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sabato 7 novembre 2015

La banda arancione della Sinistra italiana

L'idea grafica è chiaramente provvisoria, basta uno sguardo per capirlo. Non per questo, tuttavia, è inutile analizzare l'emblema scelto per Sinistra italiana, nome utilizzato per i gruppi parlamentari unitari che da lunedì (almeno alla Camera, al Senato è un po' presto) accoglieranno alcuni fuoriusciti del Pd, Sel e certi ex esponenti del MoVimento 5 Stelle. 
Nel sito di Sel, in cui si trova l'immagine utilizzata, il file stesso è denominato "slide" e in effetti somiglia a una diapositiva che si proietta sullo schermo di fondo, come poteva essere quello del teatro Quirino in cui si è svolta la presentazione stamani. Proprio quello, del resto, era l'uso più ovvio per questo "debutto", assieme al pannello della tribuna dalla quale sono intervenuti Alfredo D'Attorre, Stefano Fassina e gli altri (le misure e proporzioni della striscia, a ben guardare, erano quelle). 
Lo stesso D'Attorre aveva precisato, alla vigilia dell'appuntamento, che sarebbe stato prematuro parlare della nascita di un partito, ma qualcuno ha già le idee chiare: "Mi piace parlare di partito - ha detto Nicola Fratoianni, Sel -. Sappiamo che un gruppo parlamentare non è un partito ma noi vogliamo andare in quella direzione. E usiamo la parola 'sinistra' per far capire da che parte stiamo". Cosa che non è strana, per un soggetto che proprio da Sinistra ecologia libertà viene.
Il nome, dunque, è di fatto uno dei due elementi della grafica inaugurata oggi, scritto in bianco-negativo (con una font bastoni di gusto antico) su una banda a parallelogramma, di colore arancione. Un colore che per qualcuno può rimandare alla vecchia campagna elettorale di Giuliano Pisapia a Milano (e, volendo, di De Magistris a Napoli), ma anche all'ultimo tentativo della sinistra di entrare compatta in Parlamento, quello di Rivoluzione Civile (com'è finita - cioè male - è cosa nota). Rispetto ad allora è ben marcata la posizione che si vuole tenere (la sinistra, ovviamente) e non si è fatto ricorso, almeno per ora, a segni grafici di altro tipo, come la stilizzazione del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.
A qualcuno, però, quell'emblema potrebbe ricordare anche qualcos'altro. Bisogna ammetterlo, occorre spremere bene gli archivi della memoria per ripescare un simbolo quasi passato inosservato nel 2001: quello della lista Paese nuovo, presentato dal centrosinistra come "lista civetta", per evitare che i voti dei candidati di coalizione vincitori nei collegi uninominali fossero sottratti a quelli guadagnati dai Ds nella quota proporzionale, a causa del meccanismo dello "scorporo". Anche quella volta c'era una banda arancione col testo bianco all'interno, inserita in quel caso nel cerchio vuoto. Pur essendo uno degli emblemi più anonimi, raccolse incredibilmente 34mila voti (la metà del Partito pensionati): sfiorò lo 0,1%, pochissimo in apparenza, ma pur sempre di più del Fronte sociale nazionale, di Forza Nuova o dei Repubblicani europei della Sbarbati. Di certo, questo precedente grafico non è felicissimo: anche per questo, urge trovare un altro simbolo, definitivo stavolta.

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