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mercoledì 11 novembre 2015

E se qualcuno rubasse la ruspa a Salvini?

Il mondo dei simboli, alle volte, può presentare curiosità, stranezze e trabocchetti inimmaginabili, magari persino difficili da preventivare. Qualcuno, poi, a volte sembra studiare di notte per trovare la soluzione che consentirebbe di ottenere, più che una maggiore qualità grafica, qualche voto o vantaggio in più; talvolta, con grande sorpresa di qualcuno, qualche tentativo potrebbe anche riuscire, magari grazie a falle del sistema più o meno visibili. 
Per fare un esempio chiaro, prendiamo la "ruspa" evocata da Matteo Salvini e disegnata dal suo staff di comunicazione per la manifestazione di Bologna dello scorso fine settimana. Si tratta di un emblema indubbiamente efficace, cromaticamente ben leggibile e, a dispetto della forza dirompente richiamata dal mezzo meccanico, piuttosto armonico e studiato con attenzione. Cosa succederebbe, allora, se alle prossime elezioni comunali (ma anche qualora si tornasse a votare per il Parlamento) a qualcuno venisse in mente di utilizzare come contrassegno di lista proprio quella ruspa, riprendendo al 90% la grafica di "Liberiamoci e ripartiamo!" - tra l'altro già pensata in forma rotonda - sostituendo solo l'indicazione dell'evento bolognese con il nome del comune in cui i ribelli di turno volessero presentarsi? Ai rappresentanti leghisti locali probabilmente verrebbe un travaso di bile e, come è naturale, tenterebbero di appellarsi alla commissione elettorale competente, per bloccare la strada ai furbacchioni dell'automezzo; le loro lamentele, tuttavia, sortirebbero qualche effetto?
La risposta, senza alcun dubbio, è no. Potrebbe sembrare strano, addirittura ingiusto: perché mai un gruppo di persone dovrebbe potersi appropriare della grafica elaborata da un partito per la sua propaganda politica e utilizzarla come proprio contrassegno alle elezioni, senza avere condiviso il percorso politico che l'ha caratterizzata (o, magari, avendo lasciato quel movimento con una scissione)? Semplicemente perché, nove volte su dieci, la grafica elettorale, con i relativi slogan, non viene poi ricompresa nel contrassegno elettorale della forza politica che l'ha adottata: questo è molto importante, se si considera che la confondibilità tra simboli viene valutata solo in concreto, cioè solo tra gli elementi effettivamente inseriti in un emblema elettorale. Morale: se un partito non usa nel suo contrassegno slogan e parti grafiche adottate nella propria campagna di propaganda, non può lamentarsi se un'altra lista prende quelle insegne grafiche e le utilizza per sé.
La Lega, del resto, ha già fatto le spese di una situazione simile. Se qualcuno avesse dubbi, vada a leggersi la decisione dell'Ufficio elettorale centrale nazionale emessa nel 2013, sul caso "Prima il Nord!". Quando i rappresentanti del Carroccio si accorsero che Diego Volpe Pasini aveva fatto depositare il contrassegno con lo stesso claim che la Lega aveva utilizzato nei mesi precedenti per la propria attività politica, si erano opposti all'ammissione di quell'emblema, arrivando a lamentarsi anche davanti all'Ufficio elettorale della Cassazione. Ufficio che però aveva rigettato l'opposizione, precisando che, da una parte, gli emblemi di Prima il Nord e della Lega erano completamente diversi e, dall'altra, che la confondibilità va valutata in concreto, rispetto ai simboli effettivamente usati e non a quelli adottati in altre sedi
La ruspa, dunque, potrebbe finire sulle schede, senza essere riferibile al Carroccio. Unico modo di cautelarsi, per la Lega, sarebbe tentare di registrare la grafica politica come marchio, così che il Viminale o gli altri uffici elettorali interessati possano chiedere la sostituzione dell'emblema incriminato per l'uso indebito di un marchio (come testimonia, anche di recente, il caso di Forza Juve - Bunga Bunga). Qualche carta bollata in più, dunque, potrebbe servire a mettere in sicurezza la ruspa di Salvini.

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