuova Democrazia cristiana europea; Mario Tassone e Maurizio Eufemi per il Nuovo Cdu), altri soggetti impegnati da mesi nel percorso federativo (Vitaliano Gemelli, Nicola Ammaccapane, Moreno Bellesi, Claudio Bianchi, Paolo Bonanni, Elisabetta Campus, Attilio Dedoni, Luigi Forte, Michele Laganà, Luigi Mazzarino, Virginia Pijia, Giuseppe Rotunno, Mauro Scanu, Giovanna Carfora Sorbelli, Giannantonio Spotorno, monsignor Tommaso Stenico, Pasquale Tucciariello), più Hermann Teusch della Csu bavarese. I partecipanti, rilevata la situazione drammatica di fondo che "impone grandi responsabilità e guide illuminate" per individuare un nuovo assetto istituzionale ed economico per il paese, hanno ritenuto che la soluzione potesse passare attraverso la riscoperta della "politica" (per dare all'Italia una classe dirigente adeguata) e, in particolare, il tentativo di superare la diaspora democristiana "che tanti danni ha arrecato al Paese".
La situazione attuale - di gravi mancanze in tema di giustizia, di un taglio dei parlamentari (e della rappresentanza) alle porte, di una "subordinazione della politica alla finanza" per la sostanziale assenza di etica - e una gestione dell'emergenza pandemica che - per chi si è incontrato ieri - sembra trascurare "la funzione della famiglia, il ruolo della donna più che mai utile e protagonista nella società, la funzione della scuola che in Italia con l’iniziativa privata ha arricchito il pluralismo culturale e i valori dell’umanesimo cristiano" sarebbero frutto "di una propaganda menzognera" messa in atto da "una destra qualunquista e populista" e "una sinistra anch'essa populista e inadeguata ai nuovi compiti", che avrebbe lacerato il paese, fatto perdere il senso di comunità e solidarietà, producendo il risultato ancipite delle elezioni politiche del 2018 e accentuando il rischio di un isolamento dell'Italia in Europa proprio a causa delle spinte sovraniste e populiste. Servirebbero invece una nuova centralità del Parlamento e "la presenza di un centro politico alternativo alla destra e alla sinistra", per individuare "un progetto politico nuovo per la società e per il Paese".
Su questa base, i soci della Federazione popolare dei democratici cristiani, "ferma restando l’autonomia dei singoli partiti e delle singole associazioni sul piano organizzativo, dichiarano di partecipare alle prossime elezioni autunnali con un simbolo unico che unisce i democratici cristiani e i popolari della lunga tradizione sturziana, rappresentativo dei valori comuni e della comune strategia politica"; allo stesso tempo, si registra l'impegno a "preparare da subito un coordinamento regionale firmato dai rappresentanti della Federazione a livello regionale" e un appello rivolto "a tutte le forze cattoliche e laiche che hanno interesse ad una comune politica ad aderire alla Federazione per arricchire il paese di iniziative di formazione e di partecipazione".
Contestualmente è stato approvato anche un Regolamento della Federazione popolare dei democratici cristiani, in cui si dice tra l'altro che scopo della federazione stessa è "facilitare un'aggregazione politica omogenea, per realizzare gli obiettivi comuni, individuati e precisati nello Statuto e stabilire un comune programma politico" al fine di partecipare alle elezioni che si terranno entro l'anno (e che si svolgeranno in autunno, dopo il rinvio del voto di primavera dovuto al Coronavirus) con candidature unitarie e sotto "un unico simbolo". Ciò, peraltro, dovrebbe essere frutto di un "continuo confronto tra movimenti e associazioni, che si ispirano agli stessi valori culturali e politici": quei soggetti (per ora) "conservano le proprie strutture originarie, ma lo scopo finale della Federazione sarà quello di dar vita a un 'nuovo soggetto politico' unitario". A livello organizzativo, si prevede un Coordinamento per ciascuna Regione (nominato dal Coordinamento nazionale) e, a cascata, omologhi organi provinciali, comunali e sezionali; è poi individuato come riferimento culturale la Scuola della politica costituita presso la Fondazione Democrazia cristiana e nata proprio per dare solidi fondamenti culturali al progetto politico. Si prevede invece per il prossimo anno l'elezione dei vari organi regionali, in modo da strutturare il nuovo soggetto politico.
Inutile dire che, al di là di quanto è stato stabilito e messo per iscritto tra ieri e oggi, molto dirà il nome che verrà scelto per il nuovo progetto politico-elettorale e, ancor più, il simbolo che questo si darà. Da questo punto di vista, se l'emblema dovrà essere in grado di unire "i democratici cristiani e i popolari della lunga tradizione sturziana" ed essere "rappresentativo dei valori comuni e della comune strategia politica", è difficile immaginare un simbolo diverso dallo scudo crociato, anche e soprattutto considerando che pure l'Udc è della partita. Lo scudo sturziano e degasperiano, dunque, potrebbe essere al centro del contrassegno elettorale, magari su fondo blu per richiamare anche l'Italia (senza inserire il tricolore) e - sempre continuando a visualizzare idee circolate - con un accenno alle stelle d'Europa  per rimandare anche al Ppe senza spenderne il simbolo; come nome, per non utilizzare la gloriosa etichetta "Democrazia cristiana" (così da evitare paragoni delicati e questioni legali spinose), si potrebbe utilizzare "Unione dei democratici cristiani", già parte della denominazione completa dell'Udc.
Certamente, al di là dell'esperienza elettorale in arrivo, sarà pure interessante vedere come evolverà sul piano pratico la proposta politica: da una parte c'è la tesi di vari rappresentanti di partiti (soprattutto della Dc-Grassi) preferirebbero l'idea di un partito nuovo in cui fare confluire tutte le formazioni esistenti - Udc inclusa - con un nome e un emblema di chiara matrice democratica cristiana; dall'altra, a quanto si sapeva già prima dell'incontro, c'è la posizione di Lorenzo Cesa e dell'Udc che potrebbe trovare più conveniente ampliare e ripensare il suo stesso partito, magari anche ritoccandone il nome e il simbolo. A favore di questa tesi potrebbe esserci la ricorrenza "settembrina" della festa dell'Udc (l'anno scorso si parlò con una certa concretezza di un cantiere democratico cristiano) e magari l'avvicinarsi di un nuovo congresso, visto che l'ultima assise congressuale del partito risale - salvo errore - al 2014, mentre quella precedente si era svolta nel 2007; una soluzione simile potrebbe non andare a genio a chi ha cercato finora di riattivare la Dc ritenuta "mai morta e mai sciolta", ma potrebbe forse trovare il favore di chi è più interessato a rimettere in campo un partito di democratici cristiani in grado di recuperare una certa consistenza. Di queste opzioni, in ogni caso, sarà inevitabile parlare nelle prossime settimane. Tutto ciò sapendo che, nei prossimi giorni, probabilmente altre iniziative verranno messe in campo da altri soggetti che ritengono di rappresentare correttamente la Democrazia cristiana: come sempre, appena se ne saprà di più, se ne darà debitamente conto.

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